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Bari: tolte al padre per consegnarle ad un killer

1 Set

Un killer della mafia barese adesso pentito, affiliato del Clan Strisciuglio, aveva avviato una relazione extraconiugale con una donna, anch’essa sposata e madre di due figli.
Più o meno contemporaneamente, l’uomo aveva iniziato a collaborare con i magistrati, ovvero a pentirsi in cambio di una nuova identità e di una valanga di soldi.
Così accade che l’ex malvivente scompaia, lasciando i suoi due figli con la madre, dato che, secondo lui, non v’è rischio che siano sottoposti a ritorsioni.
Inghiottita dal programma di protezione del ministero dell’Interno, però, sparisce anche la sua amante e, con lei, due ragazze di 10 e 14 anni ed un suo nipote.

Il tutto senza che i due genitori si siano separati e senza che il padre, un onest’uomo, sappia o possa sapere dove sono le figlie, che vivevano, naturalmente, a casa sua. Figurarsi incontrarle o provvedere alla loro educazione: svanite in un batter di ciglio.
Una mostruosità: strappare al padre naturale e legittimo due figlie per mandarle, per il capriccio di una madre, a vivere con un mafioso omicida, persona di inqualificabile moralità ed esposta ai rischi di una vendetta del clan.

E’ dovuto intervenire il TAR di Bari per intimare al Ministero degli Interni di riconoscere i diritti del padre e, tra non molto, dovrebbe esprimersi la Procura Minorile di Bari, togliendo la patria potestà alla madre.

Sicuramente, c’è da chiedersi quale Costituzione e quali leggi abbiano studiato i funzionari del Ministero degli Interni che hanno combinato questo gran pasticcio.

Ma, soprattutto, dovremmo prendere nota quei funzionari possano aver dato per scontate troppe cose … in un paese dove il 96% dei divorzi si concludono con l’affidamento alla madre. Non è un caso che, per ora, i principali quotidiani e le televisioni non abbiano dato rilievo alla vicenda.

Unica menzione su Il Giornale, dove una donna, Annamaria Bernardini de Pace, ci ricorda che “non tutte le mamme sono buone: anzi, ogni giorno si racconta di madri cattive, egoiste, interessate, trascuranti. Il destino di ognuno di noi è disegnato dall’amore o dal disamore della madre. … Ogni giorno sin dal giorno della nascita. Fortunatamente ci sono molti padri che sanno compensare i disastri causati dalle madri inadeguate. Le madri peggiori sono quelle che  violano il diritto giuridico e affettivo dei figli di voler vivere anche l’amore del padre, dei nonni, o degli amici.”

Vinitaly, si potrebbe fare di più

8 Apr

Con la rassegna annuale del vino, Vinitaly di Verona, arrivano i primi dati sulla situazione di un settore che rappresenta la maggior voce attiva del comparto agroalimentare nazionale con un lusinhiero +11%.
Non tantissimo, se parliamo di quasi 4 miliardi di euro, ovvero meno dello 0,1% del PIL italiano, ma comunque un raggio di sole in un sistema agroalimentare straziato dal sistema clientelare dei sussidi e dal lavoro nero dei migranti.

REGIONI D.O.C. e D.O.C.G. I.G.T. Da tavola Totale %
ITALIA 14.794.424 12.598.401 19.723.822 47.116.647
NORD 8.294.786 7.314.564 4.272.189 19.881.539 42,20%
CENTRO 3.498.829 2.029.518 1.914.141 7.442.488 15,80%
SUD 3.000.809 3.254.319 13.537.492 19.792.620 42,01%
REGIONI D.O.C. e D.O.C.G. I.G.T. Da tavola Totale %
ITALIA 14794424 12598401 19723822 47116647
NORD 8294786 7314564 4272189 19881539 42,20%
CENTRO 3498829 2029518 1914141 7442488 15,80%
MEZZOGIORNO 3000809 3254319 13537492 19792620 42,01%

 

Le cattive notizie sono diverse.
Nel complesso esportiamo 22 milioni di ettolitri, equivalenti a poco meno di 3 miliardi di bottiglie da 75cl. Il volume di mercato, indotto incluso, è di oltre 13 miliardi di euro con ben 1,2 milioni di addetti.

Questo significa diverse cose:

  • almeno 500mila bottiglie di vetro in circolazione in un paese che non brilla nè per le politiche ambientali nè per quelle energetiche
  • una milionata di lavoratori che “vive” con una decina di miliardi, che fanno solo 10mila euro annui a testa di media
  • un consumo interno di alcolici che, considerato che c’è tanta gente che non beve vino, per tanti altri si attesta ben oltre la bottiglia al giorno.

Aggiungiamo che, oggi, solo 700mila ettari sono coltivati a vigna, rispetto alla milionata del passato recente, e che le aziende iniziano a raggiungere dimensioni mediamente superiori ai 3 ettari.
Un dato apparentemente positivo, visto che la produttività è aumentata, che, però, pone seri imperativi sulla riforma dello status di consorzi e cooperative, visto che ormai sono strutturati come e più delle normali aziende, ma godono di consistenti agevolazioni fiscali e fideiussorie.

La buona notizia è che le esportazioni enologiche verso Brasile, India, Cina e Russia hanno, nel 2010, compensato le perdite del 2009, causate dalla contrazione del mercato italiano, ed è ragionevole credere che ormai assorbano quasi un quarto della nostra produzione.

Ma anche in questo caso, un’Italia declinante e tardiva tralasciare che con soli 700mila ettari tagliati in un rivolo di parcelle rurali non potremo mai essere competitivi con le grandi estensioni australiane, argentine o californiane.

A proposito, perchè fare Vinitaly a Verona, mentre i terreni su cui espandere produzione e produttività sono al Sud, dove Puglia e Sicilia, attualmente alla pari con il Veneto e l’Emilia Romagna nella produzione, tanto potrebbero migliorare nella qualità e redditività?

Non è nel Veneto che possiamo espandere il settore vinicolo, ma proprio questo potrebbe essere il motivo per cui il Governatore Zaia, ex ministro per le politiche agricole, si tiene ben stretto Vinitaly ed i vini DOC di casa sua.

A quando i reclami di Vendola e Lombardo?

Fine pena? Mai, anzi, riapriamo l’Asinara

27 Mar

M_ac6575a57fb54949cc10301c20d247a9Il Tempo del 23 marzo scorso riporta un’interessante notizia, che ci da tutto lo spessore di un grave fenomeno:

“La criminalità organizzata scende in campo per il voto del 13 aprile.


E lo fa apertamente attraverso esponenti di rilievo che hanno affidato a un volantino-proclama la loro scelta politica.

Una propaganda che arriva dal carcere.

«Indirizziamo i voti dei nostri familiari per quel partito o schieramento che ha messo nei primi posti della sua attenzione il problema del carcere…. per l’uscita del nuovo codice e per l’abolizione del regime di tortura 41 bis»

Ventotto righe per invitare i detenuti, che non hanno diritto di voto, a fare pubblicità presso parenti e amici per dare la loro preferenza a quei «partiti che hanno parlamentari che visitano spesso le prigioni».

E ancora «facciamo votare i partiti che sono favorevoli all’abolizione dell’ergastolo,
all’emanazione del codice penale e a una pena rieducativa».

La firma in calce è «Gli ergastolani in lotta  di Spoleto»”

La lettera è stata spedita dal carcere di Spoleto da Giovanni Spada, pugliese, boss della Sacra corona unita in regime di alta sicurezza ed intercettata a Rebibbia , dove il destinatario era Angelo Tornese, anche lui della Sacra Corona Unita, sottoposto a regime 41 bis.

Solo grazie alla censura, applicata per il 41bis e non per il regime di alta sicurezza, si è potuta scoprire la “cospirazione”.

Scrive Maurizio Piccirilli che: “I detenuti di Spoleto sono da tempo molto attivi nell’impegno «politico». Molti gli incontri con esponenti parlamentari autorizzati alle visite in carcere. Soprattutto di estrema sinistra. E infatti l’invito al voto è quanto mai esplicito: «Facciamo votare Sinistra critica e Sinistra Arcobaleno».

E’ un caso che i due partiti menzionati sono gli unici che non hanno votato le modifiche al regime carcerario speciale? Qualcuno si prenderà la briga di monitorare il voto in Puglia?