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Mattarella Presidente? Le controindicazioni

29 Gen

Sergio Mattarella sembra essere esattamente il prototipo, in negativo, di quanto il mondo si aspetterebbe da noi italiani.

Innanzitutto, è nato ‘solo’ nel 1941 e dal 5 ottobre 2011 è stato eletto giudice della Corte costituzionale. Altrove, un presidente non rielegibile per limiti di età che proviene dalla magistratura, neanche ci penserebbero. Noi si.

Inoltre, Sergio Mattarella – pur essendo persona di provata onestà – è un uomo della vecchia politica, più vecchia che non si può:

  1. è figlio di Bernardo, politico democristiano più volte ministro tra gli anni cinquanta e sessanta, iniziando nelle fila della Gioventù Studentesca di Azione Cattolica
  2. nel 2001, è stato rieletto alla Camera dei deputati nelle liste della Margherita, oggi PD, candidandosi – lui siciliano – in Trentino-Alto Adige
  3. fu ministro della Difesa e vicepremier di Massimo D’Alema ai tempi dei bombardamenti italiani (Nato)  in Serbia, durati 78 giorni con 2000 morti e oltre 40.000 edifici distrutti
  4. fu relatore delle leggi di riforma del sistema elettorale della Camera e del Senato che introducevano una preponderante componente maggioritaria
  5. è uno dei compnenti della Camera di consiglio della Corte Costituzionale che ha rigettato con sentenza 6/2015 il Referendum per l’abrogazione delle norme sulle pensioni volute da Elsa Fornero e Mario Monti.

Ultresettantenne, Democrazia Cristiana, maggioritario secco, Nato, D’Alema, pensioni e Mario Monti … detto tutto, no?

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Chi sarà il candidato Presidente del PD

26 Gen

L’elezione del Capo dello Stato richiede, dalla terza seduta in poi, 505 dei 1009 voti espressi da 630 deputati, 320 senatori (315 eletti, 5 a vita) e 58 delegati delle Regioni (art. 83 Costituzione).

I ‘numeri’  collocano il Gruppo Parlamentare del PD in testa (407) seguito dal Centrodestra (234), M5S (143), Autonomie (51), Lega (35), Scelta Civica (34) e SEL (33), in fine il Gruppo Misto (23).
In poche parole, il PD ha da scegliere se trovare un’accordo interno per un nome ricevibile dal Centrodestra ed eleggere il presidente a grandissima maggioranza oppure se correr dietro alle ‘sirene greche’, affrontare l’incubo dello scisma e, soprattutto, votare lo stesso quel candidato, ma in condizioni paritetiche con gli alleati …

Ed i fronti interni non sono quelli che  leggiamo sui giornali, la questione non è se essere più o meno veterocomunisti democratici o più modernamente cattopostcomunisti, nè si tratta di pendere per le Coop (travolte dalle collusioni mafiose in troppe città) o per la ‘base operaia’, che ormai segue Landini e Marchionne.

Il primo fronte è quello ‘interno, nazionale’ dei ‘baby boomers’ – i nati tra il 1948 ed il 1955 – che gli italiani chiamano ‘ex sessantottini’ e che da una ventina d’anni fanno il bello e il cattivo tempo a nostre spese. Convinti di essere portatrice di in un futuro migliore e intendono somministracene ulteriori dosi, proponendosi a 70 anni come vestali del nostro futuro.
L’altro è quello ‘internazionale’ che ha già iniziato da tempo ad affidare il futuro ai cinquantenni di oggi, vedasi Merkel, Obama o John Ellis Bush, Valls, Cameron.  Una posizione che – destra o sinistra che sia – trova forte radicamento a livello popolare e tra i comparti tecnico-esecutivi, ma non offre figure gradite all’oligarchia cattocomunista italiota. E’ una compagine che ‘parla un’altra lingua’, figlia della genetica, dell’archeologia, della storia, dell’organizzazione umana riscritte negli Anni 80-90′, dopo i pregiudizi ed i luoghi comuni diffusi dalla kultura Anni ’60-70′.

In pratica, l’Italia deve affrontare lo stesso bivio dinanzi al quale si trovò la CEI quando si trattò di eleggere Karol Woytila al papato, facendo un passo indietro rispetto alle secolari logiche romanocentriche, e dinanzi al quale si è trovato il Vaticano intero nello scegliere un gesuita cosmopolita come moralizzatore di Roma.

Lo ‘stato delle cose’ lascia pochi nomi alla ribalta, a meno che il PD scelga una via disastrosa, cedendo a chi vorrebbe uno dei ‘soliti noti’ a presiedere il Quirinale, magari sbarrando la strada ad innovazione, semplificazione ed equità generazionale per altri sette anni.

L’estremo tentativo di un mondo che si regge solo su proroghe dell’età pensionabile e mandati elettivi già esauriti, come sul consenso di alcune zone dello Stivale,  beneficiate dall’Unificazione italiana, è Sergio Chiamparino (Moncalieri, 1948), ex alpino, presidente della Regione Piemonte dal 9 giugno 2014, esperto di  ristrutturazioni industrial fin dal 1975 e responsabile del Dipartimento Economico del PCI di Torino dal 1982.
Contro di lui, per non chiariti motivi, la sinistra PD di cui Stefano Fassina ricorda che “il nuovo Presidente dovrebbe garantire autonomia, esperienza, conoscenza delle dinamiche parlamentari e autorevolezza”, ovvero non il ‘compagno’ Chiamparino che non è mai stato parlamentare. Idem Raffaele Fitto, di Forza Italia: “Puntiamo ad un capo dello Stato autonomo, autorevole, e che non sia necessariamente espressione della sinistra”.

L’uomo che meglio raccoglie ‘il nuovo che non avanza, ma doveva esser già qui’ è Paolo Gentiloni, ex editore di ‘Nuova Ecologia’ e per anni parlamentare europeo e compnente delle Commissioni Ambiente ed Esteri dell’Unione Europea. Poco conosciuto in Italia, fuori dalla sua città natale, Roma, è stato l’uomo che forse più di tutti ha tutelato gli interessi energetici dell’Italia ed il suo upgrade tecnologico.
Ed, infatti, Gianni Cuperlo, parlamentare ed ex presidente del Pd, ha dichiarato “mi auguro che ci sia una proposta unitaria, seria, autonoma” da parte del suo partito e Gentiloni è un liberale di nobile famiglia, esponente del ‘mondo laico’ a partire da Bonino e Rutelli.

Tra i due fronti va a comporsi il tezo nome: Dario Franceschini, cinquantenne, proveniente dall’esperienza giovanile dei Cristiani per il Socialismo e delle Acli, sempre ‘apart’ rispetto all’oligarchia sindacal-cooperativa e spesso dimenticato dalla stampa ‘amica’. Ottimo mediatore e persona di cultura, cattolico populista e non operaista, può essere il punto di incontro raggiungibile o … già raggiunto, visto che è l’unico che rientra nei ‘parametri di veto’ delle due componenti ‘old school’ del PD, salvo che non tirino fuori dal cappello al cilindro un settantenne as usual … o, perchè no, Walter Veltroni, l’ex sindaco di tutti … non sgradito a Berlusconi.

Aggiunto che Mario Draghi ha annunciato i ‘Bot europei’ prima e non dopo le elezioni greche ed italiane, potrebbe addirittura accadere qualcosa di sensato nel Paese degli Acchiappacitrulli, ovvero che PD (407) più Centrodestra (234), con Autonomie e Scelta Civica (85) riescano a convergere ed eleggere il Presidente entro le prime tre sedute.

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Pedofilia e prostituzione minorile: NON arrivano i controlli nelle scuole e per i servizi

4 Apr

Da lunedì prossimo, entra in vigore l’art. 25-bis del decreto legge 4 marzo 2014 n°39, che impone ai datori di lavoro  di richiedere il certificato penale del casellario giudiziale per tutte le persone (lavoratori e volontari che siano) impiegate “per lo svolgimento di attività professionali o attività volontarie organizzate che comportino contatti diretti e regolari con minori, al fine di verificare l’esistenza di condanne”, ovvero “l’irrogazione di sanzioni interdittive all’esercizio di attività che comportino contatti diretti e regolari con minori”.

La norma italiana, che arriva con enorme ritardo,  attua la  Direttiva 2011/93/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, emessa il 13 dicembre 2011, relativa all’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile.

Rientrano nella categoria, solo per fare alcuni esempi, tutti i dipendenti delle scuole e dei servizi esternalizzati che ad esse afferiscono, i reparti pediatrici ed i servizi sociali per i minori, i catechisti delle parrocchie, i volontari di migliaia di associazioni, gli allenatori e gli addetti di tutte le società dei settori sportivi giovanili.

Ovviamente, per i servizi esternalizzati da scuole,  comuni e province/regioni dovranno essere le amministrazioni appaltatrici a verificare, per la sicurezza dei minori che fruiscono del servizio pubblico, che i fornitori / datori di lavoro abbiano adempiuto.

Se nelle scuole e tra il clero, la notizia non turba praticamente nessuno e basterà una richiesta massiva  (si spera) dei dirigenti scolastici /medici ed un’altra dei vescovi alle Procure di residenza dei dipendenti per  ottenere i certificati in un lasso di tempo ragionevole, tutt’altra reazione troviamo dal lato di chi, volontario o fornitore, dovrebbe avere solo l’interesse a far chiarezza e, di sicuro, ha da richiedere un numero di documentazioni di gran lunga inferiore a quelli di una scuola o di un vescovato.

A lagnarsi, ad esempio, è Edoardo Patriarca, presidente del Centro nazionale per il volontariato, ex co-presidente nazionale dell’Agesci e deputato del Partito Democratico, secondo il quale “l’eccesso di burocrazia, complice la farraginosa comunicazione e la difficoltà nell’interpretazione del testo, rischia di abbattersi pesantemente sulle attività delle associazioni e di creare il collasso nelle cancellerie dei tribunali, che si troverebbero sommerse da centinaia di migliaia di richieste”. (fonte gonews.it)

Centinaia di migliaia di persone che hanno contatti diretti e regolari con minori e che – in nome della burocrazia – non essere verificate neanche per quanto riguarda i reati sessuali? Ma vogliamo scherzare?

Non si fermano qui, però, le obiezioni dell’on. Patriarca, ex Portavoce del Forum Permanente del Terzo Settore, ex consulente presso il Ministero della Pubblica Istruzione per tutte le problematiche riguardanti l’associazionismo giovanile e del Ministero degli Affari sociali per la stesura dei rapporti sul volontariato, ex componente dell’Osservatorio nazionale del volontariato ed ex consigliere della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, ex componente del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, ex presidente della Società Consortile per i servizi per il Terzo settore AsterX e dell’Istituto Italiano della Donazione e componente del Comitato di Gestione dei fondi per il volontariato della Regione Emilia Romagna, nonchè partecipato al Tavolo per il Terzo Settore della Conferenza Episcopale italiana.

Questioni esiziali, come anche il quesito se i certificati vadano rinnovati “visto che il casellario viene periodicamente aggiornato” … evidentemente si, forse non ogni sei mesi, ma ogni anno, magari …
O quella sui ‘contatti diretti e regolari’ con minori, che sarebbe una definizione in cui “non si specifica alcuna definizione temporale” … eppure il buon senso ci direbbe che ‘regolare’ sta per ‘non occasionale’ … il problema si pone solo per chi viene utilizzato come ‘supplente’, ma per quello basta una circolare del ministero apposito o dell’amministraazione appaltatrice …
E quell’altra relativa a “la legge parla poi di datori di lavoro ma il non profit non ha strutture gerarchiche come le altre aziende”. Problemi loro di organizzazione interna, la norma richiede i certificati, mica altro …
Per non parlare di quella che “non è chiaro se il provvedimento è valido anche per gli operatori italiani all’estero” … mentre è ovvio che se sono assunti in Italia son sottoposti alle nostre norme e se assunti all’estero fanno fede le norme locali …

Ci saremmo aspettati altro da una persona così autorevole e che ha seguito in particolare i temi riguardanti le politiche per l’infanzia e la famiglia, ma è davvero incredibile che a porre delle obiezioni così disarmanti sia un deputato della Repubblica.
Incredibile perchè dovrebbe conoscere il testo della Direttiva Europea (link in italiano), che ha modo di precisare che:

  1. una persona giuridica può essere ritenuta responsabile e sanzionata qualora il reato sia commesso per suo conto da una persona che eserciti potere decisionale.
  2. sono previste diverse circostanze aggravanti, in particolare quando il reato è commesso nei confronti di un minore in situazione di particolare vulnerabilità da una persona che ha abusato della sua posizione di fiducia o di autorità, o ancora quando l’autore è già stato condannato per reati della stessa indole.
  3. riguardo le attività professionali a contatto con i minori, per evitare il rischio di recidiva, gli autori di uno dei reati ai sensi della direttiva dovrebbero essere interdetti dall’esercizio di attività professionali che comportano contatti regolari e diretti con minori.
  4. i datori di lavoro hanno il diritto di essere informati dell’esistenza di una condanna o delle misure interdittive esistenti, che devono inoltre essere trasmesse agli altri Stati membri onde evitare che un pedofilo possa usufruire della libera circolazione dei lavoratori nell’UE per lavorare con minori in un altro paese.

Decreto antipedofilia?
“Facciamo presto: anche un solo lupo è di troppo se lo lasciassimo tra gli agnelli”, così si concludeva il post, senza immaginare cosa sarebbe riuscito a fare il nostro governo sospinto dalla santa casta.

Dopo poche ore, a colpi di circolare, abbiamo scoperto che:

  1. per i docenti statali viene acquisito quando entrano in ruolo e che ancche per una supplenza breve va tassativvamente richiesto il certificato del casellario giudiziario;
  2. per il personale pubblico utilizzato presso strutture sanitarie e sociali, forse;
  3. per  migliaia di ‘volontari’ e ‘operatori’ che entrano nelle scuole e nelle case, nulla da richiedere.

Bel colpo: ecco come adeguarci alla normativa europea senza cambiare nulla e controllare ancor meno.
Speriamo solo che gli italiani  si ricordino che le loro onlus del volontariato hanno trovato ‘insostenibile’ il diritto di essere informati dell’esistenza di una condanna o delle misure interdittive a carico del personale che utilizzano… e che non poche pubbliche amministrazioni hanno lagnato un ‘aggravio di lavoro’ a dover eseguire ccontrolli sui fornitori.

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Parma: bimba di pochi anni affidata a due cinquantenni

15 Nov

A Parma una bambina di pochi anni è stata affidata a due uomini cinquantenni, una coppia omosessuale, con l’apporto favorevole del Centro per le famiglie del Comune, del Polo socio-sanitario, degli psicologi dell’Asl, del giudice tutelare.

federico pizzarottiDa Scelta Civica all’ArciGay, passando per il noto Giovanardi, il dibattito imperversa, ma nessun commento arriva nè dal sindaco di Parma, Federico Pizzarotti del Movimento Cinque Stelle, nè dal presidente della Regione Vasco Errani e dall’assessore alla Sanità Carlo Lusenti. Eppure il Centro per le famiglie e la Asl che hanno eseguito la procedura amministrativa, inclusa la selezione dei potenziali affidatari, da loro dipendono.

Una decisione che lascia davvero molto perplessi e per motivi molto lontani dall’omofobia.

Innanzitutto, l’età degli affidatari (50 anni circa) e della bambina (4 anni circa) che appare davvero proibitiva anche nel caso si trattasse di un figlio partorito o, comunque, adottato. Non a caso, per l’adozione esistono leggi che fissano in ‘non più di quarantacinque anni l’età dell’adottando’.Dunque, la bambina, per decisione del giudice tutelare di Parma, è destinata a crescere con due ‘nonni’ anzichè, come la legge vuole, uno o due ‘genitori’ (single, sposati, conviventi eccetera). Ed è destinata a dover comunque cambiare famiglia prima o poi, se c’è speranza che venga adottata.

E questo pone in luce un’altra questione: la difficoltà e le spese esose che tante coppie sposate (e dunque tutelate dalle norme vigenti) devono affrontare per un’adozione o un affido. Possibile che non ce ne fosse una, con una decina di anni in meno dei due affidatari, in tutta l’Emilia Romagna. O, peggio, possibile che non di fosse un/una single (etero o omosessuale che sia), sempre di almeno una decina d’anni più giovane degli anziani affidatari?

foto da pianetadonna.it

foto da pianetadonna.it

Qualcuno potrebbe osservare che i due ‘nonni’ sono più che benestanti e che garantirebbero un futuro a bimba e genitori. Dimenticando però che la legge vieta la tratta di esseri umani …

C’è poi la questione dell’omofobia al contrario. Prima o poi doveva accadere.

Due fratelli cinquantenni single e conviventi (con l’anziana madre magari) avrebbero avuto le stesse possibilità della coppia omosessuale parmense? E le avrebbe avute un iper-tatuato motociclista single dalla vita irreprensibile ed un’amante in ogni bar? Od una femme fatale che vivesse la sua libertà senza dar fastidio a nessuno?

No. Non avrebbero le stesse possibilità di una coppia omosessuale.
Come non l’avrebbe avuta una famiglia di immigrati e, forse ancora oggi, a Parma come altrove, di ‘veri terùn’.

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Alba Dorata: rischi per l’Italia?

4 Nov

In Grecia sale la tensione, dopo l’attentato alla sede di Alba Dorata, con due morti e diversi feriti, che fa seguito ad attentati a giornalisti e uffici avvenuti nel 2013. Una tentata strage attuata proprio mentre la Grecia cercava di fare piazza pulita dei suoi neonazisti e con il solo scopo di gettare in paese nel caos e non per ‘vendetta’, visto che l’omicidio del rapper antifascista era scaturito da una lite da bar e non da un complotto.

In una sua lunga disanima, Harry van Versendaal – noto editorialista della versione inglese del quotidiano greco I Kathimerini – invita non solo la Destra neonazista, ma anche la Sinistra antagonista a “sviluppare una comprensione più inclusiva della violenza, condannandola in ogni sua forma: sia essa razziale, sessuale o politica“.

Un invito che andrebbe esteso anche all’Italia, dove i nostri media in questi anni ci hanno poco o punto informati sull’escalation anarco-insurrezionalista e della sinistra radicale, cui fanno da contraltare (come a Weimar) i neonazisti di Alba Dorata.

Intanto, in Italia non possiamo di certo dire che stiamo al sicuro da rischi simili, ma, nel nostro caso,  di neonazisti o neofascisti non è che se ne vedano tanti come in Grecia. Anzi, all’ennesimo anniversario mussoliniano c’erano forse 5.000 nostalgici.

E’ la minaccia anarco-insurrezionalista che rimane «estesa e multiforme», in grado di tradursi in una «gamma di interventi» che può comprendere anche «attentati spettacolari», questo il report dei servizi segreti nella Relazione annuale consegnata al Parlamento nel marzo 2013.
La sola nDrangheta, secondo il rapporto Eurispes 2008, avrebbe un giro d’affari di 44 miliardi di euro annui e potremmo stimare in almeno 150 miliardi annui il PIL (ndr. attivo o passivo?) derivante da attività crimine organizzato. Il disastro ambientale campano, le fabbrichette della moda o le rivolte degli immigrati schiavizzati comprovano una dimensione ‘messicana’ dei rapporti tra governance nazionale, sistema produttivo e cartelli locali.

La nostra governance – a differenza di quella spagnola – non è riuscita a far altro che congelare il debito interno e quello estero, mentre il Parlamento è in ostaggio di una legge elettorale indecente e di un’informazione pubblica che Freedom House nel suo report annuale considera ‘semilibera’, collocandoci alla stregua degli stati ex-satellite dell’URSS (Ungheria, Romania, Bulgaria, Serbia eccetera) o delle traballanti repubbliche africane (Egitto, Tunisia, Benin, Namibia eccetera).

Indice di Competitività UE 2013

Aggiungiamo che un malgoverno durato 150 anni ha ormai creato e sigillato tre aree geografiche ben distinte: un Settentrione con una produttività paragonabile a quella tedesca, un Meridione ormai ridotto a vicereame ispanico (come il Messico, Columbia e quant’altri), un Centro che sopravvive – oggi come ieri – di speculazioni finanziarie e immobiliari in nome del ‘paesaggio italiano’ e della ‘bona fidae’.

PIL pro capite UE 2009
Tenuto conto dell’irriducibilità di Silvio Berlusconi e di Matteo Renzi nell’anteporre una visione personale all’interesse generale, oggi, come durante la Guerra Fredda, l’Italia sta andando a porsi al centro di una serie di ‘affari internazionali’, di cui un ‘assaggio’ sono state le montagne russe dello spread del 2011.

Dunque, se la Grecia prendesse fuoco, l’Italia potrebbe non esserne esente.

In assenza di un sufficiente numero di ‘fascisti’, per ora, la furia del ‘tanto peggio tanto meglio’ non avrebbe che prendersela con le istituzioni – che non sono nè i partiti nè gli speculatori – e con chi le difende, a danno di gran parte della popolazione, che è ‘moderata’, ‘conformista’, ‘populista’ …

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Enrico Letta: ci vorrebbe una marcia in più

29 Ott

Se il Presidente traballa sotto le scelte ormai ristrette ed obbligate e se Grillo esagera, temendo un crollo dei consensi, Enrico Letta di sicuro non esulta.

Il bersaglio di Renzi e dei suoi alleati è lui ed in gioco c’è la Presidenza del Consiglio italiana nel semestre europeo, durante la quale un atteggiamento ‘disobbediente’ dell’Italia potrebbe portare effimeri benefici per la nazione, ma solidi accordi europei per le regioni ‘rosse’ e tanti piccini interessi della profonda provincia italiana.

L’idea può non sembrare del tutto balzana, almeno a vedere i risultati elettorali per la provincia di Trento dove il PD (21,5%) regge mentre Lega, PdL e M5S crollano. Peccato che gli autonomisti del PATT (17,7%) siano diventati ormai una forza comparabile allo stesso Partito Democratico.

Dunque, lo scenario più probabile è sempre lo stesso: se si andasse ad elezioni anticipate, la maggioranza al Senato resterebbe aleatoria, a meno che non si verificasse un notevole astensionismo o le opposizioni dovessero presentarsi divise e frammentate.

In ambedue i casi la stabilità diventerebbe una chimera. Ma, allo stesso modo, lo è, se la Camera dei Deputati dovesse continuare ad inseguire i fantasmi giacobini del ’68 e non decidersi a riformare quanto c’è da riformare, senza ricadere in un autolesionismo ‘di lotta e di governo’.

Tanti dicono che la colpa è delle banche, ma sarebbe bene capire quali, visto che in Grecia va agli stranieri la colpa di aver corrotto i politici e dissanguato la nazione. In Italia, non avremmo che da prendercela con due note banche ‘di sinistra’ nostrane, più l’uso scellerato di Cassa Depositi e Prestiti e dell’INPS.
Purtroppo, fronda renziana o meno, la faccenda della decadenza di Silvio Berlusconi andava presa di petto. Tanto comunque lascerà una parte dell’elettorato scontento per la clemenza e un’altra parte si lagnerà per la severità, qualunque sarà l’esito del voto parlamentare.
Di sicuro, dinanzi all’emergere di nuove forze politiche e sindacali, sarebbero servite le norme che la Costituzione prevede da 60 anni e che non abbiamo fatto sulla democrazia nelle associazioni e sulla pacificità dei cortei. Come sono evidenti le falle nel sistema giustizia, visto il ‘via vai’ di interpretazioni sui destini di Silvio Berlusconi e tanti altri condannati meno abbienti di lui.
In due parole, un Paese che arranca perchè la propria Costituzione andava riformata quasi dieci anni fa, quando si discusse se ricorrere ad una Costituente od una Bicamerale.

Il passato non ritorna e, sia che voglia inseguire l’anima forcaiola del Paese o assecondare quella moderata, Enrico Letta non ha altra scelta che rimettere in moto l’Italia: quella di ‘congelare l’instabilità’ per salvare il sistema finanziario è stata la mossa di Mario Monti.
Adesso c’è da riformare il sistema di governo che ha portato a questa disfatta nazionale.

E per farlo serve un leader carismatico, non un ‘signor qualcuno’ con l’aria dell’amministratore delegato, nel caso di Letta, o dell’imprenditore di provincia, come per Renzi.

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Grillo, Napolitano e le ragioni di nessuno

29 Ott

Grillo attacca Napolitano – “Da 60 anni in politica, un furbo” – e Letta, dimentico della spada di Damocle della decadenza del Cavaliere, parla di “Attacco assurdo, vuole instabilità”.

L’instabilità la vuole chi non procede sulla strada delle riforme che già dal 2011 erano annunciate e ormai nel 2013 non sono ancora realizzate.
Dal contenimento della spesa pubblica alla modernizzazione della pubblica amministrazione, dal nodo cruciale di Cassa depositi e prestiti alla pletora di aziende di stato e di concessioni demaniali fino all’enorme e spesso inutile patrimonio immobiliare pubblico. Come anche per la riforma elettorale, quella della giustizia o del welfare, per non parlare della sanità o del ruolo dei docenti, come dell’esercito di dipendenti ‘pubblici, ma precari’ di cui non si sa che fare, se restano in servizio quelli più anziani, spesso restii ad innovazioni e semplificazioni.

E’ la totale stasi della governance politica che rende l’Italia instabile e se c’è un rilievo da sottoporre al nostro Presidente della Repubblica è quello di recepire lo stallo come una condizione ineluttabile.
Viceversa, il Paese ha bisogno di un New Deal, di un ‘sogno di ripresa’, di una speranza di cambiamento.

Doveva essere Mario Monti a fornire la ‘scintilla’, ma sappiamo come è andata e quale sia stata la disdetta di Re Giorgio che l’aveva prescelto. Poteva essere un ‘governo per le riforme’, quello di Enrico Letta, piuttosto che tornare alle urne con una legge, il Porcellum, che proprio non va.

Forse – a posteriori – era meglio un governo tecnico per la legge elettorale fin dal 2010, quando Napolitano esitò per la prima volta.
Ma dargli del ‘furbo’ no, proprio non si può.

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