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Mafia, affari, politica: arrivano le rivelazioni del pentito Iovine

28 Mag

«So benissimo di quali delitti mi sono macchiato, ma posso spiegare un sistema in cui la camorra non è l’unica responsabile», queste le prime dichiarazioni di Antonio Iovine – superboss pentito – al processo che si sta celebrando a Santa Maria Capua Vetere.

Intanto, i cronisti locali iniziano a spulciare i verbali depositati dai Pm Ardituro e Sirignano e, come per le dichiarazioni di Carmine Schiavone, l’impresa criminale aveva contorni ben più ampi del Clan dei Casalesi.

«C’erano soldi per tutti, in un sistema che era completamente corrotto, in questo ambito si deve considerare anche la parte politica ed i sindaci dei comuni che avevano intesse a favorire essi stessi alcuni imprenditori in rapporto con il clan per aver vantaggi durante le campagne elettorali, in termini di voti e finanziamenti.
Generalmente io ero del tutto indifferente rispetto a chi si candidava a sindaco nel senso che chiunque avesse vinto automaticamente sarebbe entrato a far parte di questo sistema da noi gestito».

Valeva “la regola del 5 per cento, della raccomandazione, dei favoritismi, la cultura delle mazzette e delle bustarelle che, prima ancora che i camorristi, ha diffuso nel nostro territorio proprio lo Stato che invece è stato proprio assente nell’offrire delle possibilità alternative e legali alla propria popolazione”.

Non a caso, in Campania, già da molti anni si distingueva tra ‘camorra’ e ‘sistema’ …

“Il sistema era unico, dalla Sicilia alla Campania. Anche in Calabria era lo stesso: non è che lì rifiutassero i soldi. Che poteva importargli a loro se la gente moriva o non moriva? L’essenziale era il business.” (dichiarazione del pentito di camorra Carmine Schiavone alla Commissione Parlamentare d’inchiesta durante la seduta del 7 ottobre 1997 – pag. 25)

Un sistema che si svolgeva fino alle porte della capitale – che aveva i suoi scheletri nell’armadio con la discarica di Malagrotta – visto che, secondo il pentito, “noi arrivavamo fino alla zona di Latina; Borgo San Michele e  le zone vicine erano già di influenza bardelliniana. Anche a scendere giù, cioè non solo Latina, ma anche Gaeta, Scauri e altre zone. Questo avveniva dal 1988 a salire.”

Un sistema funzionale all’industria manifatturiera in fase di smantellamento al Settentrione, visto “che questi rifiuti dal nord dell’Italia o addirittura dall’estero non arrivavano in Campania da soli, ma che l’avvocato Chianese era in grado di organizzare il traffico attraverso circoli culturali e amici.  Erano circoli culturali che stavano al nord, al sud al centro, in tutta Italia e Europa. Faccio un solo nome: so che Cerci stava molto bene con un signore chiamato Licio Gelli … So che a Milano c’erano grosse società che raccoglievano rifiuti, anche dall’estero, rifiuti che poi venivano smaltiti al sud. So che in Lombardia c’erano queste società che gestivano i rifiuti ma non so chi erano i proprietari.”

Antonio Iovine come Carmine Schiavone sanno bene di cosa parlano (e di cosa non devono parlare): erano i ‘contabili’, i manager dell’organizzazione.

Un sistema che doveva esistere per escludere dalla governance i tanti cittadini onesti a vantaggio di saccheggiatori, prestanome e pressappochisti e che poteva esistere grazie ad un sistema di finanziamento della politica cleptocratico, confermato dall’enorme sequel di scandali e arresti da più di vent’anni a questa parte.

Un sistema che era completamente corrotto, in cui l’apporto dei mafiosi, della politica e di certa imprenditoria è da considerarsi paritetico. Esattamente come la Cosa Nostra di cui Buscetta, Falcone e Borsellino svelarono tanti ‘collegamenti’. E parliamo non solo dei rifiuti, ma anche degli appalti e delle grandi opere, di mercati ortofrutticoli e di scali portuali di rilevanza europea, di produzioni su scala nazionale per il made in Italy, eccetera … fino alle elezioni, quanto meno locali e regionali.

Se la Cosa Nostra casalese vuole dissociarsi dall’aver avuto ‘unica e sola’ la responsabilità del saccheggio e della devastazione di una nazione, ben venga. Specialmente se questo potesse portare ad una ‘pacificazione’ della Campania, che ha – tra l’altro – una capacità produttiva e commerciale enorme e potrebbe cavarsela molto meglio senza delinquenti che svendono ricchezze e deturpano bellezze in cambio di pochi spiccioli a confronto.

Una possibile ‘svolta’ su cui Matteo Renzi dovrebbe esporsi in prima persona, dare l’esempio, se rappresenta l’Italia che vuol cambiare. Una questione ‘mafia’ su cui i Cinque Stelle potrebbero essere più attenti, visto che è ‘ovunque’ ed è anche la madre di tutte le mazzette. Un sistema d’affari che – di sicuro – non ha nulla a che spartire con un Centrodestra che sappia leggere i risultati elettorali italiani ed europei.
Specialmente se – come sa chi segue il mercato azionario – il crash mondiale del fotovoltaico deriva anche dalla scoperta che bond del valore di 560 milioni di euro, posti come garanzia in Puglia e Sicilia per la creazione del fondo Global Solar Fund, erano falsi con conseguente crollo borsistico e questo è uno dei fattori che hanno determinato l’espolsione della ‘questione morale’ in Vaticano.
Come anche, chi segue la politica europea sa che, da un momento all’altro, la Germania di Angela Merkel potrebbe ricevere un avviso di infrazione per come (non) gestisce i controlli bancari sul riciclaggio di denaro sporco.

A latere, ci sarebbe anche da chiedersi quanto sarebbe costato all’industria centro-settentrionale smaltire in piena legalità quei rifiuti per anni e decenni, cosa sarebbe stato dei delicati equilibri capitolini se, andando a far luce sui rifiuti, ne andava di mezzo anche Malagrotta, o come sia avvenuto che le testate e le agenzie nazionali non si siano accorte dell’enorme mole di ‘pessime notizie’ che i loro colleghi delle testate locali puntualmente pubblicavano.

Intanto, agli atti processuali come dal lungo elenco di comuni ed enti commissariati risulta da tempo  che una sorta di narco-repubblica si sia estesa fino a pochi chilometri dalla Capitale italiana.
Sarebbe ora che – su antimafia e ripristino della legalità – qualche politico (e qualche editore) ci mettesse ‘in positivo’ la faccia …

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Renzi e le riforme che farà

14 Feb

I dati delle elezioni del 1992 furono l’ultimo atto della Prima Repubblica ed in essi è sugellato alla Storia il quadro – ferale ma bellamente ignorato – di una egemonia di consensi tanto ‘riformista’ quanto poco  ‘di apparato’, visto che i consensi ‘a sinistra’ videro, alla Camera, Occhetto (PDS) fermo a 6,3 milioni di voti, il PSI di Craxi a 5,3 e il PRC a 2,2 milioni, i Verdi poco oltre il milione.

Da lì prese avvio la Seconda Repubblica, erano almeno 14 milioni di voti, dopo 20 anni – nel 2013 – erano poco più di 10 milioni …

L’odierna Sinistra Ecologia e Libertà è riuscita a dilapidare un patrimonio di oltre 3 milioni di voti (PRC + Verdi nel 1992), divenuti meno di un milione nel 2013, mentre alle ultime elezioni tedesche Linke e Grunen – nonostante la batosta – hanno assommato comunque il 20% delle preferenze. Praticamente quanto oggi raccolto dal Movimento Cinque Stelle …

Quanto al Partito Democratico, oggi raggiunge circa 10 milioni di preferenze, più dei sei del 1992, ma molto meno di quanto raccogliessero PDS e PSI. In Italia, come in Germania per l’odierna SPD, quella che risulta determinante è l’incapacità di attrarre il voto moderato e di formulare strategie di politica economica.

Jean Ziegler – allorchè cadde il Muro di Berlino ed ebbe inizio la Globalizzazione – preannunciò questa crisi della ‘sinistra’, sia in ragione dell’ampio spread di diritti, tutele e benefit di cui godono i lavoratori europei (ma non nel resto del mondo) sia perchè la fine dei ‘blocchi ideologici’ avrebbe affievolito il ‘legante’ che finora aveva accomunato ceti medi e ‘dananti della terra’.

Enrico Letta poteva essere il protagonista di questo cambiamento, traghettando le istituzioni (e la Sinistra che ne ha fortemente condizionato l’attuale status) verso un sistema di governance che permetta la cosiddetta ‘alternanza’ senza escludere le minoranze di una certa entità e verso un  Progetto Italia che non pensi solo a consolidare il denaro ma anche e soprattutto a farlo circolare.

C’era da far la voce grossa in Europa – con ottimi alleati in Gran Bretagna, Francia e Strasbourg – e c’era da por mano alla ridondante questione romana (INPS, Alitalia, debiti comunali, legge sui rifiuti, Bankitalia, vendite e concessioni demaniali, eccetera), c’era da dar respiro ad un’Italia che produce e arranca, senza che vi sia almeno un termine prefissato per misure (ndr. quelle di Monti e Fornero) che non possono essere ragionevolmente durevoli, e c’era da dar speranza a quanti – troppi – non hanno il lavoro, la cura o la pensione che gli spetterebbe con le tasse che ci fanno pagare.

Enrico Letta non l’ha fatto e, in mancanza di altri parlamentari proponibili, arriva Matteo Renzi.

Per fare cosa?
L’agenda è già scritta dagli errori e dalle esitazioni di chi l’ha preceduto, ovvero dall’urgenza:

  1. risolvere il brutto pasticcio delle pensioni e del conseguente blocco del turn over e dell’innovazione
  2. alleggerire l’impianto dei contratti nazionali e della filiera negoziale, per facilitare gli sgravi fiscali, il sistema di premialità, gli accordi locali, la flessibilità sull’export
  3. riformare la legge elettorale in modo che sia garantita l’alternanza, ma anche la democraticità, ovvero le minoranze politiche di rilievo ed il federalismo
  4. riformare -per riequilibrarlo con il nuovo parlamento – il livello apicale della governance (sindacati, CSM, INPS, Bankitalia, Regioni, Provincie e Comuni)

Il passaggio politico più difficile non è il primo – come qualcuno cerca ancora di convincerci – ma l’ultimo, visto che cambiare sistema elettorale per davvero e pervenire ad un parlamento diverso per accesso e poteri significa dover mutare tutto quello che a Roma è immutabile da un secolo e passa: la Pubblica Amministrazione.

Non sarà difficile sbloccare previdenza, lavoro e investimenti, incassando consensi prima e dopo le elezioni europee. E non dovrebbe essere difficilissimo concertare una legge elettorale.

Vedermo, però, se Matteo Renzi riuscirà a riportare nei limiti sostenibili quell’antico Male che si impossessò di Roma nell’arco di soli 10-15, già negli anni di poco precedenti la Breccia di Porta Pia … ma potrebbe farcela.

Serviranno l’azzeramento delle prebende, gli scivoli pensionistici, l’innovazione tecnologica, la meritocrazia e il controllo di gestione: tutte cose che i Sindacati confederali italiani avversano come fosse il fumo negli occhi …

Dunque, a prescindere da Renzi, riuscirà l’Italia a dotarsi di un partito riformista?

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La fine del governo Letta (pre)annunciata dai media

13 Feb

Lucia Annunziata, dall’Huffington Post, scrive di ‘crisi drammatica, gestione ridicola’.

Come non darle torto, dinanzi ad un Partito Democratico che si presenta alle elezioni con SEL e candidando Pierluigi Bersani, per poi governare con Enrico Letta e il Nuovo Centrodestra – un partito che ancora non c’è – e adesso, in soli 12 mesi, proponendo l’avvicendamento con Matteo Renzi – che non è un parlamentare – e con una porta aperta al Movimento Cinque Stelle ed un’altra per Forza Italia.

Come non darle ragione, se l’immobilismo di Enrico Letta – rispetto al tracciato montiano e cencelliano che ha adottato – non lascia altre alternative all’Italia che Matteo Renzi e le sue promesse di attivismo riformatore, visto che proprio le opposizioni (Berlusconi, Salvini, Casaleggio) non disdegnerebbero la soluzione.

Sarà per questo che  “il Presidente Napolitano da parte sua aggiunge a questo percorso, insieme privatistico e confuso, il paletto di un nonchalant “parlare di elezioni è una sciocchezza“, se come sembra esistono le premesse per una legislatura riformatrice.

Per Matteo Renzi, come fu per Mario Monti, esiste il problema del “distacco totale da qualunque mandato elettorale” ed, infatti, Lucia Annunziata ha gioco facile per ricordare a tutti che “non c’è bisogno di essere costituzionalisti per dire che è arrivato il momento di dichiarare che siamo di fronte a una crisi del governo, che c’è un presidente del consiglio sfiduciato sia pur non in aula ma via media e streaming del suo partito ed altri, e che è in corso una sorta di auto-mandato esplorativo.”

Ben memori di come avvenne il subentro di Mario Monti, “è necessario, obbligatorio direi, dunque che questa successione torni nell’unico luogo autorizzato a gestirla: il Parlamento. Che la crisi venga ufficializzata e affrontata con mozioni, discussione pubblica, e voto. Ritornando poi sul tavolo di Napolitano per consultazioni ufficiali ed eventuale nuovo incarico.”

Ma per Enrico Letta andare in Parlamento ed ufficializzare una crisi di governo – ovvero seguire l’invito di Lucia Annunziata – già sarebbe uno smacco e l’anticamera delle dimissioni …

Intanto, in questi minuti, il Corriere della Sera titola “Governo, l’ultima mediazione del Pd , la La Repubblica “Delegazione dem offre a Letta l’Economia” , La Stampa “Renzi tenta un’ultima mediazione” , Sole24Ore “Da Letta buona analisi ma non le risposte attese“.

Proprio oggi, Toni Servillo, alla Scuola Normale di Pisa, ha dichiarato: «A me sembra che siamo vittime di un secondo dopoguerra morale: credo che il problema del Paese sia sostanzialmente morale. Nonostante Tangentopoli, le stragi di mafia, vere e proprie tragedie nazionali, la questione morale continua a essere una questione irrilevante».

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L’immobilismo di Letta e la forza di Matteo Renzi

12 Feb

Erano mesi che ad Enrico Letta si chiedeva una ‘svolta. Forse dal primo giorno  di governo, certamente da quest’estate, quando s’era capito che la maggioranza ‘teneva’ nonostante le vicende giudiziarie di Berlusconi e che il Movimento Cinque Stelle non era in grado di promuovere e, soprattutto, concertare con gli altri partiti le riforme che chiede.

Ma Letta non l’ha fatto.
Si è affidato alle ‘direttive montiane’ (ndr. il sacro tabù europeo conclamatosi nel Fiscal Compact) in attesa di ‘sistemare’ Bankitalia, Finmeccanica, Alitalia, Cassa Depositi e Prestiti, INPS e poco più, (e)seguendo il tracciato cencelliano indicato dalla ‘old school’ del Partito Socialista (ndr. i vari Giuliano Amato, Bassanini e Cicchitto).

E così è accaduto che Letta proseguisse sulla via recessiva tracciata da Mario Monti, con una Camera in cui praticamente tutti i deputati eccetto quelli di Scelta Civica hanno fatto campagna elettorale, promettendo la riduzione della pressione fiscale e gli interventi per l’occupazione e il welfare.
Così accentuando ed attirando i fulmini su un sostanzialmente incolpevole Presidente Napolitano – ma forse intempestivo  – per la caduta del governo Berlusconi (ndr. secondo la Corte dei Conti anche a causa di azioni speculative internazionali) e la nomina di Mario Monti, legato a Goldmann Sachs e Bilderberg, prima a senatore a vita e poi a capo del governo.
Altrove si sarebbe parlato di Caudillo …

Ed è accaduto che la spesa pubblica continuasse a crescere, mentre la ripresa industriale stenta anche nel raccogliere le briciole della (ri)crescita altrui e mentre scopriamo che gli esodati sono almeno il doppio (ndr. come previsto dalla CGIA allorché Elsa Fornero estrasse l’asso di picche sulle pensioni) e che già da quest’anno le pensioni sono andate del tutto in stallo in un Paese dove circa la metà dei lavoratori pubblici ha più di 50 anni (dati ARAN 2009) e dove la disoccupazione e il precariato degli under40 è da record.

Dunque, a seguir le prediche dei ‘padri fondatori dell’Europa’ – alcune giuste, altre datate, altre ancora dimostratesi errate – il buon Enrico si è ritrovato al capolinea.
Anche perchè – in meno di 12 mesi di governo – si è ritrovato con troppi i ministri per i quali si sono richieste le dimissioni (Idem, Alfano, Cancellieri, Carrozza), mentre i Presidenti di Camera e Senato entravano più volte – per inesperienza dei lavori parlamentari probabilmente – suu questioni prettamente ‘politiche’.

Di qui l’esigenza di una leadership di governo ‘forte’, che esprima una ‘politica del fare’, che si serva di quei tecnici che l’Italia ha ancora, a volte isolati nella ‘notorietà’ di una vita blindata (ndr. vedi il caso Ichino), a volte ai margini di un sistema di carriere clientelari fondate sul mantenimento dello status quo.

Matteo Renzi ha queste caratteristiche ed ha la capacità di dialogare con Forza Italia, che – a prescindere dalle vicende giudiziare di alcuni leader – è comunque la maggiore aggregazione di elettori di Centrodestra, sia in Italia sia per quanto riguarda gli italiani in UE.

E, se avrà la premiership, Renzi dovrà dimostrare subito la sua forza, perchè in estate ci sarà da varare una manovra finanziaria diversa da quelle degli ultimi due anni e da subentrare nella presidenza UE.
C’è da fare una legge elettorale, ma non basta, se poi regolamenti e prebende restano intatti …

… se la macchina ‘pubblica’ impiega anni per attuare banali norme di spesa e intervento (ndr. nell’attuale un finanziamento impiega di media oltre cinque anni da quando viene legiferato in Parlamento a quando viene messo a consuntivo dall’amministrazione erogante), se i processi restano interminabili ed aleatori, se le scuole e le università non iniziano a formare gli italiani con lo scopo di primeggiare, se continuiamo a voltarci dall’altra parte dinanzi ai malati e agli invalidi, pur sapendo di che malasanità e di quale welfare parliamo, se le Authority non hanno poteri e gli ispettori che sopralluogano scarseggiano, se si denuncia un buco di 31 miliardi nell’ex-Inpdap (ndr. i soldi dei lavoratori) senza dire che è stato creato dal MEF (ndr. lo Stato) sotto forma di anticipazioni, se tra finanziamenti  pubblici, reti pubbliche e sistema di raccolta pubblicitaria abbiamo una pessima informazione, se non viene risolta la sabauda questione delle concessioni demaniali e degli affitti pubblici, per non parlare della dispersione sull territorio delle sedi direzionali, se ci ostiniamo a costruire costosi bombardieri che (per ora) mal funzionano mentre scuole, strade, ferrovie e reti profonde cadono a pezzi, se i sindacati continueranno a far proteste senza portare proposte, se non si interviene sulla malasanità con i dati allarmanti che arrivano da anni e decenni, eccetera eccetera …

Tutte cose per le quali ci sarà da spendere (1-200 miliardi nel biennio?), se si vuole raccogliere occupazione giovanile, innovazione e spinta alla crescita. E ci sarà da farsi qualche ‘nemico’ se si vuole tagliare in prospettiva (3-400 miliardi nel quadriennio?) per ottenere trasparenza, efficienza, equità, gestione responsabile.
Magari, assumendo un ruolo da protagonisti nella politica europea, dove da tempo la Gran Bretagna e i Paesi Scandinavi sollecitano una posizione italiana meno filogermanica e più attenta – a ben vedere – agli interessi nazionali e mediterranei.

Matteo Renzi è riuscito a rottamare il vecchio PCI e l’anziana DC in casa propria, mentre dialoga con Forza Italia e non dispiace ad una parte dei M5S, avanzando tra l’altro proposte di buon senso di riforma su questioni cruciali.
La forza c’è, ‘si può fare’. Bisognerà vedere se basterà e, soprattutto, se sarà accompagnata dalla solidità delle soluzioni.

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L’amletico Enrico Letta e l’Europa che va a cambiare

4 Feb

Dinanzi alla lentezza e alle esitazioni del governo Letta è difficile non correre con la memoria agli Anni Venti tedeschi,  alla debolezza congenita del governo di Gustav Stresemann, che – tra l’altro – ad Enrico somigliava un bel po’.

Gustav Stresemann (premier tedesco 1929) – Enrico Letta (premier italiano 2013)

E, come per Weimar, anche per il nostro attuale governo la debolezza non è causata nè dalla congiuntura economica, nè dalla pochezza del panorama politico, nè da una carenza di voti o di consensi.

Enrico Letta può contare alla Camera su una larga maggioranza del Partito Democratico, mentre al Senato solo un accordo con Forza Italia garantirebbe ampiamente la stabilità necessaria.
Un accordo ‘perfetto’ non solo nei numeri al momento del voto, ma soprattutto in conto del fatto che Scelta Civica si sta liquefacendo e che Pierferdy Casini riabbraccia Silvio Berlusconi, dopo lo sdoganamento di Renzi sulla legge elettorale.

Le urla dei Grillini contro la Casta? Da verificarne l’esistenza – sempre nel 2018 – dopo aver posto un limite a benefit e prebende del pubblico impiego e dell’Alta Dirigenza.
La diffidenza dei mercati? Vedremo se sarà tale tra tre anni dopo aver riformato il sistema giustizia, garantendo la conclusione in sei mesi di un processo per frode od un debito, ed il sistema fiscale e autorizzativo, affinchè chi investe possa avere un bilancio previsionale accettabile … in banca.
I mal di pancia della Sinistra e della CGIL? Da verificarne la sussistenza – nel 2018 sia chiaro – dopo aver (ri)legiferato le riforme di Cesare Damiano e dopo aver rilanciato l’occupazione pagando i debiti pubblici.

Il consenso in Italia e in Europa?
Iniziamo ad affermare che Mario Monti ed Elsa Fornero hanno prodotto norme da rivedere con urgenza e che il Fiscal Compact è insostenibile … tenuto conto che “Italia, Spagna, Grecia e Portogallo, insieme alla Francia, dovrebbero smettere di fare finta di non avere un interesse in comune da tutelare. Questi paesi hanno i voti necessari per forzare un cambiamento. La Bce oggi non sta rispettando gli obblighi previsti dai trattati e non solo per il target del 2%, dato che nei trattati non si parla solo d’inflazione, ma anche di crescita e di occupazione.” (Ambrose Evans Pritchard – International Business Editor of The Daily Telegraph – 9.11.2013)

Non farlo significherà avallarre il malcontento e la rabbia, oltre che mantenere  in una condizione di debolezza internazionale l’Italia, che è – a ragione o per eccesso – una vera e propria ingovernabile Cleptocrazia agli occhi di tanti stranieri.

“Essere, o non essere, ecco la questione: se sia più nobile nella mente soffrire i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna o prendere le armi contro un mare di affanni e, contrastandoli, porre loro fine.(The Tragedy of Hamlet, Prince of Denmark – William Shakespeare – 1602)

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Italia corrotta e cattiva pagatrice?

4 Feb

Il 50% della corruzione europea è Made in Italy, con un volume di ‘affari’ nell’ordine dei 50 miliardi di euro.

Una corruttela che passa attraverso un sistema di reato, di giudizio e di sanzione a dir poco farraginoso – secondo l’UE fatto ad arte – che poggia su una percezione radicata: l’80% degli italiani è convinto che ‘con le mazzette si ottengano risultati, che il sistema vada così.

Più o meno il 2% del nostro PIL, 10  volte il gettito dell’IMU, quanto basterebbe per pensionare tutti a Quota 96 e garantire un salario minimo, … per sanare i debiti della pubblica amministrazione.

Anche in questo caso l’UE ha da ridire ed anche in questo caso dopo attese decennali. Arriverà una multa milardiaria per l’Italia e continueremo a strangolare aziende e sviluppo, incrementando la quota di disoccupati o esodati.

L’indicazione che arriva dall’Europa è – dunque – quella di semplificare e attualizzare il sistema dei reati e delle pene, ma soprattutto i sistemi ispettivi della Pubbliche amministrazioni. Inoltre, arriva anche una precisa indicazione a ‘spendere’, almeno saldando i debiti dovuti alle imprese ed alimentando ripresa e occupazione, oltre agli effetti della Riforma Fornero che vanno contenuti.

Intanto, i nostri Politici ci raccontano che la ripresa può essere alimentata dalla lotta ‘all’evasione’ ed agli ‘sprechi’: sembra che non servano riforme strutturali.

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Audizione del pentito Carmine Schiavone: camorra e massoneria

3 Nov

Nel leggere le parole di Carmine Schiavone, pentito di mafia, non è possibile non chiedersi cosa abbia fatto lo Stato italiano per fermare un immane disastro ambientale e perchè i diversi Parlamenti che si sono avvicendati abbiano secretato simili notizie, perchè i Governi non sono intervenuti per bonifiche che attendono ormai da 20 anni.
Ma anche c’è da chiedersi come sia potuto accadere che da mezza Europa siano potuti convergere verso Napoli rifiuti di tossicità incommesurabile, proprio mentre gli slogan razzisti inneggiavano ‘alla monnezza da lavare col fuoco del Vesuvio’ e, comunque, eludendo controlli, come quelli tedeschi, che seri dovrebbero essere.

La domanda, ineluttabile, che viene è molto semplice: quando gli autori, le menti, di questo enorme disastro ambientale si sono resi conto di star causando un mostruoso genocidio?
E, allora, perchè hanno continuato?

Audizione del pentito di Camorra Carmine Schiavone alla Commissione Parlamentare d’inchiesta durante la seduta del 7 ottobre 1997 – pag. 22

  • Carmine Schiavone: Il settore dell’immondizia, invece, era gestito, come riscossione soldi, dall’avvocato Chianese, il quale era il coordinatore a livello un po’ massonico, un po’ politico …
  • Presidente Massimo Scalia: Che significa “un po’ massonico, un po’ politico”?
  • Carmine Schiavone: Parecchi avevano il grembiulino, vecchi grembiuli …

Audizione del pentito di Camorra Carmine Schiavone alla Commissione Parlamentare d’inchiesta durante la seduta del 7 ottobre 1997 – pag. 35

  • Presidente Massimo Scalia: Lei ha detto che i rifiuti venivano dall’Italia del Nord e dall’Europa: venivano per conto loro o avete anche svolto un ruolo di procacciatori?
  • Carmine Schiavone: Non per conto loro, l’avvocato Chianese aveva introdotto Cerci in circoli culturali ad Arezzo, a Milano, dove aveva fatto le sue amicizie. Attraverso questi circoli culturali, entrò automaticamente in un gruppo di persone che gestiva i rifiuti industriali, tossici o meno.

Audizione del pentito di Camorra Carmine Schiavone alla Commissione Parlamentare d’inchiesta durante la seduta del 7 ottobre 1997 – pag. 36

  • Presidente Massimo Scalia: Lei sta dicendo una cosa precisa: che questi rifiuti dal nord dell’Italia o addirittura dall’estero non arrivavano in Campania da soli, ma che l’avvocato Chianese era in grado di organizzare il traffico attraverso circoli culturali e amici.
  • Carmine Schiavone: Erano circoli culturali che stavano al nord, al sud al centro, in tutta Italia e Europa.
  • Presidente Massimo Scalia: Quindi il traffico era organizzato per far arrivare i rifiuti in Campania, nell’area del casertano? Quali erano questi collegamenti precisi, se vi era un’attività che potremmo definire di promotion.
  • Carmine Schiavone: Faccio un solo nome: so che Cerci stava molto bene con un signore chiamato Licio Gelli …
  • Presidente Massimo Scalia: Se lei parla di Licio Gelli ci fa sospettare che questa organizzazione fosse ben orchestrata e vi fosse in qualche modo un settore della Massoneri ache si occupava di questi affari.
  • Carmine Schiavone: Non lo so; questo lo lascio pensare a lei. So che a Milano c’erano grosse società che raccoglievano rifiuti, anche dall’estero, rifiuti che poi venivano smaltiti al sud. So che in Lombardia c’erano queste società che gestivano i rifiuti ma non so chi erano i proprietari.

Audizione del pentito di Camorra Carmine Schiavone alla Commissione Parlamentare d’inchiesta durante la seduta del 7 ottobre 1997 – pag. 30

  • Presidente Massimo Scalia: Lei ha alluso al fatto che alcuni esponenti politici erano legati in qualche modo alla Massoneria …
  • Carmine Schiavone: Perchè non lasciamo da parte i politici?
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