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Covid bis: perchè l’Italia ritiene di essere pronta?

9 Lug

Oggi, Cittadinanza Attiva Lazio ha chiesto al governatore Zingaretti di “mettere sotto controllo tutta la filiera dell’accesso alle prestazioni sanitarie” e di “rendere effettivi e ripetuti nel tempo i monitoraggi, le verifiche e le ispezioni nei territori riguardo l’applicazione delle norme regionali, delle strutture accreditate, dei servizi sociosanitari.
Il tema del monitoraggio, della verifica è un dovere che spetta alle ASL in prima battuta e, in caso di inerzia, alla Regione Lazio. Nessuno si può tirare fuori da questo percorso di verifica.”

CONFERENZA SULLA MANOVRA FINANZIARIA DEL GOVERNO

Intanto, mancano una 60ina di giorni alla riapertura delle scuole italiane, da una 60ina di giorni dovevano essere ripartiti i servizi sanitati ‘ordinari’ e ci saranno le elezioni regionali a breve.
L’Italia sarà pronta?

Per saperlo, basta vedere cosa accade nelle altre nazioni e … leggere le ‘spiegazioni’ riportate in fondo.

L’ultimo bilancio dell’epidemia di covid-19 in Brasile parla di nuovi 1.223 morti e 4.4571 casi positivi in 24 ore. Bolsonaro – a peggiorare le cose – ha confermato il veto presidenziale alla legge per garantire l’accesso ai letti di terapia intensiva, ai prodotti per l’igiene, alla distribuzione di cibo anche per la popolazione indigena”.

Nello stato andino del Perù lunedì ci sono state 2.985 nuove infezioni e 183 morti. Più di due terzi della popolazione attiva sono impiegati nel settore informale, vale a dire l’economia sommersa. Quindi la gente è tornata a pulire le scarpe, a lavare le auto e ad andare dai venditori ambulanti troppo presto.
Lo stesso in Cile, Colombia e Cuba, dove  organizzazioni non governative di tutto il mondo stanno inviando aiuti .

Il Messico ha toccato un nuovo record di contagi giornalieri, con 6.995 nuovi casi di covid-19 nelle ultime 24 ore. Nei vicini USA balzo dei casi di coronavirus in Oklahoma,  che lunedì ha registrato 261 nuovi casi di coronavirus a Tulsa, la città dell’ dove Donald Trump ha tenuto un comizio lo scorso 20 giugno. “Negli ultimi due giorni abbiamo avuto quasi 500 casi e sappiamo che ci sono stati diversi grandi eventi poco più di due settimane fa”, afferma Bruce Dart, il direttore del Dipartimento della Salute.

L’India ha visto recentemente una serie di picchi record, aggiungendo decine di migliaia di casi ogni giorno. Ha registrato la maggior parte dei casi a giugno, a poche settimane dalla riapertura dopo un rigido blocco.  Il governo ha condotto un campione casuale di 26.000 indiani a maggio, dimostrando che lo 0,73% aveva il virus. Dato che i casi confermati in India sono raddoppiati ogni 20 giorni, ciò porterebbe il totale attuale tra 30 e 40 milioni.
Aumenta il bilancio anche in Bangladesh, dove, secondo i dati riportati dal Dhaka Tribune, sono stati registrati 3.307 nuovi casi di contagio, per un totale di 175.494 casi ufficiali dall’inizio della pandemia.

I Balcani non sono mai stati sullo schermo radar, ma la situazione sta peggiorando in paesi come la SerbiaDi recente sono state segnalate più di 300 nuove infezioni ogni giorno. La politica ha contribuito al rapido aumento, consentendo eventi di massa come partite di calcio con 15.000 spettatori a Belgrado. La politica incoerente del presidente serbo Aleksandar Vucic per combattere la pandemia ha scatenato disordini nel centro della capitale, Belgrado, per la seconda volta di seguito.

Nella Macedonia settentrionale , la situazione è grave da giugno. Nel piccolo paese con solo due milioni di abitanti, sono state segnalate tra le 80 e le 170 nuove infezioni al giorno. Tuttavia, le elezioni generali si terranno il 15 luglio. Anche nella vicina Bulgaria, il numero di nuove infezioni è salito alle stelle dall’inizio di giugno. Lo sviluppo è simile in Bosnia Erzegovina, Kosovo e Albania

La Turchia conta 1.024 contagi registrati nelle ultime 24 ore su 50.103 test effettuati.  In Croazia , il tasso di infezione giornaliero è aumentato rapidamente dal 25 giugno. La pandemia era precedentemente considerata contenuta. Le regioni turistiche dell’Istria e la costa dalmata sono molto meno colpite. La scorsa settimana, il numero di infezioni giornaliere era compreso tra 50 e 100. 

Lunedì scorso è stato il campanello d’allarme per Israele: 1057 nuove infezioni hanno scosso il paese con circa nove milioni di abitanti. Israele aveva reagito rapidamente all’inizio della pandemia e il processo era inizialmente mite. Dopo aver allentato a maggio, tuttavia, si è verificato un forte scoppio di infezioni. Il governo è ora severamente criticato per essere lassista.

L’Algeria registra altri 460 nuovi casi di coronavirus nelle ultime 24 ore, che portano a 17.804 il bilancio totale dei contagiati nel Paese nordafricano.  La Tunisia ha protratto il lock down fino alla settimana scorsa e registra un basso numero di contagi.

In Egitto, 1.025 nuovi casi di contagio, il governo sta cercando di reprimere con gli arresti le critiche dei medici e dei giornalisti che condannano la gestione della crisi sanitaria da parte del presidente Abdel Fattah al-Sisi. In Marocco, 242 nuovi casi ufficiali e il regno riaprirà le sue frontiere per via aerea e marittima solo a partire dal 15 luglio.

Intanto, nei paesi dove la prima ondata di Coronavirus sembrava estinta, ci si prepara alla seconda.

In Giappone, dove si erano limitati i danni all’esordio della pandemia, l’esecutivo “monitorerà attentamente lo stato delle infezioni a livello regionale” e il portavoce del governo giapponese, Yoshihide Suga ha confermato che nella sola Tokyo sono stati registrati 224 nuovi contagi nelle ultime 24 ore, l’80% dei quali in pazienti sui 30 anni o di età più giovane.

La Corea del Sud ha riferito 38 nuovi casi collegati a riunioni nelle strutture religiose di Daejeon e Gwangju e   il governo ha deciso di mettere in atto regole restrittive di distanziamento sociale nelle chiese, in vigore da venerdì. 

Con uno dei blocchi più severi al mondo, il Sudafrica era riuscita a rallentare la diffusione della pandemia dalla fine di marzo. Ma a causa della pressione dell’economia, i coprifuoco sono stati parzialmente allentati all’inizio di giugno, nonostante il crescente numero di infezioni. Ma lunedì si sono contate 10.000 nuove infezioni in 24 ore.

La seconda città più grande dell’Australia , Melbourne, è di nuovo in un blocco di sei settimane a causa di un aumento delle infezioni. La capitale dello stato di Victoria, che conta circa cinque milioni di abitanti, ha riaperto l’economia dall’inizio di giugno. Martedì, le autorità sanitarie hanno confermato 191 nuove infezioni, uno dei più alti aumenti in un giorno in Australia. Anche se il coprifuoco colpisce l’area metropolitana di Melbourne, praticamente l’intero stato del Victoria è isolato dal resto del paese, poiché anche i confini dello stato sono chiusi a mezzanotte.

La Corea del Nord è uno dei pochi paesi che ha riferito di “nessun caso” di infezione da COVID-19 e il leader Kim Jong Un della scorsa settimana ha annunciato il “brillante successo” del governo nel gestire la pandemia, perchè ha chiuso i suoi confini alla fine di gennaio.
In realtà, “poiché la Corea del Nord ha sofferto di incessanti epidemie, le persone hanno costruito una immunità mentale. 
Non che siano immuni biologicamente, ma i continui anni di epidemie li hanno resi insensibili al timore.” 

E qualcosa di simile potrebbe essere accaduto in qualunque delle nazioni dove la Sanità è autoreferenziale e fine a se stessa.

L’Italia è pronta come lo fu Amleto?

Demata

Sanzioni UE: il crash Lega – M5S era annunciato

22 Nov

L’UE constata il mancato rispetto degli obiettivi di riduzione del debito pubblico e si prepara a sanzionare l’Italia. Nulla di nuovo, lo sapevamo dall’estate: l’incremento del debito pubblico è uno degli obiettivi del Patto Salvini-Di Maio, una sorta di scrittura privata tra separati in casa con il Premier a far da avvocato di famiglia, come se il fatto non fosse innanzitutto il suo.

Lega Cinque Stelle Deficit Crash
Dirà qualcuno che il Contratto Lega-M5S riporta che “l’azione di Governo sarà mirata a un programma di riduzione del debito pubblico“, ma forse non ha letto il seguito“riduzione del debito pubblico non già per mezzo di ricette basate su tasse e austerità, politiche che si sono rivelate errate ad ottenere tale obiettivo, bensì per il tramite della crescita del PIL, attraverso la ripartenza della domanda interna e con investimenti ad alto moltiplicatore e politiche di sostegno al potere d’acquisto delle famiglie”.

Come possano crescere il PIL e ripartire la domanda interna è ben chiaro nel Contratto:  investimenti ad alto moltiplicatore e politiche di sostegno, cioè spesa pubblica, che – non crescendo il PIL – diventa automaticamente Debito pubblico. 

Per inciso, gli investimenti ad alto moltiplicatore sono quelli nella ricerca, nell’istruzione  e nella formazione tecnica, nell’eccellenza universitaria, nell’innovazione, nella semplificazione (ndr. chi li ha visti?) ed il potere d’acquisto delle famiglie si sostiene innanzitutto riducendo le tasse, a partire dall’IVA che incide direttamente sul costo delle merci per il cittadino. Ed aggiungiamo che nel Contratto non c’erano i 300 miliardi che servono per sistemare ponti e autostrade e neanche i 20 miliardi che servono per gli edifici scolastici. Tutti urgenti.

Ricordiamo anche che nel Contratto Salvini – Di Maio si promettevano tante, tante spese: per la ristrutturazione della rete idrica e la gestione pubblica dell’acqua, l’agricoltura e lo sviluppo rurale, le Regioni (ndr. inadempienti) e i rifiuti, la rigenerazione urbana e il retrofit (riqualificazione energetica) degli edifici, i piani specifici per la Pianura Padana, eccetera.

Tutta roba che costa e non genera ricavi o profitti nè minori costi per almeno un decennio: tante spese, da aggiungersi a quelle promesse per “concretizzare i criteri di salvaguardia ambientale, secondo i migliori standard mondiali a tutela della salute dei cittadini del comprensorio di Taranto, proteggendo i livelli occupazionali e promuovendo lo sviluppo industriale del Sud”. 
Intanto, a Taranto interviene l’Unicef, tanto che sono esposti i bambini, a Novi Ligure scompare la Pernigotti che si rimaterializzerà in Turchia mentre Caffè Splendid, Hag e ex Pirelli non ci sono più, a Termini Imerese si tira avanti da anni con i finanziamenti dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa ; ad Acerra (praticamente sotto casa di Di Maio) le attività de La Doria saranno trasferite nell’impianto di Parma …

A proposito, come non abbiamo letto bene quel Contratto, noi italiani abbiamo dimenticato che tutto è iniziato il 19 settembre a Strasburgo con il Premier Conte che annunciava all’Europa che “la linea del governo non è superare il 2% ma di fare una manovra seria, credibile e coraggiosa che offra risposte ai cittadini che allo stesso tempo consenta la ripresa economica“.
Poi, il giorno dopo, il 20 settembre 2018,  Di Maio annunciava che possiamo sforare il deficit per mantenere le promesse” e pochi giorni dopo, il 27 settembre, Salvini confermava “Sforare? Vale la pena. Meglio felicità degli italiani” …

Dunque, lo sapevamo già che la Lega e i Cinque Stelle ci avrebbero portato alle sanzioni europee per “il mancato rispetto degli obiettivi di riduzione del debito pubblico”.
Tutti, a partire dai parlamentari e dai giornalisti.

Speriamo che – da oggi – i nostri media e i nostri politici decidano di non inseguire il consenso dei “like” lunghi un attimo e poi dimenticati, continuando  la ‘campagna elettorale infinita’ di Salvini e di Di Maio … con una crisi di governo dando ‘la colpa a qualcun altro’.

E’ l’ora dei fatti e delle responsabilità, a partire da Palazzo Chigi, che avrebbe il ruolo non notarile di governo del Paese e di evitare il Peggio: cosa sia questo peggio e come fare, ce lo spiegava ieri il Sole24Ore.

“Si è molto parlato in queste settimane della possibilità che il Consiglio europeo chieda il deposito di una sanzione dallo 0,2% allo 0,5% del Pil (da poco meno di 4 a poco più di 9 miliardi) in un deposito infruttifero.
Ma il Trattato prevede anche la possibilità che i capi di Stato e di governo invitino la Bei (ndr. Banca europea per gli investimenti) a «riconsiderare» la propria politica di investimenti nei confronti del Paese sanzionato: ipotesi non proprio irrilevante visto che l’Italia oscilla tra il primo e il secondo posto a seconda degli anni nella classifica dei destinatari delle operazioni Bei.
Per evitare questa seconda fase c’è ancora molto margine, come mostra il caso di Spagna e Portogallo che non arrivarono mai alle multe dopo l’avvio della procedura. Ma per sfruttarlo bisogna cominciare una trattativa vera.”

Poche ore dopo, Salvini scherniva ben 18 partner europei con un “Lettera Ue? Aspettiamo quella di Babbo Natale“, Di Maio già pensava alle elezioni con “la nostra strada per ridurre il debito è aiutare famiglie e imprese“, Tria non la manda a dire se “la drammatizzazione del dissenso tra Italia e Commissione europea danneggia l’economia italiana” e Conte se la prende con il governo precedente se “l’Ue parla del debito del 2017, quindi quello del precedente governo” e – dopo due mesi di scarsissima visibilità dal quel 19 settembre – adesso confida “di poter convincere tutti sulla validità di queste riforme“.

Se fossimo di uno dei 18 paesi europei che hanno votato le sanzioni, potremmo dubitare che gli italiani – fatto il condono, salvata Roma per altri sei mesi e garantito con lo spoil system le carriere predestinate – la ributtano in cavalleria, che se cade il governo guadagniamo un altro anno nel ritardo delle riforme e dell’innovazione?

E non sono i media europei, ma quelli italiani, che riportano di “Matteo Salvini, la scenata di Luigi Di Maio nell’ufficio del leghista: ormai parlano via segretarie”.

Come non sono i partiti europei, ma il Partito Democratico che – in una situazione del genere iniziata con il mancato rispetto del criterio del debito nel 2017, quando c’erano Renzi e Padoan che lasciarono un debito/pil del 131,2% – dimostra disunione e ‘tanta voglia di spesa pubblica’, se una parte dei suoi sostenitori sente l’esigenza di alternative a Minniti (ndr. una vita dedicata alla sicurezza nazionale), candidando alla Segreteria nazionale il governatore della Regione con 27 miliardi di debito a rendiconto nel 2016 o un giovane cresciuto nel partito che come ministro delle  politiche agricole alimentari e forestali ha dispensato mutui, sgravi, deduzioni, detrazioni, crediti d’imposta …

Se non fossimo italiani, come la vedremmo questa storia delle sanzioni UE?

Demata

 

UE verso rimpatri collettivi e detenzione per gli immigrati illegali?

3 Lug

Il piano “segreto” del Centrodestra europeo è ormai sul tavolo: si tratta del Masterplan Migration , presentato domenica al vertice del suo partito da Horst Seehofer, il ministro degli interni e segretario della Csu che ha puntato i piedi contro Angela Merkel.

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Del resto, se l’Italia si lagna, la nazione che ha accolto un numero enorme di migranti (inclusi quelli ‘altrui’) è proprio la Germania.

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Il Masterplan Migration prevede:

  1. linea della ‘fermezza’ in modo che ai migranti economici,sia chiaro che non ci sono opportunità per gli immigrati irregolari, quindi non vale la pena di partire
  2. Frontex – che include la nostra Guardia Costiera dipendente dal ministero dei Trasporti – si evolve in una polizia di frontiera europea, con autonomia finanziaria e dotazione di mezzi propri
  3. il paese di prima registrazione è sempre il responsabile della procedura d’asilo e su di esso pesano gli oneri di accoglienza e gestione del migrante
  4. un sistema di asilo comune e solidale in tutti i paesi membri con equa “ripartizione degli oneri” … e non dei migranti, salvo i ricongiungimenti
  5. una riduzione dei benefici per i richiedenti asilo, meno soldi e più beni in natura, come deterrente
  6. nuovi accordi con i paesi d’origine dei richiedenti asilo per rendere più efficace il rimpatrio di coloro ai quali non venisse riconosciuto lo status di rifugiato
  7. costruzione di hotspot lungo le vie percorse dai migranti per arrivare in Nord Africa, a cominciare dalla regione del Sahel in Africa centrale, “centri sicuri” sotto la supervisione dell’Ue e dell’Onu e capaci di occuparsi del reinsediamento dei migranti.

Se le misure previste dal regolamento di Dublino non dovessero essere efficaci (e non lo sono) la Germania provvederebbe attraverso “misure interne” e con lei a catena tutti gli altri paesi dell’Unione:

  1. azione di polizia flessibile su tutte le frontiere terrestri e controlli temporanei del traffico transfrontaliero da parte della polizia
  2. respingere anche coloro che hanno già presentato domanda d’asilo in un altro Stato membro dell’Ue
  3. aumentare i posti nelle strutture per la custodia dei migranti, consentendo di trattenere i ”trasgressori” delle norme sull’immigrazione anche in strutture diverse da quelle d’accoglienza
  4. centri d’espulsione all’interno degli aeroporti per facilitare “i rimpatri collettivi”.

Non essendo immigrati illegali potremmo anche pensare che va tutto bene, ma … se poi usciamo dall’Euro e diventiamo anche noi migranti?
Se andasse a finire – bisogna esser cinici – che l’import mitteleuropeo finisse per essere più fluido da Pola e da Marsiglia, anzichè dal Brennero e dal Sempione?
E, comunque, tra due o tre anni, come viaggeranno cittadini e merci con controlli a ‘campione’ verso chi non somiglia ad un europeo, i dazi internazionali in arrivo, mentre restano le solite leggi complicate del nostro Belpaese ed i sistemi assicurativi italiani già oggi non coprono all’estero per quanto gli versiamo?

Speriamo di no, ma l’affondamento dell’accordo di Dublino – grazie all’amletico Conte ed al protagonismo di Salvini – dovrebbe rivelarsi un grosso problema molto più per l’Italia che per ogni altro paese dell’Unione.

Demata