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Sinodo sulla Famiglia: un forte richiamo alla Politica

19 Ott

“La“Relatio Synodi” della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi: “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, conclusasi il 19 ottobre 2014, non si è limitata ai mezzi termini, nel richiamare la Politica – specialemente quella cristiana e cattolica – ai propri doveri.

“Si è parimenti sottolineata la necessità di una evangelizzazione che denunzi con franchezza i condizionamenti culturali, sociali, politici ed economici, come l’eccessivo spazio dato alla logica del mercato, che impediscono un’autentica vita familiare, determinando discriminazioni, povertà, esclusioni, violenza.”

“C’è anche una sensazione generale di impotenza nei confronti della realtà socio-economica che spesso finisce per schiacciare le famiglie. Così è per la crescente povertà e precarietà lavorativa che è vissuta talvolta come un vero incubo, o a motivo di una fiscalità troppo pesante che certo non incoraggia i giovani al matrimonio.
Spesso le famiglie si sentono abbandonate per il disinteresse e la poca attenzione da parte delle istituzioni.”

“Anche il calo demografico, dovuto ad una mentalità antinatalista e promosso dalle politiche mondiali di salute riproduttiva, non solo determina una situazione in cui l’avvicendarsi delle generazioni non è più assicurato, ma rischia di condurre nel tempo a un impoverimento economico e a una perdita di speranza nell’avvenire.”

“Le conseguenze negative dal punto di vista dell’organizzazione sociale sono evidenti: dalla crisi demografica alle difficoltà educative, dalla fatica nell’accogliere la vita nascente all’avvertire la presenza degli anziani come un peso, fino al diffondersi di un disagio affettivo che arriva talvolta alla violenza.”

“Vanno tenute in debito conto le esigenze e le attese di famiglie capaci di essere nella vita quotidiana, luoghi di crescita, di concreta ed essenziale trasmissione delle virtù che danno forma all’esistenza. Ciò indica che i genitori possano scegliere liberalmente il tipo dell’educazione da dare ai figli secondo le loro convinzioni.”
“I bambini spesso sono oggetto di contesa tra i genitori e i figli sono le vere vittime delle lacerazioni familiari. L’essere donna è oggetto di discriminazione e anche il dono della maternità viene spesso penalizzato piuttosto che essere presentato come valore.”

“È responsabilità dello Stato creare le condizioni legislative e di lavoro per garantire l’avvenire dei giovani e aiutarli a realizzare il loro progetto di fondare una famiglia.”

Più chiaro di così ….

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Matrimoni gay dopo il Sinodo e l’exploit di Marino: cosa dicono le leggi

19 Ott
“La“Relatio Synodi” della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi: “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, conclusasi il 19 ottobre 2014, ha sancito che:
  • 55. (ndr approvato con 118 voti a favore e 62 contrari) Alcune famiglie vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con orientamento omosessuale. Al riguardo ci si è interrogatisu quale attenzione pastorale sia opportuna di fronte a questa situazione riferendosi a quanto insegna la Chiesa: «Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia». Nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza. «A loro riguardosi eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4).
  • 56. (ndr approvato con 159 voti a favore e 21 contrari) È del tutto inaccettabile che i Pastori della Chiesa subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso”.
Intanto, a meno di un chilometro di distanza, nella stessa Roma dove si svolgeva un Sinodo mondiale dei vescovi – ovvero l’unica struttura democratica del Vaticano – il sindaco Ignazio Marino trascriveva ben sedici matrimoni omosessuali contratti all’estero.
Le leggi  devono consentire a tutti di avere gli stessi diritti. Ora ci limitiamo a trascrivere, ma andremo avanti. E io lo so, andremo avanti insieme … Se il prefetto annullerà la trascrizione chiederò i pareri legali per comprendere la legittimità di un eventuale annullamento. Certamente io difenderò la mia posizione“ ha dichiarato Marino, ammettendo implicitamente di operare in potenziale contrasto con la sovranità dello Stato italiano e della Santa Sede, come anche che la legittimità dei propri provvedimenti è contestabile.
Immediate le reazioni del prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro il quale, in osservanza delle norme emanate dal Ministero degli Interni, ha annunciato l’annullamento dell’atto.
«Una scelta ideologica», «un affronto istituzionale senza precedenti», «una mistificazione sostenuta a livello mediatico e politico», attacca oggi la diocesi di Roma, il cui vescovo – ricordiamolo – è proprio Papa Francesco. «Una arbitraria presunzione», «inaccettabile», «proprio a Roma in questi giorni» di Sinodo della famiglia, secondo la Conferenza episcopale italiana (Cei).
Nello stessso senso i toni del ministro dell’Interno Alfano: “ Il sindaco Marino ha firmato trascrizioni per nozze gay. Ribadisco: per l’attuale legge italiana, ciò non è possibile. La firma di Marino non puo’ sostituire la legge e non ha dunque alcun valore giuridico. In pratica, il sindaco Marino ha fatto il proprio autografo a queste, peraltro rispettabilissime, coppie.”
A riguardo anche la norma ‘laica’ è chiara:
  1. non esiste alcuna normativa che istituisce e regola il matrimonio tra persone dello stesso sesso (o unioni civili variamente definite): “il diritto fondamentale di contrarre matrimonio non è riconosciuto dalla nostra Costituzione a due persone dello stesso sesso” (C. Cass. 4184/2012)
  2. non è di nessun aiuto la giurisprudenza internazionale: “Si lascia decidere alla legislazione nazionale dello Stato contraente se permettere o meno il matrimonio omosessuale” (Corte Europea dei diritti dell’uomo, sentenza 24 giugno 2010, Prima Sezione, caso Schalk e Kopf contro Austria)
  3. non è possibile sopperire al vuoto normativo per sentenza emessa da giudici, la cui attività interpretativa non può spingersi fino a “incidere sul nucleo della norma, modificandola in modo tale da includere in essa fenomeni e problematiche non considerati quando fu emanata” (C. Cost., 138/10; C. Cass. 4184/2012)
  4. l’unica Corte che finora non si è astenuta è il Tribunale di Grosseto ed in un unico caso (Ordinanza del 3 aprile 2014).
  5. La Circolare dd. 7.10.2014, relativa alla “Trascrizione nei registi dello stato civile dei matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero”, riafferma l’art. 9 del Decreto del presidente della Repubblica 396/2000 che assegna al Prefetto la funzione di vigilanza sugli uffici dello stato civile, al fine di “garantire che la fondamentale funzione di stato civile, esercitata, in ambito territoriale, dal Sindaco nella veste di ufficiale di Governo, sia svolta in piena coerenza con le norme attualmente vigenti che regolano la materia”.

E forse non tutti sanno che le norme vigenti, cioè il Codice Civile, prevedono quanto dettato da:

  • l’art. 107 che si riferisce espressamente al “marito” e alla “moglie”;
  • l’art. 115 cc secondo cui il cittadino è soggetto alle disposizioni del Codice civile anche quando contrae matrimonio all’estero;
  • gli artt. 12 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) e 9 della Carta di Nizza che fanno salva la discrezionalità degli Stati membri ad adottare norme in materia;
  • le sentenze della Corte costituzionale di cui sopra (C. Cost., 15 aprile 2010 n. 138) e della Corte di cassazione (C. Cass., sez. I, 15.3.2012, n. 4184).

Dunque, il sindaco della Città Eterna, di Roma Capitale, ha quasi sicuramente commesso un gran peccato mortale (vedi Relatio Synodi punto 56) e di certo nel giorno davvero sbagliato, fosse solo per il rispetto istituzionale verso la Santa Sede riunita democraticamente in consesso e per ingerenza internazionale visto che il Sinodo era prossimo a deliberare.

Ignazio Marino, però, ha acceso una contesa tra istituzioni, provocando pubblico scandalo (secondo chi protesta o borbotta) e, soprattutto, (per chi crede ancora nelle leggi) accettando delle richieste di trascrizione di matrimonio all’estero, irricevibili dato che quei cittadini che ben erano edotti che quella unione omosessuale era fuori dalle disposizioni del Codice civile italiano all’atto stesso della ‘stipula’.
Il tutto proprio nel giorno in cui il Vaticano, pur ritenendo l’omosessualità come peccato, dichiara urbis et orbis che “ Nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza. «A loro riguardosi eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione».
Non è così che si vincerà la battaglia per il riconoscimento civile delle coppie gay e nessuno dovrebbe dimenticare – specialmente se occupa solo temporaneamente il ruolo di pubblico ufficiale – che mai si potrà imporre per cavillo che i diritti civili dei gay contemplino anche il ‘matrimonio’ (inteso come identica denominazione delle unioni eterosessuali) nella nazione in cui – per Costituzione vigente – Stato e Chiesa sono ambedue sovrani, senza modificare il Trattato che regola quell’articolo.

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Divorziati, conviventi, coppie gay: un Sinodo tra speranze e trasgressioni

18 Ott

La relazione riassuntiva della prima settimana di lavori del Sinodo sulla famiglia (Relatio post disceptationem), presentata il 13 ottobre 2014 dal cardinale Péter Erdö , a differenza dei sinodi precedenti, mentre veniva fatto divieto ai padri sinodali di intervenire, ha sollevato molte speranze e ancor più polemiche.

“Cogliere gli elementi positivi presenti anche nelle forme imperfette di famiglia, comprese le convivenze pre-matrimoniali. Curare le famiglie ferite (separati, divorziati) con scelte pastorali coraggiose. Riscoprire, nella enciclica Humanae Vitae di Paolo VI, il bisogno di rispettare la dignità della persona nella valutazione morale dei metodi di regolazione della natalità.” (Vatican Insider – La Stampa)

“Cancellato il senso del peccato; abolite le nozioni di bene e di male; soppressa la legge naturale; archiviato ogni riferimento positivo a valori quali la verginità e la castità. (Il Foglio)

Nella prima parte della relatio, il presidente della conferenza episcopale ungherese ha indicato – facendo riferimento alle teorie molto discutibili del filosofo francese Levi Strauss –  il “cambiamento antropologico-culturale” della società come “sfida” per la chiesa, in un quadro sociale che vede una situazione diffusa di poligamia o di “matrimonio per tappe” oppure la “prassi della convivenza” della società occidentale, ma anche  individualismo, solitudine, immaturità affettiva, aumento del numero dei divorzi, violenze domestiche sulle donne, fragilità dei bambini.

Tutto bene, se non fosse che mancava di precisare un qualsiasi elemento di valutazione morale.

Gay Pride a Roma – link a foto di La Repubblica

Carenza che si accentua nel seguito della relatio, il cui testo va analizzato tenendo conto che  neanche il Papa, in quanto Vicario di Cristo in Terra, può discostarsi da san Paolo (I Lettera ai Corinzi, 6, 9): “Né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio”:

  1. riguardo alle convivenze e ai matrimoni civili eterosessuali, come anche ai divorziati risposati, il percorso di redenzione dal peccato ricompare, allorchè “compete alla chiesa di riconoscere quei semi del Verbo sparsi oltre i suoi confini visibili e sacramentali” con allusione agli Ortodossi, per i quali la celebrazione del secondo matrimonio “è penitenziale, non è un sacramento” – come ben chiariva il cardinale arcivescovo di Lione, Philippe Barbarin, a Radio Vaticana – in cui gli sposi vengono  “accolti e benedetti” dopo un periodo penitenziale “affidandosi al rapporto tra il fedele e il suo parroco, confessore o vescovo”
  2. l’aspetto positivo della “relazionalità” da condizione ordinaria dell’essere umano – che diventa peccatore allorchè si comporta da ‘avaro’ e ‘rapace’ – diventa un bene in sé, da conseguire e da contrapporsi all’egoismo individualista
  3. una nuova norma, la “legge di gradualità”, che permette di cogliere dei progressivi “gradi di comunione” in tutte le situazioni peccaminose, perchè il male e il peccato propriamente non esistono, ma sono solo “forme imperfette di bene”, cosa che permetterebbe – ad esempio – ad idolatri come i Voodooisti o politeisti come i Neopagani di professarsi anche cristiani e accedere ai sacramenti
  4. la rinuncia alla conversione del peccatore è confermata, se “la questione omosessuale ci interpella in una seria riflessione su come elaborare cammini realistici di crescita affettiva e di maturità umana e evangelica integrando la dimensione sessuale” e “hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana: siamo in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità?” .

Tutto bene, almeno dal punto di vista di un osservatore ‘laico’?

Certamente bene la questione dei conviventi e dei divorziati, che procede ottimamente superando la loro situazione di  ‘adulteri’ e ammettendo forme progressive di rientro nelle ecclesia.

Maluccio – teologicamente parlando – nell’accettare lo status quo degli “effeminati” e dei “sodomiti” delle Lettere di San Paolo come irreversibile, congenito, dato che questo poi comporterebbe accettare – alla stregua di Lombroso – che lo sia anche per i ‘ladri’ e i ‘maldicenti’ inclusi della lettera di San Paolo.

Molto peggio – secondo fede ma anche secondo scienza – sia nel decollare con datate ipotesi ‘antropologico-culturali’ sia per poi affondare nel considerare ‘avari’, ‘rapaci’, ‘effeminati’ e dei ‘sodomiti’ come naturali, affermando che la ‘relazionalità’ sia un bene in se da conseguire: l’Uomo non è più sanato dal peccato originale tramite il battesimo?

Gay Pride a Roma – link a foto di Giornalettismo

Non è un caso che i Circoli del Sinodo (le commissioni ristrette che produrranno il documento finale) abbiano  duramente contestato la relatio, è già noto che cinque su dieci presenteranno risposte critiche, mentre un altro gruppo  – l’Anglicus A guidato dal cardinale Leo Burke – sembra si dichiarerà apertamente contrario mentre molti autorevoli partecipanti fanno notare che di tutto si è parlato fuorchè della Famiglia che è il tema del consesso. L’unico gruppo ad esprimersi apertamente a favore è stato l’Italicus C, guidato dall’arcivescovo di Tirana, Angelo Massafra.

Questa sera il Sinodo si concluderà e verrà pubblicata la relatio conclusiva ed è prevedibile, ma non certo, che prevarrà la linea del vescovo di Riga, mons. Zbignevs Stankevics, che vuole “correggere alcune espressioni, non corrette” pervenendo ad “un testo finale più equilibrato e che risponda meglio alle sfide di oggi” perchè “il compito principale del Sinodo è di riaffermare la verità del Vangelo sul matrimonio … senza perdere l’identità cattolica e senza rinunciare alla verità sul matrimonio”.

segue

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Jorge Mario Bergoglio sj: i dettagli che contano

14 Mar

Riguardo l’elezione a Pontefice del Cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio sj, se ne stanno scrivendo tante e tante altre se ne scriveranno.
Come al solito, ciò che conta è nei dettagli.

Infatti, sappiamo tutti che Papa Francesco proviene dall’Ordine dei Gesuiti, dove iniziò il noviziato nel lontano 1958, all’età di 21 anni.

Non tutti sanno ed ancor pochi ricordano che questo significa che il giovane Jorge Mario fece voto di povertà più di 50 anni or sono, come d’obbligo per tutti i Gesuiti.

Un Ordine, fondato da Sant’Ignazio di Loyola e riformato da Matteo Maria Ricci sj, che fa dell’obbligo di castità, di povertà e di obbedienza il proprio punto di forza.
Uomini che vivono sobriamente, senza possedere denaro, condividendo tutto per la redenzione dell’Uomo, esplorando sia la Realidad sia la filosofia e le scienze perchè lo Spirito Santo è conoscenza, devoti a Maria, simulacro della Vita e della Madre Universale.
Religiosi che per primi, in Europa come nelle Americhe, si batterono per i diritti umani degli indios e degli operai, che fondarono già nel 1600 consorzi artigiani, aziende cooperative, società di mutuo soccorso operaio, residenze protette per le ragazze madri.

Un Ordine ed un modo di intedere il Cristianesimo che ha pagato duramente la sobrietà, l’impegno sociale, il senso di responsabilità pubblica dei cattolici, la visione globale del mondo e della spiritualità di cui si è sempre fatto promotore.
Una Società di Cristiani (Societad de Jesus) che fu punita per aver sostenuto i deboli in Sudamerica, per aver osteggiato la monarchia assoluta in Europa, per aver incardinato missioni in Cina e lanciato un ponte tra Oriente ed Occidente.

Una garanzia per chi teme una Chiesa ‘dalle mani sporche’, un problema per chi ha tramato e speculato in questi ultimi 30-40 anni, un’apertura ineguagliabile verso l’Asia e le Americhe, un rinnovamento che somiglierà – se Papa Francesco avrà successo – ad un ritorno alle origini.

Intanto, parafrasando Malachia, prendiamo atto che un Papa chiamato Francesco è quanto di più somigliante all’espressione ‘de gloriae olivae’ …

Non sarà un pontificato facile, che avrà bisogno del sostegno degli uomini e della Provvidenza, ma nominare Jorge Mario Bertoglio al soglio pontificio significa anche riprendere, riallacciare, sciogliere i nodi che l’enciclica ‘Lumen Gentium’ lasciò aperti tanti anni fa, proprio mentre l’Argentina viveva sotto una dittatura feroce.
Difficile credere che un gesuita si sia associato a certa canaglia in alta uniforme, più probabile l’ipotesi che Papa Francesco – quando era Direttore del Collegio Massimo di San Miguel a Buenos Aires – abbia seguito l’insegnamento evangelico del ‘date a Cesare quel che è di Cesare’.

Di qui l’unica, principale perplessità sull’augusto personaggio: non è di sola preghiera che si sfama l’uomo.
Una perplessità che andrà in second’ordine, se il Vaticano inizierà a percorrere la lunga strada che necessita per liberarsi da 2000 anni di Curia romana ed affari di bottega italo-franco-bavaresi.

Il fatto che Papa Francesco si sia immediatamente ricordato che ‘c’è da evangelizzare questa bella città di Roma’ la dice lunga sulle sue effettive e ben promettenti intenzioni.

Habemus Papam, è pure gesuita ed ha preso il nome di San Francesco.

originale postato su demata

La battaglia per il Vaticano

13 Feb

Una ventina di anni fa, un anarchico situazionista, di nome Hakim Bey,  scrisse uno strano libro (Temporary Autonome Zone) in cui si prefigurava l’affermarsi di fazioni pirata, in zone temporaneamente autonome dal sistema finanziario ‘imperiale’, da cui operare intrusivamente ‘cavalcando le stringhe’ della macchina. Un’idea decisamente delirante, se non fosse che 15 anni dopo, G.W. Bush e tutto l’establishment USA dichiarassero battaglia agli ‘stati canaglia’, che già prima della ‘guerra asimmetrica’ il Centroamerica era in balia dei Narcos e delle multinazionali o che lo sta oggi diventando anche l’Africa, dopo l’Est Europa, con l’aggiunta delle fazioni etniche o religiose.

In uno di questi territori autonomi dal sistema imperiale della Borsa e del Bipolarismo perfetto,  c’è – da anni – la monarchia papale, lo Stato della Chiesa con sede a Roma e ‘filiali’ un po’ dovunque, in Italia ed all’estero. ‘Filiali’ perchè anche il prete che gestisce una piccola missione fa ‘autonomamente’ fund rising, aggrega consenso, sostiene l’economia, valida l’affidabilità di altre persone, ma, pur non essendo ‘dipendente’ dallo Stato del Vaticano, può da esso essere rimosso, destituito, spoliato o scomunicato dal Papa, che è allo stesso tempo Pontefice e Re assoluto di una corte formata dai Principi della Chiesa. Una Corte Vaticana che si estende alla cosidetta ‘nobiltà nera’, composta prevalentemente da cittadini italiani, che, non di rado, occupano posizioni di rilievo nella capitale italiana.

Punti di erogazione del servizio come le parrocchie e le missioni, ‘filiali’ e delegazioni come i vescovati, ‘controllate’ come le congregazioni, ‘incorporate’ come le banche e le fondazioni, tutte facenti capo al CdA romano per conto di Dio: un elemento di modernità atavico, di networking primordiale, che ha permesso per duemila anni alla Chiesa Cattolica di sopravvivere e ramificarsi nel potere temporale.

Una Temporary Autonome Zone che va a consolidarsi nel corso degli Anni ’80, durante il pontificato di Karol Woityla, subentrato dopo la strana morte del riformatore Papa Albino Luciani, mentre i personal computer iniziavano a conquistare il mondo degli uomini, nascevano i primi network planetari e le opportunità di facili guadagni e collusioni criminali aumentavano esponenzialmente.

Un pontificato, quello di Giovanni Paolo II, che fu macchiato dalla morte sull’altare del monsignor Oscar Romero, ritornato – tempo prima – letteralmente  “costernato per la freddezza con cui il papa aveva valutato l’ampia documentazione, fatta pervenire in Vaticano, circa la violazione dei diritti umani e delle uccisioni di quanti si erano opposti, anche fra i suoi diretti collaboratori, all’oppressione esercitata dal governo salvadoregno sulla popolazione”.

O la brutta storia del Banco Ambrosiano, di Roberto Calvi impiccato a Londra sotto il ponte dei Frati Neri, dei soldi occulti inviati in Polonia agli anti-comunisti, dei coinvolgimenti mafiosi, come confermato dalla richiesta della magistratura italiana, nel 2007, ergastolo per Pippo Calò, il “cassiere” di Cosa Nostra e per Ernesto Diotallevi, uno dei boss della Banda della Magliana, poi assolti per insufficienza di prove.

Oppure del manifesto appoggio, se non esplicita protezione, che fu dato a Marcial Maciel,  pedofilo e fondatore dei Legionari di Cristo, una congregazione cui manca solo la quotazione in Borsa, visto che ha 650 preti, 2500 studenti di teologia, 30.000 membri laici attivi in tutto il mondo, decine di scuole, 60 milioni di dollari di budget annuale.

Per non parlare dalla fiducia riposta dal Karol Woityla in monsignor Paul Marcinkus, un ambiguo personaggio, presidente – fin dal 1971 – dell’Istituto per le Opere di Religione (IOR), la banca del Vaticano, nel mirino della Organised Crime and Racheteering Section del Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti, fin dal 1973 e collegato dai media italiani anche in altri scandali, come la morte di papa Giovanni Paolo I e la sparizione e probabile morte di Emanuela Orlandi, una cittadina vaticana.

Un’Istituto Opere di Religione’ che nasce il 27 giugno 1942 – quando già si era capito che il mondo sarebbe diventato ‘americano’ – dall’upgrade in istituto bancario della “Commissione delle Opere Pie”, voluta nel 1887 per volontà di papa Leone XIII, il cui capitale fu affidato in gestione, nel 1929, al banchiere Bernardino Nogara, onde ‘investire’ capitali enormi,  dopo che i Patti Lateranensi obbligarono lo Stato Italiano a versare alla Santa Sede la somma di 750 milioni di lire ed a consegnare titoli di debito pubblico consolidato, per un valore nominale di 1 miliardo di lire.

Una stranissima operazione finanziaria visto che Nogara reinvestì i capitali vaticani finanziando la  modernizzazione e l’industrializzazione che l’Italia fascista stava realizzando: finirono sotto il controllo della  neo-costituita “Amministrazione speciale per le Opere di Religione”: l’Italgas, la holding tessile CISA-Viscosa, l’Istituto di Credito Fondiario, le Assicurazioni Generali, la Società Italiana per le Strade Ferrate Meridionali, l’Istituto Romano di Beni Stabili (una compagnia immobiliare), la Società Elettrica ed Elettrochimica del Caffaro, la CONDOR Società per l’industria petrolifera e chimica, la Società Mineraria e Metallurgica Pertusola, la Società Adriatica di Elettricità e le Cartiere Burgo, il Banco di Roma, il Banco di Santo Spirito, la Cassa di Risparmio di Roma, la Società Generale Immobiliare e persino le industrie belliche come le Officine Meccaniche Reggiane, la Breda e la Compagnia Nazionale Aeronautica, nel 1935, fornirono armamenti e munizioni per la pulizia etnica italiana in Libia.
Una ‘non banca’ che, con la Grande Crisi degli anni ’30, scaricò sull’IRI gli interessi mobiliari del Banco di Roma, del Banco di Santo Spirito e del Credito sardo a prezzi di mercato, nonostante fossero del tutto deprezzati, con un guadagno di oltre 600 milioni di dollari.

Se questo era il ‘dato’ quando la Commissione operava sostanzialmente solo in Italia, figuriamoci quale sia diventato il potere finanziario dello IOR a livello mondiale e quale possa essere il suo potere politico, oggi, sia fuori sia, soprattutto, dentro il Vaticano.

Specie se aggiungiamo che la malattia di Woytila, negli ultimi anni di pontificato, permise l’affermarsi e il ramificarsi all’interno della Corte del Papa Re di un coacervo di interessi inconfessabili. O, peggio, che l’Istituto Opere di Religione, oltre ad aver raccolto sospetti e accuse di riciclaggio, alcuni mesi fa ha rinunciato ad adeguarsi alle norme di trasparenza richieste alle banche per operare nell’Unione Europea e che ormai opera in Italia come fosse una vera e propria banca off-shore.

Ombre, dubbi, sospetti, episodi, coinvolgimenti che segnalano un cambiamento etico profondo, se, addirittura, in Messico si parla da anni di ‘narco-elemosina’, dove si edificano chiese e basiliche, grazie a pubbliche donazioni di sanguinari narcotrafficanti, e dove il cardinale Juan Sandoval, arcivescovo di Guadalajara, è stato indagato per riciclaggio di denaro sporco.

Di qui le riluttanze iniziali di Joseph Ratzinger ad accettare il mandato papale, ampiamente percepite, anche in seguito, come nel Conclave del 2005  come il Corriere della Sera descrive, parlando di un “sintomo estremo, finale, irrevocabile della crisi di un sistema di governo e di una forma di papato; e della ribellione di un Santo Padre di fronte alla deriva di una Chiesa-istituzione passata in pochi anni da maestra di vita a peccatrice; da punto di riferimento morale dell’opinione pubblica occidentale, a una specie di imputata globale”.

Una decisone presa a marzo del 2012, come riferisce il direttore dell’Osservatore Romano Gian Maria Vian, cioè mentre si svolgeva il Vatileaks, una fuga di notize riservate, per la quale venne condannato e poi graziato il maggiordomo pontificio Paolo Gabriele.

Il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, commentò l’atteggiamento di papa Benedetto XVI, all’epoca i fatti, sottolineando “una linea di volontà di verità, di volontà di chiarezza, di volontà di trasparenza, questa – anche se con dei tempi graduali – fa i suoi passi, e quindi onestamente ritengo che stiamo cercando di gestire questa situazione nuova: cerchiamo la verità, cerchiamo di capire che cosa oggettivamente sia successo. Però, prima bisogna capirlo con sicurezza, anche per rispetto delle persone e della verità”.

Una strada sul filo di una lama, visto che un informatore del magazine Panorama (forse lo stresso Paolo Gabriele)  raccontava che “qui dentro c’è una buona quantità di ricattatori, un numero uguale di ricattati, una massa di employé, e una percentuale ridotta di uomini di fede: tra questi ci sono i Santi, che tengono in piedi la Chiesa.”

Una storia complessa, come scriveva Ezio Mauro – su la Repubblica del 1 giugno 2012 – che racconta di “una missiva del segretario del Governatorato della Città del Vaticano, arcivescovo Carlo Maria Viganò, che denuncia una serie di malversazioni, traffici e complotti in Vaticano”, di un’altra lettera del cardinale Dionigi Tettamanzi, vescovo di Milano, che chiede ragione della richiesta di “lasciare la presidenza dell’istituto Toniolo, che controlla due giganteschi centri d’influenza e di potere come l’università Cattolica e il Policlinico Gemelli” o la “lettera del cardinale Attilio Nicora, presidente dell’Autorità di Informazione Finanziaria del Vaticano, che denuncia il rifiuto dello Ior, la Banca della Santa Sede, di dare informazioni trasparenti su movimenti bancari sospetti prima dell’entrata in vigore della legge vaticana antiriciclaggio, il 1° aprile 2011”.

Una sequel di palesi o velate accuse al cardinale Tarcisio Bertone, Camerlengo vaticano (segretario di Stato), che accadeva mentre Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior ‘suggerito’ direttamente dal Papa per risanare lo IOR, veniva sfiduciato all’unanimità dal Consiglio di Sovrintendenza dello IOR, “con un attacco ad personam del Cavaliere di Colombo Carl Anderson, per delegittimarlo preventivamente”, sembra ispirato proprio dal numero due della Santa Sede.
Un fatto che ha generato allarme nel mondo finanziario europeo e nel Patto Atlantico, dato che “l’opacità voluta, insistita e ricercata dallo IOR può essere una finestra d’opportunità criminale per operazioni d’ogni genere, con il rischio – denunciato nella sua lettera dal cardinal Nicora – di un conseguente colpo alla reputazione della Santa Sede“.

Cosa altro pensare dinanzi ai nove bonifici per 225.000 euro partiti da un conto IOR e destinati a un gruppo di criminali di Catania, grazie al nipote sacerdote di un mafioso secondo uno schema poi rivelatosi piuttosto diffuso, oppure dinanzi all’ordine dato al Credito Artigiano di trasferire 23 milioni alla Jp Morgan di Francoforte (20 milioni) e alla Banca del Fucino per 3 milioni, in barba alla normativa antiriciclaggio italiana.

Un affare scandaloso se scopriamo che, mentre l’Italia era con lo spread alle stelle, qualcuno in Vaticano spostava ingenti capitali all’estero, come descrive Il Fatto Quotidiano del 21 marzo 2012.
Allorchè “la Banca d’Italia impone agli istituti italiani di chiedere allo Ior il nome del reale titolare dei soldi movimentati e la banca vaticana si disamora della penisola. Con una serie di bonifici per decine e decine di milioni di euro i soldi del Vaticano lasciano le banche italiane, come l’Unicredit ex Banca di Roma, e volano a Francoforte alla banca Jp Morgan.
Lo Ior, per effettuare i suoi bonifici milionari che alimentano l’attività delle Congregazioni usa un conto acceso presso l’unico sportello della banca americana Jp Morgan in Italia. … È il cavallo di Troia attraverso il quale lo IOR opera in Italia: i movimenti nell’arco di un anno e mezzo superano il miliardo e mezzo. Nell’ottobre 2011, la Procura di Roma scopre l’inghippo e chiede all’Uif – l’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia – di intervenire. Gli ispettori di Bankitalia chiedono informazioni sui reali intestatari dei soldi movimentati dallo Ior. … Il 15 febbraio, per evitare guai, Jp Morgan comunica a Ior la chiusura definitiva del conto a far data dal 30 marzo 2012”.

Uno IOR che movimenta almeno un miliardo di euro all’anno sul solo conto Jp Morgan di Milano, mentre il patrimonio stimato nel 2008 sarebbe di appena 5 miliardi di euro (fonte Sole24ore), una somma ridicola se si considera che Mukesh Ambani, l’uomo più ricco dell’India, vive a Mumbai con la famiglia in un grattacielo di 27 piani del valore di 1 miliardo di dollari.

«Nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e perturbato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato».

Questo il testo delle dimissioni papali, in cui nessuna parola è lasciata al caso, come ‘il vigore dell’animo diminuito” e ‘l’incapacità ad amministrare’.

Dimissioni che, però, non sono un atto d’impulso, ma hanno avuto tutto il loro tempo per essere organizzate, ad esempio, nominando durante gli ultimi 12 mesi ben 28 nuovi cardinali e portando da 40 a 67 i cardinali elettori da lui espressi e superando di molto i 51 residuali dal pontificato di papa Giovanni Paolo II, così ribaltando gli equilibri interni del Concistoro che dovrà eleggre il nuovo pontefice.

Come sarà la Città del Vaticano e cosa accadrà tra le sue mura, se tra qualche mese avremo due papi, uno in cattedra e l’altro in pensione?

Intanto, La Stampa racconta del parroco di Cesara don Renato Sacco, che testimonia come il monsignor Luigi Bettazzi, alcuni mesi fa, «aveva incontrato il Papa alcuni giorni prima a Roma e ci aveva accennato a una possibile dimissione di Ratzinger legandola a motivi di salute e all’esigenza che lui sentiva di rinnovamento della Chiesa. Un rinnovamento che doveva venire dai vertici della Chiesa stessa».

Più chiaro di così …
La battaglia continua. Il Bene vince, il Male perde?

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Roma, addio raccomandazioni

19 Ott

In una monarchia assoluta, come quella che regna a Roma, non esistono sindacati, non esiste meritocrazia, ma solo cooptazione e fidelizzazione. E’ l’enorme limite dei sistemi assoluti e totalitari, non solo della Città Eterna. Un limite che nei secoli ha alimentato corruzione, privilegi e prebende, al quale, da oggi, il Vaticano inizia a porre rimedio.

Una rivoluzione copernicana, che si spera farà sentire i sui effetti anche nella Roma repubblicana, la Capitale italiana, da 150 anni afflitta dal doppio corso degli onori e degli incarichi che esiste in città.

Roma, una città dove esistono onorevoli che durano cinque anni e ‘gentiluomini di corte, che lo sono a vita. Una metropoli dove per far carriera non basta il merito e/o le ‘solite’ viuzze italiche, ma serve (in un modo o nell’altro) il gradimento o l’acquiescenza di qualche ‘santo in paradiso’.

Ratzinger – papa non beato ma santo – ha posto fine a questa scandalosa prassi che da 2000 anni affligge Roma e l’Umanità intera: “dal mese prossimo una commissione istituita nella Segreteria di Stato – che farà quindi capo direttamente al cardinale Tarcisio Bertone – valuterà tutti i nomi proposti sia per le assunzioni sia per gli incarichi da assegnare, «laici» o prelati che siano. Presieduta dall’Assessore agli Affari generali Peter Brian Wells – il «numero tre» della Segreteria di Stato — sarà composta da almeno cinque membri indicati dai principali dicasteri vaticani.” (Corsera)

“Un classico è il nipote del monsignore, l’amico di famiglia, il bravo ragazzo consigliato dal parroco. L’esperienza insegna che i mediocri — quando va bene — possono combinare disastri, oltre a fiaccare i bilanci.”

Tutto finito? Si spera di si, soprattutto perchè il nipote dle monsignore, l’amico di famiglia, il raccomandato del parroco, spesso e volentieri, finivano per far carriera nelle nomenclature repubblicane e comunali, non in Oltretevere.

Un cambiamento epocale della Chiesa Cattolica, che, non a caso, viene avviato da un papa, Benedetto XVI, che arriva più o meno dalla stessa città da cui partì Martin Lutero nella sua crociata contro i raccomandati e le indulgenze.
Un cambiamento che impiegherà almeno una o due  generazioni per realizzarsi, visti i tempi ‘biblici’ del Vaticano. Un’evoluzione che, se riuscirà ad essere realizzata, cambierà profondamente i paesi latini, da sempre afflitti dalla madre di tutte le mafie, di tutte le inerzie, di tutte le mediocrità: la cooptazione.

Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?
Mezzo vuoto … non sembra che Gesù Cristo avesse progettato la nascita di una monarchia assoluta millenaria, alla perenne ricerca di risorse finanziarie per sostentare la propria corte sprecona.

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Vatileaks, come da tradizione

28 Mag

Lo scandalo Vatileaks che sta scuotendo la Santa Sede non stupisce nessuno. Non potrebbe essere altrimenti, visto che siamo nel III Millennio ed i segreti corrono nell’etere e visto che la Chiesa Cattolica è sempre stata caratterizzata da questi fenomeni.

Del resto, è nella natura stessa delle norme vaticane l’origine del dissidio che si perpetua nei secoli.

Infatti, Gesù non istituì nè i Cardinali nè gli Ordini Laici che compongono la Corte della Monarchia Assoluta che regge lo stato temporale di Città del Vaticano. E cos’altro potremmo aspettarci da una ‘corte di palazzo’, se non trame sterili, speculazioni all’ombra dei potenti, corruzione e lussuria?

La Chiesa non ha bisogno dei suoi Cardinali, se il loro ruolo è quello di principi a corte, ovvero fazione, e non ha bisogno della sua finanza, se questa si fa strumento di impoverimento ed oppressione. Ma, se quanto sta accadendo in Vaticano non stupisce, certamente tutto questo preoccupa.

Le fughe di notizie, le trame di una parte dell’Alto Clero ‘contro’  Benedetto XVI, l’ambigua posizione del Cardinal Bertone, il mancato obbligo di denuncia per i casi di pedofilia tra chierici, il ‘licenziamento’ di Gotti Tedeschi, la marcia indietro nell’attuazione della trasparenza bancaria, le riluttanze messicane a schierarsi contro i Narcos, la centralizzazione del rapporto politico con l’Italia su temi marginali come ‘aborto, unioni civili, eutanasia’, la poca voglia di accomunarsi agli italiani nel pagamento dei tributi locali.

Ce ne è di che preoccuparsi, specialmente se si tratta dell’Italia e degli italiani, che di tutto avevano bisogno fuorchè della ulteriore delegittimazione del clero o di qualche ‘battaglia per la vera fede’ piuttosto che per ‘una etica buona ‘.

E c’è di che preoccuparsi anche dietro le mura vaticane, se, a dieci anni dall’inizio del Millennio 2.0, sono così vistose le crepe di un edificio (ndr un sistema di governance) nato per gli intrighi del ‘600, solo ristrutturato per le speculazioni finanziarie del XIX Secolo e già in forte crisi a partire da cent’anni a questa parte.

Crepe che si concretizzano nell’enorme ammontare dei danni che le sentenze contro i preti pedofili stanno accollando alla Santa Sede, nei casi in cui fosse informata, delle perdite registrate dalle ‘banche amiche’ travolte dalla Crisi dell’Eurozona tedesca, dei minori ricavi che le norme sulla trasparenza bancaria e sui rapporti con narcomafiosi stanno via via producendo, della minore disponibilità dello Stato italiano (o meglio dei suoi cittadini) a sostenere quasi esclusivamente il Centro Italia, per quanto riguarda monumenti, turismo e storia.

Una brutta fase di transizione – di cui resterà ampia traccia nei libri di storia – che scaturisce dalla lunga durata del pontificato di Carol Woytila – papa beato e grande comunicatore, ma non ugualmente abile come pastore di uomini – che ha lascia allo Stato del Vaticano alcune ‘opere’, alcune infrastrutture tipiche del Novecento: una banca d’affari, l’Istituto Opere di Religione, il controllo di una casa farmaceutica, la Orphan Europe, dominante nel settore dei farmaci orfani, e qualcosa di mezzo tra una ‘corporation’ ed una loggia, ovvero l’Opus Dei.

Probabilmente, Benedetto XVI sperava di ‘bonificare’ e trasformare queste infrastrutture, in modo che esse potessero non solo finanziare il mantenimento ed il funzionamento del clero (a quanto pare enormemente costoso), ma anche la carità e la ‘buona economia’.

Evidentemente, non è andata così e possiamo solo confidare nella fermezza del Pontefice a mantenersi dalla parte di “quelli che soffrono a causa della povertà, della corruzione, della violenza domestica, del narcotraffico, della crisi di valori o della criminalità”, come ha ricordato, giorni fa, nell’omelia dei Vespri.

C’è molta pulizia da fare nelle stanze vaticane e tutto il mondo attende di sapere se si risolverà con qualche arresto semi-secretato oppure se cambierà qualcosa nel sistema bancario e qualcos’altro nella ‘corte di palazzo’.

Non a caso ‘Paoletto’ il Corvo ha tenuto a precisare (fonte La Repubblica) che “chi lo fa agisce in favore del Papa”, “la mente dell’operazione non è una sola, ma sono più persone. Ci sono i cardinali, i loro segretari personali, i monsignori e i pesci piccoli.” Infatti, secondo il “corvo” tutto è stato organizzato per far venir fuori “il marcio” che c’è nella Chiesa ma “alla fine è diventato un tutti contro tutti”.”

Ratzinger, dunque, riuscirà a creare un ‘sistema costituzionale’, che separi le funzioni religiose da quelle gestionali, ovvero subordini denaro e profitto alla fede ed al servizio? Riuscirà Benedetto XVI ad affermare che fede, verità e trasparenza sono l’un l’altra imprescindibili?

Oppure in Oltretevere si continuerà come ‘da tradizione’?

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