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Carfagna-Pittelli e l’obbligo di denuncia

13 Dic

Di nuovo in carcere Giancarlo Pittelli, avvocato penalista ed ex coordinatore regionale di Forza Italia in Calabria, ex deputato membro della commissione Giustizia alla Camera, per scelta personale sua e non per “colpa” di Mara Carfagna, come vedremo.

I pregressi sono importanti, dato che era il 9 dicembre 2019 quando veniva arrestato nell’ambito del blitz “Rinascita-Scott” (Fatto Quotidiano link), che ha portato a 334 arresti tra le organizzazioni di ‘ndrangheta della cosca Mancuso. L’accusa formulata dai magistrati per Pittelli era di associazione per delinquere di stampo mafioso.
Per i giudici (Il Vibonese – link) si trattava di una “figura ancora utile alla cosca Mancuso di Limbadi, che viene definita dal Riesame come consorteria fra le più potenti dell’intera ‘ndrangheta calabrese “che ha dimostrato periodicamente una straordinaria resistenza e capacità a riorganizzarsi”.
Ad ogni modo, quasi un anno dopo, il 17 ottobre 2020, gli erano stati concessi gli arresti domiciliari per ragioni di salute.

Dopo ancora un anno, il 19 ottobre 2021, Giancarlo Pittelli, ritornava in carcere con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito dell’Inchiesta Mala Pigna, avente per oggetto un traffico di rifiuti gestito dalla cosca ‘ndranghetista Piromalli.
Il Fatto Quotidiano (link) riporta che Giancarlo Pittelli viene indicato “quale risolutore dei più svariati problemi dei clan «sfruttando le enormi potenzialità derivanti dai rapporti del medesimo con importanti esponenti delle istituzioni o della pubblica amministrazione, in particolare delle forze dell’ordine, e, quindi, dalle illimitate possibilità di accesso a notizie riservate” e “veicolava informazioni all’interno e all’esterno del carcere tra i capi della cosca Piromalli detenuti in regime carcerario ai sensi dell’articolo 41 bis”.

Il 12 novembre 2021 il Tribunale del Riesame concedeva i domiciliari anche per questa accusa, cioè di aver dato un contributo effettivo al perseguimento degli scopi illeciti di un’associazione di tipo mafioso senza però prender parte al sodalizio mafioso: l’imputato chiedeva il giudizio immediato e soffriva per motivi di salute.
Neanche un mese e di nuovo il carcere, per aver comunicato per iscritto con un ministro nella sua veste di pubblico ufficiale, anche se – per altro – l’On. Mara Carfagna non ha alcuna competenza nel caso Pittelli, dato che ha la delega per il Sud e la coesione territoriale.

Dunque, non c’è da stupirsi se è finito di nuovo in carcere e, soprattutto, non c’è da indignarsi: è stata una precisa e consapevole scelta dell’ex deputato quella di rivolgersi formalmente ad un pubblico ufficiale, obbligandola alla denuncia.

Infatti, non possiamo pensare che l’avvocato e deputato Pittelli non conosca i dispositivi sia dell’art. 264 e sia dell’art. 331 del Codice di procedura penale, dove il primo vieta a chi è agli arresti domiciliari di avere comunicazioni eccetto che con i congiunti e il secondo obbliga qualsia pubblico ufficiale a denunciarlo se ne viene a conoscenza.

Dispiace per Mara Carfagna, fatta bersaglio dai ‘soliti’ media a caccia di ‘strilla’, e dispiace per gli italiani, che degli scopi illeciti di un’associazione di tipo mafioso sono le vittime e che attendono che i colpevoli arrestati due anni fa con accuse (e si suppone prove) gravissime siano già in procinto della condanna, lasciando liberi coloro che fossero estranei.

Demata