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Manovra insufficiente: ci vuole il coraggio di un Presidente

15 Set

Queste le misure del Governo per risanare la finanza pubblica italiana che porteranno qualche quattrino nelle casse dello Stato:

  • Iva al 21%
  • Contributo di solidarietà del 3% per i redditi oltre i 300 mila euro
  • Comuni e Regioni potranno dal 2012 aumentare l’addizionale Irpef
  • Meno agevolazioni per le Coop
  • Addizionale del 10,5% per le società di comodo
  • Taglio del 10-20% delle indennità parlamentari
  • Accorpamento dei Comuni sotto i 1.000 abitanti
  • Nuove lotterie e aumento dell’accisa sui tabacchi

A queste vanno ad aggiungersi il Tfr degli impiegati statali ritardato di 24 mesi per le pensioni di anzianità ed un assemblato di misure aleatorie, come lo “spendig review” di un governo che i conti non li fa mai giusti, la promessa di eliminare le Provincie, le liberalizzazioni che escludono farmacie, taxi e tirocini professionali, gli scontrini fiscali sulle spiaggie.

Infine, si promettono tagli ai ministeri per 6 miliardi nel 2012 e la riduzione del 10% dei dirigenti statali, ben sapendo che questi costi (maggiorati) saranno assorbiti dagli Enti Locali con il Federalismo.

Intanto, Berlusconi vacilla sotto l’incalzare dei magistrati napoletani, il Partito Democratico è paralizzato dalle lobbies finanziarie che lo sorreggono, il Terzo Polo è pressochè ignorato dai Media, metà dell’elettorato potrebbe non andare a votare in queste condizioni, la Lega regredisce politicamente sempre di più.

E’ una situazione che va avanti da un anno ormai, con il nostro Presidente che ha sempre concesso al nostro Governo quei 30-60 giorni che gli sono serviti per tenersi in sella. E’ accaduto a Natale quando Berlusconi ebbe il tempo di ricostruire una maggioranza, grazie a Scilipoti e altri, è accaduto ad agosto, quando Governo e Parlamento stavano andando in ferie, lasciando il Paese con le finanze al lumicino, i mercati indiavolati e l’Europa in allarme rosso.

Tra una settimana o poco più, saranno trascorsi 60 giorni da quando i mercati e l’Euro ci hanno “attenzionati” e questa manovra è il massimo che riescono a fare questo Governo, questo Parlamento, questi Partiti.

Una manovra “piccina così”, decisamente insufficiente, che non ferma gli sprechi e le prebende, che non rilancia il paese, che è fortemente recessiva, come in Europa qualcuno inizia a lamentare.

Si sta avvicinando l’ora del Presidente, il giorno in cui, approvata questa infima manovra, l’Italia ufficializzerà l’incapacità di questo Governo e di questo Parlamento e ricorrerà al governo tecnico istituzionale per andare a votare con una manovra un po’ più salda e con una legge elettorale decente.

Una decisione coraggiosa, degna di un uomo fedele all’Italia ed agli italiani, che può essere presa solo dall’unico tra noi al quale la Repubblica concede, con mille limiti, il potere del re e del padre di famiglia.

L’alternativa, la Grecia, è sotto gli occhi di tutti: turbolenze finanziarie, agitazione di piazza, recessione e stagnazione, incapacità politica, corruzione e declino.

Eurobonds? No grazie.

12 Set

L’uscita di Jurgen Stark dalla Banca centrale europea, cui seguirà la probabile nomina del socialdemocratico Joerg Asmussen, vice di Wolfgang Schaeuble alle Finanze tedesche, preluderà, molto probabilmente, ad una ennesima debacle dell’Euro e dell’Europa.
Si persisterà sulla strada del salvataggio della Grecia, della violazione del Patto di stabilità, degli Eurobond ad avallo dei debiti nazionali, dell’Europa ad una velocità.

Ricordiamo che l’Euro è un percorso intrapreso solo dalla metà dei paesi europei e che la defezione greca non sarebbe un gran danno, anche perchè finalmente potrebbe aprirsi un confronto sui dogmi con cui Prodi, a capo della Commissione Europea, indicò la via dell’unione finanziaria, senza unire fiscalità o parlamenti.
Come anche non va dimenticato che gli Eurobond potrebbero rivelarsi, già alla seconda emissione tra dieci anni, un enorme boomerang ed un problematico cavallo di troia da parte di potentati finanziari internazionali.

Un’Europa che avrà un parlamento di 1500 e passa deputati, senza però poteri nè una lingua comune, spesso espressione di interessi locali o lobbistici.
Sarebbe una follia consegnare a questa Europa un assegno in bianco come lo sono gli Eurobond ed il superamento del patto di Stabilità, come chiede la Sinistra.

Allora sì che faremmo tutti la fine della Grecia.

La CGIL e la rappresentanza unitaria (che non c’è più)

6 Set

Oggi, la CGIL con il sostegno di Italia dei Valori, Partito Democratico e Sinistra e Libertà ha fermato l’Italia “in difesa dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori. No alla libertà di licenziare”.

“Se non ora quando?”» aveva detto Susanna Camusso, segretario nazionale della CGIL, rivolgendosi alla CISL ed alla UIL e così determinando un gravissimo strappo all’unità sindacale.

L’articolo 39 della Costituzione Italiana prevede che “i sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro.”

Dunque, anche se l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori fosse imprescindibile ed irrevocabile, varrebbe la pena ricordare che viene prima, per norma e per logica, l’articolo 39 della Costituzione: niente rappresentanza unitaria, niente contratti …

Sciopero generale, bruciati 50 miliardi di euro?

6 Set

Secondo studi pubblicati negli Stati Uniti una trentina di anni fa (riportati da Il Giornale, sarebbe dimostrato che una giornata di astensione generale dal lavoro causa una perdita di PIL dello 0,4%.
Facendo i conti della serva, se un anno lavorativo si estende su 283 giorni (365 decurtati delle domeniche e di un mese di ferie), un giorno di sciopero generale, di serrata, è almeno pari al 0.35% del PIL (uno diviso 283).

Diciamo che, con buona approssimazione, oggi l’Italia avrà perso 30-50 miliardi di Euro in PIL per uno sciopero generale proclamato da uno solo dei quattro sindacati di grande rilevanza nazionale e sostenuto da Italia dei Valori, Partito Democratico e Sinistra e Libertà .
Considerato che la manovra congiunturale richiesta dall’Unione Europea è di 80 miliardi di Euro, bastava lavorare gratis per un giorno tutti, piuttosto che scioperare, ed il problema ce lo eravamo risolti da soli, senza “l’aiuto” di sindacati, opposizione e governo.

Una vicenda fantozziana … specialmente se le cronache devono annotare che non sono arrivate grandi proposte o richieste su come uscire dalla congiuntura e quali riforme avviare con urgenza, eppure, nel corteo romano, c’erano Camusso, Di Pietro, Vendola e Bersani.

Certo ci voleva un segnale ad un governo che disfa di notte ciò che di giorno fa, non è questa la mossa giusta per superare la crisi e la Grecia ce lo ha dimostrato. Quanto l’iniziativa della CGIL possa risultare incomprensibile ce lo conferma la BBC online, che titola “Italians launch general strike against austerity” (ovvero: gli italiani scioperano contro l’austerity).

Infine, gli slogan, i comizi e le interviste ci hanno confermato che la CGIL ha proclamato lo sciopero “in difesa dell’art. 18. No alla libertà di licenziare”.

Quello di oggi non era uno sciopero per sollecitare un governo improduttivo ed un parlamento in ferie mentre i mercati crollano od un’opposizione “impropositiva” che, con Bersani, chiede la solita minipatrimoniale “per dare un po’ di lavoro in giro, per far partire un po’ di cantieri degli enti locali”.

Abbiamo bruciato almeno lo 0,3% del PIL per uno sciopero generale e questo è tutto?

2013, l’anno delle elezioni

4 Set

Mentre dalle fila del Partito Democratico arrivavano apprezzamenti per la possibile scesa in campo del cinquantenne Alessandro Profumo (ex Credito Italiano ed ex Unicredit), Angelino Alfano ribadisce la candidatura di Silvio Berlusconi, sull’opposto fronte del Popolo delle Libertà, nelle elezioni politiche del 2013.

Due eventi apparentemente analoghi, ma in realtà diversisssimi.

Da un lato l’ennesimo segno palese di cottura del Partito Democratico, che non ha un leader “tecnico” da proporre, ma solo politici “puri”. Dall’altro, il PdL che, dopo il “paese di m… , me ne vado”, deve rassicurare istituzioni, lobbisti ed elettori.

Quanto al 2013, non oso immaginare l’effetto, sul nostro paese, di una campagna elettorale “infinita”, visto che ci sarà da votare per le Elezioni Politiche e le Europee, una bella fetta di Amministrative e, per non farsi mancar nulla, anche l’elezione del Presidente della Repubblica.

Il tutto mentre siamo nell’anno clou, il 2013, per quello che riguarda gli impegni presi verso l’Europa, con il rischio che il nuovo Parlamento si ritrovi ad aprire il 2014 annunciando di aver trovato buchi e danni maggiori di quelli che già attualmente facciamo difficoltà a riconoscere?

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Berlusconi lascia tra qualche mese, si va al governo tecnico?

1 Set

La manovra, che il Parlamento si ripromette di varare, somiglia sempre di più ad un enorme TIR, pieno di scatoloni vuoti ricoperti da etichette tra le più disparate, alcune ben apposte altre staccate e riappiccicate, come dimostrano gli strappi sul cartone dello scatolone più vicino.

Un TIR che non riesce a far manovra per uscire da un enorme slargo ed imboccare una qualunque via, semplicemente perchè lo sterzo è bloccato, ci sono tre autisti al posto di uno, i semafori lampeggiano all’impazzata ed i freni (l’Opposizione e gli altri poteri) sembrano proprio non funzionare.

Un enorme veicolo che è esso stesso, in realtà, il tesoro da trasportare, perchè si tratta dell’Italia e del suo futuro.

L’Europa chiede di rientrare di soli 80 miliardi di euro in tre anni, su un PIL che è 25 volte tanto: non sarebbe un’impresa affatto difficile, se non fosse che Lorsignori hanno raschiato il fondo del barile e, adesso, si tratterebbe di toccare i loro interessi ed i loro quattrini.

Prendiamo atto che questo Parlamento proprio non riesce a legiferare (vedi il caso di L’Aquila), che questo Governo ha già troppo spesso emanato norme incostituzionali, che questa classe politica ha concluso il suo ciclo e che i fatti giudiziari stanno iniziando a raccontare abissi peggiori di Tangentopoli.

Ci vorrà ancora un mese, mentre i ministeri rientrano dalle ferie ed il paese prende atto del disaccordo e della inconcludenza di tanto discutere, dopo di che, i mercati non sono mai pazienti, non resterà che andare al  governo tecnico istituzionale per la manovra e le elezioni.

D’altra parte, è lo stesso premier, Silvio Berlusconi, a pensare che non ci sia altra strada … altrimenti, perchè affermare: “Tra qualche mese me ne vado …vado via da questo paese di merda…”.

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Una manovra contro di noi

30 Ago

Questo è tutto quello che le generazioni nate tra il 1925 ed il 1950 hanno riservato a noi che siamo nati dopo di loro.
E’ iniziata quando avevamo ancora 15 anni, cambia poco se fossero gli Anni Settanta, Ottanta o Novanta e, dopo 20-30 anni, continua ad andare così.

Una letale e brutale corsa senza traguardo e senza vincitori: una generazione in esubero da “smaltire”.

Siamo tutti vittime di due generazioni abbarbicate alle poltrone del potere, che mai hanno voluto ascoltare ipotesi, teorie e soluzioni diverse da quelle che a loro facevano comodo in quel momento.
Predatori, che ci hanno portato alla rovina arraffando tutto quello che c’era, durante il Boom economico, e che intendono continuare a farlo finchè ci sarà sangue e linfa da succhiare.

Le loro pensioni non si toccano, le nostre si.
Fuckin’ bastards …

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Le pensioni dei laureati e l’iniqua manovra

29 Ago

Le prime anticipazioni dei media su quanto concordato dagli esponenti della Lega e del PdL riuniti a Villa Certosa raccontano di un’altra iniqua legge a carico dei lavoratori italiani.

I titoli recitano il canonico “stretta sulle pensioni”, ma nella realtà si tratta di una stretta sui lavoratori laureati del settore pubblico: “il calcolo verrà effettuato solo in base agli “effettivi anni di lavoro” e non dovrebbe più tener conto degli anni di servizio militare prestato e degli anni universitari.”

In pratica, sono 4 anni di servizio in più per tutte le posizioni da laureato del settore pubblico.

Cosa giusta? No, iniqua e controproducente.

Innanzitutto, precisiamo che i laureati del settore pubblico devono pagare una congrua somma per riscattare gli anni di studio universitario, spesso versando l’intero equivalente dei contributi dovuti.

L’INPDAP, l’ente di previdenza che copre questi lavoratori, è  in ottima salute ed è talmente ricco che, se svincolato dal Ministero dell’Economia, avrebbe addirittura i capitali per rinegoziare i prepensionamenti necessari a far posto a giovani ed innovazione, nelle scuole, come negli ospedali o nelle  università.

Inoltre, l’INPDAP, in base alle regole di bilancio europeo, non dovrebbe vertere direttamente sulle spese dello Stato e non si comprende quale sia il beneficio in termini di manovra o di minor spesa.

Va anche aggiunto che il “computo degli studi universitari” è frutto di lunghi anni di battaglie professionali e sindacali, dato che  i laureati entrano nel mercato del lavoro diversi anni dopo i diplomati, perchè devono, a proprie spese, acquisire le conoscenze e le competenze di livello universitario necessarie al lavoro che faranno, in un paese che non è affatto prodigo di ostelli, borse di studio e meritocrazia.

Una vera cattiveria, specialmente se consideriamo che non tutte le categorie sono effettivamente colpite da questa norma: i docenti universitari, i magistrati ed i medici già adesso tendono a rimanere in servizio fino od oltre il 65° anno di età. Le categorie di laureati effettivamente colpite dall’azzeramento del riscatto pensionistico degli studi universitari sono quelle della scuola (precari ed alunni inclusi), dei neoassunti (che difficilmente matureranno i 40 anni di base pensionistica) e dei malati cronici (costretti a trascinarsi al lavoro per quattro anni extra).

La cattiveria, per inciso, non sta solo nel tipo di categorie colpite, ma nel sistema pensionistico pubblico, che non consente alcuna forma di negoziazione su TFR e computo pensionistico per i malati, come invece è possibile nel settore privato e con le assicurazioni.

Una vera iniquità, non solo verso giovani ed invalidi, ma anche verso chiunque non sia già pensionato, visto che restano intatte le pensioni d’anzianità e d’annata, cioè proprio quelle per le quali i contributi versati sono esigui a confronto con le somme percepite.

Una svista epocale, quella di prolungare il servizio ad un paio di milioni di laureati, se consideriamo i promessi tagli alla pubblica amministrazione, la quantità di precari che attendono da anni, l’urgenza ultraventennale di riformare ed innovare.

Una vergogna, che non sarà facile emendare.

Manovra: le (poche) proposte del PD

23 Ago

Dal Partito Democratico, da molto tempo ormai, erano attese proposte per riformare il paese e per uscire dalla crisi. Proposte mai arrivate, nè durante il flebile Governo Prodi bis nè in questi tre anni di “eccesso di Berlusconismo”.

Forzati dagli eventi (e da una possibile debacle elettorale), i Democratici in questi giorni si affrettano a studiare, assemblare e proporre proposte alternative da proporre al Parlamento per alleggerire i nostri debiti di 80 miliardi di euro, come ci chiedono l’Europa ed il buon senso.

Rispetto alle proposte, piuttosto variegate e da rivedere, che arrivano dal PdL-Lega, è abbastanza interessante notare come il Partito Democratico:

  1. non sembra interessato a ridurre il personale politico, riassorbendo i piccoli comuni e le provincie negli altri enti locali senza, ovviamente, cancellarne le funzioni ed i servizi;
  2. non manifesta una qualche sensibilità riguardo l’esenzione pressochè totale da tasse e tributi di cui beneficiano lo Stato del Vaticano e le sue attività clericali ed imprenditoriali in Italia;
  3. insiste sulla necessità di riformare le pensioni, in nome di un non ben chiarito “patto generazionale”, senza però fare cenno alle pensioni doppie, triple e d’annata od ai TFR e,soprattutto, alla liberalizzazione del sistema assicurativo di cui proprio Bersani era, solo 5 anni fa, l’alfiere;
  4. non intende offrire a Berlusconi nessuna “mano tesa”, nonostante le sue evidenti difficoltà a proseguire l’attuale mandato di governo unitamente con la Lega per l’indipendenza della Padania.

Per non parlare del Meridione (ed infatti non se ne parla), a fronte di una disoccupazione sempre più crescente, specialmente tra le donne ed i giovani, i Fondi per il Sud stornati su Roma, L’Aquila e non si sa cosa, la Cassa Integrazione Speciale che ha beneficato quasi esclusivamente i disoccupati del Nord, i tagli della Gelmini che colpiscono principalmente scuole e docenti del Centrosud.

A riprova di una difficoltà progettuale di vecchia data, Stefano Fassina, Responsabile del PD per l’economia intervistato ieri da RAINews, seppur chiedendo la reinclusione del “falso in bilancio” tra i reati perseguibili, non ha avanzato particolari proposte “strutturali” riguardo la manovra o la crisi: solo ritagli da apportare per sostenere, nella sostanza, i fornitori degli Enti Locali, cioè molto spesso artigiani, Coop e Onlus.

Anche riguardo il sindacato, la posizione espressa da Fassina è significativa della situazione “a Sinistra”: a difesa della pluralità del Sindacato, cioè della CGIL rispetto a CISL e UIL. Non si parla di tagliare le reti RAI, non si parla dei privilegiati (e spesso benestanti) inquilini di edifici (pubblici) ormai di valore storico, non si parla della scuola negletta o delle Università spendaccione e neanche della Sanità costosa e di bassa qualità.

Ci si aspettava qualcosa di più.

E, così andando l’umore degli elettori, arriva la proposta di Bersani e Letta, che, annunciata per domani, si articolerà “in pochi punti. Primo: una terapia choc contro l’evasione” con “sette o otto grimaldelli. Secondo, una imposta sui patrimoni immobiliari rilevanti. Terzo: un ridimensionamento drastico di pubblica amministrazione, istituzioni e costi della politica. Quarto: un contributo di solidarietà che finalmente gravi non sui tassati ma sui condonati. A questo aggiungiamo liberalizzazioni, dismissioni ragionevoli del patrimonio pubblico e un po’ di politica industriale e di sostegno all’economia”.

Le parole suonano bene … speriamo.

I Comuni protestano? No, solo i sindaci …

23 Ago

La notizia del giorno è la protesta organizzata dall’ANCI, l’Associazione nazionale Comuni Italiani, contro il taglio dei piccoli e piccolissimi comuni.

I media parlano di protesta dei Comuni, ma, a ben vedere, sui teleschermi ci sono i Sindaci e i loro Consiglieri.

Esattamente loro: i (giustamente) trombati dai tagli agli sprechi … ma i Media non danno (ancora) a vedere di essersene accorti. Chissà cosa ne pensano i cittadini, sia quelli che vivono nei comuni con 600 abitanti sia quelli che, nelle grandi città, per eleggere un municipio devono essere in 400.000 …