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Toti, Bernabei e gli anziani: tre domande

6 Nov

Il Governatore Toti non ha considerato che, solo come pensioni, gli italiani anziani o invalidi producono oltre 300 miliardi di euro di PIL annuale.


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La produttività degli anziani: siamo il paese dove quasi 20 milioni di anziani e invalidi non hanno nè percorsi nè servizi domiciliari, ma solo prestazioni regionali ‘universali’ e sottobanco allungano 50 euro per volta a chi gli fa la spesa o le punture o qualche commissione, sempre che non ci siano 3-500 euro da spendere per il consulto in intramoenia o diverse migliaia per i congiunti più giovani e meno produttivi
E senza parlare dei malati fragili over55 incastrati nel lavoro, mentre cercano di non aggravarsi troppo, grazie a leggi che hanno trasformato il pensionamento in una corsa ad ostacoli.

Proprio riguardo gli anziani e dei lavoratori con malattie croniche a contatto con mille persone arrivano le affermazioni del prof. Roberto Bernabei, primario di Geriatria del Policlinico Gemelli di Roma e membro del CTS, che a Piazza Pulita riguardo il Covid precisava: “Se questa malattia fucila i vecchi è una cosa molto grave, naturalmente. Però è, come dire, una malattia normale… Le malattie infettive purtroppo aggrediscono i più fragili”.

Una malattia infettiva tra le tante che normalmente uccidono tanti anziani e malati fragili, se la nostra società non è organizzata per tutelarli, insomma.

Una società – dunque – che potrebbe non bloccarsi per la pandemia da Coronavirus, se fosse effettivamente strutturata per tutelare alcuni diritti di tutti, quando diventiamo anziani o invalidi.
Un sistema dove partite iva e lavoro dipendente trovano un reddito stabile anche durante una crisi, se quei 300 miliardi di pensioni fossero spesi per gli anziani e dagli anziani.

Se in Italia gli anziani e gli invalidi ‘spendono’ oltre 300 miliardi di consumi – e tale è l’entità reale – resta davvero oscuro come mai non è possibile garantirgli sanità, previdenza e assistenza adeguate e come mai questa enorme somma non alimenta lavoro ed impresa per i servizi alla persona e l’artigianato?

Relegando in casa gli anziani e i malati fragili, come si pensa di adeguare i servizi regionali sanitari e assistenziali? E che consumi deriverebbero da quei 300 miliardi di euro che ‘producono’?

Senza le Casse, Mutue, Residenze eccetera che il sistema ‘universale, ma regionale’ ha fagocitato a partire dal 1974, quale infrastruttura di , Servizi alla persona può mai offrire l’Italia per tutti noi quando invecchiamo o ci ammaliamo cronicamente?

Demata

A Davos, Angela Merkel e le allarmanti notizie del Premier Conte

1 Feb

1527242134-frankfurterIl microfono malizioso di una telecamera di Piazza Pulita coglie un dialogo tra il Premier Conte e Angela Merkel e ci offre uno scenario significativo sia  degli uomini al governo sia dei reali scopi della Lega e dei Cinque Stelle.

Da mesi la notizia di maggiore interesse per economia e politica è quella della recessione e del debito crescenti con l’Iva che potrebbe impennarsi al 24,5%: tutti, inclusa la Merkel, vorremmo sapere quale sia la ‘sofferenza del Movimento’ dinanzi ad una tale manifesta impotenza/incapacità, vista anche la situazione di Roma e Torino.
Ebbene, i Cinque Stelle “sono molto preoccupati perché Salvini è circa al 35-36% e loro scendono al 27-26%”.

Riguardo le politiche migratorie e la presenza italiana nel Mediterraneo, la totale superficialità e l’assenza di progettualità con cui si affronta il problema è evidente: se Salvini dice che tutti i porti sono chiusi, io ho detto: “Ok, vuol dire che li prenderò in aereo!” … 

Tutti ci stiamo chiedendo quale sia il ruolo del Presidente del Consiglio, aspettandoci che, come di solito, sia garante del Programma e dell’unità d’intenti del Governo. Adesso, lo sappiamo che non c’è nulla da aspettarsi: “la mia forza è che se io dico: “Ora la smettiamo!” , loro non litigano.” 

Andando al diretto interesse dei partner stranieri come degli italiani, cittadini o imprese che siano – cioè la politica monetaria, fiscale e commerciale – il premier Conte questionato da Angela Merkel sul ‘focus dei Cinque Stelle” … spiega che ora ci sono molti nel partito che dicono: “Il nostro amico è la Germania, e quindi dobbiamo fare la campagna contro la Francia!”

E riguardo l’ormai controverso leader della Lega , il premier italiano è esplicito con la collega tedesca: “Matteo Salvini è contro tutti e chiude tutto“.

Dunque, la Germania è informata che i Cinque Stelle non hanno un programma, pensano innanzitutto alla campagna elettorale, litigano e non c’è dialogo con Salvini, mentre – riguardo l’Italia intera – il premier non dirige il governo, anzi funge quasi da arbitro

Qualcuno pensa che Angela Merkel sia uscita rassicurata da questo breve colloquio? E la Francia presa di mira anche per mero tornaconto elettorale? O il resto d’Europa a veder confermato che Matteo Salvini è ‘contro tutti’?

Demata

Monti alle stelle e gli italiani si arrangino

10 Feb

“L’Italia non è in uno stato in cui ha bisogno di sostegno finanziario da parte della Comunità internazionale, ma ha bisogno solamente di una migliore governance. La crescita in Italia è necessaria, non solo per ridurre il tasso di disoccupazione, ma anche per assicurare la sostenibilità dei conti”.

Mario Monti, in visita in USA, ha anche annunciato che il pacchetto sulle liberalizzazioni potrà essere approvato nel giro di due settimane ”con modifiche minimali” e che il terzo pilastro dell’azione di governo, oltre alla disciplina di bilancio e alle liberalizzazioni, “è la riforma del lavoro”.

Tagli al Welfare, eliminazione delle “protezioni” verso i piccoli imprenditori e professionisti, deregulation del lavoro: questi i “pilastri” – molto british e molto neolib – del nostro Governo.

Peccato che il popolo italiano e gli analisti tutti avessero evidenziato che il “male italiano” va ricondotto alla Casta ed agli sprechi, all’immane spesa dell’apparato pubblico, allo strapotere delle banche e delle mafie, ai sistemi di controllo e sanzione farragginosi e deboli.

Tra qualche giorno, Mario Monti ritornerà dagli USA e noi ritorneremo a chiederci – magari dopo le aste di titoli di marzo – se quello attuale è un governo tecnico, che si occupa solo di “riforme tecniche” ed ha un tempo prefissato, oppure è un governo di programma, che opera riforme politiche e che arriva fino a fine legislatura.

Differenza irrilevante, ormai? Mica tanto: un governo tecnico non ha titolo ad innalzare l’età pensionabile o ad intervenire sull’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori … e, comunque, ambedue le materie sono referendabili, con esiti scontati, almeno per quanto riguarda la riforma delle pensioni.

Intanto, mentre mezza Italia è sotto la neve, non si vede un soccorso pubblico, come anche con il Meridione al collasso, si parla solo d’altro. Inutile chiedersi quali sarebbero le priorità di un “governo di programma”, specialmente se “l’antipolitica” è al centro delle conversazioni dei cittadini comuni.
Specialmente, se il governo non ha altro da dirgli che “arrangiatevi”.

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