Tag Archives: PCL

Lettera all’Europa: la lista degli intenti

27 Ott

Questa la lista, al possibile completa, della miriade di promesse e garanzie che il Governo Italiano, senza l’avallo del Ministro dell’Economia e delle Finanze, ha promesso all’Europa a nome di tutti noi.

Incredibilmente, l’Europa “ci crede”, forse allettata dall’enorme svendita che Berlusconi promette, ma ditemi voi se, nell’Italia che ben conosciamo, sia possibile mettere in atto una tale manovra in una dozzina di mesi, se alcune misure siano davvero opportune, come quelle ad esempio, sui trasporti o la concorrenza e se altre, quelle sul sistema elettorale o sulle liberalizzazioni, siano esenti da itneressi di fazione o personali.

  1. Pensione a 67 anni dal 2026
  2. Libertà di licenziamento per «motivi economici»
  3. Privatizzazione dei servizi pubblici locali
  4. Liberalizzazione dei servizi nei comparti idrico, dei rifiuti, dei trasporti, locali e nazionali e delle farmacie comunali
  5. Liberalizzazione degli orari dei negozi, della distribuzione dei carburanti ed delle assicurazioni Rc auto
  6. Piena attuazione della Riforma Brunetta
  7. Tariffe minime dei professionisti derogabili
  8. Contratto di apprendistato e rapporti di lavoro a tempo parziale per donne e giovani
  9. Garanzia dello Stato per i mutui dei precari
  10. Riforma dei sistemi fiscale e assistenziale
  11. Integrazione operativa delle agenzie fiscali
  12. Razionalizzazione di tutte le strutture periferiche dell’amministrazione dello Stato e degli enti della previdenza pubblica
  13. Riorganizzazione della rete consolare e diplomatica
  14. Privatizzazione delle aziende controllate dagli enti territoriali
  15. Contratti di programma dei maggiori aeroporti italiani
  16. Ottimizzazione delle gestioni negli impianti portuali
  17. Semplificazione in materia di trasporto eccezionale su gomma
  18. Rimodulazione delle aliquote delle imposte indirette, inclusa l’accisa
  19. Agevolazioni fiscali ridotte del 5% per il 2012 e del 20% dal 2013
  20. Riforma costituzionale della libertà di iniziativa economica e della tutela della concorrenza
  21. Agevolazione della capitalizzazione delle aziende
  22. Deducibilità del rendimento del capitale di rischio
  23. Partecipazione pubblica di venture capital e private equity
  24. Costituzione di zone a burocrazia zero in tutto il territorio nazionale
  25. Razionalizzazione e soppressione delle Provincie
  26. Riallocazione delle funzioni delle Regioni o ai Comuni
  27. Riduzione significativa del numero dei parlamentari
  28. Riforma in senso federale dello Stato
  29. Rafforzamento del ruolo dell’esecutivo e della maggioranza
  30. Modifica dell’elettorato attivo e passivo per l’elezione al Parlamento nazionale
  31. Piano organico per le dismissioni, in collaborazione con le principali istituzioni economiche e finanziarie internazionali
  32. Trasformazione delle aree di crisi in aree di sviluppo

Sarkozy esulta, sperando di “comprarsi” Enel, Eni e, magari, Finmeccanica; la Merkel è “gelida”: da buona tedesca riconosce danni e bugie a miglia di distanza.

originale postato su demata

Le misure dell’Italia al vaglio dell’Europa

26 Ott

Solo nel pomeriggio è arrivata a Bruxelles la lettera di intenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, cioè del governo italiano, con l’elenco degli interventi vincolanti di finanza pubblica e di politica infrastruttuale che l’Italia intende attuare con scadenze chiare per invertire deficit e declino.

Cosa sia contenuto in questo documento, al momento non è noto agli italiani, mentre lo è a cittadini quali sono i politici ed i tecnici che valuteranno e determineranno il destino del Bel Paese.

E’ evidente che ci sia un “difetto di democrazia”, che è, solo in certi limiti, comprensibile a causa delle speculazioni e delle proteste che il documento potrebbe scatenare, se fosse reso pubblico prima ancora di diventar legge.

Quello che non è comprensibile, e che l’Europa non dovrebbe avallare, è che questo testo incognito che nasce da un concentrato di “conflitti di interessi”, tra premier, ministri e sottosegretari, vuoi per i noti interessi finanziari di Berlusconi, vuoi per le indagini di mafia, tra gli altri, Cosentino e Romano, vuoi per le “quote latte” e non solo, difese a squarciagola da Bossi e Calderoli. Un “conflitto” che si estende all opposizione, se parliamo dell’UDC e di una parte del PD, che hanno ereditato gli interessi consociativi dell’ex-DC e dell’ex-PCI.

Non è un caso che, finora, si sia sentito parlare di condoni e pensioni, che, tra l’altro, hanno destato notevoli perplessità tra tecnici e politici di maggioranza e di opposizione. Una miriade di proposte, se consideriamo il periodo agosto-ottobre, di cui non si sa “quanto e cosa” sia stato inserito nella stesura finale.

Non può nascere una “nuova” Italia senza trasparenza e non potrà esser chiesto a chi reclamerà di essere “politically correct”, se il popolo neanche sa cosa pende sulle proprie teste e la decisione viene presa all’estero.

E’ un “difetto di produzione”, un greve dubbio che non possiamo permetterci, se tutto va a cambiare e si deve invertire la rotta.

A prescindere dalla qualità degli intenti italiani, elencati in lettera e per ora piuttosco oscuri e confusi, speriamo che l’Europa, prima di decidere, vorrà rendere pubblico tutto, dato che la larga parte degli italiani non merita di essere considerata alla stregua di “B Citizens” perchè sta mostrando, da anni, una pazienza ed un senso di responsabilità, almeno per ora, paragonabile a quello degli islandesi o degli spagnoli.

originale postato su demata

Età pensionabile a 67 anni? Un disastro generazionale …

24 Ott

L’Europa chiede, da tempo a dire il vero, che il sistema pensionistico italiano venga riformato. Ed è abbastanza semplice intuire cosa intendano gli altri europei per “riforma”: superamento dell’INPS di totalitaria memoria, liberalizzazione del comparto assicurativo, cancellazione delle pensioni d’annata.

E’, del resto, piuttosto improbabile che si possa chiedere ad una nazione di innovare ed ammodernare, riducendo costi e sprechi, mentre contemporaneamente si pensa di mantenere al lavoro proprio i sessantenni che, da due decenni, rifiutano modernità, trasparenza, digitalizzazione e globalizzazione.

Eppure, Silvio Berlusconi pensa di portarci tutti a 67 anni di età pensionabile, credendo, così facendo, di accontentare sia l’Europa ed i mercati sia i sindacati e sinistre, che, incredibilmente, continuano a barattare il vecchio per il nuovo, riducendo i posti di lavoro disponibili per i giovani pur di “garantire” una congrua pensione per chi arrivasse a 65 anni con meno di 35 anni di contributi sulle spalle.

Vi sembra giusto?

Intanto, mancano 48 ore all’ultimatum di Merkel e Sarkozy …

originale postato su demata

Tutti precari? Facciamo qualche distinzione …

23 Ott

Come tutti abbiamo potuto constatare in questi giorni, dietro la “denominazione” precariato, convivono realtà piuttosto diverse.

I precari propriamente detti sono solo i laureati ed il personale tecnico under40, vittime di una eccessiva flessibilità del lavoro nei settori di riferimento, che, in realtà, sarebbero perfettamente in grado di assorbirli e stabilizzarli, se non fosse per la pessima legge sulle pensioni che ci ritroviamo a causa dell’immantinenza degli enti di Stato di fascista memoria.

Poi ci sono, da una parte i lavoratori senior poco qualificati, che soffrono a causa della crisi ma soprattutto dell’arretratezza del paese, di cui sono loro stessi concausa, e tanti under30 che stentano a trovare un lavoro stabile e sono pressochè privi di qualifica, con lo striminzito diplomino da 60/100esimi che si ritrovano dopo anni di promozioni facili ed autogestioni bimestrali.

I lavoratori precari sono un’altra cosa: sono qualificati, hanno esperienze consistenti di lavoro, cercano di migliorare la propria posizione e di tenersi il lavoro.

Tre mondi diversi, di cui uno solo, quello dei veri precari, andrebbe tutelato, ma non lo è, mentre per gli altri due non esiste una legge che includa, come generalmente in Europa,  l’accesso alla formazione ed al volontariato, oltre che un’effettiva ricerca di lavoro, come conditio sine qua non per accedere a sussidi e status protetti.

E’ corretto e legittimo definire “precari”, persone che in realtà non studiano e non hanno studiato per “imparare un mestiere” o migliorare una qualifica, che non cercano lavoro in base a cosa sanno fare realmente, che, pur stando senza far nulla, non chiedano di esser aiutati/coinvolti in quel sistema di volontariato che ci costa un occhio della testa in tasse?

originale postato su demata

Roma, la Val di Susa ed il Fight Club

23 Ott

Ad una settimana dalla manifestazione convocata dal Partito della Rifondazione Comunista ed altri, che ha coinciso con l’ennesima devastazione di Roma a causa di “black bloc infiltrati”, gli arresti si contano ancora sulla punta delle dita.

In tutto tredici, incluso un gruppetto di amici dei Castelli Romani dall’aspetto dark e che poco sembra avere a che fare con gli scontri, l’ormai arcinoto Er Pelliccia, lanciatore di estintori in Mondovisione, ed un antiTAV, già noto alle forze dell’ordine. Dimenticavo, c’è anche un giovane lavoratore rumeno, forse lì senza scopi violenti, pensando che a Roma sarebbe stato come a Madrid o Londra.

Arresti tutti da perfezionare, sia per gli aspetti legati alle indagini sia per quanto relativo il dato antropologico generale .

Da un lato è impensabile che chi si vesta di nero, per altro colore principe della moda e delle discoteche, debba cambiarsi d’abito prima di andare ad una manifestazione. Sono i black bloc ad aver trasformato “il nero” in una divisa, ma è la polizia a cadere, eventualmente, in equivoco.

In secondo luogo, Er Pelliccia. Un ragazzo a modo per i genitori, un pericoloso soggetto a vedere le foto. Ventiquattro anni ed, a leggere gli articoli, non sembra lavorasse o studiasse. Non ho capito perchè i genitori siano così stupiti di ritrovarsi, purtroppo per loro, il “mostro” in prima pagina.

Un “non sembra lavorasse o studiasse” che ritorna con persistenza dalle tante interviste televisive di questi giorni, fatte a leader di base della cosiddetta “rivolta sociale”. Un ripetersi di “lavoro che non c’è”, “di crisi che affama il popolo”, “di abbandono da parte dello Stato”; mai un dire “ho studiato non mi trovo nulla”, “ho cercato di inserirmi”, “ho fatto corsi”, “ho perso il lavoro perchè …”.

Una marginalità che vuole lavoro ma non cerca qualificazione e meritocrazia. Qualcosa di molto, molto diverso dagli “operai specializzati” della FIOM di Landini, questo va detto, e non si capisce perchè e per come Ferrero o Maroni vogliano metterli tutti assieme.

E qui arriviamo all’antiTAV arrestato ieri a Chieti, in procinto di partire, dopo Roma, per andare in Val di Susa, che si spera proprio venga condannato con severità se non collaborerà con la giustizia, facendo i nomi di tutto il network cui appartiene. Qualcosa di simile potrebbero, forse, fare gli abitanti della Val di Susa, dove finora i violenti hanno potuto contare sulla “non ostilità” della popolazione.

E’ dal G8 di Genova che abbiamo dovuto prendere atto dell’esistenza di questi personaggi. All’epoca, l’attenzione fu distolta dalla morte di Carlo Giuliani e dai pestaggi avvenuti nella scuola media, ma pochi ricordano, ormai, che i fatti degenerarono anche perchè le Tute Bianche rifiutarono, ad assalti già iniziati più avanti, il momentaneo alto là delle forze dell’ordine.

Oggi, abbiamo un piccolo network di “teste calde” che si ispirano al noto film “Fight Club”, è da lì che prendono la “divisa nera”, è quello lostile dei piccoli devastatori di scuole medie e superiori, è quella la divisa in black che “sfoggia” Er Pelliccia con i due amici ai giardinetti.

Fight Club è una parola a doppio senso, ricordiamolo, e significa sia Circolo del Combattimento sia Fascio (mazza fasciata per l’esattezza) da Combattimento …

Siamo partiti col legittimare gli Antagonisti e con il coccolare Ultras e Centri Sociali ed, oggi, siamo ai piromani ed agli iconoclasti.

Ci siamo persi qualcosa?

originale postato su demata

Black Bloc a Roma e la Sinistra divisa

18 Ott

La Repubblica riporta che, riguardo l’aiuto da dare alle forze dell’ordine, la posizione di Ateneinrivolta: “Assolutamente no, siamo contro ogni tentativo di repressione e criminalizzazione del movimento”.

Va da se che un’organizzazione che non intende collaborare con le forze dell’ordine non può convocare cortei e manifestazioni, in un paese democratico e legalitario. Qualcuno dovrebbe spiegarlo agli studenti degli atenei in rivolta …

Una posizione che non trova una netta e legalitaria contrapposizione a Sinistra, dato che, tra le tante organizzazioni che hanno emesso comunicati, solamente la Rete Universitaria Nazionale e la Federazione degli Studenti non mostrano  “sulla necessità di aiutare le forze dell’ordine, nessun tentennamento: “Si, le aiuteremo”. Le motivazioni: “Chi ha sfregiato la giornata di sabato sapeva di non poter convivere con questo movimento, dunque ha preso piazza S. Giovanni con la forza.”

Riguardo le devastazioni e gli incendi di sabato scorso a Roma, ricordiamo che si sono così espressi:

  • Valentino Parlato sul Manifesto, “A Roma ci sono stati anche scontri con la polizia e manifestazioni di violenza. Meglio se non ci fossero state, ma nell’attuale contesto, … aggiungerei: è bene, istruttivo che ci siano stati. Sono segni dell’urgenza di uscire da un presente che è la continuazione di un passato non ripetibile”;
  • Pierluigi Bersani, segretario del Pd, “E’ indispensabile un rigoroso isolamento dai movimenti che hanno manifestato pacificamente di chi si è reso protagonista di questi gesti inaccettabili”;
  • Nicky Vendola, Sinistra e Libertà: “Minoranze di teppisti, di black bloc che sono in azione per togliere la scena agli ‘indignati”;
  • Beppe Grillo, leader a 5 stelle: “E’ andata esattamente come previsto. Bersani e Vendola hanno la stessa dignità di Ponzio Pilato”;
  • Paolo Ferrero, di Rifondazione Comunista: “Il movimento è stato stritolato da un’aggressione politica e anche fisica”;
  • Alberto Perino, leader No-TAV: “Io a Roma non c’ero. Non mi fido di quello che ho letto sui giornali”;
  • Antonio Di Pietro, leader Italia dei Valori: “Si deve tornare alla Legge Reale. Anzi bisogna fare la legge Reale bis”.

Posizioni a di poco contrastanti, specialmente se consideriamo che, da Perino a Di Pietro, passando per Grillo, Bersani, Vendola e Ferrero, si tratta di un’unica coalizione se solo andassimo a guardare come sono composte le giunte dei comuni.

D’Alema, intanto, parla di una possibile vittoria elettorale al 60% …

originale postato su demata

Indignati, con sdegno e senza rabbia

17 Ott

Se un osservatore alieno dovesse inviare un brief report sulla nostra Italia non avrebbe affatto l’imbarazzo della scelta nel condensare la situazione in alcuni fatti che parlano da se.

Il paese non ha attualmente una centrale di spesa e di monitoraggio autonoma rispetto al Governo, dato che non viene nominato il Governatore. Intanto, nonostante sia una nazione ricca e sostanzialmente operosa, la scadenza del default (insolvenza dello Stato) non è, forse, così lontana come si potrebbe credere.

Il Governo non ha una politica finanziaria visto che è andato sotto, giorni fa, proprio sul bilancio generale dello Stato. Tra l’altro, ricordiamolo, ha negato la crisi finanziaria, non ha tenuto fede al programma elettorale in materia di fiscalità e di infrastrutture e stava andando in ferie agostane, se non fosse arrivata l’Europa a ricordarci che c’era un disastro in corso.

Il Parlamento non ha una maggioranza, dato che il tutto, da un anno, si regge su una dozzina di voti ed anche meno. Il principale partito d’opposizione, il Partito Democratico, è alla paralisi e, salvo il gruppo che fa capo a Zingaretti, non avanza proposte e programmi da molto tempo. Anzi, ha recentemente fatto capire a chiare lettere che non intende agevolare la nascita di un governo tecnico per la legge elettorale e la finanziaria.

Il Presidente della Repubblica, un nobiluomo, non può sciogliere le Camere perchè non si può andare a votare con una legge elettorale che non funziona e non può avvicendare il Governo senza la collaborazione del Premier perchè glielo impedisce, naturalmente, la legge elettorale che non funziona.

I Sindacati non riescono a darsi una veste unitaria, oltre che garantire la democrazia interna, e, stando così le cose, non possono rappresentare unitariamente i lavoratori. La Confindustria continua a pensare agli investimenti ed alle infrastrutture senza chiedere anche interventi per garantire maggiore legalità nel paese, più celerità nei processi penali, più certezza della pena/sanzione per i disastri ambientali e gli infortuni sul lavoro.

La Società Civile ed i cittadini indignati vengono oscurati, nella piazza e nei media, prima da una torma di bandiere rosse, che protestavano “contro i tagli” (alla maniera greca, non in quella spagnola o inglese per intenderci), e poi da una banda di teppisti lasciati liberi di vandalizzare Roma e di assaltare i due o  tre esigui avamposti di polizia che c’erano, giusto per confermare ai media internazionali che di indignados in Italia non ce ne sono e che la drammatica deriva greca sta ispirando almeno una parte dei nostri giovani e meno giovani.

Naturalmente, in un dissesto del genere, una sentenza definitiva per un banale prestito non restituito può durare anche dieci anni, le Tasse sono al limite massimo sostenibile, la Sanità e l’Istruzione sono molto decadute, l’Agricoltura ci costa in sussidi quasi più di quanto produce, le strade sono scassate, pericolose e stracolme di cartelli,  i trasporti pubblici erano, ma non lo sono più, l’orgoglio del paese, i morti sul lavoro sono tanti e troppi, buona parte della dirigenza apicale è corresponsabile del disastro insieme alla classe politica. Ovviamente, le Mafie sono ben presenti in una buona metà del Paese, i fondi per l’Antimafia vengono decurtati ed alcuni accusati di rapporti con la criminalità organizzata o con dei cartelli finanziari occulti sono coperti dall’immunità parlamentare.

This is Italy, the Pizza Republic …

Questo, più o meno, è il quadro generale che un lettore straniero, acculturato e non superficiale, riceve dai media del suo paese e possiamo immaginare cosa stiano “captando” i ceti meno istruiti delle altre nazioni riguardo l’Italia ed il nostro “stile di vita”: mafia, disastri ambientali, donnine facili, corruzione diffusa, sanzioni poche e differite.

Dopo il (prevedibilissimo) fallimento della manifestazione romana degli autonominatisi Indignati, convocata però da anarchici e comunisti, all’Italia non resta altro che lo sdegno e l’indignazione, non la rabbia, della gente comune, che, ricordiamolo, non ama manifestare sotto la bandiera di alcuno e che in Italia non è ancora scesa in piazza, a differenza degli altri paesi europei.

Ed è proprio di queste persone che si sta nutrendo l’istanza di rinnovamento nelle altre nazioni: le persone comuni, quelle che facendo dei lavori ordinari sanno come funzionano le cose e come andrebbero cambiate.

Lo sdegno non può essere fermato da un manipolo di ragazzini violenti o da un legislatore inadeguato oppure dai media che non danno voce alle istanze concrete di riforme.

Ordinary people, common law: la Storia siamo noi, la Storia continua.

originale postato su demata

Indignati a Roma? Nulla di nuovo

15 Ott

Oggi, è il Giorno dell’Ira. In tutto il mondo si prevedono manifestazioni sostanzialmente pacifiche alle quali, si prevede, parteciperanno cittadini qualunque sdegnati dalla incipiente cleptocrazia, che si sta affermando in molti stati.

In Italia, le cose vanno un po’ diversamente.

Innanzitutto, non è il Giorno dell’Ira, ma il “giorno della rabbia”.  L’ira è lucida, concreta, efficiente, produttiva. La rabbia è emotiva, impulsiva, confusa, distruttiva. Dies Irae è il “giorno del giudizio”, del render conto: non della resa dei conti, come qualcuno vorrebbe.

Due modi del sentire “personale” molto diversi tra loro anche in termini “collettivi”: l’ira è “etica”, la rabbia è “sociale” …

E così andando le cose, non risulta affatto strano che, solo in Italia, si siano già verificati “assalti” e tentativi di “occupazione” molto più affini alle prassi dei black bloc e dei centri sociali, piuttosto che ai sit in newyorkesi o spagnoli.

Non è un caso che la manifestazione romana di oggi sia stata convocata, in larga parte, da organizzazioni del “solito e noto” arcipelago postcomunista italiano, con l’adesione di Bertinotti e Ferrero: Popolo Viola, Indignati, Draghi Ribelli, A Sud, Action, Altramente, Arci, Atenei in Rivolta, Attac Italia, CIB – Unicobas, COBAS, Comitato 1° ottobre, Controlacrisi.org, Costituente dello Sciopero Precario, CPU – Coord. Precari dell’Università, CUB – Confederazione Unitaria di Base, Democraziakmzero, ESC, Fair Watch, Federazione Anarchica Italiana – Roma, Federazione della Sinistra, FGCI – Federazione Giovanile Comunisti Italiani, Flare, Forum Diritti Lavoro, Giovani Comunisti, Gruppo Abele, Il Popolo Viola, Laboratorio Politico “Alternativa”, Legambiente, Liberazione, LINK – Coordinamento Universitario, Lunaria, Osservatorio Europa, PCL, P. CARC, PDCI, PRC, Radio Vostok, R@P – Rete per l’Autorganizzazione Popolare , Rete@Sinistra, Rete 28 Aprile – CGIL, Rete dei Comunisti, Rete della Conoscenza, Rete Salernitana per il 15 ottobre, Rete Viola, RIBALTA – Alternativa Ribelle, SEL, Sinistra Critica, Sinistra Euromediterranea, Snater, Terra del Fuoco, Tilt, Uisp, UDS – Unione degli Studenti, Un ponte per, Unicommon, Uniti per l’Alternativa, USB.

Non è, dunque, un mero errore di trasposizione linguistica, parlare di “rabbia” anzichè di “ira”: sono sempre “loro”.

E tra “loro”, oltre a tantissime brave persone, ci sono anche quelli di Genova e quelli della Val di Susa, quelli degli edifici danneggiati a colpi di vernice e quelli dei bancomat sfasciati, quelli che credono che gli edifici pubblici possano essere occupati e quegli altri che son convinti che i parlamenti possano essere invasi.

Compagni che sbagliano … per troppa rabbia …

C’è anche De Magistris, in nome di una città, Napoli, forse adirata, ma certamente non rabbiosa, e di un Popolo Viola, che ancora non ha un riferimento per le elezioni nazionali, ma non si comprende davvero quale sia il nesso che può unire un liberale ed un meridionale come il nuovo e promettente Sindaco di Napoli ad un Ferrero, rigidamente ancorato ad un approccio millenaristico.

Una presenza “sana” ma, probabilmente, minoritaria in questa manifestazione piena zeppa di bandiere rosse e di cappucci neri, che si preannuncia “a rischio”, visto cosa è già accaduto a Milano e Roma nei giorni scorsi.

Come andrà a finire? Lo sapremo tra poche ore, perchè, come fa notare il capo della polizia, Antonio Manganelli, “il problema è che non comanda nessuno e dunque bisognerà vedere chi prevarrà tra le diverse anime”.

Come a Genova …

originale postato su demata