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Il Decreto Lorenzin e lo scandalo delle associazioni dei malati

29 Gen
E’ un dato di fatto che tanti tagli sulla Sanità siano passati senza che le ‘associazioni dei malati’ abbiano battuto ciglio.
E già prima un bel tot di Associazioni dei malati accreditate dal Ministero aveva lasciato passare
una legge sull’invalidità che non includeva oltre 4.000 malattie rare ed una legge sulle malattie rare che delega tutto al buon cuore (od al latrocinio) delle politiche regionali.
Arrivando ad oggi, ci ritroviamo con il Decreto Lorenzin sull’appropriatezza terapeutica dove addirittura mancano nella lista un bel tot di patologie genetiche e … tutto tace.

Di tutto questo, molto lentamente, stanno iniziando ad occuparsene le associazioni dei consumatori, ma – dico io – a voi sta bene che i ‘malati’  prima son diventati ‘pazienti’ poi ‘portatori’ ed infine ‘consumatori’?

 
Tutto inizia nel 2004, quando Rosy Bindi elaborò i pessimi decreti sulla disfunzionalità  e sulle malattie rare, con l’accredito e la consultazione delle associazioni dei malati, senza verificarne statuti, rappresentatività, bilanci d’esercizio, composizione dei direttivi, effettiva vita associativa.

Difficile immaginare a cosa si sia approdati:

 
  1. la grande carenza ultradecennale di iniziative presso il Ministero per migliorare l’ accesso dei malati rari ai diritti (disfunzionalità, centralizzazione del malato, appropriatezza terapeutica, eccetera) da parte delle Associazioni accreditate presso il Ministero e presso i network europei (Rare connect eccetera).
  2. la disparità ultradecennale di status invalidante /disfunzionalizzante a parità di quanto meno di aggravio (es: l’Emocromatosi ereditaria eterozigote ottiene da un minimo di 21 punti ad un massimo di 30 punti se con necessità di salassi periodici e/o terapia chelante, che diventano da 31 a 100 nel caso di complicanze (epatiche, metaboliche, neurologiche, cardiache, etc), ma lo stesso non è previsto per le altre patologie con medesime esigenze di cure ospedaliere ricorrenti o frequenti.
  3. l’assenza di rilievi (denunce?) riguardo la carente introduzione delle cartelle elettroniche, la posizione dell’Inps che è controllante, controllato ed erogatore allo stesso tempo, la variegata e discorde messe di leggi regionali e regolamenti ospedalieri eccetera.
  4. i protocolli sanitari e le linee guida che – a 20 anni di distanza ormai – raramente affrontano in modo aggiornato la gestione quotidiana del paziente, l’effetto disfunzionale o lesionale a lungo termine della potologia e l’eventuale esigenza di consulenze, coordinamento, centralizzazione del malato.
  5. l’assenza di rilievi addirittura se – in base al Decreto Lorenzin del Governo Renzi – tra le patologie diagnosticabili con prestazioni di Genetica Medica su prescrizione dello specialista” è indicata solo una forma della patologia e non tutte le altre.
  6. la difficoltà a sperimentare farmaci- ormai siamo a questo – con volontari su tutto il territorio nazionale e che necessitano del reference di un’associazione di malati accreditata, la quale però opera solo a livello locale per il centro medico che l’ha aggregata.
 
Se qualcuna di queste associazioni, salvo la raccolta del 5xmille ed eventuali altre donazioni per la ricerca locale, non fosse oggi attiva anche nella tutela dei diritti dei malati come nell’affiancamento dei Centri sul territorio nazionale sarebbe opportuno chiarirlo una volta per tutte e presto.
 
Non sarebbe una cattiva idea – potrebbe rivelarsi un ‘dovere’ della P.A. accreditante – se il Ministero come le Regioni, prima di accreditare o nel riaccreditare le ‘associazioni dei malati’, adottassero qualche controllo sull’effettiva rappresentatività e/o sulla reale vita associativa o almeno sulla puntuale correttezza dei bilanci.
Oppure anche in questo caso la Capitale e il PD preferiscono attendere l’intervento della Magistratura o delle Fiamme Gialle con tanto strazio e scandalo in prima agina mondiale?
Signor Presidente, on. Mattarella, intervenga lei: separiamo la segale dal grano e diamo spazio ai tanti malati e volontari ‘per bene’: chiedono quel che serve davvero e … costano anche di meno.
Demata

Il vero conflitto di interessi del PD e … l’olio extravergine

21 Dic

La ‘legge finanziaria’ è fatta ed ancora una volta l’onere ricade quasi interamente sui residenti e sui piccoli imprenditori delle aree urbane, visto che l’agricoltura e la grande distribuzione sono talmente sussidiate da non render nulla dal punto di vista fiscale, mentre eludono lo scopo primario di dar lavoro agli italiani e preferendo lavoranti stranieri e non di rado irregolari.
Agricoltura e distribuzione che – come abbiamo scoperto di recente in Toscana e non solo – arricchiscono le banche  di tanta provincia benestante, la quale ama collocare in città i propri pargoli proiettati verso posizioni apicali della politica o della cultua o di qualche amministrazione.

Questo è  il vero conflitto di interessi che attanaglia l’attuale governo e le forze (o meglio i territori e le famiglie) che lo sostengono.

Potremmo parlare del ruolo dell’ex Coop Poletti al ministero del Lavoro o della sudditanza alla CGIL riguardo le pensioni d’oro, ma la migliore riprova degli interessi settoriali intrinsechi al Partito Democratico che confliggono con quello generale è proprio nel prodotto ‘appenninico’ più pregiato e sussidiato che abbiamo: l’olio.

E’ a dir poco strano che il nostro parlamento stia per emanare un provvedimento che rende irrisorie le pene e le sanzioni pecuniarie per le contraffazioni alimentari  proprio mentre le provincie di Firenze, Genova, Spoleto e Velletri sono sotto i riflettori dei NAS e dell’Antitrust a seguito dello scandalo dell’olio ‘non extravergine’ dei marchi Carapelli, Bertolli, Sasso, Coricelli, Santa Sabina, Prima Donna e Antica Badia, con il conivolgimento di noti marchi della ‘grande disribuzione’.
Una questione a dir poco allarmante se i dati confermano che l’Italia importa tanto quanto olio esporta ma ‘consumerebbe’ solo olio italiano ed extravergine, mentre solo lo scorso anno abbiamo perso almeno 50mila tonnellate a causa di un batterio – secondo l’UE – che secondo la Puglia non c’è …

Ci sarebbe da proteggere produttori e consumatori.
Ancora peggio se dovesse venirci il dubbio che tanti ‘risparmiatori’ di provincia preferiscono affidare i propri soldi ad una speculazione finanziaria piuttosto che reinvestirli in loco e, magari, dando lavoro ad altri italiani.
Oppure potremmo immaginare che non introduciamo norme più severe in materia di espulsione o di identificazione di stranieri … perchè poi servono nelle campagne, nelle fabbrichette e nei magazzini.
Ancora di più se qualcosa di più equo sulle pensioni e sul reddito di cittadinanza non dovesse mai arrivare … tenuto conto – come fecero Monti e Fornero – che gli elettori tra i 52 e i 62 anni ed i loro figli tra i 15 ed i 25 anni sono forse 15 milioni, mentre gli attuali pensionati e i loro figli tra i 35 e i 45 anni sono ben oltre 25 milioni … mentre dell’iter giudiziario per le irregolarità finanziarie nella gestione Inps sotto Mastrapasqua non se ne sa più nulla.

Dubbi che lo scandalo Etruria come le vicende del babbo di Matteo Renzi e del ‘cerchio magico renziano’ oppure l’inerzia sulle proposte di Boeri o Damiano non possono che alimentare. Sempre sperando che i suoi battibecchi sterili con la Merkel non servano soltanto a cambiare qualche quota agroalimentare o commerciale o qualche sconto bancario …

Intanto, il conflitto d’interessi dell’agroalimentare, delle Coop o delle Onlus, come quello dato dal peso di tanti ‘percettori di una pensione od un vitalizio’ nei partiti, nei sindacati ed in alcune alte istituzioni od amministrazioni proseguono, mentre continua la mattanza sociale dei più deboli e il degrado della qualità di vita delle città, che i nostri Bertoldi vedono solo come conglomerati di consumatori e come ribalta del proprio successo.

Demata

Addio Metro C: è finita l’era delle ‘scelte di campo’?

15 Dic

Roma ha circa 3 milioni di abitanti di cui oltre il 45% ha un’età superiore ai 65 anni, ovvero pensionati.

Dunque, tra 10 anni al massimo potrebbe avere mezzo milione di residenti in meno con una perdita di un sesto del PIL e con servizi pubblici da riorientare verso le esigenze di una popolazione più giovane e per larga parte immigrata.

L’idea è – da molti anni – quella di ‘sostituire’ residenti, reddito e occupazione che mancheranno con un flusso turistico consistente a vertere sul così detto ‘centro storico’, con ridestinazione degli immobili pubblici e privati e riqualificazione delle rendite.

E’ dagli Anni ’80 che doveva realizzarsi questo processo, come è avvenuto a Parigi o Londra, ma la politica romana ha sempre privilegiato le ‘scelte di campo’ all’interesse di Roma, come dire l’uovo oggi piuttosto che la gallina domani.

Oggi l’annuncio dello stop ai lavori della Metro C e anche oggi – che è il dopodomani dell’altro ieri – le cronache descrivono efficacemente il crash causato proprio dalle ‘scelte di campo’ … cioè, a seconda dei casi,  di lobby, di comitato, di fazione, di partito etc.

I futuri candidati sindaci per Roma Capitale?
Si dice Giachetti (PD), Marchini  (AmoRoma), Fassina (SEL), Meloni (CentroDestra), Di Battista (CinqueStelle) … e se al ballottaggio arrivassero proprio questi ultimi due?

Demata

P.S. A proposito di ‘scelte di campo’ e del noto proverbio per il quale ‘le strade per l’inferno sono lastricate di buone intenzioni’, di seguito alcune tra le news ‘salienti’ di oggi:

  1. Campidoglio, nomine dirigenti sospette, inchiesta sulle ultime due giunte
  2. Lazio: dirigenti medici senza titoli, dieci indagati al Policlinico Umberto I
  3. Case coop vendute a peso d’oro, senza luce e con il rischio sfratti. Gabrielli: «Comune responsabile»
  4. Mafia Capitale, chiesti oltre 10 anni di carcere per le prime sentenze di corruzione
  5. Ciarrapico condannato a cinque anni di carcere per bancarotta e distrazione dei fondi pubblici per l’editoria
  6. Inquinamento, Roma dice addio alle auto Euro 0: erano oltre 180mila veicoli
  7. Metro C «è fallita» e si fermano i cantieri. Per rifinanziarla servono altri due miliardi di euro
  8. Il fenomeno dei ladri travestiti da agenti è in aumento dal giorno dell’apertura del Giubileo
  9. Cantiere a Piazza di Spagna: impedita ogni visuale della scalinata di Trinità dei Monti e non c’è un cartello
  10. Giubileo: prenotazioni alberghiere in netto calo rispetto agli scorsi anni
  11. Roma, la settimana calda degli scioperi: a rischio anche lo shopping di Natale
  12. Capodanno, feste in piazza addio: no a concerti in centro e periferia.

Francia, nei numeri una vittoria di Pirro

14 Dic

I numeri delle Amministrative francesi sono ‘secchi’:

  1. solo Bretagna, Piccardia e Provenza potranno essere governate dalla Sinistra (la prima) o dalla Destra (la seconda e la terza) senza dover l’una e l’altra affratellarsi in un abbraccio mortale
  2. solo in Bretagna il numero di lettori di sinistra è superiore a quello di chi vota a destra (Uniòn o Fronte Nazionale che sia)
  3. in ben due regioni (Piccardia e Provenza) il Partito Socialista è irrilevante.
Ormai è difficile parlare di un bipartitismo alla francese a meno di non accettare da una parte l’alleanza (conflittuale) tra i due partiti storici e tradizionali, dall’altra il Front o, fuori dalla Francia, i così detti Populisti.
Intanto, se Destra e Sinistra sono ormai «succubi della globalizzazione», il Fronte di Le Pen (come gli omologhi movimenti europei) offre una «visione» e comunque risposte – spesso semplificate o poco realistiche – a problemi complessi.
L’Unione di Destra ha già individuato in Alain Juppé  – «il migliore di tutti noi»  secondo Chirac – l’uomo che dovrà far dimenticare Sakozy e sconfiggere Le Pen alle prossime presidenziali del 2017: “i francesi hanno bisogno di una «visione», non antieuropea, non quella di un paese ripiegato su se stesso, non in controsenso rispetto al mondo di domani.”
Il premier socialista Valls riedita – a paura passata – che ‘il pericolo (ndr. fascista) non è scongiurato’  … tutto qui.

Demata

  Unione di Sinistra % Unione di Destra % Fronte Nazionale %
Bretagna 51 30 19
Piccardia 58 42
Normandia 36 36 28
Loira 37 43 20
Centro 35 35 30
Ile de France 42 44 14
Borg. Fr. Contea 35 33 32
Charente 44 34 22
Rodano Alpi 38 40 22
Pirenei 45 34 21
Provenza 55 45

 

Renzi, Verdini, Bassolino e le relazioni pericolose del PD

6 Ott

Ezio Mauro, su Repubblica, scrive oggi di Renzi e delle ‘relazioni pericolose” dovute a “l’apporto di Verdini e l’accordo implicito che lo ha preparato”, precisando che “il modello di successo da seguire era il metodo Mattarella, e cioè uno sforzo preliminare per unire tutto il Pd con una proposta di riforma convincente, per poi portare quel risultato forte e sicuro al vaglio e al concorso delle altre forze politiche”.

Un Matteo Renzi più segretario di partito e meno capo di governo? Relazioni pericolose se si tratta del berlusconiano Verdini ma non se parliamo dei compagni Bassolino e De Luca?

Perchè non esortare Matteo Renzi a prendere duramente posizione, se il Partito non gli garantisce i voti in Parlamento, chi è eletto alle amministrative va in direzione opposta e chi si professa di sinistra lo attacca di continuo con manifestazioni di piazza?

Evidentemente perchè l’interesse di fazione (partito) viene prima di quello generale (nazione) e perchè la “superiorità morale” (della sinistra) consente ogni mezzo per raggiungere il (sacrosanto) fine.

Intanto, giorno dopo giorno i Cinque Stelle restano incollati al PD, in termini di sondaggi e consenso, e sarà tutta da scoprire l’alleanza democratica-popolare (Verdini incluso?) che sarà necessaria per garantire al Partito Democratico la prossima legislatura …

Demata

Lo stato dell’arte del Partito Democratico

5 Ott

Antonio Bassolino sarà il prossimo candidato sindaco al Comune di Napoli, sembra ormai esser cosa certa. Eppure c’era lui come Governatore regionale e Commissario ad acta mentre si verificava un traffico di rifiuti tale da provocare un enorme disastro ambientale e sanitario. E, tra le tante, per vent’anni – con lui al Comune e poi alla Regione – il sito di Bagnoli è rimasto fermo pur essendo un’area postindustriale con problematiche residue di inquinamento ma con prospettive di sviluppo turistico ed occcupazionale notevoli.

A quale bacino di voti attingerà il Partito Democratico, con Bassolino candidato sindaco, sarà tutto da capire, specie tenuto conto che alle ultime amministrative i partenopei che hanno votato ‘a sinistra’ erano forse il 10% della base elettorale.

Sempre in Campania, c’è il recente mandato a Governatore regionale per Vincenzo De Luca – sostenuto da Matteo Renzi con tanto di volo presidenziale a Salerno – il quale ha una sfilza di procedimenti giudiziari, di cui alcuni prescritti ed altri con condanne di primo grado.

A Roma, c’è il sindaco Ignazio Marino di cui spesso i media devono occuparsi non per denunce e interventi anticorruzione quanto, piuttosto, per le sue assenze, l’estemporaneità di certe sue dichiarazioni e talvolta ancche delle smentite, eccetera eccetera. In Regione c’è Nicola Zingaretti e non sappiamo cosa stia facendo, vista la pressochè totale assenza di notizie sui media di come vadano le cose nel Lazio, quanto meno per sapere se qualcuno sta facendo qualcosa.

Altrettanto silenzio mediatico c’è su Torino (Fassino) e Milano (Pisapia). Eppure tra i successi della Jeep e l’Expo che sta finendo qualche info su come vadano le cose da quelle parti e cosa facciano i nostri politici ce la saremmo meritata. Peggio ancora in Puglia dove la Giunta regionale di Michele Emiliano si è costituita a fatica, dove c’è l’impellente problema di Taranto e della sanità in generale e dove almeno un assessore già si affida alla … Vergine Maria. O dalla Sicilia, dove Rosario Crocetta si contrappone a Lucia Borsellino, che è tutto dire.

A livello nazionale Matteo Renzi sembra aver esaurito le munizioni:

  • la Buona scuola ha dato lavoro alla sua base elettorale primaria (i quarantenni acculturati ed i loro genitori)
  • riguardo gli over50 ed il ricambio generazionale che attendono i ventenni, l’approdo di Tito Boeri all’Inps si sta dimostrando un flop, mentre le proposte di Poletti somigliano fin troppo a quelle della CGIL, scoprendo un fronte interno nel PD tra Coop e Sindacato
  • l’universo delle rendite da mattone e da proprietà rurali ha ottenuto il rinvio della riforma del catasto e aridaglie con l’abrogazione delle tributi sugli immobili
  • a parlare di rilancio industriale, servono sgravi e commesse per la grande industria se vogliamo ripartire ed innovare davvero, ovvero interventi sul lavoro e sulle infrastrutture (rischio idrogeologico, porti, strade, sistema sanitario, eccetera), ma le chiacchiere stanno davvero a zero.

Lo stallo in cui è andato ad infilarsi Matteo Renzi è un gran problema. Non solo c’è la questione posta da Tito Boeri sul lavoro e quella delle misure populiste sulla casa.

L’NCD di Alfano e parte del Centrodestra possono e potranno rivendicare a proprio merito praticamente tutta l’azione di governo finora sviluppatasi: giorno dopo giorno i Cinque Stelle restano incollati al PD, in termini di sondaggi e consenso, e sarà tutta da scoprire l’alleanza democratica-popolare che sarà necessaria per garantire la riconferma di Matteo Renzi.

La trappola micidiale è nella dicotomia tra il riformatore Renzi, quando deve fare il Premier, ed il segretario di partito Matteo, quando c’è da garantire un successo elettorale costi quel che costi.
Peggio ancora, se poi il Partito non gli garantisce i voti in Parlamento, chi è eletto alle amministrative va in direzione opposta e chi si professa di sinistra lo attacca di continuo con manifestazioni di piazza.

Anni fa era uso generale che il segretario di partito non potesse essere anche capo del governo, sia per evitare che la sua immagine fosse coinvolta nei fatti e misfatti di onorevoli e amministratori sia per responsabilizzare il suo partito a sostenerlo. Poi, dalla presidenza del Consiglio di Bettino Craxi, questo limes venne superato e con il Berlusconismo cancellato.
Ecco i risultati.

Demata

Roma e l’ineffabile assenza del sindaco Marino

24 Ago

Ignazio Marino è divenuto sindaco di Roma Capitale nel giugno 2013.

Nel dicembre 2013, quando c’era la ressa per chiudere il bilanci comunali e delle controllate, era in Turchia.
Nel gennaio 2014, mentre Roma soccombeva tra scioperi dei comunali e nubifragi era in Svizzera.
Anche a marzo ed aprile 2014 con gli scioperi che proseguivano e i trasporti in tilt era in Arabia Saudita o a Parigi.
Ad aprile 2014 era a Madrid, con Roma sotto scaccco per gi scioperi e mentre si dimetteva l’assessore al bilancio, Daniela Morgante, dopo ripetute divergenze.
Tra agosto e settembre 2014 era a Londra e poi a San Francisco, ma nel frattempo riteneva necessario nominare 28 nuovi dirigenti, con Roma Capitale che ne aveva già a disposizione quasi 250.

Poi, a dicembre 2014, scoppia lo scandalo di Mafia Capitale con gli arresti di Carminati e Buzzi, più tanti politici e funzionari locali ed inizia a paventarsi lo scioglimento del comune per mafia.

Da allora Ignazio Marino è stato più presente a Roma, ma proprio per questo le cose sono andate ancora peggio, perdendo progressivamente una parte significativa degli assessori che lui stesso aveva chiamato a se.
Intanto, la decisione di commissariare Roma (ed il Giubileo 2015) veniva rimandata a fine agosto e questo avrebbe dovuto motivare maggiormente il sindaco.
Invece il 28 luglio Marino nomina i nuovi assessori, tra cui due parlamentari, ma trattenendo diverse deleghe strategiche, tra cui quella del municipio commissariato di Ostia, e poco dopo parte, nonostante il Giubileo sia alle porte e la città in ginocchio.

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Infatti, l’Osservatore Romano saluta il ‘nuovo corso’ scrivendo che “dopo Mafia capitale, la crisi dell’Ama e dell’Atac, gli scandali che hanno colpito la pubblica amministrazione, come testimoniato anche dalla relazione del prefetto Gabrielli, e il cambio della terza giunta comunale in poco più di un anno e mezzo, Roma è ormai un caso politico”.
E anche con il funerale hollywoodiano dei Casamonica a Ferragosto su tutti i media mondiali … Ignazio Marino non rientra al suo posto come qualunque manager in un caso simile farebbe e Il Messaggero riporta che “fare le valigie a poche settimane dall’avvio del Giubileo e solo dopo poche ore dal varo della nuova giunta comunale, fa storcere il naso a Matteo Renzi”.

Ignazio Marino sarà in ferie fino ai primi di settembre, cioè anche il 28 agosto, quando il Governo dovrà per lo meno commissariare due municipi ed autorizzare provvedimenti di rimozione di dirigenti e funzionari, se non sciogliere tutto il Consiglio e mettere Roma nelle mani del Prefetto.

Ovvio che sarebbe essenziale che Roma avesse il sindaco al proprio posto almeno a partire dal giorno dopo, quando ci sarà da gestire il ‘terremoto’ dell’apparato comunale, evitando che ‘la cura uccida il cavallo’.
Ma lui ha già deciso di non esserci.

Roma è ormai un caso politico.

Demata

Mafia Capitale, il PD e le denunce di Beppe Grillo nel 2006

11 Lug

Mentre il magistrato  Cantone focalizza al 2002 circa (Giunta Veltroni) le anomalie e i danni erariali della Metro C, il Prefetto Gabrielli colloca l’avvento di Mafia Capitale al 2008 (Giunta Alemanno), offrendo un’ultima occasione al Sindaco Ignazio Marino ed al Partito Democratico romano.

Ma, come potrete ascoltare nel video, nel 2006 (ovvero ai tempi di Walter Veltroni ‘sindaco di tutti’ e due anni prima del ‘fascista’ Alemanno) Beppe Grillo denunciava che “c’è un po’ di mafietta tra i DS e le coop per le case popolari” …

Dato che il buon Beppe non aveva fonti riservate ad informarlo, dovremmo tutti prendere atto che quel che si scopre faticosamente e pruriginosamente oggi era vox populi  fin dagli inizi della vicenda e … che i nostri media nazionali (a partire dalla RAI) in questi anni non son riusciti a raccontarcelo. Anzi, manco se ne erano accorti …

Demata

8xmille, 2xmille: dopo Mafia Capitale cattolici e partiti sempre più sfiduciati dagli italiani

10 Lug

Tra le tante cose che non vengono spiegate agli italiani, negli altri stati di solito i ‘per mille’ sono considerati una misura abbastanza credibile di quanti cittadini sostengano effettivemente un partito o una religione, mettendoci faccia e pecunia.

Così ragionando i partiti italiani avrebbero solo 16.518 sostenitori che destinano a loro il 2xmille: poco più di 300.000 euro in tutto. Altro che le 400.000 tessere del PD nel 2013 ridottesi a 100.000 dopo scandali e verifiche … se le donazioni sono solo 10.157.

Altro capitolo la Chiesa Cattolica, grande opinion maker dell’Italia, che non sembra avere una così enorme diffusione se è solo il 37% degli italiani a donarle l’8xmille.

Allo stesso modo non attrae particolarmente il ‘volontariato’ se solo il 7% dei contribuenti ha voluto destinare l’8xmille allo Stato.

D’altra parte se, dopo millenni di scandali e ruberie, viene fuori che Roma era pure infiltrata dalla Mafia e si rubava persino ai Rom ed agli ammalati, come può essere possibile che gli Italiani (e i cattolici) riconfermino in massa la propria fiducia negli apparati, senza interventi giudiziari massivi e rapidi?

L’indicatore, per quanto deformato, è molto suggestivo. Almeno chi è interessato a raccogliere l’Obolo (di San Pietro) o i consensi (elettorali) può riflettere su come i cittadini del Meridione (prigionieri di mafie il cui ‘terzo livello’ è sempre rimasto occulto) e quelli del Settentrione (vessati da mafie importate) possano ‘leggere’ l’ennesimo gravissimo scandalo romano con il solito fumus di cavilli e distinguo.

La Caporetto di Renzi potrebbe non essere lo scontro con la CGIL ed i ‘compagni’ che lasciano. Il caso Roma, se gestito con i pannicelli caldi e senza coraggio, può distruggere il consenso locale al PD: basti vedere che problemi hanno i big di partito in Campania e Puglia nel trovare alleati, assessori e deleghe per comporre i consigli regionali …

Demata

Ballottaggi: le urne semivuote. Il PD sconfitto dagli scandali e dall’inerzia

15 Giu

Ballottaggi, come in Liguria, un elettore su due diserta le urne ed il Pd perde Venezia e Arezzo. Renzi precisa che “non è una mia sconfitta” e, paradossalmente, ha ragione come in parte avrebbe torto.

Innanzitutto, quello che balza all’occhio è l’assenza (sembra definitiva) di alternative ‘a sinistra’, siano SEL o PRC oppure i Verdi come l’Italia dei Valori.
Un bel 10% dell’elettorato non è rappresentato: è quello che va in piazza con la CGIL e che sostiene gli attuali dissidenti del PD, ma un partito da votare non ce l’ha.

Poi, c’è l’atteso effetto degli scandali del PD romani e delle cooperative dei servizi esternalizzati: rubare ai poveracci e favorire i raccomandati sono tabù per l’elettore di sinistra, convinto da sempre di essere superiore moralmente.
Non sappiamo quanti elettori vedano ormai con sospetto certi rapporti ‘storici’ del PD con il mondo cooperativo, ma Mafia Capitale ha cambiato totalmente la percezione solidaristica e positiva di prima. Intanto, accade che un uomo onesto come Casson sia stato sconfitto a Venezia, mentre un personaggio discusso come De Luca vinca in Campania grazie al sostegno dei vertici nazionali.

Infine, c’è il nodo lavoro-pensioni, che attanaglia tante famiglie con genitori anziani e figi disoccupati e che dura ormai da cinque anni.
Nessuno dimentica il totale silenzio del PD e della CGIL ad avallo delle disastrose ‘riforme’ di Mario Monti ed Elsa Fornero. Ed oggi che ci sarebbe l’urgenza di risolvere il pasticcio previdenza che blocca la crescita occupazionale … Damiano, Camusso, Padoan, Renzi, Poletti, Boeri e chi più ne ha più ne metta … potremmo arrivare a dicembre del 3015 continuando a discuterne.

Se alle prossime elezioni politiche, la Sinistra non vorrà trovarsi con un miserrimo 25% deve superare questo bivio: l’elettorato è deluso, disorientato, diffidente.

Si potrebbe almeno cauterizzare la ferita nel consenso elettorale che il  protrarsi delle indagini e degli scandali di  Mafia Capitale comporta, commissariando Roma e il Lazio e portandole a nuove elezioni con nuovi candidati.
In secondo luogo, è tempo che nasca un partito ‘a sinistra’ del PD: la CGIL ha sempre svolto un ruolo politico e non solo sindacale nel nostro Paese, al Senato i ‘dissidenti del PD’ sono abbastanza per formare un gruppo.

Ed è il momento che Renzi faccia breccia e porti ad attuazione almeno un tot delle tante cose che ha messo in campo. In alternativa, sarà molto difficile mantenere la sua immagine di ‘vincente’ su cui fonda buona parte della sua forza.

Demata