Tag Archives: Papa

Il Sinodo apre a divorziati e conviventi etero

19 Ott

In estratto dalal relazione finale del Sinodo per la Famiglia del 19 ottobre 2014:

“L’indissolubilità del matrimonio (“Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi” Mt 19,6), non è innanzitutto da intendere come “giogo” imposto agli uomini bensì come un “dono” fatto alle persone unite in matrimonio.
Ma nello stesso tempo ha messo in pratica la dottrina insegna ta manifestando così il vero significato della misericordia. Ciò appare chiaramente negli incontri con la samaritana (Gv 4,1-30) e con l’adultera (Gv 8,1-11) in cui Gesù, con un atteggiamento di amore verso la persona peccatrice, porta al pentimento e alla conversione (“va’ e non peccare più”), condizione per il perdono.

Dio non solo ha creato l’essere umano maschio e femmina (Gen 1,27), ma li ha anche benedetti perché fossero fecondi e si moltiplicassero (Gen 1,28). Per questo, «l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne» (Gen 2,24).

Gesù, che ha riconciliato ogni cosa in sé, ha riportato il matrimonio e la famiglia alla loro forma originale (cf. Mc 10,1-12).
una dimensione nuova della pastorale familiare odierna consiste nel prestare attenzione alla realtà dei matrimoni civili tra uomo e donna, ai matrimoni tradizionali e, fatte le debite differenze, anche alle convivenze. Quando l’unione raggiunge una notevole stabilità attraverso un vincolo pubblico, è connotata da affetto profondo, da responsabilità nei confronti della prole, da capacità di superare le prove, può essere vista come un’occasione da accompagnare nello sviluppo verso il sacramento del matrimonio. Molto
spesso invece la convivenza si stabilisce non in vista di un possibile futuro matrimonio, ma senza alcuna intenzione di stabilire un rapporto istituzionale.
Ci sono quindi elementi validi anche in alcune forme fuori del matrimonio cristiano –comunque fondato sulla relazione stabile
e vera di un uomo e una donna –, che in ogni caso riteniamo siano ad esso orientate. Conlo sguardo rivolto alla saggezza umana dei popoli e delle culture, la Chiesa riconosce anche questa famiglia come la cellula basilare necessaria e feconda della convivenza umana.

In ordine ad un approccio pastorale verso le persone che hanno contratto matrimonio civile, che sono divorziati e risposati, o che semplicemente convivono, compete alla Chiesa rivelare loro la divina pedagogia della grazia nelle loro vite e aiutarle a raggiungere la pienezza del piano di Dio in loro. Seguendo lo sguardo di Cristo, la cui luce rischiara ogni uomo (cf. Gv 1,9; Gaudium et Spes, 22) la Chiesa si volge con amore a coloro che partecipano alla sua vita in modo incompiuto, riconoscendo che la grazia di Dio opera
anche nelle loro vite dando loro il coraggio per compiere il bene, per prendersi cura con amore l’uno dell’altro ed essere a servizio della comunità nella quale vivono e lavorano.

La Chiesa, in quanto maestra sicura e madre premurosa, pur riconoscendo che per i battezzati non vi è altro vincolo nuziale che que
llo sacramentale, e che ogni rottura di esso è contro la volontà di Dio, è anche consapevole della fragilità di molti suoi figli che faticano nel cammino della fede.

Le situazioni dei divorziati risposati esigono un attento discernimento e un accompagnamento di grande rispetto, evitando ogni linguaggio e atteggiamento che li faccia sentire discriminati e promovendo la loro partecipazione alla vita della comunità.
Prendersi cura di loro non è per la comunità cristiana un indebolimento della sua fede e della sua testimonianza circa l’indissolubilità
matrimoniale, anzi essa esprime proprio in questa cura la sua carità.

Si è riflettuto sulla possibilità che i divorziati e risposati accedano ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia.
Alcuni Padri hanno sostenuto che le persone divorziate e risposate o conviventi possono ricorrere fruttuosamente alla comunione spirituale. Altri Padri si sono domandati perché allora non possano accedere a quella sacramentale.

Va ancora approfondita la questione, tenendo ben presente la distinzione tra situazione oggettiva di peccato e circostanze attenuanti, dato che «l’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere sminuite o annullate» da diversi «fattori psichici oppure sociali».

Circa le cause matrimoniali lo snellimento della procedura, richiesto da molti, oltre alla preparazione di sufficienti operatori, chierici e laici con dedizione prioritaria, esige di sottolineare la responsabilità del vescovo diocesano, il quale nella sua diocesi potrebbe
incaricare dei consulenti debitamente preparati che possano gratuitamente consigliare le parti sulla validità del loro matrimonio. Tale funzione può essere svolta da un ufficio o persone qualificate.

Dunque  – riguardo alle convivenze e ai matrimoni civili eterosessuali, come anche ai divorziati risposati –  si aprono le porte per la loro riammissione, allorchè “compete alla chiesa di riconoscere quei semi del Verbo sparsi oltre i suoi confini visibili e sacramentali” con allusione agli Ortodossi, per i quali la celebrazione del secondo matrimonio “è penitenziale, non è un sacramento” – come ben chiariva il cardinale arcivescovo di Lione, Philippe Barbarin, a Radio Vaticana – in cui gli sposi vengono  “accolti e benedetti” dopo un periodo penitenziale “affidandosi al rapporto tra il fedele e il suo parroco, confessore o vescovo”.

Gesù ama anche i divorziati …

Originally posted on Demata

Annunci

Sinodo sulla Famiglia: un forte richiamo alla Politica

19 Ott

“La“Relatio Synodi” della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi: “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, conclusasi il 19 ottobre 2014, non si è limitata ai mezzi termini, nel richiamare la Politica – specialemente quella cristiana e cattolica – ai propri doveri.

“Si è parimenti sottolineata la necessità di una evangelizzazione che denunzi con franchezza i condizionamenti culturali, sociali, politici ed economici, come l’eccessivo spazio dato alla logica del mercato, che impediscono un’autentica vita familiare, determinando discriminazioni, povertà, esclusioni, violenza.”

“C’è anche una sensazione generale di impotenza nei confronti della realtà socio-economica che spesso finisce per schiacciare le famiglie. Così è per la crescente povertà e precarietà lavorativa che è vissuta talvolta come un vero incubo, o a motivo di una fiscalità troppo pesante che certo non incoraggia i giovani al matrimonio.
Spesso le famiglie si sentono abbandonate per il disinteresse e la poca attenzione da parte delle istituzioni.”

“Anche il calo demografico, dovuto ad una mentalità antinatalista e promosso dalle politiche mondiali di salute riproduttiva, non solo determina una situazione in cui l’avvicendarsi delle generazioni non è più assicurato, ma rischia di condurre nel tempo a un impoverimento economico e a una perdita di speranza nell’avvenire.”

“Le conseguenze negative dal punto di vista dell’organizzazione sociale sono evidenti: dalla crisi demografica alle difficoltà educative, dalla fatica nell’accogliere la vita nascente all’avvertire la presenza degli anziani come un peso, fino al diffondersi di un disagio affettivo che arriva talvolta alla violenza.”

“Vanno tenute in debito conto le esigenze e le attese di famiglie capaci di essere nella vita quotidiana, luoghi di crescita, di concreta ed essenziale trasmissione delle virtù che danno forma all’esistenza. Ciò indica che i genitori possano scegliere liberalmente il tipo dell’educazione da dare ai figli secondo le loro convinzioni.”
“I bambini spesso sono oggetto di contesa tra i genitori e i figli sono le vere vittime delle lacerazioni familiari. L’essere donna è oggetto di discriminazione e anche il dono della maternità viene spesso penalizzato piuttosto che essere presentato come valore.”

“È responsabilità dello Stato creare le condizioni legislative e di lavoro per garantire l’avvenire dei giovani e aiutarli a realizzare il loro progetto di fondare una famiglia.”

Più chiaro di così ….

Originally posted on Demata

 

Matrimoni gay dopo il Sinodo e l’exploit di Marino: cosa dicono le leggi

19 Ott
“La“Relatio Synodi” della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi: “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, conclusasi il 19 ottobre 2014, ha sancito che:
  • 55. (ndr approvato con 118 voti a favore e 62 contrari) Alcune famiglie vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con orientamento omosessuale. Al riguardo ci si è interrogatisu quale attenzione pastorale sia opportuna di fronte a questa situazione riferendosi a quanto insegna la Chiesa: «Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia». Nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza. «A loro riguardosi eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4).
  • 56. (ndr approvato con 159 voti a favore e 21 contrari) È del tutto inaccettabile che i Pastori della Chiesa subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso”.
Intanto, a meno di un chilometro di distanza, nella stessa Roma dove si svolgeva un Sinodo mondiale dei vescovi – ovvero l’unica struttura democratica del Vaticano – il sindaco Ignazio Marino trascriveva ben sedici matrimoni omosessuali contratti all’estero.
Le leggi  devono consentire a tutti di avere gli stessi diritti. Ora ci limitiamo a trascrivere, ma andremo avanti. E io lo so, andremo avanti insieme … Se il prefetto annullerà la trascrizione chiederò i pareri legali per comprendere la legittimità di un eventuale annullamento. Certamente io difenderò la mia posizione“ ha dichiarato Marino, ammettendo implicitamente di operare in potenziale contrasto con la sovranità dello Stato italiano e della Santa Sede, come anche che la legittimità dei propri provvedimenti è contestabile.
Immediate le reazioni del prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro il quale, in osservanza delle norme emanate dal Ministero degli Interni, ha annunciato l’annullamento dell’atto.
«Una scelta ideologica», «un affronto istituzionale senza precedenti», «una mistificazione sostenuta a livello mediatico e politico», attacca oggi la diocesi di Roma, il cui vescovo – ricordiamolo – è proprio Papa Francesco. «Una arbitraria presunzione», «inaccettabile», «proprio a Roma in questi giorni» di Sinodo della famiglia, secondo la Conferenza episcopale italiana (Cei).
Nello stessso senso i toni del ministro dell’Interno Alfano: “ Il sindaco Marino ha firmato trascrizioni per nozze gay. Ribadisco: per l’attuale legge italiana, ciò non è possibile. La firma di Marino non puo’ sostituire la legge e non ha dunque alcun valore giuridico. In pratica, il sindaco Marino ha fatto il proprio autografo a queste, peraltro rispettabilissime, coppie.”
A riguardo anche la norma ‘laica’ è chiara:
  1. non esiste alcuna normativa che istituisce e regola il matrimonio tra persone dello stesso sesso (o unioni civili variamente definite): “il diritto fondamentale di contrarre matrimonio non è riconosciuto dalla nostra Costituzione a due persone dello stesso sesso” (C. Cass. 4184/2012)
  2. non è di nessun aiuto la giurisprudenza internazionale: “Si lascia decidere alla legislazione nazionale dello Stato contraente se permettere o meno il matrimonio omosessuale” (Corte Europea dei diritti dell’uomo, sentenza 24 giugno 2010, Prima Sezione, caso Schalk e Kopf contro Austria)
  3. non è possibile sopperire al vuoto normativo per sentenza emessa da giudici, la cui attività interpretativa non può spingersi fino a “incidere sul nucleo della norma, modificandola in modo tale da includere in essa fenomeni e problematiche non considerati quando fu emanata” (C. Cost., 138/10; C. Cass. 4184/2012)
  4. l’unica Corte che finora non si è astenuta è il Tribunale di Grosseto ed in un unico caso (Ordinanza del 3 aprile 2014).
  5. La Circolare dd. 7.10.2014, relativa alla “Trascrizione nei registi dello stato civile dei matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero”, riafferma l’art. 9 del Decreto del presidente della Repubblica 396/2000 che assegna al Prefetto la funzione di vigilanza sugli uffici dello stato civile, al fine di “garantire che la fondamentale funzione di stato civile, esercitata, in ambito territoriale, dal Sindaco nella veste di ufficiale di Governo, sia svolta in piena coerenza con le norme attualmente vigenti che regolano la materia”.

E forse non tutti sanno che le norme vigenti, cioè il Codice Civile, prevedono quanto dettato da:

  • l’art. 107 che si riferisce espressamente al “marito” e alla “moglie”;
  • l’art. 115 cc secondo cui il cittadino è soggetto alle disposizioni del Codice civile anche quando contrae matrimonio all’estero;
  • gli artt. 12 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) e 9 della Carta di Nizza che fanno salva la discrezionalità degli Stati membri ad adottare norme in materia;
  • le sentenze della Corte costituzionale di cui sopra (C. Cost., 15 aprile 2010 n. 138) e della Corte di cassazione (C. Cass., sez. I, 15.3.2012, n. 4184).

Dunque, il sindaco della Città Eterna, di Roma Capitale, ha quasi sicuramente commesso un gran peccato mortale (vedi Relatio Synodi punto 56) e di certo nel giorno davvero sbagliato, fosse solo per il rispetto istituzionale verso la Santa Sede riunita democraticamente in consesso e per ingerenza internazionale visto che il Sinodo era prossimo a deliberare.

Ignazio Marino, però, ha acceso una contesa tra istituzioni, provocando pubblico scandalo (secondo chi protesta o borbotta) e, soprattutto, (per chi crede ancora nelle leggi) accettando delle richieste di trascrizione di matrimonio all’estero, irricevibili dato che quei cittadini che ben erano edotti che quella unione omosessuale era fuori dalle disposizioni del Codice civile italiano all’atto stesso della ‘stipula’.
Il tutto proprio nel giorno in cui il Vaticano, pur ritenendo l’omosessualità come peccato, dichiara urbis et orbis che “ Nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza. «A loro riguardosi eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione».
Non è così che si vincerà la battaglia per il riconoscimento civile delle coppie gay e nessuno dovrebbe dimenticare – specialmente se occupa solo temporaneamente il ruolo di pubblico ufficiale – che mai si potrà imporre per cavillo che i diritti civili dei gay contemplino anche il ‘matrimonio’ (inteso come identica denominazione delle unioni eterosessuali) nella nazione in cui – per Costituzione vigente – Stato e Chiesa sono ambedue sovrani, senza modificare il Trattato che regola quell’articolo.

Originally posted on Demata

Divorziati, conviventi, coppie gay: un Sinodo tra speranze e trasgressioni

18 Ott

La relazione riassuntiva della prima settimana di lavori del Sinodo sulla famiglia (Relatio post disceptationem), presentata il 13 ottobre 2014 dal cardinale Péter Erdö , a differenza dei sinodi precedenti, mentre veniva fatto divieto ai padri sinodali di intervenire, ha sollevato molte speranze e ancor più polemiche.

“Cogliere gli elementi positivi presenti anche nelle forme imperfette di famiglia, comprese le convivenze pre-matrimoniali. Curare le famiglie ferite (separati, divorziati) con scelte pastorali coraggiose. Riscoprire, nella enciclica Humanae Vitae di Paolo VI, il bisogno di rispettare la dignità della persona nella valutazione morale dei metodi di regolazione della natalità.” (Vatican Insider – La Stampa)

“Cancellato il senso del peccato; abolite le nozioni di bene e di male; soppressa la legge naturale; archiviato ogni riferimento positivo a valori quali la verginità e la castità. (Il Foglio)

Nella prima parte della relatio, il presidente della conferenza episcopale ungherese ha indicato – facendo riferimento alle teorie molto discutibili del filosofo francese Levi Strauss –  il “cambiamento antropologico-culturale” della società come “sfida” per la chiesa, in un quadro sociale che vede una situazione diffusa di poligamia o di “matrimonio per tappe” oppure la “prassi della convivenza” della società occidentale, ma anche  individualismo, solitudine, immaturità affettiva, aumento del numero dei divorzi, violenze domestiche sulle donne, fragilità dei bambini.

Tutto bene, se non fosse che mancava di precisare un qualsiasi elemento di valutazione morale.

Gay Pride a Roma – link a foto di La Repubblica

Carenza che si accentua nel seguito della relatio, il cui testo va analizzato tenendo conto che  neanche il Papa, in quanto Vicario di Cristo in Terra, può discostarsi da san Paolo (I Lettera ai Corinzi, 6, 9): “Né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio”:

  1. riguardo alle convivenze e ai matrimoni civili eterosessuali, come anche ai divorziati risposati, il percorso di redenzione dal peccato ricompare, allorchè “compete alla chiesa di riconoscere quei semi del Verbo sparsi oltre i suoi confini visibili e sacramentali” con allusione agli Ortodossi, per i quali la celebrazione del secondo matrimonio “è penitenziale, non è un sacramento” – come ben chiariva il cardinale arcivescovo di Lione, Philippe Barbarin, a Radio Vaticana – in cui gli sposi vengono  “accolti e benedetti” dopo un periodo penitenziale “affidandosi al rapporto tra il fedele e il suo parroco, confessore o vescovo”
  2. l’aspetto positivo della “relazionalità” da condizione ordinaria dell’essere umano – che diventa peccatore allorchè si comporta da ‘avaro’ e ‘rapace’ – diventa un bene in sé, da conseguire e da contrapporsi all’egoismo individualista
  3. una nuova norma, la “legge di gradualità”, che permette di cogliere dei progressivi “gradi di comunione” in tutte le situazioni peccaminose, perchè il male e il peccato propriamente non esistono, ma sono solo “forme imperfette di bene”, cosa che permetterebbe – ad esempio – ad idolatri come i Voodooisti o politeisti come i Neopagani di professarsi anche cristiani e accedere ai sacramenti
  4. la rinuncia alla conversione del peccatore è confermata, se “la questione omosessuale ci interpella in una seria riflessione su come elaborare cammini realistici di crescita affettiva e di maturità umana e evangelica integrando la dimensione sessuale” e “hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana: siamo in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità?” .

Tutto bene, almeno dal punto di vista di un osservatore ‘laico’?

Certamente bene la questione dei conviventi e dei divorziati, che procede ottimamente superando la loro situazione di  ‘adulteri’ e ammettendo forme progressive di rientro nelle ecclesia.

Maluccio – teologicamente parlando – nell’accettare lo status quo degli “effeminati” e dei “sodomiti” delle Lettere di San Paolo come irreversibile, congenito, dato che questo poi comporterebbe accettare – alla stregua di Lombroso – che lo sia anche per i ‘ladri’ e i ‘maldicenti’ inclusi della lettera di San Paolo.

Molto peggio – secondo fede ma anche secondo scienza – sia nel decollare con datate ipotesi ‘antropologico-culturali’ sia per poi affondare nel considerare ‘avari’, ‘rapaci’, ‘effeminati’ e dei ‘sodomiti’ come naturali, affermando che la ‘relazionalità’ sia un bene in se da conseguire: l’Uomo non è più sanato dal peccato originale tramite il battesimo?

Gay Pride a Roma – link a foto di Giornalettismo

Non è un caso che i Circoli del Sinodo (le commissioni ristrette che produrranno il documento finale) abbiano  duramente contestato la relatio, è già noto che cinque su dieci presenteranno risposte critiche, mentre un altro gruppo  – l’Anglicus A guidato dal cardinale Leo Burke – sembra si dichiarerà apertamente contrario mentre molti autorevoli partecipanti fanno notare che di tutto si è parlato fuorchè della Famiglia che è il tema del consesso. L’unico gruppo ad esprimersi apertamente a favore è stato l’Italicus C, guidato dall’arcivescovo di Tirana, Angelo Massafra.

Questa sera il Sinodo si concluderà e verrà pubblicata la relatio conclusiva ed è prevedibile, ma non certo, che prevarrà la linea del vescovo di Riga, mons. Zbignevs Stankevics, che vuole “correggere alcune espressioni, non corrette” pervenendo ad “un testo finale più equilibrato e che risponda meglio alle sfide di oggi” perchè “il compito principale del Sinodo è di riaffermare la verità del Vangelo sul matrimonio … senza perdere l’identità cattolica e senza rinunciare alla verità sul matrimonio”.

segue

Originally posted on Demata

Roma: dalla storia dei Papi le soluzioni di domani

3 Ago

La situazione in cui si trova oggi Roma Capitale e lo Stato Italiano ha un preciso corrispettivo storico, che gli economisti cattolici, in prima fila Mario Monti, dovrebbero conoscere a menadito.

sisto-v“Con Sisto V al soglio pontificio per le finanze vaticane è una ventata di aria nuova. … Emblematica è la vendita dell’Ufficio di Tesoriere della Camera Apostolica. … Sisto V lo assegna lla famiglia Giustiniani per 50.000 scudi, ma dopo un anno nomina cardinale il Principe Giustiniani e si riprende la carica, rivendendola alla famiglia Pepoli per 72.000 scudi. E ancora, pochi mesi dopo, nomina cardinale il Pepoli e costituisce con metà delle entrate di quell’ufficio, 0vveero 5000 scudi l’anno, un nuovo monte cchee riesce a vendere per 50.000 scudi. In definitiva arriva ad incassare, in poco più di un anno e mezzo, 172.000 scudi” da un ufficio ” venduto ultimamente a (soli) a 15.000 scudi”. (Claudio Rendina – 2009)

Sisto V inoltre sottopone “a dazio tutti i commestibili, grano, olio, vino, carne, erbaggi, pesce, talchè le rendite dello Stato allorquando egli ascese al soglio assommavano a 1.746.814 scudi, lui morto, erano salite a 2.576.814, sulla fame, sulla miseria, sulla desolazione del popolo” (Raffaello Giovagnoli – 1879)

“E’ un fatto comunque che a fronte di questo contesto di  statalizzazione dei depositi chee si verificano i fallimenti di numerosi banchieri … ma quella riserva pontificia dura poco.
Forzieri a parte, il successore di Sisto V, Clemente VIII, si ritrova con un debito di 12 milioni di scudi … durante i 13 anni del suo pontificato le entrate precipitano da 500.000 scudi a 345.000;  onsiderando che la spesa annua resta sui 450.000 scudi, il defiit annuo si aggirerà mediamente su i 100.000 scudi. Paolo V continua a far fronte alle necessità dello Stato con i Monti, ma il debito a fine pontificato arriverà a 18 milioni di scudi. Sotto Urbano VIII è il dissesto finanziario, con debiti che arivano a 35 milioni.” (Claudio Rendina – 2009)

Solo Innocenzo XI, dopo quasi settant’anni, tenterà una inversione di rotta, abbassando gli interessi dei Monti dal 7 al 4,5%, abolendo le franchigie doganali e i donativi a famigli, riducendo gli stipendi della Curia e portando le spese a 2.580.000 scudi a fronte di 2.409.000 per le spese con un deficit sotto il 7%.
innocenzo xii

Dopo di lui, ripresero i precedenti costumi e, trascorsi altri 14 anni, fu Innocenzo XII a dover accertare, all’insediamento, che gli interessi annui sul debito equivalevano ad oltre metà dei 2.225.000 scudi di entrate, paralizzando così l’economia e la circolazione di danaro.

E fu proprio Innocenzo XII (il napolitano Antonio Pignatelli Carafa) a risanare in 20 anni il regno dei Papi.

Infatti:

  • proibì la concessione di proprietà, incarichi o rendite a qualsiasi parente
  • soppresse molte cariche inutili o duplicate, ma arricchite da laute prebende
  • introdusse alla sua corte uno stile di vita più sobrio e più economico
  • compose il dissidio cinquantennale con il Regno di Francia in materia di benefici ecclesiastici (regalia)
  • varò un piano di ampliamento dei porti di Civitavecchia e Nettuno, al fine di migliorare e promuovere il commercio
  • destinò il palazzo del Laterano ad ospizio per donne inabili al lavoro e fece costruire l’ospizio di San Michele a Ripa Grande per gli  uomini
  • lo stesso palazzo di Montecitorio fu fatto edificare per ospitare i poveri, ma poi fu utilizzato per la Curia, i tribunali, il Governatorato di Roma, la polizia

Alla morte di Innocenzo  XII, Roma era talmente potente, dal punto di vista finanziario, che il suo successore, Clemente XI da Urbino, potè realizzare importanti opere nei territori dei suoi clientes e far pervenire a Filippo V, nuovo Sovrano di Spagna, notevoli sostentamenti, tutti provenienti dai beni della Chiesa, scatenando de facto la guerra di successione spagnola.
Questo rinnovato atteggiamento vaticano (che si evolveva da nepotistico a clientelare) ebbe come conseguenza la perdita di autorità della figura del Pontefice nei rapporti tra gli Stati Italiani (in particolare quelli meridionali, che iniziarono a esigere le tasse anche dal clero) e all’interno stesso dello Stato della Chiesa.

Dalla storia vaticana a quella italiana il passo è breve e i vizi del passato sono divenuti quelli del presente, se Regno e Repubblica andarono ad inglobarsi, il primo ed uniformarsi, la seconda, con una “cultura di governo pregressa”.
Finite le ‘regalie’ dei Patti di Yalta, ecco la Seconda Repubblica con il suo epilogo montiano, che è davvero molto somigliante al pontificato di Sisto V.
Le soluzioni? Quelle di Innocenzo XII: meno spese per rendite di posizione, meno tasse, più welfare, più infrastrutture, più politica internazionale.

Dunque, se la ‘lezione’ di Innocenzo XII funziona, Matteo Renzi (*ed Ignazio Marino) potrebbero:

  1. smagrire la Pubblica Amministrazione e digitalizzarla, creando economie (*idem)
  2. intervenire sulle pensioni d’oro e sui patrimoni, aumentando le risorse per le pensioni di gran parte dei cittadini, finanziando correttamente l’INPS e riducendo debito e deficit (*intervenire sul patrimonio immobiliare romano adeguando catasto e affitti pubblici)
  3. semplificare i procedimenti, sostenere le infrastrutture e ridurre le tasse, per rilanciare investimenti, lavoro e commercio (*idem)
  4. sostenere la presenza e l’immagine internazionale dell’Italia partecipando a missioni ‘di pace’ (*delocalizzare le infrastrutture amministrative romane, creando lo spazio per l’upgrade turistico-culturale)

Esattamente quello che NON vogliono i suoi ‘compagni’ di partito o ‘alleati’ di maggioranza, i media che lo ‘sostengono’, i sindacati che ‘mugugnano’, i Cinque Stelle che gli si oppongono.

Ma Roma è sempre la stessa ed ogni male ha la sua cura.

originale postato su demata

Papa Bergoglio, un viaggiatore laico

17 Feb

Secondo quanto confermato da Vatican Insider, il Pontefice sta rinnovando il passaporto argentino, anzichè richiedere quello diplomatico allo Stato del Vaticano, e anche la carta d’identità (il Documento Nazionale d’Identità).

 “Cognome: Bergoglio. Nome: Jorge Mario. Sono questi i dati scritti nella tessera bianco celeste emessa lo scorso 14 febbraio e che sarà valida fino al 2029. I documenti sono stati emessi dall’anagrafe argentina, dal Ministero degli Interni e dei Trasporti della Reppublica argentina.”

Una decisione che il ministro degli Interni, Florencio Randazzo, ha voluto prontamente ringraziare «Questo nuovo gesto del Papa verso il nostro paese ci riempe di orgoglio».

Una decisione che dovrebbe riempirci d’orgoglio tutti, al di lè dei risvolti patriottici, visto che Francesco I lancia un preciso segnale se non intende beneficiare dei privilegi dovuti al monarca assoluto di uno stato temporale.

… e questa sì che è una notizia!

originale postato su demata

 

L’Italia perde tempo

2 Apr

Si perde tempo, l’ha detto Angelino Alfano, in un dichiarazione che suona come una presa d’atto a nome di tutti gli italiani, piuttosto che un’opinione personale.

Si perde tempo e se ne perde tanto, tantissimo, se, ad esempio, la giunta PD-SEL-M5S della Regione Sicilia blocca i lavori nella base militare di contrada Ulmo, pilastro del nascente Mobile User Objective System, il sistema di difesa satellitare USA – proprio mentre Obama porta a casa un accordo tra Israele e Turchia, sostanziale per l’assetto del Mediterraneo.

Come ne stiamo perdendo davvero tanto, in Europa, se l’India pretende di processare soldati italiani e tedeschi, proprio mentre assolve largamente un contingente di propri militari, resosi colpevole di stupri, violenze ed omicidi in missione di peacekeeping in Africa.

Si perde tempo se, rifiutandosi di formare un governo (il Pd con il PdL ed il M5S con il PD), i nostri destini sono procastinati a luglio prossimo, con un governo dubbiamente prorogabile – quello di Mario Monti – che è limitato all’ordinaria amministrazione, ma dovrà far fronte ad una situazione eccezionale.

E nel Governo Monti sta la chiave di volta della strategia del Partito Democratico, obnubilato dai 200 parlamentari ‘che non sarebbero lì’ se non esistesse un premio di maggioranza spropositato, mentre tra gli altri almeno cento sono parte dell’apparato.

Andare al governo con il Popolo della Libertà comporterebbe diverse conseguenze ‘sgradite’, che sarebbe meglio lasciar fare ad un governo transitorio ed un presidente che accondiscenda a qualche strappo alle regole, visto che non si tratta di amministrazione ordinaria:

  1. una legge elettorale che recepisca sia il ballottaggio, sia il senato federale, sia il presidenzialismo, sancendo la fine del bipolarismo e del parlamentarismo;
  2. una riforma della Autonomie Locali, sopprimendo province e comuni sotto i 10.000 abitanti, azzerando un’infrastruttura partitica (ed una tradizione di polemisti da bar dello sport) che ci portiamo dietro dal Dopoguerra;
  3. la riforma della pubblica amministrazione, alla quale, per ovvi motivi, dovrebbe conicidere una serie di leggi sui sindacati, sulla separazione delle carriere, sull’introduzione di un sistema di bilancio ‘europeo’, sui servizi che il Servizo Sanitario Nazionale va a garantire ‘comunque’;
  4. una riduzione della leva fiscale e l’introduzione dei diritti di cittadinanza.

Tutte leggi che il Partito Democratico preferirebbe facesse qualcun altro, ma ponendo i suoi veti,  che il  Movimento Cinque Stelle sosterrebbe anche volentieri, ma che il protagonismo di Grillo impedisce, che il Popolo della Libertà voterebbe, se non fosse per i guai giudiziari di Silvio Berlusconi.

Nessuno che prenda nota del detto anglosassone per il quale se non si è un vincitore, allora non resta che prendere atto di essere un perdente.

Intanto, i dati congiunturali sconfessano la manovra elettorale del Partito Democratico, iniziata da mesi sotto la spinta di SEL e della CGIL, in nome dell’emergenza sociale: la disoccupazione registra, sddirittura, un lieve calo. Sono i giovani a preoccupare con un congruo numero di senza lavoro (37,8%), principalmente donne.

E, se parliamo di giovani e di occupazione, la soluzione non è certo prolungare l’età pensionabile, mantenere una pubblica amministrazione elefantiaca, senza investire in infrastrutture, formazione e produttività. Come il ‘modello’ non può essere di certo quello di Romano Prodi, additato -in Italia come all’estero – come uno dei padri del disastro Eurozona ed eternamente in batteria per un posto al Quirinale.

Siamo sicuri che i circa 200 deputati del Partito Democratico, che sono lì grazie al Porcellum, vogliano davvero tornare a casa con un flop del genere per sperare in una riconferma delle urne?
E cosa staranno pensando quelli del Movimento Cinque Stelle, che potrebbero non contare, alle prossime elezioni politiche, di quei 5-6 milioni di voti arrivati per protesta?
O, parlando di stabilità ed Europa, che qualcuno si sia accorto che, se PdL+Lega+Scelta Civica avessero corso coalizzati, non staremmo neanche a discutere di governi e governicchi?

originale postato su demata