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L’Italia senza riforme perchè è senza Politica?

3 Mag
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ISBN 978-3-7630-2731

Pochi vorrebbero sapere che quel BBB- di S&P per l’Italia  significa che nel 2018 abbiamo mantenuto una “adeguata capacità di rimborso”, come era con il Governo Gentiloni, ma anche che da adesso in poi “potrebbe peggiorare verso un debito prevalentemente speculativo“, calando a “BB+”.
Ricordiamo che era diventato BBB con Enrico Letta, era sceso a BBB+ dopo la ‘finanziaria’ del Governo Monti e che fino al 2006 era ancora in classe “AA”, cioè l’Italia aveva ancora una “alta capacità di pagare il debito”.

Ancora di meno devono essere quelli che desiderano ricordare che il rating “Ba2” di Moody’s alla Regione Lazio di Nicola Zingaretti, significa “debito con un certo rischio speculativo” e – dunque – c’è poco da esultare (“stiamo dimostrando che gli sforzi di serietà, credibilità ed equità sono riconosciuti in modo positivo anche dagli analisti dei mercati” …). Tra l’altro, avere un outlook stabile, mentre l’Ente prevede di destinare al rimborso di mutui, debiti e interessi oltre la metà della spesa annuale prevista, significa che non si prevedono miglioramenti a medio termine.

Il declino inizia nel 2003-4, quando Standard & Poor’s segnala le prospettive della “AA” da stabili a negative, più o meno mentre il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio accusava il Governo Berlusconi di non aver realizzato quelle riforme strutturali che sono le sole che potranno incidere a lungo termine sul deficit pubblico ed il ministro dell’Economia e Finanza, Giulio Tremonti, replica che “per le riforme occorre tempo” ..

E peggiora nel 2006 scendendo ad “A+” (cioè da “qualità più che buona a qualità media del debito), con l’allenza per “il governo e di lotta” tra ex democristiani e postcomunisti del presidente del Consiglio Romano Prodi, quando, mentre il ministro dell’economia Padoa Schioppa annunciava che il crollo della produzione industriale era “molto più di una frenata”, i media ed i sindacati insistevano … sulla bufala del ‘tesoretto’ per destinarne 2,5 miliardi a misure per lo stato sociale.

Colpo di grazia a settembre 2011, quando Standard & Poor’s taglia il rating dell’Italia da A+ ad A, cioè in procinto di ritrovarsi con un credito/debito di Qualità medio-bassa, dopo ad una  finanziaria 2010 di pochi miliardi voluta dal Governo Berlusconi … pochi mesi dopo si era dovuto aggiungere un “manovra correttiva” da oltre 25 miliardi.
Bene ricordare, però, che già ad ottobre 2009 l’ex ministro Mario Baldassarri aveva già lanciato l’allarme, chiedendo un emendamento per  35 miliardi di tagli da effettuare sugli acquisti dei beni e servizi della Pubblica Amministrazione, che negli ultimi 3-4 anni erano aumentati del 50%, soprattutto nella Sanità.

Era il 2009 e si iniziava a parlare anche della spesa sanitaria pubblica nella prospettiva del federalismo fiscale ed, avviatosi un enorme trasferimento di poteri sulle risorse, la Sanità finiva per essere gestita non più da economisti e giuristi, come fino ad allora era consuetudine, trattandosi di un settore assicurativo-assistenziale, bensì dai politici e dai medici, ambedue – almeno come categorie – in totale conflitto di interessi, visto che i primi raccolgono voti e i secondi compensi e carriere. Addio bilanci regionali, salvo quelli delle regioni dell’ex Lombardo-Veneto.

Sappiamo come è finita: con il segretario del Partito Democratico che esulta se la ‘sua’ Regione soffre per l’outlook stabile (cioè persistente) per un “debito con un certo rischio speculativo” secondo Moody’s, come la Lega e i Cinque Stelle che esultano per uno 0,1% in più sul PIL, che è come svuotare una vasca da bagno con una tazza.

Intanto, con BBB- di S&P l’Italia è alla pari di Ungheria e Marocco – in termini di capacità di ripagare i debiti – mentre con Ba2 di Moody’s la Regione Lazio sta messa più o meno come … Monte Paschi di Siena nel 2013.

In un mondo politico di gentry, pervenuti e cointeressati è difficile annunciare un disastro ed ancor meno tentare di introdurre correttivi: è dall’inizio del Nuovo Millennio che si tenta di farlo senza altro risultato che una fetta consistente di elettorato che si sposta verso chi gli promette ciò che piace e non ciò che serve.

Come vanno le cose glielo lo racconteranno solo due giorni prima del baratro. Oppure dopo …

Demata

Scuola, sanità, pubblica amministrazione: niente innovazione senza turn over

1 Apr

Sui nostri Comuni e sui nostri Enti – come nei comparti Istruzione, Università e Sanità – grava sempre più l’effetto di un sistema pensionistico pernicioso per gli equilibri produttivi e sociali dell’Italia.

Se finora eravamo nel campo delle ipotesi e delle prospettive – tutte controverse o controvertibili e soprattutto non lusinghiere – sono trascorsi venti anni dal quel 1994 in cui Giuliano Amato avviò la ‘riforma delle pensioni’ e, neanche fosse un titolo che va a risccossione, è nel 2014 che va a verificarsi il ‘game over’ del sistema previdenziale italiano, per l’introduzione della Riforma Fornero e per l’emersione dello scellerato saccheggio dell’ex INPDAP.

Nel caso della Riforma Amato, possiamo affermare che il nodo viene al pettine proprio oggi, quando si tratta di iniziare a pensionare coloro che hanno effettivamente contribuito per almeno 20 anni. Come anche è ormai noto a tutti che meno di un milione di pensioni di fascia alta, ma incontribuite, ci costano quanto i milioni di pensionati con meno di mille euro al mese.

Parlando della Riforma Fornero, ricordiamoche ai tagli previdenziali e mezzo milione di esodati non sono coincisi altrettanti interventi assistenziali, nonostante queste persone avessero versato contributi per una vita. Inoltre, si bloccano in servizio ben oltre un milione di lavoratori pubblici, oggi ultra54enni e/o in salute non buona.

Andando all’INPDAP, sono i quotidiani che ci hanno informato dei 30-35 miliardi di buco ‘per anticipazioni’ al MEF o alla Sanità e per assorbimento di altre casse in perdita, come sono le  statistiche della stessa INPS che dimostrano lo squilibrio contributivo (e pensionistico) tra dipendenti pubblici  nati prima del 1950 e quelli nati dopo, mentre le statistiche Istat suggerirebbero che gran parte di quei stipendi da 100.000 euro annui e passa, che vorremmo tutti tagliare, rispettino la stessa ‘regola generazionale’.
Come anche dobbiamo annotare che – per stipendio e per pensioni – i soli magistrati sarebbero ‘giustificati’ a compensi così importanti, se facciamo il confronto con le pubbliche amministrazioni degli altri stati europei.

Le conseguenze per i bilanci di istituzioni, amministrazioni e enti è disastrosa.

Ad esempio, quel famigerato patto di stabilità che ingessa le iniziative locali da almeno dieci anni, mentre i bilanci comunali sono gravati da spese di personale per dipendenti assunti 30 anni fa, spesso demotivati da 20 anni di caos amministrativo e, secondo le statistiche, per almeno un terzo in condizioni di salute non buone (dati Istat 2013).
Cosa ne sarebbe dei problemi finanziari di Roma Capitale se il nostro sistema pensionistico permettesse una deregulation parametrata dell’esodo anticipato dopo 30 anni di lavoro, sul genere di quella tedesca?
Trasferendo all’INPS (od a una qualsiasi Versicherung) il costo per il Comune di Roma del 20% dei propri attuali occupati, esisterebbero tutte le premesse per innovare, ristrutturare, assumere e, perchè no, proteggere le aziende di Roma Capitale dalle speculazioni che il ‘mercato’ usualmente mette in atto, se ci sono ‘cadaerini’ da fagocitare.

Un esempio ancor più semplice?
Quanto ci costerebbero Sanità e Università, se pensionassimo buona parte di quegli stipendi da 100.000 euro annui e passa, che gravano sulle stabilizzazione dei giovani e che, soprattutto, ritardano la diffusione in Italia delle conoscenze e delle pratiche professionali introdottesi nell’ultimo trentennio (ndr. a partire da semplificazione, internet e networking).
E quanti giovani laureati potrebbero trovare posto prima dei trent’anni, come sarebbe d’obbligo, nel nostro comparto Istruzione, se permettessimo a chi ha più di 55 anni di pensionarsi con uno straccio di rendita mensile e, magari, dedicarsi alle lezioni ‘private’ o ad opere filantropiche, come da sempre ed ovunque è per i docenti?

Dove attingere per le risorse?
A leggere i giornali, specialmente il Sole24Ore, sembrerebbe che lo Stato Italiano sia in qualche modo debitore di una trentina di miliardi ai lavoratori pubblici che versavano contributi all’ex Inpdap, come è probabile che i conti fatti nel 1994 garantiscano – ancora dopo 20 anni – dei ‘diritti acquisiti’ del tutto arcaici e sostanzialmente iniqui.
Inutile dire che ci sarebbe probabilmente un plebiscito, se i leader sindacali si peritasssero di questionare i lavoratori pubblici sulla disponibilità di negoziare TFR e pensioni in cambio di ‘finestre pensionistiche’.
Del tutto ovvio che, in prospetttiva decennale, il rilancio del Paese sarebbe enorme con un turn over che ci permettesse di innovare (finalmente) tecnolgie e mansionari, oltre a togliere linfa vitale per tanti attempati ‘capibastone’.

Il governo?
Il ministro Maida ha 30 anni e arriva dal moderno mondo della ‘charity’ e dle ‘fund rising’. Renzi e Padoan sanno che le risorse ci sarebbero e che la questione ‘turn over’ andrebbe risolta prima di andare ad elezioni. Il ministro Giannini ne ha forse il doppio della collega Maida e arriva dalla torre d’avorio dell’Università per stranieri di Perugia, che tra i tanti vanti ha avuto quello di non offrire lauree tecniche o scientifiche …

Dunque, ‘yes we can’ … se solo i sindacati e la ‘vecchia guardia’ lo permettessero, dopo aver meditato, magari, sul fatto che la ‘tirata d’orecchie’ di Papa Francesco sul ‘desiderio di potere’ (ndr qualcuno direbbe smania) era tutta per loro.

originale postato su demata

La leggenda della spending review

4 Mag

Difficile scrivere qualcosa di serio in giornate in cui cronaca, informazione e governance decidono di darsi all’intrattenimento ed al varietà. Stiamo parlando della spending review.

Innanzitutto, con “revisione della spesa”, si intende quel processo diretto a migliorare l’efficienza e l’efficacia nella gestione della spesa pubblica che annualmente la Gran Bretagna attua da tempo. Come riporta l’apposito sito istituzionale britannico, “The National Archives” (of spending review), la “revisione di spesa” fissa un piano triennale di spesa della Pubblica Amministrazione, definendo i “miglioramenti chiave” che la comunità si aspetta da queste risorse. (Spending Reviews set firm and fixed three-year Departmental Expenditure Limits and, through Public Service Agreements (PSA), define the key improvements that the public can expect from these resources).

Niente tagli, semplicemente un sistema di pianificazione triennale con aggiustamenti annuali, che si rende possibile, anche e soprattutto, perchè la Camera dei Lord e la Corona britannica non vengono eletti, interrompendo eventualmente il ciclo gestionale o rendendosi esposte (nel cambio elettorale) a pressioni demagogiche o speculative.

Di cosa stia parlando Mario Monti è davvero tutto da capire, di cosa parli la stampa ancor peggio.

Venendo al super-tecnico Enrico Bondi, la faccenda si fa ancor più “esilarante” a partire dal fatto che, con tutti i professori ed i “tecnici” di cui questo governo si è dotato (utilizzandoli molto poco a dire il vero), è necessario un esterno per fare la prima cosa che Monti-Passera-Fornero avrebbero dovuto fare per guidare il paese: la spending review e cosa altro?
Il bello è che, dopo 20 anni di “dogma” – per cui di finanza ed economia potevano occuparsene solo economisti, matematici e statistici (ndr. i risultati si son visti) – adesso ci vuole un chimico (tal’è Enrico Bondi) per sistemare le cose, visto che sono gli ultimi (tra i laureati italici) ad avere una concezione interlacciata dei sistemi, una competenza merceologica e, soprattutto, la capacità di fornire stime affidabili con sveltezza.

Dulcis in fundo (al peggio non c’è mai fine) l’appello ai cittadini a segnalare sprechi.

Quante decine o centinaia di migliaia di segnalazioni arriveranno? Quanti operatori serviranno solo per catalogarle e smistarle? Quale è il modello (se è stato previsto) con cui aggregare il datawarehouse delle segnalazioni?

E quanto tempo servirà per un minimo di accertamenti “sul posto”? E chi mai eseguirà gli accertamenti?
Quante di queste segnalazioni saranno doverosamente trasmesse alla Magistratura, visto che nella Pubblica Amministrazione italiana vige ancora l’obbligo di denuncia, in caso di legittimo dubbio riguardo reati?

Una favola, insomma.
Beh, in tal caso, a Mario Monti preferisco Collodi: fu decisamente più aderente alla realtà italiana.

originale postato su demata

No quarters, no prisoners

24 Apr

Quali potrebbero essere delle misure impopolari, che il nuovo Governo potrebbe adottare? Vediamo quali sono quelle che tutti chiedono a gran voce e che nessuno vorrebbe subire.

Chiudere ospedali e scuole, perchè sono insicuri ed antigienici, magari solo per sei mesi, ma togliendo un servizio importantissimo ai cittadini.

Licenziare i dipendenti pubblici incapaci, incarcerandoli se disonesti,  ben sapendo di mettere alla fame le loro famiglie.

Condannare i funzionari che non hanno vigilato sui beni pubblici, come dice la legge, recuperando sulle loro pensioni ed i loro beni quello che è possibile.

Processare i promotori di una manifestazione che sfocia in un blocco ferroviario o stradale od in incidenti, fregandosene se sono parte di apparati con 2 miliardi di Euro di fatturato annuo, anzi pretendendo anche i danni.

Multare e/o licenziare i lavoratori che non rispettano le norme di sicurezza, accettando che far questo poi comporta che si dia il carcere ai datori di lavoro che se ne fregano.

Vietare alle cooperative l’utilizzo di lavoratori precari, sapendo che in questo modo verrebbero arrestati i mille rivoli dell’assistenzialismo e del clientelismo locale.

Cartolarizzare le case popolari, facendo cassa e riportando le pertinenze e gli assegnatari alle stesse leggi di pubblica sicurezza che competono ai condomini di qualunque edificio, ma con l’urgenza di nuove carceri, visto che finalmente sarebbero pattugliate.

Costruire nuove carceri, catturare i latitanti, smantellare le “famiglie”, bonificare i territori, anche se questo dovesse significare “l’assedio di Secondigliano”.

Avviare una politica per il bambino, accettando l’idea, viste le nuove generazioni, che in questo modo saranno molte di più le madri alle quali sarà tolta, temporaneamente o definitivamente, la potestà sui figli.

Quanti saranno d’accordo al momento giusto?
Non lo so, so solo che nel resto d’Europa si vive così.

Belgae

The Economist e l’Italia

4 Apr

Caro The Economist

non è la prima volta che ci parli di Berlusconi e dell’Italia, ma il punto di vista resta ai fenomeni e non arriva alle cause, come la difficoltà di molti nel votare Veltroni che è stato comunista per molti anni e che è il “secondo” di Prodi fin dall’inizio, nel 1996.
Abbiamo (ndr. noi italiani) anche altre difficioltà a votare Veltroni, se promette cose come “ridurrò /compatterò 5000 leggi in sei mesi” oppure “Aumenterò le pensioni di 7,69 Euro la settimana” oppure ancora “Costruirò 100.000 case popolari”.

In un paese con gravi problemi di mobilità la gente vota chi promette ponti e ferrovie come Berlusconi. Dove i giovani non hanno un futuro, votiamo chi parla di “lacrime e sangue” come Tremonti e Dini.
Se gli anziani non hanno come comprare il cibo, gli adulti sono sempre fuori per lavoro ed i bambinisono soli, votiamo chi sostiene la famiglia come Fini.
In un paese dove la Costituzione è molto lunga da leggere e le leggi sono migliaia su migliaia, si vota i partiti locali, come ovvio che sia.
Se i tuoi servizi pubblici sono un “traballanti e malconci” e tu sei un dipendente pubblico od un suo familiare (almeno il 20-30 % della popolazione), vai a destra e difendi la bandiera, o no?

Perchè, caro Economista, non vedi anche questa realtà?
Non è bello, ma è il mio paese “reale”.

I regret for my not correct English, have a nice day.

Roberto Cota, un uomo della Lega

1 Apr

Da La Stampa di oggi : “Sequestrarono una ragazza poco più che diciottenne all’uscita da un locale, la infilarono su un furgoncino e poi la violentarono a turno in un tour dell’orrore che durò alcune ore. La punizione, pure: quattordici anni di carcere a testa, senza riconoscimento delle generiche.

Ma la condanna, per ora, resterà nella sfera delle possibilità.
Saranno quattordici anni assolutamente virtuali perché i due stupratori, approfittando degli arresti domiciliari loro concessi
dalla magnanimità dello Stato italiano, hanno pensato bene di tagliare la corda e da allora si sono resi latitanti, scomparsi dai radar delle forze dell’ordine che danno loro la caccia da oltre due anni”.

Incredibilmente, Panorama di Giovedì 21 Febbraio 2008 così commenta: “Fa male costatare come l’esecutivo (ndr Prodi sostenuto dal neonato Partito Democratico) abbia rinunciato alla sicurezza, scegliendo di non convertire in legge il decreto in materia di espulsioni e di allontanamenti per terrorismo e per motivi imperativi di pubblica sicurezza.
I tempi infatti non ci sono, il Parlamento non può attuare la conversione in legge. Le conseguenze ora potrebbero essere gravissime.

Ancora più incedibilmente, troviamo il leghista Roberto Cota a sostenere le ragioni del governo Prodi, perché tecnicamente non è possibile reiterare un decreto con gli stessi contenuti: La nostra Costituzione lo vieta. Oltretutto quando il decreto decadrà tutte le espulsioni eseguite fino ad ora potranno essere contestate”.

Come se espellere degli stupratori o concedere gli arresti domiciliari da cui scapperanno certamente, non siano due “atti di giustizia” con un unico risultato: il danno e la beffa delle vittime.

Elezioni … col trucco?

28 Mar

Jacoboni su La Stampa scrive che  “è la prima volta che in questa campagna elettorale il capo del Pdl ammette, sia pure tra le righe, che un problema al Senato c’è”.

Anche Repubblica , Sole24ore, il Corriere annunciavano, tempo addietro, lo stesso fenomeno ed anche il Giornale ci informa che:
“Il trucco c’è e si vede pure.  Perché in una regione rossa dove il premio di maggioranza è certo, non far convergere i voti eccedenti su Casini, aiutandolo a superare il quorum per Palazzo Madama? Tant’è che Casini si prepara sparando su Berlusconi come un girotondino”.

Mica stupida la trovata, che funziona anche in senso inverso, sia chiaro.

Già sappiamo della “lettera” degli ergastolani e le 120mila schede argentine, ma non siamo affatto certi che avremo delle elezioni regolari.

Dove sono gli osservatori dell’ONU?