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L’Italia crolla e Berlusconi vola via da Putin

7 Ott

Ormai, ci tocca andare avanti così, attendere che le Borse chiudano al venerdì pomeriggio, sperando che il disastro anunciato non sarà peggiore lunedì mattina, quando riapriranno.

Dopo Moody’s anche Fitch taglia il rating, mentre il governo non è neanche in grado di nominare il Governatore di Bankitalia, per un avvicendamento noto ed atteso da mesi.

La richiesta di riforme strutturali cade nel vuoto, intanto, cade nel vuoto, mentre Silvio Berlusconi, giusto per non mancare, è volato da Putin per la sua strabordante  (è il caso di dirlo, se ci sono le ragazze dell’Armata Putin) festa di compleanno.

Così andando, le agenzie di rating e la Banca Centrale Europea, guidata dall’italiano Draghi, appaiono come l’unico elemento moralizzatore di questo flaccido panorama italico, eppure, follia nella follia,  alcuni manifestanti hanno, oggi, attaccato con vernici la sede di Moody’s.

Cosa accadrà se i mercati di lunedì si rivelassero, come prevedibile, peggiorativi, rischiando di innescare una spirale catastrofica per l’economia e la stabilità del nostro paese?

E cosa dire dello stallo in cui ci tiene l’ostinazione ed il disinteresse del Premier,  l’opportunismo di Bossi e del “popolo padano” e l’incapacità politica generalizzata dei partiti e dei sindacati, nel liberarsi da schemi ormai indelebilmente superati dal mondo che va?

Non so cosa accadrà il giorno che finirà questo governo, ma è probabile che la fine del Berlusconismo avverrà nel sollievo, magari incofessabile, se non gioia manifesta ed annunciata, vista la silente e paziente attesa che contraddistingue la maggior parte degli italiani in questo momento di grande criticità.

Ormai, c’è poco da dire: l’Italia crolla e Silvio pensa al suo “week end rigeneratore”.

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Italia: politica e finanza pubblica declassate da Moody’s

5 Ott

Moody’s declassa l’Italia: «Rating ad Aa2 e outlook negativo», ma per Berlusconi “non cambia nulla, andiamo avanti” anche se “la (s)valutazione arriva anche per incertezze politiche”, come tanti commentano.
Tremonti, intanto, continua a rassicurare italiani, Europa e mercati che «i conti sono in ordine anche con una crescita pari a zero», cosa nell aquale può crederci solo lui ed i suoi contabili.
E Bossi tace e cosa mai potrebbe ancora dire, dopo aver messo in stallo la nomina del Governatore della Banca d’Italia proprio mentre borse, mercati e governi traballano, accentuando la crisi di sfiducia verso l’Italia.
Per non farsi mancar nulla, il PD manda Treu in avanscoperta a Porta a Porta, che riesce nell’incredibile impresa di soccombere dinanzi a Brunetta, andando a proporre misure demoliberali (leggi qui) parlando in socialdemocratichese.
E se non bastasse, arriva di rincalzo, dopo 12 ore televisive, Livia Turco “la rossa”, che con la sua amabile voce (ndr fa tanto share) ha riproposto la trita-ritrita detassazione del lavoro e … nulla più, dato che, come al solito, la Sinistra è disunita su tutto.

E gli altri?
Fini e Casini attendono, perchè null’altro possono fare: i media li ignorano, le statistiche li appiattiscono e nessuno dei loro avversari, ben presenti nei media, ha l’intenzione di spiegare agli italiani che, per situazione e per procedura, è più di un anno che non avevamo altra chance che il governo tecnico.
Restano Di Pietro, Grillo e Vendola potrebbe dir qualcuno ed, infatti, restano, che in francese che significa anche rimanere fermi, e cosa altro potrebbero fare visto che adesso si tratta di costruire e proporre cose concrete, non di rissose rivendicazioni nè di ideali proposte buone per tutti i colori e tutte le stagioni.

Siamo alla frutta, stiamo decantando rapidamente e dovremmo renderci conto che questa situazione vede dei responsabili principali in Berlusconi, Bossi, Tremonti e Calderoli, quasi inerti dinanzi alla gravisisma crisi,  ma anche dei coprotagonisti come Di Pietro, Camusso, Bersani, Vendola, Grillo, che devono “incassare” il grande flop del “pensiero prodiano” da cui il Centrosinistra non da segni di ripresa.
Ah, se il Presidente Napolitano volesse mettere lorsignori all’angolo, prendendo l’iniziativa ed iniziando a picconare, in nome del Popolo italiano, questa Seconda Repubblica che, pur crollata in piedi, non vuole andare giù.

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Napolitano, la Lega e la grottesca secessione padana

1 Ott

Napolitano interviene a difesa dell’unità nazionale con un secco “Non esiste un popolo padano. Secessione? Grottesco”, in inglese “very pictoresque”.
Il premier Berlusconi, invece di associarsi al Presidente della Repubblica, se ne lagna perchè “così il Colle ci destabilizza”, che è un po’ come ammettere che il patto con la Lega si regge sulla promessa di facilitargli la “secessione”.
Poco da ribattere o ribadire dinanzi ad una tale sacrosanta ovvietà, ma, ad insistere, ci riesce Calderoli con un esitante “Ma c’è diritto ad autodeterminazione”, dimenticando che proprio lui e Bossi, ministri per la semplificazione e per le rifome, dovevano provvedere al Federalismo con Bossi.

Ma Giorgio Napolitano non si è fermato alla secessione: “Nuova legge elettorale. Si è rotto il rapporto di fiducia elettore-eletto”, che suona come “da un momento all’altro sarò costretto a sciogliere le Camere restituendo la sovranità al popolo”.
Anche in questo caso Silvio Berlusconi getta la maschera: “Attacco pesantissimo. Non riusciranno a farci rompere con gli alleati”, come se il problema di credibilità fosse nei giochi di corridoio e non, viceversa, nei 10 anni di stallo legislativo ed infrastrutturale, di cui ben sette hanno visto al potere Berlusconi, Tremonti e Bossi.
Insiste Matteo Salvini, della Lega Nord, ricordando che “il Lombardo-Veneto ha una storia più antica di quella della Repubblica Italiana, basta aprire un libro di scuola media». Salvini ha poi richiamato l’esempio del Belgio, «dove le Fiandre mantengono i valloni assistiti e dove presto ci sarà una separazione democratica”.

Intanto, la proposta di referendum per abrogare il Porcellum ha ricevuto l’adesione di un milione di italiani (e non si capisce perchè Prodi se ne assuma indirattamente il merito).
Con il ritorno al Mattarellum ed i collegi uninominali, volge al termine anche l’abbraccio fatale di Silvio Berlusconi con la Lega per l’indipendenza della Padania, aka Lega Nord.
Il premier non sembra darsene conto o ragione tanto è forte ed interconnesso il suo rapporto con la schiera di padani (ministri e peones venuti a Roma senz’arte nè parte) che scomparirebbero con lui dalla scena politica, dato che mai sarebbero arrivati al livello in cui sono oggi senza di lui e senza la sua potente macchina elettorale.

Eppure, il messaggio del Presidente Napolitano è chiaro: bisogna andare al voto quanto prima, la popolazione è sfiduciata, le imprese pure e non riesce neanche a nominare il nuovo Governatore della Banca d’Italia, che era in agenda da mesi.
Potremmo andarci con o senza la collaborazione di Silvio Berlusconi, tutto dipende da lui: se lasciare tutto e recarsi di corsa al suo “buen retiro” oppure farsi esautorare e rischiare che qualche magistrato riesca ad arrestarlo mentre esce dal paese.

Ormai, siamo al grottesco …

Questa è la situazione e spero solo che Berlusconi voglia almeno evitarsi ed evitarci ulteriori vergone.
Sarebbe, poi, molto “patriottico”, se volesse esser proprio lui, in un momento di ravvedimento, a rispedire a casa il codazzo di mezze figure che l’ha seguito nel viatico del potere.

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Secessione, secessione!

18 Set

18 settembre 2011, “Festa dei popoli padani”, ecco l’intervento di  Umberto Bossi, ministro della Repubblica Italiana, accolto dalla platea padana al grido di «Secessione, Secessione».

«Come si fa a stare in un Paese che sta addirittura perdendo la democrazia giorno per giorno? Se qualcuno pensa che il fascismo è finito mi sembra sia ritornato con altri nomi e altre facce».

«Bisogna trovare una via democratica forse referendaria perchè un popolo importante e lavoratore come il nostro, non può essere costretto a continuare a mantenere l’Italia. D’altra parte, se l’Italia va giù la Padania va su. Bisogna trovare la strada perchè la gente non ne può più, ma io sono per trovare la via democratica».

La soluzione “democratica” del leader della Lega Nord?

«La soluzione è la secessione. Piano piano, non possiamo illuderci di fare senza la secessione. Dobbiamo avere la forza per ottenere la nostra libertà. L’Italia attuale è uno schifo».

Ancora più “rassicurante” per l’Italia e gli italiani, è il Ministro dell’Interno, Roberto Maroni: «Il governo non è un mezzo ma un fine per combattere la nostra battaglia sul federalismo e ci saremo fino a quando ce lo dirà Umberto Bossi». Dopo di che le barricate?

Così la Lega Nord mostra il suo vero volto e ribadisce il suo progetto antitaliano, cogliendo due piccioni con una fava, ovvero delegittimando ulteriormente il Governo della Repubblica Italiana, dove certamente non può esserci posto per dei ministri dichiaratamente secessionisti.

E’ davvero incredibile che in questi 15 anni un partito secessionista, minoritario e rappresentatosolo in poche regioni, abbia avuto tale potere di veto e di governo, sia durante le legislature berlusconiane sia durante il breve governo di Massimo D’Alema, che volle la riforma del Titolo V della Costituzione che, insieme al Mattarellum, ha reso ingovernabile l’Italia.

«Molti dei nostri sono morti durante la Prima guerra mondiale per un paese democratico, ma se sapessero lo schifo di Paese che c’è oggi avrebbero sparato dall’altra parte», l’ha detto Umberto Bossi, ma dovremmo dirlo noi, i nipoti dei Ragazzi del ’99, che dal Sud accorsero in massa alla chiamata dell’Italia per fermare l’oppressore sul Piave sotto il comando di un generale napoletano, Armando Diaz.

Fortunatamente, noi ci sentiamo ancora italiani.

Gomorra: la beffa annunciata della prescrizione

18 Set

Secondo gli inquirenti centinaia di tonnellate di rifiuti speciali vennero “smaltite” dal Veneto e dal Piemonte e seppellendole in provincia di Caserta, in Umbria, nel Lazio, in Sardegna, in Puglia e in Calabria. Indagini durate ben 12 anni, che vedono coinvolti industriali, politici, forze dell’ordine, mafiosi.
Un disastro ambientale senza precedenti, intere popolazioni esposte al rischio tumorale, territori fertilissimi devastati, una rete di corruttele senza precedenti.

“Una ventina di viaggi alla settimana, così come documentato dai carabinieri, treni di Tir carichi di scorie il cui rischio cancerogeno, è stato accertato, era particolarmente alto. Dalle polveri da abbattimento dei fumi delle industrie siderurgiche e metallurgiche alle ceneri da combustione di olio minerale. In tre anni di indagini gli investigatori scoprirono un’organizzazione in grado di «collocare» a prezzi stracciati qualsiasi tipo di rifiuto.” (La Stampa)
“Partivano da Milano, Vicenza, Padova, Treviso, Verona, Venezia, Bergamo e Brescia con una regolarità di circa cento viaggi a settimana per essere sversati nelle campagne campane. I camion trasportavano fusti che contenevano polveri residuate dall’abbattimento dei fumi delle industrie siderurgiche e metallurgiche, oli minerali, lubrificanti delle macchine, scarti delle vernici, ceneri residue da combustione, solventi, e le acque proveniente da stabilimenti di industrie chimiche e acidi. Appena arrivavano in Campania venivano sepolti nelle campagne coltivate, lungo le strade sterrate, in terreni comprati da contadini indebitati o spesso nemmeno comprati”. (La Repubblica)

Parliamo di truffa ed abuso d’ufficio, getto pericoloso di cose, realizzazione e gestione di discariche abusive, reati associativi, finalizzati alla delinquenza e al disastro ambientale, senza considerare che non sono mai stati contestati gli omicidi ed i danni biologici a danno di chi si è ammalato.
Eppure, in quei territori del Casertano, i casi mortali di cancro sono incrementati del 20% (dati Istituto Superiore di sanità), come anche le malattie polmonari, le allergie infantili, i feti deformi, le dermatiti.

Tutto prescritto, grazie a udienze preliminari rinviate, competenze territoriali contestate, accuse sostenibili e non, difetti di notifiche.
Sono andati tutti prosciolti i 95 imputati. Eppure, avevano intombato fusti tossici persino nelle falde acquifere compromettendo l’acqua, secondo le accuse, ma il proscioglimento rassicura: “Escluso l’inquinamento delle falde”.

Smaltire rifiuti pericolosi comportava (e comporta ancora oggi) un costo insostenibile per le piccole e medie imprese padane, in un paese dove, però, il traffico illecito di rifiuti non era un sanzionato penalmente mentre i reati ambientali vengono spesso derubricati per il “giusto convincimento” del magistrato, anzichè perseguiti sulla base delle perizie dei chimici delle Forze dell’ordine.
Facile, facilissimo, creare un network criminale per eludere i controlli al Nord e smaltire illegalmente al Sud.
“Le imprese risparmiano molto danaro che reinvestono, e le campagne, l’acqua, la terra, meridionali vengono per sempre compromesse spesso con il consenso dei piccoli proprietari terrieri e delle amministrazioni locali. In tutto questo la camorra è ovviamente il grande e innominato soggetto tenuto fuori dall’inchiesta proprio perché questa inchiesta voleva o meglio avrebbe voluto dimostrare il segmento imprenditoriale che strutturava il traffico dei rifiuti tossici. Molte imprese del nord Italia hanno delle responsabilità ciclopiche nell’avvelenamento ormai irreversibile delle terre meridionali, questo processo avrebbe potuto iniziare un percorso che avrebbe avuto come necessaria conseguenza politica l’investimento nel risanamento e nella bonifica di queste terre.” (Roberto Saviano)

“Nulla sembra più difficile di dimostrare in un tribunale le responsabilità del nord Italia nelle dinamiche mafiose del nostro paese.”
In Cina Popolare avrebbero dato la pena di morte ed i lavori forzati a vita, in Italia, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha emesso una sentenza di non luogo a procedere.

L’unica cosa da aggiungere è che la data del 17 settembre 2011, come quella del 6 aprile 2009 (Terremoto di L’Aquila) segna un punto di non ritorno per lo Stato Italiano.

Sono la prova provata che, dopo 150 anni, i Meridionali sono cittadini di Serie B ai quali non sono necessariamente dovute solidarietà e giustizia: quante ditte del Nord avrebbero dovuto chiudere i battenti se questo processo fosse andato avanti “presto e bene”?

Leggi anche  “Immondizia in Campania: un affare di camorra, politica e grandi aziende

Un’Italia ordinariamente razzista

8 Set

Mentre i Neonazisti tedeschi superano il 6% dei consensi ed iniziano ad avere una presenza in molti Lander ed amministrazioni, arriva il monito del Consiglio d’Europa verso i politici che usano “slogan razzisti”.

E’ il Commissario per i diritti umani dell’organizzazione internazionale, Thomas Hammarberg, a lanciarlo: “È arrivato il momento per l’Italia di sviluppare con vigore le disposizioni del codice penale relative ai reati di matrice razzista per arginare il continuo uso di slogan razzisti da parte dei politici”.

Infatti, secondo i monitoraggi che l’Unione Europea attua periodicamente, in Italia, poco è stato fatto negli ultimi tre anni dalle autorità italiane nel garantire il rispetto dei diritti umani di rom e immigrati. Tra l’altro, le autorità italiane non hanno ancora affrontato la situazione di molti apolidi Rom arrivati in Italia dall’ex Yugoslavia e dei loro discendenti, che sono ormai quasi 15.000.

Hammarberg ha manifestato forte preoccupazione per gli slogan politici razzisti e xenofobi e per l’assenza di misure efficaci per contrastare questo fenomeno, comprese iniziative di autoregolamentazione da parte dei partiti politici e la vigorosa attuazione delle leggi contro i reati legati al razzismo.

Intanto, come volevasi dimostrare, le prime pagine dei giornali parlano della Lega e del Giro della Padania, ma non degli insulti lanciati via radio da un “esemplere leghista”, il deputato Torazzi. I Presidenti del CSM e della Camera tacciono, come tacciono il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ed il capogruppo dei senatori del Partito Democratico, Anna Finocchiaro, ambedue meridionali ed ex magistrati.

Eh già, perchè a tollerare gli atteggiamenti razzisti, va a finire che ci si abitua … l’Olocausto è iniziato così e così è stato per tutte le pulizie etniche e le colonizzazioni della Storia, ma questo gli italiani proprio non vogliono capirlo.

Alberto Torazzi, un esemplare leghista

7 Set

Alberto Torazzi è il capogruppo del Carroccio alla Camera per la Commissione attività produttive. E’ tra i primi 200 deputati per “produttività”, secondo i paramentri della Camera, che però tengono conto principalmente delle presenze e non, ad esempio, delle proposte di legge approvate (o bocciate) e del tempo consumato a tale scopo.

Anche grazie al suo voto le Provincie non sono state soppresse, il Ministro Bondi rimase al suo posto dopo il disastro di Pompei, alla Procura di Milano fu negata la competenza nel caso Ruby-Berlusconi, l’aggravante di omofobia o di razzismo è stata esclusa dai codici, l’acqua fu privatizzata, è passata la vergognosa legge per il terremoto in Abruzzo, sono stati rinnovati gli incentivi “industria e quote latte”, abbiamo salvato banche ed Alitalia-CAI, abbiamo approvato il Lodo Alfano e le “ronde”, abbiamo abbandonato Napoli all’emergenza rifiuti con la Legge 126 del 2008.

Ed è sua una singolare proposta di legge per “il trasferimento delle funzioni amministrative relative al personale della scuola alle regioni” …

L’On. Torazzi è nato a Milano il 16 agosto del 1963, è un ingegnere meccanico, esperto del settore “automotive”, almeno secondo quanto afferma lo stringato curriculum sul sito della Camera.
A dire il vero, in rete c’è pochissimo su di lui e questa è una cosa davvero singolare per un ingegnere meccanico, esperto del settore “automotive” …

L’unica cosa che, noi elettori, possiamo sapere di lui è che, nel 2007, viene candidato al Comune di Crema dalla Lega Nord Padania, ma, nonostante sia il quarto della lista, non viene eletto. Ha più fortuna l’anno successivo, alle Politiche del 2008, quando nel Collegio Lombardia 3 (Cremona-Mantova-Pavia-Lodi) risulta essere il terzo eletto della Lega.
E’ davvero un po’ poco, considerato che tutti i dirigenti pubblici devono esibire on line curriculum e cartella esattoriale.
Ma il punto non è questo.

Il problema è che l’On. Alberto Torazzi ha, stamane, offeso e discriminato almeno 20 milioni di italiani, i Meridionali, tra cui numerosi suoi colleghi parlamentari ed, insieme a loro, anche le nostre Forze dell’Ordine, la Magistratura, per non parlare del Presidente della Repubblica (e del CSM), Napolitano di nome e di fatto.

Queste le sue dichiarazioni a Radio Padania Libera: “In Padania la mafia non esisterebbe, perché la nostra magistratura, che è fatta tutta di ragazzi del sud coi loro burocrati del sud, è un autentico groviera di informazioni: come fa uno a denunciare un mafioso se il mafioso, dopo tre minuti, lo sa perché viene informato da qualcuno, dagli amici? Perché questi sono così: qualcuno sarà codardo, qualcuno sarà venduto, qualcuno semplicemente facilone… Poi il magistrato, quando tornerà dalle ferie, quando avrà voglia, quando penserà che, interverrà, perché questa è la loro cultura, il loro modo di fare.”

Inoltre, sempre secondo l’ing. Torazzi, è “Maroni che ha arrestato tantissimi mafiosi”, mica i tanti e coraggiosi magistrati, carabinieri e poliziotti meridionali.
Il suo esempio sono i “sindaci coraggiosi, come Cesarino Monti e Gentilini, che hanno preso iniziative contro i mafiosi, contro il riciclaggio, contro gli islamici”. Peccato che lo stesso deputato leghista ricordi che “è però intervenuta la Corte Costituzionale” e che questa “è fatta tutta di ragazzi del sud che, putacaso, vengono da regioni mafiose”.

Non credo che l’ing. Alberto Torazzi abbia presente che un deputato della Repubblica si rivolge a tutto il corpo elettorale e non solo  i 177.799 cremaschi e lodigiani che hanno votato Lega nel 2008.

E c’è da temere che, dai banchi del Centrosinistra come dalle note testate giornalistiche, non partirà alcuna richiesta di dimissioni: non hanno aperto bocca neanche per i cori razzisti con i ministri della Lega a cantare …

Così andando le cose, ai Meridionali non resta che attendere fiduciosi l’intervento dei Presidenti del CSM e della Camera, cioè Giorgio Napolitano e Gianfranco Fini.

Napoli, l’immondizia e le best practices

24 Giu

L’aspetto più scandaloso del disastroso sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti a Napoli è l’aleatorietà e la superficialità con cui è stato, di volta in volta, affrontato il problema.

La questione di fondo, irrisolta, è data dalla densità sia demografica sia criminale della provincia di Napoli: l’affollamento abitativo impedisce la dislocazione “safe” dei centri di raccolta o stoccaggio e la ramificazione camorristica ostacola una attività molto delicata che può essere gestita solo se si rimane nella legalità.

A questo livello, è evidente che le responsabilità, le miopie e le ignavie ricadono solo ed esclusivamente sui diversi  Parlamenti e i Governi, che non hanno voluto e non vogliono tener conto delle peculiarità dell’area partenopea e che, a differenza di molti altri paesi, non sono mai riusciti ad attuare una strategia vincente contro le organizzazioni mafiose o quanto meno di contenimento al loro espandersi al di fuori della Calabria e Sicilia a partire dagli Anni ’70.

Vale anche la pena di prender nota che non c’è anima viva (tra redazioni, ministeri e sedi di partito) che ricordi come  il problema dei siti di raccolta o stoccaggio riguardi la Provincia di Napoli e non semplicemente il Sindaco di Napoli, come anche che lo smaltimento dei rifiuti sia responsabilità della Regione Campania, prima ancora che del Comune di Napoli.

Poi, ci sono Napoli, i napoletani ed i politici che Roma decide di mettergli in lizza.

Riguardo i napoletani, c’è un aspetto che molti ignorano e che delinea tutta la faccenda sotto un’altra luce: percorrono molti metri, anche centinaia per deporre il proprio sacchetto, visto che i siti dove collocare cassonetti sono pochi, in una città millenaria con un reticolo stradale ancora medioevale, se non latino. Siti dove, tra l’altro, spesso non c’è abbastanza spazio per disporre un numero sufficiente di cassonetti.

In tutte le altre città i cittadini protestano se non hanno i cassonetti a 50 metri, mentre a Napoli gli “sporchi e disordinati” partenopei accettano tranquillamente di adattarsi al contingente.

Detto questo, quali best practices possono risolvere la situazione?

Innanzitutto, va evitato in futuro che procedure e protocolli vadano in tilt, come a Napoli, dove le competenze, le responsabilità, le infrastrutture, le burocrazie e, temo, gli intralci sono ormai di tutti: Governo, Regione, Provincia e Comune. E’ anche un problema costituzionale e, forse, la Suprema Corte potrebbe essere proficuamente coinvolta, se solo una delle istituzioni coinvolte volesse.

I sindaci, entro budget prefissati o per motivi di emergenza, devono poter spedire (o vendere) l’immondizia altrove. In Padania, se i gestori dei loro termovalorizzatori vorranno far affari,  o in Europa, dove lo smaltimento è un business come altri ed opera in libero mercato. A contraltare, una giunta comunale che non riuscisse a garantire l’igiene minima nel proprio territorio andrebbe dimissionato e commissariato: il disasrtro Iervolino è un monito per tutti, a Napoli, come a Milano, Roma o Bari.

I siti di raccolta e di stoccaggio vanno posti sotto il controllo diretto dell’autorità pubblica, visti i danni ambientali ed alla salute che possono provocare o le infiltrazioni criminali che ogni tanto emergono, a Napoli come a Roma o Milano.

L’aspetto cruciale, emerso anche nella Parentopoli di Alemanno o in Padania con allarmante frequenza, è che lo smaltimento dei rifiuti genera un enorme business nel settore del  trasporto su gomma. Ogni singolo sacchetto può percorrere anche centinaia di chilometri prima di essere definitivamente smaltito, tra centri di raccolta, stoccaggio, smaltimento eccetera fino al “mitologico” termovalorizzatore. Una riforma del sistema è essenziale se si vuole consentire sia l’emersione e la legalizzazione di un sommerso al momento tutto da comprendere sia una pianificazione finanziaria e gestione credibile.

Alla fine di tutto, c’è Napoli ed i napoletani.

Parlando della città, senza differenziata, non c’è via d’uscita: l’umido deve essere raccolto con quotidianita e nei giusti orari, se si vuole evitare di strabordare dai cassonetti, gli imballi dovrebbero essere accumulati e raccolti in un giorno specifico. Riguardo la plastica, visto anche che parliamodi una città e di una cultura antiche oltre 2500 anni, dovrebbero esserci gli elementi (anche a livello di normativa europea, di Unesco e chi più e ha ne metta), per  regolamentarne l’immissione sul mercato come imballi ed articoli usa e getta.

Quanto ai partenopei, è inutile organizzare una raccolta dei rifiuti umidi senza tener conto delle abitudini alimentari e, soprattutto, degli orari: il sacchetto della sera, ad esempio, è pronto, spesso, a mezzanotte, non alle 19,30, e basta, come nei paesi freddi.

Ma soprattutto è impensabile che, attaccando un sindaco eletto con una forte maggioranza, l’Italia possa venir fuori da una brutta situazione che inizia a degenerare con “roghi”, “blocchi stradali” e “scorte armate”, come riportano un po’ tutti i media.

Purtroppo, nell’Italia del governo della Lega, viene quasi il sospetto che l’ipotesi di una “Napoli insorgente” appaia più come un’opportunità che una tragedia … e su questo De Magistris come Berlusconi dovrebbero davvero meditare.

Governo al mare, italiani a casa

22 Giu

Oggi, alla Camera, il discorso di Silvio Berlusconi tentava di dare nuova vita ad una compagine e ad un partito, il PdL, travolti dagli scandali e dalle inchieste, oltre che dall’illegittimità od impopolarità delle proprie leggi e dall’inefficacia dell’azione legislativa nel por rimedio ai problemi del paese.

A seguire, gli interventi dei diversi gruppi parlamentari, che erano unisoni nel denunciare le promesse tradite al Sud, la drammatica situazione di lavoratori e aziende, le inerzie e le prebende di un sistema affaristico e carrieristico, le agenzie di rating e l’Unione Europea alle porte.

Intanto, in Piazza Montecitorio si affollavano, “indignati”, i precari del sistema di istruzione nazionale, che con una laurea in tasca ed una famiglia a casa non si sa bene che lavoro dovrebbero mettersi a fare.

Arriva l’estate e saranno in tanti quelli che resteranno a casa perchè “vivono di solo stipendio” o perchè “la sanità è regionalizzata”.

Viene spontaneo chiedersi cosa sia meglio: governo al mare ed italiani a casa oppure governo a casa ed italiani al mare?

Un’Italia a fari spenti

22 Giu

Non esiste alcuna alternativa a questo governo ed a questa maggioranza, perchè, in caso di caduta, l’Italia si troverebbe i creditori alle porte e dovrebbe varare misure di arretramento dell’attuale livello dei servizi pubblici di scuola e sanità.
Questo è nella sostanza il pensiero di Silvio Berlusconi, nel discorso alla Camera.

Una catasfrofe causata dalla spendacciona gestione prodiana, ma, anche e soprattutto dall’incapacità dei governi della Seconda Repubblica nel mantener fede agli impegni finanziari presi verso il paese di anno in anno.
Un disastro causato, secondo analisi diverse ma ampiamente condivise, dalla scelelrata riforma del Titolo V della Costituzione, che introduceva il Federalismo senza far prima fronte agli squilibri di un territorio nazionale, che fu strutturato dai Savoia e da Mussolini in funzione di logiche rivelatesi, per l’appunto, disastrose.
Una riforma, quella del Titolo V, che, per altro, ridefiniva i poteri della politica, in termini territoriali, ma non ristrutturava nè i ruoli ne le gerarchie interne delle principali istituzioni affini alla politica: sindacato e magistratura.
Uno sperpero globalizzato, se pensiamo all’impennata del numero di cariche, dirigenze, sedi di rappresentanza, auto blu, consulenze, esternalizzazioni e chi più ne ha più ne metta.

Se non verrà messa fine a questa emorragia di denaro e di management, non basterà la riforma fiscale, preannunciata da Tremonti e confermata, in questi minuti, da Berlusconi.

Una riforma fiscale che, nota bene, potrebbe somigliare ad una patrimoniale se l’obiettivo è quello di alleggerire i ceti bassi o le aziende e di caricare “chi ha il gippone”, per usare un’espressione di Tremonti.
Un sistema tutto da capire, se verrà affiancato da un incremento delel tasse e tributi locali, già esosi nelle regioni più disastrate.
Senza contare che l’ipotesi di incrementare le funzioni ministeriali con sedi al Nord non può altro che portare nel tempo ad un ulteriore incremento della spesa, essendo un elemento che innalza il livello di complessità strutturale del sistema.
Infine, la spesa pubblica, che Berlusconi promette di non tagliare quando afferma che il “pubblico impiego non si tocca”, come “non si toccano” scuola e sanità. Considerato che sono in larga parte spese di personale, che potrebbero essere notevolmente alleggerite con un coraggioso prepensionamento e riducendo il costo della governance, ovvero il numero di politici e direttori.

Il problema, dunque, non è finanziario, ha ragione Tremonti a dire che l’Italia ha ancora una sua solidità.
La questione è squisitamente politica, o meglio partitica, ovvero se i partiti, attualmente rappresentati in parlamento e non, sono in grado di ristrutturarsi riducendo drasticamente il numero degli eletti, degli addetti, degli apparati.
Se ciò avverrà, potremo mantenere gli impegni presi con l’Unione Europea per il 2014, risalendo la china grazie alle minori spese, alla riforma dei sistemi assicurativo e sanitario, ad un maggiore gettito fiscale.

L’alternativa?
Nessuna.