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Un’ordinaria giornata italiana

9 Mag

Mediaset: confermata in appello la condanna per frode fiscale a 4 anni di reclusione e cinque di interdizione dai pubblici uffici per Berlusconi. Qualcuno già chiede dimissioni od ineleggibilità, si vedrà in Cassazione, Daniela Santanchè commenta: «ieri qualcuno voleva impedire a Berlusconi di governare e pretendeva di sovvertire la volontà popolare degli italiani per via giudiziaria, oggi qualcuno sta operando per fare saltare il governo Letta e l’ipotesi di pacificazione nazionale».

A proposito di pacificazione, mentre la seconda Corte d’appello di Milano emetteva la sentenza, l’ex giudice Francesco Nitto Palma è stato eletto presidente della Commissione Giustizia del Senato solo alla quarta votazione tra polemiche e defezioni del Partito Democratico.
E, più o meno in simultanea, a proposito di pacificazione e anche di processi, il CSM ha eletto Giorgio Santacroce, già a capo della Corte d’Appello di Roma, come nuovo primo presidente della Corte di Cassazione, ma si è spaccato a metà con tredici voti a favore, quattro astenuti e nove contro andati al suo diretto concorrente, il presidente della seconda sezione civile della Cassazione, Luigi Rovelli.

Intanto, la Procura di Milano rinviava a giudizio per associazione a delinquere e corruzione Roberto Formigoni e altre undici persone, tra cui tre ex dirigenti del Pirellone, nell’ambito dell’ inchiesta Maugeri, la struttura pavese favorita, così come l’ospedale San Raffaele, da delibere di giunta per un totale di circa 200 milioni di euro di rimborsi “ulteriori” per prestazioni sanitarie.

E, visto che non può esserci pace senza giustizia, la Corte dei Conti bocciava il governo tecnico, troppo ottimista dal DL Sviluppo alla Legge di Stabilità: le norme di carattere fiscale “risultano prive di clausole di salvaguardia per fronteggiare il minor gettito rispetto alle stime”.  La legge di Stabilità “viene svuotata della sua componente fondamentale, non si realizza la manovra.” Il Decreto Legge per lo Sviluppo costituisce “un provvedimento disorganico, che reca i più disparati interventi; molti emendamenti approvati in sede parlamentare sono privi di relazione tecnica o registrano un visto negativo”. Per il resto, “coperture improprie”, “gettito non affidabile”.

Tutto accaduto nello stesso giorno, l’8 maggio 2013, in cui il Ministero dell’Economia e delle Finanze comunicava che “Cassa depositi e prestiti, nell’ambito della procedura prevista relativa allo sblocco dei pagamenti della pubblica amministrazione, ha ricevuto un totale di oltre 1.500 domande di anticipazione di liquidità, per un importo complessivo di circa 6 miliardi di euro … che superano l’importo delle somme del Fondo dedicato agli Enti locali da 4 miliardi di euro (2 mld per il 2013 e 2 mld per il 2014).”

Per il presidente Giorgio Napolitano “oggi si apre un nuovo ciclo di attività, in corrispondenza con la partenza della 17esima legislatura”. Il capo dello Stato ha inoltre considerato finita la “travagliata” fase d’avvio della legislatura, “ora bisogna affrontare il nodo delle riforme troppo a lungo attese”.
Sarà, ma in casa PD la difficoltà di trovare una qualche intesa – su un “traghettatore” come sul resto – aveva fatto emergere la possibilità di anticipare i lavori a luglio. Tra Bersani, “non devo proporre soluzioni”, e  Renzi, “non pongo nessun tipo di problema”, finirà con il solito “congresso del Pd a ottobre”, l’Italia può aspettare.

E – sempre l’ 8 maggio del 2013 – s’è tenuto il ‘funerale della Prima Repubblica”, quello del divo Giulio Andreotti, e non c’erano nè fischi nè monetine, ma tutta la Roma de’ roma, l’Italia Anni ’60, quella dei tassisti, del pubblico impiego, dei negozianti e della gente qualunque, che il Divo riceveva tutti i sabato mattina nell’ufficio di San Lorenzo in Lucina.

Come è accaduto anche che le Associazioni del comparto ICT (Information and Communication Technology) – tra cui dall’Associazione Aiip aderente a Confindustria, Assoprovider-Confcommercio, ASSINTEL e altre – abbiano scritto una lettera, predisposta dal giurista Fulvio Sarzana, al presidente della Camera e del Senato e al presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, per richiedere una pausa di riflessione nell’emanazione del Regolamento su web e diritto d’autore, che darebbe la possibilità all’Agcom di rimuovere contenuti dal web senza l’intervento della magistratura e senza una normativa di copertura da parte del Parlamento.  Una richiesta cui hanno aderito anche un generale della guardia di finanza, Umberto Rapetto, ed i Consumatori di Altroconsumo, come pressoché tutte le piccole e medie aziende del settore dell’informatica e delle telecomunicazioni.

A conferma che fosse un giorno infausto, a Genova accade un nuovo disastro del mare: una nave portacontainer impatta contro una torre portuale che crolla sulla “palazzina piloti”, sette morti e due dispersi.

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Rosy Bindi, il disastro Sanità ritorna?

22 Feb

Rosy Bindi è uno dei big che il Partito Democratico ha blindato, garantendogli l’elezione, ed è accreditata come futuro vicepremier, ma potrebbe finire – ahimè – alla Sanità od al Welfare.
I suoi principali meriti sono legati a fattori occasionali, come essere accanto a Vittorio Bachelet (del quale era assistente universitaria) nel momento del suo assassinio, il 12 febbraio 1980, da parte delle Brigate Rosse, o fideistici, come il lungo impegno nell’Azione Cattolica, di cui è stata vicepresidente nazionale, dal 1984 al 1989.
Dal punto di vista politico, prettamente politico, si contano, viceversa, i disastri.

Ad esempio, il pasticcio del 1996, quando chiuse in modo decisamente affrettato ben 63 strutture psichiatriche che servivano 17.000 malati, determinando che andavano riutilizzate o, se vendute, i soldi ricavati dovevano andare al progetto obiettivo sulla salute mentale.
Risultato a 15 anni di distanza? Si legge dalla relazione dei Nas: “Gli ambienti sono stati per lo più ristrutturati e riutilizzati dalle Asl anche per l’assistenza e cura dei malati psichiatrici. Dati in comodato d’uso gratuito. Dismessi e non utilizzati. Venduti o locati in tutto o in parte a Comuni, Università o privati e i relativi ricavi utilizzati anche per la creazione di strutture destinate ai malati psichiatrici. Le somme derivate dalle vendite o locazioni, a volte, sono state versate direttamente nelle casse regionali, rendendo difficile una ricostruzione dettagliata del loro successivo utilizzo“.

Morale della favola: un regalo per le onlus, comunità terapeutiche e case famiglia, che gestiscono servizi pubblici esternalizzati in 1.679 strutture residenziali con 19.299 posti per 30.375 utenti, mentre i ‘centri diurni’ consistono in altre 763  strutture, 12.835 posti, 32.030 assistiti.
Salute mentale privatizzata, missione compiuta?

Una Rosy Bindi che nasce a Sinalunga, in terra dei Monte dei Paschi di Siena, ma va a conquistarsi le primarie a Reggio Calabria, vincendole nonostante per i calabresi lei sia solo un nome su un cartellone.
Una Bindi, presidente del Partito Democratico, che si poneva a capo della ‘resistenza ai tagli alla politica’ di Mario Monti, insieme  alla vicepresidente della camera Susanna Cenni (PD),  e azzerava il provvedimento con un provincialissimo ed arrogante ‘non si capisce come mai Siena venga duramente penalizzata dal testo predisposto dal governo sul riordino delle province. La scelta operata dal governo appare miope anche alla luce della candidatura di Siena a Capitale Europea della Cultura per il 2019.
Forse perchè il Comune di Siena raccoglie appena 54.646 abitanti e la provincia intera arriva a sole 270.333 anime?

Una schietta origine senese che si è confermata, scandalosamente, giorni fa, nel salotto di Bruno Vespa, dove Rosy Bindi haprovato a sminuire il caso Mps, bollandolo come «polemica elettorale», sostenendo che quasi due milioni di euro – versati al PD da dirigenti Mps – sono stati definiti «liberalità, erano contributi volontari, cosa c’entrano?».
Oppure lo scandalo sanità in Toscana dove oggi si devono tagliare 2.000 posti letto per risparmiare circa 350 milioni di Euro e tra questi ci sono quelli degli Ospedali Riuniti della Valdichiana, voluti una ventina d’anni fa dalla Rosy nazionale, che da soli rappresentano un bel 10% dello surplus di posti. Lo stesso dicasi per l’Ospedale di Chieti, il suo trasferimento ed il risanamento del territorio, per le quali si spesero cifre folli per le quali l’ex sindaco Cucullo ringrazia ancora pubblicamente, mentre da anni la Regione Abruzzo ‘taglia sprechi’, riducendo i posti letto proprio di quella provincia, dove, evidentemente, sono stati creati in eccesso.
Una Toscana dove la procura di Massa ha indagato a lungo sul sistema sanitario, descritto dalla Commissione d’inchiesta parlamentare come “elefantiaco e clientelare”, mentre sembra che un toscano su 72 sia in qualche modo retribuito dal sistema regionale sanitario. Un sistema di potere clientelare che ha scaricato sui ticket ed sui tagli il dissesto finanziario, visto che solo la Asl di Massa aveva un deficit superiore ai 420 milioni di euro, mentre la Commissione Parlamentare non ha mancato di evidenziare la discutibilità dei quattro nuovi ospedali di Lucca Pistoia, Prato e Massa.

E, a proposito delle disastrose idee di Rosy Bindi, come non ricordare il decreto legislativo 229 del 1999, la riforma del Servizio Sanitario Nazionale, che, come noto a tutti, ha messo in ginocchio la finanza pubblica nazionale, ha devastato le tasche di mezza Italia con i prelievi IRPERF, ha delegato alle Regioni servizi primari che, poi, sono stati esternalizzati, ha foraggiato l’avidità di tanti corrotti politicanti e dirigenti.

Ma non solo. Una riforma che, collegata alla legge sulle malattie rare, emanata in piena campagna elettorale se non addirittura mentre si votava, che ha scatenato il caos generalizzato, delegando tutto alle Regioni, con il risultato che 3/4 dei malati rari non è diagnosticato ed un terzo di quelli noti rinuncia alle cure per problemi gestionali. Per non parlare delle Onlus che, a 20 anni di distanza, hanno deluso tutti ed innanzitutto i malati, sempre esternalizzando servizi, parcellizandoli con enormi costi aggiuntivi.

O la bella trovata della legge sulla disabilità (L. 68/99), che apparentemente aveva accolto – con sette anni di ritardo – le direttive del WHO che impongono di tenere conto della ricaduta funzionale e non solo del danno biologico, ma che le ha solo menzionate nella norma vigente, che continua, infamemente indefessa, a conferire punteggi come se si fosse di fronte ad un tirchio ispettorato assicurativo e non dinanzi ad una benefica istituzione medica.
Una legge, oggi, che nega diritti internazionalmente riconosciuti a chiunque non soffra di patologie elencate nella lista, come i malati di quasi 3.000 malattie rare non mezionate nel testo italiano, mentre i finti invalidi affollano le prime pagine dei giornali.
Il ritardo, rispetto alle direttive WHO-1992 su lavoro e disabilità, ammonta ormai a 21 anni, cosa per cui ringraziamo l’ex ministro Rosy Bindi.

Dunque, con le elezioni alle porte, c’è da chiedersi perchè gli elettori calabresi, abituati a lunghi e costosi ‘viaggi della speranza’, visto il disastro sanitario in cui versa la regione, dovrebbero votare proprio Rosy Bindi. Mica credono che porterà ospedali anche a loro, dopo Montepulciano e Chieti, e, comunque, mica credono che non glieli taglieranno quasi subito, come a Montepulciano e Chieti?

E, visto che ci siamo, perchè votare, a Novara, il medico genovese Ignazio Marino, noto per i suoi blitz in un paio di ospedali romani, che molto, ma molto di più, avrebbe potuto e dovuto fare come Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, nonché membro della Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica nella XVI Legislatura.

Un Ignazio Marino che – molto furbamente o troppo ingenuamente, ma certamente con una buona dose di demagogia – propone in campagna elettorale di abolire i ticket che sono “una tassa odiosa che scarica le inefficienze del sistema sulle persone, si può eliminare e sarà il primo obiettivo del PD una volta arrivati al Governo. Siamo già in una situazione insostenibile che pesa sulle famiglie e sugli anziani che sempre di più rinunciano alle cure per via del ticket.”
Veramente è sull’IRPERF – una tassa che colpisce direttamente tutti, sani inclusi – che si scaricano le inefficienze dei baronaggi ospedalieri e delle malversazioni dei dirigenti medici ed amministrativi. Il ticket è un contributo direttamente correlato ad un servizio, ma questo, forse, il senatore Marino l’ha dimenticato, come da medico e parlamentare non ha notato le ‘vacatio legis’ che sono alle fondamenta della costosa e sprecona non-gestione di invalidi, malati rari e psichiatrici.
Dal punto di vista finanziario, poi, a parte il caso Toscana, azzerare i ticket significa anche azzerare le entrate cash delle aziende sanitarie, con risultati simili a quando si accentrò la gestione delle scuole con il risultato che per due anni non si pagarono esami e supplenti, maturando un debito pubblico che è ancora in circolo.

Tornando a Rosy Bindi, l’ultima è la cacciata del giornalista Antonino Monteleone della trasmissione Report, di Milena Gabanelli, che ha spiegato come «l’onorevole appena mi ha visto ha detto che non avrebbe cominciato se non me ne fossi andato». Non è un caso che il fatto accada a Reggio Calabria, al convegno «Diritto alla salute in Calabria: tra livelli essenziali e gestione delle risorse», un evento con tanto di logo del PD bene in vista mentre la Bindi è candidata come capolista per Montecitorio.
Tra l’altro, trattandosi di sanità e di denaro pubblici, i giornalisti avrebbero dovuto essere bene accetti … a meno che ‘lì dentro’ non dovessero discutere di qualche altra ‘disastrosa idea’.

Malati e contribuenti italiani sono avvisati.

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Sanità: tagli ai malati od ai medici?

27 Nov

“La sostenibilità futura dei sistemi santiari nazionali, compreso il nostro di cui andiamo fieri, potrebbe non essere garantita se non si individueranno nuove modalità di finanziamento per servizi e prestazioni” … “La sostenibilità futura del Servizio sanitario nazionale potrebbe non essere garantita”. (Mario Monti in videoconferenza)

Mai sentita un’informazione scorretta come questa.

Per riallineare il Sistema Sanitario Nazionale alle risorse effettive del Paese, basterebbe pagare i nostri medici in base quanto possiamo permetterci e non a fronte di quanto pretendono.

Ed, essendo tutti o quasi ‘dipendenti pubblici’, la questione è lapalissiana.

Un paese ricco paga lautamente, uno meno ricco, non potendo tagliare sui servizi, farmaci e diagnostica, può solo intervenire sugli stipendi, specialmente se i redditi dei medici di norma superano gli 80.000 euro lordi e se un primario di un policlinico universitario supera spesso i 10.000 euro lordi al mese.

Di cosa stia parlando Mario Monti in effige (videoconferenza) vorremmo davvero saperlo, visto che, tra l’altro, ha accuratamente evitato, finora, di incidere sui redditi e sulle mansioni di professori, medici e giornalisti?

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La leggenda della spending review

4 Mag

Difficile scrivere qualcosa di serio in giornate in cui cronaca, informazione e governance decidono di darsi all’intrattenimento ed al varietà. Stiamo parlando della spending review.

Innanzitutto, con “revisione della spesa”, si intende quel processo diretto a migliorare l’efficienza e l’efficacia nella gestione della spesa pubblica che annualmente la Gran Bretagna attua da tempo. Come riporta l’apposito sito istituzionale britannico, “The National Archives” (of spending review), la “revisione di spesa” fissa un piano triennale di spesa della Pubblica Amministrazione, definendo i “miglioramenti chiave” che la comunità si aspetta da queste risorse. (Spending Reviews set firm and fixed three-year Departmental Expenditure Limits and, through Public Service Agreements (PSA), define the key improvements that the public can expect from these resources).

Niente tagli, semplicemente un sistema di pianificazione triennale con aggiustamenti annuali, che si rende possibile, anche e soprattutto, perchè la Camera dei Lord e la Corona britannica non vengono eletti, interrompendo eventualmente il ciclo gestionale o rendendosi esposte (nel cambio elettorale) a pressioni demagogiche o speculative.

Di cosa stia parlando Mario Monti è davvero tutto da capire, di cosa parli la stampa ancor peggio.

Venendo al super-tecnico Enrico Bondi, la faccenda si fa ancor più “esilarante” a partire dal fatto che, con tutti i professori ed i “tecnici” di cui questo governo si è dotato (utilizzandoli molto poco a dire il vero), è necessario un esterno per fare la prima cosa che Monti-Passera-Fornero avrebbero dovuto fare per guidare il paese: la spending review e cosa altro?
Il bello è che, dopo 20 anni di “dogma” – per cui di finanza ed economia potevano occuparsene solo economisti, matematici e statistici (ndr. i risultati si son visti) – adesso ci vuole un chimico (tal’è Enrico Bondi) per sistemare le cose, visto che sono gli ultimi (tra i laureati italici) ad avere una concezione interlacciata dei sistemi, una competenza merceologica e, soprattutto, la capacità di fornire stime affidabili con sveltezza.

Dulcis in fundo (al peggio non c’è mai fine) l’appello ai cittadini a segnalare sprechi.

Quante decine o centinaia di migliaia di segnalazioni arriveranno? Quanti operatori serviranno solo per catalogarle e smistarle? Quale è il modello (se è stato previsto) con cui aggregare il datawarehouse delle segnalazioni?

E quanto tempo servirà per un minimo di accertamenti “sul posto”? E chi mai eseguirà gli accertamenti?
Quante di queste segnalazioni saranno doverosamente trasmesse alla Magistratura, visto che nella Pubblica Amministrazione italiana vige ancora l’obbligo di denuncia, in caso di legittimo dubbio riguardo reati?

Una favola, insomma.
Beh, in tal caso, a Mario Monti preferisco Collodi: fu decisamente più aderente alla realtà italiana.

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L’agenda politica di maggio

2 Mag

Arriva il mese di maggio, quello maggiormente funesto, insieme all’autunno, per governi iniqui e regimi infausti. Niente paura, siamo in Italia, l’andamento è lento.

Giorni fa, si accennava alle “provincie” ed al nulla di fatto delle Regioni, nella non riposta speranza che Mario Monti si attenesse a tempi, leggi e promesse. Ed infatti, salvo una BCE (ovvero Mario Draghi?) che suggerisce di “accorpare” anzichè eradere, nulla s’è detto o s’è sentito.

Intanto, l’agenda c’è, l’ha fissata Monti stesso per decreto, ed è scaduta.

Non a caso, a fissare il viatico dei 30 giorni futuri, arrivano segnali di insofferenza dal Senato, dove una leggina “salva pensioni d’annata” è caduta su un emendamento della (nuova)Lega con 124 voti a favore, 94 contrari, 12 le astensioni.

Esiste, almeno al Senato, una “maggioranza” diversa dall’attuale non disponibile (in parte) a votare le mattanze sociali della Fornero o gli F-35 di Finmeccanica, ma propensa a legiferare in favore di minori prebende per la Casta e minore spesa pubblica?

Sarebbe interessante saperlo e, forse, lo sapremo a breve, con quello che c’è da votare in Parlamento.

Una “congiuntura interessante”, perchè un cambio di passo di Mario Monti – con rimpasto di governo, visto che stragiura da mesi che “i conti sono a posto” – rappresenterebbe un’ottima via d’uscita per Mario Monti, Giorgio Napolitano ed i partiti per restare saldi in sella mentre si avvia la tornata elettorale del 2013, per licenziare qualche ministro “ingombrante” e, soprattutto per noi, metter mano a quello che spread, default e speculatori hanno interrotto: la nascita della III Repubblica.

Del resto, i tempi sono pronti.

Tra qualche giorno conosceremo gli esiti delle elezioni locali e gli pseudomaghi di partito consulteranno le loro sfere di cristallo e detteranno alleanze e strategie.

Tra un mese circa esploderà (è il caso di dirlo) il “panico” da IMU, che verrà incassato anche da enti che la legge ha già cassato, pur senza attuare. E dopo un po’, con la chiusura delle scuola, le grandi città inizieranno ad esser piene di gente disoccupata e ragazzini senza meta, mentre le località turistiche dovranno aspettarsi i minimi storici.

Entro luglio bisognerà capire come uscire dallo “spremiagrumi fiscale impazzito” che Prodi, Visco, Padoa Schioppa, Tremonti e Monti hanno creato in questi 20 anni, portando la leva fiscale sul “cittadino onesto” ben oltre il 60% del PIL da lui prodotto.

Da settembre, forse prima, saremo in campagna elettorale per le politiche e bisognerà trovare soldi da spendere per rattoppi e ripristini, se i partiti vogliono le urne piene.

Dulcis in fundo, l’idea – cara ad una certa Roma – di riaggregare intorno Pierferdinado Casini la vecchia Democrazia Cristiana ed i comitati d’affari d’altri tempi, sembra inabissarsi dopo le esternazioni del leader dell’UDC ed il proseguire delle sue frequentazioni con Totò Cuffaro, detenuto per mafia a Regina Coeli. Dopo il fondo il “de profundis” con l’ennesima caduta del Partito Democratico che votava a favore delle “pensioni d’oro”, mentre il PdL sosteneva l’emendamento di Lega e IdV.

Mario Monti non sembra un uomo da “cambio di passo”, come non sembra anteporre l’italianità a tutto tondo, quella “popolare” come quella “laica”, agli ambienti bocconiani e “protagonisti” dai quali proviene.

Ma, d’altra parte, sono già sei mesi sei che l’Italia non ha un ministro dell’economia a tempo pieno, quello del welfare sembra quasi che levi ai poveri per dare ai ricchi, agli esteri “vorremmo vincerne una”, alla giustizia serve sempre, da 20 anni almeno, una legge per snellire, semplificare, accelerare le procedure giudiziarie, dateci un ministro delle infrastrutture che faccia costruire o manutentare qualcosa.

Mai dire mai, però. Il trasformismo è un’arte italiana.

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Il debito non è pubblico: è dello Stato

20 Apr

Ferdinando Imposimato, 76 anni portati bene, è il Presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione. Nella sua lunga carriera si è occupato della lotta alla mafia, alla camorra e al terrorismo, tra cui il rapimento di Aldo Moro (1978), l’attentato al papa Giovanni Paolo II (1981), l’omicidio del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Vittorio Bachelet, e dei giudici Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione.

Di seguito, sono riportati ampi stralci di una lunga disanima pubblicata dal “cittadino” Ferdinando Imposimato sulla sua pagina Facebook, che dovrebbero davvero far riflettere non solo l’Italia – lo “Stato” italiano non i cittadini esausti – ma l’Unione Europea tutta.

“Il debito non e’ pubblico: e’ dello Stato. Riguarda il complesso delle spese sostenute dallo Stato, che costituiscono un insieme da definire con precisione: investimenti diretti quali grandi opere pubbliche, infrastrutture nei settori strategici, costate cento volte piu’ di quello che sarebbe stato giusto spendere.”

“Il debito pubblico e’ cresciuto enormemente per alimentare la corruzione e finanziare la criminalita’ organizzata, che si e’ aggiudicata il 90 per cento degli appalti di grandi opere pubbliche.
E non e’ giusto che quel debito debba essere pagato da poveracci che di quelle spese non hanno goduto minimamente.

“Non sono state costruite scuole pubbliche, non sono stati creati fondi per i non abbienti, non sono state sostenute le piccole e medie imprese, non sono stati migliorati i servizi pubblici, non sono stati assicurati salari tali da garantire una vita libera e dignitosa.”

Nella voragine-debito bisogna inserire i fondi per gli appalti con spese dilatate a dismisura a favore delle imprese del post terremoto, la costruzione di grandi ed inutili infrastrutture per i mondiali di nuoto del 2009, la moltiplicazione per mille delle spese per le autostrade e l’Alta Velocita’, il pagamento dei debiti contratti dall’Alitalia, e gli investimenti indiretti come i finanziamenti pubblici dei partiti (usati anche per acquisti di immobili privati), crediti agevolati, le assunzioni clientelari nelle Autorithy, la pletora delle burocrazie inutili nelle Regioni, nelle provincie e nei comuni, oltre che nel Parlamento italiano. Fino alle spese per gli impegni militari in Afghanistan, in Iraq e in Libano.

Tutte spese che non producono alcun vantaggio per la comunita’ nazionale nel suo insieme, ne’ assicurano la pace nel mondo.”

“Intanto la crisi travolge milioni di persone, i dati testimoniati dalle ricerche della Caritas sono drammatici: piu’ di 8 milioni di poveri e un aumento del 20 per cento della poverta’ tra i giovani sotto i 35 anni. E le speranze di lavoro si riducono sempre piu’. “

“Nessuno ci dice la verita’ su quello che sta accadendo e sui nuovi sacrifici che ci vogliono imporre con il pretesto di dovere ridurre il debito pubblico, con il pericolo del fallimento, della bancarotta che travolgerebbe solo i piu’ deboli.”

“Il movimento degli indignati e’ stato oggetto dell’attacco di persone estranee ad esso, ed e’ stato ingiustamente delegittimato dalla violenza di pochi mascalzoni, che sono i principali alleati di questa maggioranza, responsabile di una politica scellerata e ingiusta. Noi siamo solidali con le Forze dell’Ordine e condividiamo la loro protesta, ma sarebbe un errore confondere i delinquenti che hanno sconvolto Piazza San Giovanni e altre vie di Roma mediante aggressioni e incendi, con coloro che stavano protestando pacificamente.”

“Orbene una minoranza di teppisti non puo’ oscurare le ragioni del dissenso. Essi fanno solo gli interessi di questo Governo che se ne deve andare a casa.

I movimenti, nell’assenza dei partiti, sono oggi i protagonisti di una democrazia diretta, mobilitano milioni di cittadini a sentirsi protagonisti e a spingere il governo verso scelte che non penalizzino ancora una volta i poveri e i diseredati.”

leggi anche Eroi civili? No, colonnelli

broken English version Italy? A cleptocracy, as a Supreme Court judge wrote

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Pareggio di bilancio? Una norma che garantisce solo banche e speculatori

18 Apr

Il pareggio di bilancio diventa obbligo costituzionale per la già misera Italia, afflitta da interessati vicini (Francia e Germania) e da orribili demagoghi e cleptocrati. Il decreto ha ottenuto oggi il via libera definitiva a Palazzo Madama, dopo essere stato approvato dalla Camera.

Una decisione  foriera, secondo i suoi sostenitori, di un “nuovo ordine mondiale”, visto che si basa sull’indimostrato presupposto che svalutare la moneta sia sempre e comunque errato per la stabilità dei mercati e la pace nel mondo. Un po’ come dire che la salvaguardia degli interessi delle banche è premessa essenziale per l’esistenza del nostro “mondo”, cosa forse verosimile, ma inaccettabile.

Una decisione, quella di aderire al Fiscal Compact “senza se e senza ma”, che danneggerà ulteriormente l’Italia, mettendola in balia dei sistemi finanziari mitteleuropei – ovvero svizzeri ed alsaziani – e danneggerà l’Europa che si spacca in due: quella dell’Eurozona germanica e postcomunista e quella  angloscandinava liberale e solidale.

Fissare il pareggio di bilancio come presupposto di “buona salute” è come ammettere che non sono più gli Stati a battere moneta, ma le banche e che stiamo parlando di “limite massimo di esposizione debitoria”.

Infatti, se c’era da porre un limite all’indebitamento di uno stato, perchè non fissarlo intorno al 50% del PIL, come accade un po’ in tutto il mondo, quando si parla di nazioni libere ed in buona salute?

E sarebbe stato possibile farlo se la BCE di Mario Draghi avesse finanziato gli stati anzichè le banche che poi hanno fatto credito agli stati e se, contestualmente, la Banca Centrale Europea avesse battuto maggiore valuta.

Svalutare per risanare nazioni e governi, rovinando banche e speculatori, o garantire il “bravo creditore” per consentire alla “mano dei mercati” di governare il mondo?

Oggi, il nostri partiti hanno scelto la seconda opzione.

Leggi anche Fiscal Compact, un trattato difficile da digerire

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Niente crescita: Monti, missione fallita

18 Apr

Anche oggi pan cotto o pan bollito.

Monti annuncia che «c’è un nuovo patto politico», il viceministro dell’Economia Grilli annucnia che «al momento  non c’è necessità di una manovra correttiva», Barbara Spinelli, finalmente, si accorge che “Matthews denuncia lottizzazioni partitiche già nel ’44. Un’altra cosa che smaschera è il ruolo della mafia nella Liberazione. Anche quest’idra è tra noi.

“La letteratura è spesso più precisa dei cronisti. Nel numero citato di Mercurio è evocato il racconto che Moravia scrisse nel ’44: L’Epidemia. Una malattia strana affligge il villaggio: gli abitanti cominciano a puzzare orribilmente, ma in assenza di cura l’odorato si corrompe e il puzzo vien presentato come profumo.

Quindici anni dopo, Ionesco proporrà lo stesso apologo nei Rinoceronti. La malattia svanisce non perché sanata, ma perché negata: “Possiamo additare una particolarità di quella nazione come un effetto indubbio della pandemia: gli individui di quella nazione, tutti senza distinzione, mancano di olfatto”. Non fanno più “differenza tra le immondizie e il resto”.

A dire il vero, gli italiani, molti italiani, la puzza non hanno mai smesso di sentirla, ma non hanno voce. Intimiditi dalle cosche, esclusi dalla politica, bloccati nelle carriere, indifesi verso malattia e povertà, nulla hanno potuto se non astenersi dalle urne o votare la cosiddetta “antipolitica” (Lega, Beppe Grillo, Di Pietro, una parte di SEL, Forza Nuova). A conti fatti sono almeno il 50% di tutti noi.

La metafora “dell’olfatto”, egregiamente richiamata da Berbara Spinelli, si applica solo ad una ristretta minoranza dei cittadini ed a una ampia  maggioranza dei “potenti” o dei “fortunati”.
Si chiama “cleptocrazia”, come racconta l’enorme messe di scandali, non fascismo, che arriva, invece, quando il malcontento popolare diventa risentimento, non avendo trovato percorsi democratici per emergere e non godendo, neanche in minima parte a causa della crisi, delle “briciole” lasciate, anzi dovendo gravosamente sobbarcarsi l’onere del continuo banchettare di alcuni.

Ovviamente, dato che la chiave delle storie di Moravia e Ionesco è la pubblica opinione che nega il tanfo, non riusciremo ad aggregare nuovi partiti, se i nostri editori non decideranno di abbandonare al proprio destino l’attuale classe dirigente italiana, selezionata con criteri affatto meritocratici.

Iniziassero a pubblicare e raccontare gli scandali che emergono ogni giorno come federo ai tempi di Tangentopoli, basterebbe questo per non lasciar soli i magistrati cme accadde per Falcone o Borsellino. Anzi, vuoi vedere che la Spinelli stesse scrivendo non a noi lettori, ma ad un paio di “grandi vecchi” della Repubblica Italiana, invitandoli ad “aprire gli occhi” e cambiar rotta rapidamente?

Leggi anche Salvarci e non salvarci

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La possibilità di salvarci e di non salvarci

17 Apr

Colaninno stamane su La7: “Noi abbiamo la possibilità di salvarci e di non salvarci”.

Se il “noi” è riferito all’Italia, Colaninno si sbaglia: noi non abbiamo alcuna possibilità di salvarci dopo le misure attuate dal Governo Monti, non almeno se non si verifichi un grande cambiamento prima dell’autunno e della predisposizione della Finanziaria per il 2013.

L’età pensionabile è tra le più elevate del mondo e già nel medio periodo darà i suoi nefasti frutti come l’invecchiamento dell’età media in scuole, università e ospedali e la povertà diffusa per gli over50 rimasti senza lavoro, con maggior costi per il Welfare che si voleva tagliare.

La leva fiscale sui contribuenti è tra le più elevate del mondo e anche nel breve periodo se ne vedranno gli effetti, dato che nessuno Stato può sopravvivere a lungo se preleva dalle tasche dei cittadini onesti anche 2/3 di quanto producono.

La spesa per il rilancio è sotto zero, dato che i tagli lineari incidono su tutto, i soldi per il Sud non si sono mai visti, gli aiuti alle aziende non ci sono e questo non è un “lungo o corto periodo”, ma l’attuale.

Neanche a parlarne del taglio della spesa pubblica, la riorganizzazione della Pubbica Amminstrazione, l’abbattimento dei costi e della intrusività della Politica. Nè arriva, dai “professori” che avrebbero dovuto averla già in tasca, la semplificazione delle procedure civili e penale, onde avere processi e sentenze in tempi utili a fare anche giustizia.

… neanche la legge sugli stadi di calcio, che ridurrebbe costi pubblici e ne porterebbe investimenti rilevanti da privati, con benefici per l’occupazione, l’edilizia, i servizi, il turismo, il mantenimento urbano, migliorando notevolmente gestione e sicurezza. Od una “facile” abrogazione delle attuali norme sui diritti televisivi all’estero delle partite di calcio, attualmente gestiti in modo collettivo, che porterebbe ben altri introiti per le società e per l’erario.
Neanche un briciolo di creatività o di iniziativa.

Eppure, son cose che “non ci vuole una laurea”, basta andare al supermercato per guardare i prezzi, gli scaffali e quanto spendono le persone. Come sarebbe bastato che Mario Monti, Bersani, Alfano e Casini si fossero attenuti al discorso programmatico di insediamento al Senato pronunciato e sottoscritto dallo stesso Monti.

Non sembra che ci siamo salvati e non era il default o lo spread il vero pericolo.

A non salvarci è stata, è e sarà l’avidità, il pressappochismo e l’arroganza dei governanti e dei potenti, che in Italia sembrano proprio non avere le doti adatte al ruolo che vanno a ricoprire. Ed a non salvarci (se accadrà) sarà stata anche l’esitazione o la non incisività di chi poteva o doveva intervenire.

Pessimista? Sta ad altri giudicarlo, ma allo stesso modo andrebbe valutato “l’ottimismo” che i media ed i direttori di testata hanno manifestato e continuano a manifestare, mentre non ve ne erano affatto le premesse.

Fatto sta, infatti, che su questo blog, in data 29 novembre 2011, si poteva leggere sul post Crisi Eurozona, lontana la schiarita:

Oggi, solo oggi, Mario Monti ha completato lo staff di governo, aggiungendo ai 17 ministri iniziali un altro ministro per la Funzione Pubblica, 3 viceministri per l’economia e ben 25 sottosegretari. Sono stati necessari ben 21 giorni dalla caduta di Berlusconi ed ancora non si sa nulla del programma. Per essere un governo tecnico, nato dall’emergenza italiana, europea e mondiale, è un “non sense”. Questo pone dei serie perplessità sull’esattezza e veridicità delle ipotesi, finora fatte, sulle cause e sulle soluzioni della crisi dell’Eurozona tutta.

Il buon giorno si vede dal mattino e si vedeva dall’inizio che “non era un governo tecnico”, ma nenache di programma.
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O come a seguire in Manovra iniqua, le alternative c’erano del 7 dicembre: “Una Manovra ampiamente evitabile, come ricordava ieri sera a Porta a Porta, Roberto Napoletano del Sole24Ore, sottolineando che per non intaccare le pensioni più basse sarebbe bastato tassare i capitali scudati del 3% anzichè del 1,5% come propone il pluriministro Passera, eminenza grigia di questo esecutivo. Per non parlare della patrimoniale “lineare” che sta passando sotto forma di IMU, anzichè “scalare”, ovvero più pesante per i più abbienti e più lieve per i meno fortunati. Una scelta che poteva essere ben più incisiva e con cui si poteva fare molta “cassa”, senza incidere troppo sulla recessione in corso e sulle istanze sociali finora disattese.

Tempo dato a Roberto Napoletano da Bruno Vespa per “aprir bocca” su questo problema? Una manciata di secondi.
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E come, ancora, riguardo il Governo Monti nei sondaggi: un flop del 13 dicembre: “Secondo il 69% degli italiani “è la solita manovra che colpisce quasi esclusivamente lavoratori dipendenti e pensionati”, l’intervento sulle pensioni “è stata una scelta del Governo, ma era possibile concentrarsi su altri capitoli di spesa” per il 60% degli italiani, l’incapacità di colpire i grandi patrimoni “è un’ammissione di sconfitta” per il 68%.”

Utile ricordare i commenti entusiastici di telegiornali, quotidiani e talk show, perdurati mesi, riguardo il quasi unanime consenso dato a Mario Monti dai cittadini, mentre i sondaggi raccontavano qualosa di altro.
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Questioni che trovavano conferme nei fatti se il 16 dicembre era possibile leggere in Fiducia “Salva Italia”? No, salva Euro … che “Purtoppo per noi, anche l’Europa aveva bisogno di mettere le cose a posto, ovvero l’esposizione speculativa delle banche francesi e tedesche verso l’Italia, una montagna di euro, quasi 350 miliardi per le prime ed oltre 100 per le seconde. Sappiamo come va il mondo e, oggi, il nostro Parlamento ha votato la fiducia al “Decreto Salva Italia”, che, però, non contiene una misura una per contenere la recessione, riassorbire la disoccupazione, sostenere le piccole imprese, attirare capitali e risorse.”

Scritto il 16 dicembre 2011, non l’altro ieri. L’avevo detto io?
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Tralaltro, ritornando addirittura a due giorni prima dell’insediamento del Governo, troviamo un post del 27 novembre scorso:o l’Europa di Sarkozy, Merkel e Monti prende atto di un “problema” che si chiama democrazia oppure la  protesta che monterà potrebbe essere molto poco governabile.
Gli (indo)europei non amano le crisi, le risolvono. In un modo o nell’altro.

“Svalutare” l’Euro proprio no, eh?
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O come, il 22 dicembre scorso, dove nel post Aria di inciucio  si poteva leggere, mentre chiunque altro inneggiava al decreto “SalvaItalia” come fosse la Provvidenza divina, che: “Dopo i rumours ed i “mal di pancia” relativi la legittimità dell’azione di governo condotta dal senatore a vita Mario Monti, arriva una prima presa di posizione del Presidente Giorgio Napolitano, che ha precisato come Alfano, Bersani e Casini dovranno fissare un comune percorso di riforme.

Prendiamo atto che quel richiamo cadde nel vuoto, come quelli successivi e sempre più incalzanti ed ormai quasi quotidiani.

E, detto questo, è evidente che, se il Presidente Giorgio Napolitano non interviene rapidamente e con incisività – ovvero ben prima delle elezioni locali e “rimuovendo le cause” – noi italiani non abbiamo alcuna possibilità di salvarci e, con noi, l’Eurozona.

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Il futuro? Speriamo sia una donna

24 Mar

«È necessario passare la mano. È necessario che si facciano avanti altri per la carica di presidente della Repubblica».
«Sicuramente rimane ancora, se non un vero e proprio pregiudizio, una resistenza a scegliere una donna per certi incarichi. Questo, prima di arrivare a quello di presidente della Repubblica, riguarda molti incarichi, se si pensa ad esempio che fino a non molto tempo fa anche in certi alti gradi della magistratura non c’erano donne».
«Più le donne si faranno sentire, prima arriverà – mi auguro presto – il momento in cui ci sarà anche una candidata donna a presidente della Repubblica e potrà essere eletta».

Questo il pensiero del Capo dello Stato Giorgio Napolitano intervistato dalla Rai.

Non è un caso che, in oltre 60 anni di repubblica, l’unica senatrice a vita, contro 41 uomini, sia stata Rita Levi Montalcini.
E non a caso il primo problema in cui ci si imbatte nel “immaginare un Presidente donna” è che di donne che abbiano una carriera adeguata a poter essere delle potenziali candidate non ce ne sono, se non forse nella magistratura, che comunque è un ambiente di lavoro dove di donne ai vertici se ne vedono poche, come ricordava proprio il Presidente.

Come non è un caso che negli ospedali troviamo quasi sempre un’inflazione di dottori ed una gerarchia “al maschile”, con i cittadini – donne o maschi cambia poco – continuano a non accorgersi che la vera “malasanità” ed il vero “spreco” è nel non pretendere che siano i cervelli e le coscienze migliori ad andare avanti, specialmente se parliamo di vita e salute.
Sanità, un settore dove le  quote rosa andrebbero “sperimentate” con urgenza.
Basti prender nota di quanti primari donna esistono ed in che percentuali sono distribuite tra le varie specializzazioni: le statistiche esistono già e già se ne parla da almeno venti anni, ma le cose restano così nonostante sembra che persino l’Iran abbia percentuali migliori delle nostre.

Lo stesso vale per le altre carriere professionali e per il mondo accademico, anche se in misura, talvolta, minore – nel settore entrainment c’è un po’ di spazio – e non ci sarebbe da meravigliarsi se qualche statistico dovesse rilevare che, con le dovute proporzioni, esiste una migliore stima verso le capacità delle donne in gran parte degli ambienti di lavoro “dipendenti”, ma non i quelli “per quadri o laureati”.

D’altra parte, come non rilevare che grazie ai lauti redditi, questi “professionals” maschi possono permettersi una “desperate housewife” e continuare a vivere tranquilli con i loro pregiudizi? Ecco perchè i redditi oltre gli 80.000 euro non si toccano: salta il menage familiare …

L’unico settore dove la donna – specialmente se istruita e propositiva – può vivere “alla pari” è la scuola, specie se parliamo delle superiori, visto che la larga presenza di donne alle elementari e materne è anche correlata al ruolo tradizionale di una donna in una società maschilista e lo stesso vale per la condizione delle infermiere, ovviamente.

Siamo un paese dove, se volessimo eleggere una donna come presidente o come premier, non sapremmo neanche da dove iniziare, visto che non ve ne è nessuna che abbia una sufficiente esperienza a certi livelli, salvo Moratti, Fornero e Marcegaglia che non sono certamente papabili.

Dunque, cosa dire?
Seguire il consiglio presidenziale: «Più le donne si faranno sentire, prima arriverà il momento in cui ci sarà anche una candidata donna a presidente della Repubblica e potrà essere eletta».

Come fare? Facile.

Basta iniziare a rivolgersi ad un “professionista” donna, che si tratti di un(a) medico (il femminile la medicina italiana proprio non lo vuole …), di una specialista, di un’avvocato, di una architetta, di una fornitrice, di un centro o di un ufficio o di un servizio.
Oltre, naturalmente, a non votare i partiti che non abbiano abbastanza donne rappresentative in lista.

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