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Indignati, con sdegno e senza rabbia

17 Ott

Se un osservatore alieno dovesse inviare un brief report sulla nostra Italia non avrebbe affatto l’imbarazzo della scelta nel condensare la situazione in alcuni fatti che parlano da se.

Il paese non ha attualmente una centrale di spesa e di monitoraggio autonoma rispetto al Governo, dato che non viene nominato il Governatore. Intanto, nonostante sia una nazione ricca e sostanzialmente operosa, la scadenza del default (insolvenza dello Stato) non è, forse, così lontana come si potrebbe credere.

Il Governo non ha una politica finanziaria visto che è andato sotto, giorni fa, proprio sul bilancio generale dello Stato. Tra l’altro, ricordiamolo, ha negato la crisi finanziaria, non ha tenuto fede al programma elettorale in materia di fiscalità e di infrastrutture e stava andando in ferie agostane, se non fosse arrivata l’Europa a ricordarci che c’era un disastro in corso.

Il Parlamento non ha una maggioranza, dato che il tutto, da un anno, si regge su una dozzina di voti ed anche meno. Il principale partito d’opposizione, il Partito Democratico, è alla paralisi e, salvo il gruppo che fa capo a Zingaretti, non avanza proposte e programmi da molto tempo. Anzi, ha recentemente fatto capire a chiare lettere che non intende agevolare la nascita di un governo tecnico per la legge elettorale e la finanziaria.

Il Presidente della Repubblica, un nobiluomo, non può sciogliere le Camere perchè non si può andare a votare con una legge elettorale che non funziona e non può avvicendare il Governo senza la collaborazione del Premier perchè glielo impedisce, naturalmente, la legge elettorale che non funziona.

I Sindacati non riescono a darsi una veste unitaria, oltre che garantire la democrazia interna, e, stando così le cose, non possono rappresentare unitariamente i lavoratori. La Confindustria continua a pensare agli investimenti ed alle infrastrutture senza chiedere anche interventi per garantire maggiore legalità nel paese, più celerità nei processi penali, più certezza della pena/sanzione per i disastri ambientali e gli infortuni sul lavoro.

La Società Civile ed i cittadini indignati vengono oscurati, nella piazza e nei media, prima da una torma di bandiere rosse, che protestavano “contro i tagli” (alla maniera greca, non in quella spagnola o inglese per intenderci), e poi da una banda di teppisti lasciati liberi di vandalizzare Roma e di assaltare i due o  tre esigui avamposti di polizia che c’erano, giusto per confermare ai media internazionali che di indignados in Italia non ce ne sono e che la drammatica deriva greca sta ispirando almeno una parte dei nostri giovani e meno giovani.

Naturalmente, in un dissesto del genere, una sentenza definitiva per un banale prestito non restituito può durare anche dieci anni, le Tasse sono al limite massimo sostenibile, la Sanità e l’Istruzione sono molto decadute, l’Agricoltura ci costa in sussidi quasi più di quanto produce, le strade sono scassate, pericolose e stracolme di cartelli,  i trasporti pubblici erano, ma non lo sono più, l’orgoglio del paese, i morti sul lavoro sono tanti e troppi, buona parte della dirigenza apicale è corresponsabile del disastro insieme alla classe politica. Ovviamente, le Mafie sono ben presenti in una buona metà del Paese, i fondi per l’Antimafia vengono decurtati ed alcuni accusati di rapporti con la criminalità organizzata o con dei cartelli finanziari occulti sono coperti dall’immunità parlamentare.

This is Italy, the Pizza Republic …

Questo, più o meno, è il quadro generale che un lettore straniero, acculturato e non superficiale, riceve dai media del suo paese e possiamo immaginare cosa stiano “captando” i ceti meno istruiti delle altre nazioni riguardo l’Italia ed il nostro “stile di vita”: mafia, disastri ambientali, donnine facili, corruzione diffusa, sanzioni poche e differite.

Dopo il (prevedibilissimo) fallimento della manifestazione romana degli autonominatisi Indignati, convocata però da anarchici e comunisti, all’Italia non resta altro che lo sdegno e l’indignazione, non la rabbia, della gente comune, che, ricordiamolo, non ama manifestare sotto la bandiera di alcuno e che in Italia non è ancora scesa in piazza, a differenza degli altri paesi europei.

Ed è proprio di queste persone che si sta nutrendo l’istanza di rinnovamento nelle altre nazioni: le persone comuni, quelle che facendo dei lavori ordinari sanno come funzionano le cose e come andrebbero cambiate.

Lo sdegno non può essere fermato da un manipolo di ragazzini violenti o da un legislatore inadeguato oppure dai media che non danno voce alle istanze concrete di riforme.

Ordinary people, common law: la Storia siamo noi, la Storia continua.

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Silvio, avanti a chi tocca

10 Ott

La Repubblica di oggi riporta un lungo approfondimento sul DDL Intercettazioni. Secondo il noto quotidiano romano, sarebbe dal 2005 che Silvio Berlusconi sta cercando di depotenziare le inchieste che lo coinvolgono.
Anche se gran parte di quello che Massimo Giannini scrive non arriverà mai nelle aule di tribunale, è evidente che le intercettazioni rappresentano una spina nel fianco per il Cavaliere, dato che documentano atteggiamenti e convivialità quantomeno moolto discutibili.

Comportamenti, quelli del Premier, che altrove sarebbe stata la pubblica opinione a censurare irrevocabilmente sul nascere e che, in un paese dove l’informazione è monopolizzata, non producono alcun effetto neanche quando rimbalza in Italia che a Buenos Aires c’è un enorme sexy club chiamato Palacio Berlusconi.

Intanto, la “patrimoniale” non vuol farla Berlusconi, il condono non lo vuole l’Italia, il Partito Democratico e la Lega non vogliono abrogare le Provincie, UdC e SEL difendono il pubblico impiego, la Confindustria sollecita investimenti ed infrastrutture, la CGIL è contro i contratti nazionali “leggeri”, la CISL e la UIL non si capisce con chi stanno (maggioranza, centorsinistra, terzo polo o tutti e tre …), mentre gli italiani vorrebbero soltanto che si mettessero d’accordo.

Eppure, dopo Fini e Baldassarri, anche Scajola e Formigoni puntano i piedi ed a poco servono gli “altolà” di Alfano, se il ricorso alla fiducia in Parlamento è diventato un rischio, dopo essere stato “un’arma totale”.

Avanti a chi tocca.

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L’Italia crolla e Berlusconi vola via da Putin

7 Ott

Ormai, ci tocca andare avanti così, attendere che le Borse chiudano al venerdì pomeriggio, sperando che il disastro anunciato non sarà peggiore lunedì mattina, quando riapriranno.

Dopo Moody’s anche Fitch taglia il rating, mentre il governo non è neanche in grado di nominare il Governatore di Bankitalia, per un avvicendamento noto ed atteso da mesi.

La richiesta di riforme strutturali cade nel vuoto, intanto, cade nel vuoto, mentre Silvio Berlusconi, giusto per non mancare, è volato da Putin per la sua strabordante  (è il caso di dirlo, se ci sono le ragazze dell’Armata Putin) festa di compleanno.

Così andando, le agenzie di rating e la Banca Centrale Europea, guidata dall’italiano Draghi, appaiono come l’unico elemento moralizzatore di questo flaccido panorama italico, eppure, follia nella follia,  alcuni manifestanti hanno, oggi, attaccato con vernici la sede di Moody’s.

Cosa accadrà se i mercati di lunedì si rivelassero, come prevedibile, peggiorativi, rischiando di innescare una spirale catastrofica per l’economia e la stabilità del nostro paese?

E cosa dire dello stallo in cui ci tiene l’ostinazione ed il disinteresse del Premier,  l’opportunismo di Bossi e del “popolo padano” e l’incapacità politica generalizzata dei partiti e dei sindacati, nel liberarsi da schemi ormai indelebilmente superati dal mondo che va?

Non so cosa accadrà il giorno che finirà questo governo, ma è probabile che la fine del Berlusconismo avverrà nel sollievo, magari incofessabile, se non gioia manifesta ed annunciata, vista la silente e paziente attesa che contraddistingue la maggior parte degli italiani in questo momento di grande criticità.

Ormai, c’è poco da dire: l’Italia crolla e Silvio pensa al suo “week end rigeneratore”.

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Sanità: lo spreco continua

3 Ott

Da mesi e mesi, si parla di deficit, di debito pubblico, di default, ma non si parla di Welfare e Sanità, ovvero il pozzo di San Patrizio dello spreco pubblico.
Eppure, avremmo dovuto notare almeno l’ostinazione del Governo Berlusconi nell’escludere dalla “patrimoniale” i medici del Servizio Sanitario Nazionale, che, ricordiamolo, guadagnano tutti più di 80.000 Euro al mese.

Così andando le cose, non deve meravigliarci che accadano i soliti misfatti pubblici (link), ma se a commetterli sono le “nuove autonomie” la cosa prende un aspetto più preoccupante, dato che è sempre più diffuso il sospetto che il Federalismo della Lega somigli ad un enorme scaricabarile.

A Salerno, il governo regionale della Campania di Stefano Caldoro ha delegato una nefrologa come project manager (ebbene si, una nefrologa) per la realizzazione del presidio ospedaliero della Valle del Sele, eliminando gli ospedali di Battipaglia, di Eboli, di Roccadaspide, di Oliveto Citra.
Il nuovo ospedale “a pianta larga” e “vicino agli svincoli autostradali”, costerà 400 milioni di Euro (per ora …) e sorgerà a soli 7 chilometri da quello di battipaglia, attualmente esistente e funzionante, anch’esso a pianta larga e vicino agli svincoli …
Il tutto con l’avallo del Presidente della Provincia di Salerno Edmondo Cirielli, ex An oggi PdL, che sogna la secessione salernitana dall’odiata Napoli e la nascita del Principato di Citra.

In Veneto, la Sanità leghista è una voragine di 250 milioni di Euro annui, che la Giunta Zaia ha finora evitato di mettere a bilancio, come si fa con la cenere sotto il tappeto.
Come se non bastasse il segretario generale della Sanità, Domenico Mantoan, pagato a peso d’oro, arriva anche il superconsulente, perchè non era possibile “avvalersi, con risultati ottimali, del personale regionale e di quello dello Stato”, che, però, consiste di ben 23 direttori generali e i 24 direttori amministrativi delle locali ASL.
Il suo nome è Michele Romano, ha 70 anni circa, che ci costa circa 120.000 Euro l’anno oltre la lauta pensione percepita ed oltre a quello che pagheremo per “uffici, attrezzature e una segreteria dotata del numero idoneo di unità funzionali”.
Le sue doti? Quando era direttore di ASL, fu chiamato il «re della sanità veronese» …

Paese che vai Lega che trovi … ma i conti non tornano.

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