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Il PdL implode: Italia ingovernabile

8 Mag

La Lega di Maroni tiene, quella di Bossi evapora, il PdL affonda, anzi implode: il Centrodestra non c’è più. Questo il primo dato di queste Amministrative.

Cinque Stelle è una realtà, il Partito Democratico tiene ma solo rendendo egemoni SEL e la CGIL, mentre  l’Italia dei Valori ha un buon radicamento al Sud, ma non sfonda, e l’UDC di Casini deve rinunciare all’idea di farsi “arbiter” nelle giunte locali.

Il tutto mentre l’affluenza alle urne vede un terzo degli elettori non “pervenuti” al voto.

Una follia, insomma, che le news di oggi, con enorme miopia e poca aritmetica, annunciano come il “Centrosinistra tiene”, mentre, in realtà, il “centro”  resta abbondantemente sotto il 20% e mentre, dietro le spoglie del Partito Democratico, si vede solo la “sinistra” e pure alquanto estrema e frammentata.

E, d’altra parte, come pensare che a raccogliere il “voto anti Casta” sia proprio il PD, il partito che ‘da solo’ ha sostenuto le pensioni d’oro ai grandi commiss di Stato? Oppure che “il Centro” (l’UDC?) abbia vinto o, semplicemente” tenuto?

La fotografia di un paese ingovernabile, se ieri si fosse votato per la Camera, che verrà edulclorata dalle solite grancasse della pubblica opinione con pessimi esiti, visto che le bugie hanno sempre le gambe corte.

La realtà di un paese ingovernabile, visto che il PdL non potrà continuare a “suicidarsi” appoggiando Mario Monti e visto, soprattutto, che il Partito Democratico non potrà continuare per molto tempo ancora la politica illusionistica “di governo e di lotta”.

Peggio di così, in termini di governabilità generale, non poteva andare.

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Elezioni Amministrative 2012, le ripercussioni del voto

7 Mag

 Così Anna Maria Cancellieri, ministro dell’Interno,  rispondendo a una domanda sull’esito del voto delle amministrative che sembra penalizzare i partiti che sostengono il governo, ha dichiarato che: “Questo credo che vada chiesto ai partiti, quando si parla di amministrative il tema credo vada approfondito molto. Non mi avventuro in questa analisi”.

Il ministro aveva ammesso, rispondendo ad una precedente domanda, che “”servirebbe un’analisi complessa sul voto, ma certo era nell’aria che ci sarebbe stata una disaffezione; questo è importante considerarlo” e che “l’exploit delle liste dei cosiddetti grillini “era nell’aria: sono fenomeni che accadono in momenti di disorientamento come questo, in cui si cerca un punto di riferimento che non è istituzionale”.

Dunque, dopo mesi che “andiamo alla grande”, anche il “core” del Governo Monti ammette che c’è disorientamento e c’è disaffezione. Era ora.

Quanto all’analisi del voto, essendo una questione tecnica e non politica, sarebbe stato il caso di non usare il verbo “avventurarsi”, come fosse guardare nella sfera di cristallo. E dire che sono professori …

Eppure, le ripercussioni del voto non sono così difficili a ‘leggersi’, già adesso che le urne non sono ancora scrutinate.


Innanzitutto, le vittorie di Doria (SEL), Tosi (Lega) e, al ballottaggio, Orlando (IdV) erano scontate e non fanno clamore.
A Parma non vince di certo il Partito Democratico se Bernazzoli, il suo candidato, è un sindacalista “storico” della CGIL Federbraccianti ed a maggior ragione se sarà il Candidato delle Cinque Stelle (oltre il 15%) ad andare al ballottaggio.

La Lega di Maroni tiene, il PdL affonda, Cinque Stelle è una realtà, la Sicilia non vota, SEL e la CGIL sono egemoni sul Partito Democratico, l’Italia dei Valori ha un buon radicamento al Sud, l’UDC non svolgerà la sperata funzione di “jolly” nelle giunte locali che contano.

Vincono i candidati che sono stati critici od oppositivi a questo governo e questa maggioranza; perdono quelli che si erano affidati ad equilibrismi e tatticismi.

Il fatto che i principali comuni coinvolti si riferiscano proprio ai territori dove la “querelle Provincie” è maggiore e che avanzino solo i partiti “anticasta” non lascia dubbi su cosa debba fare Mario Monti con l’accorpamento dei Comuni minori e la cancellazione degli apparati politici provinciali.
Allo stesso modo, i sindaci e le Regioni dovranno andare molto cauti nell’appioppare l’IMU o nello (s)vendere ex-municipalizzate o, ancora, nel continuare a trattenere fondi destinati a diritti costituzionalmente garantiti a causa del Patto di stabilità. Il Sud inizia ad esprimere una autonoma identità politica con il Partito del Sud presente nelle guinte comunali.

Deduzioni “avventurose” per il nostro ministro dell’Interno … e non solo per lei.

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Tanti, troppi partiti per il Sud

15 Mar

E’ prevedibile che alle prossime elezioni (amministrative o politiche) assisteremo ad una affermazione, quanto meno in termini locali e regionali, dei diversi partiti che rappresentano le spinte autonomistiche, se non, addirittura, identità etniche e socio-culturali ben radicate. I segnali ci sono tutti, dopo il (poco) sorpendente voto delle Primare del PD a Palermo, con l’affermazione di Fabrizio Ferrandelli, un ex del Partito Umanista molto sostenuto dall’emergente Partito del Sud, e dopo l’avvicinamento di una parte del Movimento dei Forconi ai partiti di estrema destra.

Partiti per il Sud? Quanti ne saranno, tra quelli “originali”, quelli “neonati”, quelli dei “soliti noti” e quelli “non invitati”? Spero non una miriade, ma non promette nulla di buono il fatto che nessuno finora si sia preoccupato di strutturare un programma “nazionale”, oltre che meglio definire l’aspetto “identitario” di una forza politica a base locale o etnica.

Per ora, leggiamo di nostalgie duosiciliane relativamente sacrosante, rievocazioni storiche di eccidi e disgrazie mai narrate o rivelate, rivendicazioni localistiche o comunqu e non strutturali, affratellamenti precoci con partiti “storici” come precoci sono le spaccature tra destra e sinistra.

Non credo che una durevole e rispettata  affermazione meridionale in politica possa prescindere da un “programma”, che a sua volta vada a chiarire cosa sia “essere meridionale”, sia come principio etico e di governance e sia come “sistema meridionale” per sviluppare le cose e per definire “l’interesse comune”.

Non è solo una questione di, seppur necessari, “apparentamenti elettorali o di giunta”: è un problema che riguarda il tipo di sviluppo e di società che si addice al Sud.
Infatti, non è affatto detto che al Meridione d’Italia servano le stesse infrastrutture, gli stessi servizi, gli stessi stipendi, le stesse fabbriche, le stesse tasse, le stesse “alleanze commerciali internazionali”, gli stessi supermercati, le stesse banche che ci sono, ad esempio, nel Nord Italia, per tipologia e numero, sia chiaro, e non per proprietà o nazione d’origine.

Del resto, basta andare in auto dalla Danimarca ad Amburgo per notare che cambia tutto e di tanto, come molto cambia anche andando in auto da Amburgo a Monaco di Baviera od a Friburgo … e sempre tedeschi sono, per non parlare del fatto che con 200 km in più potremmo essere in Croazia, Ungheria od in Svizzera.

D’altra parte, tutto quello che è stato fatto in Africa, Sud America, Asia dimostra che ci sono molte cose che andrebbero ripensate se vogliamo che funzionino nel “sud del mondo”.

Ad esempio la meritocrazia, così efficiente nei paesi anglosassoni, e così “corrompente” nel mondo latino, dove i curriculum sono predestinati. Altro sarebbe se da noi venisse premiato non chi ha più “merito nel raggiungere obiettivi” decisi altrove, ma chi dimostra un maggiore “apporto alla società” in cui opera.
Noi meridionali non sopravviviamo in un sistema etico individualistico, la nostra cultura è “sociale”, “collettiva”, in alcuni casi, anche benemeriti, “tribale”.
Perchè non chiederci, come hanno fatto altri popoli, se a noi del “sud del mondo” “ci funziona” un sistema elettorale partitico, in vece di un sistema per collegi uninominali con ballottaggio, più aderenti alla impellente domanda “chi cumanna accà?” …

Si, ci sono molte cose che dovremmo chiederci.
Ad esempio se un sistema di finanza pubblica “meridionale” consentirebbe l’attuale sistema di tassi di interesse o, viceversa, il “sud del mondo” preferirebbe sistemi ad inflazione controllata ed interessi scalari in favore dei meno abbienti … anche perchè, se andiamo a vedere come funziona nei paesi arabi, in India o Sud America, potremmo restare davvero sorpresi.

La nostra identità, dunque, non può risiedere nel mito del “brigante e basta”, che, tra l’altro, può avere un certo successo nel raccogliere il voto di protesta (antipolitica come la chiamano attualmente) ma non è che costruisca molto in chiave di rappresentatività e di progettualità nazionale. Anzi, …

Il Sud non può “sempre e comunque” riappellarsi ai “miti ottocenteschi”, di “cosa saremmo potuti essere”, dei quali oggi esiste la “copia degradata”, dalla musica neomelodica al cibo “comunque industriale” che mangiamo, al teatro ed al cinema, che sembra abbiano dimenticato che la nostra è una tradizione “drammatica”, seppur sotto forma di commedia, e non guitti e risate di basso conio.

C’è tanto da rivendicare, tanto di più attuale e, forse, ottenibile.
Esiste anche il Sud dei poli industriali napoletani e palermitani, progressivamente depauperati, c’è la tradizione marinara, che il trasposto su gomma (Roma-Bologna-Torino) ha azzerato, c’è la vocazione macchinofatturiera, che è tutta sommersa nonostante le griffe toscano-lombarde fatturino miliardi, c’è l’agro alimentare, che vanta prodotti di antica selezione e lavorazione, mentre l’Emilia deve vendere renette e tavernello …
Ci sono le donne delle metropoli del Sud, storicamente libere, che, dall’illegalità diffusa perchè mai sgominata, ricevono l’onta del rischio personale e la vergogna della limitazione dei propri diritti.

Dunque, ritornando ai “partiti per il sud”, ci vuole altro che un pugno (od un folto gruppo) di consiglieri od assessori, prossimamente eletti negli enti locali ed alla prima esperienza, per ottenere qualcosa di diverso da quattro aiuole in periferia od il prolungamento di un bus metropolitano.
Ci vorrebbe un programma ed una struttura nazionale, delineati prima di andare al voto nel 2013 e non dopo: un partito senza piattaforma su cui aggregare i candidati è come una zattera alla deriva in attesa di uno squalo sufficientemente grande … come la storia di Bossi e della Lega dimostrano.

Bene saperlo da prima.

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