Tag Archives: orlando

L’accoglienza è un diritto dei Sindaci?

3 Gen

Insomma, il 2019 si apre con i Sindaci “sulle barricate”, con Orlando contro la norma del ‘pacchetto di sicurezza’ che vieta il conferimento della residenza a chi ha permesso il soggiorno e che vuole appellarsi alla Magistratura. Segue a ruota De Magistris che apre il porto alla Sea Watch ed a Salvini che ribadisce “porti chiusi” risponde che … «se manda l’esercito, avrà risposta adeguata» … a Napoli.

freddo-senzatetto-2Come se non bastasse, l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano Pierfrancesco Majorino ha ben chiarito che sarà almeno desistenza verso il DL Sicurezza, se non esclude di “togliere l’iscrizione anagrafica ai richiedenti asilo che l’hanno già fatta” e precisa che “stiamo accogliendo nei centri per senzatetto italiani e stranieri. E per gli stranieri non ci poniamo certo il problema se siano regolari o meno”.

Intanto, Di Maio sentenzia che la “protesta è solo uno spot elettorale”, ma sa bene che anche ad una parte del suo elettorato non piace il DL Sicurezza di Salvini.

Ma la legge che dice? 

Facile … l’Art. 117 della Costituzione prevede che lo Stato ha legislazione esclusiva su immigrazione, cittadinanza, stato civile e anagrafi, come  sulla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale.
Il Parlamento o il Governo possono decidere chi e come si entra in Italia, come quali sono i servizi dovuti a tutti, residenti od ‘ospiti’ che sia.

L’Assistenza è una cosa diversa dalla Previdenza sociale e non rientra nelle competenze dello Stato, ma delle Regioni e dei Comuni, che – sempre ai sensi dell’art. 117 – non possono  adottare “provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone” e che – ai sensi dell’art. 32 – sono tenuti a “garantire cure gratuite agli indigenti”, senza distinzioni di nazionalità, perchè “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

In parole povere, un Governo in nome dello Stato può anche vietare la residenza agli stranieri dopo avergli rilasciato il permesso di soggiorno, ma ciò non toglie che le singole comunità (Regioni e Comuni) possano decidere di “assistere” e prendersi “cura” di queste persone … specialmente se le temperature di notte vanno sotto zero.

Demata

Le intenzioni di voto degli italiani: un nuovo Centrodestra e/o Centrosinistra

18 Nov

Secondo i dati diffusi da RAI 3, le intenzioni di voto degli italiani al 15 novembre 2013 prefiguravano ancora una risicata vittoria del Centrosinistra, in caso di elezioni.

intenzioni voto 15 novembre

In termini di coalizioni ‘classiche’, l’esito sarebbe il seguente:

  • PD+SEL+Scelta Civica = 34,0% (22,1%)
  • PDL+Forza Italia+Lega+UDC = 30,6% (19,9%)
  • M5S = 25,3% (16,6%)

Oppure:

  • PDL+Forza Italia+UDC+Scelta Civica = 33,1%  (21,5%)
  • PD+SEL = 31,5% (20,4%)
  • M5S = 25,3% (16,6%)

I numeri tra parentesi rappresentano il consenso ‘effettivo’, tenendo conto di un astensionismo (intorno) al 35%, come stimato da tutti i sondaggi recenti, e che potrebbero essere anche molto ottimistici, visto come sono andate le ultime elezioni dei principali sindaci italiani.

A Roma – dovendo scegliere tra Ignazio Marino e Gianni Alemanno – il 55% degli elettori – pochi mesi fa – ha preferito non recarsi alle urne per il ballottaggio. Solo il 28,7% effettivo degli elettori ha dato il proprio consenso a Marino, ma i giornali parlavano di vittoria con il 63% …
A Napoli Giggino De Magistris rischia ogni giorno la defenestrazione per inerzia e pressappochismo e … venne eletto nel 2011 con un astensionismo al 50% secco. Il 73% dei napoletani non gli diede il proprio voto.
A Milano – dove tutto (per ora) tace in attesa di un (si spera) lauto Expo 2015, cui faranno seguito, come d’ordinario, i soliti scandali e qualche arresto – Pisapia non ebbe il consenso di oltre il 65% degli elettori.
A Firenze, Matteo Renzi fu eletto con il 42% di astenuti, mentre al primo turno aveva votato il 76% … Solo il 35% effettivo degli elettori l’ha votato e di ‘mal di pancia’ tra i fiorentini se ne sentono tanti e tanti.
Stesso discorso a Torino per Piero Fassino (astenuti 34%, solo il 44% dei consensi effettivi al ballottaggio). A Palermo, Orlando amministra il Comune con il 61% dei cittadini che si sono astenuti, ovvero con una maggioranza bulgara di 30 seggi su 35 totali (86%) a fronte di un modesto 28,5% di consensi effettivi.

Chi, dunque, propone una legge elettorale simile a quella in uso per i Comuni è evidentemente disattento verso le abnormità palesi che emergono dai dati elettorali e dalla composizione dei consigli.
Come anche è evidente che nessun sondaggio elettorale può fornire previsioni di medio periodo, finchè l’elettorato è ben diviso in quattro spezzoni, che – incredibile, ma vero – si attestano in quest’ordine:

  • 35%, Astenuti
  • 26%, Partiti/movimenti di protesta e/o locali (Lega, Autonomie, M5S, SEL, IdV, ultraDestra)
  • 22%, Centrodestra
  • 17%, Partito Democratico

Ecco perchè il Governo Letta non riesce a fare nè un passo avanti nè due indietro ed ecco perchè la contesa nel Partito Democratico è acerrima: la crisi di consensi e di idee è profonda, almeno quanto lo sono state l’assenza di rinnovamento e l’azione di lobbing del mondo cooperativo e consociativo, che – non dimetichiamolo – per PIL ed accesso a sussidi e benefit rappresenta una sorta di Confindustria ‘a parte’.

Da questo punto di vista, la disattenzione può diventare miopia, se si continuasse a parlare di ‘crollo del Centrodestra’ e di ‘ecumenismo renziano’.
Infatti, mentre lo strappo di/da Forza Italia offre nuove possibilità di riaggregazione dell’elettorato del Centrodestra e delle formazioni politiche esistenti, il congresso del Partito Democratico sta prendendo una piega ‘scissionista’ se accadrà, come possibile, che la marcia trionfale di Matteo Renzi si trasformi in una sfida all’OK Corral.

E se ciò accadesse, aumenta la possibilità che il Centrodestra – affrancato dal Berlusconismo – decida di andare alle elezioni nel corso del 2014, sfiduciando un governo inerte, indeciso e già vessato da scandali, che vede calare la fiducia degli italiani sempre più in basso (circa il 30% di coloro che hanno voluto rispondere ai sondaggi, all’incirca il 10% effettivo dei contatti).
Oppure, se la nascita del Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano dovesse imporre una svolta in positivo al nostro letargico governo, dovremmo solo rinviare il distacco all’anno successivo, il 2015,  se si volesse ragionare in prospettiva, ovvero tenendo conto delle amministrative che, nel 2016, coinvolgeranno Napoli, Milano, Firenze e, soprattutto, dell’Anno Horribilis, il 2017, quando – al rimborso e rinnovo dei titoli di Stato quinquennali, mentre l’ultima onda del Baby Boom dovrà pur andare in pensione – verranno a galla tutti i danni causati da questi (per ora) quattro anni di stasi governativa e politica e di salvataggi finanziari a senso unico.

L’aver protratto il confronto interno così a lungo – mentre si attende una sentenza costituzionale che renderà il Porcellum inservibile – ha danneggiato il Partito Democratico e maggiori danni ne verranno, se dal Congresso non ne uscirà un segretario ed una linea politica che ricordino la lezione di Enrico Berlinguer (sostanzialmene affine a quella di Giulio Andreotti o, meglio, di Charles De Gaulle e di Juan Domingo Peron): in una democrazia la maggioranza dei voti tende sempre a collocarsi nell’area moderata e non agli estremi.

Chi vuole governare per la pace e per la prosperità mal si accompagna con chi semina vento per generare tempesta, come anche chi si accontenta sempre di un uovo oggi, finisce per non avere galline domani.

 originale postato su demata

I partiti e l’Italia che non c’è (più)

6 Ago

Mentre un sondaggio on line di La Repubblica rivela che il 20% dei suoi lettori non è d’accordo nè ad un’alleanza PD-SEL nè a quella PD-UDC, arriva – sempre sulla stessa testata – un articolo di Ilvo Diamanti (link) abbastanza chiarificatorio ed eloquente: da settembre inizia la corsa elettorale e – da adesso in poi – i sondaggi sul consenso dei cittadini devon essere ‘veraci’ e non ‘proattivi’, come quando c’è da tirare la volata ad un governo instabile.

A partire dall’abbraccio, fatale ed imprescindibile, tra Lega e PdL.
Nel centrodestra, la Lega di Maroni non può ri-stabilire l’alleanza con il Pdl di Berlusconi. Per non smentire se stessa. Ma non può neppure prescinderne, come prospettiva. Soprattutto in caso di elezioni in Lombardia. Pena: l’isolamento. La marginalizzazione. Reciprocamente, il Pdl: non può escludere l’intesa con la Lega, su cui ha costruito la sua maggioranza da oltre dieci anni.

O dal ‘centro e sinistra’, allo stesso tempo avvinghiati e contrapposti da un Ulivismo prodiano mai decollato e mai fatto proprio dagli elettori.

Nel centrosinistra il progetto di Veltroni, del Pd partito unico e maggioritario, in grado di intercettare i voti dell’area di sinistra, è tramontato. Così si riapre la tradizionale questione. Quale coalizione? Centro-Sinistra o Centrosinistra senza trattino? … I suoi protagonisti: impegnati a disegnare mappe e scenari per il prossimo futuro. Il dopo Monti. Seguendo gli stessi linguaggi e le stesse formule di ieri. Come se – dopo Monti – fosse possibile ripetere lo stesso copione. Con le stesse etichette, le stesse sigle, gli stessi calcoli. Di prima. Io penso che si tratti di ragionamenti in-fondati. Elaborati e proposti in modo inerziale.”

Una stasi, un contorcimento, un avvilupparsi, un restar fermi che non sembra essere adeguatamente percepito dalle strutture di aprtito e che sta portando un enorme consenso al Movimento Cinque Stelle.

I principali partiti dell’era berlusconiana hanno subito un sensibile calo nel corso del governo Monti. Tutti, senza eccezione. Unico beneficiario: il M5S. Emerso, anzi, esploso negli ultimi mesi.  È, ancora, stimato un po’ oltre il 20%. Poco sopra il Pdl. Non molto al di sotto del Pd. Intercetta il consenso di chi esprime dissenso verso il sistema partitico della Seconda Repubblica. Non solo il Pdl e i suoi alleati, ma anche i partiti di opposizione di centrosinistra. Che hanno accettato le regole e i modelli del gioco imposto da Berlusconi. (Alcuni, come l’Idv di Di Pietro, sono sorti e si sono sviluppati insieme al Cavaliere). Senza riuscire a rinnovarsi davvero. Neppure negli ultimi anni, quando il vento dell’antipolitica ha soffiato più forte.”

Il messaggio del più famoso statistico d’Italia invia alla classe politica italiana è molto chiaro. Tra l’altro, il vento dell’antipolitica soffia da anni, vista l’enorme messe di comici che nell’ultimo decennio hanno fatto le loro fortune ‘occupandosi di politica’ ed i congrui share che le principali televisioni hanno ottenuto grazie a loro.
Ebbene, dopo Monti  –  e dopo Grillo  –  non è possibile riproporre gli stessi schemi, le stesse etichette e gli stessi volti di prima. Perché – come ho già scritto  –  entrambi, per quanto diversi e perfino alternativi, segnalano la crisi della nostra democrazia rappresentativa, oltre che del Berlusconismo. Il grado di fiducia, ancora elevato, di cui dispone Monti: rivela la domanda di una classe politica migliore. Competente e di qualità.

In poche parole, Bersani e Vendola con Casini dovrebbero prendere atto che devono avvicendare almeno la metà degli attuali consiglieri e parlamentari, sostituendoli non con giovani in carriera con esperienza al massimo decennale, bensì con collaudati e competenti esperti ‘prestati alla politica’ dalla società civile. Cosa che, tra l’altro, ci metterebbe al riparo anche dai fin troppi nepotismi cui assistiamo, mentre la generazione del ’68 si accinge al pensionamento …

Anche ricorrendo alla ‘lista dei sindaci’, una cosa del genere è una ‘mission impossible’ per dei partiti che hanno fatto dell’apparato il ‘core’ della propria attività, con tanto di proprietà immobiliari, fondazioni ed aziende ‘storicamente’ amiche (le Coop ad esempio), personale politico ‘in carriera’ e privo di altra occupazione. Partiti che si ritroverebbero a mettere in strada decine di migliaia di ‘professionisti della politica’. Figurarsi, poi, se lo stesso accadesse per i media e ci ritrovassimo con giornalisti competenti a porre domande e diffondere risposte.

Come sarà composto, dunque, il nostro futuro Parlamento?
Facile a dirsi: Pd, M5S e PdL sostanzialmente attestati – nell’ordine – tra il 27 edil 19%, con UDC, IdV, SEL, Lega e Forza Nuova tra il 5 ed il 9%. Praticamente, nessuna maggioranza di governo, neanche con i premi.
Il caos.

Altro sarebbe – sia in termini di stabilità sia in termini di accesso alla politica attiva – se avessimo una legge elettorale con il doppio turno, che permette di definire le alleanze ‘in corsa’, ma le rende durevoli, e che favorisce l’emersione di candidati ‘civici’ a dispetto di quelli ‘preformati’.

originale postato su demata

Malati? No, meglio consumatori

1 Ago

“Secondo l’Aiba, l’Associazione italiana dei broker di assicurazioni e riassicurazioni, il costo dei risarcimenti per malasanità oscilla tra 850 e 1400 milioni di euro”.
Un miliardo di euro l’anno di danni causati e risarciti o risarcibili per danni alla salute causati da medici o dalla gestione sanitaria sono davvero un’enormità.
“Risarcimenti che “pesano” una media di 25-40 mila euro ciascuno” e che, facendo due conti della serva, riguardano almeno 20.000 malati che sono stati danneggiati anzichè curati.

Eppure, “secondo un’indagine della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario, è difficile che un professionista debba affrontare una condanna penale: il 98,8% dei procedimenti per casi di lesione colposa e il 99,1% di quelli per omicidio colposo si concludono con l’archiviazione, mentre su 357 procedimenti le condanne sono state solo due.”
Se le condanne penali rappresentano lo 0,5% dei casi denunciati, possiamo immaginare, dunque, che i risarciti dalle compagnie assicurative – per un miliardo di euro anni di media, ricordiamolo – siano solo la parte più vistosa del problema

Un ‘dato’ indirettamente confermato da Francesca Moccia, responsabile del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva  che ammette che “noi scoraggiamo le cause inutili, che fanno perdere tempo e denaro, con un sistema di giustizia lento come il nostro. Puntiamo invece a sostenere i cittadini nelle azioni di autotutela e mettendo in mora le strutture sanitarie inadempienti oppure segnaliamo le violazioni dei diritti dei malati come, ad esempio, nel caso di infezioni contratte in ospedale”, che, viceversa, esigerebbero risarcimento del danno.

Una conferma che ci viene data anche da quegli “otto chirurghi su 10 ammettono infatti di evitare interventi, andando oltre la normale prudenza, per paura di una causa, secondo un indagine dell’Ordine dei medici di Roma e dell’Università Federico II di Napoli” … così negando o ritardando ‘de facto’ l’accesso alle cure ai malati che necessitavano di quell’intervento?

Tutte le frasi tra virgolette sono tratte da un recente articolo di La Repubblica Dossier.

La soluzione suggerita dal noto quotidiano romano?

Farsi aiutare dal Tribunale del Malato e dalle numerose associazioni che difendono i diritti dei pazienti … proprio quella di cui sopra che “scoraggia le cause inutili”, invece di pretendere un sistema di controlli, giudizi e sanzioni degno di un paese europeo, come anche “segnala le violazioni dei diritti”, invece di offrire supporto e patrocinio legale ai malati danneggiati.

La Repubblica non si smentisce mai …

Piuttosto, se invece di esser considerati malati – e per giunta anche molto pazienti – accettassimo la mercificazione vigente e generalizzata ed iniziassimo a considerarci consumatori?
Siamo sicuri che ci tratterebbero ancora così?

originale postato su demata

Partito Democratico: un partito populista di centrodestra?

10 Lug

Il Partito Democratico ha convocato una “prima assemblea di discussione’ affinchè «il Pd porti l’agenda Monti nella prossima legislatura». L’assemblea si terrà a Roma, venerdì 20 luglio alle ore 16.30, presso le Scuderie di Palazzo Ruspoli, una sede principesca – è il caso di dirlo – che ospita  eventi e si trova praticamente di fronte al Fendi Shop.

Promotori dell’iniziativa sono i parlamentari Alessandro Maran, Antonello Cabras, Claudia Mancina, Enrico Morando, Giorgio Tonini, Magda Negri, Marco Follini: il nocciolo duro della ‘corrente’ dalemiana nel partito.

I contenuti della convocazione sono a dir poco interessanti, dato che – nella loro stringatezza e semplicità – riassumono il PD-pensiero e liberano da ogni equivoco sia i partner del Patto di Vasto sia il popolo meridionale in cerca di autonomie.

Il governo Monti ha assunto un ruolo da protagonista in Europa. Dagli interventi immediati per far fronte all’emergenza, fino a un nuovo ambizioso piano di unione fiscale, finanziaria e politica, sono le proposte e le iniziative italiane a informare di sé il confronto, le possibili soluzioni, le tappe di un credibile percorso di avvicinamento agli obiettivi.”

Veramente, è il solo Mario Monti ad avere un seguito in Europa e ci mancherebbe altro, visto che si tratta di un (ex) superconsulente della Goldman Sachs, suggerito da Obama e Merkel e scelto da Napolitano.
E’ interessante leggere che anche il nostro Partito Democratico abbia partecipato a quella che alcuni già chiamano cospirazione e che, ad ogni modo, rappresenta una sospensione della democrazia, fosse solo perchè nessuno si prende la briga di redigere una nuova legge elettorale.

I termini essenziali dell’agenda riformatrice dei prossimi mesi sono chiari: incisiva e coraggiosa revisione della spesa pubblica, per conseguire il pareggio strutturale di bilancio, per ridurre l’imposizione fiscale sul lavoro e l’impresa, per tornare a investire sulla formazione del capitale umano, sulla ricerca e sull’infrastrutturazione del Paese, per introdurre maggiori elementi di equità intergenerazionale nel sistema del welfare, affrontando la fase transitoria attraverso soluzioni coerenti e non regressive, rispetto alla logica della riforma.

In breve, si chiede di mettere a posto i conti e di continuare a sprecare denaro “per tornare a investire sulla formazione del capitale umano, sulla ricerca e sull’infrastrutturazione del Paese”, ovvero finanziare i mille carrozzoni della Casta. Di riformare la Giustizia o di riqualificare la Sanità o l’Istruzione neanche l’ombra. Di disoccupazione, lotta alla mafia e Meridione nessuna menzione.  Il sistema del welfare resterà clientela e ‘panem et circenses’.

Il proposito espresso da Follini, Maran, Negri, Cabras e altri è che “obiettivi e principi ispiratori dell’agenda del governo Monti – collocati dentro un disegno almeno decennale di cambiamento del Paese – possano travalicare i limiti temporali di questa legislatura e permeare di sé anche la prossima”. Un proposito che, secondo i parlamentari del PD, “corrisponde alle aspettative della maggioranza degli italiani.”

Che Vendola, Di Pietro, Orlando, De Magistris, autonomie e partiti del Sud intendano il messaggio, ma lo intendano soprattutto Berlusconi ed Alfano: il PD si appresta a conquistare l’elettorato moderato del Centrodestra, con lo slogan ‘o noi o l’instabilità”.

E lo intendano anche gli elettori del Partito Democratico, prendendo atto che anche nel partito c’è l’esigenza di chiarire le “ambiguità sul giudizio circa l’azione svolta fino a oggi dal governo Monti“, dato che “si sono troppo spesso accompagnate critiche aspre e manifestate intenzioni di revisione” e che il “già deliberato aumento delle aliquote Iva finirebbe per approfondire la recessione in atto“.

Se ci sono ‘ambiguità’, se si deve dar risposta ad ‘critiche aspre’ e se l’aumento dell’IVA sarà dannoso, perchè sostenere a spada tratta questa azione di governo e non, viceversa, ‘emendarla’ in Parlamento?
Se “centrare l’obiettivo del pareggio strutturale” è un dogma da attuare anche senza ridurre i costi della Casta, perchè, anzichè al disastroso aumento dell’IVA, non ricorrere ad una Patrimoniale, che certamente non rappresenterebbe una “inaccettabile inversione della direzione di marcia“?

Forse perchè una Patrimoniale violerebbe il ‘dogma’ dell’intoccabilità della proprietà privata, come una riforma delle pensioni d’annata avrebbe intaccato il principio dei ‘diritti acquisiti’?

Mario Monti come Margaret Tatcher od i Chicago Boys in versione socialdemocratica?  Il Partito Democratico si prepara a raccogliere l’eredità del PdL di Silvio Berlusconi?
Sembrerebbe proprio di si.

originale postato su demata

Il barile è raschiato. La cleptocrazia andrà a finire?

6 Giu

Oggi, ‘Il Jester’ esce con una efficace e sintetica disanima del fallimento di Mario Monti (Ecco i dati del fallimento del Governo Monti. Il gettito fiscale è diminuito di 3,5 miliardi di euro), analogamente alle notizie e riflessioni diffuse da questo blog ieri (DEF: i conti di Mario Monti, alla prima verifica semestrale, non tornano), aggiungendo che la “Corte dei Conti, proprio ieri ha denunciato l’eccessiva pressione fiscale che ha avvitato l’economia italiana in una recessione pericolosa.”

Sono andato a spulciare tra i suoi post di dicembre: anche Il Jester, come questo blog ed altri, ha sentito odore di bruciato e di marcio fin da subito.

Rispetto al post in questione, però, non mi allarmerei troppo per lo ‘spread’, dato che è evidente che non dipende da noi quano dalla Germania e dal sistema finanziario in-grassato dalle decine di migliaia di miliardi di Euro che dai paesi dell’Est le ‘oligarchie’ (mafie?) locali hanno riversato sull’Europa da 15 anni a questa parte.

Quello che preoccupa me e non solo è altro, come scrivevo ieri.

La riforma delle pensioni è vigente e sta facendo solo danni, la riforma del lavoro presenta troppe ‘dimenticanze’ e troppi salti in avanti per lasciar ben sperare, dei cacciabombardieri F-35 (che costano tantissimo) e dell’effettiva quantità non si è saputo più nulla.

Del Meridione inutile parlarne, neanche se impugna i Forconi o inneggia ai Briganti oppure, peggio ancora, se è vittima di un oscuro e gravissimo attentato a Brindisi. Niente per le donne, per l’istruzione e la formazione professionale nulla, la sicurezza che – neve o terremoti, viabilità o rapinatori – non c’è. Niente famiglia, niente bambini, niente anziani, niente disabili: non esistono nelle priorità di questa maggioranza di governo.

Solo farisaica ignavia e flaccida inazione per la Sanità, dove i giusti tagli hanno interrotto parzialmente il ‘Paese del Bengodi’, ma che, senza monitoraggio e government, sono in balia delle Regioni e dei loro dissesti o delle oligarchie che fanno da base consensuale di questo sistema partitico. I malati? Siano … pazienti. Il buco nero del deficit pubblico? Andiamo oltre …

Alle province da abolire per legge, ma che possono restare per legge. Oppure, alla riforma elettorale che non c’è, dato che – come la mettono la mettono – comunque la Partitocrazia perderà tanti seggi. Meglio tenesi le attuali mille poltrone mille …

Questo è lo stato attuale della Nazione e, da oggi, non è più un cittadino blogger a pensarlo: il disastro è firmato di loro pugno nel Documento di Economia e Finanza (DEF).

Cosa fare?

Continuare a rincorrere lo ‘spread’ è impresa folle, come lo fu quella di immettere nelle aste titoli con interessi del 7%: praticamente una corda al collo.

Continuare ad incidere sul welfare e sulle infrastrutture, sottraendo risorse, sarebbe la negazione del Programma di governo – poca roba – e, soprattutto, del Keynesismo, in nome di un ultraliberismo che non trova più adepti neanche tra i Repubblicani statunitensi.

Allo stesso modo, in nome di una stabilità che si sfilaccia di giorno in giorno, non si è voluto abbandonare al proprio destino Unicredit, aumentando il gravame sull’Italia e gli Italiani, come non si vuole prendere atto che il consenso dei partiti di governo è pressochè inesistente, vista l’astensione ed il voto espresso alle recenti amministrative.

Come anche, per più antichi ed imbarazzanti motivi, si evita di nominare il Meridione od a non pretendere efficienza e sobrietà dalle pubbliche amministrazioni, dagli ospedali, dalle scuole, dalla Politica e dai Partiti.

Dunque, è la realtà dei fatti a dirci che il barile è raschiato e va a finire questa cleptocrazia iniziata 150 anni fa con il saccheggio del Triveneto e delle Due Sicilie e con ‘l’acquisizione’ del patrimonio clericale.

Cosa ne sarà è difficile dirlo, visto il senso di ‘irresponsabilità’ verso la Nazione che questa gerontocrazia all’ultima spiaggia sta dimostrando.

L’unica cosa certa è che, con gente così al potere, non lasciamo spazio che agli speculatori ed agli usurai. Quale pazzo, ma onesto investitore giocherebbe le sue fiches sull’Italia?

originale postato su demata

DEF: i conti di Mario Monti, alla prima verifica semestrale, non tornano

5 Giu

Circa sette mesi fa, dinanzi alle prime avvisaglie del Governo Monti, scrissi che questa gestione del paese ci avrebbe portato, prima dell’estate, allo stallo e/o al caos.

Diciotto giorni fa, annotai che “tra pochi giorni, i dati ci dimostreranno che l’inflazione è salita, le economie sulle pensioni non sono così tante, i cacciabombardieri F-35 non sono 131 e neanche 25″ e “delle richieste diffuse, anche tra i ceti più informati, di rimpasto del governo Monti o di elezioni anticipate.”

Oggi, il Corriere della Sera titola “Lo Stato incassa meno: entrate tributarie in calo. Il Def (Documento di Economia e Finanza): 3.477 milioni di euro in meno nei primi 4 mesi dell’anno rispetto alle previsioni” e aggiunge che sono “in flessione anche i ruoli per -93 milioni di euro (-4,5%), le poste correttive per -160 milioni di euro (-2,2%) e le entrate tributarie degli enti territoriali per -84 milioni di euro (-1,2%)”.

Un mese prima (e 66 giorni fa) scrivevo che arrivava l’inflazione, “un qualcosa di prevedibile se i commercianti non vendono (stagnazione) e le tasse aumentano vertiginosamente. L’alternativa sarebbe quella di vedere serrande callate e avvisi di fallimento.

Ricordiamo che inflazione e recessione non vanno molto d’accordo, anzi, non sono affatto sostenibili da un sistema produttivo-finanziario. Qualunque professore di economia o sostenitore di un “ordine mondiale” sa che la congiuntura va evitata a tutti i costi.

Un situazione che si sta accompagnando, ma saranno i dati di fine anno a confermarlo, all’inabissamento dell’evasione e della corruttela secondo un meccanismo abbastanza prevedibile. Infatti, il monitoraggio ossessivo dei conti bancari di chiunque sta creando (ed era prevedibilissimo) un circuito parallelo di attività saldate per contanti e, ovviamente, non fatturate o sotto-fatturate.

Questo è quello che provoca un Welfare iniquo ed una fiscalità esosa e sprecona. I libri di storia coloniale e del Terzo Mondo grondano di esempi simili.

Ma Elsa Fornero e Corrado Passera non lo sanno e non riescono a comprendere che sarebbero bastati una patrimoniale sui redditi, lo spacchettamento di Finmeccanica e l’abbandono di Unicredit agli squali tedeschi suoi partner per evitare la mattanza sociale, lo stallo economico del Paese, l’interessata inerzia tedesca.”

Adesso la frittata è fatta e volge alla fine la saccenza di Mario Monti e delle centinaia di ‘professori’ di cui hanno lautamente riempito ministeri e commissioni di lavoro.

Non è un caso che Fassina, l’esperto di economia pubblica del Partito Democratico, ha presentato “l’asso di picche” proprio ieri, paventando l’approssimarsi di elezioni anticipate.

Nulla di male, in Italia hanno praticamente floppato quasi tutti e nessuno ha pagato il pegno, anzi talvolta è stato richiamato a ‘completare l’opera’.

Il punto è che la riforma delle pensioni è vigente e sta facendo solo danni, la riforma del lavoro presenta troppe ‘dimenticanze’ e troppi salti in avanti per lasciar ben sperare, dei cacciabombardieri F-35 (che costano tantissimo) e dell’effettiva quantità non si è saputo più nulla.

Del Meridione inutile parlarne, neanche se impugna i Forconi o inneggia ai Briganti oppure, peggio ancora, se è vittima di un oscuro e gravissimo attentato a Brindisi. Niente per le donne, per l’istruzione e la formazione professionale nulla, la sicurezza che – neve o terremoti, viabilità o rapinatori – non c’è. Niente famiglia, niente bambini, niente anziani, niente disabili: non esistono nelle priorità di questa maggioranza di governo.

Solo farisaica ignavia e flaccida inazione per la Sanità, dove i giusti tagli hanno interrotto parzialmente il ‘Paese del Bengodi’, ma che, senza monitoraggio e government, sono in balia delle Regioni e dei loro dissesti o delle oligarchie che fanno da base consensuale di questo sistema partitico. I malati? Siano … pazienti. Il buco nero del deficit pubblico? Andiamo oltre …

Alle province da abolire per legge, ma che possono restare per legge. Oppure, alla riforma elettorale che non c’è, dato che – come la mettono la mettono – comunque la Partitocrazia perderà tanti seggi. Meglio tenesi le attuali mille poltrone mille …

Questo è lo stato della Nazione allo stato attuale e, da oggi, non è più un cittadino blogger a pensarlo: il disastro è firmato di loro pugno nel Documento di Economia e Finanza (DEF).

Complimenti, dunque, a Mario Monti, Elsa Fornero e Corrado Passera per … la loro capacità di ipnotizzare leader di partito e direttori di testate.

Purtroppo, per noi, però, i loro conti, alla prima verifica semestrale, non tornano.

originale postato su demata