Tag Archives: omosessualità

I diritti umani secondo l’Islam e non solo

25 Gen

Pochi sanno che i paesi di tradizione islamica sottoscrivono una Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo ‘leggermente’ diversa dalla nostra.

Ad esempio, il “diritto alla giustizia” (art. 4) per il quale “ogni individuo ha diritto di essere giudicato in conformità alla Legge islamica e che nessun’altra legge gli venga applicata” , che “nessuno ha il diritto di costringere un musulmano ad obbedire ad una legge che sia contraria alla Legge islamica” e che (art. 5) “nessuna accusa potrà essere rivolta se il reato ascritto non è previsto in un testo della Legge islamica”.

Peggio ancora l’art. 12, che tutela il “diritto alla libertà di pensiero, di fede e di parola” che nei paesi islamici prevede che “ogni persona ha il diritto di pensare e di credere, e di esprimere quello che pensa e crede, senza intromissione alcuna da parte di chicchessia, fino a che rimane nel quadro dei limiti generali che la Legge islamica prevede a questo proposito”.
La Dichiarazione Islamica dei Diritti dell’Uomo segue precisando che “nessuno infatti ha il diritto di propagandare la menzogna o di diffondere ciò che potrebbe incoraggiare la turpitudine o offendere la Comunità islamica”

Infine, il “diritto di famiglia” prevede (art. 19) che “ognuno degli sposi ha dei diritti e dei doveri nei confronti dell’altro che la legge islamica ha definito con esattezza” e precisamente che «le donne hanno dei diritti pari ai loro obblighi, secondo le buone convenienze. E gli uomini hanno tuttavia una certa supremazia su di loro» (Cor., II:228).

I diritti universali, insomma, non sono proprio così ‘universali, se 1/3 della popolazione mondiale vive in stati dove i ‘diritti’ sono solo ‘islamici’.
Ma almeno li hanno firmati e, tra l’altro, la versione islamica dei diritti umani prevede regole ‘migliori’ per lo sfruttamento del lavoro e per l’usura: c’è anche chi non li ha firmati o l’ha fatto solo in parte ed in modo ‘sterile’.

Infatti, saranno probabilmente pochi quelli che si sono accorti che Israele non ha firmato i trattati ONU per il traffico di migranti, le tutele del lavoro, la tortura, la protezione dei civili, la pena di morte eccetera e, soprattutto, che … la Santa Sede non ha firmato nemmeno quelli sulle donne, sulla schiavitù, sul lavoro forzato o quanti relativi ai diritti umani e le libertà fondamentali dell’individuo in Europa.

Demata

Omosessuali, religioni, leggi: quale Storia e quali Diritti?

25 Gen

Per le principali religioni moderne l’omosessualità è un atto ‘impuro’, ‘contro natura’, perchè l’hanno detto Yahvè, Dio e Allah,  promettendo i peggiori supplizi in vita e dopo la morte. Anche il Buddismo la ‘sconsiglia’, alla pari di qualsiasi altra condotta derivante dal ‘desiderio’.

Precedentemente, Confucio e Krisna non ne fanno una particolare mezione o ‘problema e, ancor prima, tra gli Indoeuropei come tra i nomadi dell’Asia o del Nordamerica, i ‘pagani’ non si ponevano particolari problemi verso i fuðflogi e le flannfluga (uomini e donne che rifiutano il rapporto eterosessuale e il matrimonio), ma – come per il sopraggiungere dell’impotenza senile – escludevano dal contesto ‘maschile’ gli ‘effemminati’, cioè quelli che decidevano di non partecipare alle prove di iniziazione ‘virili’ e sceglievano di adottare uno stile di vita ‘femminile’.
La maggioranza degli dei della vegetazione (Attis, Adone, Dioniso, Tuisto) erano androgini

Tra i mediorientali gli omosessuali erano una casta, come, ad esempio, i sacerdoti travestiti o gli eunuchi che costituivano il clero di Inanna / Ishtar, venerata nel Tempio di Gerusalemme come “Regina del Cielo” (Secondo Libro dei Re 23,7).
E, ancora oggi, nell’India colonizzata dagli Arya, gli ermafroditi sono dei fuori casta e la benedizione degli eunuchi è considerata quasi indispensabile ed eccezionalmente efficace in ogni cerimonia.

Una questione di fede, dunque, e non di pericolosità sociale, in un mondo dove la ‘famiglia’ e la capacità di ‘procreazione’ era tutt’una cosa, ma dove l’omosessualità non dava scandalo.

Infatti, in Europa occidentale, fino a Carlo Magno, la legislazione civile che il diritto canonico non fanno particolare menzione dell’omosessualità; solo nei Paesi Baschi le Leges Visigothorum prevedevano la castrazione, ma con scarso esito visto che il clero rifiutò di applicare la norma.
Ad Oriente, viceversa, l’Impero bizantino continuò ad applicare il codice teodosiano che prevedeva la pena di morte per gli omosessuali passivi e gli effemminati, estesa anche gli omosessuali attivi (Giustiniano – 533 d.C.) e agli adulteri. L’omosessualità in Russia, però, fu tollerata fino all’epoca di Pietro il Grande e sanzionata dalla Chiesa ortodossa con penitenze.

Le cose andarono a cambiare, in Europa, dopo l’Anno Mille, ‘grazie’ al monaco Pier Damiani (Liber Gomorrhianus – 1049 d.C.) in cui si condanna violentemente l’omosessualità e la sodomia, e, soprattutto, a Tommaso d’Aquino (Summa Theologiae), in cui l’omosessualità viene descritta come un peccato orribile, ben peggiore dell’adulterio e dello stupro, anche se non assimilabile alla bestialità vera e propria.

Nell’arco di 200 anni, la nuova morale venne fatta propria dall’emergente classe borghese dei mercanti (Paolo da Certaldo -“Il Libro dei buoni costumi”) con l’introduzione di statuti che prevedevano – nella sostanza – le stesse pene dello Stato Pontificio e del Codice Teodosiano.

La Riforma (in particolare il Calvinismo) e l’Illuminismo fecero il resto, se la prima legge contro gli omosessuali in Cina venne introdotta nel 1740 e in Russia  solo nel 1706 venne introdotto il rogo.

A casa nostra, andò a finire che, al sorgere dell’unità italiana, nei codici delle Due Sicilie non v’era neanche la menzione dell’omosessualità, mentre nel resto d’Italia la ‘sodomia’ era punita ‘da sempre’ con l’impiccagione ed il rogo. Solo nel 1787, in Lombardia e Triveneto, si passò alle pene corporali e al carcere per ‘bontà’ dell’imperatore d’Austria e solo nel 1832 a Roma venne abrogata la pena di morte, convertendola in ergastolo. Nel 1859, i Savoia  (art. 425 del C.P.) introdussero la pena del carcere per gli omosessuali, estesa poi a tutta la penisola.

E se tanto era tra i cattolici, non è che andasse molto meglio negli ‘ambienti laici’, figli del Calvinismo, che – in sintesi – la pensavano come Cesare Beccaria, secondo il quale l’omosessualità “prende la sua forza non tanto dalla sazietà dei piaceri, quanto da quella educazione che comincia per render gli uomini inutili a se stessi per fargli utili ad altri” e che “non si può chiamare precisamente giusta (il che vuol dire necessaria) una pena di un delitto, finché la legge non ha adoperato il miglior mezzo possibile nelle date circostanze d’una nazione per prevenirlo”.
Non a caso i laici totalitarismi comunisti della Russia e della Cina previdero la ‘rieducazione’ per gli omosessuali e , come detto, nel Meridione d’Italia borbonico dovette essere lo Stato unitario ‘liberale’ ad imporre sanzioni e pene per gli omosessuali.

Fatto sta che la medicina  ha cancellato solo da 25 anni (17 maggio 1990) l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali, definendola “una variante naturale del comportamento umano”, e da allora sta a noi decidere se credere nella Scienza o nei Profeti, ovvero se discriminare gli omosessuali o non farlo.

Altra questione, però, è la famiglia, cosa molto diversa dall’estendere giustamente lo status di parentela al partner omosessuale di qualcuno.

Infatti, per ‘famiglia’ non esiste una definizione: l’Uomo – dagli albori della Preistoria – non ne ha sentito il bisogno, dando per scontato che fosse l’elemento base della ‘riproduzione della specie’.
Oggi – con la demografia in eccesso e con la clonazione alle porte, mentre tanti non hanno più famiglia – le cose sono cambiate e, se un single può adottare bambini, non dovrebbe esservi motivo per cui non possano farlo gli omosessuali.

Ma, se gli omosessuali hanno diritto a farsi una ‘famiglia’, che dire dei bambini orfani o che vivono nell’abbandono come degli homeless e degli invalidi o degli anziani esodati con rinvio perpetuo della pensione oppure delle donne istruite e senza lavoro o, ancora, dei giovani che – una volta – a 30 anni non erano ‘ragazzi’ bensì padri e madri?

Negli USA le norme sui diritti degli omosessuali sono andate di pari passo con le altre tutele dei comportamenti ‘privati’ e dei ‘diritti civili’ (es. legalizzazione cannabis, diritti afroamericani e indiani, etc) ma sono state affiancate da importanti interventi sul Welfare, sulla Sanità e per le famiglie.
“Ogni individuo in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale nonché alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l’organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità”. (Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo – art. 22)

Demata

Scuole ed ospedali cattolici: qualcosa da recriminare?

30 Nov

Oggi, la La CEI, colpita nel vivo, si risveglia dall’incanto ed, anche lei, protesta contro l’iniquo Mario Monti. Una Conferenza Episcopale Italiana che si è distinta, da sempre, per le continue ingerenze nella governance del nosto paese. Alcune legittime come quelle di oggi, in base all’articolo 7 della Costituzione Italiana, altre meno legittime, altre a dir poco eccessive, come la pretesa di influenzare le leggi sulla procreazione, sulla ricerca scientifica, sull’educazione dei giovani, sui diritti delle persone.

Una CEI che, come chiede il Vaticano, mette al primo posto il contrasto delle politiche anticoncezionali e dell’emancipazione di donne ed omosessuali, rispetto a cose ben più gravi come la povertà, il welfare, lo sfruttamento, l’avidità dei potenti, eccetera.

Una CEI che da mesi taceva – o quasi – nonostante le misure del Governo Monti stessero impoverendo il paese, esponendo gran parte dei lavoratori a sacrifici insostenibili, mantenendo un sistema ladrone, ingiusto ed iniquo che era stato chiamato a debellare. Una CEI che si era forse illusa, come tanti italiani, e che adesso vede, almeno nel Lazio, i propri gioielli strozzati dall’incapacità della Regione a formulare una pianificazione sanitaria, prima, ed un piano di rientro finanziario, oggi.

Una CEI che, oggi, per bocca del suo presidente, il Cardinal Bagnasco, reclama perchè è «grave se le scuole cattoliche dovessero chiudere a causa dell’Imu», batte cassa con un «c’è preoccupazione soprattutto per la mancanza di contributi», che si preoccupa se dietro la crisi della sanità cattolica «ci sono tantissime persone e le rispettive famiglie: spero che, attraverso una maggiore attenzione e l’approfondimento delle diverse situazioni, se ne possa uscire».

Un vero vaso di Pandora scoperchiato, a ben vedere, si nasconde dietro queste affermazioni.

Infatti, solo delle scuole collocate in residenze principesche od di modeste dimensioni, ma avezze ad eludere il fisco, possono prevedere dei bilanci in rosso a causa dell’IMU. Per il resto, l’IMU non dovrebbe incrementare le rette degli alunni di 5-10 euro al mese. Leggendo le dichiarazioni del Cardinal Bagnasco, si intuisce che, per le scuole cattoliche, il problema effettivo non è pagare l’IMU, quanto il regime complessivo in cui si vengono a trovare.

A tal proposito, le dolenzie per la ‘mancanza di contributi’ alle scuole rappresentano una questione aperta, ma incomprensibile senza fissare prima alcune coordinate.

Ad esempio, che “lo Stato per ogni studente della scuola statale paga 5.200 euro l’anno contro i 530 euro per ogni studente della scuola paritaria”, come sostiene Maria Grazia Colombo, presidente dell’ Associazione Genitori Scuole Cattoliche (Agesc).
Sei miliardi di risparmio l’anno per le casse dello Stato, 9.000 istituti e 727.000 studenti, secondo i dati riportati da Il Messaggero di sant’Antonio e presentati il mese scorso dal Centro studi per la scuola cattolica della Cei.

Una questione confermata dal dato ufficiale, contenuto nel maxiemendamento alla legge di stabilita del 2010, che prevedeva 245 milioni di euro alle scuole paritarie nel 2011. Se quei 727.000 alunni avessero frequentato una scuola pubblica non sarebbero costati così poco alla leva fiscale italiana, che finanzia con oltre 35 miliardi di euro i circa 4 milioni di alunni delle scuole statali.

Qualunque osservatore neutrale (ad esempio l’Unione Europea tanto decantata da Monti e Centrosinistra) si rende conto in un battibaleno che lo Stato esercita un monopolio sull’educazione dei giovani, elemento caratterizzante dei totalitarismi e delle demagogie, e che non offre pari opportunità agli alunni delle scuole private, che sono costretti, per la loro scelta, a doversela autofinanziare, pagando una retta. Una problematica che emerge anche dalle tante storie che i ‘precari delle scuole private’ raccontano in rete e che non sussisterebbe se anche i loro stipendi facessero capo al MIUR ed al MEF.

Di quanti miliardi avrebbe bisogno il MIUR, domattina, se quei 727.000 alunni decidessero di iscriversi ad una scuola statale?

Chiarito che sulle scuole cattoliche ci sarebbero tanti ‘puntini sulle i’ da considerare e che la CEI o le Associazioni dei genitori farebbero bene a precisare meglio tutta la questione, è disarmante sentire, riguardo la sanità cattolica, cose come quelle che sentiamo o leggiamo.

Non solo perchè non pochi ospedali e case di cura cattoliche hanno dato luogo a scandali e sentenze riguardo i quali la CEI ed il Vaticano non hanno mai preso duri e risolutivi provvedimenti, tra i tanti che una monarchia assoluta può disporre.

E neanche perchè le ‘tantissime persone e le rispettive famiglie’ non ci sono solo tra i lavoratori degli ospedali, ma anche tra i 2,9 milioni di disoccupati ed un esercito di casalinghe senza diritti, che vanno avanti da mesi senza una prece. E, sempre negli ospedali cattolici, tra le persone e rispettive famiglie ce ne sono alcuni che guadagnano molte migliaia di euro e tanti che arrivano solo a fine mese, ma quando si tratta di cassaintegrare o licenziare si parte dal basso e qualcuno dovrebbe spiegarci perchè si mantengono al lavoro, mentre si rischia il fallimento, dei senior già pensionabili e si licenziano invece giovani eccellenti contrattisti.

La questione degli ospedali cattolici e del suo personale è, però, un’altra: quanto intende la CEI attingere dall’8×1000 che incassa regolarmente per risanare malegestioni e recuperare in immagine ed eccellenza?
Infatti, gli ospedali e le case di cura cattolici non esisterebbero se i malati non si fossero rivolti a loro, guidati dai simboli di una fede od attratti da una qualità etica, come anche non esisterebbero senza la capacità di attrarre donazioni e contributi, prestazioni non a fini di lucro e sgravi fiscali o tributari.

E’ un vero peccato – nel senso letterale e figurato – che la Chiesa Cattolica Italiana non si renda conto che è arrivato il momento – come già accaduto altre, forse molte, volte nel corso di questi ultimi duemila anni – di dimostrare che l’etica cattolica coincide con quella cristiana, fondata sull’onestà, sull’equità e la sobrietà, a ben leggere il Vangelo e ad ascoltare quello che borbotta la gente.

Giusto, dunque, che le famiglie ricevano un contributo diretto per l’istruzione (voucher) spendibile nella scuola che scelgono, privata o statale o regionale che sia, ma è anche giusto ricordare che nel crack della sanità cattolica dovrebbe intervenire non solo la finanza pubblica italiana, ma anche quella cattolica.

originale postato su demata

Lgbt – Forza Nuova: la scienza medica latita?

26 Ott

Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (versione italiana del DSM – Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) è uno dei testi per i disturbi mentali più utilizzato da medici, psichiatri e psicologi di tutto il mondo, sia nella clinica che nella ricerca.

Fin dal 1973, gli psichiatri americani concordarono nell’escludere l’omosessualità e la bisessualità dall’elenco delle malattie mentali. Nel 1986, la diagnosi di ‘omosessualità’ venne rimossa dal DSM, come disturbo mentale, ma venne introdotto il concetto di ‘omosessualità ‘egodistonica’, ovvero gli omosessuali che ricorrono alla consultazione psichiatrica per difficoltà che sorgono nei rapporti con altre persone e con la legge e quelli che presentano segni di sofferenza psichica legata alla loro scelta di orientamento sessuali in alcune epoche della vita.

Nel 1994, l’aggiornamento del DSM incluse tra i disordini mentali il ‘feticismo da travestimento’, che riguarda coloro che sentono un ‘eccessivo’ bisogno sessuale od erotico nel vestire abiti dell’altro sesso, ed il “disturbo di identità di genere”, che si caratterizza per una intensa e persistente identificazione con il sesso opposto e per un forte disagio di appartenere al proprio sesso.

In due parole, per la scienza psichiatrica, un omosessuale non è di per se un malato mentale, ma arriva a presentare sofferenze psichiche se i rapporti con le persone o con la norma generale confliggono con le proprie pulsioni. Dunque, la società ha il dovere di non costituirsi come un fattore che, interferendo con la scelta sessuale delle persone, ne causa una sofferenza mentale o psichica. E questo a prescindere dall’omosessualità, tra l’altro.

Allo stesso tempo, però, la psichiatria individua come disturbate le persone che non accettano il sesso che la natura gli ha dato. Almeno questo sembra di capire a leggere, da profani, il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, la bibbia degli psichiatri, alle voci “transvestic fetishism” e “gender identity disorder”.

L’impressione che se ne può ricavare è un po’ come se gli psichiatri avessero fatto rientrare dalla finestra quello che era poco prima uscito dalla porta principale.

Fatto sta che, se le cose stanno scritte sul DSM come sembra che siano, qualcuno potrebbe chiedersi se una persona affetta da “disturbo di identità di genere” o da ‘feticismo da travestitismo’ possa fare il maestro, il vigile od il magistrato, se non il politico o l’ambasciatore.

Vecchi fantasmi di un mondo che fu?

Di certo, la poca informazione mediatica sulla questione ‘omosessualità’ – e su cosa ne pensi la scienza medica – va solo ad alimentare le proteste di organizzazioni come Forza Nuova che chiedono che “le perversioni vadano curate”, come nello striscione apposto davanti alla sede della comunità Lgbt di Bologna. Od una marea di istanze di gruppi anche vistosamente estremi e le conseguenti acerrime polemiche, in tutto il mondo, se si parla di adozioni e procreazione assistita da parte di omosessuali.

Dunque, quello che una società mediatica potrebbe fare per il bene di tutti, specialmente se parliamo di televisione pubblica, potrebbe essere  di diffondere anche una semplice e breve intervista, formulata a dei rappresentativi esperti, come – solo ad esempio – potrebbero essere il prof. Tonino Cantelmi, presidente dell’Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici – AIPPC, od al prof. Claudio Mencacci, presidente della Società Italiana di Psichiatria, in modo che a tutti gli italiani sia chiaro quando e come sia corretto parlare di ‘disordine’ e quando, invece, l’omosessualità sia nel range dei comportamenti ‘normali’.

Ma i media, questo, non lo faranno mai. Nè in Italia nè nel resto del mondo.
Oppure no?

originale postato su demata

Chi ha paura degli omosessuali?

14 Giu

Come se agli Europei di Calcio 2012  non bastasse la vergogna del massacro dei cani randagi e dell’afflusso di prostitute in Ucraina, ci si mette anche l’Italia, prima con le frasi di uno dei suoi calciatori più ‘rappresentativi’ e, poi, con la decisione di mantenerlo in squadra.

«Ci sono froci in squadra? Se penso a quello che dico, chissà che cosa vien fuori. Sono froci? Problemi loro, me la sbrigo così, sennò mi attaccano da tutte le parti. Son froci, se la vedessero loro. Mi auguro che non ci siano veramente in Nazionale» (Antonio Cassano, calciatore)

«Onestamente credo che tra i calciatori di gay non ce ne siano. In quarant’anni non ne ho mai conosciuti, né nessuno che ha lavorato con me in tutto questo tempo e in tante squadre me ne ha mai raccontato. Non escluderei un gay, come un nero, dalla Nazionale. Penso che sarebbe difficile, per come siamo fatti noi calciatori, che un giocatore omosessuale possa vivere la sua professione in maniera naturale» (Marcello Lippi, ex allenatore della Nazionale di calcio)

«I gay nel calcio non ci sono. Se ne avessi scoperto uno quando ero direttore generale l’avrei venduto». (Luciano Moggi, ex dirigente Juventus)

«Il calcio e’ un gioco troppo maschio per i gay» (Gianni Rivera ex calciatore, deputato)

«Un bacio tra omosessuali è come fare pipì in strada» (Carlo Giovanardi, ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio)

«Matrimoni gay? Allora perché non anche con gli animali, oppure con più di una persona?» (Francesco Perra, Movimento 5 Stelle)

Un problema di omofobia, certamente, di ‘paura dell’omosessualità’ e cos’altro che l’umana compassione può addirsi a chi vive nella paura.

Si potrebbe pensare che la causa (o concausa) di un atteggiamento  – l’omofobia che nulla ha ache vedere cone tica o morale – possa essere la fede cattolica di gran parte degli italiani e/o la presenza della Santa Sede nella penisola italica.

Questo è probabilmente vero, ma non tanto per il catticesimo in se, quanto a causa delle lobby interne al clero italiano ed alla ‘pessima’ politica (Trasformismo, Giolitti, Mussolini, Democrazia Cristiana, duopolio Berlusconi-Prodi) alla quale storicamente si sono affidati.

Una arretratezza culturale – un fattore (atavico) di de-civilizzazione ben alimentato dall’informazione nazionale – che fa della lotta contro i gay o contro le conquiste delle donne un cavallo di troia, indispensabile per aggregare un corpus elettorale intorno a ‘probi homines’ in tanti (altri) affari affacendati.

Quanto andrebbero meglio le cose in Italia è inutile dirlo, se l’Opera di Dio desse priorità ed attenzione a politici ed amministratori meno ‘votati’ alla cleptocrazia e meno sensibili alle grazie delle ‘cortigiane’, piuttosto che strenuamente omofobi o misogini.

E chissà cosa ne sarebbe della ‘pubblica opinione’ italiana, se i nostri media, oltre a pubblicare gli outing di personaggi famosi, pubblicassero anche le dichiarazioni di augusti prelati cattolici?

«La sessualità è un argomento molto complesso, sul quale esiste anche un “conflitto di interpretazioni”. Non è male che due omosessuali abbiano una certa stabilità di rapporto e quindi in questo senso lo Stato potrebbe anche favorirli. Non condivido le posizioni di chi, nella Chiesa, se la prende con le unioni civili» (Carlo Maria Martini, ex arcivescovo di Milano)

«Credo che noi dovremmo essere d’accordo e di fatto siamo d’accordo che nel giudizio su una tale relazione o un tale rapporto c’è una grande differenza di giudizio quando le persone si assumono la responsabilità l’uno per l’altro, quando vivono e si relazionano in un rapporto omosessuale durevole, come similmente avviene in un rapporto eterosessuale» (Cardinale Rainer Maria Woelki, arcivescovo di Berlino)

«Sono come gli altri e meritano la dignità. Secondo la nostra fede, sono le azioni che rendono buone o meno le persone. La Chiesa Cattolica deve essere aperta a tutte le persone con sentimento religioso» (Cardinale Lluís Martínez Sistach, arcivescovo di Barcellona)

Anche le squadre di calcio e le tifoserie dovrebbero ‘essere aperte’ a tutte le persone con sentimento sportivo. Ma questo, a quanto pare, la Federcalcio non lo sa.

originale postato su demata

Vendola “gay con turbe psichiche”

8 Gen

Che la Giunta di Nichi Vendola navighi in cattive acque è cosa, forse, poco nota, come ha avuto poca risonanza, finora, la pesante nota spese della Regione per viaggi e rappresentanza (quasi un milione di Euro). Però, che il Governatore della Regione Puglia venga apostrofato su Facebook, dandogli del “gay” o delle “turbe psicologiche” è una vera vergogna.

A farlo è l’assessore ai trasporti del Comune di Lecce, Giuseppe Ripa (Pdl), il cui sindaco, Paolo Perrone, che si è dissociato pubblicamente “dalle affermazioni inopportune” anche a nome del governo cittadino., nonostante sia fortemente critico verso Vendola, allorchè scrive che «la sanità pugliese è al tracollo perchè la politica regionale è fatta di interventi col contagocce».

Ma cosa di tanto grave ha scritto Giuseppe Ripa, politico locale del PdL in quel dì di Lecce?

“Sono ormai 7 anni che governate e le liste di attesa, tanto attaccate dal Sig. o Sig.ina Vendola non solo non sono diminuite, ma sono ormai divenute annuali”.

Signore o Signorina? Mica siamo nel Medioevo e, comunque, la cosa è davvero di cattivo gusto e non resta che interrogarsi sulla rozzezza del personaggio.

In natura esistono solo due tipi di generi umani: l’uomo e la donna. Il resto viene classificato scientificamente come ‘turbe della psiche, patologia che rientra nelle competenze della scienza sanitaria in generale e della psicanalisi in particolare”.

Omofobia, sembrerebbe a prima vista, ma Wikipedia, in sintesi, può esserci d’aiuto.

“Le teorie sulla differenziazione dell’orientamento sessuale vengono classificate in quattro categorie, a seconda del tipo di fattore che si ritiene determini (o predisponga) l’orientamento sessuale:

  1. il comportamento e l’orientamento sessuale è determinato da fattori biologici (in particolare ormonali e/o genetici)
  2. il comportamento e l’orientamento sessuale è ricollegato allo sviluppo psichico infantile ed alle esperienze vissute
  3. il comportamento e l’orientamento sessuale viene strutturato nei modelli estraibili dal contesto antropologico
  4. l’omosessualità è un istinto patologico, una “malattia” non una “tendenza sessuale” di cui ricercarne le sue “cause”
  5. l’omosessualità è un comportamento patologico, un “vizio”, un “atto nocivo” secondo le religioni”

In poche parole, fatta eccezione per l’approccio genetico e quella antropologico, l’accezione psicologica o religiosa dell’omosessualità è quella di una “normalità deformata”.

In alcuni casi si tratta di pregiudizi fondati su testi sacri ed in altri di tradizioni mediche millenarie, ma, almeno se parliamo di transessualità e di alcuni precisi comportamenti omosessuali, è corretto affermare che l’Organizzazione Mondiale della Sanità  li includa tra le patologie psichiatriche (vedi link). E’ anche vero che, per l’OMS, l’orientamento sessuale “non è di per se individuabile come un disordine psichico” (vedi link).

Ai posteri l’ardua sentenza, con buona pace degli omosessuali, che persino il Vaticano vuole che vengano accolti “con rispetto, compassione, delicatezza”, anche se nella “castità e  perfezione cristiana” (Catechismo della Chiesa cattolica, n. 2358-9).

Restano, dunque, il cattivo gusto e l’inopportunità dell’assessore leccese, Giuseppe Ripa, che il vicepresidente della Regione Puglia, Loredana Capone, ha doverosamente definito «inaccettabile», «indegno» e «meschino».

originale postato su demata