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Tagli alla Rai, Grillo contro Renzi. Ma c’è qualcosa da sapere

19 Mag

Consultando la Guida Rai scopriamo che ha 15 canali televisivi in chiaro e sei radiofonici.
Sono Rai1, Rai2, Rai3, Rai4, Rai5, RaiMovie, RaiPremium, RaiGulp, RaiYoYo, RaiStoria, RaiScuola, RaiNews24, RaiSport1, RaiSport2, Rairadio1, Rairadio2, Rairadio3, Rai Isoradio, Rai GR Parlamento, Raiweradio6, Raiwebradio7, Raiwebradio8.

Ma quella che tutti credono essere la televisione commerciale di Stato italiana è una società per azioni, concessionaria in esclusiva del servizio pubblico radiotelevisivo in Italia, i cui rapporti sono regolati da una convenzione triennale che scadrà il 6 maggio 2016. È una delle più grandi aziende di comunicazione d’Europa, il quinto gruppo televisivo del continente a corrispettivo di ampia fascia  della popolazione italiana che vede quasi solo Rai e non ha mai navigato su internet.

Sulla piattaforma digitale terrestre in chiaro, i canali del gruppo Rai ottengono il 6,78% di share, mentre i canali del gruppo Mediaset il 6,51%; nella piattaforma satellitare, invece, Rai quasi ‘scompare’ e i gruppi preferiti sono Discovery (5,43% nelle 24 ore), Sky (4,99%), Fox (1,64%).
Semimonopolista a casa propria, un nano in termini internazionali.

Lo sperato accesso al ‘mondo’ tramite l’upgrade satellitare è venuto meno, in questi vent’anni, per la carenza di una produzione autonoma di cartoon, di documentari, di serie televisive avvincenti, di un reale supporto alla musica italiana, che anche su Youtube ha una presenza ‘povera’.

Radio Televisione Italiana Spa è un’azienda prettamente romana, con sedi in ogni capoluogo di regione e provincia autonoma e un vasto numero di sedi di corrispondenza dall’estero dove lavorano stabilmente diversi giornalisti , ma gran parte dei Centri di produzione televisiva sono nella capitale italiana con le sedi di via Teulada (8 studi) e Saxa Rubra  (14 studi), più i sei Studi Dear, il Teatro delle Vittorie, l’Auditorium del Foro Italico. Società controllate sono Rai Pubblicità, RaiNet, Rai Way, Rai World, Rai Cinema, 01 Distribution; società collegate risultano San Marino RTV, Tivù, Auditel, Euronews.

La corresponsione di una quota del canone televisivo (imposta)  alla Rai Spa da parte del governo in carica dovrebbe essere determinato dal rispetto del Contratto di servizio, che prevede:

  • Articolo 2.3 “La concessionaria è tenuta a realizzare un’offerta complessiva di qualità, rispettosa dell’identità, dei valori e degli ideali diffusi nel Paese, della sensibilità dei telespettatori e della tutela dei minori, rispettosa della figura femminile e della dignità umana, culturale e professionale della donna, caratterizzata da una ampia gamma di contenuti e da una efficienza produttiva”
  • Articolo 3.1 La Rai riconosce come fine strategico e tratto distintivo della missione del servizio pubblico la qualità dell’offerta ed é tenuta a … improntare, nel rispetto della dignità della persona, i contenuti della propria programmazione a criteri di decoro, buon gusto, assenza di volgarità, anche di natura espressiva”
  • Articolo 12.4 “La Rai si impegna affinché la programmazione dedicata ai minori … proponga valori positivi umani e civili, ed assicuri il rispetto della dignità della persona e promuova modelli di riferimento, femminili e maschili, egualitari e non stereotipati”
  • Articolo 13.6 La Rai si impegna a collaborare, con le istituzioni preposte, alla ideazione, realizzazione e diffusione di programmi specifici diretti al contrasto e alla prevenzione della pedofilia, della violenza sui minori e alla  prevenzione delle tossicodipendenze”

Da quello che vediamo da anni in televisione, parlare di pieno rispetto del contratto da parte di Rai spa è davvero difficile.

Ovvio che vada a finire che il bilancio di Radio Televisione Italiana  è una frana, tra inandempienze al contratto e cittadini che si rifiutano dal pagare il canone e tra le folli spese (senza dimenticare lo strabordante organico ed i super-compensi) di quella che è una televisione commerciale con vip, star e tanti lustrini.
Il dato per il 2014 è di 350 milioni di debiti che saranno ripianati con le tasse degli italiani, onde  – soprattutto – evitare all’elefantico apparato radiotelevisivo romano di subire tagli occupazionali e qualche dismissione.

E’ evidente che chiunque voglia un’Italia diversa dall’attuale, voglia anche una televisione pubblica con meno sprechi e meno pubblicità, con programmi adatti ai bambini e a chi voglia apprendere od informarsi, che non trasformi le donne in soubrette sboccate e gli uomini in machos tracotanti, che è non ‘talmente pubblica’ da dover usare troupe esterne persino per le partite di calcio che si giocano a Roma.

Detto questo, sarebbe da capire perchè, se il governo vuol mettere mano a questa annosa e vergognosa questione, arriva Beppe Grillo e ci annuncia che “continua il saccheggio di un bene comune e adesso tocca alle infrastrutture della tv pubblica. … Tutti restano sul vago…”cominceremo solo col vendere un 40% di quote di Raiway…” e poi “faremo un nuovo piano industriale…” e ancora: “anche negli altri paesi si privatizza”, con l’immancabile citazione finale della BBC.”

Bene comune?
Ma se lo stesso Grillo, due mesi fa, strillava all’Ariston di Sanremo che «la Rai è la responsabile del disastro di questo Paese», «La Rai è un servizio pubblico? Vi sembra un servizio pubblico un’azienda che perde 7,8 milioni nel 2010, 7,5 nel 2011 e quasi 5 milioni nel 2012. Adesso la Corte dei Conti ha detto state spendendo troppo, dovete abbassare i costi».

E, poi, sul proprio portale, sotto il titolo #BeppeaSanremo2014, precisava: «Il bilancio della RAI al 31 dicembre 2012 si è chiuso con una perdita di 250 milioni di euro. Il bilancio del 2013 dovrebbe chiudersi con una perdita che sfiora i 400 milioni di euro». «Per il festival di Sanremo in tre edizioni (2010/2011/2012) la Rai ha perso circa 20 milioni di euro».  «In sintesi l’andamento dei costi, risulta ancora nettamente superiore ai ricavi pubblicitari con negativi riflessi sul Mol (margine operativo lordo) aziendale; è necessario pertanto che vengano adottate adeguate iniziative volte a conseguire una più significativa razionalizzazione dei costi».

E quali iniziative se non l’afflusso di nuovi capitali, privatizzando una quota di minoranza di Raiway, e un piano industriale che concentri risorse e potenzialità?

Intanto, prendiamo atto che Beppe Grillo in meno di tre mesi è passato dal considerare la Rai ‘responsabile del disastro di questo paese’ a ‘bene comune’ e … che – anche per quest’anno – la cara tivù ‘italiana’ ci costerà qualche soldo in più del dovuto.

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Fuori dall’Europa, c’è solo l’Italia del declino

19 Mag

L’Italia, nel 2010, era calata all’8° posto per import-export nel mondo, con una quota del 3% a livello globale.
Una potenza mondiale, dirà qualcuno, che ha un peso commerciale tale da potersi permettere una valuta autonoma, una moneta nazionale.

Il punto è che dalla Germania importiamo quasi il 16%, ma esportiamo solo il nostro 11% (pari ad un mero 5,5% se visto come import tedesco), a beneficio delle regioni del Norditalia, ovvero il 13,1% dell’export veneto, il 23,6% dell’export del Piemonte, e il 14% di quello lombardo.
Un export tedesco che è passato, dal 2000 al 2011, dal 33,4 al 50,1% del Pil, grazie alla crescita dell’export verso la Cina Popolare dall’1 a oltre il 6% tra 2000 e 2011, specialmente a discapito dell’Italia.

Aggiungiamo che l’Italia esporta l’11% verso la Francia da cui importa l’8% dei prodotti, cioè è il secondo fornitore commerciale dei francesi, mentre risulta quarto come cliente.
I flussi verso/da gli altri paesi europei dell’Eurozona sono poco rilevanti (entro il 3% del prodotto movimentato dall’Italia, salvo la Spagna al 5-6% di import-export), più interessanti i flussi mercantili verso Gran Bretagna, Svizzera, Stati Uniti, ma messi insieme non vanno oltre il 20% del totale del nostro import-export.

In parole povere, per la Germania siamo commercialmente ininfluenti, ma i loro mercati sono determinanti per il Norditalia, mentre la Francia tutto può permettersi fuorchè un’Italia che vada ad incrementare l’inflazione o la disoccupazione dei francesi.
Per Gran Bretagna e Svizzera, viceversa, un’Italia fuori dall’Eurozona potrebbe non dispiacere affatto, visto che parliamo ancora del secondo paese manifatturiero d’Europa, ma, se Piazza Affari è ormai almeno al 36% di fondi stranieri, c’è davvero da andare cauti.

E’ evidente che uscendo dall’Euro le ripercussioni da parte di Francia e Germania sarebbero significative, come lo sarebbe la fuga dai nostri bond che esploderebbero negli interessi provocando il crollo del nostro debito, mentre sarebbe davvero da capire quanto la Gran Bretagna e altri cointeressati ci attendano a braccia aperte.

La causa dei nostri mali?
Innanzitutto, il rapporto lira-euro che si è rivelato troppo favorevole, cioè ottimo all’inizio e pessimo dopo. Un errore di valutazione di Romano Prodi che ci è costato molto caro.

Poi, c’è il federalismo mai attuato a livello di fiscalità e di servizi, come anche la ristrutturazione del ‘capitalismo di Stato’ (a partire dall’Inps e da Cassa Depositi e Prestiti) e l’innovazione e semplificazione dell’apparato pubblico.  E qui, se la sinistra ha delle resposabilità gravissime, è anche vero che Berlusconi non ha affatto tentatodi fare le riforme che aveva promesso.

Infine, l’insano impulso alla decrescita, al downgrade, che gli italiani dimostrano ogni qual volta ci sia da crescere, da far vanto della propria nazione, di mettersi in gioco con gli altri paesi.
Ad esempio, voler uscire dall’Europa proprio mentre arrivano le ‘moral suasions’ che potrebbero aiutare gli italiani onesti a riportare l’Italia sul binario del futuro.

Pareggiare un bilancio, pagare le pensioni quando promesso, tenere le tasse al minimo possibile, permettere alle comunità locali di organizzare scuola e sanità entro parametri nazionali/europei, avere dei servizi che sostengano e non intralcino le aziende sane, treni e bus puntuali, strade sicure … l’Europa è questo.
Fuori dall’Europa, c’è solo l’Italia che già conosciamo.

Meglio un uovo oggi che una gallina domani? E dopodomani chi farà l’uovo?

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Stalin, Hitler, #vinciamonoi: ecco Grillo e le sue 5S. Appello al voto

18 Mag

Non voto spesso e ritengo che ogni sistema diverso dall’uninominale secco sia deformante e cooptante: a mio modesto avviso, ogni altro sistema elettorale somiglia troppo ad una struttura multilevel alla quale  – festosamente o furiosamente – aderisce chi considera la politica per le ‘parole’ e non per i ‘numeri’, con il presupposto che le parole possano dimostrarsi chiacchiere e fantasie, mentre i numeri corrispondano, viceversa, a fatti e guai reali.

In realtà, siamo convogliati in un sistema ultrasemplificato di bipolarismo, affinchè la maggioranza non sia eterna (vedi Democrazia Cristiana in Italia) ed affinchè l’opposizione sia abbastanza folta e compatta da condizionare il governo ed avvicendarlo.

In parole povere, in condizioni normali ed in qualuque nazione, i veri elettori non sono quel 30% dei votanti ‘fedele alla linea’ – questi determinano SOLO le gerarchie interne dei big di partito – non almeno quanto quel 10% che di volta in volta ‘si sposta’ e quell’altro 20% che mediamente non vota, ma talvolta lo fa. Un altro 10% circa è costituito da astensionisti duri e puri.

In tempi di crisi – è importante saperlo – vanno a cambiare due parametri: una parte degli elettori ‘fedeli alla linea’ si astiene e in minor numero migra verso un altra coalizione od un movimento di protesta, mentre il fronte dell’astensione si incrementa a dismisura.
Il risultato che ne viene dalle urne è paradossale: da un lato le coalizioni dei partiti ‘storici’ subiscono una flessione naturale proporzionale al numero dei ‘fedeli alla linea’ astenuti, dall’altro lato emerge un movimento politico di protesta che – apparentemente – ha la forza per ribaltare il tavolo, ma – in realtà – corrisponde a meno di un sesto dell’elettorato, ovvero  è fortemente minoritario.

E’ un fenomeno che noi italiani dovremmo conoscere bene, vista la nostra storia parlamentare che ha sempre accolto una tale percentuale, tra formazioni estreme di destra e sinistra, Lega e Italia dei Valori, fino alle 5S di oggi.

Piuttosto, sempre la ‘politica dei numeri e dei fatti’ ci racconta che perchè avvenga un effettivo cambiamento deve emergere un movimento politico che attragga tecnici, quadri, bassa dirigenza, media imprenditoria, professionisti, ovvero chi già si occupa di far funzionare le cose, è in grado di valutare cause ed effetti, può articolare proposte con senso ed esperienza.

Dicevo del voto, di quanto sia prezioso e di come possa essere sprecato, perchè stamattina mi son svegliato e … ho trovato l’invasor.

ehila beppe

“Bisogna ringraziarlo Stalin. La guerra contro i nazisti l’ha vinta lui.  Schulz (ndr. il candidato premier socialdemocratico per l’Europa), vedi di andare affanculo…”. “Dicono che io sono Hitler. Ma io non sono Hitler…sono oltre Hitler!” “Se non ci fosse il M5s adesso ci sarebbero i nazisti. Il nostro populismo è la più alta espressione della politica” “La Digos è tutta con noi, la Dia è tutta con noi, i carabinieri pure.”  “Siamo scesi in piazza per vincere e vinceremo queste europee con il 100 per cento”.

Riepilogando, secondo lo stesso comico genovese:

  1. Josip Stalin fu un benerito della Storia,
  2. Beppe Grillo è un ultra-Hitler,
  3. le persone che aderiscono alle 5S sarebbero divenute naziste senza il movimento da lui fondato,
  4. la polizia politica e l’antimafia più i carabinieri sono fidelizzati da un movimento politico.

Stamattina mi son svegliato e (bella Ciao) … ho trovato l’invasor, cos’altro dire?
Poi, però, mi sono ricordato dell’ultima frase di Beppe, un grande comico davvero: “Vinceremo queste europee con il 100 per cento” …

Le 5S non sono in coalizione con altri partiti europei e, grazie a questo, otterranno un minore numero di eletti, in proporzione, rispetto ai partiti che si sono coordinati …
Se c’era un sistema per NON vincere è proprio questo.

E dai media arrivano conferme che fosse uno scherzo anche l’adesione alle 5S delle forze dell’ordine, perchè “le forze dell’ordine non stanno dalla parte di nessun partito o movimento, ma dalla parte delle Istituzioni e della legalità” (Coisp) e perchè “le forze dell’ordine difendono tutti i cittadini a prescindere dal loro orientamento politico e sono il baluardo su cui si fonda la sicurezza della nostra Nazione” (Copasir).

Un gran burlone, quel diavolo di Beppe, che non di rado eccede.
Peccato che – finito lo show – ci sia chi lo prenda per serio anche quando scherza.

 

P.S. Dimenticavo … se c’è chi rievoca Stalin e le SS … ANDATE A VOTARE !!!

leggi anche I sette punti per l’Europa dei Cinque Stelle: oltre il nulla, solo protesta?

leggi anche Cinque Stelle va in Europa: tutti i candidati. Sono credibili?

 

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Il barile è raschiato. La cleptocrazia andrà a finire?

6 Giu

Oggi, ‘Il Jester’ esce con una efficace e sintetica disanima del fallimento di Mario Monti (Ecco i dati del fallimento del Governo Monti. Il gettito fiscale è diminuito di 3,5 miliardi di euro), analogamente alle notizie e riflessioni diffuse da questo blog ieri (DEF: i conti di Mario Monti, alla prima verifica semestrale, non tornano), aggiungendo che la “Corte dei Conti, proprio ieri ha denunciato l’eccessiva pressione fiscale che ha avvitato l’economia italiana in una recessione pericolosa.”

Sono andato a spulciare tra i suoi post di dicembre: anche Il Jester, come questo blog ed altri, ha sentito odore di bruciato e di marcio fin da subito.

Rispetto al post in questione, però, non mi allarmerei troppo per lo ‘spread’, dato che è evidente che non dipende da noi quano dalla Germania e dal sistema finanziario in-grassato dalle decine di migliaia di miliardi di Euro che dai paesi dell’Est le ‘oligarchie’ (mafie?) locali hanno riversato sull’Europa da 15 anni a questa parte.

Quello che preoccupa me e non solo è altro, come scrivevo ieri.

La riforma delle pensioni è vigente e sta facendo solo danni, la riforma del lavoro presenta troppe ‘dimenticanze’ e troppi salti in avanti per lasciar ben sperare, dei cacciabombardieri F-35 (che costano tantissimo) e dell’effettiva quantità non si è saputo più nulla.

Del Meridione inutile parlarne, neanche se impugna i Forconi o inneggia ai Briganti oppure, peggio ancora, se è vittima di un oscuro e gravissimo attentato a Brindisi. Niente per le donne, per l’istruzione e la formazione professionale nulla, la sicurezza che – neve o terremoti, viabilità o rapinatori – non c’è. Niente famiglia, niente bambini, niente anziani, niente disabili: non esistono nelle priorità di questa maggioranza di governo.

Solo farisaica ignavia e flaccida inazione per la Sanità, dove i giusti tagli hanno interrotto parzialmente il ‘Paese del Bengodi’, ma che, senza monitoraggio e government, sono in balia delle Regioni e dei loro dissesti o delle oligarchie che fanno da base consensuale di questo sistema partitico. I malati? Siano … pazienti. Il buco nero del deficit pubblico? Andiamo oltre …

Alle province da abolire per legge, ma che possono restare per legge. Oppure, alla riforma elettorale che non c’è, dato che – come la mettono la mettono – comunque la Partitocrazia perderà tanti seggi. Meglio tenesi le attuali mille poltrone mille …

Questo è lo stato attuale della Nazione e, da oggi, non è più un cittadino blogger a pensarlo: il disastro è firmato di loro pugno nel Documento di Economia e Finanza (DEF).

Cosa fare?

Continuare a rincorrere lo ‘spread’ è impresa folle, come lo fu quella di immettere nelle aste titoli con interessi del 7%: praticamente una corda al collo.

Continuare ad incidere sul welfare e sulle infrastrutture, sottraendo risorse, sarebbe la negazione del Programma di governo – poca roba – e, soprattutto, del Keynesismo, in nome di un ultraliberismo che non trova più adepti neanche tra i Repubblicani statunitensi.

Allo stesso modo, in nome di una stabilità che si sfilaccia di giorno in giorno, non si è voluto abbandonare al proprio destino Unicredit, aumentando il gravame sull’Italia e gli Italiani, come non si vuole prendere atto che il consenso dei partiti di governo è pressochè inesistente, vista l’astensione ed il voto espresso alle recenti amministrative.

Come anche, per più antichi ed imbarazzanti motivi, si evita di nominare il Meridione od a non pretendere efficienza e sobrietà dalle pubbliche amministrazioni, dagli ospedali, dalle scuole, dalla Politica e dai Partiti.

Dunque, è la realtà dei fatti a dirci che il barile è raschiato e va a finire questa cleptocrazia iniziata 150 anni fa con il saccheggio del Triveneto e delle Due Sicilie e con ‘l’acquisizione’ del patrimonio clericale.

Cosa ne sarà è difficile dirlo, visto il senso di ‘irresponsabilità’ verso la Nazione che questa gerontocrazia all’ultima spiaggia sta dimostrando.

L’unica cosa certa è che, con gente così al potere, non lasciamo spazio che agli speculatori ed agli usurai. Quale pazzo, ma onesto investitore giocherebbe le sue fiches sull’Italia?

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DEF: i conti di Mario Monti, alla prima verifica semestrale, non tornano

5 Giu

Circa sette mesi fa, dinanzi alle prime avvisaglie del Governo Monti, scrissi che questa gestione del paese ci avrebbe portato, prima dell’estate, allo stallo e/o al caos.

Diciotto giorni fa, annotai che “tra pochi giorni, i dati ci dimostreranno che l’inflazione è salita, le economie sulle pensioni non sono così tante, i cacciabombardieri F-35 non sono 131 e neanche 25″ e “delle richieste diffuse, anche tra i ceti più informati, di rimpasto del governo Monti o di elezioni anticipate.”

Oggi, il Corriere della Sera titola “Lo Stato incassa meno: entrate tributarie in calo. Il Def (Documento di Economia e Finanza): 3.477 milioni di euro in meno nei primi 4 mesi dell’anno rispetto alle previsioni” e aggiunge che sono “in flessione anche i ruoli per -93 milioni di euro (-4,5%), le poste correttive per -160 milioni di euro (-2,2%) e le entrate tributarie degli enti territoriali per -84 milioni di euro (-1,2%)”.

Un mese prima (e 66 giorni fa) scrivevo che arrivava l’inflazione, “un qualcosa di prevedibile se i commercianti non vendono (stagnazione) e le tasse aumentano vertiginosamente. L’alternativa sarebbe quella di vedere serrande callate e avvisi di fallimento.

Ricordiamo che inflazione e recessione non vanno molto d’accordo, anzi, non sono affatto sostenibili da un sistema produttivo-finanziario. Qualunque professore di economia o sostenitore di un “ordine mondiale” sa che la congiuntura va evitata a tutti i costi.

Un situazione che si sta accompagnando, ma saranno i dati di fine anno a confermarlo, all’inabissamento dell’evasione e della corruttela secondo un meccanismo abbastanza prevedibile. Infatti, il monitoraggio ossessivo dei conti bancari di chiunque sta creando (ed era prevedibilissimo) un circuito parallelo di attività saldate per contanti e, ovviamente, non fatturate o sotto-fatturate.

Questo è quello che provoca un Welfare iniquo ed una fiscalità esosa e sprecona. I libri di storia coloniale e del Terzo Mondo grondano di esempi simili.

Ma Elsa Fornero e Corrado Passera non lo sanno e non riescono a comprendere che sarebbero bastati una patrimoniale sui redditi, lo spacchettamento di Finmeccanica e l’abbandono di Unicredit agli squali tedeschi suoi partner per evitare la mattanza sociale, lo stallo economico del Paese, l’interessata inerzia tedesca.”

Adesso la frittata è fatta e volge alla fine la saccenza di Mario Monti e delle centinaia di ‘professori’ di cui hanno lautamente riempito ministeri e commissioni di lavoro.

Non è un caso che Fassina, l’esperto di economia pubblica del Partito Democratico, ha presentato “l’asso di picche” proprio ieri, paventando l’approssimarsi di elezioni anticipate.

Nulla di male, in Italia hanno praticamente floppato quasi tutti e nessuno ha pagato il pegno, anzi talvolta è stato richiamato a ‘completare l’opera’.

Il punto è che la riforma delle pensioni è vigente e sta facendo solo danni, la riforma del lavoro presenta troppe ‘dimenticanze’ e troppi salti in avanti per lasciar ben sperare, dei cacciabombardieri F-35 (che costano tantissimo) e dell’effettiva quantità non si è saputo più nulla.

Del Meridione inutile parlarne, neanche se impugna i Forconi o inneggia ai Briganti oppure, peggio ancora, se è vittima di un oscuro e gravissimo attentato a Brindisi. Niente per le donne, per l’istruzione e la formazione professionale nulla, la sicurezza che – neve o terremoti, viabilità o rapinatori – non c’è. Niente famiglia, niente bambini, niente anziani, niente disabili: non esistono nelle priorità di questa maggioranza di governo.

Solo farisaica ignavia e flaccida inazione per la Sanità, dove i giusti tagli hanno interrotto parzialmente il ‘Paese del Bengodi’, ma che, senza monitoraggio e government, sono in balia delle Regioni e dei loro dissesti o delle oligarchie che fanno da base consensuale di questo sistema partitico. I malati? Siano … pazienti. Il buco nero del deficit pubblico? Andiamo oltre …

Alle province da abolire per legge, ma che possono restare per legge. Oppure, alla riforma elettorale che non c’è, dato che – come la mettono la mettono – comunque la Partitocrazia perderà tanti seggi. Meglio tenesi le attuali mille poltrone mille …

Questo è lo stato della Nazione allo stato attuale e, da oggi, non è più un cittadino blogger a pensarlo: il disastro è firmato di loro pugno nel Documento di Economia e Finanza (DEF).

Complimenti, dunque, a Mario Monti, Elsa Fornero e Corrado Passera per … la loro capacità di ipnotizzare leader di partito e direttori di testate.

Purtroppo, per noi, però, i loro conti, alla prima verifica semestrale, non tornano.

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Amministrative: i segnali sono nei dettagli

22 Mag

Al di là dell’analisi generale del voto alle amministrative, dopo i ballottaggi, alcuni dettagli sono da considerarsi, specie in luce di una riforma elettorale tutta da farsi e da “inventarsi”.

Dettagli, forse, non tutti determinanti dei quali, però, sarà bene tener conto, se vogliamo evitare qualche altro “svarione” al nostro già danneggiato paese.

1- Difficile pensare che i cittadini digeriranno la scelta di un Senato federale eletto dalle giunte regionali, ovvero dai partiti. Come è difficile immaginare che, nell’arco di un decennio, le Regioni non trasformino il Senato in un gerontocomio ed in un groviglio di lobbies.

2- Marco Doria ha raccolto più voti al primo turno (127.477) che al ballottaggio (114.245) ed il Partito Democratico, a Genova, raccoglie 55.000 voti, mentre i suoi alleati ne totalizzano 62.000.

3- A Parma, il Movimento Cinque Stelle conquista il seggio di Sindaco, ma Pizzarotti vince grazie ai voti degli elettori dell’UDC e del PDL, che assommati sono superiori ai suoi.

4- A Palermo, Orlando sbanca, dopo i cattivi risultati raccolti dal PD nelle precedenti amministrative, segno che la Sicilia vuole interloquire con lo Stato nazionale e non vuole sottostare a decisioni prese altrove, come anche che diffida di forze politiche che hanno alimentato l’emigrazione al Settentrione industiralizzandolo e degradato il Sud, dimenticandolo.

5- Il Partito Democratico vince nelle maggiori città, ma i candidati sono iscritti di SEL (Marco Doria) e dell’IdV (Orlando). Non vince, a causa del fronteggiamento con l’UDC, nelle città più piccole, ma di una certa entità demografica e produttiva come Parma,  Trani, Taranto e Verona, dove sono candidati iscritti al PD.

6- E’ nell’evidenza dei fatti che far parte del Governo Monti si stia rappresentando come un vero e proprio abbraccio fatale per il Popolo delle Libertà. La Sinistra prevale, ma attuando un’equivocante politica del “doppiopetto”, con il PD al ‘governo’ e SEL alla ‘lotta’.

7- Mentre nelle giunte che si sono formate al primo turno, la possibilità di “far da terza sponda” si è di per se annullata, dai ballottaggi esce un risultato impressionante riguardo l’UDC, che a Parma va con Cinque Stelle, a Rieti e Taranto col PD, a Palermo, Verona e Trani è con il PdL.

8- In non pochi Comuni, i neoeletti sindaci hanno un consenso del 25% o poco più, visto che a stento ha votato la metà degli elettori.

Difficile pensare che alle prossime elezioni si possa andare a votare con un Partito Democratico rappresentato da SEL, con l’IDV che sembra poter diventare la prima forza “a Sud”, un Centrodestra inesistente, l’UDC che è disponibile a qualunque alleanza, i Grillini in parlamento senza un programma nazionale e “soli contro tutti”.

E difficile pensare che le cose possano andar meglio, senza un rimpasto del governo Monti, che rimetta la politica al suo posto, ed un salto di qualità del Parlamento, nell’abolizione delle provincie e dei troppi privilegi.

Quanto alla legge elettorale, la cautela è d’obbligo, dato che l’obbligo di dichiarare programmi ed alleanze sembra ineludibile, come quello di un solido sbarramento, che, però, Mattarellum e Porcellum non offrono, agevolando come fanno le “filiere di cespugli”. Allo stesso tempo, l’attuale sistema elettorale da un bonus di seggi eccessivo alla compagine vincente, che ‘de facto’ vanifica il ruolo dell’opposizione e del parlamento, se parliamo di politiche, e le azzera del tutto, se parliamo di piccoli comuni.

Qualcosa va fatto e presto, dopo i fischi dei partenopei all’Inno di Mameli, dei terremotati emiliani all’arrivo di Mario Monti, di alcuni brindisini persino verso il vescovo.

L’Eurozona? Ci pensino Francia e Germania.

leggi anche Dopo le elezioni, il caos?

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Dopo le elezioni, il caos?

22 Mag

Circa sei mesi fa, dinanzi alle prime avvisaglie del Governo Monti, scrissi che questa gestione del paese ci avrebbe portato, prima dell’estate, allo stallo e/o al caos.
Come volevasi dimostrare, i fatti di questi giorni ne sono la riprova.

L’astensione è alle stelle, il PdL è imploso, la Lega tiene solo dove ci sono i maroniani, il Partito Democratico vince con candidati di SEL, l’UDC approfitta dei ballottaggi e riesce a mettersi in giunta, a seconda dei comuni, con il PD, con il PDL e addirittura con Cinque Stelle, che avanza localmente con un “programma nazionale” che, per ora, si mantiene qualunquista e demagogico.

Il tutto mentre esplodono bombe davanti alle scuole e tre giorni dopo non ci sono tracce da seguire, mentre “salta” la filiera del parmigiano perchè, a quanto pare, gli uffici tecnici italiani proprio non riescono a tener conto del rischio sismico.

Intanto, il Parlamento è fermo, ferma la riforma del lavoro, ferma l’abolizione delle Provincie, fermi la legge elettorale, i rimborsi dei partiti, la riforma della Pubblica Amministrazione, la destrutturazione della RAI. E, tra pochi giorni, i dati ci dimostreranno che l’inflazione è salita, le economie sulle pensioni non sono così tante, i cacciabombardieri F-35 non sono 131 e neanche 25, mentre i media inizieranno a raccontarci, si spera, che Unicredit, Finmeccanica e Monte Paschi di Siena non navigano in buone acque.

Dunque, secondo la ‘dottrina’ del sistema mediatico italiano, le testate son piene di Bersani e del suo ‘abbiamo vinto’, senza chiedersi se, con le giunte locali nelle mani di SEL, Cinque Stelle ed UDC,  non siamo sull’orlo del “peggio”.

D’altra parte, cosa aspettarsi da un sistema mediatico italiano – quello affiancato dal Ghana nella classifica mondiale sulla correttezza dell’informazione – i cui comitati di redazione dovrebbero iniziare a chiadersi ‘come mai’ la partitocrazia di sinistra riesca puntualmente a sopravvivere, da 20 anni, “all’aggiornamento del sistema” senza nulla cambiare, nonostante sia stata coinvolta “come tutti i partiti” sia nel malaffare di Tangentopoli, ai tempi della Prima Repubblica, sia nei misfatti delle giunte regionali e locali della Seconda Repubblica.

Vedremo se, almeno, nei prossimi giorni i media si decideranno a palesare il forte malcontento esistente nel paese e, magari, dar voce alle richieste diffuse, anche tra i ceti più informati, di rimpasto del governo Monti o di elezioni anticipate.

leggi anche Amministrative: i segnali sono nei dettagli

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Ancora suicidi. Mario Monti passa oltre (i cadaveri e le responsabilità)

9 Mag

Ancora suicidi, due disoccupati e un imprenditore, ma Mario Monti passa oltre (i cadaveri) minimizzando con un “drammi umani causati dalla crisi, rifletta chi l’ha provocata” e distinguendo tra “chi ha portato la situazione in questo stato e chi sta cercando di risolvere i problemi”.

Ovviamente, l’informazione italiana – acritica ed informe – la beve tutta e la strilla, per giunta, dalle testate, come fosse l’oro di Re Mida, senza chiedersi “chi” dovrebbe riflettere secondo Mario Monti.

Eh già, perchè qui viene il bello: chi ha provocato la Crisi?

Facile a dirsi: la Crisi è stata provocata dall’avidità di Goldman Sachs e Unicredit e dalla facilità con cui hanno aperto linee di credito ed investimenti nell’Europa dell’Est, dragando risorse principalmente dal Sud Europa. Inoltre, la Crisi è stata accentuata dalla superficialità con cui gli organismi di controllo UE ed internazionali hanno monitorato e tollerato gli eccessi e gli sprechi delle Caste al potere in Francia, Germania ed Italia.
Una Crisi che sta diventando “endemica” grazie alla scelta dei Poteri Forti (Bilderberg, Opus Dei, Trilateral, Deutsche Bank eccetera) di privilegiare un salvataggio recessivo dei propri capitali piuttosto che badare ai cittadini ed alla ripresa industriale.

Mario Monti, dunque, parla a se stesso ed ai suoi colleghi quando afferma “rifletta chi l’ha provocata”, mentre è pura tautologia la frase “”chi ha portato la situazione in questo stato e chi sta cercando di risolvere i problemi”. Come dimenticare che Monti era, fino a pochi mesi fa, in Bilderberg e Goldman Sachs, che Fornero era (è) Compagnia di Sanpaolo, che Renato Passera era (è) Banco Ambrosiano Veneto, Unicredit, Alitalia …

Effetti speciali che riescono – incredibilmente – ad illudere giornalisti e redattori, ma che non possono intaccare di un millimetro la consapevolezza del dramma in corso e delle responsabilità del Potere che ogni cittadino ormai ha.
Veramente incredibile che i nostri media e le nostre forze politiche non se ne rendano conto – per inerzia, malafede o incompetenza cambia poco – senza rendersi conto che questa “demogogia” e questa “opacità dell’informazione” non fanno altro che alimentare l’antipolitica ed il populismo.

Tra l’altro, checchè se ne dica, l’esito delle amministrative conferma che il paese è attualmente ingovernabile, che non esiste una maggioranza, che le forze politiche in crescita sono perniciosamente populiste (SEL e Cinque Stelle) e, soprattutto, prive di un programma di politica economica, come del resto è il cosiddetto “Centro” dei moderati.

Se il Parlamento non dovesse addivenire – come ormai scrivo da tempo – almeno ad un rimpasto di governo, ripristinando un minimo di governance politica del Paese, al voto delle Politiche 2013 ci ritroveremo con ben altri cocci da ricomporre.

E, probabilmente, andrà così, se Mario Monti continuerà a rilasciare dichiarazioni “estemporanee” che una qualuque persona istruita è in grado di confutare e che … offendono l’intelligenza di chiunque.

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Il PdL implode: Italia ingovernabile

8 Mag

La Lega di Maroni tiene, quella di Bossi evapora, il PdL affonda, anzi implode: il Centrodestra non c’è più. Questo il primo dato di queste Amministrative.

Cinque Stelle è una realtà, il Partito Democratico tiene ma solo rendendo egemoni SEL e la CGIL, mentre  l’Italia dei Valori ha un buon radicamento al Sud, ma non sfonda, e l’UDC di Casini deve rinunciare all’idea di farsi “arbiter” nelle giunte locali.

Il tutto mentre l’affluenza alle urne vede un terzo degli elettori non “pervenuti” al voto.

Una follia, insomma, che le news di oggi, con enorme miopia e poca aritmetica, annunciano come il “Centrosinistra tiene”, mentre, in realtà, il “centro”  resta abbondantemente sotto il 20% e mentre, dietro le spoglie del Partito Democratico, si vede solo la “sinistra” e pure alquanto estrema e frammentata.

E, d’altra parte, come pensare che a raccogliere il “voto anti Casta” sia proprio il PD, il partito che ‘da solo’ ha sostenuto le pensioni d’oro ai grandi commiss di Stato? Oppure che “il Centro” (l’UDC?) abbia vinto o, semplicemente” tenuto?

La fotografia di un paese ingovernabile, se ieri si fosse votato per la Camera, che verrà edulclorata dalle solite grancasse della pubblica opinione con pessimi esiti, visto che le bugie hanno sempre le gambe corte.

La realtà di un paese ingovernabile, visto che il PdL non potrà continuare a “suicidarsi” appoggiando Mario Monti e visto, soprattutto, che il Partito Democratico non potrà continuare per molto tempo ancora la politica illusionistica “di governo e di lotta”.

Peggio di così, in termini di governabilità generale, non poteva andare.

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Elezioni Amministrative 2012, le ripercussioni del voto

7 Mag

 Così Anna Maria Cancellieri, ministro dell’Interno,  rispondendo a una domanda sull’esito del voto delle amministrative che sembra penalizzare i partiti che sostengono il governo, ha dichiarato che: “Questo credo che vada chiesto ai partiti, quando si parla di amministrative il tema credo vada approfondito molto. Non mi avventuro in questa analisi”.

Il ministro aveva ammesso, rispondendo ad una precedente domanda, che “”servirebbe un’analisi complessa sul voto, ma certo era nell’aria che ci sarebbe stata una disaffezione; questo è importante considerarlo” e che “l’exploit delle liste dei cosiddetti grillini “era nell’aria: sono fenomeni che accadono in momenti di disorientamento come questo, in cui si cerca un punto di riferimento che non è istituzionale”.

Dunque, dopo mesi che “andiamo alla grande”, anche il “core” del Governo Monti ammette che c’è disorientamento e c’è disaffezione. Era ora.

Quanto all’analisi del voto, essendo una questione tecnica e non politica, sarebbe stato il caso di non usare il verbo “avventurarsi”, come fosse guardare nella sfera di cristallo. E dire che sono professori …

Eppure, le ripercussioni del voto non sono così difficili a ‘leggersi’, già adesso che le urne non sono ancora scrutinate.


Innanzitutto, le vittorie di Doria (SEL), Tosi (Lega) e, al ballottaggio, Orlando (IdV) erano scontate e non fanno clamore.
A Parma non vince di certo il Partito Democratico se Bernazzoli, il suo candidato, è un sindacalista “storico” della CGIL Federbraccianti ed a maggior ragione se sarà il Candidato delle Cinque Stelle (oltre il 15%) ad andare al ballottaggio.

La Lega di Maroni tiene, il PdL affonda, Cinque Stelle è una realtà, la Sicilia non vota, SEL e la CGIL sono egemoni sul Partito Democratico, l’Italia dei Valori ha un buon radicamento al Sud, l’UDC non svolgerà la sperata funzione di “jolly” nelle giunte locali che contano.

Vincono i candidati che sono stati critici od oppositivi a questo governo e questa maggioranza; perdono quelli che si erano affidati ad equilibrismi e tatticismi.

Il fatto che i principali comuni coinvolti si riferiscano proprio ai territori dove la “querelle Provincie” è maggiore e che avanzino solo i partiti “anticasta” non lascia dubbi su cosa debba fare Mario Monti con l’accorpamento dei Comuni minori e la cancellazione degli apparati politici provinciali.
Allo stesso modo, i sindaci e le Regioni dovranno andare molto cauti nell’appioppare l’IMU o nello (s)vendere ex-municipalizzate o, ancora, nel continuare a trattenere fondi destinati a diritti costituzionalmente garantiti a causa del Patto di stabilità. Il Sud inizia ad esprimere una autonoma identità politica con il Partito del Sud presente nelle guinte comunali.

Deduzioni “avventurose” per il nostro ministro dell’Interno … e non solo per lei.

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