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Mexican Narco Insurgency: una mattanza da capire

11 Mag

Due anni fa, pubblicavo “Narcoguerra: chi e come“, riportando che in un paio di anni v’erano stati più di 20.000 morti senza ottenere particolari attenzioni. Oggi, lo fa Saviano e la cosa richiama attenzione.

Non so se Roberto Saviano sia riuscito anche a parlare di Mexican Narco War o della Mexican Narco Insurgency oppure delle gravissime responsabilità del Partito Democratico Rivoluzionario nella crescita del potere dei Narcotrafficanti o di altri coinvolgimenti ben più imbarazzanti.

Un report del 2010 valutava che dai 19 ai 29 miliardi dollari vengono trasferiti dagli Stati Uniti al Messico, per essere riciclati attraverso gli acquisti in contanti di terreni, alberghi di lusso, automobili e altri beni di fascia alta.

Denaro che arriva nei modi più svariati, dal corriere individuale al container pieno zeppo, come racconta il servizio di Reuters.USA di qualche tempo fa. Denaro che è usato anche per corrompere politici e forze di polizia statunitensi.

 La maggiore difficoltà è data dal fatto che, in Messico, il 75% dell’economia formale e informale opera attraverso operazioni in contante e questo, nonostante le restrizioni nelle compravendite e negli atti notarili, facilita enormemente il lavoro dei contabili dei Narcos.
Joaquim “Chapo” Guzman, capo del Cartel de Sinaloa con una taglia da 1,5 milioni di dollari sulla testa, era stato inserito prima della cattura al 41esimo posto della classifica degli uomini più ricchi del pianeta stilata  da Forbes.

Guzman, che si ritiene avesse un “fatturato” di 19 miliardi di dollari solo per quanto riguarda le spedizioni di cocaina, importata dalla Colombia, verso gli Stati Uniti negli ultimi otto anni, si è reso responsabile o istigatore di  traffico di esseri umani e di organi, tonnellate di mariuana prodotta in loco, corruzione e terrore, rapimenti, riscatti ed estorsioni, migliaia di morti. Gli analisti stimano, inoltre, che Chapo Guzman avesse il controllo di almeno 3500 società operanti fuori dal territorio messicano, in USA come in Europa o Sudamerica.

 Anche se non così ricchi, anche gli altri boss (suoi “eredi” o rivali) godono di un potere enorme, che travalica i confini dello stato messicano. Come Nazario Moreno González “El Más Loco”, capo del cartello La Familia, che si professa “filosofo New Age” ed ha scritto il “manuale spirituale” del culto de La Santa Muerte.

Oppure come  Heriberto Lazcano Lazcano, “mitico” leader degli Zetas,  veri e propri paramilitari che – dopo essere cresciuti al soldo del Cartel del Golfo – hanno dichiarato guerra a tutti, quando,  dopo la morte di Arellano Félix, boss del cartello, Guzman provocò la scissione tra Tijuana e Sinaloa, approfittando dello sfaldamento de La Familia, indebolita dal trasferimento di Osiel Cárdenas Guillen in un carcere federale USA.

Una guerra, la Mexican Narco War, che vide le bande l’un l’altra antagoniste e che ha già provocato (dal 2007 al 2009) più di 23mila morti.

Una guerra feroce, quella dei signori della droga messicani, dopo l’indebolimento dei cartelli “storici”, dunque, che da anni preoccupa Stati Uniti ed Europa, vista anche l’infiltrazione, specialmente degli Zetas, nei nostri paesi.

Adesso, a contrasto del duro ed incisivo intervento voluto dal Presidente Calderon, siamo alla Mexican Narco Insurgency,  alla Narcorivoluzione.

Una battaglia che coinvolge ormai territori vastissimi e con continue rappresaglie da parte dei Narcos contro giornalisti, donne, persone prese a caso, interi villaggi.

I morti, dal 2007, si sono praticamente raddoppiati e, oggi, siamo ad una media di circa 25.000 morti l’anno, di cui molti torturati, straziati ed esposti.

Una mattanza cui si oppne con notevole coraggio il Partito d’Azione (liberali), che ha posto fine al monopolio politico, iniziato nel 1929, da parte del Partito Rivoluzionario Istituzionale e poi, a partire dal 1980, della sua “costola”, il Partito Democratico Rivoluzionario, che è il principale responsabile della libertà d’azione con cui si sono affermati i Narcos, nel corso dell’ultimo decennio.

Storie terribili (link esterno) come quella di Jessica Leticia Peña Garcia, una ragazza di 15 anni desaparecida un anno fa e riconosciuta dalla madre dai resti di abbigliamento trovati in un cimitero clandestino nella Valle di Juarez nella Sierra de San Agustin in Praxedis. Con sua madre ce ne sono altre, che aspettano di identificare le figlie da quell’ammasso di crani ed ossa.

Storie infami, come quella della strage di ragazzi delle superiori (13 morti) ad opera di una dozzina di narcotrafficanti che aprirono il fuoco all’impazzata contro una abitazione dove si svolgeva una festa studentesca. Era il 31 gennaio del 2010, a Ciudad Juarez, e le forze dell’ordine, seppur allertate in tempo, giunsero a strage conclusa e le famiglie dovettero trasportare da sole i feriti perchè le ambulanze non arrivavano. Poco tempo prima una strage di 18 giovani e numerosi feriti in un attacco ad un centro di riabilitazione per tossicodipendenti.
Come anche, Ciudad Juarez è tristemente famosa per le centinaia di omicidi di donne che si contano ogni anno nel suo territorio.


Detto questo, c’è solo un’altra cosa da dirsi: perchè solo ora i media italiani ed il buon Saviano si accorgono della Narco Insurgency messicana e decidono che è il caso che la si conosca anche in Italia? Perchè non farlo due anni fa?

Forse perchè, come riportava Vatican Insider di La Stampa il 26 aprile scorso, durante i Vespri, “Benedetto XVI ha strigliato l’episcopato connivente con i Narcos” e “lanciato un messaggio di speranza: La malvagità e l’ignoranza degli uomini non frenano il piano divino della salvezza, il male non può fare tanto”. Il monito è rivolto sia all’interno della Chiesa, sia all’esterno, cioè ai leader di terre che “soffrono a causa della povertà, della corruzione, della violenza domestica, del narcotraffico, della crisi di valori, della criminalità, della emigrazione che divide le famiglie”.

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Narco guerra in Messico: chi e come

13 Giu

Un recente report valuta che dai 19 ai 29 miliardi dollari vengono trasferiti dagli Stati Uniti al Messico, per essere riciclati attraverso gli acquisti in contanti di terreni, alberghi di lusso, automobili e altri beni di fascia alta.

L’incapacità del governo messicano di intercettare le complesse operazioni di riciclaggio è spesso citata come il maggiore insuccesso dell’offensiva contro i cartelli, lanciata dal presidente Felipe Calderon quando ha assunto l’incarico nel dicembre 2006.
Una guerra, la Mexican Narco War, che ha già provocato (dal 2007 al 2009) più di 23mila morti.

 John Morton, funzionario dell’U.S. Immigration and Customs Enforcement, presentando lo studio frutto dell’impegno congiunto dei governi di USA e Messico, ha precisato che il governo statunitense e messicano non hanno fatto abbastanza per rallentare il flusso di denaro.

Denaro che arriva nei modi più svariati, dal corriere individuale al container pieno zeppo, come racconta il servizio di Reuters.USA di qualche tempo fa. Denaro che è usato per corrompere politici e forze di polizia, i cartelli di fornitura con le armi, pagare i fornitori in Sud America, e nutrire gli stili di vita sontuosi di molti signori della droga.

“Dobbiamo minare completamente le organizzazioni come le imprese, e per fare questo dobbiamo individuare, limitare e sequestrare i loro profitti”, promette il gruppo di lavoro intergovernativo, ma la maggiore difficoltà è data dal fatto che, in Messico, il 75% dell’economia formale e informale opera attraverso operazioni in contante e questo, nonostante le restrizioni nelle compravendite e negli atti notarili, facilita enormemente il lavoro dei contabili dei Narcos.

Joaquim “Chapo” Guzman, capo del Cartel de Sinaloa con una taglia da 1,5 milioni di dollari sulla testa, è stato inserito al 41esimo posto della classifica degli uomini più ricchi del pianeta stilata  da Forbes.

Guzman, che, ricordiamolo, è solo uno dei tre o quattro “protagonisti” della Mexican Narco Insurgency,  avrebbe, secondo Forbes, un “potere” paragonabile a quello del Dalai Lama e di Alì Khamaeni, rispettivamente 39esimo e 40 esimo. Si ritiene che sia da addebbitargli un “fatturato” di 19 miliardi di dollari solo per quanto riguarda le spedizioni di cocaina, importata dalla Colombia, verso gli Stati Uniti negli ultimi otto anni.

Poi, c’è il resto:  traffico di esseri umani e di organi, tonnellate di mariuana prodotta in loco, corruzione e terrore, rapimenti, riscatti ed estorsioni, migliaia di morti.

Gli analisti stimano, inoltre, che Chapo Guzman abbia il controllo di almeno 3500 società operanti fuori dal territorio messicano, in USA come in Europa o Sudamerica.

 Anche se non così ricchi, anche gli altri boss godono di un potere enorme, che travalica i confini dello stato messicano. Come Nazario Moreno González “El Más Loco”, capo del cartello La Familia, che si professa “filosofo New Age” ed ha scritto il “manuale spirituale” del culto de La Santa Muerte.

Oppure come  Heriberto Lazcano Lazcano leader degli Zetas,  veri e propri paramilitari che, dopo essere cresciuti al soldo del Cartel del Golfo, hanno dichiarato guerra a tutti, quando Guzman ha provocato la scissione tra Tijuana e Sinaloa.
Los Zetas, l’ala “militare”, divenuta potentissima dopo la morte di Arellano Félix, boss del cartello, e lo sfaldamento de La Familia, dopo il trasferimento del capo, Osiel Cárdenas Guillen, in un carcere federale USA.

Una guerra feroce, quella dei signori della droga messicani, dopo l’indebolimento dei cartelli “storici”, dunque, che da anni preoccupa Stati Uniti ed Europa, vista anche l’infiltrazione, specialmente degli Zetas, nei nostri paesi.

Un amaro successo per il presidente Calderon, che ha avviato una decisa politica di contrasto della criminalità, dopo aver vinto di misura le elezioni presidenziali nel 2006, che sancivano definitivamente l’affermazione del Partito d’Azione e ponevano fine al monopolio politico, che durava dal 1929, da parte del Partito Rivoluzionario Istituzionale e poi, a partire dal 1980, della sua “costola”, il Partito Democratico Rivoluzionario, che è il principale responsabile della libertà d’azione con cui si sono affermati i Narcos, nel corso dell’ultimo decennio.

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