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Trump e i pregiudizi degli europei

22 Gen

Essendo gli Stati Uniti ben diversi da come ce li descrivono da molti anni i nostri giornali, ritengo che il fenomeno ‘Trump’ vada osservato con molta cautela, anche e soprattutto verso i ‘pregiudizi’ che certamente affliggono anche noi della Vecchia Europa.

LA RETE

La Rete è piena di messaggi di rifiuto – se non vituperio e odio, ergo la gogna – verso Donald Trump, pur non avendo ascoltato il saluto in lingua originale e neanche conoscendo quelli che sono i riferimenti culturali della gente d’oltreoceano o senza conoscere la storia familiare dei Trump e senza preoccuparsi di sbirciare i media statunitensi per comprendere – almeno dalle foto – quale sia l’enfasi e quale il background da chi in USA ci è nato.

Ad esempio, avrebbero potuto cogliere una certa stonatura tra chi vuol far credere che sia ‘filonazista’ e ‘razzista’ proprio quel commosso Donald Trump,  sull’attenti con un saluto militare, dinanzi alla statua di Abramo Lincoln proprio a compimento della cerimonia dell’insediamento?

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E sono sempre le immagini a rendere evidente un’altra stonatura con chi ci descrive Trump come un uomo delle ‘elite cospiratrici’, se suo nonno aveva un negozio di ferramenta e non tre lauree ad Oxford, ma soprattutto se alla cerimonia c’era tanta gente della worker class con giacconi da 40 dollari, ma tra i manifestanti tanti abiti e tanti accessori alla moda e non di modico prezzo.

IL MESSAGGIO

Ma Donald Trump cosa ha detto di così ‘strano’ da sollevare le folle europee?

Di sicuro, dovrebbe essere ovvio che un Presidente in ogni Stato del mondo vada a dire ‘Dio benedica la nazione’, ‘Prima di tutto i nostri cittadini’, ‘Più occupazione’, ‘Meno tasse per chi investe’, ‘L’esercito protegga innanzitutto i confini’, ‘Proteggiamo l’attività produttiva nazionale e garantiamo salari e previdenza ai lavoratori’.

A quanto pare, c’è chi si aspettava che Donald Trump si presentasse con ‘Dio maledica l’America’, ‘America Second, China First!’, ‘Meno lavoro, più Narcos’, ‘Meno tasse per chi specula’, ‘Aumentiamo la presenza militare USA nel mondo’, ‘Spostiamo tutte le fabbriche in Messico, dove il costo (e i diritti) del lavoro sono inferiori’ …

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Stranezze della post verità e del mainstream mediatico europei. Speriamo che almeno Saviano ne prenda atto ed avvisi tutti che la Seconda Guerra Mondiale ed anche la Guerra Fredda sono finite da un pezzo: Destra e Sinistra non significano nulla, NON hanno senso, se il Fascismo e il Comunismo furono (e sono) ugualmente totalitari, iniqui e liberticidi.
Questo il senso e il cambiamento profondi dei fatti che si verificarono alla Caduta del Muro di Berlino.

I SOLITI GUFI

Dicevamo dei pregiudizi di noi europei e come non notare che parliamo di un uomo alto, biondo, sicuro di se, di successo, eloquente, assertivo, circondato da belle donne, ricco, irruento, scaltro … un vichingo?
A sentir chi arriccia il naso, il problema non è ‘invidia’ o ‘razzismo’, ma altro: il progetto di Trump è ambizioso … bisognerà vedere Congresso e Senato quanto si spenderanno per remargli contro.  Già, perchè con questo metodo … noi in Europa a parlamenti stiamo messi davvero bene.

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Ah già, come se dotarsi di un vicePresidente come Spence, che sono vent’anni che è parte dell’apparato parlamentare statunitense, non serva proprio a questo, senza dimenticare che Congresso e Senato – a differenza dell’Europa – non hanno potere sulle prerogative presidenziali, cioè l’Esercito, la Sicurezza Nazionale, i rapporti Esteri e il Bilancio Federale, cioè quello che farà Trump nei prossimi mesi.
Dunque, che i parlamentari badino ad occuparsi dell’Agricoltura, della Sanità e delle Comunità locali … che sono i temi principali per cui gli elettori li hanno votati, che i due anni che ci separano dalle Elezioni di Mid-Term passano in fretta ed, a litigare con il Presidente, poi non c’è accordo sulla spesa destinata proprio alle Comunità che gli dovranno riconfermare il mandato.

IL PROGETTO POLITICO

Ricordato che le politiche ‘protezionistiche’ per le imprese sosterranno sia l’occupazione sia il welfare statunitensi con maggiore richiesta anche di lavoratori immigrati (non dimentichiamolo), ritorniamo a Donald Trump sull’attenti dinanzi alla statua di Lincoln ed all’America che ha spesso menzionato, non solo gli Stati Uniti o il suo Popolo.

L’Imperialismo Amerikano – affermatosi dopo la II Guerra Mondiale, grazie all’enorme bottino di guerra – va a restituire ai cugini inglesi protettorati e ‘aree di influenza’ in Africa e Medio Oriente, mentre andrà a cercare una nuova Yalta con i Russi, prima, ed i Cinesi, si spera, dopo.
A qualcuno sembra essere un ‘pericolo per la pace’?

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Ritorna la Dottrina Monroe, spezzatasi – ma questo i Dem non lo dicono – con i tentativi di aggredire Cuba da parte dei fratelli Kennedy?
Alla fine dell’embargo cubano ha provveduto Obama, grazie alla diplomazia vaticana, ma adesso sarà Trump a sottoscrivere i trattati commerciali e militari, che faranno da modello – si presume – per il riassetto delle relazioni centroamericane.

Ritorna l’afflato di Abramo Lincoln contro lo schiavismo e dei Repubblicani per un’adeguata formazione e protezione dei lavoratori, da affermare non solo in USA, ma i quelle Americhe, ormai feudalizzate dai Narcos e dalle loro filiere politico-criminali, fondate sulla riduzione in schivitù, su traffici di umani e sull’avvelenamento di massa dei corpi e delle coscienze?
L’estradizione del narco messicano “El Chapo” Guzman in USA – dove vige la pena di morte – è un segno chiaro delle intenzioni degli Stati Uniti verso il narcotraffico.

A CASA NOSTRA

Discutere di Donald Trump – come di Hillary od Obama sia chiaro – senza ascoltare e ben comprendere la lingua è come commentare un film con De Niro o Clooney tradotti e doppiati male, con la distribuzione che ha pure tagliato alcune scene originali.

La vera difficoltà (ed il vero imbarazzo di politicanti e media nostrani) è che l’Unione Europea – cioè le cattoliche Italia, Francia, Spagna, Polonia, Portogallo e Germania – adesso dovranno cavarsela ‘alla pari’, dal Mar Nero a Gibilterra, senza l’aborrito ombrello militare statunitense, cioè trovando l’unità decisionale (politica), la forza negoziale (finanziaria e militare) ed un unico modus operandi (sistemi di giustizia e di welfare), che mancarono agli antichi Romani o ai Crociati franchi, ma non ai Rus e ai Sassoni.

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Intanto, a differenza della base cristiano-sociale e popolare, Papa Bergoglio si esprime con un ‘vedremo’ e ci penseranno i politologi a spiegarcelo durante il prossimo talk show che conta, come già oggi lo stanno facendo – spesso inascoltati – tanti cittadini statunitensi nostri parenti o amici. Ma – niente paura – chi oggi reclama senza aver sentito il discorso in originale … annuncerà che è un complotto … come da tradizione europea fin dal lontano 1789.

E se la pubblica opinione fosse sempre stata una post verità?

Demata

Papa Francesco e la puzza che arriva anche da Roma

27 Mar

Ormai è ufficiale, Galli della Loggia dixit: esiste una filtrabilità ‘mafiosa’ tra base ‘popolare’ e partiti di ‘sinistra’. Addio ‘mani pulite’, addio ‘la storia siamo noi’ eccetera eccetera

“Il Pd era l’unico partito romano che conservava almeno in parte un rapporto con la base popolare, quella del vecchio Partito comunista: e probabilmente proprio questo è ciò che l’ha perduto. Una base popolare dai tratti spesso plebei — chi ha una certa età se lo ricorda — che per forza era contigua a persone e cose non proprio in regola con la legalità (ladruncoli, piccoli spacciatori, topi d’auto): ma finché a sovrintendere ci sono stati il controllo etico-politico del partito e la decisione inappellabile dei vertici in materia di cariche e di mandati elettorali, nessun problema.
Come si sa, però, a un certo punto tutto questo è svanito. È accaduto allora come se quella base popolare fosse rimasta affidata a se stessa e alle regole spesso demenziali (vedi primarie «aperte») ed estranee della nuova democrazia interna. È allora che si è aperto il varco: non avendo più un vero corpo, il partito non ha avuto più anticorpi. “

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Una questione ormai storica, quella della contiguità dei ‘partiti popolari’ con sette e mafie, ben descritta da Jacques de Saint-Victor in “Patti scellerati. Una storia politica della mafia in Europa” (UTET). L’unico dubbio irrisolto è come mai Eugenio Scalfari – censore di Roma – non se ne sia mai accorto.

E le accuse di Ernesto Galli della Loggia – nell’editoriale di oggi su Corsera con la foto del Governatore Zingaretti in bella vista – non si fermano: “Lo ha capito anche la delinquenza più sveglia e più attrezzata, che è stata pronta a stabilire rapporti con la sua nuova classe, a mettere a libro paga persone, a costruire filiere, a organizzare complicità e ricatti. Così, servendosi dei mezzi del clientelismo politico più ovvi, è cominciata la scalata al Pd da parte del malaffare.
Lo ha detto bene in un rapporto Fabrizio Barca, dopo aver indagato quanto accaduto nei circoli dem della Capitale: il Pd è diventato «un partito cattivo, ma anche pericoloso e dannoso», i suoi iscritti sono troppo spesso «carne da cannone da tesseramento». ”

Intanto, mentre il Capo di Gabinetto della Regione Lazio è anche lui coinvolto nelle inchieste di Mafia Capitale, arriva il crollo verticale del consiglio municipale di Ostia con appelli pubblici a inviare militari come in Calabria o Sicilia  …
E, a confermare che il PD, a Roma, non c’è più, prendiamo atto che Zingaretti (Regione Lazio) tace e Marino (Roma Capitale) è all’estero …

Dunque, mentre Renzi trema (ndr. la caduta del PD romano per mafia comporta de facto la fine di molte cose), non resta che attendere l’intevento del vescovo di Roma, come si usa nelle terre assediate dalla Mafia …

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La domanda, dunque, è: si dimetteranno oppure l’Italia e i romani dovranno subire l’onta di una Roma che ‘puzza’, proclamata Urbis et Orbis? Di sicuro, Papa Francesco non può scagliarsi contro mafiosi e narcos se a casa sua si razzola male …

Original posted on Demata

Lucy Riina, an honorful daughter for a ‘catholic’ Mafia boss

28 Ago

Swiss television has published on its website an interview with Lucy Riina,  daughter of mafia boss Toto Riina, who said ‘I am proud and happy to call me Riina. It ‘s the name of my father and I imagine that any child who loves his parents does not change his family name. It corresponds to my identity ‘.

‘Our mother was extremely important, because we could not go to school. She taught us to read and write’. ‘ They’re my parents, we are Catholic and I love my father and my mother’, pointing out that  every night they prayed for the boss and that the worst in his life was the arrest of his father.
So ‘worst’ that every year, for about twenty years, millions of Italians rejoice the day of his arrest and commemorate massacres and martyrs of the Mafia.

Christmas massacre to Train Rapid 904 – quotidiano.net

Almost immediately the reaction of the Italian civil society, like that of Giovanna Maggiani Chelli, president of the Victims of the Massacre of Via dei Georgofili Association: ‘His father did not kill someone in a fit, but he slaughtered and butchered scientifically made hundreds of poor souls who have found themselves even just on its way as our children. Lucia Riina appalled a good time in front of so much innocent blood spilled ‘cause those like her could have a rich life’.

Massacre of Gergofili – photos La Nazione

Toto Riina was the undisputed head of the Sicilian Cosa Nostra for about twenty years and he ordered hundreds of deaths and injuries, attacks and car bombs, massacres, conspiracies and corruptions, that will shape the future of Italy and the Mediterranean for many decades to come.
We cannot forget that Cosa Nostra (and later Ndrangheta) invaded Italy and (in part)Germany with  heroine poisoning generations and generations, creating a  parallel tax system named extortion, putting tentacles – more or less directly – in many contracts and concessions, going so far as the London Stock Exchange after that of Milan.

Capaci massacre – photo Sestini

A man responsible for the death of judges Falcone and Borsellino with their security staffs. A criminal in career who has castrated the aspirations for growth and development of his own land, Sicily, affecting even the water supply to homes and fields, as still happens. He affected the election results of the Region and the Parliament. He blackmailed and probably continues to blackmail the Italian State, one of the countries of the G8 and NATO.
He has implemented terrorist attacks against civilians with car bombs and heavy charges.
How she can be ‘honored’ by a ‘this kind’ parent is hard to understand, unless we speak of ‘men of honor’ and ‘honored society’, but it is even more difficult to understand how she could be grateful to a father that – to escape the prison and continue its sordid business – has made raising children in hiding without even being able to attend a school and find freely their friends.
A Mafia boss who has never shown signs of repentance, as it happened for the bosses Provenzano and Buscetta or the killer Brusca.

Via Amelio massacre

‘The daughter of a mobster, what we expect’ someone would say, forgetting that consciousness is something individual and not inherited from the parents, which at most can educate or plagiarize.
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A consciousness of which Lucia Riina clarifies the moral reference when she says “we are Catholics and I love my father and my mother.” A matter of conscience regarding all Catholics, if, for example, in Mexico there is a long-standing controversy for those rich donations that the Catholic Church accepts the Narcos.

Headstone of ‘thanksgiving as benefactor to Heriberto Lazcano Lazcano’, leader of the Zetas, affixed to the churchyard of a Catholic church – Tezontle in Pachuca, Mexico

In fact, the Radio Télévision Suisse types on site a title like “Une éducation catholique”.
Still, we should remember – including Mexicans – that  Sicilian episcopate imposed the penalty of excommunication from the mafia for three times – in 1944, 1955 and 1982 – and that Pope Wojtyla, lifting his finger to the Sky launched the anathema ‘Repent!’ against the mafias, called “fruit of the work of the tempter,” “social sin”, the “opposite” of ‘love civilization willed by God. Even on last May 20th, Francis Pope reiterated that ‘funeral can not be celebrated in the church for the Mafia people, because, by not accepting the Gospel message, they rank directly outside.
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The author Roberto Saviano – under fatwa by Casalesi because he wrote the book Gomorra, has recently urged the Pope to issue an excommunication Urbis et orbis, to offenders as to part of the clergy – who officiates the sacraments – because they continue to ignore the ‘lata sententia’.
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Without resorting to the very busy Vicar of Christ, it would be very appropriate and useful that someone informs Lucia Riina of what ‘god of the Underworld’ servants will do the mobsters like his father and what it provides Catholicism for families like hers, if at first repentance and shame do not replace honor.
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No mafia or supporter of any mafia can be called Catholic. Stop.

originale postato su demata

Lucia Riina: siamo cattolici, onoro mio padre …

28 Ago

La televisione svizzera ha pubblicato sul suo sito un’intervista con Lucia Riina, figlia del capomafia Totò Riina, la quale dichiara ‘sono onorata e felice di chiamarmi così’. E’ il cognome di mio padre e immagino che qualsiasi figlio che ama i suoi genitori non cambia il cognome. Corrisponde alla mia identità’.

‘Nostra madre è stata estremamente importante, poiché non abbiamo potuto andare a scuola. E’ lei che ci ha insegnato a leggere e a scrivere’. ”Sono i miei genitori, siamo cattolici e devo dell’amore a mio padre e mia madre’, ricordando che a casa pregavano tutte le sere e che il momento piu’ brutto della sua vita fu l’arresto di suo padre.
Peccato che ogni anno, da vent’anni circa, milioni di italiani festeggino il giorno di quell’arresto e commemorino quelli delle stragi e delle morti dei martiri di mafia.

Strage di Natale al Treno Rapido 904 – quotidiano.net

Quasi immediata la reazione della società civile italiana, come quella di Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell’Associazione Vittime della Strage di via dei Georgofili: ‘La sua favoletta di brava figlia che ama quell’assassino di suo padre, ma che gli dispiace tanto per le vittime di mafia la vada a raccontare a qualcun altro. Suo padre non ha ucciso qualcuno durante un raptus, ma ha macellato e fatto macellare scientificamente centinaia di poveri cristi che si sono trovati anche solo sulla sua strada come i nostri figli. Inorridisca una buona volta Lucia Riina davanti a tanto sangue innocente versato perche’ quelle come lei potessero fare la bella vita’.

Strage dei Gergofili – foto La Nazione

Ricordiamo che Totò Riina è stato il capo indiscusso di Cosa Nostra siciliana per circa un ventennio ed a lui vanno ascritti centinaia di morti e feriti, attentati e autobomba, stragi, corruttele e cospirazioni, che condizioneranno il futuro dell’Italia e del Mediterraneo per molti decenni a venire.
Ricordiamo che Cosa Nostra (e la Ndrangheta che le è subentrata) ha invaso l’Italia e (in parte) la Germania di quell’eroina che ha avvelenato intere generazioni, ha creato un sistema fiscale parallelo a quello dello Stato controllando le estorsioni, ormai è presente più o meno direttamente in tantissimi appalti e concessioni, arrivando persino alla Borsa di Londra dopo quella di Milano.

Strage di Capaci – foto Sestini

Un uomo responsabile della morte dei magistrati Falcone e Borsellino con le loro scorte. Un criminale incallito che ha castrato le aspirazioni di sviluppo e crescita delle sua stessa terra, la Sicilia, condizionando persino l’erogazione dell’acqua alle case e nei campi, come tutt’oggi accade. Che ha condizionato i risultati elettorali della Regione e del Parlamento. Che ha ricattato e, probabilmente, continua a ricattare lo Stato Italiano, uno dei paesi parte dei G8 e della NATO.
Che ha messo in atto attentati terroristici contro la popolazione civile con autobomba e carichi espolosivi.

Come si possa essere ‘onorati’ di un tale genitore è difficile da comprendere, a meno che non si parli di ‘uomini d’onore’ e di ‘onorata società’, ma è ancora più difficile capire come si possa essere grati ad un padre che per scampare al carcere e continuare nei suoi sordidi affari ha fatto crescere i figli nella latitanza senza neanche poter frequentare una scuola e farsi liberamente degli amici.
Un boss mafioso che non ha mai dato segni di pentimento, come invece accaduto per i boss Provenzano e Buscetta o per il killer Brusca.

Strage di Via Amelio

Figlia di un mafioso, cosa vogliamo aspettarci, direbbe qualcuno, dimenticando che la coscienza è qualcosa di individuale e non ereditata dai genitori, che al massimo possono educarla o plagiarla.
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Una coscienza di cui Lucia Riina chiarisce i riferimenti morali quando dice “siamo cattolici e devo dell’amore a mio padre e mia madre”. Una questione di coscienza che riguarda tutti i cattolici, se, ad esempio, in Messico sono annose le polemiche per le ricche donazioni che la Chiesa Cattolica accetta dai Narcos.

Lapide di ‘ringraziamento al benefattore Heriberto Lazcano Lazcano’, capo degli Zetas, apposta sul sagrato di una chiesa cattolcia a Tezontle in Pachuca, Mexico

Non a caso la Radio Télévision Suisse, dalla città che fu di Calvino, titola: “Une éducation catholique”.
Eppure, dovremmo ricordare tutti – messicani inclusi – che l’ episcopato siciliano ha comminato la pena della scomunica alla mafia ben tre volte – nel 1944, nel 1955 e nel 1982 – e che Papa Wojtyla, che stringendo il crocifisso e alzando il dito verso il cielo lanciò l’anatema ‘Convertitevi!’ contro i mafiosi e definì la mafia «frutto dell’opera del tentatore», «peccato sociale», il «contrario» della civilta’ dell’amore voluta da Dio. Anche il 20 maggio scorso, Papa Francesco ha ribadito che per i mafiosi i funerali non possono essere celebrati in chiesa visto che, non accettando il messaggio evangelico, si pongono direttamente fuori.
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Roberto Saviano ha esortato recentemente il Pontefice ad emettere una scomunica urbis et orbis, visto che sia i delinquenti sia una parte del clero che gli officia i sacramenti, continuano ad ignorare la ‘lata sententia’.
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Pur senza scomodare l’indaffaratissimo Vicario di Cristo, sarebbe veramente opportuno e utile che qualcuno informasse Lucia Riina di quale ‘dio degli Inferi’ si fanno servi i mafiosi come suo padre e di cosa prevede il Cattolicesimo per famiglie come la sua, se all’onore non vanno a sostituirsi pentimento e vergogna peri peccati commessi.
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Nessun mafioso o sostenitore di una qualunque mafia può definirsi cattolico. Stop.

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La battaglia per il Vaticano

13 Feb

Una ventina di anni fa, un anarchico situazionista, di nome Hakim Bey,  scrisse uno strano libro (Temporary Autonome Zone) in cui si prefigurava l’affermarsi di fazioni pirata, in zone temporaneamente autonome dal sistema finanziario ‘imperiale’, da cui operare intrusivamente ‘cavalcando le stringhe’ della macchina. Un’idea decisamente delirante, se non fosse che 15 anni dopo, G.W. Bush e tutto l’establishment USA dichiarassero battaglia agli ‘stati canaglia’, che già prima della ‘guerra asimmetrica’ il Centroamerica era in balia dei Narcos e delle multinazionali o che lo sta oggi diventando anche l’Africa, dopo l’Est Europa, con l’aggiunta delle fazioni etniche o religiose.

In uno di questi territori autonomi dal sistema imperiale della Borsa e del Bipolarismo perfetto,  c’è – da anni – la monarchia papale, lo Stato della Chiesa con sede a Roma e ‘filiali’ un po’ dovunque, in Italia ed all’estero. ‘Filiali’ perchè anche il prete che gestisce una piccola missione fa ‘autonomamente’ fund rising, aggrega consenso, sostiene l’economia, valida l’affidabilità di altre persone, ma, pur non essendo ‘dipendente’ dallo Stato del Vaticano, può da esso essere rimosso, destituito, spoliato o scomunicato dal Papa, che è allo stesso tempo Pontefice e Re assoluto di una corte formata dai Principi della Chiesa. Una Corte Vaticana che si estende alla cosidetta ‘nobiltà nera’, composta prevalentemente da cittadini italiani, che, non di rado, occupano posizioni di rilievo nella capitale italiana.

Punti di erogazione del servizio come le parrocchie e le missioni, ‘filiali’ e delegazioni come i vescovati, ‘controllate’ come le congregazioni, ‘incorporate’ come le banche e le fondazioni, tutte facenti capo al CdA romano per conto di Dio: un elemento di modernità atavico, di networking primordiale, che ha permesso per duemila anni alla Chiesa Cattolica di sopravvivere e ramificarsi nel potere temporale.

Una Temporary Autonome Zone che va a consolidarsi nel corso degli Anni ’80, durante il pontificato di Karol Woityla, subentrato dopo la strana morte del riformatore Papa Albino Luciani, mentre i personal computer iniziavano a conquistare il mondo degli uomini, nascevano i primi network planetari e le opportunità di facili guadagni e collusioni criminali aumentavano esponenzialmente.

Un pontificato, quello di Giovanni Paolo II, che fu macchiato dalla morte sull’altare del monsignor Oscar Romero, ritornato – tempo prima – letteralmente  “costernato per la freddezza con cui il papa aveva valutato l’ampia documentazione, fatta pervenire in Vaticano, circa la violazione dei diritti umani e delle uccisioni di quanti si erano opposti, anche fra i suoi diretti collaboratori, all’oppressione esercitata dal governo salvadoregno sulla popolazione”.

O la brutta storia del Banco Ambrosiano, di Roberto Calvi impiccato a Londra sotto il ponte dei Frati Neri, dei soldi occulti inviati in Polonia agli anti-comunisti, dei coinvolgimenti mafiosi, come confermato dalla richiesta della magistratura italiana, nel 2007, ergastolo per Pippo Calò, il “cassiere” di Cosa Nostra e per Ernesto Diotallevi, uno dei boss della Banda della Magliana, poi assolti per insufficienza di prove.

Oppure del manifesto appoggio, se non esplicita protezione, che fu dato a Marcial Maciel,  pedofilo e fondatore dei Legionari di Cristo, una congregazione cui manca solo la quotazione in Borsa, visto che ha 650 preti, 2500 studenti di teologia, 30.000 membri laici attivi in tutto il mondo, decine di scuole, 60 milioni di dollari di budget annuale.

Per non parlare dalla fiducia riposta dal Karol Woityla in monsignor Paul Marcinkus, un ambiguo personaggio, presidente – fin dal 1971 – dell’Istituto per le Opere di Religione (IOR), la banca del Vaticano, nel mirino della Organised Crime and Racheteering Section del Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti, fin dal 1973 e collegato dai media italiani anche in altri scandali, come la morte di papa Giovanni Paolo I e la sparizione e probabile morte di Emanuela Orlandi, una cittadina vaticana.

Un’Istituto Opere di Religione’ che nasce il 27 giugno 1942 – quando già si era capito che il mondo sarebbe diventato ‘americano’ – dall’upgrade in istituto bancario della “Commissione delle Opere Pie”, voluta nel 1887 per volontà di papa Leone XIII, il cui capitale fu affidato in gestione, nel 1929, al banchiere Bernardino Nogara, onde ‘investire’ capitali enormi,  dopo che i Patti Lateranensi obbligarono lo Stato Italiano a versare alla Santa Sede la somma di 750 milioni di lire ed a consegnare titoli di debito pubblico consolidato, per un valore nominale di 1 miliardo di lire.

Una stranissima operazione finanziaria visto che Nogara reinvestì i capitali vaticani finanziando la  modernizzazione e l’industrializzazione che l’Italia fascista stava realizzando: finirono sotto il controllo della  neo-costituita “Amministrazione speciale per le Opere di Religione”: l’Italgas, la holding tessile CISA-Viscosa, l’Istituto di Credito Fondiario, le Assicurazioni Generali, la Società Italiana per le Strade Ferrate Meridionali, l’Istituto Romano di Beni Stabili (una compagnia immobiliare), la Società Elettrica ed Elettrochimica del Caffaro, la CONDOR Società per l’industria petrolifera e chimica, la Società Mineraria e Metallurgica Pertusola, la Società Adriatica di Elettricità e le Cartiere Burgo, il Banco di Roma, il Banco di Santo Spirito, la Cassa di Risparmio di Roma, la Società Generale Immobiliare e persino le industrie belliche come le Officine Meccaniche Reggiane, la Breda e la Compagnia Nazionale Aeronautica, nel 1935, fornirono armamenti e munizioni per la pulizia etnica italiana in Libia.
Una ‘non banca’ che, con la Grande Crisi degli anni ’30, scaricò sull’IRI gli interessi mobiliari del Banco di Roma, del Banco di Santo Spirito e del Credito sardo a prezzi di mercato, nonostante fossero del tutto deprezzati, con un guadagno di oltre 600 milioni di dollari.

Se questo era il ‘dato’ quando la Commissione operava sostanzialmente solo in Italia, figuriamoci quale sia diventato il potere finanziario dello IOR a livello mondiale e quale possa essere il suo potere politico, oggi, sia fuori sia, soprattutto, dentro il Vaticano.

Specie se aggiungiamo che la malattia di Woytila, negli ultimi anni di pontificato, permise l’affermarsi e il ramificarsi all’interno della Corte del Papa Re di un coacervo di interessi inconfessabili. O, peggio, che l’Istituto Opere di Religione, oltre ad aver raccolto sospetti e accuse di riciclaggio, alcuni mesi fa ha rinunciato ad adeguarsi alle norme di trasparenza richieste alle banche per operare nell’Unione Europea e che ormai opera in Italia come fosse una vera e propria banca off-shore.

Ombre, dubbi, sospetti, episodi, coinvolgimenti che segnalano un cambiamento etico profondo, se, addirittura, in Messico si parla da anni di ‘narco-elemosina’, dove si edificano chiese e basiliche, grazie a pubbliche donazioni di sanguinari narcotrafficanti, e dove il cardinale Juan Sandoval, arcivescovo di Guadalajara, è stato indagato per riciclaggio di denaro sporco.

Di qui le riluttanze iniziali di Joseph Ratzinger ad accettare il mandato papale, ampiamente percepite, anche in seguito, come nel Conclave del 2005  come il Corriere della Sera descrive, parlando di un “sintomo estremo, finale, irrevocabile della crisi di un sistema di governo e di una forma di papato; e della ribellione di un Santo Padre di fronte alla deriva di una Chiesa-istituzione passata in pochi anni da maestra di vita a peccatrice; da punto di riferimento morale dell’opinione pubblica occidentale, a una specie di imputata globale”.

Una decisone presa a marzo del 2012, come riferisce il direttore dell’Osservatore Romano Gian Maria Vian, cioè mentre si svolgeva il Vatileaks, una fuga di notize riservate, per la quale venne condannato e poi graziato il maggiordomo pontificio Paolo Gabriele.

Il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, commentò l’atteggiamento di papa Benedetto XVI, all’epoca i fatti, sottolineando “una linea di volontà di verità, di volontà di chiarezza, di volontà di trasparenza, questa – anche se con dei tempi graduali – fa i suoi passi, e quindi onestamente ritengo che stiamo cercando di gestire questa situazione nuova: cerchiamo la verità, cerchiamo di capire che cosa oggettivamente sia successo. Però, prima bisogna capirlo con sicurezza, anche per rispetto delle persone e della verità”.

Una strada sul filo di una lama, visto che un informatore del magazine Panorama (forse lo stresso Paolo Gabriele)  raccontava che “qui dentro c’è una buona quantità di ricattatori, un numero uguale di ricattati, una massa di employé, e una percentuale ridotta di uomini di fede: tra questi ci sono i Santi, che tengono in piedi la Chiesa.”

Una storia complessa, come scriveva Ezio Mauro – su la Repubblica del 1 giugno 2012 – che racconta di “una missiva del segretario del Governatorato della Città del Vaticano, arcivescovo Carlo Maria Viganò, che denuncia una serie di malversazioni, traffici e complotti in Vaticano”, di un’altra lettera del cardinale Dionigi Tettamanzi, vescovo di Milano, che chiede ragione della richiesta di “lasciare la presidenza dell’istituto Toniolo, che controlla due giganteschi centri d’influenza e di potere come l’università Cattolica e il Policlinico Gemelli” o la “lettera del cardinale Attilio Nicora, presidente dell’Autorità di Informazione Finanziaria del Vaticano, che denuncia il rifiuto dello Ior, la Banca della Santa Sede, di dare informazioni trasparenti su movimenti bancari sospetti prima dell’entrata in vigore della legge vaticana antiriciclaggio, il 1° aprile 2011”.

Una sequel di palesi o velate accuse al cardinale Tarcisio Bertone, Camerlengo vaticano (segretario di Stato), che accadeva mentre Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior ‘suggerito’ direttamente dal Papa per risanare lo IOR, veniva sfiduciato all’unanimità dal Consiglio di Sovrintendenza dello IOR, “con un attacco ad personam del Cavaliere di Colombo Carl Anderson, per delegittimarlo preventivamente”, sembra ispirato proprio dal numero due della Santa Sede.
Un fatto che ha generato allarme nel mondo finanziario europeo e nel Patto Atlantico, dato che “l’opacità voluta, insistita e ricercata dallo IOR può essere una finestra d’opportunità criminale per operazioni d’ogni genere, con il rischio – denunciato nella sua lettera dal cardinal Nicora – di un conseguente colpo alla reputazione della Santa Sede“.

Cosa altro pensare dinanzi ai nove bonifici per 225.000 euro partiti da un conto IOR e destinati a un gruppo di criminali di Catania, grazie al nipote sacerdote di un mafioso secondo uno schema poi rivelatosi piuttosto diffuso, oppure dinanzi all’ordine dato al Credito Artigiano di trasferire 23 milioni alla Jp Morgan di Francoforte (20 milioni) e alla Banca del Fucino per 3 milioni, in barba alla normativa antiriciclaggio italiana.

Un affare scandaloso se scopriamo che, mentre l’Italia era con lo spread alle stelle, qualcuno in Vaticano spostava ingenti capitali all’estero, come descrive Il Fatto Quotidiano del 21 marzo 2012.
Allorchè “la Banca d’Italia impone agli istituti italiani di chiedere allo Ior il nome del reale titolare dei soldi movimentati e la banca vaticana si disamora della penisola. Con una serie di bonifici per decine e decine di milioni di euro i soldi del Vaticano lasciano le banche italiane, come l’Unicredit ex Banca di Roma, e volano a Francoforte alla banca Jp Morgan.
Lo Ior, per effettuare i suoi bonifici milionari che alimentano l’attività delle Congregazioni usa un conto acceso presso l’unico sportello della banca americana Jp Morgan in Italia. … È il cavallo di Troia attraverso il quale lo IOR opera in Italia: i movimenti nell’arco di un anno e mezzo superano il miliardo e mezzo. Nell’ottobre 2011, la Procura di Roma scopre l’inghippo e chiede all’Uif – l’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia – di intervenire. Gli ispettori di Bankitalia chiedono informazioni sui reali intestatari dei soldi movimentati dallo Ior. … Il 15 febbraio, per evitare guai, Jp Morgan comunica a Ior la chiusura definitiva del conto a far data dal 30 marzo 2012”.

Uno IOR che movimenta almeno un miliardo di euro all’anno sul solo conto Jp Morgan di Milano, mentre il patrimonio stimato nel 2008 sarebbe di appena 5 miliardi di euro (fonte Sole24ore), una somma ridicola se si considera che Mukesh Ambani, l’uomo più ricco dell’India, vive a Mumbai con la famiglia in un grattacielo di 27 piani del valore di 1 miliardo di dollari.

«Nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e perturbato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato».

Questo il testo delle dimissioni papali, in cui nessuna parola è lasciata al caso, come ‘il vigore dell’animo diminuito” e ‘l’incapacità ad amministrare’.

Dimissioni che, però, non sono un atto d’impulso, ma hanno avuto tutto il loro tempo per essere organizzate, ad esempio, nominando durante gli ultimi 12 mesi ben 28 nuovi cardinali e portando da 40 a 67 i cardinali elettori da lui espressi e superando di molto i 51 residuali dal pontificato di papa Giovanni Paolo II, così ribaltando gli equilibri interni del Concistoro che dovrà eleggre il nuovo pontefice.

Come sarà la Città del Vaticano e cosa accadrà tra le sue mura, se tra qualche mese avremo due papi, uno in cattedra e l’altro in pensione?

Intanto, La Stampa racconta del parroco di Cesara don Renato Sacco, che testimonia come il monsignor Luigi Bettazzi, alcuni mesi fa, «aveva incontrato il Papa alcuni giorni prima a Roma e ci aveva accennato a una possibile dimissione di Ratzinger legandola a motivi di salute e all’esigenza che lui sentiva di rinnovamento della Chiesa. Un rinnovamento che doveva venire dai vertici della Chiesa stessa».

Più chiaro di così …
La battaglia continua. Il Bene vince, il Male perde?

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Another Italian soldier died in Afghanistan. Why?

26 Ott

Another Italian soldier, Tiziano Chierotti, died in Afghanistan and 3 others were wounded. A patrol just 20 km from Camp Lavaredo up to ​​the village of Siav, where an ambush awaited them.

And we have to ask ourselves why we sent them there.

Perhaps, because we are tired of seeing heroine among our young people, given that, in 2011, ‘the United Nations stated that the portion of land for the Afghan opium cultivation had increased by 7%, reaching a total length of 1.310 kilometers square, of which the majority is in the ‘less safe’ areas of the south and east of Afghanistan. ‘ (Source: Reuters)

According to the Russian Federal Service for the Control of Narcotics, Talibans – just them – would try $ 150 million a year from drug trades. ‘A huge mass of heroin produced in a small area as New York City,’ said Ivanov, the ‘Tsar of Russian DEA’, while Barack Obama has promised – with too much carelessness? – to leave the control of the country to Afghans by the end of 2014, while it is certain that a good part of the illegal traffics takes place under the cover of military place.

We spoke of Tiziano, Corporal Chierotti, an Alpine Ranger by Arma di Taggia, province of Imperia, who died for the streets of Siav, Farah province, Afghanistan, in the name of a war that the Taliban have declared to the world 30-plus years ago, first migrating in Afghanistan in the wake of fundamentalists supported by China and the United States, and then occupying it permanently, having leveled the capital, Kabhul, although he had surrendered, just to disarticulate the state organization.

A band of millions of Pakistan tribal raiders that two genertions ‘occupied’ the lucrative trade of weapons and opium on which Afghan economy trusts.

Several years ago, I wrote about the ‘enemy’ and the correctness to call them ‘insurgents’, as the United Nations so called them, but limiting this definition to Wiziristan, where tribal groups were not hostile, originally, to our ‘peacekeepers’.

Today, I think it is important to begin to clarify who the insurgents, the tribes who do not identify with the government in Kabul, who the Taliban ‘out of area’ as in Siav, which is outside the area of ​​historical infiltration by Pashtun / Taliban from Pakistan, and who are the ‘narcos’ that are based in Siav, which – like other places in that ‘caravan highway’ – is one of the stages of the couriers from west provinces come and go with Pakistan.

Reasons to suggest to deal the U.S. abandon of any role of the military police against the narco cartels – in Hispanic Americas to local forces as in Afghanistan as to a meager ‘ten thousand army’ of Italian or Engish soldiers and an half dozen of some others – while USA is the largest market in the world of drug dealing?

Reasons too abstract to accept the death of one of our beloved guys, and too many of others in homeland, that succumb to heroin?

Support our soldiers.

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Siamo tutti Pussy Riot

17 Ago

«Qualunque sia il verdetto, noi e voi stiamo vincendo. Perché‚ abbiamo imparato ad essere arrabbiati e a dirlo politicamente». (Nadia Tolokonnikova, leader del trio Pussy Riot)

Secondo la corte presieduta da Marina Syrova, la ‘colpa’ è di aver cantato una canzone «blasfema, insultante» nella cattedrale moscovita del Cristo Salvatore, commettendo una «grave violazione dell’ordine pubblico, disturbando la quiete dei cittadini e insultando profondamente le convinzioni del fedeli ortodossi».

Il tutto perchè, 21 febbraio scorso, Nadezhda Tolokonnikova, 22 anni, Ekaterina Samutsevich, 30 anni, e Maria Alekhina, 24 anni hanno cantato una ‘preghiera punk’ nella chiedendo alla Madonna di «cacciare Putin» dal potere.  Secondo i giudici il testo «esprimeva chiaramente l’odio basato su affiliazione religiosa» e l’obiettivo era quello di raggiungere «il circolo più vasto possibile di fedeli dando pubblicità» al loro gesto.

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L’accusa ha chiesto tre anni di reclusione.
Noi chiediamo la fine del regime narco-mafioso russo.  Con l’aiuto della Santissima Vergine Maria, ma anche senza.

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Vatileaks, come da tradizione

28 Mag

Lo scandalo Vatileaks che sta scuotendo la Santa Sede non stupisce nessuno. Non potrebbe essere altrimenti, visto che siamo nel III Millennio ed i segreti corrono nell’etere e visto che la Chiesa Cattolica è sempre stata caratterizzata da questi fenomeni.

Del resto, è nella natura stessa delle norme vaticane l’origine del dissidio che si perpetua nei secoli.

Infatti, Gesù non istituì nè i Cardinali nè gli Ordini Laici che compongono la Corte della Monarchia Assoluta che regge lo stato temporale di Città del Vaticano. E cos’altro potremmo aspettarci da una ‘corte di palazzo’, se non trame sterili, speculazioni all’ombra dei potenti, corruzione e lussuria?

La Chiesa non ha bisogno dei suoi Cardinali, se il loro ruolo è quello di principi a corte, ovvero fazione, e non ha bisogno della sua finanza, se questa si fa strumento di impoverimento ed oppressione. Ma, se quanto sta accadendo in Vaticano non stupisce, certamente tutto questo preoccupa.

Le fughe di notizie, le trame di una parte dell’Alto Clero ‘contro’  Benedetto XVI, l’ambigua posizione del Cardinal Bertone, il mancato obbligo di denuncia per i casi di pedofilia tra chierici, il ‘licenziamento’ di Gotti Tedeschi, la marcia indietro nell’attuazione della trasparenza bancaria, le riluttanze messicane a schierarsi contro i Narcos, la centralizzazione del rapporto politico con l’Italia su temi marginali come ‘aborto, unioni civili, eutanasia’, la poca voglia di accomunarsi agli italiani nel pagamento dei tributi locali.

Ce ne è di che preoccuparsi, specialmente se si tratta dell’Italia e degli italiani, che di tutto avevano bisogno fuorchè della ulteriore delegittimazione del clero o di qualche ‘battaglia per la vera fede’ piuttosto che per ‘una etica buona ‘.

E c’è di che preoccuparsi anche dietro le mura vaticane, se, a dieci anni dall’inizio del Millennio 2.0, sono così vistose le crepe di un edificio (ndr un sistema di governance) nato per gli intrighi del ‘600, solo ristrutturato per le speculazioni finanziarie del XIX Secolo e già in forte crisi a partire da cent’anni a questa parte.

Crepe che si concretizzano nell’enorme ammontare dei danni che le sentenze contro i preti pedofili stanno accollando alla Santa Sede, nei casi in cui fosse informata, delle perdite registrate dalle ‘banche amiche’ travolte dalla Crisi dell’Eurozona tedesca, dei minori ricavi che le norme sulla trasparenza bancaria e sui rapporti con narcomafiosi stanno via via producendo, della minore disponibilità dello Stato italiano (o meglio dei suoi cittadini) a sostenere quasi esclusivamente il Centro Italia, per quanto riguarda monumenti, turismo e storia.

Una brutta fase di transizione – di cui resterà ampia traccia nei libri di storia – che scaturisce dalla lunga durata del pontificato di Carol Woytila – papa beato e grande comunicatore, ma non ugualmente abile come pastore di uomini – che ha lascia allo Stato del Vaticano alcune ‘opere’, alcune infrastrutture tipiche del Novecento: una banca d’affari, l’Istituto Opere di Religione, il controllo di una casa farmaceutica, la Orphan Europe, dominante nel settore dei farmaci orfani, e qualcosa di mezzo tra una ‘corporation’ ed una loggia, ovvero l’Opus Dei.

Probabilmente, Benedetto XVI sperava di ‘bonificare’ e trasformare queste infrastrutture, in modo che esse potessero non solo finanziare il mantenimento ed il funzionamento del clero (a quanto pare enormemente costoso), ma anche la carità e la ‘buona economia’.

Evidentemente, non è andata così e possiamo solo confidare nella fermezza del Pontefice a mantenersi dalla parte di “quelli che soffrono a causa della povertà, della corruzione, della violenza domestica, del narcotraffico, della crisi di valori o della criminalità”, come ha ricordato, giorni fa, nell’omelia dei Vespri.

C’è molta pulizia da fare nelle stanze vaticane e tutto il mondo attende di sapere se si risolverà con qualche arresto semi-secretato oppure se cambierà qualcosa nel sistema bancario e qualcos’altro nella ‘corte di palazzo’.

Non a caso ‘Paoletto’ il Corvo ha tenuto a precisare (fonte La Repubblica) che “chi lo fa agisce in favore del Papa”, “la mente dell’operazione non è una sola, ma sono più persone. Ci sono i cardinali, i loro segretari personali, i monsignori e i pesci piccoli.” Infatti, secondo il “corvo” tutto è stato organizzato per far venir fuori “il marcio” che c’è nella Chiesa ma “alla fine è diventato un tutti contro tutti”.”

Ratzinger, dunque, riuscirà a creare un ‘sistema costituzionale’, che separi le funzioni religiose da quelle gestionali, ovvero subordini denaro e profitto alla fede ed al servizio? Riuscirà Benedetto XVI ad affermare che fede, verità e trasparenza sono l’un l’altra imprescindibili?

Oppure in Oltretevere si continuerà come ‘da tradizione’?

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Roma, il volto balneare della crisi

28 Mag

Quattro notizie in un solo giorno, uno spaccato di Roma e dintorni in tempo di crisi.

“Complice un’improvvisa domenica di sole e caldo (quasi) estivo, le spiagge del litorale romano sono state prese d’assalto. I più coraggiosi non hanno rinunciato a un primo tuffo nonostante l’acqua è ancora gelida. Da questa mattina, così, le spiagge di Ostia, Fregene, Ladispoli, Torvajanica, Nettuno e Sabaudia si sono popolate anche solo per chi voleva concedersi un passeggiata sull’arenile o per un pranzo all’aperto per godersi un primo anticipo dell’estate.

Affollati anche i parchi capitolini con lunghe file di macchine parcheggiate nei pressi di Villa Pamphili, Villa Ada e Villa Borghese. Anche qui asciugamani, bikini e picnic.” (Roma, 27 mag. – Ign)

Poche ore prima, durante la notte, un operaio 44enne, originario di Rieti, veniva trovato impiccato in un bosco tra Acquasparta e Spoleto. Padre di tre figli, era rimasto disoccupato un anno fa. Nell’auto c’erano appunti per incontri di lavoro.

27 maggio 2012, domenica di Pentecoste, “la festa dell’unione, della comprensione e della comunione umana”, ha ricordato Papa benedetto XVI all’omelia da San Pietro, aggiungendo che “tutti possiamo constatare come nel nostro mondo, anche se siamo sempre piu’ vicini l’uno all’altro – con lo sviluppo dei mezzi di comunicazione, e le distanze geografiche sembrano sparire – la comprensione e la comunione tra le persone e’ spesso superficiale e difficoltosa”.

Più o meno alla stessa ora, un centinaio di Grillini, a piazza Montecitorio, hanno dato il via all’assemblea pubblica della città di Roma del Movimento Cinque Stelle, tra i passanti incuriositi ed un po’ intimiditi, che però applaudono se si sente dire “perché se siamo in questa situazione è grazie alla classe dirigente di oggi”.

Con i Cinque Stelle anche il Movimento per l’acqua pubblica – “perché Alemanno sta privatizzando l’acqua, e sta calpestando la volontà dei romani che hanno detto no a vendere l’Acea” – e l’immancabile Movimento noTav capitolino.

Parole destinate alle agenzie, quelle del Papa o dei Grillini, ma non ai romani che erano al mare, come se rotolare in allegria verso il baratro faccia meno male.
Parole non destinate a chi vive (e muore) nel disagio se non nella disperazione, dissanguati dalle speculazioni finanziarie e dagli egoismi dei potentati finanziari, dall’assenza di opportunità. Persone, la maggioranza di noi, che necessitano di un cambiamento strutturale – un cambio di mentalità – e non di neofiti o vecchie volpi della politica e pannicelli caldi nelle riforme attese da decenni od eccesso di tutele per le rendite di posizione.

Comprensione e comunione tra le persone, che non possono fermarsi al moto affettivo od al bel gesto senza intervenire sulle cause e sugli effetti, e che possono, se ancora disattese, portarci a ‘vivere in una Babele’, come ricordava Ratzinger.

Ad ogni modo, questa è Roma nell’anno della Crisi e se il quadro d’insieme preoccupa, ricordiamo che è la capitale della terza potenza dell’Eurozona, ovvero dell’ottavo PIL del mondo, e di uno dei principali potentati finanziari mondiali, lo Stato del Vaticano.

Resta solo da chiedersi cosa accadrà (o non accadrà) durante il lungo black out balneare romano, che, prevedibilmente, inizierà tra un paio di settimane, con l’esodo vacanziero (e spendaccione) di donne, vecchi e bambini, e che finirà tra 3-4 mesi, alla riapertura delle scuole.

Intanto, oggi 28 maggio, il cielo è coperto e forse pioverà.

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Mexican Narco Insurgency: una mattanza da capire

11 Mag

Due anni fa, pubblicavo “Narcoguerra: chi e come“, riportando che in un paio di anni v’erano stati più di 20.000 morti senza ottenere particolari attenzioni. Oggi, lo fa Saviano e la cosa richiama attenzione.

Non so se Roberto Saviano sia riuscito anche a parlare di Mexican Narco War o della Mexican Narco Insurgency oppure delle gravissime responsabilità del Partito Democratico Rivoluzionario nella crescita del potere dei Narcotrafficanti o di altri coinvolgimenti ben più imbarazzanti.

Un report del 2010 valutava che dai 19 ai 29 miliardi dollari vengono trasferiti dagli Stati Uniti al Messico, per essere riciclati attraverso gli acquisti in contanti di terreni, alberghi di lusso, automobili e altri beni di fascia alta.

Denaro che arriva nei modi più svariati, dal corriere individuale al container pieno zeppo, come racconta il servizio di Reuters.USA di qualche tempo fa. Denaro che è usato anche per corrompere politici e forze di polizia statunitensi.

 La maggiore difficoltà è data dal fatto che, in Messico, il 75% dell’economia formale e informale opera attraverso operazioni in contante e questo, nonostante le restrizioni nelle compravendite e negli atti notarili, facilita enormemente il lavoro dei contabili dei Narcos.
Joaquim “Chapo” Guzman, capo del Cartel de Sinaloa con una taglia da 1,5 milioni di dollari sulla testa, era stato inserito prima della cattura al 41esimo posto della classifica degli uomini più ricchi del pianeta stilata  da Forbes.

Guzman, che si ritiene avesse un “fatturato” di 19 miliardi di dollari solo per quanto riguarda le spedizioni di cocaina, importata dalla Colombia, verso gli Stati Uniti negli ultimi otto anni, si è reso responsabile o istigatore di  traffico di esseri umani e di organi, tonnellate di mariuana prodotta in loco, corruzione e terrore, rapimenti, riscatti ed estorsioni, migliaia di morti. Gli analisti stimano, inoltre, che Chapo Guzman avesse il controllo di almeno 3500 società operanti fuori dal territorio messicano, in USA come in Europa o Sudamerica.

 Anche se non così ricchi, anche gli altri boss (suoi “eredi” o rivali) godono di un potere enorme, che travalica i confini dello stato messicano. Come Nazario Moreno González “El Más Loco”, capo del cartello La Familia, che si professa “filosofo New Age” ed ha scritto il “manuale spirituale” del culto de La Santa Muerte.

Oppure come  Heriberto Lazcano Lazcano, “mitico” leader degli Zetas,  veri e propri paramilitari che – dopo essere cresciuti al soldo del Cartel del Golfo – hanno dichiarato guerra a tutti, quando,  dopo la morte di Arellano Félix, boss del cartello, Guzman provocò la scissione tra Tijuana e Sinaloa, approfittando dello sfaldamento de La Familia, indebolita dal trasferimento di Osiel Cárdenas Guillen in un carcere federale USA.

Una guerra, la Mexican Narco War, che vide le bande l’un l’altra antagoniste e che ha già provocato (dal 2007 al 2009) più di 23mila morti.

Una guerra feroce, quella dei signori della droga messicani, dopo l’indebolimento dei cartelli “storici”, dunque, che da anni preoccupa Stati Uniti ed Europa, vista anche l’infiltrazione, specialmente degli Zetas, nei nostri paesi.

Adesso, a contrasto del duro ed incisivo intervento voluto dal Presidente Calderon, siamo alla Mexican Narco Insurgency,  alla Narcorivoluzione.

Una battaglia che coinvolge ormai territori vastissimi e con continue rappresaglie da parte dei Narcos contro giornalisti, donne, persone prese a caso, interi villaggi.

I morti, dal 2007, si sono praticamente raddoppiati e, oggi, siamo ad una media di circa 25.000 morti l’anno, di cui molti torturati, straziati ed esposti.

Una mattanza cui si oppne con notevole coraggio il Partito d’Azione (liberali), che ha posto fine al monopolio politico, iniziato nel 1929, da parte del Partito Rivoluzionario Istituzionale e poi, a partire dal 1980, della sua “costola”, il Partito Democratico Rivoluzionario, che è il principale responsabile della libertà d’azione con cui si sono affermati i Narcos, nel corso dell’ultimo decennio.

Storie terribili (link esterno) come quella di Jessica Leticia Peña Garcia, una ragazza di 15 anni desaparecida un anno fa e riconosciuta dalla madre dai resti di abbigliamento trovati in un cimitero clandestino nella Valle di Juarez nella Sierra de San Agustin in Praxedis. Con sua madre ce ne sono altre, che aspettano di identificare le figlie da quell’ammasso di crani ed ossa.

Storie infami, come quella della strage di ragazzi delle superiori (13 morti) ad opera di una dozzina di narcotrafficanti che aprirono il fuoco all’impazzata contro una abitazione dove si svolgeva una festa studentesca. Era il 31 gennaio del 2010, a Ciudad Juarez, e le forze dell’ordine, seppur allertate in tempo, giunsero a strage conclusa e le famiglie dovettero trasportare da sole i feriti perchè le ambulanze non arrivavano. Poco tempo prima una strage di 18 giovani e numerosi feriti in un attacco ad un centro di riabilitazione per tossicodipendenti.
Come anche, Ciudad Juarez è tristemente famosa per le centinaia di omicidi di donne che si contano ogni anno nel suo territorio.


Detto questo, c’è solo un’altra cosa da dirsi: perchè solo ora i media italiani ed il buon Saviano si accorgono della Narco Insurgency messicana e decidono che è il caso che la si conosca anche in Italia? Perchè non farlo due anni fa?

Forse perchè, come riportava Vatican Insider di La Stampa il 26 aprile scorso, durante i Vespri, “Benedetto XVI ha strigliato l’episcopato connivente con i Narcos” e “lanciato un messaggio di speranza: La malvagità e l’ignoranza degli uomini non frenano il piano divino della salvezza, il male non può fare tanto”. Il monito è rivolto sia all’interno della Chiesa, sia all’esterno, cioè ai leader di terre che “soffrono a causa della povertà, della corruzione, della violenza domestica, del narcotraffico, della crisi di valori, della criminalità, della emigrazione che divide le famiglie”.

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