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Droghe illegali? Niente pensioni …

6 Apr

Secondo il rapporto della Commissione europea, presentato da Europol e dal Centro europeo di monitoraggio su droghe e dipendenze, ogni anno gli europei spendono almeno 24 miliardi di euro per acquistare sostanze illegali.

 Il commissario agli Affari interni e all’immigrazione Dimitris Avramopoulos ritiene che il ‘big business’ della droga “rappresenta un quinto dell’intero giro di affari del crimine e i costi sociali sono anche piu’ elevati, in termini di danni alla salute, di crimini connessi, di distorsione dell’economia e di distruzione dell’ambiente”.
In effetti, il dato è molto più allarmante, se nel 2009 Unodc (l’agenzia delle Nazioni Unite specializzata nella lotta alla droga e alla criminalità) riportava che in Italia,  60 miliardi di euro (oltre il 3% del PIL nazionale) sarebbero stati garantiti al crimine organizzato dal traffico di droga e una cifra equivalente proverrebbe da pizzo, armi e rifiuti, per un totale di proventi nell’ordine dell’8% del PIL italiano.
Viceversa, secondo i dati Onu, i proventi delle associazioni a delinquere negli Usa arrivano al 2,3% del Pil, all’1,2% nel Regno Unito, all’1,5% in Australia e all’1,3-1,7% in Germania e Olanda.
Sessanta miliardi di euro, che sarebbe davvero importante sottrarre al crimine (e al’evasione, riciclaggio, corruzione) di cui potremmo legalizzarne e fiscalizzarne almeno una parte (marijuana, morfine, tranquillanti etc), ‘regalando’ all’Italia l’immediata riduzione del debito (e la possibilità di intervenire sul biancio), ma anche molti meno introiti per le narcomafie e più denaro ‘legale’ in circolazione, come meno forze dell’ordine distolte da piccoli reati, e relativa ‘rifioritura’ di ampi territori.
Ma questo, mesi fa, non è avvenuto: Renzi ha ceduto al fronte cattolico e le cose son rimaste come prima. Non se ne riparlerà fino al 2018 come minimo, ma, intanto, salvate le banche, gli amici degli amici e … i principi religiosi … resta il fatto che qui non ci sono i soldi per le pensioni o per gli acquedotti.

A proposito, è di oggi che mancano 2-3 miliardi di euro per garantire almeno le pensioni minime … e che per un altro paio d’anni di flessibilità non se ne parlerà a causa del pareggio di bilancio.
Non era meglio fiscalizzare almeno i consumi di stupefacenti, i cui effetti (o danni) siamo assimilabili a quelli dell’alcool?

Demata

Miliardi sottratti al fisco … per darli al malaffare

17 Lug

I Radicali Italiani stimano che in Italia vengano consumate circa 120 tonnellate all’anno di marjuana o hashish, con un valore al consumo di circa 10 miliardi di euro (costo medio 10 euro per grammo, (dati Huffington Post) ed una percentuale di consumatori in Italia (14,6%) pressochè identica a quella olandese e statunitense.
Se lo Stato applicasse, banalmente, un’Iva del 21%, incasserebbe 2 miliardi di euro l’anno, con minori spese per la sicurezza, le carceri ed i servizi sociali che oggi derivano dall’illegalità delle così dette ‘droghe leggere’.
Inoltre, i dati agroalimentari USA confermano che “la California è lo stato che produce la maggiore quantità assoluta di piantina da fumare, per un guadagno (illegale) che supera persino quella del grano e del frumento messi insieme” e, soprattutto, che i raccolti, nonostante la crisi, non hanno subito grosse variazioni di prezzo come invece è accaduto per i cereali.”

In poche parole, tra uso legale in Italia e possibilità di esportare marjuana a scopo medico nei tanti stati USA e nordeuropei che stanno legalizzando il settore, lo Stato italiano potrebbe beneficiare di diversi miliardi di euro annui tra tasse e proventi di monopolio, senza incrementare particolarmente il numero di consumatori, che è già uno dei più alti del pianeta, e sottraendo alle narcomafie un mercato miliardario ed un notevole fattore di attrazione verso droghe più lucrative e micidiali.

Ma c’è dell’altro.

In Italia, secondo La Repubblica, ‘lavorano’ 50-70.000 prostitute/i, che rendono mensilmente ai loro sfruttatori tra i 5.000 ed i 7.000 euro mensili: un volume di ‘affari’ superiore ai 5 miliardi di euro annui. Stando ai numeri di Spagna (300.0000) e Germania (400.000), dovrebbero essere molte di più, almeno il doppio (150.000), specialmente se volessimo tenere conto di probabili sottostime del fenomeno, come nella cattolicissima e gauchista Francia, dove le fonti ufficiali (OCRTEH) vorrebbero farci credere che in Allemagne vi sarebbero oggi solo 18-20.000 prostitute.

Sempre applicando un’Iva al 21% (ma dovremmo forse parlare di Irperf e tassa comunale?), su una base realistica di 100.000 prostitute/i, ci ritroviamo un altro paio di miliardi di  euro di minore gettito fiscale annuo, oltre a mancati contributi previdenziali per oltre 300 milioni annui.
Senza dimenticare che legalizzare la prostituzione è l’unico modo per evitare che aumentino ancora quei 10-15.000 minorenni che si prostituiscono  in Italia e per rallentare il contagio del virus dell’AIDS, che è cresciuto addirittura del 10% nel solo 2012, arrivando a 4000 nuovi casi annui, secondo fonti del Ministero della Salute.

Solo applicando l’Iva alla marjuana e alla prostituzione lo Stato italiano ricaverebbe un benefit fiscale e dei minori costi per la sicurezza e la giustizia ben superiore ai tre miliardi annui. Figuriamoci se mettessimo in conto quelli derivanti dall’occupazione nei settori agricolo, commerciale, ristorazione e intrattenimento, impiantistica ed edilizia.

A proposito, non dimentichiamo che il PIL di Las Vegas è di 90 miliardi di dollari annui con soli due milioni di abitanti ed un flusso di 40 milioni di turisti all’anno provenienti da tutto il mondo, e che, al netto dei contributi che i singoli casinò devono versare ai propri comuni, a San Remo l’utile 2012 tocca i 13 milioni, a Venezia tra i 25 e i 28 e a Saint Vincent gli undici. Più tutto quanto deriva dai prelievi fiscali sulle vincite dei songoli giocatori e dalle tasse che arrivano dal’indotto e dalle migliaia di lavoratori occupati.
Parliamo del gioco d’azzardo vero, quello che attira turismo e capitali internazionali, non quello che raschia pensioni e stipendi di tanti italiani e sul quale lo Stato lucra direttamente, come accaduto nel 2011 con oltre 13 miliardi di ‘utili’, sottratti alla produzione ed al commercio per alimentare la spesa pubblica.

In poche parole, liberalizzando prostituzione, gioco e droghe leggere, le casse pubbliche si ritroverebbero con non pochi miliardi di euro annui in maggiori entrate, mentre l’Italia guadagnerebbe non meno di 200.000 occupati e tanto spazio in meno per l’illegalità e lo sfruttamento.
Ovviamente, per realizzare almeno una sola Las Vegas da 50 miliardi di PIL annui, non basta solo liberalizzare quello che già esiste agli angoli delle nostre strade: servirebbe anche una giustizia semplice e snella (Common Law) e dei contratti di lavoro nazionali che possano essere ampiamente integrati in sede locale.

Dunque, se qualcuno fosse ancora del parere di mantenere le leggi attuali che almeno ci spiegasse il perchè, visto che parliamo di ‘costi a perdere’ e che, molto probabilmente, il volume di affari, l’occupazione e la leva fiscale potrebbero rivelarsi di gran lunga superiori alle stime di questo post.

originale postato su demata