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Terrorismo ‘fai da te’, di cosa si tratta?

27 Mag

Dopo la decapitazione, a Londra, di un soldato inglese , anche a Parigi è stato pugnalato alla gola un militare di pattuglia nella stazione della metropolitana a La Défense davanti al Virgin Store.
L’attentatore, descritto come un giovane nordafricano che indossava la jalabiya, la tipica tunica magrebina, è riuscito a darsi alla fuga.
L’attacco è stato condotto con un taglierino, cogliendo di sorpresa un militare della ‘Vigipirate’, la struttura di sicurezza nazionale francese, che classifica proprio i trasporti terrestri – le metropolitane, i treni e gli autobus – in allarme rosso fin dal lontano 2004.

Un attacco annunciato, un’aggressione che sarebbe passata inosservata, se non fosse che arriva a poche ore dalla morte del Lee Rigby, tamburino del secondo battaglione del Royal Regiment of fusiliers, e dall’annuncio del ‘macellaio di Londra’, Michael Adebolajo: «voi non sarete mai al sicuro».

Un livello di tensione, in Francia, che la stessa Vigipirate, classificava un anno fa come “a rischio di major attacks, anche simultanei, con uso di armi non convenzionali e gravi devastazioni”.

Infatti, nel marzo 2012, si verificarono a Tolosa e Montauban (Francia) una serie di attentati che portarono alla morte di  7 persone e una ventina di feriti di cui alcuni gravi, da parte di un attentatore ‘solitario’. Uno degli attacchi fu messo in atto davanti una scuola ebraica, con la morte di tre bambini e il ferimento di molti altri, dove l’attentatore aveva «sparato contro tutto quello che aveva di fronte» e anche «inseguito alcuni bambini all’interno della scuola».
L’autore – poi morto per evitare la cattura, dopo 30 ore di assedio da parte dei corpi speciali francese – era un giovane musulmano di nazionalità francese, il ventitreenne Mohammed Merah,  che aveva legami con l’organizzazione “Jund al-Khilafah” (i soldati del Califfato, ndr), operativa in Afghanistan e Kazakistan.

Anche a Londra Michael Adebowale e Michael Adebolajo erano vicini ad un gruppo integralista islamico, al-Muhajiroun, e almeno uno dei due aveva tentato di andare in Somalia per addestrarsi o combattere con gli integralisti somali di Al Shabaab, legati ad al Qaeda. Anche a Tolosa, gli obiettivi primari erano stati alcuni militari di reparti operativi.

Non erano militari, invece, le vittime dei fratelli Tamerlan e Dzhokhar Tsarnaev, gli attentatori di Boston che avevano ucciso con due pentole-bomba artigianali tre persone, ferendone almeno altre 178, rifugiandosi, poi, nel campus del Massachussets Institute od Technology, dove uccidono un vigilante, Sean Collier.

Non erano militari, ma solo comuni cittadini, Ermanno Masini, Alessandro Carolè e Daniele Carella, uccisi da Mada Kabobo, il folle picconatore di Niguarda a Milano, che in qualche modo potrebbe aver fornito ispirazione ‘tattica’ agli attentatori londinesi e parigini. Come va preso atto che, poche settimane prima del’attacco di Michael Adebolajo a Londra, Luigi Preiti, a Roma, aveva dimostrato con quale facilità fosse possibile condurre ‘major attacks’, dopo aver ferito gravemente due carabinieri, Giuseppe Giangrande e Francesco Negri, dinanzi a Palazzo Chigi, dove ha sede il Governo italiano.

Mada Kabobo e Luigi Preiti sono dei folli o delle persone molto esasperate, dirà qualcuno, mentre Tamerlan e Dzhokhar Tsarnaev, Michael Adebowale e Michael Adebolajo come Mohammed Merah sono degli integralisti islamici. Sfumature che, ormai, non attecchiscono più a Washington, dove il terrorismo lo misurano in base alle tattiche od agli effetti e non in base al movente.
Troppi elementi ormai comuni in troppi scenari per non farci caso.

Ad esempio, i bersagli: sempre più spesso si tratta di ufficiali di polizia o militari. A Londra, come a Tolosa, Parigi o Roma e come in Val di Susa o davanti a tanti nostri stadi. Lo scopo? Aumentare l’insicurezza, ampliare i territori ‘non legali’.
Oppure l’arma utilizzata: un comune coltello da cucina, un taglierino affilato, un piccone o un’accetta. Normali utensili facilmente occultabili, come quelli usati nelle razzie di negozi che sempre più prendono piede.
O la tattica, quella più facile ed imprevedibile: nessun piano, nessun sostegno logistico, nessun comunicato, tanto ci penseranno i social network a diffondere ‘la diretta’.

Aggiungiamo che – a conseguenza di un retaggio coloniale con cui tutti i paesi europei ancora convivono – in ognuno dei nostri stati esistono persone che non provano sentimenti di particolare appartenenza o cittadinanza, bensì ritengono di appartenere ad una ‘propria’ nazione ed hanno una – più o meno manifesta – diffidenza verso il capitalismo finanziario, l’ultraliberismo, il consumismo, la ‘così detta modernità’, il cosmopolitismo, eccetera.
Basti vedere le difficoltà italiane ad introdurre il diritto di cittadinanza per ‘jus soli’, per nascita, o le offese e minacce che arrivano a Kashetu Kyenge, cittadina italiana di origine congolese e ministro dell’integrazione. Per non parlare delle vergogne dei nostri stadi o cosa tocchi a chiunque, in Italia, si trovi in primo piano, ma con il passaporto od il luogo di nascita sbagliato.

Come è costantemente in crescita la spinta autonomistica di tutti i territori europei inglobati nella nascita degli Stati Moderni, come le Due Sicilie e il Lombardo Veneto, come le Fiandre ed il mosaico belga, come la Catalogna od il Tirolo. Per non parlare di questioni ‘antiche’, come Alsazia, Galles, Scozia e Normandia oppure dell’Irlanda e dei Paesi Baschi.
Un modello, quello dell’Unione Europea, che doveva portare a soluzione e non incacrenire certi statalismi, come quelli così cari a francesi, italiani e spagnoli. Un modello che ha deluso, che depaupera o soffoca interi territori, che non riesce ad ‘includere’ nessuno, persino nella ‘democratica’ Francia, dove i ‘mulatti’ sono ‘cittadini’ per diritto napoleonico, od in Italia, dove gli immigrati erano e – spesso, ancora oggi – sono anche loro  italiani.

Allo stesso modo, la ‘vita che valga la pena di essere vissuta’, un concetto prettamente indoeuropeo, non è esattamente una cosa possibile, se il mondo diventa uno ‘stile di vita’ e di consumi e se l’iperconnessione trasforma la vita privata in un reality show.
Concetti molto cari a quell’anarchismo di destra e di sinistra, come ad un certo socialismo ed al pensiero liberale delle origini, che l’Europa sta cercando di dimenticare per sempre, come se non si trattasse della propria anima profonda: quella del cerchio e dell’assemblea degli uomini liberi.

Non è irrilevante che Michael Adebolajo, cittadino britannico di origine ghanese e ‘macellaio di Woolwich’, seppur rifacendosi alla propria fede islamica, abbia testualmente detto: «Non smetteremo mai di combattervi finché non ci lascerete soli. Dobbiamo batterci contro di loro come loro combattono noi. … Voi gente non sarete mai al sicuro. Cacciate il vostro governo, loro non si occupano di voi.
Credete che David Cameron si farà trovare per strada quando noi tireremo fuori le nostre pistole? Pensate che i politici moriranno? No, toccherà alle persone comuni, come voi e i vostri bambini. Quindi sbarazzatevi di loro».

Persone comuni come le 77 morte durante l’attacco di Utoyah nel 2011, da parte di Anders Breivik, che li considerava  “attivisti politici che lavoravano per il multiculturalismo”: «Ho agito per legittima difesa del mio popolo, della mia cultura, del mio paese. … La paura irrazionale delle dottrine nazionalistiche ci impedisce di fermare il nostro stesso suicidio nazionale /culturale, mentre la colonizzazione islamica aumenta di anno in anno». Un Breivik che tenne a precisare di aver «avuto amici musulmani, alcuni dei quali rispetto ancora».

Non smetteremo mai di combattervi finché non ci lascerete soli … ho agito per legittima difesa del mio popolo, della mia cultura, del mio paese.
Due facce, una medaglia.
Se, dunque, il terrorismo internazionale – ‘storico’ – è un problema che tocca oggi gli USA e domani qualche altra superpotenza, il terrorismo ‘fai da te’ è sostanzialmente interno, come lo erano gli attacchi dei nichilisti russi od i regicidi degli anarchici dei primi del Novecento. Un terrorismo ‘fai da te’ che non potrà altro che incrementarsi in Europa, se l’Europa non vorrà iniziare a chiedersi cosa è diventata e quali diritti effettivi assicura.
Ad esempio, il diritto ad essere ‘lasciati soli’, senza un sistema di regole ossessivo e di controlli fiscali esasperati, come ad esempio accade dalle parti di Denver, dove tutti temevano il terrorismo ‘fai da te’ da almeno dieci anni e dove praticamente non è accaduto un bel nulla, dopo l’attentato di Oklahoma City (19 aprile 1995), ad opera di Timothy McVeigh, veterano della guerra del Golfo, che distrusse con un ordigno ‘fatto in casa’ l’edificio federale Alfred P. Murrah, in cui morirono 168 persone e rimasero ferite oltre 800.
Gli Stati Uniti risolsero molti problemi interni, durante gli Anni Settanta, proprio grazie alle forti differenze normative esistenti tra gli Stati ed alla libera circolazione delle persone residenti negli USA, ma con forti restrizioni nell’immigrazione, mentre un sistema fiscale leggero, l’inviolabilità della proprietà privata e i grandi spazi liberi permettono ancora oggi di contenere il crescente dissenso dei discendenti dei pionieri, che altro pensavano fuorchè di fondare una potenza finanziaria mondiale. Ancora oggi, nonostante tutto, i fratelli Tsarnev sono un caso isolato, mentre gli assalti alle scuole non andrebbero considerati più come una bizarria dei ‘violenti americani’.
La Germania sopravvive alla Crisi mondiale senza gravi contraccolpi, per ora, grazie al sistema di Lander ed alle diversità locali nella previdenza come nei contratti di lavoro, ma anche grazie all’enorme numero di tedeschi con un genitore straniero che ormai vive in Germania, ad un sistema fiscale che mantiene bassi i costi al consumo dei beni di prima necessità ed all’idea di ‘capitalismo sociale’ che attecchì nel ‘partito popolare’ (CDU+CSU) di Adenauer e di Strauss.
Cosa ben diversa dal Fiscal Compact sovranazionale e dalle risorse essenziali (acqua e fuoco) sempre più nelle mani di piccoli imperatori multinazionali.
Non smetteremo mai di combattervi finché non ci lascerete soli … ho agito per legittima difesa del mio popolo, della mia cultura, del mio paese. La questione è tutta lì.
Speriamo che almeno il rischio del terrorismo ‘fai da te’ resti tale e che l’Europa delle banche e della fiscalità metta in atto qualcosa di diverso da quanto visto negli ultimi 20 anni, con l’unione monetaria.
Un’Europa che non è affatto rassicurante per i propri cittadini se intende continuare a confidare nel potere ipnotico dei media, senza voler tener conto che è proprio la mancata percezione della situazione da parte dei ‘potenti’ a rendere diffidente il popolo.
Non a caso Winston Churchill promise ‘lacrime e sangue’, tutti lo seguirono e la Gran Bretagna vinse una guerra già perduta.

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Strage ad Oakland. Il movente? Rivalsa …

3 Apr

Sette morti, tre feriti gravi: ecco l’ennesima strage, questa volta all’interno di una università statunitense, la Oikos University, una piccola università  d’ispirazione cristiana  ad Oakland, in California.

Come al solito, nelle cronache, troviamo la definizione di “folle”, come in altri casi abbiamo letto le parole “islamico” o “anarchico”. E come al solito, accade che nessuno si interroghi – analisti, politici, militari e giornalisti – sul nuovo corso del terrorismo, iniziatosi nel 1995 con il massacro di Oklahoma City in cui venne demolito, con un “camion bomba”, l’edificio federale Alfred P. Murrah, sede dell’FBI, in cui morirono 168 persone e se ne ferirono oltre 800.

Un attentato avvenuto  sei anni prima dell’abbattimento delle Torri Gemelle, che ha visto l’uso di tattiche ed “armi” non convenzionali, che era mirato non alla semlice strage, ma alla disarticolazione di una leadership (FBI), che venne eseguito da due sole persone (Timothy McVeigh e Terry Nichols), politicizzate ma prive di contatti o collegamenti, che aveva come movente la “rivalsa” (in ingl: revenge) e non un mondo migliore.

Un attentato cui fece seguito quello delle Twin Towers, attuato da una cellula jihadista, collegata al network Al Qaeda di cui l’emiro Osama Bin Laden era uno dei fondatori. Anche in questo caso parliamo di tattiche ed “armi” non convenzionali, non di una semlice strage, ma della disarticolazione di una leadership (Wall Street), un attacco eseguito da poche persone, politicizzate ma prive di contatti o collegamenti sul posto, che aveva come movente la “rivalsa” e non un mondo migliore.

Nella confusione e nello shock collettivo seguito all’11 settembre, George Walker Bush ed i suoi consiglieri trovarono utile affermare qualche mezza verità ed un paio di grosse bugie pur di nascondere una realtà ben più complessa, ma anche relativamente semplice.

Nacque il teorema della “guerra asimmetrica” e dei “combattenti non belligeranti”, in cui degli “stati canaglia” finanziavano delle “cellule terroristiche”, motivate da una fede corrotta o da fame di denaro. In realtà, gli “stati canaglia” non c’erano (salvo forse l’Afganistan del Mullah Omar), la “guerra asimmetrica” non esisteva, se non nella quantità di missili e bombardieri in dotazione alla USAF, i “combattenti non belligeranti” erano spesso degli “insorgenti”, le “cellule terroristiche” erano motivate dalla “revenge” e non solo e semplicemente dalla “fede corrotta”.

Così andando le cose, specialmente per colpa di un sistema mediatico che raramente riesce a contraddirre, con propri studi, le informazioni “official”, accadde che iniziasse la “War on Terror” che ancora oggi coinvolge le forze armate di mezzo mondo contro un nemico invisibile e largamente inesistente, come comprovano le statistiche decennali relative a complotti ed attentati attuati o sventati che vedono all’opera singoli o pochi individui, solitamente “pazzi”.

Non a caso le misure “antiterrorismo”, messe finora in atto, poco hanno a che vedere con l’attentato del kamikaze isolato ed a nulla servono se ad agire è un network (islamico o narcomafioso che sia), ma che tanto servono a prevenire il terrorismo interno, quello spontaneo, quello dei cittadini che “impazziscono”.

Ed, infatti, nonostante si sia ingigantito il controllo sulle armi, sui prodotti chimici di base, sulle transazioni di denaro, su determinati ambienti e persone, solo in Europa ci ritroviamo, nel giro di un anno o poco meno, con i roghi di Atene e le persone bruciate vive dai Black Blocks, il massacro di Utoya attuato da Brevik, la mattanza di Tolosa, attuata da Mohammed Merah, la ripresa del terrorismo “endemico” in Italia, tra pacchi bomba, sabotaggi e pistolettate, l’eccidio (ormai trimestrale o quasi) in un campus universitario.

Tutti attentati condotti con tattiche ed “armi” modeste o non convenzionali, finalizzati alla disarticolazione di una leadership o di un gruppo preciso, eseguiti da singoli individui, politicizzati ma aventi come movente la “rivalsa”.

Dunque, si sbaglia chiunque pensi che la fine delle ideologie coincida con una periodo di “pace” sociale, come si sbaglia chi pensa che per far risorgere il terrorismo serva una “organizzazione”.

Analizzando i tanti atti di “terrore” avvenuti nella Storia, raramente ci troviamo dinanzi ad individui ben collegati o parte di una organizzazione, un aspetto che prende forma solo nel Novecento con le organizzazioni paramilitari marxiste-leniniste o con i movimenti nazionalistici come l’IRA irlandese, l’ETA basca, la Banda Stern israeliana, Al Hamas palestinese.

Gli atti terroristici sono azioni condotte da pochi, se non singoli, individui o da organizzazioni o network con forti connotazioni settarie, un po’ come la Congrega degli Hashassin di un migliaio di anni fa, ai quali vanno ad aggiungersi gli attentati condotti da o per conto di uno dei tanti cartelli narcomafiosi operanti nel mondo.

D’altra parte cosa aspettarsi dal Liberismo, se, finite le ideologie e trasformati i partiti in grosse ammucchiate, non resta solo l’antipolitica, così “utile” per chi, come i poteri finanziari, necessita del “divide et impera” per condurre i propri giochi.

Riemerge con imperio il “prepolitico”, come i Communards antropofagi del 1848 parigino, le bande armate come quella di Bonnot o di Pancho Villa, gli atti isolati come quello di Apple ad Odessa, i regicidi come quello di Umberto I di Savoia ucciso dal meridionale Gaetano Bresci, quarante anni dopo l’annessione delle Due Sicilie.

La sete di “rivalsa”, figlia dell’esasperazione e nipote dell’esclusione, è la “dea” che guida la mano di un attentatore, non le “ideologie”, come tanti, molto speranzosamente, vorrebbero credere.

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III Millenium Terror, a new point of view

22 Mar

Europe: while the ambush to Alberto Musy, the politician shooted in Turin,  has already disappeared from the headlines, and while Mohammed Merah decides to die “weapons in the hands”, like his ancestors in the War of Algeria, it happens that no one asks – analysts, politicians, soldiers and journalists – on the new course of terrorism, which began in 1995 with the massacre in Oklahoma City when it was demolished, with a “truck bomb”, the federal building Alfred P. Murrah, FBI headquarters, which killed 168 people and wounded more than 800 though.

One attack occurred six years before Twin Towers demolition, which has seen unconventional tactics and “weapons”, which was designed not just to massacre, but to destroy a leadership (FBI), which was performed by two people (Timothy McVeigh and Terry Nichols), politicized but not connected with others, which had the “revenge” as its motive and not “a perfect world”.

Oklahoma City bomb was followed by Twin Towers Attack, implemented by a jihadist cell, linked to Al Qaeda network, founded by  Osama Bin Laden and many unknown others.
Again we can talk about  unconventional  tactics and “weapons”, not a “simpe” massacre, but the destruction of a leadership (Wall Street), played by few people, politicized but with no contacts or connections in place, which had revenge as motive and not a “perfect world”.

In the confusion and collective shock after September 11 attacks, George Walker Bush and his advisers found useful to say some half-truths and a couple of big lies just to hide a “complex but simple” reality, as Syriana showed in cinemas.

So the theorem of “asymmetric warfare” and “non-belligerent combatants” was created, in which the “rogue states” were financing of “terrorist cells”, motivated by a “corrupt faith” or hunger for money. In fact, the “rogue states” were not really (except perhaps Afghanistan of Mullah Omar), the “asymmetric warfare” does not exist, it is just the amount of missiles and bombers supplied to the USAAF, fighters noncombatant “were often of rebels “, the “terrorist cells” were motivated by revenge and not simply and solely by the” corrupt the faith. “

So facts happened and so happened “War on Terror” that still affects half the world’s armed forces against an invisible and largely non-existent enemy, as decadal statistics evidenced about conspiracies and attacks carried out or foiled.

And, meanwhile, measures were taken not against suicide bombing of the isolated persons and not useful if a network is acting (like Al Qaeda but also like Narcos), but both serve to prevent domestic terrorism, the spontaneous terrorism, done by “crazy” citizens.

And, in fact, although it has magnified control on guns, on basic chemicals, on money transactions and on certain ethnic areas and people.

Just in the last years, in Europe, we can report burned alive people in a bank by the Black Blocks in Athens, the massacre of Utoya implemented by Anders Brevik, the slaughter of Toulouse, carried out by Mohammed Merah, the resumption of “endemic” terrorism in Italy, including letter bombs, sabotages and shootings.

All attacks were carried out with unconventional “tactics and weapons”, to eliminate a leadership, done by individuals, politicized but motived by “revenge”.

So, anyone thinking that “the end of ideology” coincides with a period of “peace”, as he is mistaken.

By analyzing the many acts of “terror” that occurred in history, we rarely find well-connected individuals or part of an organizatio. An aspect that takes shape only in the twentieth century with the Marxist-Leninist, as Red Brigades or Red Fraction Army, or paramilitary nationalist organizations, like the Irish Army, the Basque ETA, the Israeli Stern Gang, the Palestinian Hamas.

Terrorist acts are actions carried out by few individuals or by organizations or networks with strong sectarian overtones – a bit as the Congregation of Hashassin, thousand years ago – which are in addition to the attacks carried out by or on behalf of one of many narco cartels operating in the world.

So, coming to Italy (weak link in the chain of Eurozona), this issue arises in a much more complex than they might want to think about the “talking crickets”.

In a similar “landscape”, the mayor risk is represented by over 50 y.o. people, who prevedibly should become unemployed or in poverty after Fornero’s reforms, and that, having learned what is “necessary to do” during the Seventies, could lead very blatant and dramatic individual actions, well beyond the climbing a crane or give themselves on fire in the street as it did.
In the alternative, their children, as the “revenge” motive seems to be universal … not to mention a ex-Nazi skinheads or extreme left activists 40 y.o. aged, exacerbated by 20 years of social and employing insecurity.

The attempt to Alberto Musy seems to belong to this category of events, regardless of any politicization of the aggressor.

Immediately after, the risk that Italy runs comes by two “protagonists”, not just “non-belligerent combatants” or “misfits involved in terrorism”: the Mafia and the foreign states with which Italy has not alliances, interested in destabilizing the Eurozone and the Bildberger financial system. But, wanting to be correct, this should be called “asymmetric warfare” and not simply “terrorism”.

Returning to Italian potential chaos, the risk of isolated acts is not irrelevant, especially if the media will continue to ignore a widespreading discontent about an authoritarian  government of technicians coming by financial business sectors.

In fact, what they are not taking into account – both Mario Monti and current European political class – is that, after “the end of ideologies”, with parties transformed into piles, not only the anti-politics remains, so “usefully” for who, like the financial powers, need to “divide and conquer” to lead their games.
After “the end of ideologies” the world re-comes “pre-political”, as the 1848’s cannibal Communards in Paris, the armed gangs such as Bonnot or Pancho Villa, isolated acts such as that done by Mr. Apple in Odessa, regicides such as Umberto I of Savoy by Gaetano Bresci, a southern man, forty years after annexation of the Two Sicilies.

Thirst for “revenge”, daughter of the exasperation and granddaughter of exclusion, is the “goddess” who guides the hand of a “terrorist”, not the “ideologies”.

The driver is alerted, but … given that these things are not taught in a private enterpirses … we have to clear if our “technical professors bankers” – in Italy as everywhere – will be able to “read the landscape”.

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Alla fine ha vinto lui

22 Mar

“Merah ha venduto cara la pelle, alla fine ha vinto lui”, con queste parole l’inviato Paolo Berizzi da Tolosa per il Corsera, ha tratteggiato l’epilogo tragico dell’assedio a Mohammed Merah, il jihadista di Tolosa.

”L’assalto delle teste di cuoio è durato tre interminabili minuti. Il terrorista ha reagito con violenza, aveva detto di voler colpire più persone possibili: così ha fatto. E’ morto combattendo, da jihadista come si era presentato”.

Un atteggiamento che, in Francia e nel Maghreb, avrà un grosso impatto emotivo, dato che il giovane francoalgerino ha agito, nel condurre il suo piano, più o meno come operavano i suoi padri contro i francesi durante la Guerra d’Algeria.

Lo volevano prendere “vivo” per processarlo, l’avevano chiamato “serial killer”, “psicopatico”, “disadattato”. Era solo un semplice “jihadista” e l’ha dimostrato.

Jihad, una realtà “di lotta” ma anche una condizione dello spirito, che faremmo bene a comprendere meglio, invece di confinarla nel Talebanistan … visto anche che ce l’abbiamo (e ce l’avremo) nel cortile di casa.

La Jihad è una “guerra per la purezza dell’uomo”, almeno stando alla tradizione sunnita, e non è mica detto che sia necessariamente contro l’Occidente od i Cristiani.
Non a caso, Mohammed Merah non ha colpito “caucasici” o cristiani, pur essendo islamico ed etnicamente maghrebino …

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Terrorismo del III Millennio

22 Mar

Mentre l’agguato al consigliere dell’UDC torinese, Alberto Musy, è già sparito dalle prime pagine e mentre Mohammed Merah decide di morire armi alla mano, come i suoi avi nella Guerra d’Algeria, accade che nessuno si interroghi – analisti, politici, militari e giornalisti – sul nuovo corso del terrorismo, iniziatosi nel 1995 con il massacro di Oklahoma City in cui venne demolito, con un “camion bomba”, l’edificio federale Alfred P. Murrah, sede dell’FBI, in cui morirono 168 persone e se ne ferirono oltre 800.

Un attentato avvenuto  sei anni prima dell’abbattimento delle Torri Gemelle, che ha visto l’uso di tattiche ed “armi” non convenzionali, che era mirato non alla semlice strage, ma alla disarticolazione di una leadership (FBI), che venne eseguito da due sole persone (Timothy McVeigh e Terry Nichols), politicizzate ma prive di contatti o collegamenti, che aveva come movente la “rivalsa” (in ingl: revenge) e non un mondo migliore.

Un attentato cui fece seguito quello delle Twin Towers, attuato da una cellula jihadista, collegata al network Al Qaeda di cui l’emiro Osama Bin Laden era uno dei fondatori. Anche in questo caso parliamo di tattiche ed “armi” non convenzionali, non di una semlice strage, ma della disarticolazione di una leadership (Wall Street), un attacco eseguito da poche persone, politicizzate ma prive di contatti o collegamenti sul posto, che aveva come movente la “rivalsa” e non un mondo migliore.

Nella confusione e nello shock collettivo seguito all’11 settembre, George Walker Bush ed i suoi consiglieri trovarono utile affermare qualche mezza verità ed un paio di grosse bugie pur di nascondere una realtà ben più complessa, ma anche relativamente semplice.

Nacque il teorema della “guerra asimmetrica” e dei “combattenti non belligeranti”, in cui degli “stati canaglia” finanziavano delle “cellule terroristiche”, motivate da una fede corrotta o da fame di denaro. In realtà, gli “stati canaglia” non c’erano (salvo forse l’Afganistan del Mullah Omar), la “guerra asimmetrica” non esisteva, se non nella quantità di missili e bombardieri in dotazione alla USAF, i “combattenti non belligeranti” erano spesso degli “insorgenti”, le “cellule terroristiche” erano motivate dalla “revenge” e non solo e semplicemente dalla “fede corrotta”.

Così andando le cose, specialmente per colpa di un sistema mediatico che raramente riesce a contraddirre, con propri studi, le informazioni “official”, accadde che iniziasse la “War on Terror” che ancora oggi coinvolge le forze armate di mezzo mondo contro un nemico invisibile e largamente inesistente, come comprovano le statistiche decennali relative a complotti ed attentati attuati o sventati.

E, intanto, venivano prese misure che poco hanno a che vedere con l’attentato del kamikaze isolato ed a nulla servono se ad agire è un network (islamico o narcomafioso che sia), ma che tanto servono a prevenire il terrorismo interno, quello spontaneo, quello dei cittadini che “impazziscono”.

Ed, infatti, nonostante si sia ingigantito il controllo sulle armi, sui prodotti chimici di base, sulle transazioni di denaro, su determinati ambienti e persone, solo in Europa ci ritroviamo, nel giro di un anno o poco meno, con i roghi di Atene e le persone bruciate vive dai Black Blocks, il massacro di Utoya attuato da Brevik, la mattanza di Tolosa, attuata da Mohammed Merah, la ripresa del terrorismo “endemico” in Italia, tra pacchi bomba, sabotaggi e pistolettate.

Tutti attentati condotti con tattiche ed “armi” non convenzionali, finalizzati alla disarticolazione di una leadership, eseguiti da singoli individui, politicizzati ma aventi come movente la “rivalsa”.

Dunque, si sbaglia chiunque pensi che la fine delle ideologie coincida con una periodo di “pace” sociale, come si sbaglia chi pensa che per far risorgere il terrorismo serva una “organizzazione”.

Analizzando i tanti atti di “terrore” avvenuti nella Storia, raramente ci troviamo dinanzi ad individui ben collegati o parte di una organizzazione, un aspetto che prende forma solo nel Novecento con le organizzazioni paramilitari marxiste-leniniste o con i movimenti nazionalistici come l’IRA irlandese, l’ETA basca, la Banda Stern israeliana, Al Hamas palestinese.

Gli atti terroristici sono azioni condotte da pochi, se non singoli, individui o da organizzazioni o network con forti connotazioni settarie, un po’ come la Congrega degli Hashassin di un migliaio di anni fa, ai quali vanno ad aggiungersi gli attentati condotti da o per conto di uno dei tanti cartelli narcomafiosi operanti nel mondo.

Dunque, venendo all’Italia.la questione si pone in un modo ben più complesso di quanto vogliano pensare i “grilli parlanti” che poco leggono d’inglese o d’internet.

In una tale ottica, il rischio principale è rappresentato dagli over 50 che dovessero trovarsi senza impiego o sul lastrico e che, avendo imparato quanto necessario durante gli Anni di Piombo, potrebbero dar luogo ad azioni individuali anche molto plateali e drammatiche, ben oltre l’arrampicarsi su una gru o darsi fuoco per strada come già accaduto. In subordine, c’è da chiedersi cosa faranno i loro figli, visto che la “rivalsa” sembra essere il movente universale … senza trascurare qualche ex naziskin o panterino quarantenne esacerbato da 20 anni di precariato.

L’attentato ad Alberto Musy sembra appartenere a questa categoria di eventi, a prescindere dalla eventuale politicizzazione dell’attentatore.

Immediatamente dopo, i rischi che l’Italia corre derivano da due “attori protagonisti”, non “combattenti non belligeranti” o “disadattati confuiti nel terrorismo”,: le mafie e gli stati esteri con cui non abbiamo alleanze, interessati a destabilizzare l’Italia e, tramite noi, l’Eurozona ed il sistema finanziario “trilaterale”. Ma queste, a voler essere corretti, si chiamano “guerre asimmetriche” e non semplicemente “terrorismo”.

Ritornando al potenziale caos italiano, il rischio di atti isolati non è affatto irrilevante, specie se i media dovessero continuare ad ignorare il diffuso malcontento che si ascolta in giro e se un governo di tecnici dovesse continuare a perseguire una china autoritaria.

Infatti, quello di cui non stanno tenendo in conto sia Mario Monti & co. sia l’attuale classe politica europea è che, finite le ideologie e trasformati i partiti in grosse ammucchiate, non resta solo l’antipolitica, così “utile” per chi, come i poteri finanziari, necessita del “divide et impera” per condurre i propri giochi.
Riemerge con imperio il “prepolitico”, come i Communards antropofagi del 1848 parigino, le bande armate come quella di Bonnot o di Pancho Villa, gli atti isolati come quello di Apple ad Odessa, i regicidi come quello di Umberto I di Savoia ucciso dal meridionale Gaetano Bresci, quarante anni dopo l’annessione delle Due Sicilie.

La sete di “rivalsa”, figlia dell’esasperazione e nipote dell’esclusione, è la “dea” che guida la mano di un attentatore, non le “ideologie”, come tanti, molto speranzosamente, vorrebbero credere.

Il conducente è avvisato, ma … dato che queste cose non si studiano in una Università Commerciale privata come la Bocconi … chissà se i nostri “tecnici professori banchieri” saranno in grado di “leggere lo scenario” che hanno davanti.

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