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Marò in India verso la scarcerazione?

17 Mag

Anche oggi, Roma, ormai in piena campagna elettorale, in rossi, neri, bianchi e gente comune.
Il “pretesto” di oggi è la polemica intorno l’iniziativa dei consiglieri del Pdl di indossare in aula delle magliette con le foto dei due fucilieri della Marina Militare detenuti in India.

Il problema, secondo la presidente della Commissione delle Elette di Roma Capitale, Monica Cirinnà, è stato che ” in apertura di seduta dell’Assemblea capitolina gli uffici di Presidenza hanno distribuito una maglietta nera raffigurante i due marò detenuti in India. Oltre a chiedere la sottoscrizione al momento del ritiro della t-shirt, ai consiglieri presenti è stato chiesto di indossarla al momento dell’esecuzione dell’Inno di Mameli. Ritengo questa iniziativa del tutto sbagliata, indebita, non concordata in conferenza dei capogruppo e soprattutto un uso improprio dell’istituzione da parte del presidente Pomarici il quale lui stesso ha indossato la maglietta distribuita”.

Ugo Cassone, consigliere Pdl di Roma Capitale, parla di “stupefacente reazione antitaliana”, affermando che “è inaccettabile che, invece di aderire spontaneamente alla simbolica manifestazione l’opposizione abbia indegnamente sollevato per questa occasione questioni procedurali e di regolamento, indicative solo del suo atteggiamento ostile e per niente patriottico”.

Un po’ come a Costantinopoli, quando erano in assise per determinare il sesso degli angeli, mentre le mura cadevano sotto l’assedio dei turchi.

Possiamo tutti immaginare il profondo scoramento che potrebbe cogliere, dinanzi a tale “veemente polemica”, non solo i nostri marò ed i loro colleghi o familiari, ma tutti i nostri concittadini che, per lavoro, sono andati per mare e per terra in terra straniera.

La buona notizia è che le autorità dello stato indiano del Kerala hanno disposto il trasferimento, tra 20 giorni, dei due marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, dal carcere di Trivandrum ad un’altra struttura della città.

La Corte Suprema Indiana, infatti, aveva, nei giorni scorsi, invitato le autorità locali a dare seguito all’impegno di trasferire i militari italiani in una struttura diversa dal carcere, in risposta ad una petizione del procuratore generale aggiunto, Harin P. Raval,  “perchè lo Stato del Kerala non ha giurisdizione, essendo l’incidente avvenuto in alto mare dove la competenza è dell’Unione Indiana e non dei singoli stati.”

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Lavoro: caos nostro futuro

23 Mar

Monti e Fornero vanno avanti col Decreto Lavoro “salvo intese”, ovvero cedimenti da parte loro piuttosto poco prevedibili, vista “l’arroganza del potere” finora dimostrata.

Intanto, Giorgio Napolitano – non si sa su quali basi previsionali – rassicura che “non sarà valanga di licenziamenti”, Emma Marcegaglia, ribadisce di essere contro “ogni ipotesi di indebolimento”, Massimo D’Alema ricorda che “il governo dovrà adeguarsi alla volontà delle Camere”.

Andranno probabilmente alla fiducia e sarà “D’Alema ad adeguarsi al volere delle Camere”, che voteranno a favore del Decreto Lavoro – qualunque cosa vi sia scritta – senza se e senza ma.

Dopo di che, il caos.

A partire dalla possibile incostituzionalità di una legge che escluda del tutto  la competenza della magistratura, riguardo un contenzioso inerente un contratto (lavoro o fornitura  o servizi il principio non cambia).
Un sistema che, a guardare lontano, andrebbe a creare una sorta di “uffici del lavoro” – ovvero funzionari specializzati in “mediazione” – in cui si trattano i licenziamenti e non le assunzioni … bel paradosso, vero?

Ma questa è solo la punta dell’iceberg.

Dopo un anno o poco più il “sussidio di disoccupazione finisce” e con 27.000 euro oggi ci si compra un furgone od una micropizzetteria: è abbastanza prevedibile che tra un anno avremo molti licenziati che staranno esaurendo le scarse risorse ma continuando a non trovare lavoro oppure lavorando, ma a nero, facendo concorrenza ai giovani, tanto per cambiare.

Tra l’altro, l’apprendistato è un “buon ritorno all’antico” si addice al lavoro dipendente ed all’artigianato, per persone under 25/30: non miglioreremo nulla, in Italia, se tra cinque o dieci anni – come assolutamente prevedibile – ci ritroveremo con valenti  avvocati o medici apprendisti trentacinquenni, con stipendi infimi e sudditanza totale verso un ultrasessantenne che vive di rendita di posizione. Più lavoro? No, più utili.

Le quote rosa ed i congedi parentali sono sostanzialmente un bluff, sia perchè è insensato rendere improduttivi ambedue i genitori durante la gravidanza sia, soprattutto, perchè le “quote rosa” dovremmo vederle “here and now” negli ospedali, nelle banche e nelle università da cui provengono i nostri “professori banchieri”. Fumo negli occhi o poco più.

Incredibile è la norma che prevede “la facoltà per le aziende di stipulare accordi con i sindacati maggiormente rappresentativi, finalizzati a incentivare l’esodo dei lavoratori anziani”. Prendiamo atto che la massacrante riforma delle pensioni, dunque, non esiste, se non per i lavoratori pubblici … che sarebbero proprio quelli da prepensionare.

Intanto, la disoccupazione al Sud sembrerebbe essere raddoppiata in un anno e, con le vecchie e con le nuove norme, non ci sarà “sussidio” per queste persone, mentre – come qualcuno già inizia a notare –  si parla di nuovi balzelli per le imprese e di altri contributi dai lavoratori.

Benvenuti nel Caos.

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Pagherete caro, pagherete tutto

21 Mar

Mentre le disposizioni riguardanti le manovre capaci di riaccendere lo sviluppo economico languono, ovvero la Fase Due non arriva, arrivano le pallottole. A Torino, un “terrorista” ha sparato otto colpi, mettendone 4 a segno, contro il consigliere comunale dell’UDC Alberto Musy, professore universitario, liberale, avvocato d’affari.

Un fatto imprevedibile? Affatto. Viste le politiche del welfare portate avanti da Elsa Fornero e sentite le “battutelle” di Mario Monti, poteva prevederlo chiunque abbia più di 50 anni, ovvero ha vissuto gli “Anni di piombo”, specie se conosce la disperazione e l’abbandono delle periferie italiane odierne.

Inoltre, visto che si parla di politica e di terrorismo, potrebbero o dovrebbero ricordarselo anche gran parte dei nostri parlamentari e, soprattutto, i nostri “professori”, sennò che professori sono …

Una escalation attesa, quella dell’agguato al consigliere Musy, ed ampiamente percepibile dal “Palazzo”, se proprio sotto il Parlamento l’altro ieri c’erano manifestanti con la scritta “Fornero devi morire” …

Insomma, per ora ci rimette le penne il povero Musy, che non è al Governo e neanche in Parlamento, e questo, dopo le violenze in cui sfociano puntualmente i cortei a Roma,  dovrebbe dare un’idea del caos in cui può piombare il Paese.

E’ incredibile ed intollerabile che vada a finire così, dopo che gli italiani, molto responsabilmente, hanno sopportato per quasi 20 anni sia gli “effimeri governi Prodi” sia gli “scandalosi governi Berlusconi”. Ma, d’altra parte, se “per salvare l’Italia” ci tocca d subire un “iniquo governo Monti”, come meravigliarsi se ritornerà il giorno dei giovani allo sbaraglio, dei falsi profeti e dei cattivi maestri in sella e del sangue per le strade?

Come anche come stupirsi della prevedibile escalation di violenze “a sinistra”, se il Partito Democratico è composto per la maggior parte da centristi e se Vendola e SEL tacciono più per incapacità propositiva che per piaggieria verso il “partito a vocazione maggioritaria”, mentre sulle pensioni decide il governo a porte chiuse, sul lavoro l’opposizione della CGIL è “mero dissenso”, la colpa del disastro è di “tassisti e farmacisti”, di patrimoniale e legge elettorale non se ne parla, di aiuti per la povertà che si espande a macchia d’olio neanche una prece.

Stiamo parlando di oltre il 30% dell’elettorato che sappiamo bene come la pensa e che, nei fatti, non ha voce in Parlamento: andare avanti così è un suicidio politico …

… che pagheremo caro e che pagheremo tutto, stavolta come allora.

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An Italian white golpe is coming?

21 Mar

The General Accounting Office of Italian Republic has formalized that five rules of the Decree on “Liberalizations” do not have financial backing, although having received the approval of the Budget Committee and passed in the Senate.
“Unconstitutional” rules because there is no certainty of resources, but the Monti’s Government has decided to put confidence vote in Parliament, sure that the majority of politicians will do everything to keep seats and sinecures.

No mention about Gianfranco Fini, President of the Chamber of Deputies, that expressed “regret at the insensitivity shown by the Government” that did not provide “further evaluation elements” on an issue that “objectively has its merits”.

A government unresponsive to the demands of the Chamber of Deputies: an example of democracy and respect for rules, is not it?

Unfortunately, the worst happens.

The President of the Republic, Giorgio Napolitano, said, intervening indirectly in the dispute on Welfare, that “today more than ever we need a ‘inclusive’ and fair labor law, concerned to protect the rights of the weakest part of the contract and the reaffirmation of its rigorous duties to safeguard with economic growth and social cohesion “.

“Protecting the rights of the weaker contractual” and “social cohesion” means that the negotiations should not be resolved with “instant decrees” approved by a crowded majority. It seems clear the presidential reference on the “fateful March 23” as announced by Fornero almost like a Delphic horoscope.
As it is evident that Giorgio Napolitano meant to recall the three union confederations to the spirit of unity shown by the constitution, when asked, in the same message, “to strengthen the necessary capacities unitary representation of the working world.”

Given all this, a laconic Mario Monti can not say anything but “will be held Thursday, March 22, at 16, the final meeting between the government and social partners at Palazzo Chigi with the texts and will spread the word.”

An Executive, therefore, not impartial, or technical, but just super, as the “regret” of the President of the Chamber, the “message” of the President of the Republic and the “dissent” of Major Italian trade union (the CGIL) widely demonstrate.

If we were a Latin American with technocrats chosen by world finance as rulers and with parties reduced to an invertebrate Grand Coalition, do you call this a “white golpe”, expecially if  reforms on dismissed and unemployed goes in parliament without a deep and wide debat?

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Il golpe bianco di Mario Monti

21 Mar

La Ragioneria Generale dello Stato ha formalizzato che cinque norme del Decreto “Liberalizzazioni” non hanno copertura finanziaria, pur essendo “passate in Senato ed avendo avuto l’approvazione della Commissione Bilancio.
Norme “Incostituzionali”, dato che non c’è certezza di risorse, per le quali il Governo Monti ha deciso di porre il voto di fiducia in Parlamento, sicuro che l’ammucchiata che funge da maggioranza farà di tutto per mantenere seggi e prebende.

Non è un caso che Gianfranco Fini, qualePresidente della Camera, abbia espresso «rammarico per l’insensibilità mostrata dal Governo» che non ha fornito all’aula «ulteriori elementi di valutazione» su una questione che «oggettivamente ha una sua fondatezza», pur essendo e leader di Futuro e Libertà, ovvero di un partito che sostiene Mario Monti.

Un Governo insensibile alle fondate richieste della Camera dei Deputati … uno specchio di democrazia e rispetto delle regole, nevvero?

Purtroppo, accade di peggio.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha precisato, intervenendo indirettamente nella diatriba, ribadendo che “oggi più che mai occorre un diritto del lavoro ‘inclusivo’ ed equo, attento alla tutela dei diritti della parte più debole contrattualmente e alla riaffermazione rigorosa dei relativi doveri per salvaguardare insieme crescita economica e coesione sociale”.

“Tutela dei diritti della parte più debole contrattualmente ” e “coesione sociale” significa che la trattativa non va risolta a colpi di decreto votato con imposizione della fiducia da un’informe ammucchiata di maggioranza. Almeno questo sembra evidente per quanto relativo il “fatidico 23 marzo” annunciato da Fornero quasi fosse un oroscopo delfico.
Come è evidente che Giorgio Napolitano intendesse richiamare i tre sindacati confederali allo spirito di unitarietà indicato dalla costituzione, quando chiedeva, nello stesso messaggio, di “rafforzare l’indispensabile capacità di rappresentanza unitaria del mondo del lavoro”.

A fronte di tutto questo, un laconico Mario Monti non riesce a dir altro che “si terrà giovedì 22 marzo, alle 16, l’incontro finale tra governo e parti sociali a palazzo Chigi con i testi e si stenderà il verbale”.

Un Esecutivo, dunque, non super partes, ovvero tecnico, ma super e basta, che può permettersi di ignorare il “rammarico” del Presidente della Camera, il “messaggio” del Presidente della Repubblica ed il “dissenso” del maggiore sindacato italiano (la CGIL).

Se fossimo in America Latina, con dei tecnocrati scelti dalla finanza mondiale come governanti e con un sistema partitico ridotto ad una grosse koalition invertebrata, parlereste voi di “golpe bianco”, se la riforma del lavoro passasse in parlamento senza un se e senza un ma?

 

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Lavoro: una settimana decisiva

19 Mar

Arriva, finalmente, una settimana “intensa” per l’attività dei nostri parlmentari: Elsa Fornero ha annunciato che “il governo presenterà lo stesso al Parlamento la riforma del lavoro” e precisato che le “mie dimissioni non sono all’ordine del giorno”.

Fornero ha sottolineato anche che sulla riforma allo studio del governo “c’è un carico eccessivo di aspettative”. E, riguardo l’impossibilità di raggiungere un accordo con le parti sociali (Confindustria, CISL, UIL, CGIL, CONFSAL, COBAS) il ministro ha aggiunto di non voler “considerare questo aspetto: sono impegnata a realizzare un accordo”.

Il tutto contornato da speech in “Condoreeza Rice style”, come “siamo abbastanza maturi sui contenuti”, “non possiamo andare avanti a discutere all’infinito”, “la settimana prossima, è questo su cui io sto lavorando”, “non ho nessun interesse a fare la riforma solo sull’articolo 18”.

Come anche, in un paese dove intere regioni sono relegate al sottosviluppo e l’emigrazione, Elsa Fornero, novella Tatcher, riesce a dire che  “dal mercato del lavoro si può uscire, ma chi esce deve essere assistito con un reddito monetario”. Bisogna però “aiutare chi gode dell’indennità di disoccupazione a cercare un altro lavoro”.

 Un discorso piuttosto strano quello che Elsa Fornero vuole propinarci, specialmente se consideriamo che i sussidi sono solo per chi perde il lavoro e solo per un anno e mezzo. Difficile credere che i nostri parlamentari – avezzi a raccogliere a mani basse il consenso popolare promettendo “lavoro, infrastrutture, sviluppo” – possano votare di tutta fretta un cambiamento così “socialmente pericoloso”, specialmente dopo i danni spaventosi della Riforma Bassolino, che introdusse i contratti a termine..

Dunque, in caso di presentazione dei decreti in parlamento senza che le parti siano arrivate ad un accordo, le cose sono due: votarli con la fiducia o senza.

Nel primo caso, ponendo la fiducia al governo, un voto negativo costerebbe le “dimissioni” non solo a Fornero, ma a tutto l’esecutivo, mentre un voto positivo sarebbe una forzatura bella e buona, visto che il discorso di Monti per l’insediamento precisava “con il consenso delle parti”. Nel secondo caso, viceversa, senza porre il voto di fiducia, è difficile pensare che i nostri parlamentari non deformino a furia di emendamenti il senso originario della norma.

Si approssima l’ora, dunque, che i nostri partiti si assumano le responsabilità delle proprie azioni ed è inutile – visto che al passaggio di Elsa Fornero durante la visita alle ex Officine Grandi Riparazioni di Torino si sono levate grida di “Vergogna!” –  che il premier Mario Monti pensi di cavarsela con un’ovvietà come: “Se le posizioni non fossero ancora abbastanza distanti vorrebbe dire che la riunione conclusiva ha già avuto luogo con successo”.

Il ministro Fornero, dunque, non dovrebbe avere molte possibilità di prevalere, presentando un decreto con mezzo sindacato e la maggioranza dei lavoratori contro, tra la diffidenza generale, visto l’intervento sulle pensioni del tutto ingiustificato, mentre anche  una buona parte di Confindustria sarà insoddisfatta della bassa macelleria necessaria per cooptare, eventualmente, CISL e UIL.

Dunque, le certezze di Elsa Fornero sono fondate sulla garanzia ottenuta da Mario Monti che PdL, FLì, UdC e PD voteranno qualunque cosa lei presenterà in Parlamento.

In ambedue i casi, tra una settimana o poco più staremo tutti a contare i giorni che mancano dalle “loro”, e non sue, dimissioni sia nel caso che questa prova di forza volga al peggio per il “governo dei professori” sia, soprattutto, che prevalga ancora il “Fornero pensiero”, cosa che, più o meno gradualmente, porterà il paese in una situazione di elevata tensione sociale.

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Coccodrilli senza lacrime

19 Mar

Elsa Fornero è al centro del battage mediatico e la cosa, come noto, ha dei pro e dei contro, visto che la gente presta maggiore attenzione a quanto viene detto e tende a ricordarlo.

Oggi, le agenzie battono che “la riforma del mercato del lavoro, ha detto ancora il ministro, deve essere in particolare indirizzata ai giovani che in Italia vivono un grave problema di occupazione” …

Fornero ha spiegato che “sui giovani si è scaricata la flessibilità cattiva, vogliamo rendere più dinamico il mercato del lavoro. Questo vuol dire avere più facilità in accesso e in uscita”.

Nella migliore delle ipotesi, questo starebbe a dire che la disoccupazione va (ab)battuta facendo lavorare un po’ tutti, ma un po’ di meno, un concetto non disprezzabile se non fosse che gli stipendi dei manager – ovvero dei “professori” che sono al governo – salgono sempre più su, mentre quelli degli altri no.

Nella peggiore delle ipotesi, però, quando predicato dal ministro Fornero equivarrebbe solo a più giovani “apprendisti” e meno lavoratori sopra i 55 anni, che si ritroverebbero con più facilità in uscita e pressochè nessuna chance in accesso …

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