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Recovery fund nei dettagli

24 Lug

Il Recovery Fund di cui parlano politici, media e followers italiani è in realta “un pacchetto ambizioso e completo che combina il futuro Quadro finanziario pluriennale (Multiannual Financial Framework – MFF 2021-2027) con uno specifico Recovery effort nell’ambito del programma Next Generation EU (NGEU).
All’obiettivo climatico globale è destinato il 30% dell’importo totale delle spese del MFF e del NGEU.”
“Il 70% delle sovvenzioni fornite dal MFF sarà impegnato negli anni 2021 e 2022. Il prefinanziamento per il MFF sarà versato nel 2021 e sarà del 10%.”

Questo è scritto nelle Conclusioni sottoscritte il 21 luglio 2020 dall’European Council, Italia inclusa.

Il Framework MFF non è altro che il ‘solito’ Bilancio di previsione settennale che il bilancio annuale dell’Unione Europea, con parametri e programmi.

Dunque, cosa prevede quello che da noi viene chiamato Recovery Fund e in Europa lo chiamano programma Next Generation e che spende oggi i soldi per le infrastrutture necessarie alle generazioni a venire che ripagheranno i debiti attuali?

Gli importi nell’ambito dei NGEU (750 miliardi €) per i singoli programmi sono i seguenti:

  1. Recovery and Resilience Facility (RRF) 672,5 mld €
  2. ReactEU: 47,5 mld €
  3. Orizzonte Europa: 5 mld €
  4. InvestEU: 5,6 mld €
  5. Sviluppo rurale: 7,5 mld €
  6. Just Transition Fund (JTF): 10 mld €
  7. RescEU: 1,9 mld €

Andando al Quadro finanziario pluriennale (Multiannual Financial Framework – MFF 2021-2027) “per il periodo 2021-2027 avrà la seguente struttura:

  1. “Mercato unico, innovazione e digitale”;
  2. “Coesione, resilienza e valori” 
  3. “Risorse naturali e ambiente”
  4. “Migrazione e gestione delle frontiere”
  5. “Sicurezza e difesa”
  6. “Assistenza ai paesi che si preparano all’adesione all’Unione”
  7. “Pubblica amministrazione europea”. 

Inoltre, è previsto che per i singoli stati “gli importi delle NGEU costituiscono entrate esterne con destinazione specifica“, come anche che il MFF 2021-2027 distribuisca solo risorse finalizzate ad uno scopo e dedichi a questi parametri ben 60 pagine.

Leggendo il ‘testo originale’ del Recovery Fund balzano all’occhio due o tre cose:

  1. i parametri non sono certamente rivolti a sostenere l’occupazione e le professioni ‘tradizionali’, bensì a trasformare il contesto occupazionale upgradando tra i giovani competenze, professioni e produzioni;
  2. il rischio di appalti dissennati per studi, convegni e opere pubbliche è una lunga tradizione italiana, specie ‘a tutela dell’ambiente’ e specie se trattasi di cementificazioni;
  3. le risorse per i giovani potrebbero finire per sostenere  chi nel 2027 avrà quasi o più di 50 anni, da cui la querelle sul ‘reddito di cittadinanza’;
  4. gran parte dei finanziamenti si accenderà nel 2022 e l’Italia del Governo Conte non sembra avere tutto questo tempo.

Detto questo, precisiamo che l’Unione Europea non si apre affatto al ‘debito pubblico’: i finanziamenti non sono erogati dalla Banca Centrale Europea (BCE) che ha il compito di gestire l’euro, mantenere i prezzi stabili e guidare la politica economica e monetaria dell’UE.

E il Governo Conte già per il 2019 aveva previsto un ‘ricorso al mercato’ per quasi 290 miliardi, onde coprire le maggiori spese di prestiti e interessi dello Stato per quasi 300 miliardi, senza parlare di Regioni come il Lazio, dove – pagati i mutui – restano solo le spese di personale e poco più.

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A proposito, nel così detto Recovery Fund leggiamo spesso la richiesta di “Co-financing rates” per accendere il finanziamento, ma lo Stato e le Regioni in debito come potrebbero co-finanziare se non stornando risorse essenziali a quel poco che ci resta o assumendosi nuovi debiti?

Il ‘recovery fund’ non è un ‘debito pubblico UE’, perchè è erogato dalla Banca europea per gli investimenti (BEI) che assume prestiti sui mercati dei capitali e eroga prestiti a condizioni favorevoli per progetti che sostengono obiettivi dell’UE.
Il rimborso è programmato secondo il principio della sana gestione finanziaria, in modo da garantire la costante e programmata riduzione delle passività entro il 31 dicembre 2058″.

Dunque, il così detto Recovery Fund non è una manna del cielo per risollevare le magre finanze di un’Italia odierna ed obsoleta e neanche l’ascensore dei redditi che sogna la generazione dei giovani ormai brizzolati.

NGEU e MFF 2021-2027 sono le risorse che riceviamo oggi per chi oggi ha meno di 30 anni e che dovrà rimborsarle nell’arco di una vita.

Demata