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Sanità pubblica italiana: un’analisi strutturale

16 Feb

Sulla spesa sanitaria se ne sentono tante, ma come funziona effettivamente? E, soprattutto, le norme che abbiamo sono attuali ed adeguate?

IL SISTEMA DEI CONTI

La definizione di spesa sanitaria pubblica utilizzata ai fini delle previsioni ufficiali dello Stato Italiano “include sia la spesa sanitaria corrente in senso stretto che una stima degli ammortamenti relativi agli investimenti pubblici in campo sanitario effettuati nel tempo”.
L’Ocse invece prevede “una stima dell’ammontare dei costi sanitari effettivamente sostenuti nell’anno, a prescindere se destinati a spese di consumo o di investimento”. (fonte Ragioneria Generale dello Stato)

Tra ‘ammortamenti’ e ‘costi effettivamente sostenuti’ c’è una bella differenza, come quella che esiste tra buttare la cenere sotto il tappeto e spazzare per bene una stanza …

Il dubbio viene spontaneo, se veniamo a scoprire che l’Italia – proprio a partire dal governo Monti – non utilizza più il sistema di classificazione internazionale SHA (System of Health Account) che:

  • elimina alcune componenti di spesa che non hanno una diretta valenza sanitaria, ‘cose di poco conto’ come i trasferimenti ad amministrazioni pubbliche, imprese, famiglie, istituzioni private, gli interessi passivi, i premi di assicurazione, le imposte e le tasse
  • aggiunge alcune componenti di spesa funzionali all’erogazione dei servizi sanitari, quali gli “investimenti fissi lordi”, i servizi amministrativi collettivi ed ai contributi alla produzione
  • riporta tra le spese ambientali, anziché sanitarie, le spese per il controllo del cibo, dell’acqua e dell’igiene, che nell’area Ocse sono affidate prevalentemente a biologi e piuttosto che esclusivamente ai medici e che nel 2008 ammontavano a 2,7 mld di euro.

Tutto questo significa una sola cosa: se ‘ufficialmente’ lo Stato spende in un anno 110 miliardi per la Sanità, potrebbe venir fuori dopo anni – come per altro puntualmente accade da generazioni – che in realtà ne abbiamo erogati effettivamente 75 e ce ne risultano a rimborso 150 …

IL SISTEMA DI SPESA

Sempre la Ragioneria Generale dello Stato ci informa che “la spesa sanitaria pubblica corrisponde, sostanzialmente, alle prestazioni sanitarie erogate dalle Aziende Sanitarie Locali (ASL), dalle Aziende Ospedaliere (AO), dagli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) e dai Policlinici universitari”:

  1. le ASL sono aziende con personalità giuridica pubblica e autonomia imprenditoriale, che – da norma vigente – sono gestite in base a  determine regionali che indicano “preventivamente, in via generale, i criteri di valutazione dell’attività dei direttori generali, avendo riguardo al raggiungimento degli obiettivi definiti nel quadro della programmazione regionale”
  2. i policlinici universitari sono aziende – dotate solo di autonomia organizzativa, gestionale, patrimoniale e contabile – di proprietà delle Università, che possono essere anche operatori economici affidatari di servizi sul mercato (Corte di Giustizia UE, la quale con Sent., Sez. V, del 23 Dicembre 2009)
  3. gli IRCCS sono fondazioni, cioè enti per il perseguimento di uno scopo ai quali la legge – mancando l’assemblea, prevista invece per le associazioni – permette di concentrare tutti i poteri nell’organo di amministrazione che è responsabile solo verso l’ente stesso.

In poche parole i 100 e passa miliardi che spende lo Stato per la Sanità pubblica sono gestiti da ‘aziende’ con “autonomia imprenditoriale” o da “operatori economici affidatari di servizi sul mercato” oppure da autoreferenziali organi di amministrazione di “enti per il perseguimento di uno scopo”, ma solo a condizione che siano a capitale e – soprattutto – a controllo pubblico …

Somiglia ad una partita di giro attuata tramite un sistema di matrioske …

E che sia effettivamente così oppure che soltanto gli somigli, la cosa che è a dir poco abnormale in termini di gestione finanziaria delle entrate pubbliche, tenuto conto degli ammortamenti, delle spese e degli interessi che cataloghiamo differentemente dall’Ocse, mentre a livello nazionale i ‘costi effettivamente sostenuti’ restano un’incognita.

LE ENTRATE

Dicevamo delle entrate pubbliche per la Sanità pubblica e, come al solito, al peggio non c’è mai fine …

Il nostro Ministero della Salute ci informa che il Sistema Sanitario Nazionale è finanziato da:

  1. entrate proprie delle aziende del Servizio sanitario nazionale (ticket e intramoenia)
  2. fiscalità generale delle Regioni: IRAP e addizionale regionale IRPEF
  3. compartecipazione delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome di Trento e di Bolzano
  4. bilancio dello Stato essenzialmente attraverso la compartecipazione all’IVA e le accise sui carburanti

Un sistema che – forse – poteva funzionare fino agli Anni ’70, quando c’erano tanti giovani, il boom economico e l’esplosione dei consumi:

  1. con una popolazione che invecchia, le esigenze di ricovero aumentano, le esenzioni aumentano, mentre la spesa aumenta anch’essa ma l’apporto dei ticket crolla
  2. senza prevenzione ed innovazione le difficoltà di accesso ai servizi e gli effetti disfunzionalizzanti si amplificano con maggiori esigenze di cura e maggiori situazioni invalidanti. Dunque, la spesa aumenta anch’essa ma l’apporto dei ticket crolla
  3. una popolazione che invecchia, che è meno istruita, che ha peggiore accesso al lavoro consolida un reddito minore e consumi molto inferiori e, se l’apporto dei ticket crolla, peggio ancora vanno i gettiti da Irpef, Irap e Iva per non parlare del calo del 5,5% nei consumi di benzine da autotrazione solo l’ultimo anno

Difficile dire che il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale si fondi su basi certe e, soprattutto, che – a tanti anni di distanza – sia pianificato in ragione delle esigenze dei servizi ai cittadini.

I SERVIZI

Secondo l’Istat, “analizzando separatamente il regime di ricovero, il tasso di dimissione ospedaliera in regime ordinario è ormai al di sotto del valore di riferimento essendo passato da 161 per 1.000 abitanti nel 2001 a 124 nel 2011. Per il day hospital il tasso di dimissione ospedaliera è dapprima aumentato tra il 2001e il 2005, passando da 53 per 1.000 abitanti a 67 e, successivamente, è diminuito fino ad assestarsi nel 2011 a 48 dimissioni per 1.000 abitanti, quindi su valori ancora superiori al valore di riferimento (36 per 1.000).

Per quanto riguarda i motivi del ricovero, il 94,5 per cento delle dimissioni in regime ordinario e il 98 per cento di quelle in day hospital sono relative a casi acuti. La riabilitazione e la lungodegenza hanno quindi ormai un ruolo marginale in ambito ospedaliero, in quanto vengono più frequentemente gestite dai servizi sanitari territoriali.”

 .
In termini di correttezza nell’informazione ai pazienti, prevenzione e innovazione, è significativo che:
  1. “all’aumentare dell’età decresce la prevalenza di persone che danno un giudizio positivo sul proprio stato di salute: scende al 39,5 per cento tra le persone anziane di 65-74 anni e raggiunge il 22,5 per cento tra gli ultrasettantacinquenni”,
  2. “la quota di persone che, pur dichiarando di essere affette da almeno una patologia cronica, si percepiscono in buona salute è pari al 41,5 per cento”,
  3. anche se … “il 20,0 per cento della popolazione ha dichiarato di essere affetto da due o più patologie croniche. Tra gli ultrasettantacinquenni la comorbilità si attesta al 68,1 per cento“, e … “al crescere dell’età i decessi riconducibili a malattie del sistema circolatorio aumentano, sia in termini assoluti (fino agli 89 anni di età) che relativi e, tra gli ultraottantenni, costituiscono la causa di morte più frequente”.

Nessuna mensione nel rapporto Istat per i milioni di malati rari italiani, ma almeno sappiamo che il 37,9 per cento dei residenti in Italia ha dichiarato di essere affetto da almeno una delle principali patologie croniche rilevate e, dunque, sappiamo che almeno 25 milioni di italiani dovrebbero recarsi dal medico di base ogni tot, far controlli e terapie ospedaliere ogni tot altro, prevenzione eccetera eccetera.

Anche se le informazioni di Istat sono minimali, alla base della piramide sanitaria emergono alcuni dati significativi:
  1. i medici di base sono oltre 45mila con una media di 1.150 assistiti ciascuno, che garantiscono un servizio di ambulatorio per tre ore su circa 250 giorni annui, che in totale fanno 750 ore annue con una media di circa 45 minuti di disponibilità per paziente ogni anno
  2. esistono solo un migliaio di ambulatori e laboratori, che sono pubblici al 48,8% nel Centro e al 21% nel Sud, con il risultato che in certe zone del paese la Sanità pubblica la fanno ‘de facto’ i privati. Ovviamente, tenuto conto che gli ambulatori saranno molto meno delle metà di mille, è ben chiaro il perchè molti malati si trascurino per poi riversarsi sugli ospedali
  3. il personale infermieristico varia da 3 unità per ogni medico nel Settentrione ad circa due nel Lazio e più a sud. Considerate le mansioni degli infermieri è ben evidente che la loro carenza sia la prima causa di disservizio per gli utenti e aggravio per il personale.

Questi anelli deboli alla base del sistema sanitario – tra cui l’assenza di dati per la biodiagnostica preventiva e i teleservizi – li ritroviamo poi, al negativo, nell’efficienza, nell’efficacia e nell’omogeneità nazionale dei servizi ospedalieri:

  1. la Lombardia ha 145 istituti di cura, con 3,9 posti letto mille abitanti, e sostiene 1.354.391 ricoveri con  10.903.676 giornate di degenza
  2. il Lazio ha più istituti di cura  (167) della Lombardia, con ben 4,1 posti letto ogni mille abitanti, ma sostiene solo 751.877 ricoveri per ben 6.711.625 giornate di degenza
  3. la Campania ha meno istituti di cura  (128) e ancor peggio per i 3,0 posti letto ogni mille abitanti, ma sostiene 700.013 ricoveri con 4.755.848 giornate di degenza.
E’ evidente che sussiste un fattore deformante (cfr. rapporto Agenas) nella delega di poteri alle Regioni senza possibilità per lo Stato  di intervenire a subentro od in sede di pianificazione, salvo i noti e disastrosi Commissariamenti. La problematica non è estesa ad altri servizi pubblici e riguarda la riforma del Titolo V della Costituzione.
 .

CONCLUSIONI

Il recente Rapporto Meridiano Sanità elaborato da The European House- Ambrosetti conferma che la spesa sanitaria in Italia è terzultima in Europa (rapporto spesa-Pil calato al 9,1%,, con media europea al 10,1%) e ci esorta a “tornare ad investire in sanità ( in prevenzione e in innovazione) rappresenta un “indirizzo strategico prioritario per il Paese, in considerazione del fatto che mantenere elevati livelli di salute e qualità della vita delle persone costituisce anche un elemento imprescindibile per lo sviluppo e la crescita economica”.
I Paesi Bassi ((3.915 euro) e la Germania (3.624 euro) spendono il 30% in più a persona (pro capite) dell’Italia (2.355 euro), ma soprattutto la spesa in prevenzione è stata inferiore del 20% rispetto agli obiettivi.

Il Rapporto non chiede solo di incrementare la spesa sanitaria pubblica in Italia, ma indica anche dei correttivi urgenti per razionalizzarla e finanziarla adeguatamente, come:

  • ridurre le disomogeneità regionali
  • garantire la certezza di una programmazione pluriennale e definire criteri, tempi e regole trasparenti sul finanziamento della spesa farmaceutica
  • cogliere le opportunità offerte dalla digitalizzazione delle attività e dei processi e dalla gestione dei Big Data in sanità, per migliorare l’efficacia e l’efficienza dello studio, monitoraggio, prevenzione e cura delle patologie
  • ridurre i fattori di rischio per le patologie croniche non trasmissibili ad «alto impatto» sul sistema in termini di salute e di costi sanitari
  • implementare gli strumenti di sanità digitale, telemedicina e mobile, per migliorare l’accessibilità e garantire la continuità delle cure
  • poter disporre di risorse aggiuntive necessarie per fronte ai bisogni di salute emergenti, tra cui la cura di patologie ad alto impatto economico e sociale attraverso i nuovi farmaci in arrivo sul mercato
  • trattare le spese per interventi di prevenzione come spese per investimenti, ovvero non considerarle tra le spese correnti e tra i vincoli del Patto di Stabilità, e monitorarne l’applicazione e i risultati
  • assicurare che il finanziamento della spesa sanitaria cui concorre lo Stato sia fissato in modo da mantenere (almeno) costante il rapporto spesa/PIL, a differenza invece di quanto attualmente previsto dal MEF
  • adottare forme di finanziamento della sanità integrative di quelle erogate dal SSN per la copertura delle prestazioni escluse dai LEA (oggi e in futuro) e impiegare le risorse liberate per nuovi investimenti per l’innovazione in sanità

Perchè?

Perchè tra un po’ saranno 25 anni che il Sistema Sanitario Nazionale funziona in base ad un decreto (dlgs. 30 dicembre 1992, n. 502, modificato dal dlgs 19 giugno 1999, n. 229) che risale alla frettolosa transizione tra Prima e Seconda Repubblica quando le Corti dei Conti regionali bloccavano i bilanci sanitari per anni con tanto di processi e dell’altrettanto frettolosa privatizzazione (a chiacchiere visto come è andata) dell’enorme apparato pubblico italiano pur di entrare in Europa ‘con le carte in regola’ …

Demata

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Sanità: tagli ai malati od ai medici?

27 Nov

“La sostenibilità futura dei sistemi santiari nazionali, compreso il nostro di cui andiamo fieri, potrebbe non essere garantita se non si individueranno nuove modalità di finanziamento per servizi e prestazioni” … “La sostenibilità futura del Servizio sanitario nazionale potrebbe non essere garantita”. (Mario Monti in videoconferenza)

Mai sentita un’informazione scorretta come questa.

Per riallineare il Sistema Sanitario Nazionale alle risorse effettive del Paese, basterebbe pagare i nostri medici in base quanto possiamo permetterci e non a fronte di quanto pretendono.

Ed, essendo tutti o quasi ‘dipendenti pubblici’, la questione è lapalissiana.

Un paese ricco paga lautamente, uno meno ricco, non potendo tagliare sui servizi, farmaci e diagnostica, può solo intervenire sugli stipendi, specialmente se i redditi dei medici di norma superano gli 80.000 euro lordi e se un primario di un policlinico universitario supera spesso i 10.000 euro lordi al mese.

Di cosa stia parlando Mario Monti in effige (videoconferenza) vorremmo davvero saperlo, visto che, tra l’altro, ha accuratamente evitato, finora, di incidere sui redditi e sulle mansioni di professori, medici e giornalisti?

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La leggenda della spending review

4 Mag

Difficile scrivere qualcosa di serio in giornate in cui cronaca, informazione e governance decidono di darsi all’intrattenimento ed al varietà. Stiamo parlando della spending review.

Innanzitutto, con “revisione della spesa”, si intende quel processo diretto a migliorare l’efficienza e l’efficacia nella gestione della spesa pubblica che annualmente la Gran Bretagna attua da tempo. Come riporta l’apposito sito istituzionale britannico, “The National Archives” (of spending review), la “revisione di spesa” fissa un piano triennale di spesa della Pubblica Amministrazione, definendo i “miglioramenti chiave” che la comunità si aspetta da queste risorse. (Spending Reviews set firm and fixed three-year Departmental Expenditure Limits and, through Public Service Agreements (PSA), define the key improvements that the public can expect from these resources).

Niente tagli, semplicemente un sistema di pianificazione triennale con aggiustamenti annuali, che si rende possibile, anche e soprattutto, perchè la Camera dei Lord e la Corona britannica non vengono eletti, interrompendo eventualmente il ciclo gestionale o rendendosi esposte (nel cambio elettorale) a pressioni demagogiche o speculative.

Di cosa stia parlando Mario Monti è davvero tutto da capire, di cosa parli la stampa ancor peggio.

Venendo al super-tecnico Enrico Bondi, la faccenda si fa ancor più “esilarante” a partire dal fatto che, con tutti i professori ed i “tecnici” di cui questo governo si è dotato (utilizzandoli molto poco a dire il vero), è necessario un esterno per fare la prima cosa che Monti-Passera-Fornero avrebbero dovuto fare per guidare il paese: la spending review e cosa altro?
Il bello è che, dopo 20 anni di “dogma” – per cui di finanza ed economia potevano occuparsene solo economisti, matematici e statistici (ndr. i risultati si son visti) – adesso ci vuole un chimico (tal’è Enrico Bondi) per sistemare le cose, visto che sono gli ultimi (tra i laureati italici) ad avere una concezione interlacciata dei sistemi, una competenza merceologica e, soprattutto, la capacità di fornire stime affidabili con sveltezza.

Dulcis in fundo (al peggio non c’è mai fine) l’appello ai cittadini a segnalare sprechi.

Quante decine o centinaia di migliaia di segnalazioni arriveranno? Quanti operatori serviranno solo per catalogarle e smistarle? Quale è il modello (se è stato previsto) con cui aggregare il datawarehouse delle segnalazioni?

E quanto tempo servirà per un minimo di accertamenti “sul posto”? E chi mai eseguirà gli accertamenti?
Quante di queste segnalazioni saranno doverosamente trasmesse alla Magistratura, visto che nella Pubblica Amministrazione italiana vige ancora l’obbligo di denuncia, in caso di legittimo dubbio riguardo reati?

Una favola, insomma.
Beh, in tal caso, a Mario Monti preferisco Collodi: fu decisamente più aderente alla realtà italiana.

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L’agenda politica di maggio

2 Mag

Arriva il mese di maggio, quello maggiormente funesto, insieme all’autunno, per governi iniqui e regimi infausti. Niente paura, siamo in Italia, l’andamento è lento.

Giorni fa, si accennava alle “provincie” ed al nulla di fatto delle Regioni, nella non riposta speranza che Mario Monti si attenesse a tempi, leggi e promesse. Ed infatti, salvo una BCE (ovvero Mario Draghi?) che suggerisce di “accorpare” anzichè eradere, nulla s’è detto o s’è sentito.

Intanto, l’agenda c’è, l’ha fissata Monti stesso per decreto, ed è scaduta.

Non a caso, a fissare il viatico dei 30 giorni futuri, arrivano segnali di insofferenza dal Senato, dove una leggina “salva pensioni d’annata” è caduta su un emendamento della (nuova)Lega con 124 voti a favore, 94 contrari, 12 le astensioni.

Esiste, almeno al Senato, una “maggioranza” diversa dall’attuale non disponibile (in parte) a votare le mattanze sociali della Fornero o gli F-35 di Finmeccanica, ma propensa a legiferare in favore di minori prebende per la Casta e minore spesa pubblica?

Sarebbe interessante saperlo e, forse, lo sapremo a breve, con quello che c’è da votare in Parlamento.

Una “congiuntura interessante”, perchè un cambio di passo di Mario Monti – con rimpasto di governo, visto che stragiura da mesi che “i conti sono a posto” – rappresenterebbe un’ottima via d’uscita per Mario Monti, Giorgio Napolitano ed i partiti per restare saldi in sella mentre si avvia la tornata elettorale del 2013, per licenziare qualche ministro “ingombrante” e, soprattutto per noi, metter mano a quello che spread, default e speculatori hanno interrotto: la nascita della III Repubblica.

Del resto, i tempi sono pronti.

Tra qualche giorno conosceremo gli esiti delle elezioni locali e gli pseudomaghi di partito consulteranno le loro sfere di cristallo e detteranno alleanze e strategie.

Tra un mese circa esploderà (è il caso di dirlo) il “panico” da IMU, che verrà incassato anche da enti che la legge ha già cassato, pur senza attuare. E dopo un po’, con la chiusura delle scuola, le grandi città inizieranno ad esser piene di gente disoccupata e ragazzini senza meta, mentre le località turistiche dovranno aspettarsi i minimi storici.

Entro luglio bisognerà capire come uscire dallo “spremiagrumi fiscale impazzito” che Prodi, Visco, Padoa Schioppa, Tremonti e Monti hanno creato in questi 20 anni, portando la leva fiscale sul “cittadino onesto” ben oltre il 60% del PIL da lui prodotto.

Da settembre, forse prima, saremo in campagna elettorale per le politiche e bisognerà trovare soldi da spendere per rattoppi e ripristini, se i partiti vogliono le urne piene.

Dulcis in fundo, l’idea – cara ad una certa Roma – di riaggregare intorno Pierferdinado Casini la vecchia Democrazia Cristiana ed i comitati d’affari d’altri tempi, sembra inabissarsi dopo le esternazioni del leader dell’UDC ed il proseguire delle sue frequentazioni con Totò Cuffaro, detenuto per mafia a Regina Coeli. Dopo il fondo il “de profundis” con l’ennesima caduta del Partito Democratico che votava a favore delle “pensioni d’oro”, mentre il PdL sosteneva l’emendamento di Lega e IdV.

Mario Monti non sembra un uomo da “cambio di passo”, come non sembra anteporre l’italianità a tutto tondo, quella “popolare” come quella “laica”, agli ambienti bocconiani e “protagonisti” dai quali proviene.

Ma, d’altra parte, sono già sei mesi sei che l’Italia non ha un ministro dell’economia a tempo pieno, quello del welfare sembra quasi che levi ai poveri per dare ai ricchi, agli esteri “vorremmo vincerne una”, alla giustizia serve sempre, da 20 anni almeno, una legge per snellire, semplificare, accelerare le procedure giudiziarie, dateci un ministro delle infrastrutture che faccia costruire o manutentare qualcosa.

Mai dire mai, però. Il trasformismo è un’arte italiana.

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Il debito non è pubblico: è dello Stato

20 Apr

Ferdinando Imposimato, 76 anni portati bene, è il Presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione. Nella sua lunga carriera si è occupato della lotta alla mafia, alla camorra e al terrorismo, tra cui il rapimento di Aldo Moro (1978), l’attentato al papa Giovanni Paolo II (1981), l’omicidio del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Vittorio Bachelet, e dei giudici Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione.

Di seguito, sono riportati ampi stralci di una lunga disanima pubblicata dal “cittadino” Ferdinando Imposimato sulla sua pagina Facebook, che dovrebbero davvero far riflettere non solo l’Italia – lo “Stato” italiano non i cittadini esausti – ma l’Unione Europea tutta.

“Il debito non e’ pubblico: e’ dello Stato. Riguarda il complesso delle spese sostenute dallo Stato, che costituiscono un insieme da definire con precisione: investimenti diretti quali grandi opere pubbliche, infrastrutture nei settori strategici, costate cento volte piu’ di quello che sarebbe stato giusto spendere.”

“Il debito pubblico e’ cresciuto enormemente per alimentare la corruzione e finanziare la criminalita’ organizzata, che si e’ aggiudicata il 90 per cento degli appalti di grandi opere pubbliche.
E non e’ giusto che quel debito debba essere pagato da poveracci che di quelle spese non hanno goduto minimamente.

“Non sono state costruite scuole pubbliche, non sono stati creati fondi per i non abbienti, non sono state sostenute le piccole e medie imprese, non sono stati migliorati i servizi pubblici, non sono stati assicurati salari tali da garantire una vita libera e dignitosa.”

Nella voragine-debito bisogna inserire i fondi per gli appalti con spese dilatate a dismisura a favore delle imprese del post terremoto, la costruzione di grandi ed inutili infrastrutture per i mondiali di nuoto del 2009, la moltiplicazione per mille delle spese per le autostrade e l’Alta Velocita’, il pagamento dei debiti contratti dall’Alitalia, e gli investimenti indiretti come i finanziamenti pubblici dei partiti (usati anche per acquisti di immobili privati), crediti agevolati, le assunzioni clientelari nelle Autorithy, la pletora delle burocrazie inutili nelle Regioni, nelle provincie e nei comuni, oltre che nel Parlamento italiano. Fino alle spese per gli impegni militari in Afghanistan, in Iraq e in Libano.

Tutte spese che non producono alcun vantaggio per la comunita’ nazionale nel suo insieme, ne’ assicurano la pace nel mondo.”

“Intanto la crisi travolge milioni di persone, i dati testimoniati dalle ricerche della Caritas sono drammatici: piu’ di 8 milioni di poveri e un aumento del 20 per cento della poverta’ tra i giovani sotto i 35 anni. E le speranze di lavoro si riducono sempre piu’. “

“Nessuno ci dice la verita’ su quello che sta accadendo e sui nuovi sacrifici che ci vogliono imporre con il pretesto di dovere ridurre il debito pubblico, con il pericolo del fallimento, della bancarotta che travolgerebbe solo i piu’ deboli.”

“Il movimento degli indignati e’ stato oggetto dell’attacco di persone estranee ad esso, ed e’ stato ingiustamente delegittimato dalla violenza di pochi mascalzoni, che sono i principali alleati di questa maggioranza, responsabile di una politica scellerata e ingiusta. Noi siamo solidali con le Forze dell’Ordine e condividiamo la loro protesta, ma sarebbe un errore confondere i delinquenti che hanno sconvolto Piazza San Giovanni e altre vie di Roma mediante aggressioni e incendi, con coloro che stavano protestando pacificamente.”

“Orbene una minoranza di teppisti non puo’ oscurare le ragioni del dissenso. Essi fanno solo gli interessi di questo Governo che se ne deve andare a casa.

I movimenti, nell’assenza dei partiti, sono oggi i protagonisti di una democrazia diretta, mobilitano milioni di cittadini a sentirsi protagonisti e a spingere il governo verso scelte che non penalizzino ancora una volta i poveri e i diseredati.”

leggi anche Eroi civili? No, colonnelli

broken English version Italy? A cleptocracy, as a Supreme Court judge wrote

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Pareggio di bilancio? Una norma che garantisce solo banche e speculatori

18 Apr

Il pareggio di bilancio diventa obbligo costituzionale per la già misera Italia, afflitta da interessati vicini (Francia e Germania) e da orribili demagoghi e cleptocrati. Il decreto ha ottenuto oggi il via libera definitiva a Palazzo Madama, dopo essere stato approvato dalla Camera.

Una decisione  foriera, secondo i suoi sostenitori, di un “nuovo ordine mondiale”, visto che si basa sull’indimostrato presupposto che svalutare la moneta sia sempre e comunque errato per la stabilità dei mercati e la pace nel mondo. Un po’ come dire che la salvaguardia degli interessi delle banche è premessa essenziale per l’esistenza del nostro “mondo”, cosa forse verosimile, ma inaccettabile.

Una decisione, quella di aderire al Fiscal Compact “senza se e senza ma”, che danneggerà ulteriormente l’Italia, mettendola in balia dei sistemi finanziari mitteleuropei – ovvero svizzeri ed alsaziani – e danneggerà l’Europa che si spacca in due: quella dell’Eurozona germanica e postcomunista e quella  angloscandinava liberale e solidale.

Fissare il pareggio di bilancio come presupposto di “buona salute” è come ammettere che non sono più gli Stati a battere moneta, ma le banche e che stiamo parlando di “limite massimo di esposizione debitoria”.

Infatti, se c’era da porre un limite all’indebitamento di uno stato, perchè non fissarlo intorno al 50% del PIL, come accade un po’ in tutto il mondo, quando si parla di nazioni libere ed in buona salute?

E sarebbe stato possibile farlo se la BCE di Mario Draghi avesse finanziato gli stati anzichè le banche che poi hanno fatto credito agli stati e se, contestualmente, la Banca Centrale Europea avesse battuto maggiore valuta.

Svalutare per risanare nazioni e governi, rovinando banche e speculatori, o garantire il “bravo creditore” per consentire alla “mano dei mercati” di governare il mondo?

Oggi, il nostri partiti hanno scelto la seconda opzione.

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Niente crescita: Monti, missione fallita

18 Apr

Anche oggi pan cotto o pan bollito.

Monti annuncia che «c’è un nuovo patto politico», il viceministro dell’Economia Grilli annucnia che «al momento  non c’è necessità di una manovra correttiva», Barbara Spinelli, finalmente, si accorge che “Matthews denuncia lottizzazioni partitiche già nel ’44. Un’altra cosa che smaschera è il ruolo della mafia nella Liberazione. Anche quest’idra è tra noi.

“La letteratura è spesso più precisa dei cronisti. Nel numero citato di Mercurio è evocato il racconto che Moravia scrisse nel ’44: L’Epidemia. Una malattia strana affligge il villaggio: gli abitanti cominciano a puzzare orribilmente, ma in assenza di cura l’odorato si corrompe e il puzzo vien presentato come profumo.

Quindici anni dopo, Ionesco proporrà lo stesso apologo nei Rinoceronti. La malattia svanisce non perché sanata, ma perché negata: “Possiamo additare una particolarità di quella nazione come un effetto indubbio della pandemia: gli individui di quella nazione, tutti senza distinzione, mancano di olfatto”. Non fanno più “differenza tra le immondizie e il resto”.

A dire il vero, gli italiani, molti italiani, la puzza non hanno mai smesso di sentirla, ma non hanno voce. Intimiditi dalle cosche, esclusi dalla politica, bloccati nelle carriere, indifesi verso malattia e povertà, nulla hanno potuto se non astenersi dalle urne o votare la cosiddetta “antipolitica” (Lega, Beppe Grillo, Di Pietro, una parte di SEL, Forza Nuova). A conti fatti sono almeno il 50% di tutti noi.

La metafora “dell’olfatto”, egregiamente richiamata da Berbara Spinelli, si applica solo ad una ristretta minoranza dei cittadini ed a una ampia  maggioranza dei “potenti” o dei “fortunati”.
Si chiama “cleptocrazia”, come racconta l’enorme messe di scandali, non fascismo, che arriva, invece, quando il malcontento popolare diventa risentimento, non avendo trovato percorsi democratici per emergere e non godendo, neanche in minima parte a causa della crisi, delle “briciole” lasciate, anzi dovendo gravosamente sobbarcarsi l’onere del continuo banchettare di alcuni.

Ovviamente, dato che la chiave delle storie di Moravia e Ionesco è la pubblica opinione che nega il tanfo, non riusciremo ad aggregare nuovi partiti, se i nostri editori non decideranno di abbandonare al proprio destino l’attuale classe dirigente italiana, selezionata con criteri affatto meritocratici.

Iniziassero a pubblicare e raccontare gli scandali che emergono ogni giorno come federo ai tempi di Tangentopoli, basterebbe questo per non lasciar soli i magistrati cme accadde per Falcone o Borsellino. Anzi, vuoi vedere che la Spinelli stesse scrivendo non a noi lettori, ma ad un paio di “grandi vecchi” della Repubblica Italiana, invitandoli ad “aprire gli occhi” e cambiar rotta rapidamente?

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