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Salvini vince, Di Maio è arbitro: Italia in stallo?

5 Mar
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Cartoon di Paolo Lombardi – toonpool.com

La sconfitta di Renzi e Grasso era annunciata, allo stesso modo lo era il sorpasso di Salvini a danno di Berlusconi.

Fin dall’estate scorsa era noto che nei collegi uninominali il Centrosinistra era soccombente ed era una pia illusione pensare che le percentuali si sarebbero ribaltate nel proporzionale.
Quanto a Matteo Salvini, qualunque direttore editoriale sa bene dove si conduce un Paese, se i media amplificano a dismisura certe affermazioni senza stigmatizzarle a sufficienza.

Evidentemente, si sperava che tra il “pressappochismo” dei Cinque Stelle e il “fascismo” della Lega, l’elettorato si rifugiasse ‘as usual’ nel rassicurante centrismo consociativo della coppia Matteo & Silvio.

Un elettorato che – viceversa – aveva buone ragioni per sentirsi tradito dal salvataggio delle Banche e dei piccoli investitori a discapito della Previdenza e di una miriade di lavoratori. (Passa la linea Salvini sulle pensioni: cancellare la legge Fornero – Sole24ore)

Un Meridione che stava scoprendo come – con un uso onesto ed efficiente uso dei Fondi Europei a partire dal 2000 – Repubblica Ceca, Slovenia e Slovacchia hanno oggi un Pil pro capite superiore a tutto il nostro Sud ed, in misura minore, lo stesso è accaduto in Romania e Bulgaria. (Elezioni 2018, la ribellione del Sud e le radici della protesta – Corsera)

Una popolazione (ed una Buona Scuola) che ha evidenti limiti nel recepire l’innovazione e la globalizzazione, cioè nell’accesso al lavoro, al reddito ed a pensioni dignitose, se – nella UE a 27 nazioni – è quella con il più basso tasso di laureati e che li paga peggio di tutti. (Entro il 2020 servono 2,5 milioni di lavoratori qualificati – Repubblica)

A fronte di quanto, Renzi e Berlusconi hanno preferito riempire le liste con noti nomi della Seconda Repubblica, dopo aver salvato banche ed investitori fino all’ultima cassa di risparmio, ma non una prece per esodati, invalidi eccetera, demandando ad un’Agenzia la lotta alla corruzione, alla malamminstrazione e alle mafie.

Il risultato è evidente:

  • il Centrodestra della Lega ha vinto le elezioni, ma non da Roma a scendere, dove Salvini  è al lumicino con PD + M5S che superano largamente il 60%
  • PD e Forza Italia non solo non governerebbero neanche alleandosi, ma sarebbero minoritari in una qualsiasi alleanza di governo
  • Lega e M5S alleati superano il 50% al Senato, ma non di quanto basti per garantirsi, oltre al potere di vero, anche la maggioranza stabile per governare.

Uno stallo alla messicana, ma – niente paura – siamo in Italia.

Infatti, sia agli italiani sia ai partiti conviene un governo ‘di programma’, con i Cinque Stelle che già in campagna elettorale si sono detti disponibili.

In parole povere, Di Maio dovrà scegliere se

  • sostenere Salvini nel tentativo di dimostrare a livello mondiale che il ‘populismo’ è in grado di governare una grande potenza industriale. Prevedibilmente, potrebbe essere un passo più lungo della gamba ed … i “sostenitori internazionali” non sarebbero pochi, ma non in Europa
  • allearsi con il PD, assumendosi la responsabilità di un governo che potrebbe essere tanto breve e distruttivo, quanto longevo e costruttivo, ma a condizione di voltare la spalle ad una parte dell’elettorato storico e di affidarsi ad esperti di settore conclamati
  • appoggiare un governo del Presidente su un programma prefissato ed a termine, onde pervenire a nuove elezioni.

Nel primo caso, a parte la reazione dell’elettorato meridionale che è la maggior forza nei Cinque Stelle, dovrebbe fare i conti con l’incombente appoggio-ombra di Berlusconi e/o della Destra.
Nel secondo, c’è prima da capire quale sarà il futuro ruolo di Matteo Renzi e quali i rapporti del PD con Sinistra, Sindacati e Cooperazione o Volontariato, se parliamo di pensioni o di sprechi.
Nel terzo caso, c’è il rischio che, tra un anno, il voto di protesta che sostiene i Cinque Stelle possa rivolgersi altrove.

L’unica cosa certa è che l’esperienza di Roma Capitale – dove si è alla paralisi diffusa, ma i Cinque Stelle restano il primo partito – non è replicabile a livello nazionale: le agenzie di rating ed i controllori dell’Unione esprimono i loro ‘verdetti’ non devono attendere anni prima di poter intevenire se il bilancio finanziario è fallimentare. (Tensione su euro e spread dopo il voto – Repubblica)

Intanto, se Salvini già rivendica l’incarico di governo, Beppe Grillo ritorna a sbraitare a nome della ‘base’ …

 Demata

Pensioni anticipate: come andranno le cose per davvero

25 Mag

La signora Italia nacque nel 1930 ed ebbe sei figli operosi, che trovarono lavoro non appena finiti gli  studi:

  1. Mario (1951) arruolatosi ed in pensione dal 1991,
  2. Luisa (1953) docente ed in pensione dal 1990,
  3. Sergio (1956) impiegato al comune, invalido grave e pensionatosi nel 2006,
  4. Chiara (1958) dirigente di II livello, invalido grave al lavoro fino al 2020,
  5. Marco (1959) medico, invalido grave in pensione dal 2016,
  6. Lucia (1961) venditrice, invalido grave andrà in pensione tra il 2023 e il 2028.

Sembra impossibile, ma è proprio così, e perchè accada questo è spiegato nel prospetto esemplificativo.

Demata Esempio Pensioni I parametri che contano, come al solito, sono l’età anagrafica, l’età previdenziale, l’età pensionabile e l’effetto di eventuali status invalidanti (la signora Italia ha trasmesso una malattia congenita rara ai suoi figli, ma non in tutti è sintomatica).

L’effetto con il sistema attuale (ma sarebbe così anche anticipando le pensioni a 62 anni) è il seguente:

  • I due figli nati prima del 1955, bene o male hanno beneficiato di tutti gli sconti e prebende riservati ai baby boomers. Intanto da anni lavorano a nero ed evadono il fisco.
  • I due che hanno visto la ‘malattia di famiglia’ riconosciuta prima del 2011, godono di 5 anni di scivolo ed uno di loro anche di pensione d’invalidità.
  • I due, che erano malati ma non riconosciuti per tempo dal Sistema Sanitario, finiscono in un limbo e devono versare i contributi che servono per pagare le pensioni dei primi due.

Ovviamente tutto questo non poteva accadere e non poteva restare sotto silenzio se i sindacati rappresentassero, in Italia, chi lavora e non chi è già pensionato. Già questo basterebbe per un decreto legge sulle rappresentanze sindacali, ma è un’altra storia. Intanto, speriamo che almeno Mattarella e Boeri intervengano affinchè ci si ricordi di chi ha iniziato a lavorare giovanissimo e/o deve proseguire  a 55 anni passati, nonostante sia gravemente malato: anche questi dovrebbero essere ‘diritti’, se non costituzionali – come davvero ssembrerebbe – almeno ‘acquisiti’.

Demata (since 2007)

Renzi, Mattarella e il golpe democratico

21 Apr

Giorgio Napolitano, quando era presidente, affidò l’incarico di governo a Matteo Renzi perchè era il leader del partito che aveva vinto le elezioni senza avere una maggioranza per governare, sostituendo Enrico Letta che era il leader di una colizione legittima seppur frastagliata.

Un’operazione ‘politica’ in pieno stile monarchico-costituzionale che lascerà perplessi storici e giuristi per tanto tempo, specialmente tenuto conto di quanto da ‘nascondere’ avesse il Partito Democratico due anni fa e quante vergogne ancora non conosciamo.

Matteo Renzi, preso il potere, porta con se il ‘meglio’ di quel mondo tosco-emiliano (Madia, Poletti, Del Rio), che a contraltare sta dimostrando il ‘peggio del peggio’ con le sue Coop corrotte e le carriere d’assalto dei soliti provinciali. Nessuno vede un nesso imbarazzante, nessuno ulula dimissioni, neanche per Poletti che di Coop  se ne intende, specie se – mentre si riforma il ‘suo’ Lavoro e Welfare (Jobs Act) – davvero non ha nulla da dire.

Intanto, il Leader (Matteo) in un anno e due mesi non perviene alla riforma parlamentare ed elettorale che sembrava avesse in tasca già pronta da venire, ma riesce a riformare profondamente Finanza pubblica, Lavoro, Scuola, Infrastrutture.

Ovviamente, le maggiori urgenze dei cittadini, dell’UE e persino di Papa Francesco (Giustizia, Welfare, Sanità, Enti Locali e Corruzione) sono argomenti da ‘deviare’ ed, infatti, vengono inabissate in Commissioni e Autorithy, mentre dovremmo sentir chiedere “Fate Presto!” come dinanzi a qualunque emergenza.

Oggi, con l’epurazione di tutti coloro che rappresentavano il Partito Democatico fino a pochi mesi fa (Bersani, Lanzillotta, Bindi ecc.), Matteo Renzi usa il suo potere di Leader di governo – ottenuto perchè Leader del Partito – per epurare il Partito che non è affatto contento del Leader …

Sembra di leggere la biografia di Putin o di Kim il coreano.

Intanto, le Riforme istituzionali di cui Renzi straparla si rivelano essere la ‘sfida all’OK Corral’ di una tormentosa ‘faida’ interna alle Sinistre (ndr. mica una o due soltanto …), che è esattamente quella cosa di cui l’80% degli italiani è stufa da molti anni.

Tenuto conto che il Presidente della Repubblica si è associato recentemente ai bei discorsi di Papa Francesco su giovani, disoccupati e malati, oltre che sulla corruzione, si potrebbe far presente tutti che l’invito era per Matteo Renzi e lui manco risponde?

Demata (blogging since 2007)

Mattarella for President: another Jesuit for Rome?

31 Gen

Sergio Mattarella is the new President of the Italians.
A gentleman, southerner, educated person, he has credit in the ‘gentry’ society. The critical elements are given in the age (73 years old) and the former ChrisitanDemocrat origin, as in his appaesament in PD, as well as being little known Italian and abroad.

Who will Mr. President Sergio Mattarella is easy to say: we can predict that he will inspire to Bartolomeo Sorge, a Jesuit, theologist and Italian political scientist, expert on social doctrine of the Church and member of the so-called Democratic Catholicism.
Padre Sorgeduring the 80s as director of Civiltà Cattolica, a newspaper published by Jesuits, became the protagonist of a movement of opinion to promote Catholics into a new cultural identity and a new political role, with the goal of a re-founding” of the Christian Democrats , and, from 1986 to 1996, he directed the Institute of Political TrainingPedro Arrupe’ in Palermo, from which supported the so-called Spring of Palermo‘ twenty years ago.

The father, Bernardo Mattarella, repeatedly parliamentary, constitutional expert and anti-mafia man’, already in 1944  signaled to Don Luigi Sturzo, even in the United States, that the Sicilian separatism is still a movement that must be followed and constantly vigilant, even little good for the element from which it is surrounded, the mafia, reported by the feudal lords to the honor of the separatist political limelight ” and – in an article in the June 3, 1944 on People and Freedom – published an article in which he accused the separatists, accusing them of have “on the conscience the sad responsibility to have gathered around it (the Mafia), trying to recharge the organization more dangerous and overbearing that has plagued for many years our lands.”

Therefore, the election of Sergio Mattarella could also prove a good choice, with the right man in the right place.
The problem is the butcher policy that led to his name.

In fact, going to summarize, this election:

  1. induces the generation of octogenarians actually ‘on ride again’ to believe they can reset the country to 1994, when just the Mattarellum law entered Italy into the hell of the Second Republic, or perhaps to 1978 when the whole Italian politics turned for the worse
  2. convinces the Demoratic Party to be in a politically hegemonic position , while this is true only in neoaristocratics clubs,  while, on the contrary, both the Democrats like the people’ are of a completely different opinion
  3. leaves a huge void on right side of parliament’, with an Alfano hostage’ of the Stability and a Berlusconi’ humiliated more than  judgments did, but also to left side’, since the day after tomorrow Matteo Renzi could claim to have reconstructed the White Demo-Christian Whale .

Meanwhile, we note that with Pope Bergoglio sj and Mattarella President goes to compose a piece of that democratic project that led to the papacy John XXIII as John F. Kennedy in the White House, but 1961 is so far away.

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Mattarella Presidente, il sogno di don Sturzo e padre Sorge si avvera?

31 Gen

Sergio Mattarella è il nuovo Presidente degli italiani.
I lati positivi positivi sono tanti: è un galantuomo, un meridionale, persona colta, ha credito negli ambienti che contano italiani. Gli elementi critici sono nel dato anagrafico (73 anni) e nella provenienza non laica, ex democristiana,come nel suo appaesament nel PD, oltre ad essere poco conosciuto dagli italiani e all’estero.

Che presidente sarà Sergio Mattarella è facile dirlo: possiamo prevedere che si ispirerà a Bartolomeo Sorge, un gesuita, teologo e politologo italiano, esperto di dottrina sociale della Chiesa, ed esponente del cosiddetto Cattolicesimo democratico.
padre_bartolomeo_sorge_imagefullPadre Sorge sj, durante gli Anni ’80 come direttore di Civiltà Cattolica, si fece protagonista di un movimento d’opinione per promuovere nei cattolici una nuova identità culturale e un nuovo ruolo politico, con l’obiettivo di una “rifondazione” della Democrazia Cristiana, e, dal 1986 al 1996, ha diretto l’Istituto di Formazione Politica Pedro Arrupe di Palermo, dal quale sostenne la cosiddetta ‘Primavera di Palermo‘.

Il padre, Bernardo Mattarella, più volte parlamentare, costituzionalista e ‘antimafioso’ della prima ora, già ne 1944 segnalava a don Luigi Sturzo, ancora negli Stati Uniti, che il separatismo siciliano «è comunque un movimento che occorre seguire e vigilare continuamente, anche per l’elemento poco buono da cui è circondato, la mafia, riportata dai feudatari separatisti all’onore della ribalta politica» e, in un articolo del 3 giugno 1944 su Popolo e Libertà, pubblicò un articolo in cui accusava i separatisti, accusandoli di avere «sulla coscienza la triste responsabilità di avere riunito attorno a sé, cercando di ripotenziarla, l’organizzazione più pericolosa e sopraffattrice che abbia afflitto, per lunghi anni, le nostre contrade.»

Dunque, l’elezione di Sergio Mattarella potrebbe rivelarsi anche un’ottima scelta, con l’uomo giusto al posto giusto.
Il problema è la macelleria politica che ha portato al suo nome.

Infatti, andando a sintetizzare, questa elezione:

  1. induce la generazione di ottuagenari al potere a credere davvero di poter resettare il Paese al 1994, quando proprio il Mattarellum scatenò l’inferno della Seconda Repubblica, o forse al 1978 quando tutta la politica italiana prese una brutta piega
  2. convince il Partito Demoratico ad essere in una posizione politicamente egemonica, mentre questo è vero solo negli ambienti neoaristocratici, mentre, al contrario, ben sia i democratici sia il ‘popolo’ sono di tutt’altra opinione
  3. lascia un vuoto enorme a ‘destra’, con un Alfano ‘ostaggio’ della Stabilità e un ‘Berlusconi’ umiliato più di quanto potessero le sentenze, ma anche a ‘sinistra’, dato che da dopodomani Matteo Renzi potrebbe affermare di aver ricomposto la ‘Balena Bianca’ democristiana.

Intanto, prendiamo atto che con Papa Bergoglio sj e Mattarella Presidente va a ricomporsi un tassello di quel progetto democratico che portò al soglio pontificio Giovanni XXIII e alla Casa Bianca John F. Kennedy, ma … il 1961 è tanto lontano.

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Mattarella Presidente? Le controindicazioni

29 Gen

Sergio Mattarella sembra essere esattamente il prototipo, in negativo, di quanto il mondo si aspetterebbe da noi italiani.

Innanzitutto, è nato ‘solo’ nel 1941 e dal 5 ottobre 2011 è stato eletto giudice della Corte costituzionale. Altrove, un presidente non rielegibile per limiti di età che proviene dalla magistratura, neanche ci penserebbero. Noi si.

Inoltre, Sergio Mattarella – pur essendo persona di provata onestà – è un uomo della vecchia politica, più vecchia che non si può:

  1. è figlio di Bernardo, politico democristiano più volte ministro tra gli anni cinquanta e sessanta, iniziando nelle fila della Gioventù Studentesca di Azione Cattolica
  2. nel 2001, è stato rieletto alla Camera dei deputati nelle liste della Margherita, oggi PD, candidandosi – lui siciliano – in Trentino-Alto Adige
  3. fu ministro della Difesa e vicepremier di Massimo D’Alema ai tempi dei bombardamenti italiani (Nato)  in Serbia, durati 78 giorni con 2000 morti e oltre 40.000 edifici distrutti
  4. fu relatore delle leggi di riforma del sistema elettorale della Camera e del Senato che introducevano una preponderante componente maggioritaria
  5. è uno dei compnenti della Camera di consiglio della Corte Costituzionale che ha rigettato con sentenza 6/2015 il Referendum per l’abrogazione delle norme sulle pensioni volute da Elsa Fornero e Mario Monti.

Ultresettantenne, Democrazia Cristiana, maggioritario secco, Nato, D’Alema, pensioni e Mario Monti … detto tutto, no?

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