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Referendum pensioni respinto: in arrivo danni elettorali inestimabili per il PD e altri guasti per l’Italia

22 Gen

La Corte Costituzionale ha bocciato la proposta di referendum abrogativo delle norme introdotte sulle pensioni da Elsa Fornero come ministro del Welfare.

Molti attendono le motivazioni della sentenza della Corte che verranno depositate solo tra qualche settimana e tanti prevedono che ci sarà riferimento all’articolo 75 della Costituzione che non ammette il referendum per leggi tributarie e di bilancio, ma potrebbe non essere così.

Infatti, sarebbe davvero molto difficile spiegare ai cittadini  come sia possibile in termini costituzionali che i risparmi dei lavoratori possano entrare a far parte del bilancio dello Stato. E come sia possibile – se la Corte motivasse così – dovrannno spiegarlo i nostri politici affamati di voti ai 18enni pre crisi, oggi venticinquenni senza lavoro e con i genitori cinquantenni allo stremo.
Specialmente se dall’altro lato ci fosse la generazione pre-1952 con le pensioni d’oro e i loro figli pre-1980 che almeno la casa di proprietà ed una da affittare spesso e volentieri ce l’hanno.

lavoratori anziani senior

Probabile che i serbatoi elettorali di alcuni territori e strati sociali alzeranno, nel segreto dell’urna, l’asso di picche al Partito Democratico, fosse solo in ragione delle note posizioni di Giuliano Amato, oggi giudice costituzionale, ieri autore della riforma – poi ripresa da Dini e Maroni – che allungò oltre ogni aspettativa il sistema retributivo che ci dissangua, e delle poco note posizioni di Camusso e CGIL, che tacciono, invece di sostenere il referendum, come tacciono sul reddito di cittadinanza.
E, probabilmente, andranno altrove tanti elettori ‘moderati’ di un eventuale Partito del Nazareno, che – guarda caso – coinciderebbe più o meno con le forze poltiche che sostennero Monti, in quanto i ‘segati’ della Fornero, figli disoccupati inclusi, rappresentano almeno 4 milioni di voti, forse sette, già nell’immediato.

Intanto, annotiamo che anche mia suocera ottantenne e ‘de sinistra’ ormai afferma che ‘Salvini è razzista, ma ha ragione’ e che è facile immaginare cosa pensino in blocco gli statali il cui padrone si è appropriato dei loro sacrosanti risparmi per la vecchiaia.

Andrà a finire molto male questa storia delle pensioni procastinate ad libitum … anche perchè lasciare questa Inps al palo, senza riformarla e/o senza ri-finanziarla, è davvero contro tendenza: il sistema previdenziale pubblico, da un decennio, si è sostituito a Banca d’Italia nel ‘prestare’ soldi allo Stato. L’Inps per certi versi è (era) una banca, o meglio una ‘cassa’ – ma è l’unica che non ha beneficiato finora di ampie trasfusioni …

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Come ‘vincere’ 651.000 euro lordi di pensione

17 Gen

Nuovo record italiano a parlare di pensioni: un pensionato del Comune di Perugia percepisce 651.000 euro lordi all’anno.

La storia è piuttosto singolare e, come disse Benitez per il goal in triplo fuorigioco convalidato alla Juventus, ci può stare.

Si tratta di Mario Cartasegna, 72 anni, ex avvocato del Comune di Perugia, assunto come dipendente ma anche a percentuale sulle cause vinte, che poi hanno elevato il reddito da 200.000 euro a un milione e, pejus, fatto ‘massa contributiva’ per la pensione in quanto ‘anche’ dipendente. Inutile precisare che l’Avvocatura comunale che avrebbe dovuto fare opposizione ad una tale mostruosità  si astenne ‘a norma di legge’, ovvero per conflitto di interessi ….

Un ‘vitalizio’ pari a due volte lo ‘stipendio’ di Barak Obama e a 30-40 volte una pensione ‘normale’, ma ‘ci può stare’ come spiega il diretto interessato in un’intervista al Corsera.

L’incredibile, però, è altro: Mario Cartasegna percepisce questa manna caduta dal cielo da 6 anni circa, ovvero da poco prima di quando Elsa Fornero azzerò le speranze di milioni di over50, visto anche che da due settimane abbiamo scoperto che ‘automaticamente’ ci tocca di andare in pensione a 42 anni e dieci mesi e tra un paio d’anni potrebbero diventare anche 43 o 44 …

fornero

Con una pensione da 100.000 euro annui l’avvocato Mario Cartasegna poteva vivere comunque nel lusso, ma con i restanti 500.000 euro l’Inps poteva evitare 50-60 esodati o riconoscere un centinaio quasi di invalidi. E non l’ha fatto.

Tito Boeri, neo presidente dell’Inps, ha finalmente avviato un’ispezione e adesso l’avvocato Cartasegna rischia di dover restituire tanti, tanti soldi, se verrà acclarata qualche illegittimità.
Ma non basta.

Sarebbe doveroso che Inps, Guardia di Finanza e magistratura avviassero indagini su tutte le super pensioni d’oro (ndr. sarebbero da rivalutare circa 200.000), al fine di verificare se di cavillo in cavillo non si sia ‘accumulata’ qualche illegittimità.
Di sicuro, il solo paventare una tale opportunità, porterebbe a zero le resistenze a tagliare le pensioni d’oro, dato che in caso di condanna i beneficiari vedrebbero azzerati sia i loro patrimoni sia quelli degli eredi.

E, se ben venga il nuovo ‘metodo Boeri’ e confidando nel rapido avvio di controlli a tappeto, c’è solo una cosa da dire: milioni di italiani, oltre alle lacrime, aspettano ancora le scuse, almeno quelle, di Elsa Fornero e Mario Monti.

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Napolitano lascia: i nomi dei papabili

1 Gen

Giorgio Napolitano lascia e le Camere riunite – le stesse che fallarono nel gennaio 2013 – dovranno eleggere un nuovo Presidente per l’Italia.

Per ccapire come andranno le cose e non farsi attrarre da ipotesi desuete, va innanzitutto precisato che, allo stato attuale, i Gruppi Parlamentari sono così divisi:

Alleanze voto presidenziale 1

Dunque, se l’obiettivo è superare la soglia dei 504 voti, le alleanze che potranno credibilmente sostenere un candidato sono le seguenti, con i colori dal rosso al verde che evidenziano quali candidature potrebbero essere indebolite da più o meno rilevanti fazioni, resistenze e defezioni interne dei partiti, in particolare nel PD.

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In parole povere, se il candidato stesse bene ad Alfano & co. ci sarebbero buone possibilità di essere eletto, mentre, se il Centro Destra fosse fuori dai giochi, PD e alleati dovrebbero essere assolutamente compatti, anzichè -come da tradizione – dibattersi tra mille anime e una dozzina di nomi per convergere su quello solitamente più sgradito alla restante parte degli italiani.

Detto questo, ci sono i nomi dei potenziali candidati, a seconda che del buon senso o dello spirito di fazione che ispirano chi li propone.
Alcuni sarebbero ‘impossibili’ in un paese normale per limiti di età o per conflitti di interessi – se non scandali in famiglia – come anche l’aver mai commesso gravi errori politici o emanato norme inique. Altri, invece, potrebbero avere le carte in regola e vedremo quali.

I FEDELI ALLA LINEA

Walter Veltroni, il sindaco che lasciò Roma con miliardi di debiti, migliaia di interventi manutentivi inevasi come di operatori dei servizi esternalizzati poi rimasti disoccupati, milioni di multe poi demandate ad Equitalia, decine e decine di norme o regolamenti nazionali ed europei inevasi … più qualche cooperativa e qualche okkupazione di troppo.

Romano Prodi, lo smantellatore dell’industria manifatturiera (IRI) che oggi rimpiangiamo e l’inventore della Cassa integrazione (Maserati) che oggi malediciamo, l’economista che  – tra il 2007 e il 2008 quando era al governo – incrementò ulteriormente la spesa pubblica narrando di un ‘tesoretto’ che ‘deficit’ era, il politico del ‘si può fare’, dell’Eurozona delle banche e della Costituzione europea che nessuno ha adottato, il premier che pretese la spedizione militare italiana in Libano

Giuliano Amato, ex  sottosegretario alla Presidenza del consiglio nei due governi Craxi I e Craxi II, ex presidente del Consiglio, che approvò, l’11 luglio 1992, un decreto legge da 30.000 miliardi di lire (retroattivo al 9 luglio) per il prelievo forzoso del sei per mille dai conti correnti bancari degli italiani, ex  ministro dell’Interno ha impartì per primo a tutti i prefetti e sindaci italiani la disposizione di non trascrivere i matrimoni gay celebrati all’estero, perché considerati contrari all’ordine pubblico, autore della riforma delle pensioni del 1992 che salvaguardò le pensioni d’oro, escluse i nati prima del 1950 dall’introduzione del regime contributivo, dimenticò milioni di invalidi

Piero Fassino, nipote di uno dei fondatori del Partito Socialista Italiano, figlio del comandante della 41ª brigata partigiana Garibaldi, laureatosi a 49 anni in Scienze Politiche, del quale il 31 dicembre 2005 il Giornale pubblicava stralci di un’intercettazione telefonica – illegittima perchè coperta da segreto – in cui Fassino chiedeva a Giovanni Consorte, manager della Unipol e all’epoca coinvolto nello scandalo di Bancopoli: «E allora siamo padroni di una banca?»

Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte ed una vita nel PCI, stop. In un Partito Democratico che vola basso, la pertinacia è la prima dote necessaria a Torino, ma a Roma … non basta..

Graziano Del Rio, medico endocrinologo, cattolico praticante, nove figli, dal 2013 ai vertici dei governi Letta e Renzi, ex  consigliere regionale dell’Emilia-Romagna ed ex sindaco di Reggio Emilia (la patria della famiglia Prodi) eletto al primo turno con il 63,2% dei voti, ex presidente dell’Associazione dei Comuni. Potrebbe risultare l’esponente giusto per la ‘provincia profonda’ italiana largamente rappresentata in Parlamento.

GLI IMPROBABILI

Pier Carlo Padoan, ex direttore esecutivo per l’Italia del Fondo Monetario Internazionale, ex vice segretario generale ed ex capo economista dell’OCSE, poco carismatico Ministro dell’Economia e delle Finanze del Governo Renzi. Rappresenterebbe una regressione del Paese all’esperienza della Presidenza Ciampi

Piero Grasso, presidente del Senato, ex magistrato, noto anche per le sue controverse frasi verso i magistrati antimafia Caselli, Falcone e Borsellino e Anna Finocchiaro, anche lei magistrato, presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato, il cui marito, Melchiorre Fidelbo, è stato rinviato a giudizio nel processo per l’affidamento senza gara dell’appalto per l’informatizzazione del Presidio territoriale di assistenza (Pta) di Giarre. Nel processo è stato coinvolto anche il  senatore PD Antonio Scavone, nominato – mesi fa – dal presidente del Senato Pietro Grasso come componente della commissione di vigilanza Rai, azienda partecipata dallo Stato, pur essendo rinviato a giudizio con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato e abuso d’ufficio. Difficile che uno dei due pervenga ad una carica che gli faccia anche presiedere il CSM.

Pierferdinando Casini, ex presidente della Camera e attuale presidente della Commissione esteri del Senato, marito della ricchissima Azzurra Caltagirone, ex strenuo sostenitore di Mario Monti ed Elsa Fornero. Eterno ‘piano B’ del Centrismo italiano.

Mario Draghi, governatore della Banca Centrale Europea, ex governatore di Banca d’Italia, ex consulente di Goldman Sachs. L’unico che in questi ultimi dieci anni ha dimostrato di amare l’Italia e saper tenere la barra al centro, pecccato sia altrove impegnato.

I PAPABILI

Luigi Zanda, ex Margherita, capogruppo del Pd a Palazzo Madama, ex consigliere di amministrazione del gruppo editoriale L’Espresso con Eugenio Scalfari, ex segretario-portavoce di Francesco Cossiga al Ministero dell’Interno (1976-1978), ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, concessionario dello Stato per gli interventi di riequilibrio ambientale e di difesa di Venezia e della sua laguna, ex presidente di Lottomatica, ex presidente ed amministratore delegato dell’Agenzia romana per la preparazione del Giubileo del 2000, ex Consigliere di amministrazione della RAI. Mai coivolto in scandali

Marta Cartabia (14 maggio 1963), autorevole docente e costituzionalista italiana, giudice costituzionale dal 2011. Esperta di diritto europeo, forse l’unica che potrebbe portare l’Italia alle riforme dell’infrastruttura normativa e della giustizia evitando lacci e lacciuoli

Dario Franceschini, ex Margherita, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, figlio di un partigiano cattolico poi deputato per la Democrazia Cristiana , è in politica dall’età di 16 anni. Una faccia pulita che potrebbe risultare gradita a gran parte dei partiti

Paolo Gentiloni, neoministro degli Affari Esteri, discendente della famiglia dei conti Gentiloni Silverj, ex direttore del mensile “La Nuova ecologia”, ex portavoce del sindaco di Roma Francesco Rutelli ed antagonista di Ignazio Marino alle scorse Primarie romane. Il volto dell’Italia che attende di cambiare da venti anni e passa

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Pensioni: tutto quello che Tito Boeri (non) farà

30 Dic

Arriva il ‘compagno’ Boeri al timone dell’Inps e il primo ‘fatto’ è che a partire dal 2016 saranno necessari 4 mesi in più per andare in pensione.
Non che sia ‘colpa’ sua, dipende tutto da automatismi determinati da Elsa Fornero anni fa: secondo le statistiche Istat sono aumentate le probabilità che un uomo e una donna di 65 anni d’età hanno di continuare a vivere.

Una formula ‘geniale’ che verte sulla stramba idea che un sessantenne, sapendo di poter vivere fino a 85 anni anzichè fino a 78, diventi automaticamente longevo e resti efficiente, resistente e ‘innovabile’ sul lavoro come se ne avesse cinquanta.
Il tutto senza considerare un grave errore di metodo, visto che chi ha sottoposto l’atto ai ministri di competenza, non sembra aver segnalato che … almeno un terzo dei lavoratori over55 attuali risulta essere, per la stessa Istat, in condizioni di salute non buone e – specie se protrarranno l’atteso pensionamento – di sicuro hanno una aspettativa in vita inferiore alla media … oltre a costare di più per il nostro sistema sanitario.

Dunque, la prima mission di Tito Boeri dovrebbe essere quella di arrestare un meccanismo così palesemente errato, iniquo e pregiudiziale, oltre che prima causa di recessione, disoccupazione giovanile eccetera eccetera.
Dove trovare le risorse è compito del governo e non dell’Inps, dato che fu un altro governo (e parlamento) a cominare un tale pasticcio.

Se i denari deve metterli in governo, è viceversa di Tito Boeri l’onere e il privilegio di abrogare quanto prima possibile una norma Inps particolarmente iniqua: quella che – dal 2010 – limita gli scivoli pensionistici SOLO a partire dalla data di riconoscimento da parte dell’Inps, che spesso avviene dopo anni ed anni e solo a seguito di lunghi preregrinare e dure battaglie legali – e non a partire dalla effettiva sintomaticità /diagnosi – per i malati rari cui sia riconosciuta la gravità e l’invalifità superiore al 74%, mentre per altre malattie congenite più diffuse resta la opzione automatica per il pieno diritto alla pensione anticipata di cinaue anni.
Una bella carognata a danno di malati rari (che in totale sono però milioni) dei quali le statistiche raccontano sia gli anni di ritardo nel pervenimento a diagnosi sia le difficoltà diffuse – specie a sud della Toscana – nel ottenere l’accesso alle cure.

Dunque, sarà facile capire se Tito Boeri è l’uomo giusto al posto giusto.

La mossa successiva?
Battere cassa al governo per il ‘rientro’ di almeno parte dei 45 miliardi e passa di euro di cui l’ex Inpdap si è esposto a copertura delle pensioni d’oro delle casse delle alte dirigenze (2008), ad ‘anticipazione’ della spesa sanitaria delle Regioni (2009-2011), oltre a quanto carente come contribuzione del datore di lavoro (sic!).
Sbloccare alcuni diritti essenziali dei lavoratori gravemente malati e … almeno collocare le pensioni d’oro in un fondo apposito, gestito dai sindacati e del tutto scorporato dall’Inps … con tanta fortuna per tutti, amen.

Solo così ci saranno le risorse per un reddito di cittadinanza da 900 euro lordi (6-700 netti a seconda dei tributi locali), che è la via giusta per combattere lavoro nero, mafie e declino e per sostenere la microeconomia, la flessibilità occupazionale, la formazione permanente, la crescita e i consumi, le fasce sociali più esposte (famiglie monogenitoriali, anziani, invalidi).
Solo così ci saranno i denari per introdurre norme pensionistiche analoghe a quelle che garantiscono il turn over generazionale, ovvero l’innovazione e la crescita nei consumi, nelle infrastrutture, negli stili di vita e nel benessere.
Damiano aveva ragione, Fornero no: gli esperti e i lobbisti europei potranno dire quel che vogliono, qui da noi tra un po’ lo insegneremo anche alle elementari.

La questione non è se Tito Boeri sia un galantuomo, tutto lascia credere che lo sia, ma se avrà la forza di ottenere dal governo e dal parlamento un centinaio di miliardi di euro per risanare, riformare e sbloccare l’Istituto nazionale di previdenza sociale, che sarebbero comunque spiccioli rispetto ai quattrini che con Mario Monti e Enrico Letta abbiamo profuso per salvare banche, casse e compagnie aeree.

Per ora Matteo Renzi ha posto il veto a tutto questo nel discorso di fine anno, perchè convinto che il suo governo durerà fino al 2018 se riuscirà ad evitare la scissione del Partito Democratico.

Ma per capire da che parte vanno gli italiani, CGIL e UIL o i ‘dissidenti del Pd’ che continuassero ad opporsi a qualunque intervento sul ‘lavoro’ (e sulle pensioni o il welfare), come i Cinque Stelle che continuano dopo due anni a non star nè di qua nè di là, potrebbero prendere atto che gli scioperanti ‘generali’ di due settimane fa erano in totale meno della metà degli elettori di Salvini e Meloni … che messi insieme non sono ormai troppo lontani dai numeri che contano.

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Riforme, stabilità e democrazia oggi in Italia

17 Dic

Venti anni fa circa, l’Italia era in coma: lo dimostravano l’illecito finanziamento dei partiti esteso ad una intera classe politica e amministrativa in Tangentopoli, gli elevati livelli di infiltrazione mafiosa nella politica e negli appalti fino alle stragi messe in atto da Cosa Nostra, gli elevati deficit e debito pubblici cui si aggiungevano – già allora – l’overflow della previdenza o della sanità e l’inadeguatezza delle nostre scuole e delle nostre università.

La stabilità al primo posto e, così, abbbiamo avuto i vari Prodi, Amato, Mattarella, Ciampi, Bertinotti, D’Alema eccetera fino all’odierno Giorgio Napolitano che hanno finora ritenuto che la stabilità del sistema Italia coincida con l’unità delle forze politiche si schierano ‘a sinistra’.

Stabilità, secondo loro, ed interessi di parte, secondo chi non vota PD o SEL oppure è iscritto alla CGIL, per la quale si arrivarono a concedere, tra 2009 e 2010, quasi quattro mesi di tempo a Silvio Berlusconi per ricomporre una maggioranza decaduta (e oggi sappiamo a prezzo di quali reati) ed evitare che il governo tecnico fosse diretto da Gianfranco Fini, per poi affidare il tutto – una dozzina di mesi dopo, forse meno – le sorti dell’Italia a Mario Monti nominato ipso facto senatore a vita.

Stabilità che ha permesso di commissariare il Lazio e la Campania affidandoli ai loro stessi governatori – Bassolino e Polverini – con i risultati (pessimi) di cui solo da poco (Terra dei Fuochi e Mafia Capitale) si contano i danni. Stabilità che vuole lasciare Ignazio Marino lì dov’è anche se in un anno e mezzo poco e nulla ha fatto ed anche se sta emergendo – vedi dichiarazioni di Goffredo Bettini – che ci furono ‘anomalie’ alle Primarie e come sembra che ci fu – vedi intercettazioni e registrazioni – ‘qualche’ voto di scambio alle elezioni vere e proprie.

Stabilità in nome della quale Giorgio Napolitano ha tenuto a precisare

  1. «Il Paese è attraversato da discussioni ipotetiche su elezioni anticipate: solo tempo e inchiostro che si sottrae all’esame dei problemi reali anche politici sul tappeto». Eppure eventuali defezioni o scissioni o anche ricomposizioni nei partiti sono prima nella esclusiva ed irriducibile libertà dei singoli parlamentari e poi nelle segreterie di partito.
  2. «Chi dissente dalle riforme istituzionali non deve farlo con spregiudicate tattiche emendative». Anche in  questo caso la competenza non è del Presidente della Repubblica, ma dei rispettivi Presidenti delle Camere.
  3. «Tutto richiede continuità istituzionale. E a rappresentarla e garantirla mi ero personalmente impegnato ancora una volta per tutto lo speciale periodo del semestre italiano di presidenza europea». Ma sono la legge elettorale a determinare gli automatismi che indicano la nascita di un governo e sono le singole Camere a conferire la fiducia a ministri e premier.

Quali ‘garanzie’ possa aver dato il nostro Presidente – per quanto gli è possibile per i diversi ruoli imposti dalla Costituzione – è facile da immaginarsi: l’assoluto e preventivo rifiuto sia a recepire dimissioni’ dal primo ministro sia a sciogliere una o due Camere. E’ nei suoi poteri, anche se non dovrebbe essere una formula ad escludendum, bensì ad hoc.

Il punto, però, è che Matteo Renzi non l’ha eletto nessuno e non si comprende davvero nè come si potrà superare il 2015 senza eventualmente riconfermarlo con nuove elezioni nè come evitare che il partito non si ritrovi con un pugno di mosche in mano, mentre insegue la CGIL che ha nostalgia del vecchio PCI, i Cinque Stelle a favore di tutto e del contrario di tutto, il Centro moderato e riformista a cui si rivolge anche la Destra.

E di tutto questo, in Italia come altrove, il Presidente della Repubblica potrebbe non occuparsene, specie se vuol essere ritenuto neutrale e, soprattutto se – mentre USA e URSS ricominciano a fronteggiarsi nel mondo, stessimo parlando della scissione del suo ex partito il PD, che riporta all’isolamento del PCI stalinista di cui egli ha chiaro ricordo, ritornando ad una situazione con popolari, liberali e socialisti da un lato e sindacati/ partiti ‘comunisti’ dall’altro.

Capiamo tutti, caro Presidente, che sia davvero uno scempio vedere l’Italia eternamente intrappolata in questo gioco di neri, bianchi e rossi, ma, se le madri (e le scuole) italiane continuano a tirar su tanti Peppone e Don Camillo,  vogliamo credere che in Europa non se ne siano accorti già da tempo?

Siamo sicuri che a tenere insieme fazioni che litigano di continuo tra loro, come litigarono di continuo fin dalle origini nel 1879 o nel 1917 e come fanno dal 1948 almeno, sia un elemento compatibile con il risanamento  e con la stabilità del Paese?

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Prodi presidente? Tanti motivi per dire di no

15 Dic

Fassina nel salotto buono di Lilli Gruber sostiene la candidadura di Romano Prodi, come sostituto di Giorgio Napolitano; Giachetti, un’ora dopo, reesta possibilista.

Eppure di motivi (ottimi) per escludere una ‘presidenza Prodi’ ce ne sono. In un altro post si raccontava la sua biografia estesa, ricordiamo in pochi punti perchè proprio sarebbe inopinabile una tale candidatura.

Romano Prodi, al suo primo incarico manageriale nei primi Anni ’70 come presidente della Maserati e della società nautica Callegari e Ghigi, due imprese in difficoltà gestite dall’istituto finanziario pubblico GEPI, fu ‘de facto’ l’inventore della famigerata ‘cassa integrazione’. Una vicenda di cui scriveva Adriano Bonafede (Miliardi nel pozzo Gepi, La Repubblica, 8 gennaio 1988), raccontando che “a posteriori è possibile attribuire a GEPI un notevole ruolo nello sperpero di risorse pubbliche e nel ritardo infrastrutturale italiano, dato che  solamente per la Innocenti, nel decennio tra il 1976 e il 1986, erogò contributi per l’astronomica cifra di 185 miliardi di Lire.

Nel 1982, Romano Prodi ottenne la presidenza dell’IRI, Istituto per la Ricostruzione Industriale, dove verrà successivamenre richiamato nel 1993: la produzione e la capacità manifatturiera del Meridione venne dimezzata,  dismettendo ben 29 pregiate aziende del gruppo, tra le quali l’Alfa Romeo, Finsider e Italsider, Italstat e Stet, Banca Commerciale, Rai, Alitalia, Sme, con drammatici tagli occupazionali gestiti tramite generosi prepensionamenti, che ancora oggi gravano sul nostro PIL,  azzerando le attività portuali ed industriali di una città come Napoli e provocando il crash del Banco di Napoli, con lo stop degli interventi straordinari nel Mezzogiorno e la canalizzazione su banche settentrionali dei fondi europei.

Come Presidente del Consiglio, Romano Prodi è stato artefice dell’entrata nell’Euro e dell’adeguamento delle pensioni in Lire, che oggi si sono rivelati disastrosi. Inoltre i suoi governi hanno promulgato le quattro norme sulla Sanità che oggi – anni dopo – si conclamano incapaci sia di contenere gli sprechi sia di incidere sulla malasanità sia garantire trasaprenza come sanno i cittadini delle Regioni con Irperf maggiorata. A Romano Prodi dobbiamo anche ascrivere la blindatura dei contratti di lavoro del pubblico impiego, nel 2007, e le norme che hanno causato /permesso il vero e proprio saccheggio che le casse previdenziali ex Inpdap hanno subito prima di essere fagocitate dal Inps.

Ma, soprattutto, Romano Prodi non può fare il presidente della Repubblica – non in un’Italia che volesse ‘cambiare’ – se Il Manifesto del 14 agosto 2004 titolava”Li fermeremo in Libia. Accordo con l’Italia per blindare frontiere e mari. Prodi si congratula con Gheddafi“ e  se Der Spiegel scriveva non troppi anni fa sui presunti legami nel ruolo di consulente per il leader kazako Nazarbayev, per non parlare dell’inchiesta Why Not su una presunta ‘loggia sammarinese’ poi finita archiviata.

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Eric Frein e l’ipocrisia italiana sulle armi da fuoco

1 Nov

Eric Frein Capture mugshot“Dopo una caccia di 48 giorni i poliziotti della Pennsylvania sono riusciti a catturare Eric Frein, il cecchino 31enne accusato di aver ucciso un agente e di averne ferito un altro durante un agguato nella contea di Pike. L’uomo, scovato in un hangar abbandonato nei boschi di Poconos, era uno dei dieci latitanti più pericolosi nelle liste dei ricercati dell’Fbi.” (Ansa)

Corriere della Sera: “Eric Frein odia la polizia. Una rabbia portata all’estremo: il 12 settembre ha teso un agguato agli agenti di una piccola cittadina della Pennsylvania. Uno è morto, un altro ferito. Da allora è latitante, nascosto tra boschi e case deserte. Forse ha costruito delle trappole, di certo ha nascosto delle scorte. Per questo è riuscito a sottrarsi alla gigantesca caccia all’uomo dove l’Fbi ha impegnato di tutto.”
“Per anni Frein ha studiato manuali su come sottrarsi ai rastrellamenti, ha spiato le tattiche, si è addestrato a sopravvivere in territorio ostile. Non sono supposizioni. C’è tutto nella memoria del suo computer. Le battute dell’Fbi sono condotte con grande prudenza perché temono voglia colpire ancora. Con il fucile ma anche con piccoli ordigni che ha testato nel corso del tempo. Bombe improvvisate o trappole simili a quelle usate dai vietcong. Nei boschi, non troppo lontani dalla sua abitazione a Canadensis, trovano delle buche ben mimetizzate, sono piccoli nascondigli. “

“In un angolo della foresta abbandona il suo Ak e un paio di caricatori. Poi un pacchetto vuoto delle sue sigarette. Le Drina, ovviamente serbe. Non è escluso abbia lasciato gli oggetti di proposito in segno di sfida a chi lo insegue. Eric è tornato un fantasma che conduce il suo gioco. Fino alla fine.”

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Scrive di lui Vittorio Zucconi per La Repubblica:  “il suo nemico eravamo tutti noi, la società, e chi deve proteggerla” … “ogni forma di autorità, dai tempi dell’espulsione dalla piccola università dove aveva tentato di iscriversi, era la sua nemica. Erano “loro”, il “potere” nazionale e sovranazionale oppressivo e le braccia di quel vasto, mostruoso, tentacolare controllo planetario che, nella mente arroventata dei “survivalisti”, distrugge le libertà individuali e sta divorando anche l’America, “the land of the free”, la terra dei liberi.”

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Zucconi che – a capo in testa di tutto il bon ton salottieri degli intellettuali nostrani – condanna “un’America primitiva ed esaltata nella quale anche fra città come Philadelphia e Pittsburgh un giovanotto fuori di testa può evadere mille agenti di polizia per 48 giorni credendosi un lupo.” Come ad “Oklahoma dove un altro “survivalista”, Tim McVeigh fece saltare un edificio governativo con tre quintali di esplosivo fabbricato in casa con fertilizzati, uccidendo 168 persone”.
E auspica che “qualsiasi giuria lo condannerà al patibolo, se i difensori d’ufficio non riusciranno a persuadere i giurati che il “Lupo dell’Est” era un demente armato dalla follia di una nazione che ancora crede nelle armi acquistabili come il chewing gum” …

Che Eric Frein debba andare al patibolo, mentre è ancora in attesa di processo, è una vera novità nel ‘sinistro’ pensiero di La Repubblica: a favore della pena di morte, dunque? Magari per impiccagione e di tutta fretta?
I terroristi vanno uccisi, non catturati: l’esempio l’ha dato Barak Obama facendo uccidere e non catturare Osama Bin Laden, pur essendoci la possibilità.

Ma l’ipocrisia italiana è ben altra e ben più raffinata di quella americana.

La Repubblica ricasca nel luogo comune delle “armi acquistabili come il chewing gum” solamente in USA.
Beh, se volete sapere QUALI ‘armi lunghe’ si possono comprare in Italia date una scrollata a questo link di un’armeria on line … e, intanto, iniziate a prender nota dei ‘giocattoli’ che anche qualcuno di noi possiede e usa.

carabina STEYR mod. HS460, cal. .460

La carabina Steyr Hs 460 calibro .460 Steyr è  classificata (sportiva) ed è possibile l’acquisto da parte degli appassionati italiani

Ebbene, uno dei più ambiti fucili per cecchini è acquistabile in Italia dal dicembre del 2012, allorchè al governo c’era quel Mario Monti che proprio La Repubblica volle a tutti i costi.

Quanto al “potere nazionale e sovranazionale oppressivo e le braccia di quel vasto, mostruoso, tentacolare controllo planetario” a crederci non sono solo i survivalisti come Frein o gli anarchici come McVeigh, ma anche tanti altri … a Zucconi & co. bastava sfogliare il sito di Beppe Grillo o del Fronte Nazionale francese o di UKIP britannico per accorgersene.

Originally posted on Demata

Sinodo sulla Famiglia: un forte richiamo alla Politica

19 Ott

“La“Relatio Synodi” della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi: “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, conclusasi il 19 ottobre 2014, non si è limitata ai mezzi termini, nel richiamare la Politica – specialemente quella cristiana e cattolica – ai propri doveri.

“Si è parimenti sottolineata la necessità di una evangelizzazione che denunzi con franchezza i condizionamenti culturali, sociali, politici ed economici, come l’eccessivo spazio dato alla logica del mercato, che impediscono un’autentica vita familiare, determinando discriminazioni, povertà, esclusioni, violenza.”

“C’è anche una sensazione generale di impotenza nei confronti della realtà socio-economica che spesso finisce per schiacciare le famiglie. Così è per la crescente povertà e precarietà lavorativa che è vissuta talvolta come un vero incubo, o a motivo di una fiscalità troppo pesante che certo non incoraggia i giovani al matrimonio.
Spesso le famiglie si sentono abbandonate per il disinteresse e la poca attenzione da parte delle istituzioni.”

“Anche il calo demografico, dovuto ad una mentalità antinatalista e promosso dalle politiche mondiali di salute riproduttiva, non solo determina una situazione in cui l’avvicendarsi delle generazioni non è più assicurato, ma rischia di condurre nel tempo a un impoverimento economico e a una perdita di speranza nell’avvenire.”

“Le conseguenze negative dal punto di vista dell’organizzazione sociale sono evidenti: dalla crisi demografica alle difficoltà educative, dalla fatica nell’accogliere la vita nascente all’avvertire la presenza degli anziani come un peso, fino al diffondersi di un disagio affettivo che arriva talvolta alla violenza.”

“Vanno tenute in debito conto le esigenze e le attese di famiglie capaci di essere nella vita quotidiana, luoghi di crescita, di concreta ed essenziale trasmissione delle virtù che danno forma all’esistenza. Ciò indica che i genitori possano scegliere liberalmente il tipo dell’educazione da dare ai figli secondo le loro convinzioni.”
“I bambini spesso sono oggetto di contesa tra i genitori e i figli sono le vere vittime delle lacerazioni familiari. L’essere donna è oggetto di discriminazione e anche il dono della maternità viene spesso penalizzato piuttosto che essere presentato come valore.”

“È responsabilità dello Stato creare le condizioni legislative e di lavoro per garantire l’avvenire dei giovani e aiutarli a realizzare il loro progetto di fondare una famiglia.”

Più chiaro di così ….

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Senato: la minoranza promette battaglia … agli italiani

1 Ott

Oggi, su La7, Cesare Damiano ha chiarito che “non credo che una situazione di tal genere possa essere recuperata con i palliativi”; “dipende molto da quello che offre l’Italia in termini di risorse e di ripresa … quello he conta è che si pone un problema di credibilità del Paese e di lanciare un paino di riforme” aggiungeva Irene Tinagni.

Sono trascorsi quattro anni da quando Mario Monti promise all’Europa un piano di rientro in quattro e quattr’otto, rifiutandosi di fare una Patrimonale, bloccando il Welfare e, in pratica, raddoppiando le tasse.
E son trascorsi quattro anni da quando si iniziò – questo blog tra i primi – a paventare la recessione, la stagnazione e la deflazione che ne vennero.

Intanto, mentre stanno per arrivare le prime sanzioni UE per infrazione del deficit, sentiamo ancora in televisione ‘autorevoli esperti’ che ci raccontano che si tratta di una ‘fase’ … mentre lo scenario è fosco.

twitter_umori_italiani

L’economia reale, però, racconta tutt’altro:

  • la disoccupazione e la povertà sono in aumento da cinque anni e – in un paio d’anni – avremo ‘bruciato’ la generazione degli attuali ventenni
  • la spesa pubblica è ancora in crescita e i turn over pubblici restano bloccati per almeno altri cinque anni, grazie alle norme di Elsa Fornero sulle pensioni e al MEF che non vuole ripristinare il buco da 45 miliardi che creò nell’ex Inpdap
  • l’Istat che annuncia nel 2012 come iniquamente stiamo trattenendo al lavoro – pur con 30 e passa anni di contribuzione – centinaia di migliaia di lavoratori senior (over55) che sono in ‘condizioni di salute non buone’ mentre gli invalidi che risultano all’Inps sono praticamente la metà (in media) di quelli che Francia o Germania riconoscono e mentre i nostri media scatenano selvagge campagne contro i ‘falsi invalidi’, ovvero i soliti tot truffatori del sistema previdenziale che esistono dovunque. Intanto, almeno due milioni – tanti sarebbero in base alle medie UE – di disabili ‘sommersi’ attendono …
  • il valore delle case degli italiani è crollato di 500 miliardi di euro in pochi anni e c’è chi ha visto l’unico proprio investimento (il ‘mattone’) anche del 40%
  • lo sbilanciamento commerciale e tecnologico con la Germania è tale che – ad esempio – una Opel GTC usata del 2008 oggi vale quasi il 10% in più rispetto ad un paio di anni fa, mentre una Opel Corsa nuova costa quasi il 30% in più di una Seat Ibiza o di una Fiat Punto, mentre anni fa erano nella stessa fascia di prezzo
  • ogni anno in Italia si diploma il 21% dei diciottenni, mentre in Polonia i laureati sono al 43% ed entro sette anni in tutta Europa (eccetto che da noi) sarà così, come in tutta Europa (eccetto che da noi) le scuole sono linde, ben organizzate e soprattutto finanziate
  • solo per i TFR teniamo bloccati almeno 25 miliardi di euro per dare liquidità alle imprese, mentre potrebbero /dovrebbero andare in busta paga ai lavoratori, ovvero genererebbero consumi, ma non possono essere toccati perchè i sindacati dell’industria li hanno fatti reinvestire in fondi vari
  • la sovraspesa ‘fiscale’ per gas e luce che le famiglie povere devono affrontare equivale a meno della metà del bonus energetico che gli offriamo, serve in discreta parte per finanziare il fotovoltaico e a causa di questi ‘balzelli’ – rispetto ad un britannico – gli vengono sottratti almeno un mese di consumi alimentari

D’altra parte siamo il Paese di Pinocchio, che ammazza a scarpate chi potrebbe insegnargli qualcosa, che si affida al duopolio del Gatto e della Volpe per rimediare fregature a giorni alterni, ove l’umiltà e la pazienza di Geppetto si antepongono al giusto esercizio dei propri diritti, dove le istituzioni giudicano distrattamente e curano ancor peggio e dove – puntualmente – c’è qualcuno che promette il Paese del Bengodi a dei ciuchini ignoranti pronti a seguirlo … e dove l’unica brava persona (oltre alla Madonna – Fata Turchina) è quel Mangiafuoco circense apolide e burattinaio di professione …

Acclarato il perchè NON si studia Collodi (Carlo Lorenzini, 24 novembre 1826 – 26 ottobre 1890) nelle scuole superiori, mentre Pinocchio è forse il primo ‘personaggio italiano’ nel mondo, sarebbe bello capire chi sono gli elettori che si sentono rappresentati dalla minoranza del PD che ha creato e vuol mantenere il ‘declino italiano’, rallentando da oltre un anno gli interventi che erano urgenti già 5 anni fa.

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Gli aforismi politici di Confucio e i partiti italiani

1 Ago

ConfucioNon tutti sanno che Confucio fu il padre di tutti gli statisti, oltre che ‘fondatore di una religione’.

Uno statista talmente abile e lungimirante che il ‘suo’ impero, quello cinese, esiste ancora oggi sostanzialmente intatto e dopo aver garantito la pace e la prosperità per quasi 2000 anni. Un uomo rispetto al quale appaiono dei ‘nani’ il nostro Nicolò Machiavelli o l’anglosassone Adam Smith  oppure il germanico Karl Marx.

Dunque, da Confucio (e non solo da lui) avrebbero molto da imparare i nostri governanti e i nostri partitielli.

Ad esempio, Beppe Grillo e i Cinque Stelle – followers inclusi – potrebbero lanciare un voto on line per ‘scegliere il metodo’, visto che “Esistono tre modi per imparare la saggezza. Primo, con la riflessione, che è il metodo più nobile. Secondo, con l’imitazione, che è il metodo più facile. Terzo, con l’esperienza, che è il metodo più amaro.

La Sinistra potrebbe  organizzare un convegno agostano  dal tema “Non mi affliggo che gli altri non mi riconoscano. Mi affliggo di non riconoscere gli altri oppure un congresso nazionale riguardo al dato che “Solo i grandi sapienti ed i grandi ignoranti sono immutabili.”

Il Centrodestra potrebbe addirittura ricompattarsi se Silvio Berlusconi apprendesse che  persino Confucio dovette ammettere: “Non ho mai conosciuto un uomo che vedendo i propri errori ne sapesse dar colpa a se stesso.”

Ai ‘moderati’ – da Mario Monti ed Enrico Letta passando per D’Alema – potrebbe essere utile sapere che “Vedere ciò che è giusto e non farlo è mancanza di coraggio” oppure che  “Chi impara, ma non pensa, è perduto. Chi pensa, ma non impara, è in pericolo.”

Matteo Renzi, Beppe Grillo e quant’altri potrebbero guardare ai politici di altrove che ben sanno come “L’uomo superiore è modesto nelle parole, ed eccede nelle azioni.” E chi pretende ascolto ‘assediando i palazzi del potere’ dovrebbe comprendere che  non è a queste condizioni che si ottiene dialgo e apertura: “Non mettetevi a discutere con un pazzo! Chi vi guarda non distinguerebbe l’uno dall’altro.”
Come chi vede ‘trame’ dovunque, potrebbe anche iniziare a considerare l’ipotesi che Niente è più evidente di ciò che è nascosto.”

Quanto alla Lega di Salvini, alla Destra ‘europea’ e all’arcipelago Antagonista, sarà sempre troppo poco il ripetere che “Per natura gli uomini sono vicini, l’educazione li allontana e che “È impossibile conoscere gli uomini senza conoscere la forza delle parole.”

Prima di ri-candidarli, i partiti dovrebbero rispettare  la regola aurea che “Un uomo che ha commesso un errore e non lo ha riparato, ha commesso un altro errore.”

Tutti, prima di pronunciare un discorso, dovrebbero rammentare il detto: Dimmi e dimenticherò, mostrami e forse ricorderò, coinvolgimi e comprenderò.” Come anche prima di legiferare, potrebbero ricordare che In un Paese ben governato la povertà è qualcosa di cui ci si deve vergognare. In un Paese ben governato, è vergognosa la ricchezza.”

I nostri intellettuali e direttori di giornali e televisioni varie potrebbero iniziare a rendersi conto che “Un padre che non insegna al figlio i suoi doveri è tanto colpevole quanto il figlio che non li segue”.

Quanto a noi elettori (Grandi e piccoli che siamo), basterebbe tener conto che Belle parole e un aspetto insinuante sono raramente associati con l’autentica virtù” e che “L’uomo superiore comprende la giustizia e la correttezza; l’uomo dappoco comprende l’interesse personale.”

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