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Corleone funerals in Rome: not just corruption, but organized crime

21 Ago

Hundreds of tearful mourners paid their final respects to Vittorio Casamonica, 65, at the San Giovanni Bosco Church, on front of “You conquered Rome, now you’ll conquer paradise” read a banner, “King of Rome,” read another, featuring Casamonica’s image, the Colosseum and St. Peter’s Basilica.

Useful to know, the Casamonica clan has been involved of racketeering, extortion, usury and many other investigations into Roman criminality.

In the square on front of the Church you can ‘admire’ six black horses pulling an antique black-and-gold carriage as a band played music from The Godfather soundtrack, dozen and dozen of bouquets of flowers as a low-flying helicopter dropping red rose petals on the crowd below or a Rolls Royce and other luxury cars parked everywhere and blocking the trafffic for hours with pratically no intervention by Municipal Police … yet it is from 2013 that in Italy the public funerals of the mafia men are prohibited by law.

The parish priest,  Reverend Giancarlo Manieri, said he had no control over what happened outside the Church … but the big banners where on front side of his Church, not over, and in the same Church there was the funeral of Enrico De Pedis, the boss of Magliana Clan. Reverend Manieri is clear: “I would do it one more, an exponent of a clan is still within the Church”, but Pope Francesco – just an year ago – said that “those who are not in this path of good, like the mafia, these are not in communion and are excommunicated” … and it is from 2011 that the funerals of mafia men were banned by bishops in some regions.

Rome’s corruption is a thousands years tradition and after the WWII has long thrived on the connivance of city politicians, administrators and local crime syndicates, but without an infrastructure like Cosa Nostra or Ndrangheta. But, starting from 2001, something is changed: there was a junction between parties’ apparatuses aimed at illegal financing through services through outsourced contracts and criminal organizations /cartels as one of Casamonica.

How much serious is the situation in Rome?

Easy to say: the former and the current city council as the former regional council have been decimated by arrests, the prefecture calls for the removal of at least one hundred municipal dirigents, as well as those already involved in investigations. The Vatican – that would control at least 40% of the hotels of the capital – starts a lucrative Jubilee in an out of control town as the Casamonica’s funeral demostrates.

An old Latin proverb says: “Pecunia non olet”. (trad. money does not stink). But … in the III Millennium, where there is corruption, a mafia branches. Not just lobbyng, but organized crime … that had needed more than 5-6 years to take over the town.

The axiom Catholicism – Corruption is long-standing:from the first schism under Pope Callistus concerned about this and from Aryo to the Cathars through Luther and Calvin or schismatic Frenchs the question is always the same: easy forgiveness, lust for resources.

Until yesterday, the Vatican had serious problems in Mexico, in Calabria or in South America, as well as in itsfinancial institutions.
From today the scandal is Rome and it is not the first time in the last three thousands years.

Demata

Crocetta e Marino: perchè devono andar via?

24 Lug

I motivi perchè Roma e la Sicilia debbano affrontare un ricambio politico sono tanti e tantissimi, ma quelli chè allarmano per davvero sono pochi e semplici da comprendere.

Non sappiamo se Crocetta e Marino pensassero che i sindaci avessero degli incarichi ‘politici’, piuttosto che l’onere di amministrare la cosa pubblica.
Ma ad ambedue oggi si reclama di non aver denunciato nelle sedi dovute (prefetto e magistratura) il degrado professionale e funzionale degli enti cui sono preposti, come di mostrare quella cultura del diritto e delle procedure che gli consentirebbe di intervenire direttamente e di amministrare.

Due situazioni gravissime se non amministrate, considerato che sia l’Assemblea Siciliana sia Roma Capitale hanno di per se un finanziamento statale ampio ed apposito. Dieci milioni sprecati a Roma o in Sicilia magari sono un’inezia, ma se ben spesi in Molise (ad esempio) ci sistemi tutti i fondovalle …

In ambedue i casi Crocetta e Marino forse speravano che le ‘larghe’ intese con lo Stato centrale avrebbero permesso di superare gradualmente il sistema di prebende ed inefficienza del personale dipendente dai loro enti. Oppure che i loro vice ed i loro staff riuscissero a riportare a norma contratti di lavoro, organigrammi, funzioni e procedure con la bacchetta magica … trovando ampia collaborazione dei sindacalisti e dei direttivi.

Di fatto, va a finire che l’Assemblea Siciliana riesca a spendere, spandere ed assumere in ampia autonomia e che Roma Capitale si ritrovi con ennesimi buchi di bilancio, appalti bloccati, servizi esternalizzati da rifere o abrogare eccetera fino alla questione della mobilità e della sicurezza, ovvero metro, bus, polizia municipale, servizi sociali, case popolari eccetera.

Se Crocetta e la Sicilia andranno inevitabilmente a sbattere contro lo scoglio del Fiscal Compact, ben più allarmante è la situazione romana.
Marino si ostina ad andare avanti con mezza giunta defezionata ed altrettanto per le dirigenze apicali, più tot esponenti di municipi o municipalizzate agli arresti domiciliari in una Roma che dovrà garantire tra pochi mesi l’ospitalità e la mobilità che servono ad un Giubileo.
Intanto, l’astio della cittadinanza verso il personale comunale (e gli amministratori che tollerano) è crescente, come è da tempo alto lo sdegno per come viene tenuta la città e per come è stata amministrata in dieci anni.

Crocetta potrebbe anche superare l’enpasse, ma a condizione di accettare il gravoso ruolo di ‘amministratore della cosa pubblica’, diversa è la situazione di Marino, dove non basta più solo un vicesindaco illuminato per rinfrancare gli animi, interdire i prepotenti e far ripartire servizi viziati da decenni di procedure e ‘prassi’ poco legittime.

Demata

Papa Francesco e la puzza che arriva anche da Roma

27 Mar

Ormai è ufficiale, Galli della Loggia dixit: esiste una filtrabilità ‘mafiosa’ tra base ‘popolare’ e partiti di ‘sinistra’. Addio ‘mani pulite’, addio ‘la storia siamo noi’ eccetera eccetera

“Il Pd era l’unico partito romano che conservava almeno in parte un rapporto con la base popolare, quella del vecchio Partito comunista: e probabilmente proprio questo è ciò che l’ha perduto. Una base popolare dai tratti spesso plebei — chi ha una certa età se lo ricorda — che per forza era contigua a persone e cose non proprio in regola con la legalità (ladruncoli, piccoli spacciatori, topi d’auto): ma finché a sovrintendere ci sono stati il controllo etico-politico del partito e la decisione inappellabile dei vertici in materia di cariche e di mandati elettorali, nessun problema.
Come si sa, però, a un certo punto tutto questo è svanito. È accaduto allora come se quella base popolare fosse rimasta affidata a se stessa e alle regole spesso demenziali (vedi primarie «aperte») ed estranee della nuova democrazia interna. È allora che si è aperto il varco: non avendo più un vero corpo, il partito non ha avuto più anticorpi. “

VIGNETTA-ROMA-MAFIA

Una questione ormai storica, quella della contiguità dei ‘partiti popolari’ con sette e mafie, ben descritta da Jacques de Saint-Victor in “Patti scellerati. Una storia politica della mafia in Europa” (UTET). L’unico dubbio irrisolto è come mai Eugenio Scalfari – censore di Roma – non se ne sia mai accorto.

E le accuse di Ernesto Galli della Loggia – nell’editoriale di oggi su Corsera con la foto del Governatore Zingaretti in bella vista – non si fermano: “Lo ha capito anche la delinquenza più sveglia e più attrezzata, che è stata pronta a stabilire rapporti con la sua nuova classe, a mettere a libro paga persone, a costruire filiere, a organizzare complicità e ricatti. Così, servendosi dei mezzi del clientelismo politico più ovvi, è cominciata la scalata al Pd da parte del malaffare.
Lo ha detto bene in un rapporto Fabrizio Barca, dopo aver indagato quanto accaduto nei circoli dem della Capitale: il Pd è diventato «un partito cattivo, ma anche pericoloso e dannoso», i suoi iscritti sono troppo spesso «carne da cannone da tesseramento». ”

Intanto, mentre il Capo di Gabinetto della Regione Lazio è anche lui coinvolto nelle inchieste di Mafia Capitale, arriva il crollo verticale del consiglio municipale di Ostia con appelli pubblici a inviare militari come in Calabria o Sicilia  …
E, a confermare che il PD, a Roma, non c’è più, prendiamo atto che Zingaretti (Regione Lazio) tace e Marino (Roma Capitale) è all’estero …

Dunque, mentre Renzi trema (ndr. la caduta del PD romano per mafia comporta de facto la fine di molte cose), non resta che attendere l’intevento del vescovo di Roma, come si usa nelle terre assediate dalla Mafia …

papa mafia

La domanda, dunque, è: si dimetteranno oppure l’Italia e i romani dovranno subire l’onta di una Roma che ‘puzza’, proclamata Urbis et Orbis? Di sicuro, Papa Francesco non può scagliarsi contro mafiosi e narcos se a casa sua si razzola male …

Original posted on Demata

Mattarella for President: another Jesuit for Rome?

31 Gen

Sergio Mattarella is the new President of the Italians.
A gentleman, southerner, educated person, he has credit in the ‘gentry’ society. The critical elements are given in the age (73 years old) and the former ChrisitanDemocrat origin, as in his appaesament in PD, as well as being little known Italian and abroad.

Who will Mr. President Sergio Mattarella is easy to say: we can predict that he will inspire to Bartolomeo Sorge, a Jesuit, theologist and Italian political scientist, expert on social doctrine of the Church and member of the so-called Democratic Catholicism.
Padre Sorgeduring the 80s as director of Civiltà Cattolica, a newspaper published by Jesuits, became the protagonist of a movement of opinion to promote Catholics into a new cultural identity and a new political role, with the goal of a re-founding” of the Christian Democrats , and, from 1986 to 1996, he directed the Institute of Political TrainingPedro Arrupe’ in Palermo, from which supported the so-called Spring of Palermo‘ twenty years ago.

The father, Bernardo Mattarella, repeatedly parliamentary, constitutional expert and anti-mafia man’, already in 1944  signaled to Don Luigi Sturzo, even in the United States, that the Sicilian separatism is still a movement that must be followed and constantly vigilant, even little good for the element from which it is surrounded, the mafia, reported by the feudal lords to the honor of the separatist political limelight ” and – in an article in the June 3, 1944 on People and Freedom – published an article in which he accused the separatists, accusing them of have “on the conscience the sad responsibility to have gathered around it (the Mafia), trying to recharge the organization more dangerous and overbearing that has plagued for many years our lands.”

Therefore, the election of Sergio Mattarella could also prove a good choice, with the right man in the right place.
The problem is the butcher policy that led to his name.

In fact, going to summarize, this election:

  1. induces the generation of octogenarians actually ‘on ride again’ to believe they can reset the country to 1994, when just the Mattarellum law entered Italy into the hell of the Second Republic, or perhaps to 1978 when the whole Italian politics turned for the worse
  2. convinces the Demoratic Party to be in a politically hegemonic position , while this is true only in neoaristocratics clubs,  while, on the contrary, both the Democrats like the people’ are of a completely different opinion
  3. leaves a huge void on right side of parliament’, with an Alfano hostage’ of the Stability and a Berlusconi’ humiliated more than  judgments did, but also to left side’, since the day after tomorrow Matteo Renzi could claim to have reconstructed the White Demo-Christian Whale .

Meanwhile, we note that with Pope Bergoglio sj and Mattarella President goes to compose a piece of that democratic project that led to the papacy John XXIII as John F. Kennedy in the White House, but 1961 is so far away.

originale postato su demata

Mattarella Presidente, il sogno di don Sturzo e padre Sorge si avvera?

31 Gen

Sergio Mattarella è il nuovo Presidente degli italiani.
I lati positivi positivi sono tanti: è un galantuomo, un meridionale, persona colta, ha credito negli ambienti che contano italiani. Gli elementi critici sono nel dato anagrafico (73 anni) e nella provenienza non laica, ex democristiana,come nel suo appaesament nel PD, oltre ad essere poco conosciuto dagli italiani e all’estero.

Che presidente sarà Sergio Mattarella è facile dirlo: possiamo prevedere che si ispirerà a Bartolomeo Sorge, un gesuita, teologo e politologo italiano, esperto di dottrina sociale della Chiesa, ed esponente del cosiddetto Cattolicesimo democratico.
padre_bartolomeo_sorge_imagefullPadre Sorge sj, durante gli Anni ’80 come direttore di Civiltà Cattolica, si fece protagonista di un movimento d’opinione per promuovere nei cattolici una nuova identità culturale e un nuovo ruolo politico, con l’obiettivo di una “rifondazione” della Democrazia Cristiana, e, dal 1986 al 1996, ha diretto l’Istituto di Formazione Politica Pedro Arrupe di Palermo, dal quale sostenne la cosiddetta ‘Primavera di Palermo‘.

Il padre, Bernardo Mattarella, più volte parlamentare, costituzionalista e ‘antimafioso’ della prima ora, già ne 1944 segnalava a don Luigi Sturzo, ancora negli Stati Uniti, che il separatismo siciliano «è comunque un movimento che occorre seguire e vigilare continuamente, anche per l’elemento poco buono da cui è circondato, la mafia, riportata dai feudatari separatisti all’onore della ribalta politica» e, in un articolo del 3 giugno 1944 su Popolo e Libertà, pubblicò un articolo in cui accusava i separatisti, accusandoli di avere «sulla coscienza la triste responsabilità di avere riunito attorno a sé, cercando di ripotenziarla, l’organizzazione più pericolosa e sopraffattrice che abbia afflitto, per lunghi anni, le nostre contrade.»

Dunque, l’elezione di Sergio Mattarella potrebbe rivelarsi anche un’ottima scelta, con l’uomo giusto al posto giusto.
Il problema è la macelleria politica che ha portato al suo nome.

Infatti, andando a sintetizzare, questa elezione:

  1. induce la generazione di ottuagenari al potere a credere davvero di poter resettare il Paese al 1994, quando proprio il Mattarellum scatenò l’inferno della Seconda Repubblica, o forse al 1978 quando tutta la politica italiana prese una brutta piega
  2. convince il Partito Demoratico ad essere in una posizione politicamente egemonica, mentre questo è vero solo negli ambienti neoaristocratici, mentre, al contrario, ben sia i democratici sia il ‘popolo’ sono di tutt’altra opinione
  3. lascia un vuoto enorme a ‘destra’, con un Alfano ‘ostaggio’ della Stabilità e un ‘Berlusconi’ umiliato più di quanto potessero le sentenze, ma anche a ‘sinistra’, dato che da dopodomani Matteo Renzi potrebbe affermare di aver ricomposto la ‘Balena Bianca’ democristiana.

Intanto, prendiamo atto che con Papa Bergoglio sj e Mattarella Presidente va a ricomporsi un tassello di quel progetto democratico che portò al soglio pontificio Giovanni XXIII e alla Casa Bianca John F. Kennedy, ma … il 1961 è tanto lontano.

originale postato su demata

Sanità Lazio: addio Commissario Zingaretti?

15 Gen

Un chiaro esempio di come vada la Sanità nel Lazio sono le prestazioni per le malattie rare che, essendo pagate direttamente dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), non dovrebbero subire nè tagli nè limitazioni da parte dei Servizi Sanitari Regionali (SSR).
Allo stesso modo, le Aziende Sanitarie Locali dovrebbero fare a gara per accaparrarsi questi malati e queste prestazioni, talvolta costose e comunque lucrative. Inoltre, un malato raro (e cronico) porta con se una serie di accertamenti, consulenze e altre terapie che sono ben programmabili e, dunque, si rendono più efficienti /economiche.
Non dovrebbe esistere motivo, dunque, per il quale un malato raro dotato di una prescrizione redatta da un Centro Interregionale o Nazionale (non un mero centro di riferimento regionale, attenzione) non possa accedere alle cure presso una ASL o un ospedale generale: paga tutto il Ministero.

Eppure, in alcune regioni tra cui il Lazio questo accade.
Ed è davvero difficile comprendere per quale motivo una qualunque azienda pubblica o privata rifiuti di assistere – come per altro sarebbe tenuta – un malato che porta con se tra i 30 e i 50.000 euro annui di prestazioni, di cui larga parte pagata cash dallo Stato.

Esistono, però, alcune evidenze che possono aiutarci a capire:

  1. gerontocrazia, tanta gerontocrazia, se scopri che interi reparti e schiere di malati sono affidati a medici che sono nati nel 1948 o giù di lì, dimenticando che si va in pensione anche per sopravvenuti limiti di età biologica e tecnologica, senza dimenticare che nelle malattie rare conta tanto il metabolismo e i meccanismi di sintesi, la genetica, la biochimica e tante altre cose che hanno preso piede solo dagli Anni ’80
  2. assenza di meritocrazia, efficienza e – di conseguenza – minore efficacia delle prestazioni: la madre di tutti gli sprechi. Si campa per lo stipendio a fine mese, per le eterne ‘scalate’ aziendali e di corridoio o per posizione consolidata, visto che chi sta sopra non va mai in pensione e chi sta sotto resterà sotto. I malati e le malattie new entry possono attendere
  3. occupazione dei vertici amministrativi, se accade che siano dei laureati in medicina (e non in economia) a coordinare management, servizi, prestazioni, forniture eccetera per milioni e milioni di euro e di persone. Un privato una cosa così non la penserebbe neanche sotto minaccia: un medico come direttore sanitario, un manager come direttore amministrativo. O no?
  4. gravissimi (potenziali) conflitti di interessi, se ad esempio nessuno verifica che le associazioni dei malati che raccolgono il 5xmille non coincidano, in un modo o nell’altro, con il medico del reparto o l’ospedale e se, peggio, il farmaco ‘orfano’ in quella regione sia una sorta di monopolio ed il centro pubblico operi in realtà come fosse un sub-distributore
  5. carenze del Contratto di lavoro dei medici, che possono essere adibiti a mansioni diverse, ma solo “fatte salve le eventuali specializzazioni di cui è in possesso ed esercitate all’interno della Struttura sanitaria”. Ad essempio, se vent’anni fa assumemmo tanti cardiologi e gastrenterologi ed oggi la prevenzione e i farmaci migliori ne hanno ridotto l’esigenza, teniamo aperti lo stesso i loro reparti consumando le risorse che andrebbero ai ‘nuovi’ settori e specialità mediche e raccondando ai cittadini che la colpa è dei tagli
  6. ritardo epocale, grazie ad un sistema universitario baronale e autoreferenziale. Basti dire che il sistema dei punteggi e il correlato concetto di invalidità è lontano anni luce da quanto l’Italia ha siglato in sede di Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1994. Noi siamo ancora allo ‘sciancato’, al ‘gobbo’, al ‘cecato’ …

I malati rari sono soo la cartina al tornasole di questa storia, ma il risultato è che i malati (rari e ‘comuni’) che non trovano allocazione in un simile girone infernale vagano da uno specialista all’altro, con esami costosi, che – incredibile ma vero – vanno a dissanguare le loro tasche e quelle dei loro corregionali, manentendo funzionanti interi reparti che senza questo vagare non avrebbero ragione di esistere.

Dati spreco Sanità Lazio
Secondo i dati pubblicati dal Fatto Quotidiano, il Lazio spende lo 0,3% in meno rispetto alla media nazionale per l’assistenza di base, ma riesce a spendere quasi il 50% in più (11,4% contro il 7,5%) se parliamo della spesa ospedaliera in questione.
No matter, è lì il problema maggiore.

Questo il motivo per il quale il Lazio taglia posti letto e prestazioni ai malati, ma non posti di lavoro. Secondo questa logica, ma non la nostra, costerebbe di più azzerare un reparto o un ambulatorio, che ‘si ripagano mentre funzionano’, piuttosto che ridurrre di uno specialista, pagato decine e decine di migliaia di euro all’anno, se non centinaia, un reparto dove ce ne sono già sei o sette della stessa specialità.
Oppure continuare a riconfermare medici ormai ultrasessanticinquenni e pure pensionati su incarichi, funzioni e poltrone che – di norma – dovrebbero almeno essere occupate da personale in effettivo servizio, che percepisce uno stipendio anche dimezzato rispetto ai soliti ‘ex sessantottini’.
Perchè tenerci un medico di sessanticinque anni a passa, che ha difficoltà persino con la posta elettronica, quando ne potremmo avere uno di quaranta con pedegree internazionale a metà del costo, senza dover licenziare due ausiliari o chiudere un ambulatorio oppure alzare Irperf e ticket?

Così accade che a Roma si chiuda per un cavillo il centro infusionale del Fatebenefratelli, l’unico esistente in una ASL RMA con oltre un milione di persone, a vantaggio del centro trasfusionale di cui c’è ampia presenza sul territorio. Ovviamente, da un lato c’è il vantaggio finanziario del sangue raccolto e dall’altro c’è la spesa per un servizio offerto.

E che pensare della Asl di Rieti prevede indennità e rimborsi spese per gli organi direttivi, che hanno un’incidenza tre volte superiore alla media regionale con una spesa di ben 2 milioni di euro, come dell’ospedale San Filippo Neri dovve le spese di pulizia sono quasi cinque volte superiori alla media laziale, già di suo non bassa.
Vogliamo scherzare se la Asl Roma B spende addirittura cinque milioni per assistenza tecnico-programmatica e quasi tre per la vigilanza?

Come anche capita che centinaia di malati di reumatologia si ritrovino dispersi da un giorno all’altro in diversi siti sanitari cambiando specialista di riferimento. Oppure che si tengano aperti reparti di gastroenterologia che fanno gastrocolonscopie e poco più con un ritmo che è la metà di un sito privato … mentre a pochi minuti c’è un altro ospedale che offre ben due reparti per le stesse patologie.

Peggio che mai in qualche policlinico universitario, dove per parlare con lo specialista di riferimento, dovete superare due o tre livelli di medici specializzandi che devono valutarvi, ma specializzati ancora non sono.
E le prebende non mancano. Ad esempio il Sant’Andrea spende per premi di assicurazione 5 milioni di euro, a caussa delle polizze per responsabilità civile professionale dei sanitari, che sono a carico dei singoli lavoratori al San-Giovanni-Addolorata, al policlinico Umberto I e all’Ifo, che spendono un decimo.

Dati spreco ASL Lazio

Oppure che ci siano malati – non pochi – che non ricevono le prestazioni prescritte da altre regioni o che vengano costretti a recarsi a notevole distanza dalla propria abitazione anche se hanno un ospedale generale a tre metri.
Per non parlare dei farmaci orfani che sono negati alle strutture private, in modo che chi ha una assicurazione privata sia costretto a rivolgersi al pubblico incrementando … la spesa pubblica, che al momento è una delle più alte d’Italia con 153 euro pro capite di maggiore spesa rispetto alla media nazionale.

Il Forlanini è ormai struttura dismessa, ma la cosa viene annunciata quasi con gioia. Il Ministero dell’Economia va a sborsare 65 milioni di euro da devolvere al sistema sanitario regionale e la stampa di settore, finanziata dalla politica con il sudore delle nostre tasse, quasi elogia il Commissario Zingaretti che ha sforato un’altra volta.

Peggio, i diversi scandali delle forniture o delle coop servizi in diversi ospedali romani che non sono correlati a Mafia Capitale solo perchè scoperti uno o due anni prima.
Pessimamente, infine, il rischio ambulanze che non portano i malati dove sono disponibili i farmaci salva-vita, ma solo negli ospedali prefissati, oltre al fatto che in certi giorni a certe ore c’è qualche corteo ‘antagonista’ che vi blocca nel traffico a sirene speigate.
Da oblio, la vicenda della situazione di caos dei pronto soccorso della regione, nota agli italiani da mesi grazie ai inchieste televisive, ma sembrava ignota al presidente Zingaretti fino a pochi giorni fa.

Perchè allora non arriva un’azione di risanamento da parte dei nostri governi e perchè alcuni governatori regionali latitano sull’argomento, visto che perdono consenso a causa dei tagli iperbolici, dei disservizi e degli sprechi della macchina sanitaria, più Irperf e ticket maggiorati?
E’ presto detto: quasi un decimo dei nostri parlamentari e più della metà dei senatori della Commissione Igiene e Salute lavora(va)no nel settore sanitario, persino i vertici amministrativi siano occupati da personale sanitario, intaccare i privilegi contrattuali dei nostri medici è  una via sbarrata dai sindacati e, al momento, non è il caso di trovarsi anche gli ospedali chiusi per sciopero.

Se qualcuno si chiedeva chi/cosa rappresentasse la Casta nel Parlamento eletto nel 2013, questo potrebbe essere un indizio rivelatore: neanche un rappresentante dei malati nella Commissione del Senato che si occupa dei servizi loro erogati. E, con il prossimo parlamento, le cose potrebbero andare anche peggio.
Una lobby talmente potente – nei salotti, in parlamento e … per il commercio di fascia medio-alta … – che persino Papa Francesco, vescovo di Roma, ancora non si indigna perchè nella sua città i malati non vengono curati, non almeno come prevederebbe il Vangelo o come avviene in altre località italiane.

Roma e il Lazio, uno strano limbo che – dopo averne emanate le leggi in Parlamento – inizia solo da poco a scoprire che l’universo amministrativo si è dematerializzato e che se non usi il pc almeno decentemente sei ‘out’. Un luogo dove ancora si legge su delibere e determine che informatizzare registri, cartelle, circolari e avvisi è ‘impossibile’, anche se mezzo mondo l’ha già fatto.
Un bastione della resistenza al moderno – se ne scriveva già prima della Modernità – dove aleggia il terrore che una qualunque indagine tra quelle in corso potrebbe aprire ulteriori filoni, come se non bastassero quelli già scoperti a suggerire un ricambio profondo non solo della politica, ma anche dell’alta dirigenza. Anche di questo se ne scriveva già nei secoli dei secoli.
Una regione dove, soprattutto, i servizi sanitari vanno male e aumenta la quantità di residenti che si rivolgono a centri d’eccellenza fuori regione, mentre i calanti servizi che dovrebbero andare ai laziali sono destinanti – in alcuni reparti spesso – a malati che arrivano da regioni ancor peggio messe.

Tutto mentre nel Lazio vige una delle Irperf più gravose d’Italia, mentre oltre il 40% della popolazione è anziano, con il risultato che chi oggi contribuisce vede gran parte delle risorse destinate non a se o ai propri figli, bensì ai servizi geriatrici, come accade sia per la Sanità che per il Welfare.

Quanti voti perderà la Sinistra nel Lazio grazie a Zingaretti non è dato saperlo, nel partito c’è Ignazio Marino che allontana consensi alla grande: saranno le elezioni – se pensa davvero di ripresentarsi – a dircelo.
Il punto è, piuttosto, quanti consensi perderà in Italia il Partito Democratico se continuasse a far riforme che ‘esentano’ la Capitale dal rispettarle e se Matteo Renzi non troverà il modo di superare situazioni eclatanti come quella della Commissione Igiene e Salute del Senato, dove i tecnici occupano in toto lo spazio riservato alla politica.

Quella del mantenimento della Riforma Fornero – che pochi giori fa ha ‘automaticamente’ portato l’età pensionalbile di tutti a 42 e dieci mesi – è un marchio indelebile per un partito che fa dell’equità e della negozialità la propria immagine e la propria base di consenso.
Lasciare la Sanità nella situazione in cui versa in alcune regioni è peggio che una vergogna, essendo neanche  un’economia, ma solo un salasso finanziario per Stato e privati cittadini.

A proposito, cosa pensare se la norma ha previsto un Commissario ad acta nel constatare l’incapacità della politica a governare /risanare e ci ritroviamo che il Presidente della Repubblica ha nominato non un manager, non un notabile o un contabile, ma lo stesso Presidente della Regione che è finita nel commissariamento e che questo accade praticamente da 15 anni?

Come disse Benitez dopo il goal in triplo fuorigioco della Juventus … ci può stare.
Però, almeno prendiamo atto che questi sono i risultati di un Commissarimento ‘politico’ quando dura oltre quel tot di mesi che è naturale … non serviva molto per prevederlo ed è già un miracolo che non sia finita come in Campania per i rifiuti.

Adesso basta, si ponga fine al Commissariamento e che la Politica ci metta la faccia, se ne ha ancora una dopo 15 anni di assenza.

originale postato su demata

Perchè la Mafia a Roma?

4 Dic

Quanto è probabile che la Mafia – il ‘sistema’ – si impossessi di una città, anzi di una capitale ‘mondiale’, se la politica locale continua a fondare il proprio consenso sul clientelismo dei servizi esternalizzati, sulla concussione degli appalti e  dei servizi, sulla corruzione eletta a formula meritoratica, mentre quella nazionale bada solo agli orticelli delle provincie loro?

Quanto è facile per la Mafia – il ‘sistema’ –  inserirsi in una città, anzi in una capitale ‘mondiale’, se la sua pubblica amministrazione è riuscita ad esternalizzare qualsiasi servizio o buona pratica introdotte dalle riforme e dall’innovazione tecnologica dell’ultimo decennio ed ha operato del tutto out of control fino a ieri, stando a scandali ed arresti?

Quanto è appetibile per la Mafia – il ‘sistema’ – una città, anzi di una capitale ‘mondiale’, dove opera un’importante banca, lo IOR, definita nel 2005 ‘torbida’ dalla Ninth U.S. Circuit Court of Appeals in occasione del processo per l’oro sottratto dai Nazifascisti in Croazia, dove vi è uno Stato che, più di un decennio dopo che l’OCSE ha iniziato la sua indagine dei paradisi fiscali nel 1998, non è ancora sulla “lista bianca” dei paesi con un buon record in materia di trasparenza?

Quanto è simile al ‘sistema’ una città dove i ‘ricchi’ si sono arricchiti non creando industria o commercio, ma spesso lucrando sull’enorme flusso di denaro che dal 1864 ad oggi si è riversato sulla città ed usando quei denari per investire su tutte le principali infrastrutture italiane e sullo sviluppo immobiliare manco fosse Gotham City?

Quanto è vulnerabile alla Mafia una città di anziani, che prima ha sottovalutato lo sviluppo tecnico e industriale e poi quello informatico e digitale, dovee la meritocrazia è una leggenda, al punto che non ha (ancora) un sistema di “informatizzazione e dematerializzazione dei SUAP e degli uffici entrate, per censire le autorizzazioni presenti sul territorio di Roma e consentirne un sistematico controllo”, ma è ben attenta a mantenere tutte le sue radiotelevisioni, le sue agenzie e i suoi giornali il controllo di quell’opinione pubblica che viene costantemente disinformata, almeno a stare alle classifiche che Reuter e altre agenzie specializzate pubblicano ogni anno?

E quanto può cambiare davvero una città dove il Sindaco, su La7 da Lilli Gruber, parla di ‘mele marce’ a fronte di un racket dei servizi pubblici con centinaia di persone coinvolte, di ‘patina’ mentre la scena politica cittadina è stravolta da arresti, indagini e sospetti, di non dimettersi quando proprio il partito che gli ha dato la maggioranza vede il vertice cittadino sotto inchiesta e si ritrova con il sistema delle Coop sulla graticola?

originale postato su demata

Falso in bilancio, la madre di tutte le iniquità e ruberie, come del disastro finanziario della spesa pubblica

18 Apr

Il falso in bilancio consiste in una rappresentazione dei dati contabili che persegua l’interesse di intervenire artatamente sulla reputazione dell’azienda, influendo quindi sul credito che potrebbe ottenere.
I tipi di falso sono diversi: quello ‘materiale’ vero e proprio e quello ‘in valutando’, ovvero quando si sotto-sovrastimano entrate, ammortamenti, costi, mentre si parla di  falso per induzione quando un bilancio altrimenti regolare viene reso non più veritiero dall’inclusione di dati mendaci provenienti da bilanci di altre società. Ma c’è anche  il falso ‘qualitativo’, che si esplica in alterazioni non incidenti sul risultato economico o sull’entità complessiva del capitale, ma solo sulla rappresentazione che ne viene fornita. (cfr. Ermanno Zigiotti, Il falso in bilancio nei suoi fondamenti di ragioneria, Cedam, Padova, 2000)

Dunque, il ‘falso in bilancio’ non è un delitto che riguardi solo le società commerciali, ma è un fenomeno che interessa ogni ‘azienda’ che compili un bilancio sia per rendere conto agli azionisti sia per ottenere finanziamenti sia per giustificare la stessa ragione di essere, se trattasi di settore pubblico o a progettazione pubblica. Come anche, è discutibile se la fornitura di servizi (vedi scuole e asl ad esempio) non sia essa stessa un’attività ‘commerciale’.

Tutto inizia con la Legge 3 ottobre 2001, n. 366,”Delega al Governo per la riforma del diritto societario”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 234 dell’8 ottobre 2001, in cui il Governo Amato veniva delegato “ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi recanti la riforma organica della disciplina delle società di capitali e cooperative, la disciplina degli illeciti penali e amministrativi riguardanti le società commerciali”.

Una norma che – tra l’altro – intendeva:

  1. “favorire la partecipazione dei soci cooperatori alle deliberazioni assembleari e rafforzare gli strumenti di controllo interno sulla gestione”,
  2. “disciplinare la figura del gruppo cooperativo quale insieme formato da più società cooperative, anche appartenenti a differenti categorie”,
  3. “prevedere che alle società cooperative si applichino, in quanto compatibili con la disciplina loro specificamente dedicata, le norme dettate rispettivamente per la società per azioni e per la società a responsabilità limitata”,
  4. “prevedere che le norme dettate per le società per azioni si applichino, in quanto compatibili, alle società cooperative a cui partecipano soci finanziatori o che emettono obbligazioni”.

Erano escluse da questa norma le banche cooperative e le amministrazioni pubbliche, nonostante la nozione dei reati e degli illeciti amministrativi fosse ampiamente applicabile anche al settore pubblico, già segnato dagli sprechi e dalle corruttele della Prima Repubblica, visto che – in Europa e non solo – offrire servizi è un’attivittà d’impresa e spesso di ‘vendita’.
“La falsità in bilancio, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali previste dalla legge, (è) consistente nel fatto degli amministratori, direttori generali, sindaci e liquidatori i quali, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali previste dalla legge dirette ai soci o al pubblico, espongono fatti materiali non rispondenti al vero, ancorché oggetto di valutazioni, idonei ad indurre in errore i destinatari sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene, con l’intenzione di ingannare i soci o il pubblico, ovvero omettono con la stessa intenzione informazioni sulla situazione medesima, la cui comunicazione è imposta dalla legge”.

Un anno dopo, il Decreto Legislativo 11 aprile 2002, n. 61 (Disciplina degli illeciti penali e amministrativi riguardanti le societa’ commerciali) derubricava il tutto a “false comunicazioni sociali”, depenalizzando la materia e portandola a livello di ‘sanzione’. E di regole per le cooperative, neanche l’ombra …

La punibilita’ e’ esclusa se le falsita’ o le omissioni non alterano in modo sensibile la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale o finanziaria della societa’ o del gruppo al quale essa appartiene. La punibilita’ e’ comunque esclusa se le falsita’ o le omissioni determinano una variazione del risultato economico di esercizio, al lordo delle imposte, non superiore al 5% o una variazione del patrimonio netto non superiore all’1 per cento.
In ogni caso il fatto non e’ punibile se conseguenza di valutazioni estimative che, singolarmente considerate, differiscono in misura non superiore al 10 per cento da quella corretta.”

Anche un bambino si renderebbe conto che con una ‘non punibilità’ del genere è abbastanza facile scavare voragini nei conti delle aziende, come ad esempio accadde per la Parmalat.
Si disse che fu una legge ad personam, voluta da Silvio Berlusconi impegolato in uno dei suoi eterni processi, ma è evidente che a beneficiarne furono tante aziende (e tanti evasori), tanta e tantissima casta che iniziò ad operare tramite società a cui esternalizzare servizi e innovazione pubblici, le amministrazioni scolastica e sanitaria in toto, appena rese ‘autonome’ e potenzialmente operanti ‘conto terzi’ e anche con ‘attività commerciali’, l’arcipelago delle cooperative.
E, portando a livello di sanzione ‘amministrativa’ i falsi in bilancio (aka “false comunicazioni sociali”) del settore privato, di riflesso accadde che anche nel settore pubblico diventasse una ‘questione interna’: fu proprio in quegli anni che i poteri della Corte dei Conti furono ridotti al lumicino.

Da un mesetto circola la notizia che “serve un apparato penal-sanzionatorio «più rigoroso» per il contrasto alla criminalità organizzata. Introducendo, in primo luogo, i reati di autoriciclaggio e falso in bilancio. La proposta arriva dal comandante generale della Guardia di finanza, Saverio Capolupo, ascoltato in audizione alla commissione Antimafia.” (Sole24Ore)

Reati di autoriciclaggio e falso in bilancio, che colpirebbero caste ed evasori ben prima di incidere sulla criminalità organizzata e che, di riflesso, comporterebbero dei bilanci pubblici ben più rigorosi …

In che Italia vivremmo se – vista la difformità delle nostre leggi e dei notri bilanci dalle norme comunitarie – già negli Anni ’90 ci fossimo dotati di norme decenti sulle scritture contabili private e pubbliche, ovvero atte ad evitare che si “espongano fatti materiali non rispondenti al vero, ancorché oggetto di valutazioni, idonei ad indurre in errore i destinatari sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria”?

Nei fatti – con leggi diverse – non avremmo avuto la svendita IRI o il Lodo Mondadori, gli scandali Parmalat e Monte Paschi o quello del parco fotovoltaico in Sicilia, il proliferare della mafia e dell’evasione fiscale, le spese pazze dei politici e i super-stipendi dei privilegiati, le frodi europee e la vergognosa vicenda dei ‘precari’ dei servizi esternalizzati, l’istruzione che mette a bilancio debiti e la sanità che spreca senza un perchè … la voragine creata nell’ex Inpdap e i conti sballati dell’Inps e delle pensioni … le regioni e i grandi comuni da commissariare, eccetera.
Falso in bilancio, per i privati, equivale a ‘rigore e trasparenza’, per il pubblico. In ambedue i casi parliamo di ‘responsabilità’.

Dunque, riguardo ai ‘beneficiari’ di una tale carenza di norme fondamentali per una comunità, è del tutto superfluo limitarsi ai processi di Silvio Berlusconi come è del tutto inutile chiedersi il ‘chi e come’ dell’enorme schiera di co-interessati, prima e dopo il 2001 …

Basterebbe, però, che iniziassimo a chiederci tutti se, con un INPS che fosse sottoposto alle norme che regolano una qualsiasi compagnia di assicurazioni, avremmo abbandonati a se stessi gli esodati, i precari, i disoccupati, gli invalidi, le donne, i giovani e … le pensioni d’oro.

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Il ricatto di Panama Canal sulla ripresa economica europea?

5 Feb

L’Autoridad del Canal de Panamá (ACP) è l’agenzia del governo panamense responsabile della gestione del Canale di Panama per il quale è in corso un progetto di espansione che doveva raddoppiare la capacità del Canale di Panama, consentendo il transito di navvi di dimensioni molto maggiori, entro il 2014.
Il Presidente di Panamá Martín Torrijos ha presentato il piano il 24 aprile 2006, prevedendo che il progetto ridurrà la povertà di Panamá di circa il 30%. e i cittadini panamensi hanno dato la loro approvazione tramite un Referendum nazionale con il 76.8% di voti a favore.

A beneficiare dell’espansione sarebbero stati tutti gli stati rivieraschi dell’Atlantico, tra cui le città portuali dell’East Coast USA e dell’Europa, che da tempo hanno avviato le ristrutturazioni necessarie ad acccogliere navi da 12.000 container.

Purtroppo, da diversi mesi, i lavori per l’ampliamento del canale di Panama sono a rischio, a causa di un contenzioso tra il consorzio Gupc – Grupo Unidos para el Canal, di cui fanno  parte la spagnola Sacyr e l’italiana Salini Impregilo, e l’ACP, derivante da un aumento dei costi di 1,63 miliardi di dollari, sui 3,1 miliardi complessivi del contratto.

Una controversia che ha già fatto crollare le quotazioni della Sacyr (-8,95%), mentre Salini Impregilo ha contenuto le perdite. Il contratto prevede di risolvere la disputa o con un accordo tra le parti, o tramite un ricorso in appello o l’arbitrato internazionale. Ai primi di gennaio, la Sacyr ha annunciato che sospenderà i lavori “se l’autorità non paga, entro tre settimane, 1,6 miliardi di dollari per coprire i ‘costi aggiuntivi'”. Una richiesta che ha motivato l’intervento del presidente panamense Martinelli nel chiedere a Roma e Madrid di “assumersi la responsabilità morale di ciò che è accaduto” e a mediare con le aziende che fanno parte del consorzio

«A nulla – sottolineano le imprese – sono serviti gli innumerevoli richiami al buon senso giunti all’amministratore delegato di ACP, Jorge Luis Quijano, da parte dell’Unione Europea, con l’intervento del commissario Antonio Tajani a sostegno delle imprese coinvolte, e dei governi spagnoli e italiano».
L’amministratore dell’autorità panamense, Jorge L. Quijano, dal canto suo, ha una posizione chiara: “Se si scopre che gli importi richiesti sono accettabili, allora pagheremo, ma se la controversia si risolverà a nostro favore, speriamo che l’altra parte stia al gioco”.

Adesso arriva il comunicato del Gupc che annuncia lo stop delle trattative. «Il mancato accordo vedrebbe allontanarsi di qualche anno la messa in opera del nuovo Canale», cosa che rappresenterebbe un vero e proprio disastro per la ripresa europea.

Il contratto prevede di risolvere la disputa o con un accordo tra le parti – non avvenuto – oppure tramite un ricorso in appello o l’arbitrato internazionale.
Dunque,  la parola passa a Mariano Rajoy ed Enrico Letta, i quali – giusto una settimana fa – avevano commentato “es de interés primordial para España e Italia y este interés se logrará solucionar a largo plazo” (Letta) e “la esperanza de que habrá una solución rápida” e “la conclusión de los trabajos en la fecha conjunta” (Rajoy).

Intanto, guarda caso, da due settimane tremila operai della Sacyr in Panama sono in agitazione chiedendo miglioramenti salariali e il riconoscimento delle giornate festive. E, a proposito di quell’impatto economico negativo” segnalato da Impregilo nel 2012, ricordiamo che  il presidente panamense Martinelli è proprio quel Ricardo Martinelli, che dalle indagini sul caso Ponzellini-Lavitola avrebbe fatto pressioni già nel 2011 sul governo italiano per ottenere la costruzione di un complesso ospedaliero.

Riportava Il Fatto Quotidiano del 22 agosto 2012, che “interrogato dai pm napoletani Francesco Curcio, Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli, Ponzellini ha confermato il contenuto dell’intercettazione, confermando che Berlusconi, nell’aprile 2011, solleva un problema: dice a Ponzellini d’essere stato chiamato da Valter Lavitola, per conto del presidente panamense Ricardo Martinelli, che spinge affinché Impregilo mantenga l’impegno di costruire un ospedale nello stato sudamericano. Se Impregilo non mantiene l’impegno, continua Berlusconi, Martinelli è pronto a rilasciare una dichiarazione pubblica con l’intento di far deprezzare il titolo in borsa.”

Dall’indagine della procura di Napoli emergono altri elementi interessanti sul presidente panamense, come il caso della Devor Diagnostic di Rogelio Oruna “utilizzata per il trasferimento di denaro al presidente Martinelli e ad altri politici di Panama”.
Secondo i pm, il “ruolo svolto da Oruna – amico e persona di fiducia del Presidente Martinelli – rappresenta l’ulteriore conferma del fatto che il destinatario delle tangenti in oggetto sia stato proprio il presidente Martinelli”. “Di certo c’è che gli ospedali diventano, per il presidente panamense, una sorta di ossessione: il 30 agosto 2011 – cinque mesi dopo la telefonata tra Berlusconi e Ponzellini – il segretario particolare di Martinelli, Adolfo de Obarrio, scrive una mail a Lavitola per chiedergli conferma sulla costruzione dell’ospedale Luis Chico nella provincia di Veraguas. Sempre ad agosto, invece, è l’ambasciatore Giancarlo Curcio che scrive a due funzionari di Palazzo Chigi. Riferisce d’aver ricevuto una telefonata da Martinelli, che è furioso, perché Berlusconi non mantiene l’impegno sulla costruzione dell’ospedale. Il sospetto degli inquirenti è che, dietro la costruzione degli ospedali, possano nascondersi le mazzette per il presidente panamense.”

Dalle dichiarazioni di Mauro Velocci, ex funzionario del ministero di Giustizia e presidente del consorzio «Svemark» di stanza a Panama, anche lui coinvolto nelle indagini, emerge che «nei contratti tra le società di Finmeccanica e il governo di Panama c’era un grosso movimento finanziario in nero destinato al presidente Martinelli».

Scriveva di lui, due anni fa,  su ChicagoNow l’anziano medico e blogger panamense Mauro Zúñiga Arauz:Il caso di Ricardo Martinelli Berrocal , attuale presidente di Panama , ha caratteristiche che devono essere evidenziate. In primo luogo è stato coinvolto nel riciclaggio di denaro fin dalla fine degli Anni Settanta con Manuel Antonio Noriega , attraverso il suo primo supermercato. Più tardi divenne coinvolto nel traffico di droga, seguendo le orme del generale Noriega , in modo tale che, prima di diventare presidente , lui era già un boss.”

“Secondo i dati forniti dal Centro di Panama per gli Studi Strategici , Ricardo Martinelli è direttore di 99 aziende e socia di altre 139. Sua moglie, Marta Linares de Martinelli, è amministratrice di 144 aziende e socia  di altre 46. Queste aziende abbracciano molti beni e servizi attività . Inoltre, il Presidente ha l’abitudine di inviare funzionari delle Entrate Direzione generale per gli imprenditori che si rifiutano di vendere le loro attività a lui , in modo da ricattarli.”

Il dottor Zuniga non cita fonti se non quella della propria memoria, ma, sarà un caso, nel 2004 Martin Torrijos prevalse nelle elezioni presidenziali proprio contro Martinelli grazie ad una campagna elettorale “zero corruption”, ottenendo buoni risultati nella lotta al traffico di droga ed alla corruzione. Dal 2009, con l’elezione di Martinelli a presidente, le stesse statistiche ufficiali panamensi iniziarono a riportare un drastico calo dei sequestri di droga: da 54 tons nel 2010 a 39 tons nel 2011 e 35 tons nel 2012 …
D’altra parte, Angelo Capriotti, l’imprenditore nel consorzo Svemark coinvolto nell’affare di tangenti per la costruzione di carceri modulari a Panama e arrestato dalla polizia italiana a Zurigo l’8 marzo 2013, riferisce dell’esistenza di video che riprendevano il presidente panamense Martinelli intento ad assumere cocaina.

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Italia: slot machine si, calciobalilla no. Perchè?

17 Gen

Un barista di Mestre è stato multato di 1400 euro dallo Stato italiano per avere installato un calciobalilla gratuito al posto delle slot machine.

C0me siamo arrivati a questo?

Tutto ebbe inizio nel luglio del 1999 durante la storica Festa dell’Unità di Testaccio, quartiere romano quando gli organizzatori coinvolgono una società iberica Cirsa, uno dei leader mondiali del gioco d’azzardo.
E così accade che in tutta Italia cominciano a sparire balere di paese e cinema storici, come a Genova, dove chiudono il Dante e l’Augustus.

Dopo un po’ nasce Formula Bingo Servizi, che in pratica fornisce le sale pronte, chiavi in mano, ai futuri gestori, in cambio di 50 milioni di vecchie lire a sala, e che perviene rapidamente ad una posizione dominante, ottenendo la consulenza per 214 sale su 420 autorizzate. Con questa operazione “Formula Bingo” guadagna l’1.50% su ogni cartella venduta dalla sue 214 consociate.
Il deus e vicepresidente del cda di Formula Bingo – collegata a Codere, una multinazionale spagnola del gioco d’azzardo – era Luciano Consoli, più noto per le sue iniziative editoriali: prima ha finanziato La Voce di Indro Montanelli, poi ha partecipato all’avventura della Red Tv di D’Alema, nata nel 2008 e chiusa nel 2010. Per un periodo il Presidente di Formula Bingo è stato Vincenzo Scotti, noto big della Democrazia Cristiana, in auge fino a pochi anni fa, quando ricoprì l’incarico di sottosegretario agli Esteri nel governo Berlusconi.

Un’inchiesta di Report del 1º ottobre 2002, intitolata “Dietro al Bingo”, rivela alcuni retroscena e i coinvolgimenti politici. In particolare la stessa Gabanelli racconta che “imprenditori privati e multinazionali spagnole del gioco d’azzardo che hanno fiutato l’affare nel 1999 quando sotto il governo D’Alema il gioco della tombola diventa Bingo. Ma il decreto legge che lo rende operativo e che trasformerebbe in illegali tutte le tombole di quartiere nasce il 21 novembre 2000. Ministro delle Finanze Ottaviano del Turco, Ministro del tesoro Vincenzo Visco.”
E fu lo stesso Vincenzo Scotti, nella seduta del Senato del 3 aprile 2002, ad insistere per rendere abusive le tombole nei circoli e consentire l’introduzione di slot machine e videopoker.

La vicenda di Bingo.net porta invece a Maurizio Balocchi, oggi scomparso, che è stato sottosegretario all’Interno e, poi, per la Semplificazione Normativa con Berlusconi ed ex tesoriere della Lega Nord. Coinvolto nella vicenda di Credieuronord, la banca della Lega fallita e dove migliaia di militanti e cittadini persero interamente il proprio capitale, ed in quella del villaggi turistico Skipper, che si concluse con un risarcimento di 500.00 euro ad una banca carinziana. Nel 2012, il suo nome finisce nello scandalo dei fondi neri elargiti dalla Lega Nord alla famiglia del leader Umberto Bossi e dei suoi figli.

Pochi, poi, ricordano di uno scandalo delle sale bingo datato 2003, quello della Beta Immobiliare, che si occupa appunto degli interessi immobiliari, e la Alfa Finanziaria, per le quali – – “la grande maggioranza dei proprietari sono le federazioni del partito. Dalla visura della Camera di commercio risultano quelle di Ancona, Bari, Bologna, Brescia, Cesena, Crema, Fermo, Ferrara, Forlì, Genova, La Spezia, Livorno, Mantova, Milano, Modena, Napoli, Padova, Parma, Elba, Pisa, Prato, Reggio Emilia, Savona, Varese, Venezia. E ancora alcune federazioni regionali come quella del Molise. Le sezioni più piccole, come quella di Turriaco, partecipano con somme simboliche, 106 euro. Ma Genova ne sborsa 2866.” (da “Sottobosco” di Claudio Gatti e Ferruccio Sansa – Chiarelettere, Milano 2012)

LE SOLUZIONI

Iniziamo col dire che autorizzare la vendita di alcolici e superalcolici dove si gioca d’azzardo è come gettare benzina sul fuoco. Passi per le sale giochi, ma la possibilità che i bar possano ospitare slot machine – senza alcuna limitazione e in bella vista – è davvero un caso da rivedere.
Allo stesso modo è impensabile, se volessimo dare un qualche esempio ai giovani, che campioni dello sport pubblicizzino i poker on line – che rappresentano una forma di inazione fisica pressochè totale – e per questo non serve una legge: potrebbe pensarci autonomamente il CONI e/o le Federazioni.
Non divieti e proibizionismi, solo poche, chiare regole e tanta prevenzione.

Come buon esempio, a febbraio, è arrivato da Bruxelles il via libera alla legge del Brandenburgo per l’autorizzazione e l’esercizio delle sale giochi.

Un testo interessante che prevede un’autorizzazione supplementare per la costruzione e l’esercizio di una sala giochi di validità limitata a un massimo di 15 anni ed una distanza minima in linea d’aria tra sale giochi, ricevitorie del lotto e punti scommesse. Inoltre, l’aspetto esterno e le immediate vicinanze di una sala giochi non devono costituire pubblicità o altri incentivi (ad esempio nessuna visibilità dall’esterno) al gioco,  si prescrivono orari di chiusura e obblighi di informazione sui rischi di dipendenza per i giochi offerti sulla prevenzione e sulle possibilità di trattamento.

Si prescrive l’obbligo di sviluppare una concezione sociale volta a evitare le conseguenze sociali negative del gioco, e di nominare persone responsabili dell’attuazione di tale concezione. Si prescrive inoltre l’obbligo di addestrare, a spese dell’azienda, il personale di sorveglianza della sala giochi, al momento dell’inizio dell’attività e successivamente una volta l’anno, al riconoscimento precoce di comportamenti di gioco problematici e patologici. Si prescrivono la presenza continua di un addetto alla sorveglianza, responsabile del rispetto della legge, il divieto di gioco per il personale.

La legge branderburghese prevede anche il divieto di calcolare la retribuzione del personale in proporzione al fatturato e, riguardo le slot machine in particolare, sono specificate apposite disposizioni per esercizi di ristorazione e ricevitorie di scommesse.

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