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Mafia Capitale, Marino resta ma Roma non cambierà

9 Lug

Nella relazione consegnata mercoledì 8 luglio al ministro Angelino Alfano, il Prefetto di Roma allontana l’ipotesi di scioglimento del Consiglio comunale di Roma Capitale per mafia, meglio applicare comma 5 dell’articolo 143 del Testo Unico sugli Enti locali e limitarsi ad allontanare o trasferire qualche dipendente.

Eppure, gli ispettori hanno riscontrato «un’alterazione del procedimento di formazione degli organi elettivi e amministrativi», inficiando «il buon andamento e l’imparzialità» dell’amministrazione, dopo aver «condizionato pesantemente il contesto politico e amministrativo romano, determinando la nomina di ‘personaggi graditì in posizioni strategiche» ed aver «realizzato una sistematica infiltrazione del tessuto imprenditoriale (…) e delle istituzioni locali attraverso un diffuso sistema corruttivo».

Mafia?
Ma no … la Mafia è roba recente, qui parliamo di un sistema millenario di mazzette ed inciuci, basta sfogliare la storia della Repubblica e dell’Impero romani o, meglio, quella dei Papi oppure quella del Regno d’Italia fino ai giorni dei Palazzinari e del volemose bene.

A Roma è tradizione millenaria che si alteri il procedimento di formazione degli organi elettivi e amministrativi,per determinare la nomina di ‘personaggi graditì in posizioni strategiche, realizzando una sistematica infiltrazione del tessuto imprenditoriale e delle istituzioni locali attraverso un diffuso sistema corruttivo.

Non lo racconta solo la Storia, ma anche Trilussa o Rugantino e, soprattutto, i romani de Roma, che non riescono a capire in cosa sia diverso il malaffare di oggi da quello di ieri. In realtà non vi è alcuna differenza.

Potremmo parlare di Commodo, Silla, Callisto I, Stefano VI, Bonifacio VIII, eccetera eccetera, per trovare omertà, cooptazione, rapporti affaristico-criminali, ma basta soffermarci su qualche dettaglio di un noto e poco raccontato scandalo di fine Ottocento.

Parliamo di quando, nel 1893, il governatore della Banca Romana, Bernardo Tanlongo, ammise che almeno 25.000 banconote in eccesso erano state stampate a Londra dalla H. C. Sanders & Co. coi numeri di serie di quelle che erano state destinate alla distruzione per usura ad opera dello stesso Tanlongo, di suo figlio Cesare e del capo cassiere Lazzaroni per compensare il forte ammanco di cassa dovuto speculazioni nel settore edilizio con una crisi del mercato immobiliare ormai avviata. In realtà erano diverse centinaia di banconote per un valore di miliardi di lire stampate e de facto emesse clandestinamente da un ente pubblico.

Di come andarono le indagini è facile farsi  un’idea: fin dalle prime perquisizioni e sequestri si verificò la sparizione di gran parte dei documenti , vi furono interferenze (ad es. il Caso Fazzari) della Commissione parlamentare con l’operato della magistratura, molti uomini politici avevano attinto dalla Banca Romana  fondi per le proprie campagne elettorali, se non per affari ed investimenti personali, Giolitti – ministro del Tesoro e leader della Sinistra – venne accusato di aver occultato la relazione Alvisi, proposto la nomina a Senatore di Tanlongo, che era legato ad ambienti finanziari vaticani e che aveva finanziato illecitamente la sua elezione nel collegio del Lazio. Persino Re Umberto I di Savoia venne accusato di aver trasferito all’estero un centinaio di milioni provenienti dalla Banca Romana.
Dettaglio non trascurabile,  il direttore del Banco di Sicilia (ed ex sindaco di Palermo) Emanuele Notarartolo, come il noto giornalista calabrese Rocco de Zerbi furono uccisi nel giro di pochi giorni alla viglia dell’audizione presso la Commissione parlamentare ed i magistrati romani …  che riuscirono a concludere le indagini in soli cinque mesi, condannando Talongo e pochi altri a pene irrisorie. Del coinvolgimento di politici come delle sparizioni documentali o delle morti eccellenti nessun riscontro giudiziario, nonostante fossero ben menzionati negli atti.

Fu Mafia? Si, stando ai discorsi di noti parlamentari liberali dell’epoca come Giuseppe Mosca, sbeffeggiati solo perchè all’epoca il nostro Parlamento non ammetteva che la Mafia fosse qualcosa di più di quattro  picciotti con la lupara …

Qualcuno pensa che se ne venga a capo, oggi, arrestando o rimuovendo un centinaio di politici  e dirigenti a fronte di quasi un ventennio di malaffare organizzato e di finanza creativa?
Va bene lasciar da parte le aziende che – forse – potrebbero addirittura rivendicare di esser state sottoposte ad una sorta di pizzo, ma cosa dire delle migliaia di dipendenti pubblici che hanno fatto da contorno a tutto questo per dieci anni e passa: possiamo ancora fidarci di loro, senza che dimostrino maggiore efficienza e dedizione?

E, soprattutto, il Sindaco Marino (ma anche il Governatore Zingaretti) ha la pertinace volontà che serve per moralizzare e rendere efficiente la propria amministrazione in tempi brevi oppure Roma continuerà ad essere la città dei grandi annunci e delle occasioni perdute?
Persino il Prefetto ha dovuto ammettere che, anche dove non possiamo parlare di Mafia, «c’è tanta di quella roba che basterebbe e avanzerebbe per evidenziare il degrado di molti costumi» e a discolpa dell’attuale giunta ha voluto precisare  … non va dimenticato come la corruzione avesse ormai aggredito i gangli del sistema burocratico e come la struttura amministrativa di Roma Capitale, proprio per il suo inusitato gigantismo, fosse particolarmente anelastica e refrattaria ai cambiamenti, ivi compresi quelli finalizzati al ripristino delle regole».

Demata

Napoli Servizi, un’altra vacca da mungere?

26 Giu

Napoli Servizi ha come mission la gestione del patrimonio immobiliare e urbano del Municipio, dismissioni comprese e vede come socio controllante il Comune di Napoli.
Praticamente una public utility che serve a far funzionare le strade ed edifici comunali, oltre che vendere quanto ormai inutile o fonte di spreco.

Ebbene, nel corso del 2014 – come conferma l’esito del collegio revisorio –  nessuna unità immobiliare è stata venduta.
Inoltre c’è una perdita d’esercizio pari ad euro 6.112.710 a causa dellla cancellazione da parte del controllante di poste creditorie verso se stesso (nota prot. N. 258693 del 24.03.2015  Comune di Napoli Direzione Patrimonio)., ma allo stesso tempo il socio controllante  ha approvato, su proposta dell’assessore alle Infrastrutture Mario Calabrese, l’affidamento a Napoli Servizi del Piano della sicurezza stradale e degli interventi di messa in sicurezza delle strade, finanziato con un importo complessivo di 1,5 milioni di euro.

Dulcis in fundo, il collegio revisorio avrebbe da ridire anche su quell’assemblea dei soci del 10 marzo 2015 che – con un disastro del genere – ha deliberato l’attribuzione all’amministratore unico della indennità di risultato fino ad un massimo del 100% dell’attuale compenso.

Non sappiamo cosa ne pensi la Consob, che pur dovrebbe vigilare e sanzionare, ma sappiamo cosa è accaduto altrove (ndr. c’è Mafia Capitale a spiegargelo) quando i Comuni dimenticano che le public utility non sono state inventate per essere ‘vacche da mungere’ come lo erano le municipalizzate, bensì servono per poter reinvestire gli utili in efficienza e qualità metropolitana.

  Demata

Marino, la bicicletta e chi pedala

23 Giu

Il discorso di Ignazio Marino al Festival dell’Unità ha ben reso lo stato dell’arte della Sinistra italiana, come l’aveva ben reso il discorso di Matteo Renzi dopo le Comunali, quando ricordava che il PD è l’unico partito  di Sinistra in Europa (e forse al mondo) che ancora prende consensi elettorali.

Il ‘ricacciamoli nelle fogne’ di Ignazio Marino, come i ‘niet’ di Camusso e CGIL su tante riforme, non propone soluzioni: chiede solo di schierarsi a prescindere dagli intenti  personali non necessariamente onesti o pacifici. Il requisito è essere ‘anti’ (anticapitalisti, antifascisti, antiberlusconiani eccetera).

Va da se che finiti i totalitarismi contro cui battersi e finita la Guerra Fredda – come ben aveva previsto Ziegler – vengono a mancare il mordente (oppressione del popolo) e la sostanza (finanziamenti sovietici) per non parlare del Capitalismo Sociale di Strauss e Brandt e/o del Consumismo che ha permesso un certo benessere a tutti gli occidentali.

Bicicletta Marino Pedala Keep Calm

E non c’è da meravigliarsi se si resta confinati entro il 20% dell’elettorato e se ci si frantuma in mille fazioni e cordate, quando ci si propone come ‘anti’ senza, però, le ideologie né i progetti sociali e neanche il mito del progresso di liberale e comunista memoria.
Specialmente se dovessimo ‘ricacciare nelle fogne’ tutti coloro che si sono ‘spesi’ per il lavoro di un parente o di un conoscente … tanto un piacere lava l’altro …

Eppure assistiamo da mesi alla ‘resistenza’ di Ignazio Marino dinanzi al progressivo svuotamento della Giunta, del Consiglio e delle dirigenze, mentre Roma è sommersa dai debiti e dal degrado a causa di privilegi e prebende ‘a pioggia’ e mentre si indaga per infiltrazione mafiosa nei vertici della politica locale come nella pubblica amministrazione.
Come se la Politica fosse enunciazione di intenti (ndr ho chiesto gli ispettori) e di cultura o di stile, piuttosto che buona amministrazione. Quanto ha pesato sulle recenti elezioni  amministrative non ‘essere discontinui’ con Mafia Capitale e l’essere inefficienti a Roma Capitale?

L’oligarchia dai grandi intenti e delle buone maniere vorrrebbe salvare capra e cavoli mettendo in discussione la sussistenza di infiltrazioni mafiose ai  vertici capitolini appellandosi alla peculliarità della capitale (italiana e vaticana) e, soprattutto, alla tradizione di ‘finalità private in atto pubblico’ che a Roma risale ininterrottamente fino alle origini della Res Publica.
Ma così non si fa altro che confermare le ‘malelingue’ che a Nord come a Sud vedono Roma come un’idrovora insaziabile …

Marino Bicicletta Esausto Traffico RomaCosa regge ancora la poltrona del Sindaco Marino? Certamente rappresenta l’ultimo bastione di quella sinistra che ancora ragiona in termini di intellettuali e di proletari … Corre anche voce che Ignazio Roberto Maria goda della benevolenza di Papa Francesco e non dimentichiamo che furono proprio i Gesuiti a costituire i primi consorzi di lavoratori ed a sostenere la cultura liberale, ma …
Mettetevi al posto di Renzi e provate ad immaginare ‘i danni politici collaterali’ se il futuro sindaco della Capitale dovesse essere  Giorgia Meloni oppure – disastro totale per il PD – il Cinque Stelle Alessandro Di Battista. Oppure al posto delle autorità che dovranno gestire sicurezza e mobilità per l’Anno Santo mentre il Comune di Roma è impaludato e con il personale nel caos ….

Infatti, da ieri Matteo Orfini è sotto scorta e Roma è rimasta anche senza assessore alla Mobilità e comunque dovrà iscrivere a debito i 340 milioni sperperati per spese di personale. Marino aspetta che il Governo elargisca e provveda, ma ditemi voi, con la situazione che c’è a Roma, quale governante o quale sponsor elargirebbe fondi a perdere. Lo conferma il braccio destro del premier, Claudio De Vincenti a proposito del Giubileo: «In Consiglio dei ministri non c’è un decreto e non è detto che sia un decreto. Di sicuro le risorse sono quelle di Roma» …

Piaciuta la bicicletta? Beh … c’è da pedalare …

Demata

Ballottaggi: le urne semivuote. Il PD sconfitto dagli scandali e dall’inerzia

15 Giu

Ballottaggi, come in Liguria, un elettore su due diserta le urne ed il Pd perde Venezia e Arezzo. Renzi precisa che “non è una mia sconfitta” e, paradossalmente, ha ragione come in parte avrebbe torto.

Innanzitutto, quello che balza all’occhio è l’assenza (sembra definitiva) di alternative ‘a sinistra’, siano SEL o PRC oppure i Verdi come l’Italia dei Valori.
Un bel 10% dell’elettorato non è rappresentato: è quello che va in piazza con la CGIL e che sostiene gli attuali dissidenti del PD, ma un partito da votare non ce l’ha.

Poi, c’è l’atteso effetto degli scandali del PD romani e delle cooperative dei servizi esternalizzati: rubare ai poveracci e favorire i raccomandati sono tabù per l’elettore di sinistra, convinto da sempre di essere superiore moralmente.
Non sappiamo quanti elettori vedano ormai con sospetto certi rapporti ‘storici’ del PD con il mondo cooperativo, ma Mafia Capitale ha cambiato totalmente la percezione solidaristica e positiva di prima. Intanto, accade che un uomo onesto come Casson sia stato sconfitto a Venezia, mentre un personaggio discusso come De Luca vinca in Campania grazie al sostegno dei vertici nazionali.

Infine, c’è il nodo lavoro-pensioni, che attanaglia tante famiglie con genitori anziani e figi disoccupati e che dura ormai da cinque anni.
Nessuno dimentica il totale silenzio del PD e della CGIL ad avallo delle disastrose ‘riforme’ di Mario Monti ed Elsa Fornero. Ed oggi che ci sarebbe l’urgenza di risolvere il pasticcio previdenza che blocca la crescita occupazionale … Damiano, Camusso, Padoan, Renzi, Poletti, Boeri e chi più ne ha più ne metta … potremmo arrivare a dicembre del 3015 continuando a discuterne.

Se alle prossime elezioni politiche, la Sinistra non vorrà trovarsi con un miserrimo 25% deve superare questo bivio: l’elettorato è deluso, disorientato, diffidente.

Si potrebbe almeno cauterizzare la ferita nel consenso elettorale che il  protrarsi delle indagini e degli scandali di  Mafia Capitale comporta, commissariando Roma e il Lazio e portandole a nuove elezioni con nuovi candidati.
In secondo luogo, è tempo che nasca un partito ‘a sinistra’ del PD: la CGIL ha sempre svolto un ruolo politico e non solo sindacale nel nostro Paese, al Senato i ‘dissidenti del PD’ sono abbastanza per formare un gruppo.

Ed è il momento che Renzi faccia breccia e porti ad attuazione almeno un tot delle tante cose che ha messo in campo. In alternativa, sarà molto difficile mantenere la sua immagine di ‘vincente’ su cui fonda buona parte della sua forza.

Demata

Mafia Capitale: fate presto

12 Giu

Oggi, si parla di ‘mafia’ ogni qual volta ci si trova dinanzi ad una cospiracy tra colletti  bianchi e delinquenza comune finalizzata ad assumere il controllo della governance di un territorio e, nei fatti, del denaro pubblico come dei servizi o del lavoro. Una mafia che non necessariamente deve essere gerarchizzata, ma che può operare anche per ‘cartelli’ che si dividono mutualmente le aree di influenza e ricorrendo a reati violenti solo in forma poco appariscente.

Il ‘picciotto con la lupara’? E’ un luogo comune, lo sappiamo bene fin dagli scandali romani di fine Ottocento, quando per le prime volte in Parlamento si iniziò a discutere di ‘mafia e politica’,  ma lo risentiamo in questi giorni come se nulla fosse.

Nell’epoca dei cartelli e delle holding criminali, quello che le diverse indagini stanno rivelando somiglia molto ad un’occupazione, da parte di diversi ‘cartelli d’affari’, della governance per il controllo dei fondi pubblici. Come anche, dopo il parziale repulisti per gli scandali del Centrodestra avvenuti ai tempi della Polverini e di Alemanno,  oggi assistiamo al coivolgimento esteso del Partito Democratico laziale e di interi settori d’apparato locali.

Ignazio Marino dovrebbe lasciare il passo ad un Commissariamento: a prescindere dalla ‘mafia’, il Comune – con tanti consiglieri e funzionari sotto indagine – non è verosimilmente in grado di gestire appalti e servizi, specie se il Sindaco ha poca esperienza amministrativa.

Nicola Zingaretti si ritrova in una situazione diversa, dato che il suo Consiglio regionale sembra essere fuori dalle indagini, ma proprio il suo Capo di Gabinetto ne è coinvolto, oltre al problema degli appalti e degli apparati come ad esempio – tra le tante inerenti la Sanità romana – dimostra la vicenda Recup avvenuta mentre proprio  lui era Commissario ad acta.

Dovrebbero dimettersi, non per colpe loro, ma perchè si possano garantire i servizi essenziali, visto che finora tutto o quasi tutto ‘era una mucca da mungere’.
Dovrebbero dimettersi, non per colpe loro, ma per dovere istituzionale, perchè ci sono  anche le vittime, non di lupara, ma ci sono e sono tante.

Ad esempio i tanti incidentati (e talvota deceduti) per la situazione delle strade  abbandonate a se stesse  (leggasi buche) per finanziare proprio quel ‘welfare’ di cui si occupavano Carminati & co. E, come loro, i malati e i bisognosi depredati degli aiuti che a loro dovevano arrivare e che mai hanno visto?
I tanti dipendenti pubblici onesti  che son stati tartassati per escluderli dalle posizioni ‘chiave’ o le famiglie di lavoratori con un affitto salato, mentre si davano sussidi e case a chi guadagnava magari il doppio, … i giovani  in fuga verso le università del nord ‘perchè qui ormai non c’è futuro’ e chi più ne ha più ne metta.

E’ difficile che questi elettori  possano continuare a dare fiducia al Partito Democratico senza un passo indietro di almeno uno dei due. E’ difficile non notare gli stessi guasti che le mafie producono tipicamente nei territori che sfruttano.

Sindaco e Governatore, come altri personaggi del Partito Democratico, non danno a vedere di aver compreso l’entità del problema e della debacle, Renzi e il partito si, specialmente dopo l’exploit degli astenuti alle ultime amministrative: il  Giubileo sarà commissariato.

Intanto, Roma è bloccata senza un futuro, nel degrado e nell’insicurezza. Fate presto …

Demata

Roma, l’illegalità diffusa e l’immagine dell’Italia

26 Apr

Ieri ero in auto con un amico, cercavamo una farmacia. Guidavo io e lui mi indicava dove parcheggiare.
La prima volta mi ha indicato la sosta dei bus turistici e ho declinato. La seconda erano le striscie pedonali ed ho declinato di nuovo. La terza era sull’angolo di un incrocio e gli ho detto: “Guarda che io sono una persona civile e non parcheggio ‘alla romana’.
Il mio amico è rimasto molto perplesso … e mi ha detto che questa è l’Italia. Io gli ho risposto che questa è solo Roma e che non è pensabile che vivere come Vittorio Gassman nei film Anni ’60 senza almeno rendersi conto della pessima immagine che offrono di se e del Paese.

Parcheggiata finalmente l’auto in un ‘vero’ posto di parcheggio, lo spettacolo che ci è presentato  era irrinunciabile.
Eravamo alla Stazione Termini ed il sole calava tra le case dando alla via una luce magica.
Peccato che questa fosse a destra ingombrata di colonne di turisti mordi e fuggi che si accalcavano sullo stretto marciapiedi occupato da ‘astanti vari’ – tutti parenti o del Gatto o della Volpe, mentre a sinistra, sotto il porticato e davanti ai negozi, potevamo ammirare una lunga schiera di alcolisti, non uno dei quali italiano, a sentirli parlare.
E dire che eravamo a meno di un chilomentro dal Quirinale o dalla Colonna Traiana. Chi tornerebbe in Italia dopo una Roma così? Cosa racconterà a casa il turista che per tre giorni s’è ritrovato nel Terzo Mondo anzichè in Europa?
E, soprattutto, perchè quei signori erano lì anzichè a casa propria, dato che non erano in Italia nè per lavoro, nè per turismo, nè per diletto o per una qualche persecuzione nè per affari di famiglia?
Anche il mio amico – ultrasessantenne ed una vita ‘di sinistra’ – ha ammesso che non v’è motivo per il quale dovremmo lasciarli gozzovigliare in pieno centro e proprio dove transitano i turisti.

Si va a recuperare l’autovettura e spunta il ‘parcheggiatore abusivo’, rigorosamente straniero, giovane e col cappellino rap.
Il mio amico immediatamente cercava uno spicciolo, quando con sua grande sorpresa, gli ho chiesto: ‘Perchè lo paghi?’ e lui, farfugliando,: ‘Eh poi … non sai … magari … ti trovi il finestrino … la fiancata …’
Esattamente quello che sospettavo, così ho fatto la domanda fatidica: ‘Scusa ma a Roma perchè pagate il pizzo persino al primo che si mette per strada a fare il bullo?’
Ci ha pensato un po’ su e, poi, mi ha dato amaramente ragione: non c’è salvezza se i romani addirittura pagano ad uno straniero il ‘pizzo’ per parcheggiare davanti casa o di fronte al ristorante dove cenano.

A proposito, visto che c’è l’Expo e l’Anno Santo, a quale città – tra Roma, Milano, Napoli, Venezia e Firenze – consegnerà il cucchiaio di legno ogni turista che visiterà l’Italia?

Demata (blogger since 2007)

PD, Coop e scandali: come una catena di Sant’Antonio?

31 Mar

Già da una decina di anni, si contavano gli scandali che coinvolgevano l’ex sindaco di Bologna Flavio Delbono, gli ex governatori della Calabria, Agazio Loiero, e della Campania, Antonio Bassolino, l’exx sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, l’ex governatore dell’Umbria Maria Rita Lorenzetti, l’ex responsabile dei trasporti aerei Enaz, Franco Pronzato, l’ex coordinatore della segreteria di Bersani ed ex presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati.

Come da vent’anni, ci sono polemiche, poi contestazioni ed infine denunce per le ‘Primarie’ truccate, ed, infatti, nel 2013, è stato Gianni Principe, membro della commissione garanzia del congresso PD, a denunciare anomalie nei tesseramenti precongressuali come a Reggio Calabria (più 315,9%), Matera (304,3%), Napoli (303,0%), Campobasso (293,3%) e Termoli (264,2%).

Per non parlare delle casse Pd, afflitte da un patrimonio immobiliare insostenibile e dai sempre più eletti che continuano a non versare i contributi dovuti al partito, con tanti dipendenti delle varie sezioni locali a rischio licenziamento.
Più recentemente, arrivano gli scandali Mose a Venezia, Expo a Milano, Mafia Capitale a Roma e … poi il diluvio.

Farmacie e formazione in Sicilia, tangenti e infrastrutture a Ischia, corruzione e ‘sprechi’ in Toscana, le spese pazze dell’Emilia, il capo di Gabinetto del Governatore del Lazio … lo scandalo ‘Incalza’ con indagini a Roma, Milano, Firenze, Bologna, Genova, Torino, Padova, Brescia, Perugia, Bari, Modena, Ravenna, Crotone e Olbia … e chi più ne ha più ne metta.

marketing piramidale

Esempio di marketing piramidale

E, con il Partito Democratico, spesso ci sono le Coop ad essere invischiate in scandali.
Ad esempio, il tesoretto di 36 milioni ‘collocato’ in Lussemburgo dall’emiliana Coopservice oppure il Consorzio cooperative costruttori di Bologna e le consulenze fittizie per milioni e milioni o lo scandalo tutto da esplorare della Manutencoop.

O le sanzioni per 4,6 milioni di euro che Esselunga alla fine è riuscita ad ottenere dal Consiglio di Stato per la Coop Estense ed anche il naufragio della Coopcostruttori, dopo essere finita sotto inchiesta per collegamenti con il clan dei Casalesi, o lo «scandalo Terre Emerse», una coop con a presidente Giovanni Errani, fratello del Governatore emiliano oppure quelli del nodo TAV di Firenze che vedono coinvolta la Coopsette.

Il tutto solo a parlare dei casi più noti …
Il ministro Giuliano Poletti continua a tacere (e nessuno si prende la briga di intervistarlo) pur essendo iscritto al partito fin da giovanissimo e pur essendo stato Presidente nazionale delle Coop proprio dal 2002 al 2013, dopo aver diretto quelle emiliane.

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Papa Francesco e la puzza che arriva anche da Roma

27 Mar

Ormai è ufficiale, Galli della Loggia dixit: esiste una filtrabilità ‘mafiosa’ tra base ‘popolare’ e partiti di ‘sinistra’. Addio ‘mani pulite’, addio ‘la storia siamo noi’ eccetera eccetera

“Il Pd era l’unico partito romano che conservava almeno in parte un rapporto con la base popolare, quella del vecchio Partito comunista: e probabilmente proprio questo è ciò che l’ha perduto. Una base popolare dai tratti spesso plebei — chi ha una certa età se lo ricorda — che per forza era contigua a persone e cose non proprio in regola con la legalità (ladruncoli, piccoli spacciatori, topi d’auto): ma finché a sovrintendere ci sono stati il controllo etico-politico del partito e la decisione inappellabile dei vertici in materia di cariche e di mandati elettorali, nessun problema.
Come si sa, però, a un certo punto tutto questo è svanito. È accaduto allora come se quella base popolare fosse rimasta affidata a se stessa e alle regole spesso demenziali (vedi primarie «aperte») ed estranee della nuova democrazia interna. È allora che si è aperto il varco: non avendo più un vero corpo, il partito non ha avuto più anticorpi. “

VIGNETTA-ROMA-MAFIA

Una questione ormai storica, quella della contiguità dei ‘partiti popolari’ con sette e mafie, ben descritta da Jacques de Saint-Victor in “Patti scellerati. Una storia politica della mafia in Europa” (UTET). L’unico dubbio irrisolto è come mai Eugenio Scalfari – censore di Roma – non se ne sia mai accorto.

E le accuse di Ernesto Galli della Loggia – nell’editoriale di oggi su Corsera con la foto del Governatore Zingaretti in bella vista – non si fermano: “Lo ha capito anche la delinquenza più sveglia e più attrezzata, che è stata pronta a stabilire rapporti con la sua nuova classe, a mettere a libro paga persone, a costruire filiere, a organizzare complicità e ricatti. Così, servendosi dei mezzi del clientelismo politico più ovvi, è cominciata la scalata al Pd da parte del malaffare.
Lo ha detto bene in un rapporto Fabrizio Barca, dopo aver indagato quanto accaduto nei circoli dem della Capitale: il Pd è diventato «un partito cattivo, ma anche pericoloso e dannoso», i suoi iscritti sono troppo spesso «carne da cannone da tesseramento». ”

Intanto, mentre il Capo di Gabinetto della Regione Lazio è anche lui coinvolto nelle inchieste di Mafia Capitale, arriva il crollo verticale del consiglio municipale di Ostia con appelli pubblici a inviare militari come in Calabria o Sicilia  …
E, a confermare che il PD, a Roma, non c’è più, prendiamo atto che Zingaretti (Regione Lazio) tace e Marino (Roma Capitale) è all’estero …

Dunque, mentre Renzi trema (ndr. la caduta del PD romano per mafia comporta de facto la fine di molte cose), non resta che attendere l’intevento del vescovo di Roma, come si usa nelle terre assediate dalla Mafia …

papa mafia

La domanda, dunque, è: si dimetteranno oppure l’Italia e i romani dovranno subire l’onta di una Roma che ‘puzza’, proclamata Urbis et Orbis? Di sicuro, Papa Francesco non può scagliarsi contro mafiosi e narcos se a casa sua si razzola male …

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2015: previsioni facili per un anno difficile

31 Dic

Giorni fa, chicchierando con due politici locali, mi trovavo a segnalare che la ‘gente’, per l’anno che verrà, proprio non ha ‘sogni nel cassetto’, niente speranze, niente prospettive. Al massimo il sogno di andare via, per se e/o i propri figli, emigrando a nord o all’estero.
E ricordo sia le loro facce sgomente nell’esser posti dinanzi al dovere di ‘dare un futuro alla polis’ sia il loro silenzio attonito sia il mio corrispettivo stupore, dinanzi a tale vacuità.

Cosa ci aspetta per il 2015? Cosa ci lascia il 2014?

Sul fronte dei partiti italiani, ciò che accade è ormai evidente: il Paese è bloccato a causa della faida perpetua che attangaglia la Sinistra (Italia, Grecia o altrove è uguale) e quella che è de facto una minoranza degli italiani riesce ancora a bloccare riforme attese da 20 e passa anni.

Riguardo l’economia, il 2014 è stato un altro ennesimo anno nero ed infatti ci siamo beccati ben due abbassamenti di rating, finendo nella sentina del BBB+ oltre la quale c’è solo la quarantena, dato che l’attuale parlamento – a ben vedere – non ha reso esecutive le tante e troppe riforme che servirebbero. Anzi in molti casi non le ha proprio approvate neanche a livello di norma generale.
Inoltre, la spesa pubblica aumenta, nonostante i tagli su tutti i servizi e il blocco degli stipendi e delle pensioni, ma nessuno ci spiega quale ne sia la causa, come anche i conti vengono puntualmente smentiti, ma nessuno paga per gli errori fatti.

Intanto, sul fronte della ripresa, Napoli e Milano stanno dimostrando che – nonostante il malaffare – un rilancio infrastrutturale e d’immagine è possibile, Roma no. Non solo il fiasco dei Fori pedonali e di Malagrotta o le vergogne di Parentopoli e di Mafia Capitale oppure l’incapacità a costruire in tempi ‘ordinari’ un palazzo congressi o uno stadio, ma anche l’imprevidenza di un’espansione urbanistica decisa proprio mentre i mutui-casa andavano in tilt in tutto il mondo (subPrime) o il mantenimento di una lunga filiera di enti, consigli d’amministrazione e direttivi, prebende e busillis, gerontocrazie e partitocrazie che dimostrano solo che Roma – allo stato attuale – riesce a stento ad essere capitale di se stessa.

Andando fuori dai confini italiani, il 2014 è stato un anno fosco, con la Sinistra europea che ‘domina’ ma ‘brilla’ per gli scandali e ‘flette’ per le solite faziosità, mentre Obama alla fine di un doppio mandato piuttosto scialbo e zeppo di errori in politica estera, cerca di recuperare il consenso perduto puntando sui cavalli di battaglia kennediani: diritti civili e questione cubana. Intanto, ISIS, Putin e un tot altri mostrano i muscoli e il petrolio flette, ma … saranno problemi del prossimo presidente, mica suoi.

E il 2015?

Si dice che Italia e Francia siano protette dalla buona sorte ed, infatti, allorchè cadde il Muro di Berlino fu la carneficina yugoslava a dissuadere tanti post-comunisti nostrani dal giocarsi la ‘sfida all’OK Corral’ anche a casa loro. Oggi c’è la Grecia di Tsipras.
Infatti, il ‘problema’ è che ormai i greci sono ‘padroni’ solo della bandiera e della cartina geografica del loro paese, tutto il resto, in un modo o nell’altro, è in mano a stranieri: la tentazione di nazionalizzare o iperfiscalizzare ciò che si è ceduto per debiti accumulati è una tentazione antica come il mondo.
Cosa dire? Speriamo che i greci facciano presto a seguire le solite promesse e che si rovinino ulteriormente con le proprie mani, in modo che l’Italia e, soprattutto, la Francia dei solotti buoni aprano gli occhi su un gauchisme che ha sempre portato sangue e prevaricazione?

Come anche, sarà Hillary Clinton o Jeb Bush il prossimo inquilino della Casa Bianca, è davvero difficile che Italia e Francia possano cavarsela come finora, grazie all’inerte benevolenza dell’Imperatore. Nel primo caso, difficile che si continui a tollerare l’instabilità italiana in un Mediterraneo-Mar Nero sempre più bellicosi, nel secondo caso dovremo vedere cosa ne sarà dell’armata statunitense al momento stanziata nell’Africa Equatoriale ‘contro Ebola’.

Venendo a noi, i tempi della politica (e dei processi) non sono allineati con quelli dei mercati (rating, trend, spread, eccetera) e davvero sarà difficile evitare il BBB-, se andiamo a questa velocità. Inoltre, Roma non sembra in grado di badare a se stessa, figurarsi il paese, e soprattutto ‘costa un botto’. Andrebbe commissariata – ma sul serio – sia al Comune sia in Regione, come dovrebbero esserlo Napoli e Palermo, almeno finchè gli apparati locali non si rendessero efficienti, economici e affidabili come il resto d’Italia.

Quanto alla ripresa e al lavoro, basti dire che il 2014 si conclude con un ulteriore differimento di quattro mesi dell’età pensionabile, mentre il turn over langue, ed inizia ad essere aastanza chiaro a tutti che l’attenzione della Sinistra alle pari opportunità (invalidi, disoccupati, donne, giovani) è un mero ricordo del passato, dopo uno sciopero generale che chiedeva il mantenimento dello status quo e dopo il veto di Matteo Renzi al neodirettore dell’Inps, Tito Boeri, a riformare alcunchè.

Detto questo, le cose potrebbero andare così:

  1. staremo a cincischiare tra elezione presidenziale, legge elettorale, jobs act e quant’altro fino a primavera, quando si capirà se la Grecia ha crashato ulteriormente, se e come si affermeranno Clinton e Bush, se lo Stato Islamico ‘tiene’,  et cetera
  2. a ridosso dell’estate le agenzie di rating potrebbero anche star tranquille – l’elezione di un nuovo presidente porta di solito bene – e può anche darsi che Damiano e Boeri riescano ad invertire il meccanismo della Riforma Fornero e che Renzi abbia il coraggio di sottrarre ai sindacati il controllo – tramte la loro presenza nei CdA – dell’Inps e di tanti altri Enti
  3. se accadesse questo – ma è fantapolitica – si andrebbe ad elezione in settembre, cioè prima che  qualcuno possa far bloccare o annullare con cavilli le norme emesse e andando al voto con il PD di Renzi alleato i Centristi, mentre quello ‘sindacalizzato’ dovrebbe necessariamente costituirsi ‘a se stante’ e … farsi carico – come oneri e come immagine – dell’enorme patrimonio immobiliare ereditato dall’ex PCI o trasferitogli ope legis dai beni dell’erario subito dopo la II Guerra Mondiale e di un sistema opaco come quello delle elezioni /decisioni sindacali nell’era dell’Edemocracy e del voto on line
  4. molto più prevedibilmente, le cose continueranno a stare come sono, magari in attesa di vedere come andranno le presidenziali USA o sperando in qualche miracolo di San Pietro intento a far lavanderia a casa sua, mentre per l’occupazione persisterà la stagnazione e per i servizi pubblici non ci resta – ahimé – che ‘privatizzare’ tutto. Così, tra settembre o novembre, se va bene, arriverà qualche solita batosta, mentre le aziende straniere avranno comprato tutto quanto ci sia da lucrare nel nostro Bel Paese. Basti dire che da due anni i benefit di una nota azienda autostradale italiana vanno ad ingrassare un fondo pensioni canadese … mentre noi ieri abbiamo elevato l’età media dei nostri pubblici impiegati di quattro mesi per i prossimi dieci anni, perchè Inps e ambienti governativi considerano ancora l’Inps come fosse un salvadanaio, neanche fossimo alla fine dell’Ottocento.

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Poi, arriverà il 2016 e, dunque, poi si vedrà. Intanto, saranno passati il raccolto delle olive 2015, la ridislocazione delel filiera produttiva toscoemiliana per via dei terremoti e le diverse indagini in corso sul reticolo delle cooperative  e avremo scoperto (l’impresa italiana è tutta qui) cosa ne è stato del nostro sistema agro-alimentare, del Paesaggio Italiano e … della Dolce Vita.
Siamo Italiener, ‘noi’ viviamo nella Grande Bellezza, na klar. Scuola, giustizia, sanità? Abbiamo delle tradizioni: basta consultare Pinocchio di  Collodi per saperlo …

P.S. A proposito, voi vi mettereste in affari con uno che ragiona così?

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Una nuova giunta Marino, cosa dice la legge sullo scioglimento per mafia?

23 Dic

Ignazio Marino ha varato la sua nuova giunta, dopo la falcidie di arresti che ha colpito amministratori, crimine organizzato ed ex terroristi.

Una giunta che nasce sotto la spada di Damocle del Commissariamento, sia per i fattti di Mafia Capitale, che va ad aggiungersi ai tanti e tantissimi scandali (rifiuti e Malagrotta, assunzioni facili, nepotisimi nei CdA, spreco diffuso, leva tributaria carente, degrado diffuso dei servizi pubblici, deficit abissale) e – se non bastasse – anche ai troppi regolamenti di conti che la malavita organizzata sta impunemente facendo e ad una insicurezza diffusa che va dalla bbuca straale allo stupratore seriale, per non parlare dei bulli onnipresenti.

Ricordiamo questi ‘difettucci’ ed andiamo a vedere cosa dice la norma contro le infiltrazioni mafiose negli enti locali è stata introdotta nell’ordinamento giuridico italiano con decreto-legge n. 164, art. 1 del 31 maggio 1991, poi integrata da altre norme e  prevedendo lo scioglimento degli interi consigli e non meramente quello delle giunte, cosa questa ribadita dalla Corte Costituzionale in una nota sentenza.

“I consigli comunali e  provinciali  sono sciolti quando emergono elementi su collegamenti  diretti o indiretti degli amministratori con la criminalita’ organizzata o su forme   di   condizionamento   degli   amministratori   stessi    che compromettono  l’imparzialita’  degli  organi  elettivi  e  il   buon andamento delle amministrazioni comunali e provinciali,  nonche’  il regolare funzionamento dei servizi alle stesse  affidati  ovvero  che risultano tali da arrecare grave  e  perdurante  pregiudizio  per  lo stato della sicurezza pubblica.  Lo scioglimento e’ disposto con decreto  del  Presidente  della Repubblica,   su   proposta   del   Ministro   dell’interno,   previa deliberazione del Consiglio dei Ministri. Il procedimento e’  avviato dal prefetto della provincia e, quando ricorrono motivi di urgente necessita’, il prefetto,  in attesa del decreto di scioglimento, puo’ sospendere gli organi  dalla carica ricoperta, nonche’ da ogni altro incarico  ad  essa  connesso, assicurando la provvisoria amministrazione dell’ente  mediante  invio di commissari. “

Ad una norma ‘semplice semplice’ ha corrisposto un’altrettanto chiara Corte Costituzionale che ha stabilito nella famosa sentenza n. 103/1993 che gli elementi su cui deve poggiare lo scioglimento sono innanzitutto i collegamenti diretti o indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata o in alternativa il condizionamento che la mafia impone agli amministratori nella libera determinazione per gli organi elettivi e/o amministrativi (dirigenti, personale), l’andamento negativo dell’ente locale, il malfunzionamento dei servizi affidati all’ente oppure pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica.
La casistica ‘tipica’ cui fa riferimento la Corte sono gli appalti pubblici (ad esempio per la raccolta dei rifiuti) affidati in maniera irregolare oppure ad un’impresa collegata direttamente o indirettamente (prestanome) alla mafia, concessioni o autorizzazioni amministrative rilasciate in modo irregolare o dietro minacce o pressioni oppure emesse in favore di soggetti collegati direttamente o indirettamente alla criminalità organizzata, affinità e frequentazioni degli amministratori e/o dipendenti pubblici con soggetti appartenenti direttamente o indirettamente alla criminalità organizzata, precedenti penali o procedimenti penali pendenti a carico di amministratori e/o dipendenti pubblici, la presenza di una o più famiglie mafiose sul territorio comunale, abusivismo edilizio diffuso, mancata riscossione dei tributi.

In poche parole, già ora non si comprende per quale motivo non venga sciolto il Consiglio Comunale di Roma Capitale e figuriamoci quanto ancora più difficile sarà comprendere, se le indagini porteranno alla luce che ‘il Sistema’ non sottraeva risorse al Comune e servizi ai meno abbienti ma funzionava anche per i ‘tipici settori’ della corruttela politica e della pressione mafiosa eccetera eccetera.
Ancor di più se Marino, come ha fatto per oltre un anno e mezzo, continuerà ad occuparsi di una Roma ‘astratta’ e non della Roma ‘di tutti i giorni’, impegnandosi sul serio a risanare bilanci e dismettere perdite, a garantire sicurezza e trasporti e servizi essenziali, ad offrire una pubbblica amministrazione comunale efficiente e decorosa.
Questo è quello che si aspettano da lui i cittadini, come da qualunque sindaco, ma soprattutto gli italiani e gli osservatori stranieri, mentre, soprattutto grazie a Roma e alle scelte che qui si prendono, l’Italia in tre soli anni è passata da un rating S&P A+ a BBB+.

Ma che problema c’è … passeremmo solo da BBB+ (che sta per ‘del tutto inaffidabili’) a BBB (leggasi ‘irrimediabilmente inaffidabili’) … che te po’ fregà na robba così se li sordi t’arriveno dar cielo … grazie al dissanguamento di un’intera nazione ed un romanzo criminale che dura da 150 (o forse 2700) – anni.

Dunque,  c’è più di una spada di Damocle sul consiglio di Roma Capitale e davvero c’è da chiedersi se una situazione di stallo – per ignavia e per intempestività – non farà anch’essa il gioco del crimine organizzato che penetra come il burro in una città che non rinuncia a superare cooptazione e pressappochismo.

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