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Black Bloc a Roma e la Sinistra divisa

18 Ott

La Repubblica riporta che, riguardo l’aiuto da dare alle forze dell’ordine, la posizione di Ateneinrivolta: “Assolutamente no, siamo contro ogni tentativo di repressione e criminalizzazione del movimento”.

Va da se che un’organizzazione che non intende collaborare con le forze dell’ordine non può convocare cortei e manifestazioni, in un paese democratico e legalitario. Qualcuno dovrebbe spiegarlo agli studenti degli atenei in rivolta …

Una posizione che non trova una netta e legalitaria contrapposizione a Sinistra, dato che, tra le tante organizzazioni che hanno emesso comunicati, solamente la Rete Universitaria Nazionale e la Federazione degli Studenti non mostrano  “sulla necessità di aiutare le forze dell’ordine, nessun tentennamento: “Si, le aiuteremo”. Le motivazioni: “Chi ha sfregiato la giornata di sabato sapeva di non poter convivere con questo movimento, dunque ha preso piazza S. Giovanni con la forza.”

Riguardo le devastazioni e gli incendi di sabato scorso a Roma, ricordiamo che si sono così espressi:

  • Valentino Parlato sul Manifesto, “A Roma ci sono stati anche scontri con la polizia e manifestazioni di violenza. Meglio se non ci fossero state, ma nell’attuale contesto, … aggiungerei: è bene, istruttivo che ci siano stati. Sono segni dell’urgenza di uscire da un presente che è la continuazione di un passato non ripetibile”;
  • Pierluigi Bersani, segretario del Pd, “E’ indispensabile un rigoroso isolamento dai movimenti che hanno manifestato pacificamente di chi si è reso protagonista di questi gesti inaccettabili”;
  • Nicky Vendola, Sinistra e Libertà: “Minoranze di teppisti, di black bloc che sono in azione per togliere la scena agli ‘indignati”;
  • Beppe Grillo, leader a 5 stelle: “E’ andata esattamente come previsto. Bersani e Vendola hanno la stessa dignità di Ponzio Pilato”;
  • Paolo Ferrero, di Rifondazione Comunista: “Il movimento è stato stritolato da un’aggressione politica e anche fisica”;
  • Alberto Perino, leader No-TAV: “Io a Roma non c’ero. Non mi fido di quello che ho letto sui giornali”;
  • Antonio Di Pietro, leader Italia dei Valori: “Si deve tornare alla Legge Reale. Anzi bisogna fare la legge Reale bis”.

Posizioni a di poco contrastanti, specialmente se consideriamo che, da Perino a Di Pietro, passando per Grillo, Bersani, Vendola e Ferrero, si tratta di un’unica coalizione se solo andassimo a guardare come sono composte le giunte dei comuni.

D’Alema, intanto, parla di una possibile vittoria elettorale al 60% …

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Indignati, con sdegno e senza rabbia

17 Ott

Se un osservatore alieno dovesse inviare un brief report sulla nostra Italia non avrebbe affatto l’imbarazzo della scelta nel condensare la situazione in alcuni fatti che parlano da se.

Il paese non ha attualmente una centrale di spesa e di monitoraggio autonoma rispetto al Governo, dato che non viene nominato il Governatore. Intanto, nonostante sia una nazione ricca e sostanzialmente operosa, la scadenza del default (insolvenza dello Stato) non è, forse, così lontana come si potrebbe credere.

Il Governo non ha una politica finanziaria visto che è andato sotto, giorni fa, proprio sul bilancio generale dello Stato. Tra l’altro, ricordiamolo, ha negato la crisi finanziaria, non ha tenuto fede al programma elettorale in materia di fiscalità e di infrastrutture e stava andando in ferie agostane, se non fosse arrivata l’Europa a ricordarci che c’era un disastro in corso.

Il Parlamento non ha una maggioranza, dato che il tutto, da un anno, si regge su una dozzina di voti ed anche meno. Il principale partito d’opposizione, il Partito Democratico, è alla paralisi e, salvo il gruppo che fa capo a Zingaretti, non avanza proposte e programmi da molto tempo. Anzi, ha recentemente fatto capire a chiare lettere che non intende agevolare la nascita di un governo tecnico per la legge elettorale e la finanziaria.

Il Presidente della Repubblica, un nobiluomo, non può sciogliere le Camere perchè non si può andare a votare con una legge elettorale che non funziona e non può avvicendare il Governo senza la collaborazione del Premier perchè glielo impedisce, naturalmente, la legge elettorale che non funziona.

I Sindacati non riescono a darsi una veste unitaria, oltre che garantire la democrazia interna, e, stando così le cose, non possono rappresentare unitariamente i lavoratori. La Confindustria continua a pensare agli investimenti ed alle infrastrutture senza chiedere anche interventi per garantire maggiore legalità nel paese, più celerità nei processi penali, più certezza della pena/sanzione per i disastri ambientali e gli infortuni sul lavoro.

La Società Civile ed i cittadini indignati vengono oscurati, nella piazza e nei media, prima da una torma di bandiere rosse, che protestavano “contro i tagli” (alla maniera greca, non in quella spagnola o inglese per intenderci), e poi da una banda di teppisti lasciati liberi di vandalizzare Roma e di assaltare i due o  tre esigui avamposti di polizia che c’erano, giusto per confermare ai media internazionali che di indignados in Italia non ce ne sono e che la drammatica deriva greca sta ispirando almeno una parte dei nostri giovani e meno giovani.

Naturalmente, in un dissesto del genere, una sentenza definitiva per un banale prestito non restituito può durare anche dieci anni, le Tasse sono al limite massimo sostenibile, la Sanità e l’Istruzione sono molto decadute, l’Agricoltura ci costa in sussidi quasi più di quanto produce, le strade sono scassate, pericolose e stracolme di cartelli,  i trasporti pubblici erano, ma non lo sono più, l’orgoglio del paese, i morti sul lavoro sono tanti e troppi, buona parte della dirigenza apicale è corresponsabile del disastro insieme alla classe politica. Ovviamente, le Mafie sono ben presenti in una buona metà del Paese, i fondi per l’Antimafia vengono decurtati ed alcuni accusati di rapporti con la criminalità organizzata o con dei cartelli finanziari occulti sono coperti dall’immunità parlamentare.

This is Italy, the Pizza Republic …

Questo, più o meno, è il quadro generale che un lettore straniero, acculturato e non superficiale, riceve dai media del suo paese e possiamo immaginare cosa stiano “captando” i ceti meno istruiti delle altre nazioni riguardo l’Italia ed il nostro “stile di vita”: mafia, disastri ambientali, donnine facili, corruzione diffusa, sanzioni poche e differite.

Dopo il (prevedibilissimo) fallimento della manifestazione romana degli autonominatisi Indignati, convocata però da anarchici e comunisti, all’Italia non resta altro che lo sdegno e l’indignazione, non la rabbia, della gente comune, che, ricordiamolo, non ama manifestare sotto la bandiera di alcuno e che in Italia non è ancora scesa in piazza, a differenza degli altri paesi europei.

Ed è proprio di queste persone che si sta nutrendo l’istanza di rinnovamento nelle altre nazioni: le persone comuni, quelle che facendo dei lavori ordinari sanno come funzionano le cose e come andrebbero cambiate.

Lo sdegno non può essere fermato da un manipolo di ragazzini violenti o da un legislatore inadeguato oppure dai media che non danno voce alle istanze concrete di riforme.

Ordinary people, common law: la Storia siamo noi, la Storia continua.

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Silvio, avanti a chi tocca

10 Ott

La Repubblica di oggi riporta un lungo approfondimento sul DDL Intercettazioni. Secondo il noto quotidiano romano, sarebbe dal 2005 che Silvio Berlusconi sta cercando di depotenziare le inchieste che lo coinvolgono.
Anche se gran parte di quello che Massimo Giannini scrive non arriverà mai nelle aule di tribunale, è evidente che le intercettazioni rappresentano una spina nel fianco per il Cavaliere, dato che documentano atteggiamenti e convivialità quantomeno moolto discutibili.

Comportamenti, quelli del Premier, che altrove sarebbe stata la pubblica opinione a censurare irrevocabilmente sul nascere e che, in un paese dove l’informazione è monopolizzata, non producono alcun effetto neanche quando rimbalza in Italia che a Buenos Aires c’è un enorme sexy club chiamato Palacio Berlusconi.

Intanto, la “patrimoniale” non vuol farla Berlusconi, il condono non lo vuole l’Italia, il Partito Democratico e la Lega non vogliono abrogare le Provincie, UdC e SEL difendono il pubblico impiego, la Confindustria sollecita investimenti ed infrastrutture, la CGIL è contro i contratti nazionali “leggeri”, la CISL e la UIL non si capisce con chi stanno (maggioranza, centorsinistra, terzo polo o tutti e tre …), mentre gli italiani vorrebbero soltanto che si mettessero d’accordo.

Eppure, dopo Fini e Baldassarri, anche Scajola e Formigoni puntano i piedi ed a poco servono gli “altolà” di Alfano, se il ricorso alla fiducia in Parlamento è diventato un rischio, dopo essere stato “un’arma totale”.

Avanti a chi tocca.

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L’Italia crolla e Berlusconi vola via da Putin

7 Ott

Ormai, ci tocca andare avanti così, attendere che le Borse chiudano al venerdì pomeriggio, sperando che il disastro anunciato non sarà peggiore lunedì mattina, quando riapriranno.

Dopo Moody’s anche Fitch taglia il rating, mentre il governo non è neanche in grado di nominare il Governatore di Bankitalia, per un avvicendamento noto ed atteso da mesi.

La richiesta di riforme strutturali cade nel vuoto, intanto, cade nel vuoto, mentre Silvio Berlusconi, giusto per non mancare, è volato da Putin per la sua strabordante  (è il caso di dirlo, se ci sono le ragazze dell’Armata Putin) festa di compleanno.

Così andando, le agenzie di rating e la Banca Centrale Europea, guidata dall’italiano Draghi, appaiono come l’unico elemento moralizzatore di questo flaccido panorama italico, eppure, follia nella follia,  alcuni manifestanti hanno, oggi, attaccato con vernici la sede di Moody’s.

Cosa accadrà se i mercati di lunedì si rivelassero, come prevedibile, peggiorativi, rischiando di innescare una spirale catastrofica per l’economia e la stabilità del nostro paese?

E cosa dire dello stallo in cui ci tiene l’ostinazione ed il disinteresse del Premier,  l’opportunismo di Bossi e del “popolo padano” e l’incapacità politica generalizzata dei partiti e dei sindacati, nel liberarsi da schemi ormai indelebilmente superati dal mondo che va?

Non so cosa accadrà il giorno che finirà questo governo, ma è probabile che la fine del Berlusconismo avverrà nel sollievo, magari incofessabile, se non gioia manifesta ed annunciata, vista la silente e paziente attesa che contraddistingue la maggior parte degli italiani in questo momento di grande criticità.

Ormai, c’è poco da dire: l’Italia crolla e Silvio pensa al suo “week end rigeneratore”.

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Quanto costano agli italiani CISL, UIL e CGIL?

5 Ott

In tempi di crisi economica ed occupazionale, mentre in Italia e non solo, i cittadini aspirano ad un sistema più equo ed etico, non dovremmo perdere di vista la ricerca pubblicate tempo fa nel libro “L’altra casta” di Stefano Livadiotti (Privilegi. Carriere. Stipendi. Fatturati da multinazionale. L’inchiesta sui sindacati).

Per avere un quadro generale, di seguito sono raccolte alcune annotazioni con i dati di riferimento, provenienti dal libro in questione e non solo.

Nel 1977, per effetto della Legge 902, lo Stato italiano cedette alla CISL, UIl e CGIL i beni e gli immobili pubblici che, durante il Regno d’Italia, erano stati assegnati alle Corporazioni dei Lavoratori. La cessione fu a titolo gratuito ed esentasse. Di quei tre sindacati confederali, la sola CGIL conta, oggi,  3.000 sedi sul territorio nazionale ed, in alcuni casi, si tratta di interi edifici con valori milionari. Grazie alla legge 504 del 1992 i sindacati non pagano l’ICI, dato che sono assimilati alle onlus.

La Legge 40/1987 consente ai sindacati costituire enti di istruzione e formazione professionale che possono operare nel settore della progettazione afferente al Fondo Sociale Europeo ed presentare progetti per la Formazione Tecnica e per quella professionale in carico agli Enti Locali. Un’enorme fetta di denaro (parliamo di miliardi) destinata all’istruzione ed alla formazione, sottratta alle casse del MIUR, che in non pochi casi si è rivelata una fabbrica di consenso clientelare e corruttela pubblica, come emerso nell’inchiesta Why Not di De Magistris, quando era magistrato.

I permessi sindacali retribuiti beneficiano circa 700.000 lavoratori (4% dei dipendenti totali), che consumano non meno di 1 milione di giornate lavorative. Altri 2.500 sono distaccati nelle sedi sindacali, con un costo di oltre 4,5 milioni di Euro. In gran parte, appartengono alla pubblica amministrazione, spesso della scuola e degli enti locali, e mantengono la propria sede di servizio, che verrà poi occupata da un precario.

Le leggi Mosca 252/1974 e Treu 564/1996 hanno “donato” a sindacalisti e dipendenti dei sindacati e dei partiti ben 15 milioni di Euro, a carico dello Stato, per i contributi figurativi che i Sindacati, evidentemente, non avevano versato al proprio personale (sic!). Inoltre, chi ricopriva cariche ha avuto il riconoscimento di una pensione doppia, per il lavoro non svolto e per l’attività in sindacato. Di questi fortunati, non sono pochi gli ex sindacalisti in politica o nei Consigli di Amministrazione degli Enti (proprio quelli che da 60 anni vorremo eliminare …), nelle camere di commercio, nell’Inps, nell’Inpadap, nell’ENAM, nel CNEL, nell’IACP, nella Banca d’Italia, negli albi professionali, nelle aziende ex-municipalizzate ed in quelle partecipate. Tutte entità che, tra l’altro, conferiscono pensioni o sussidi o prestiti od assunzioni.

Grazie alle leggi 413/1991 e  152/2001, i sindacati ricevono dallo Stato per gestire patronati e CAF circa  300 milioni l’anno, ma, nonostante le loro risorse arrivano dal pubblico erario per svolgere un servizio pubblico, non sono soggetti al controllo della Corte dei Conti. Per effetto di sentenze, inoltre, i sindacati non hanno obbligo di bilancio consolidato e non è dato sapere quale sia il volume delle loro finanze e, soprattutto, cosa ne facciano di tutti quei soldi. Le Associazioni dei Consumatori sembrano collegate ai sindacati, visto che, tra l’altro, operano spesso all’interno di edifici che sono stati o sono ancora sede di sindacati, e ricevono dall’AntiTrust una buona percentuale delle multe milionarie comminate alle aziende.

L’art. 40 della Costituzione obbliga che gli scioperi siano regolamentati da una legge che lo Stato Italiano non ha mai provveduto ad emanare, forse perchè nel resto d’Europa l’indizione di uno sciopero richiede il referendum tra i lavoratori. Dulcis in fundo, l’art. 39 della Costituzione, che prevede come solo “i sindacati registrati hanno personalità giuridica. È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica.”

Considerato che coloro che sono distaccati non sono eletti dalla base e che gli scioperi non prevedono un referendum tra i lavoratori, è facile intuire che i nostri sindacati non siano registrati e che i nostri tanti parlamenti non hanno mai provveduto a trasformare la Costituzione in legge. Durante l’ultimo Governo Prodi erano 53 i deputati e 27 i senatori che avevano svolto incarichi nel sindacato …

Non resta che chiedersi che valore legale abbiano tutti i contratti finora firmati, sia quelli con le aziende private sia, soprattutto, quelli che Stato ed Enti Locali hanno siglato e rispettato per sei decenni, visto che la “controparte” non ha personalità giuridica, ovvero che non ha la capacità, determinata dalla legge, di acquistare diritti ed assumere obblighi.

Io credo nel Sindacato, credo che sia indispensabile in uno spazio a democrazia ridotta (cfr. Chomsky) come è l’ambiente di lavoro. Ma esistono dei veri sindacati in Italia?

Quasi dimenticavo, la legge 108/1990 consente “de facto” ai sindacati la possibilità di licenziare i propri dipendenti senza giusta causa, in barba all’art.18 dello Statuto dei Lavoratori.    Senza parole.

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Italia: politica e finanza pubblica declassate da Moody’s

5 Ott

Moody’s declassa l’Italia: «Rating ad Aa2 e outlook negativo», ma per Berlusconi “non cambia nulla, andiamo avanti” anche se “la (s)valutazione arriva anche per incertezze politiche”, come tanti commentano.
Tremonti, intanto, continua a rassicurare italiani, Europa e mercati che «i conti sono in ordine anche con una crescita pari a zero», cosa nell aquale può crederci solo lui ed i suoi contabili.
E Bossi tace e cosa mai potrebbe ancora dire, dopo aver messo in stallo la nomina del Governatore della Banca d’Italia proprio mentre borse, mercati e governi traballano, accentuando la crisi di sfiducia verso l’Italia.
Per non farsi mancar nulla, il PD manda Treu in avanscoperta a Porta a Porta, che riesce nell’incredibile impresa di soccombere dinanzi a Brunetta, andando a proporre misure demoliberali (leggi qui) parlando in socialdemocratichese.
E se non bastasse, arriva di rincalzo, dopo 12 ore televisive, Livia Turco “la rossa”, che con la sua amabile voce (ndr fa tanto share) ha riproposto la trita-ritrita detassazione del lavoro e … nulla più, dato che, come al solito, la Sinistra è disunita su tutto.

E gli altri?
Fini e Casini attendono, perchè null’altro possono fare: i media li ignorano, le statistiche li appiattiscono e nessuno dei loro avversari, ben presenti nei media, ha l’intenzione di spiegare agli italiani che, per situazione e per procedura, è più di un anno che non avevamo altra chance che il governo tecnico.
Restano Di Pietro, Grillo e Vendola potrebbe dir qualcuno ed, infatti, restano, che in francese che significa anche rimanere fermi, e cosa altro potrebbero fare visto che adesso si tratta di costruire e proporre cose concrete, non di rissose rivendicazioni nè di ideali proposte buone per tutti i colori e tutte le stagioni.

Siamo alla frutta, stiamo decantando rapidamente e dovremmo renderci conto che questa situazione vede dei responsabili principali in Berlusconi, Bossi, Tremonti e Calderoli, quasi inerti dinanzi alla gravisisma crisi,  ma anche dei coprotagonisti come Di Pietro, Camusso, Bersani, Vendola, Grillo, che devono “incassare” il grande flop del “pensiero prodiano” da cui il Centrosinistra non da segni di ripresa.
Ah, se il Presidente Napolitano volesse mettere lorsignori all’angolo, prendendo l’iniziativa ed iniziando a picconare, in nome del Popolo italiano, questa Seconda Repubblica che, pur crollata in piedi, non vuole andare giù.

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Compagni per sempre e mai amici

20 Lug

La retro-polemica di/su Nicky Vendola sull’appellativo con cui contraddistinguersi, ovvero se compagni od amici, è un elemento particolarmente caratterizzante dell’attuale fraintendimento della politica e del contestuale collasso che ben conosciamo.

Innanzitutto, è una polemica epocalmente retrò, segno evidente diuna restomarcia, palesatasi nei retrobottega della politica e rivolta alle retrovie di quello che una volta era chiamato, “unitariamente”, Partito Comunista Italiano.

Innanzitutto, la deformante collocazione del termine “compagno”, che, ricordiamolo, fa riferimento ai caotici movimenti insurrezionalisti ispanici (“companero”) e non alla nomenklatura sovietica e/o comunista, dove l’appellativo ufficiale era ed è “camerata”, tal’è la traduzione dal russo di “tovarish”.

Inoltre, l’incredibile assurdo che Bersani, che arriva al Partito Democratico dalle comunità montane e non dal PCI, opti per “compagni”, pur essendo in un partito che il comunismo l’ha abiurato, mentre Vendola, ex PCI e leader del movimento di Sinistra e Libertà”, preferisca “amici”.

Infine, l’incredibile genia di “compagni” intervistati dai media un po’ dovunque, che ci mostrano un arcipelago umano congelato agli Anni ’70, con i loro volti baffuti “alla Stalin” o i capelli ciondolanti come in una foto del Maggio francese, tutti concordi che “compagno” è meglio, è tradizione, è valori, è appartenenza.

Non è chiaro a cosa si riferiscano, non lo dicono, ma, trattandosi di “compagni”, non potrà essere altro che la lotta di classe, la dittatura dei “lavoratori” ed il sole dell’avvenire. E, del resto, dinanzi a tante e tali certezze come obiettare che i loro ideali non sono affatto democratici?

Ad ogni modo, se la retro-polemica vendoliana non fa altro che alimentare seri dubbi sulla resa democratica di un governo che includesse i “compagni”, non resta che dare atto di una certa sincerità delle persone di sinistra intervistate.

Compagni, sempre, amici mai.

E come potrebbe essere diversamente, se ricordassimo i defenestramenti di segretari neoinsediatisi, le mille spaccature ed i diecimila distinguo, i ministri di lotta e di governo e tutta la restante e rissosa storia della sinistra Italiana.

Amici mai. Il prossimo governo è avvisato …

2011 “napoletano”

31 Dic

Finisce il 2010 e finisce l’epopea dei “blog dei lettori di La Stampa”.

Del resto, tutto cambia e tutto va a cambiare.

Ad esempio, con il 2011 potrebbero iniziare a cambiare “certi” equilibri italiani e potremmo iniziare a ricordare “come” è nata l’Italia e “chi” ha voluto che nascesse così.

Cose terribilmente serie che il nostro Presidente Napolitano (e napoletano) potrebbe e che La Stampa dovrebbe ricordare se si ha intenzione di rivolgersi a TUTTI gli italiani.

Qual’è il mio pensiero?

Quello di qualunque meridionale che ha ben presente come veniamo trattati da 150 anni … a partire dal milione di martiri, massacrati perchè fedeli ad un re napoletano, anzichè francese.

Cosa porterà il 2011?

Godetevi il video, nella speranza che vi strappi una lacrima ed un sorriso.

Happy New Year.

Il Democratico è partito

25 Set

L’Italia è un paese divertente, se preso per il verso giusto.
A volte somiglia a quei ragazzetti che andavano a bottega dal meccanico e,
senza aver mai risolto un’espressione algebrica, pretendevano di
modificare il motore e la carrozzeria … frutto di calcoli ed
esperimenti di fior di ingegneri.

Naturalmente l’autovettura (truccata) aveva vita breve. E la politica nostrana, dopo aver modificato i diversi modelli disponibili, adesso tenta di assemblare alla meno peggio i pezzi di diverse marche rimasti.

Solo che non si va lontano con mezzo motore, tre cofani, ruote di diverse misure e quant’altro.

Guardando all’ex-Sinistra i pezzi che restano sono: i Grilli ed un’agguerrita fazione antagonista, un kennedysmo rimaneggiato all’amatriciana ed un apparato post-bulgaro, una macchina produttiva e finanziaria che è al “vaglio” di diverse sedi europee.

Naturalmente c’è l’antifascismo e l’anticlericalismo.
Anche qui torniamo a bottega, dato che i miei connazionali, in un mondo globalizzato di 6 milardi di umani, pensano ancora che il Papa parli sempre e solo agli Italiani, mentre di fascista ce ne è uno (Berlusconi, obviusly) e … tutti gli altri fan trentuno.

Dunque, ritornando in officina, si può notare che l’unica cosa “GOOD”, decente, rimasta è il kennedysmo. Cioè cattolicesimo, perchè anche di questo erano fatti i Kennedy, come vi direbbe qualunque statunitense, che confermerebbe che i Kennedy venivano da una famiglia irlandese di contrabbandieri di whiskey, non dalla “sana” morale operaia e redistributiva.

I diritti di cui parlavano i Kennedy erano “pari opportunità” di studio, di carriera e di responsabilità, non sussidi o case popolari “a vita”.

E come “lo monti” il motore JFK, quando la tua base viene da 30 anni e passa di aggregazione style “porchetta e martello” ed adesso è pure in bilico tra coronarie e arteriosclerosi?
Country-blues stantio innaffiato di Sangiovese mentre la Chiesa ci propone un pò di “sano” Rithm&blues?
Che vuoi che sia, tanto “gli Anziani” sono un terzo circa dell’elettorato.

Finita la carrozzeria, servono scocca e motore.

Per la prima si continua ad attingere tra ricambistica delle organizzazioni giovanili del 1971, di cui esiste uno stoccaggio pressochè illimitato. Riguardo il secondo, visto che gli operai della Cina comunista lavorano per quattro soldi (condizionando le garanzie sociali di tutto il pianeta), c’è poco da fare senza accettare la libera iniziativa e la responsabilità personale. Concetti, sembrerebbe, ovvi, ma inspiegabilmente sgraditi alla Sinistra.

Fortunatamente, nella ricerca a ritroso degli ancestors democratici, salta fuori Roosvelt, motore di grande performance e molto affidabile. Giusto a ricordare che il suo New Deal richiese colonie, quelle della Dottrina
Monroe, che oggi non ci sono, come non ci sono più gli adulti (gli Anziani) che si sacrificano per i giovani.

Inutile dire, ai nostri meccanici, che Roosvelt, di sicuro, si occupò più di controllo che di diritti, come ben fece intendere a noi posteri il grande W.Lippmann.

Nella prassi del nostro probabile futuro, non mi sembra ci sia lo  spazio per contraddizioni così eclatanti, specie nel quadro di un programma politico. Anche perchè, se parliamo di democrazia, dobbiamo necessariamente approdare a Jefferson e/o Tocqueville, ovvero ammettere che un sistema democratico è “di per se” liberal e social.

Giù in officina, invece, sembra quasi come se negli Anni ’60/0’70 (quelli dei Kennedy) ci fossero solo le “good vibrations” e un “progressive world”, mentre viceversa c’erano i coetanei cops di San Francisco, numerosi Big delle diverse mafie, un imprecisato numero di serial killer, un Reagan verso il Governatorato ed uno Schwarzenegger ancora residente in Austria.
“We are the world” era una favola, una canzone, un’aspirazione.

Così vediamo circolare concetti “mutanti” e dibattiti circolari, perchè mai allontanatisi dal punto d’origine.

Nell’officina Italia, a dire il vero, c’è un’altra evidenza: da Nenni ad oggi, a Sinistra, le abbiamo provate tutte, anche ad avere il primo Governo di un paese democratico con una forte compagine comunista. Eppure non va e non sarà certo un leggero basculaggio “democratico” tra “Partito” e “Sinistra” che potrà rinverdire idee e speranze, dopo ormai 100 anni ancora tutte da verificare, nè superare pregiudizi ed esclusioni, quando intere biblioteche e facoltà universitarie si sono alimentate di teorie quantomeno affrettate.Pragmatismo dunque e, se ti hanno dato una vecchia Fiat 127 arrugginita, inutile far finta di avere l’SLK: trova qualche meccanico (non dei piloti) esperto e saggio e, se il viaggio è faticoso, abbi ben chiare la meta e le stazioni di servizio.

Interventi urgenti

28 Mag

Leggiamo dai giornali che il ragazzo di 15 anni morto a Milano non aveva fumato mariuana, ma probabilmente un mix di coca e crack durante la ricreazione.

Leggiamo anche che il ministro della Salute Livia Turco ha dichiarato: “Proporrò al ministro dell’Istruzione Fioroni di avviare un’attività ispettiva dei NAS nelle scuole di tutta Italia”.

Per Pierpaolo Cento, sottosegretario al Ministero dell’Economia dei Verdi, la proposta “assomiglia molto al tentativo già praticato in passato dalla destra di trasformare gli istituti scolastici in una sorta di stato di polizia”.

Cosa condivisa dal ministro Fioroni, che commenta: “Prima di tutto
bisogna rendere i ragazzi consapevoli dei rischi”.

Oggi è il 28 maggio e le scuole chiudono il 10 giugno.