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Decreto “svuota carceri”: un altro flop

5 Gen

Non sono trascorsi neanche 100 giorni dall’insediamento di Mario Monti e già si iniziano ad osservare i primi “non sense all’amatriciana”.

Dopo quello dell’urgenza di fare cassa portando l’età pensionabile a 42 anni di contributi, una misura i cui effetti si vedranno dopodomani o chissà quando, e dopo quell’altro dell’acquisto di ben 130 cacciabombardieri F35, in tempo di tagli e miserie per alcuni ma non per tutti, arriva l’indulto, ovvero il decreto ‘svuota carceri’.

E cosa scopriamo?

Che le celle di sicurezza sono poche, promiscue e senza servizi igienici, oltre al fatto che i braccialetti elettronici sono altrettanto pochi e che, soprattutto, non hanno il GPS …

E’ il vice capo della Polizia, il prefetto Francesco Cirillo, a denunciare (fonte ADN-Kronos) che le camere di sicurezza, oggi disponibili in Italia, sono in tutto 1057 e dovrebbero ospitare, per circa 48 ore dal fermo, le oltre 25.000 persone arrestate annualmente per reati non gravi e in attesa di processo per direttissima.
“Non hanno il bagno, non consentono l’ora d’aria né la separazione tra uomini e donne e dunque non garantiscono ‘condizioni indispensabili per rispettare la dignità delle persone’.”

Quanto ai braccialetti elettronici per il controllo a distanza dei detenuti, quelli disponibili sono solo 2.000 e non sono numericamente sufficienti, neanche adesso, per i detenuti agli arresti domiciliari. “Sono inoltre strumenti tecnicamente non idonei, perché non dotati di sistema Gps e dunque non consentono la localizzazione. Quanto ai costi, calcolati in circa 500 euro ciascuno, avremmo speso di più se fossimo andati da Burgari”, commenta con una battuta il vice capo della polizia. (fonte ADN-Kronos)

Morale della favola?

Il decreto “svuota carceri” appare sempre di più come un frettoloso e scandaloso indulto, questo blog lo prefigurava in tempi non sospetti, ma, soprattutto, il governo Monti non sembra riuscire a far meglio di Tremonti, se parliamo di affidabilità dei conti …

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Siria, stop alla violenza

19 Dic

Il vice ministro siriano degli Esteri, Faisal Mekdadha, ha firmato oggi un protocollo con la Lega Araba, al Cairo in Egitto, accettando l’invio di osservatori internazionali.
La “tregua”, almeno questo si auspica, arriva dopo nove mesi di brutale repressione delle proteste popolari contro il presidente Bashar al-Assad.

La Siria era stata sospesa, due settimane fa, dalla Lega Araba a causa del suo rifiuto ad avviare una transizione democratica.
La firma arriva a due giorni, inoltre, da quando la Russia, patron storico della Siria, aveva per la prima volta condannato le violenze in corso da mesi nel paese.

Le violenze attuate da militari e civili schierati con il regime baathista, instaurato dal padre dell’attuale presidente, hanno causato almeno 5.000 morti tra i civili in pochi mesi.

Moltissimi gli arresti e le violenze tra gli intellettuali e la società civile, di cui i media internazionali chiedono notizie e rilascio, tra cui quello di Razan Ghazzawi, un avvocato dei diritti civili e blogger internazionale, arrestata 20 giorni fa ed ancora detenuta nelle prigioni di Damasco.

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Carceri sovraffollate: arriva un nuovo indulto …

16 Dic

Per alleviare il problema del sovraffollamento delle carceri, il governo Monti si accinge a varare un pacchetto di provvedimenti che farà discutere:

  1. detenzione presso le camere di sicurezza di polizia e carabinieri per gli arrestati in flagranza di reato ed in attesa di processo per direttissima
  2. depenalizzazione per i reati minori
  3. estensione da 12 a 18 mesi del residuo di pena che si potrà scontare agli arresti domiciliari
  4. estensione della reclusione domiciliare, ovvero la possibilità di scontare la pena definitiva presso il proprio domicilio.

La detenzione, in attesa del processo e per 72 ore, presso caserme, commissariati e questure non apporterà grandi benefici al sovraffollamento carcerario, ma permetterà di azzerare i costi di trasferimento per 21.000 persone l’anno.
Una misura che avrebbe dovuto esistere già da tempo e che, soprattutto, andrebbe attuata per motivi di “civiltà” e non per mera necessità finanziaria.

Se parliamo di reati “minori”, va subito precisato che il codice non ne fa distinzione e che sono, nella sostanza, quelli che generano minore allarme sociale. Ed anche in questo caso, ricordando che la proposta era stata avanzata dal PdL, prendiamo atto che si tratta di una misura che avrebbe dovuto esistere già da tempo e che, soprattutto, andava attuata per motivi di “civiltà” e non per mera necessità finanziaria.

Bene depenalizzare gli spinelli e l’immigrazione clandestina, male se si trattasse di frodi fiscali o di sfruttamento della prostituzione.

Quanto alle altre due misure, dobbiamo ricordare che consistono in un’ampia estensione della detenzione domiciliare senza braccialetto elettronico, con un obbligo di firma spesso neanche quotidiano e con affidamento ai servizi sociali.

In un paese che “vanta” due milioni di disoccupati, “garantire” un lavoro (socialmente utile) a chi delinque appare come un vero paradosso.

Senza contare che, in breve tempo, una buona parte dei detenuti rilasciati si ritroverebbe nuovamente nei guai con la legge, come le statistiche sugli indulti dimostrano.

A proposito di indulti, se non fosse che si tratta di arresti domiciliari in vece di scarcerazione tout court, le proposte del governo ad un indulto somigliano, anzi lo estendono agli anni a venire.

Carceri sovraffollate? Costruiamone di nuove.

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Razan Ghazzawi, una blogger arrestata in Siria

4 Dic

Le autorità siriane hanno arrestato Razan Ghazzawi, blogger del network Global Voices, al confine siro-giordano, mentre stava andando ad Amman, in Giordania, per partecipare ad un workshop sulla libertà di stampa nel mondo arabo.

Il suo arresto ha attirato le critiche e l’indignazione dei blogger e degli attivisti di tutto il mondo, che chiedono il suo rilascio immediato.

Razan Ghazzawi  è una dei pochi blogger attivi in Siria, che scrive sotto il suo vero nome, sostenendo i diritti delle persone arrestate dal regime siriano, così come i diritti dei gay e delle minoranze.

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Gran Bretagna, processo alla stampa

25 Nov

Da giorni, l’Alta Corte di Giustizia di Londra è riunita per determinare se i comportamenti dei giornali inglesi siano al di sotto del limite deontologico.

La commissione presieduto dal giudice Leveson sta ascoltando numerosi testimoni “eccellenti” come J.K. Rowling, l’autrice di Harry Potter, Hugh Grant e Steve Coogan, attori, i coniugi Kate e Gerry McCann, genitori di una bimba rapita in Portogallo, Garry Flticroft, giocatore dei Blackburn Rovers, Mary Eellen Field, supermodella, Sheryl Gascoigne, ex moglie del calciatore Paul.

Le storie narrate dei “famosi” sono agghiaccianti.

J.K. Rowling racconta: “Sono stata costretta a cambiare casa dopo che un tabloid ha pubblicato il mio indirizzo, ma il peggio è toccato ai miei figli». La più grande andava a scuola in Scozia. Una mattina alcuni giornalisti telefonarono al preside. «Lo sa che la piccola ha sconvolto i compagni raccontando che Harry Potter muore nell’ultimo libro?». Lei tornò a casa sconvolta. Non sapeva nulla del finale della saga, ma quelli la fecero passare per una bulla. Credevo che la scuola fosse un territorio sacro, invece nella cartella della mia primogenita ho trovato anche il biglietto di un reporter che voleva intervistarmi.”

Gerry McCann: «Credo nella libertà di stampa e pensavo che per i giornali fosse sufficiente l’autoregolamentazione. Non è così» Del resto, cosa dire di quando i tabloid si procurarono e pubblicarono i diari segreti di Kate, insinuando che avesse venduto la figlia Maddie,  rapita da un albergo di Praia da Luz, in Portogallo, il 3 maggio del 2007, o, peggio, quando venne annunciata come morta – «She’s dead» a caratteri cubitali – dal Mirror o quando il domenicale del Sun mise i loro telefoni sotto controllo.

Intercettazioni illegali che hanno rovinato la carriera di Mary Eellen Field, licenziata da Elle McPherson, «The Body» perchè «era certa che girassi alla stampa dettagli su di lei. Invece aveva il telefono sotto controllo».

Famiglie distrutte come per Garry Flticroft, il giocatore dei Blackburn Rovers, il cui padre si suicidò dopo che i tabloid avevano svelato le sue relazioni extraconiugali.

Esistenze violate come per Sheryl, l’ex moglie del calciatore Paul Gascoigne, un alcolista violento, che tra i singhiozzi ha dichiarato ai giudici «Lo amavo profondamente. Eppure per i giornali ero una cacciatrice di soldi».

Il “processo” riguarda solo il Sun, o meglio un suo settimanale, ma come ricorda Mark Lewis, l’avvocato che difende molte delle vittime, i giornalisti erano fuori controllo.

Un problema opposto a quello italiano, sia chiaro: in Gran Bretagna i giornalisti cercano e pubblicano le notizie ma usano anche metodi illegittimi e/o formule scandalistiche, in Italia le notizie le forniscono le agenzie ed i tribunali, ma i giornalisti non pubblicano neanche quelle che sono lecite e degli scandali se ne parla sempre troppo poco.

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Undicesimo monaco suicida per protesta in Cina

21 Nov
 Una monaca tibetana, Palden Choetso di 35 anni, si è data fuoco, nella città di Dawu, provincia di Sichuan, per protestare contro la repressione religiosa e l’occupazione cinese del Tibet.
Il fatto, accaduto il 3 novembre scorso, sarebbe passato inosservato se non fosse stato per un video amatoriale (link) che documenta il fatto.
E’ l’undicesimo suicidio per protesta che accade nel 2011.  La donna ha urlato lo slogan “Per un Tibet libero”, prima di darsi fuoco.
La Cina Popolare occupa, da diversi decenni ormai, le regioni del Sichuan,dove nacque il culto buddista shaolin, e del Tibet, dove è molto diffuso il buddismo lamaista.
Il regime di Pechino è arrivato a rapire e deportare il futuro Dalai Lama, visto che i tentativi di imporre un “buddismo di Stato” non sono andati a buon fine.
Il tallone d’achille del gigante orientale è la libertà di espressione ed, in particolare, quella religiosa, visto che in Cina il “modello” è quello orwelliano.
E’ davvero intollerabile che gli Stati occidentali non osino protestare contro questa barbarie, solo per il tornaconto dei propri governi corrotti ed inbebitati fino al collo e per quello delle proprie “compagnie delle indie”, che devono produrre “a meno del meno” pur di innalzare gli utili.
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DDL Intercettazioni, comma 29: una norma antitaliana?

26 Set

La Camera è tornata sul Decreto Intercettazioni, che include, al comma 29, la norma che estende a tutti i siti informatici le norme relative all’obbligo di rettifica previste dalla legge sulla stampa.

La preoccupazione della Rete è dovuta all’obbligo anche per i blog, in caso di segnalazione, di provvedere a rettifica entro 48 ore, rischiando una sanzione di 12.500 euro.

I timori che paventano gli esperti non sono ben chiari, dato che dovrebbe bastare che il blogger lasci libertà di commento, concedendo la possibilità diretta di rettifica.
Cos’altro potrebbe fare, senza rinunciare del tutto al proprio diritto di espressione, un cittadino, che, ricordiamolo, pubblica e controlla il proprio sito (blog) senza periodicità?

L’ormai famosa (o famigerata) norma anti-Blog è certamente una legge liberticida che va in controtendenza con le innovazioni sociali introdotte da Internet.
Inoltre, non è tecnicamente applicabile, sia perchè i blogger sono di tutto, dalla massaia all’ex redattore trombato, sia perchè molti motori (ad ese. WordPress) sono all’estero, sia perchè una parte dei blogger non farebbe altro che “inabissarsi”, trasferendosi nei Forum.
Infine, se l’intento è quello di impedire la divulgazione di materiali secretati, i nostri legislatori dovrebbero prender atto dell’esistenza di Wikileaks e dei tanti siti scandalistici, che esistono all’estero e che non avrebbero alcun imbarazzo a divulgare le nostre nefandezze pubbliche, anche solo per un’ora e … con un milione di passaggi.

C’è poco da dire: il “comma 29” non è una norma degna di una potenza mondiale, che vuol essere esempio di civiltà e democrazia.

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