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Berlusconi e l’OPA sui Liberali

17 Feb

Silvio Berlusconi è dal 1994 che si professa liberale, anche se prima appoggiava i Socialisti di Bettino Craxi ed anche se a tutt’oggi fa capo al Partito Popolare e non all’Alleanza Liberale.

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Decisamente fantasioso. E, adesso, ad oltre 20 anni dal 1994 ed alla veneranda età di 80 anni, si ricomincia con lo stesso disco?

Dunque, beato a chi ci crede e attenzione ai prodotti riciclati … potrebbero essere scaduti. “Oggi non avere talento non basta più” (Gore Vidal).

Intanto, prendiamo atto che sono dieci anni che i giornali scrivono sulla credibilità di Silvio Berlusconi e del suo intento liberale. Ecco alcune testate prese a caso dalla Rete.

E, dunque, prima di ventilare parole e pensieri, qualcuno può constatare l’impossibile convergenza di Forza Italia nell’Alleanza dei Liberali Europei e l’improbabile adesione degli elettori verso una minestra riscaldata?

Demata

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Il testamento biologico e l’ostruzionismo del Centrodestra

1 Feb

testamento_biologicoIl Disegno di legge sul testamento biologico è finalmente pervenuto ai lavori della Camera.
A differenza di tanti altre leggi, questa volta non è stata inserita la clausola “ove concluso in Commissione”, quindi se i commissari non riusciranno a terminare in tempo la discussione degli emendamenti, il testo passerà comunque all’Aula.

Infatti, già da oggi il Testamento Biologico potrebbe passare al vaglio dei Deputati, se non fosse che – in Commissione – una sparuta pattuglia di soli dieci onorevoli su ben 49 totali, non volendo accettare il volere di un’ampia e variegata maggioranza ha presentato circa 3.200 emendamenti al testo unificato, di cui solo 290 avevano i parametri per essere ammissibili.

Gli emendamenti ostruzionistici sono arrivati principalmente da parlamentari eletti o appartenenti alle liste di NCD, FI-PdL, UdC, ex Scelta Civica e Lega Nord. Tra loro non pochi medici.

La dichiarazione anticipata di trattamento (detta anche testamento biologico) è l’espressione della volontà da parte di una persona, fornita in condizioni di lucidità mentale, in merito alle terapie che intende o non intende accettare nell’eventualità in cui dovesse trovarsi nella condizione di incapacità.

Non sopravvivere attaccato ad una macchina contro la tua volontà.
Firma la petizione contro gli ostruzionisti.

Demata

Sovranismo: origini e significato

31 Gen

Il termine “Sovranismo” non sta ad indicare una dottrina economica, sociale o politica: è un neologismo. Ed è un neologismo piuttosto particolare.

Infatti, il ricorso ai neologismi deriva solitamente dall’esigenza di identificare ‘fatti’ tecnico-scientifici, come invenzioni, fenomeni e scoperte ed, in politica come in economia, i neologismi sono accompagnati da corposi ‘manifesti’ (es. Il Manifesto di Karl Marx).
In questo caso, NO: è un termine ‘generico’ affermatosi tramite i media.

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Inoltre, ‘Sovranismo’ – anche se non sembra – è un  un termine in “prestito” (forestierismo) da lingue straniere e, dunque, NON ha esattamente il significato che appare per similitudine con la lingua italiana.

Infatti, il termine è di origine canadese – souverainisme o sovereigntism – con rifermento ai movimenti sorti per l’indipendenza del Quebec, agli inizi degli Anni ’60.
E ritroviamo il ‘Sovranismo’ sempre con una nozione fortemente autonomista, se non indipendentista, in Catalogna, Paesi Baschi, Scozia, Fiandre, ‘Padania’, Sardegna, eccetera.

Il significato di ‘Sovranismo’ generalmente accettato sta ad indicare la rivendicazione dell’autonomia decisionale da parte di una comunità, rispetto ad un potere centrale, internazionale o transnazionale.

Dunque, in territori dove esiste una forte identità ‘nazionale’ pregressa (es. Scozia) il Sovranismo va a rivolgersi ‘contro’ poteri esterni allo Stato nazionale.
Altro è il Sovranismo declinato nei rapporti tra Stato e Regioni, dove il ‘modello’ sarebbe quello dell’autonomia regionale siciliana estesa a tutta la penisola.

Quanto il Sovranismo – quello leghista od a cinque stelle oppure ‘nostalgico’ – sia lontano dal Trumpismo è presto detto, se questo afferma un Governo Federale forte, un accordo diretto con la Russia e la Gran Bretagna da imporre all’Unione Europea, una rediviva visione Monroe delle Americhe.

Quali siano i rischi di un termine ambiguo e postveritiero come ‘Sovranismo” è ben rappresentato dal vagare di Grillo & Casaleggio alla ricerca di alleanze interpartitiche, inseguiti a fasi alterne dall’una o dall’altra ‘base’ o, molto peggio, dai terribili fatti accaduti ieri proprio nel Quebec, che – tra l’altro – nel rivendicare sovranità, ha anche accumulato una lunga storia di intolleranza nei confronti degli immigrati e di assistenzialismo pubblico.

Demata

Solidarietà: un principio liberale

28 Gen

Il termine “liberale” viene dal latino “liberalis”, che si traduce “degno di un uomo di condizione libera o riguardante la libertà” ed anche “liberale, benevolo, magnanimo, generoso, prodigo, munifico; di aspetto nobile, onorevole, distinto, copioso, abbondante” (Dizionario Latino-Italiano Olivetti).

In termini etici, dunque, “un uomo di condizione libera” è attento sia alla propria autonomia di scelta sia all’esigenza di concordia e benessere generale, sia alla Libertà  “che porta la mente umana verso nuove conquiste” (Alexis de Tocqueville) sia alla Coesione Sociale, perchè “la società non è una semplice somma di individui” (Émile Durkheim).

In termini politici, “un uomo di condizione libera” opera le proprie scelte con metodo e lungimiranza, ergo secondo scienza e coscienza, scevro da pregiudizi ed adesioni o contrapposizioni preconcette, che ne possano limitare la Libertà.

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“Metti te stesso al posto dell’altro”. Labor: Chi si accontenta gode; Capital: Non è tutto oro quel che luce.

 

Durkheim (Della divisione del lavoro sociale – 1893) evidenzia che, nella società moderna, l’individuo – nel guadagnare sempre maggiore autonomia – si ritrova a dover maggiormente interagire (ergo, essere dipendente) dal resto della società.

La società industriale, sotto l’influenza del fattore demografico, si è trasformata, con una dinamica crescente di complessità strutturale, da un sistema a “solidarietà meccanica” (quella del clan, della tribù, del villaggio) in uno a “solidarietà organica” (quella di un Imperium, una società globale e transnazionale, in cui tutti dipendono da tutti).

Solidarietà che non è da intendersi come un vuoto “vincolo di assistenza reciproca nel bisogno che unisce tra loro persone diverse”, bensì come quel “rapporto di comunanza tra i membri di una collettività pronti a collaborare tra loro e ad assistersi a vicenda”.

Infatti, la Solidarietà, per “un uomo di condizione libera”, non è altro che la coscienza interiorizzata che gli individui hanno di convivere in un habitat produttivo e sociale comune, con le corrispettive esigenze di condivisione di valori atti a garantire la produzione e la circolazione dei beni, come di regolare le relazioni sociali e la sicurezza personale, pur nei limiti dati dalla massima tutela per la libertà – autonomia – degli individui.

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Dunque, andrebbe valutato quanto abbia inciso sulla stabilità finanziaria e sulla sicurezza degli Stati, il luogo comune, largamente diffusosi alla fine del Novecento, per cui la ‘solidarietà’ sia un atteggiamento derivante da ideologie e religioni, da capitalizzare al più possibile come “potere politico di spesa” e “consenso sociale”.

Altro sarebbe se compredessimo tutti che la Solidarietà è l’infrastruttura portante di qualunque aggregazione di ‘sodali’ e che solo quando si fa sentimento diffuso, identità e appartenenza condivisa’, rispetto della reciproca condizione possiamo immaginare una società ricca e coesa.
Se, viceversa, la Solidarietà viene ristretta a costrizione fiscale e morale, se la Solidarietà si fa ‘professionale’, pervenendo – addirittura – alla nascita di un Terzo Settore ‘produttivo e solidale’, non v’è altro che aspettarsi spesa pubblica ed imposte debordanti, insicurezza e malcontento diffusi.

Demata

La spesa pubblica spiegata facile

25 Gen

Molti di noi, specie i meno informati e i non-addetti ai lavori, potrebbero pensare che la dinamica tra Entrate dello Stato e Spesa Pubblica sia lineare, come un tubo in cui da un lato entra l’acqua e dall’alro capo esce.

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In realtà, il ‘tubo’ sarebbe  una rete complessa di tubi, rubinetti, serbatoi e contatori, ma – ragionando con semplicità – molti, non ottenendo  servizi pubblici adeguati a quanto versiamo al Fisco, si sono convinti che il tubo sia ‘marcio’, che faccia acqua da tutte le parti e, cioè, si parla di sprechi.

Il punto è che si sbagliano.

Infatti, solo il 17% degli sprechi deriva dalla corruzione, mentre l’83% degli sprechi va attribuito  a norme inadeguate od obsolete ed a personale poco ligio o non competente: il problema non è tanto il “marciume”del tubo, ma quanto sia ‘contorto’, ‘disaccoppiato’, ‘depotenziato’, obsoleto’, ‘esoso’, incompleto’, ‘fuori standard’ eccetera.

Provate ad immaginare ad un capannone di una fabbrica il cui impianto idraulico (ma potremmo parlare anche dell’elettricità o della rete dati) che ha nelle pareti tubi e tubi di materiali, dimensioni ed epoche diverse, di cui non per tutti è dato sapere se siano connessi, sconnessi o apribli e chiudibili secondo la volontà di chi sul posto, mentre qualcuno ruba anche un tot del prezioso liquido per se stesso  e per i suoi famigli.

Probabile che a fine anno ci si ritrovi con una spesa d’acqua ben superiore ad ogni previsone e che la produzione aziendale e la motivazione del personale siano stati indeboliti dalla più o meno costante erogazione.
Possibile anche che ‘un problema del tubo’ così apparentemente banale possa nell’arco degli anni inficiare l’eccellenza dei prodotti, la professionalità degli addetti, la credibilità dell’azienda.

Ma questo sarebbe il meno.

Il problema maggiore è che per far funzionare alla meno peggio questo intricato sistema di tubi, servono delle cassette di distribuzione e di compensazione.
Possiamo immaginarle come un enorme pallottoliere dove arrivano solo palline bianche o nere, da cui escono palline di tanti colori, ma … non è dato sapere quale colore prenderà la pallina bianca o nera che entra e neanche quale colore aveva ogni pallina colorata che esce.

Specialmente, se alcuni tubi pompano acqua al contrario, grazie alle  … erogazioni dilazionate anche di anni,  alle così dette anticipazioni di cassa, alle operatività per dodicesimi, i bilanci e i consuntivi che di norma sono approvati mesi e mesi dopo l’inizo o la fine dell’esercizio più tante altre ‘diavolerie’ dei Regi Decreti Contabili ideati ai tempi del Trasformismo e, poi, della Banca Romana.

O le ‘bolle d’aria’ che immettiamo nel sistema ogni volta che rinviamo, deroghiamo, modifichiamo a posteriori, integriamo. Già ci sono anche quelle …

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Infatti, la riprova è che l’unica cosa controllabile ‘all’istante’ nei conti pubblici dei singoli punti di erogazione dei servizi è se il peso delle palline in entrata è pari a quello in uscita (pareggio di bilancio).

Persino conoscere la situazione di cassa potrebbe rivelarsi alquanto complesso. Ed anche solo per acclarare la legittimità delle spese o la correttezza degli accantonamenti in dare o avere (residui attivi e passivi) è necessario analizzare l’intera operatività del servizio in questione, dato che ad ogni delibera e ad ogni trascrizione contabile (ad ogni raccordo tra più tubi) può verificarsi una deviazione.

E  – secondo l’idraulica – può anche accadere che una parte dell’acqua giri semplicemente a vuoto nei tubi senza uscire se non molto a rilento, come ad esempio accade se tra la decretazione di un finanziamento e la sua spesa rendicontata trascorrano in media dai 4 ai 6 anni.

Dunque, non è vero che stiamo parlando di tubi e neanche che ‘quello che entra deve essere pari a ciò che esce’.

Anzi, con una roba del genere potremmo persino dubitare di star applicando non la dinamica dei fluidi (idraulica volgarmente detta) e scoprire che siamo entrati nel mondo della ‘termodinamica’, in cui si deve tener conto anche delle interazioni tra le singole palline e dell’effetto domino dato dall’intrico di tubi.

Un esempio semplice? Le disgrazie di cui leggiamo sui giornali riguardo alunni disabili nelle scuole come negli ospedali … impossibili da evitare, se quel che gli serve ricade in una dozzina di capitoli di spesa “ministeriali” più una manciata di unità previsionali europee, gestita da 6-7 istituzioni o enti diveri, con corrispettivi contratti di lavoro e sistema di appalti.
Ancora più semplice – ad esempio – chiedersi se tagliando acqua da un lato non vada a finire che ne sprechiamo il doppio da un altro … come sembra che accada spesso e volentieri.

C’è solo da prendere atto che – quando parliamo di Entrate e di Spesa pubbliche – siamo dinanzi ad un sistema di per se complesso e stratificato in modo disomogeneo, che va affrontato nel suo insieme.

Senza un’infrastruttura di Spesa pubblica lineare e trasparente, che opera per ‘atti dovuti’ e per ‘standard’ sulla base di risorse certe e non derogabili, è del tutto impossibile governare le Entrate.

Dunque, non basta occuparsi solo di fisco o di imprese, come è insufficiente preoccuparsi dei diritti se poi si sa come garantirli: è necessario innanzitutto entrare nel merito di come funzionano le scuole, gli ospedali, i lavori pubblici, i servizi sociosanitari, la sicurezza, cioè sapere come funziona una nazione, come ‘funziona’ un sistema sociale, di cosa vive la gente.

P.S. Prossimamente parleremo della Coesione Sociale, quella cosa molto diversa dal Welfare, per cui tanto tempo fa abbiamo inventato lo Stato.

Demata

 

Trump e i pregiudizi degli europei

22 Gen

Essendo gli Stati Uniti ben diversi da come ce li descrivono da molti anni i nostri giornali, ritengo che il fenomeno ‘Trump’ vada osservato con molta cautela, anche e soprattutto verso i ‘pregiudizi’ che certamente affliggono anche noi della Vecchia Europa.

LA RETE

La Rete è piena di messaggi di rifiuto – se non vituperio e odio, ergo la gogna – verso Donald Trump, pur non avendo ascoltato il saluto in lingua originale e neanche conoscendo quelli che sono i riferimenti culturali della gente d’oltreoceano o senza conoscere la storia familiare dei Trump e senza preoccuparsi di sbirciare i media statunitensi per comprendere – almeno dalle foto – quale sia l’enfasi e quale il background da chi in USA ci è nato.

Ad esempio, avrebbero potuto cogliere una certa stonatura tra chi vuol far credere che sia ‘filonazista’ e ‘razzista’ proprio quel commosso Donald Trump,  sull’attenti con un saluto militare, dinanzi alla statua di Abramo Lincoln proprio a compimento della cerimonia dell’insediamento?

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E sono sempre le immagini a rendere evidente un’altra stonatura con chi ci descrive Trump come un uomo delle ‘elite cospiratrici’, se suo nonno aveva un negozio di ferramenta e non tre lauree ad Oxford, ma soprattutto se alla cerimonia c’era tanta gente della worker class con giacconi da 40 dollari, ma tra i manifestanti tanti abiti e tanti accessori alla moda e non di modico prezzo.

IL MESSAGGIO

Ma Donald Trump cosa ha detto di così ‘strano’ da sollevare le folle europee?

Di sicuro, dovrebbe essere ovvio che un Presidente in ogni Stato del mondo vada a dire ‘Dio benedica la nazione’, ‘Prima di tutto i nostri cittadini’, ‘Più occupazione’, ‘Meno tasse per chi investe’, ‘L’esercito protegga innanzitutto i confini’, ‘Proteggiamo l’attività produttiva nazionale e garantiamo salari e previdenza ai lavoratori’.

A quanto pare, c’è chi si aspettava che Donald Trump si presentasse con ‘Dio maledica l’America’, ‘America Second, China First!’, ‘Meno lavoro, più Narcos’, ‘Meno tasse per chi specula’, ‘Aumentiamo la presenza militare USA nel mondo’, ‘Spostiamo tutte le fabbriche in Messico, dove il costo (e i diritti) del lavoro sono inferiori’ …

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Stranezze della post verità e del mainstream mediatico europei. Speriamo che almeno Saviano ne prenda atto ed avvisi tutti che la Seconda Guerra Mondiale ed anche la Guerra Fredda sono finite da un pezzo: Destra e Sinistra non significano nulla, NON hanno senso, se il Fascismo e il Comunismo furono (e sono) ugualmente totalitari, iniqui e liberticidi.
Questo il senso e il cambiamento profondi dei fatti che si verificarono alla Caduta del Muro di Berlino.

I SOLITI GUFI

Dicevamo dei pregiudizi di noi europei e come non notare che parliamo di un uomo alto, biondo, sicuro di se, di successo, eloquente, assertivo, circondato da belle donne, ricco, irruento, scaltro … un vichingo?
A sentir chi arriccia il naso, il problema non è ‘invidia’ o ‘razzismo’, ma altro: il progetto di Trump è ambizioso … bisognerà vedere Congresso e Senato quanto si spenderanno per remargli contro.  Già, perchè con questo metodo … noi in Europa a parlamenti stiamo messi davvero bene.

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Ah già, come se dotarsi di un vicePresidente come Spence, che sono vent’anni che è parte dell’apparato parlamentare statunitense, non serva proprio a questo, senza dimenticare che Congresso e Senato – a differenza dell’Europa – non hanno potere sulle prerogative presidenziali, cioè l’Esercito, la Sicurezza Nazionale, i rapporti Esteri e il Bilancio Federale, cioè quello che farà Trump nei prossimi mesi.
Dunque, che i parlamentari badino ad occuparsi dell’Agricoltura, della Sanità e delle Comunità locali … che sono i temi principali per cui gli elettori li hanno votati, che i due anni che ci separano dalle Elezioni di Mid-Term passano in fretta ed, a litigare con il Presidente, poi non c’è accordo sulla spesa destinata proprio alle Comunità che gli dovranno riconfermare il mandato.

IL PROGETTO POLITICO

Ricordato che le politiche ‘protezionistiche’ per le imprese sosterranno sia l’occupazione sia il welfare statunitensi con maggiore richiesta anche di lavoratori immigrati (non dimentichiamolo), ritorniamo a Donald Trump sull’attenti dinanzi alla statua di Lincoln ed all’America che ha spesso menzionato, non solo gli Stati Uniti o il suo Popolo.

L’Imperialismo Amerikano – affermatosi dopo la II Guerra Mondiale, grazie all’enorme bottino di guerra – va a restituire ai cugini inglesi protettorati e ‘aree di influenza’ in Africa e Medio Oriente, mentre andrà a cercare una nuova Yalta con i Russi, prima, ed i Cinesi, si spera, dopo.
A qualcuno sembra essere un ‘pericolo per la pace’?

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Ritorna la Dottrina Monroe, spezzatasi – ma questo i Dem non lo dicono – con i tentativi di aggredire Cuba da parte dei fratelli Kennedy?
Alla fine dell’embargo cubano ha provveduto Obama, grazie alla diplomazia vaticana, ma adesso sarà Trump a sottoscrivere i trattati commerciali e militari, che faranno da modello – si presume – per il riassetto delle relazioni centroamericane.

Ritorna l’afflato di Abramo Lincoln contro lo schiavismo e dei Repubblicani per un’adeguata formazione e protezione dei lavoratori, da affermare non solo in USA, ma i quelle Americhe, ormai feudalizzate dai Narcos e dalle loro filiere politico-criminali, fondate sulla riduzione in schivitù, su traffici di umani e sull’avvelenamento di massa dei corpi e delle coscienze?
L’estradizione del narco messicano “El Chapo” Guzman in USA – dove vige la pena di morte – è un segno chiaro delle intenzioni degli Stati Uniti verso il narcotraffico.

A CASA NOSTRA

Discutere di Donald Trump – come di Hillary od Obama sia chiaro – senza ascoltare e ben comprendere la lingua è come commentare un film con De Niro o Clooney tradotti e doppiati male, con la distribuzione che ha pure tagliato alcune scene originali.

La vera difficoltà (ed il vero imbarazzo di politicanti e media nostrani) è che l’Unione Europea – cioè le cattoliche Italia, Francia, Spagna, Polonia, Portogallo e Germania – adesso dovranno cavarsela ‘alla pari’, dal Mar Nero a Gibilterra, senza l’aborrito ombrello militare statunitense, cioè trovando l’unità decisionale (politica), la forza negoziale (finanziaria e militare) ed un unico modus operandi (sistemi di giustizia e di welfare), che mancarono agli antichi Romani o ai Crociati franchi, ma non ai Rus e ai Sassoni.

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Intanto, a differenza della base cristiano-sociale e popolare, Papa Bergoglio si esprime con un ‘vedremo’ e ci penseranno i politologi a spiegarcelo durante il prossimo talk show che conta, come già oggi lo stanno facendo – spesso inascoltati – tanti cittadini statunitensi nostri parenti o amici. Ma – niente paura – chi oggi reclama senza aver sentito il discorso in originale … annuncerà che è un complotto … come da tradizione europea fin dal lontano 1789.

E se la pubblica opinione fosse sempre stata una post verità?

Demata

A proposito di Verhofstadt

10 Gen

Guy Maurice Marie Louise Verhofstadt si laureò in giurisprudenza nel 1975 e, subito dopo, si dedicò alla carriera politica.
Consigliere comunale a 23 anni (1976), deputato a 25 anni, presidente del Partito della Libertà e del Progresso (PVV) a quasi 30 anni. Un giovane decisamente ambizioso, cresciuto – però – nelle Fiandre ed affermatosi in Belgio, molto lontano da quella che è la realtà quotidiana di tanti europei.

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Dopo quindici anni di nomine e poltrone varie, nel 1999, Verhofstadt diventa Primo ministro di una coalizione tra liberali, ecologisti e, soprattutto, socialisti.
La cosa durò fino al 2007, con la sconfitta alle elezioni legislative e con Verhofstadt dimissionario, con il Belgio travolto dagli scandali. Tra i più famosi, quello della rete pedofila di Dutroux, dei crolli bancari di Dexia e Fortis, dei fondi neri della Marina militare belga (sic!) …

Cosa ci si poteva mai aspettare, dopo un decennio di una così innaturale alleanza tra liberali e socialisti?

Così, come tanti altri prima di lui, Guy Verhofstadt comprende che il suo percorso politico in patria si è esaurito. Eletto parlamentare europeo, nel giro di pochi mesi lo ritroviamo presidente dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (ALDE) e fondatore del Gruppo Spinelli per il rilancio dell’integrazione europea.

Un assertivo europeista e garantista, molto critico nei confronti di Vladimir Putin, nel 2014 viene candidato dall’ALDE a Presidente della Commissione europea nelle elezioni per il rinnovo dell’Europarlamento.

Così accadde che Guy Maurice Marie Louise Verhofstadt fosse a Roma, il 4 marzo 2014, per la presentazione della Lista Alde, “Scelta Europea”, con un evidente rimando alla montiana Scelta Civica e frutto del rassemblement di 13 movimenti.

Riporta formiche.net che c’erano in tanti, tra cui “Fare, capeggiato da Michele Boldrin e Ezio Bussoletti, il Centro Democratico capitanato da Bruno Tabacci, il Partito federalista europeo rappresentato da Stefania Schipani, il Pli di Stefano De Luca e i Conservatori sociali che fanno capo all’ex Msi, Cristiana Muscardini. … Non solo il segretario del Pli, Stefano De Luca, ma anche di Valerio Zanone e di Renato Altissimo. L’endorsement dei liberali di Scelta Civica, rappresentati nel governo anche dal sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti … c’era Andrea Romano, ex direttore generale della montezemoliana Italia Futura. … A tenere il battesimo della presentazione della Lista Alde … è stato Romano Prodi con un video messaggio.” (fonte formiche.net)

Cosa concludere dinanzi ad una tale eterogenità, se non che l’elettorato di Monti, Prodi, Zanetti, Fare, PLI, Federalisti, Centristi laici e Conservatori sociali sia sostanzialmente lo stesso, salvo trovare il modo di superare la diaspora dei salotti liberali italiani?

Del tutto, come sappiamo e come prevedibile, non se ne face nulla, salvo un bel flop elettorale, ma nessuno si sarebbe aspettato che – pur di avere una forte visibilità in Italia – si andasse a corteggiare i populisti antieuropei e giustizialisti, dopo aver aggregato socialisti e ‘cristiano sociali’ …

Incredibilmente, il 4 gennaio 2017 la Rete iniziava a diffondere voci di un accordo in corso: “Alde e M5S condividono i valori centrali della libertà, dell’uguaglianza, della trasparenza”.

Ma il 9 gennaio successivo Guy Verhofstadt era costretto a fare marcia indietro: “Sono arrivato alla conclusione che non ci sono sufficienti garanzie di portare avanti un’agenda comune per riformare l’Europa. Non c’è abbastanza terreno comune per procedere con la richiesta del Movimento 5 Stelle di unirsi al gruppo Alde. Rimangono differenze fondamentali sulle questioni europee chiave”.

La domanda di oggi è questa: Guy Verhofstadt è ancora il capoguppo dell’ALDE, ma lo sarà ancora domani o dopodomani? Quanto l’immagine dei liberali in Italia è stata danneggiata dalle due iniziative di Verhofstadt? Dove va l’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa?

Demata