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L’appello di Eugenio Scalfari al PD di Matteo Renzi

28 Ott

Eugenio Scalfari di La Repubblica dibatteva – giorni fa e ‘alla pari’ – con Papa Francesco, quasi fosse anche lui a capo di una ‘chiesa’ ed in contatto diretto con il Grande Architetto dell’Universo.

Un Eugenio Scalfari che ci ricorda, nel suo domenicale di ieri, come “Ugo La Malfa, che ha lasciato nella storia italiana una traccia molto superiore alle forze quantitative del partito che guidava, cercò di rendere moderni un capitalismo arretrato e monopoloide e una sinistra ancora pervasa dall’ideologia del marxismo-leninista e staliniano“.

Bene, benissimo, se non fosse che Scalfari si accorga solo oggi – non avendolo fatto negli ultimi 30 anni – che “la fragile armonia è purtroppo il connotato dell’intera situazione italiana ed anche europea e perfino americana. Coinvolge i governi, i partiti, le società, l’economia, gli operatori della sicurezza pubblica; insomma tutti. Perfino la cultura. Anche la cultura è fragile, la morale pubblica è fragile, i comportamenti pubblici e privati sono fragili.
Le cause sono molte. Ma ce n’è una che soverchia tutte le altre e le determina: noi siamo alla fine di un’epoca, quella della modernità, del pensiero profondo che a memoria del passato, vive responsabilmente il presente e costruisce il progetto del futuro“.

E’, dunque, il così detto ‘pensiero debole’ e la sua ‘fragilità etica’ ad essere all’origine dell’involuzione e del declino della nostra civilizzazione. Prendiamo atto che Eugenio Scalfari ne fu uno dei primi e principali sostenitori in Italia. Speriamo solo che egli stesso ne sia effettivamente consapevole e, soprattutto, che lo sia la Sinistra italiana.

Purtroppo, il dubbio che ‘tra il dire e il fare ci sia di mezzo il mare’ è confermato nello stesso autore dell’articolo.
Il centrodestra sta esplodendo e implodendo. Il suo ‘patron’ perde pezzi  … a contarli bene i berlusconiani sono ormai divisi in cinque o sei spezzoni, tra i quali ci sono anche quelli  –  forse i soli consapevoli di quanto sta avvenendo  –  che vorrebbero dar vita a una destra moderata, repubblicana e europeista, capace di alternarsi con una sinistra riformista ed europeista e  –  quando necessario  –  coalizzarsi con l’avversario per superare crisi epocali“.
Il Partito democratico non è né esploso né imploso. È ancora una struttura politica ammaccata quanto si vuole ma non decomposta. Qual è allora la sua fragilità? Sta tutta nelle tensioni che oppongono gli uni agli altri i leader vecchi e i nuovi emergenti, ma anche gli elettori di ispirazione post-comunista, quelli post-popolari e anche quelli liberal democratici.
Questi tre filoni culturali costituiscono un pluralismo molto bene assortito per un grande partito pluralista, purché la leadership sia in grado di mantenere ed accrescere l’integrazione e la rappresentatività sociale“.

In realtà, le cose non stanno realmente così, se si vuole evocare la visione politica di Ugo La Malfa.
Infatti, a Destra l’elettorato è populista, liberale, fascista, moderato, ma è nel Partito Democratico che si riversano sia il “capitalismo arretrato e monopoloide” sia una “sinistra ancora pervasa dall’ideologia del marxismo-leninista e staliniano”.

Parlano da se Ilva Taranto, Unicredit, Monte Paschi di Siena, i potenti gruppi finanziari Marcegaglia e Abete, la pletora di politici mini-provinciali e mini-comunali, le Aziende a capitale pubblico, le resistenze a liberalizzare il sistema previdenziale, assicurativo, d’istruzione e formazione, le Regioni Campania e Calabria dissestate dopo lunghe gestioni ‘rosse’, l’enorme massa di eletti che arrivano dalle aree rurali del paese e dal settore sanitario, le inchieste giudiziare che, se a Destra rilevano i ‘soliti’ cartelli lobbistici, a Sinistra raccontano di lunghe filiere di ‘interessi’ e la tendenza ad imporsi come ‘trust’, come un monopolio.

Incredibilmente, è lo stesso Scalfari precisare che, se “un partito che aspira all’egemonia ed ha le carte per poterla conquistare, deve sentirsi in primo luogo portatore degli interessi generali e far valere i propri in quel quadro. In caso contrario l’egemonia non si conquista perché non la si merita.” Non essendo mai stata egemone, la Sinistra italiana è evidentemente incapace di farsi portatrice degli interessi generali … se l’egemonia viene confusa con ‘oligopolio’ e l’antifascismo o l’antiberlusconismo come ‘monopolio etico’.

E non può essere un caso che l’austero ‘padre del giornalismo italiano’ debba ricordare agli eletti del Partito Democratico che “le convinzioni di fondo di personalità del livello di Luciano Lama, Giorgio Amendola, Enrico Berlinguer, Ezio Vanoni, Nino Andreatta, Pasquale Saraceno, Antonio Giolitti ed altri ancora di analogo spessore, quando sostennero nell’interesse generale del Paese l’austerità, la crescita dell’occupazione, l’eguaglianza delle posizioni di partenza, i diritti degli esclusi e dei deboli, i doveri dei forti e dei ricchi, il riscatto del Mezzogiorno, la lotta contro le mafie, le clientele, i monopoli e infine la ragione contro le emozioni e i colpi di testa.

Questo è il bivio di fronte al quale si trova ora il Partito democratico: conquistare l’egemonia anteponendo l’interesse generale ai propri e perfino a quelli di partito.” Più chiaro di così …

Specie se, sul finire del lungo articolo, apprendiamo che il  compito del Governo Letta “è quello di raccogliere tutte le risorse disponibili e utilizzarle per mantenere il deficit al sotto della soglie del 3 per cento e per quanto possibile alleviare la recessione che attanaglia l’economia italiana“.

Più mangi, più dimagrisci …

Nessun cenno nè speranza per ripresa, crescita, innovazione, cambiamento, investimento, risanamento, occupazione.

Non resta se chiedersi se tra i nostri governanti ce ne sia una risicata maggioranza che sia motivata a portare avanti “l’interesse generale del Paese, l’austerità, la crescita dell’occupazione, l’eguaglianza delle posizioni di partenza, i diritti degli esclusi e dei deboli, i doveri dei forti e dei ricchi, il riscatto del Mezzogiorno, la lotta contro le mafie, le clientele, i monopoli e infine la ragione contro le emozioni e i colpi di testa“.

Eugenio Scalfari è un personaggio di livello mondiale, a livello del miglior Bilderberg Group o di qualunque altro Gotha di potenti, oltre che ‘guru e vate’ della Sinistra italiana: il suo messaggio al Partito Democratico è chiaro ed eloquente.

E l’Italia attende risposte e chiarimenti da Bindi, Civati, D’Alema, Epifani, Finocchiaro, Fioroni, Franceschini, Gentiloni, Marini, Renzi, Veltroni eccetera, fino a Vendola, Camusso e Landini.

Di sicuro, l’idea di arrivare ad luglio prossimo con un ‘governo Renzi’, che nei numeri e negli intenti somigliasse al Prodi bis con il suo ‘tesoretto fantasma’, significherebbe garantirsi a primavera 2014 un’infrazione europea con un maggior costo del denaro e un minor rendimento dei titoli di Stato, oltre ad una definitiva perdità di credibilità.

Certo, Matteo Renzi può raccogliere più voti facendo leva sulle emozioni e promettendo ‘colpi di testa“, ma è la Ragione che ci porta a dover notare che proprio nella sua Toscana c’è, a Prato, una sorta di distretto industriale cinese, a Siena, una banca controllata dalla politica, a Massa e Carrara, qualche scandalo sanitario di troppo, a Firenze, il dissenso verso il sindaco per il degrado, il caos e le movide, oltre ad uno scandalo ‘escort’ che fa parlare.

Una provincia profonda – come quella da sempre al potere in Italia – se Matteo Renzi annuncia che, con tutto il marketing che gira sul suo nome, “ci sono stati 16.940 contatti streaming sul nostro sito e qui presenti 7.800 persone” quasi fosse un successo e non un flop mostruoso, visto che di media si connettono ogni giorno ad internet almeno 14 milioni di italiani che – mediamente – visitano circa 150 pagine a testa.
Caro Renzi e cara profonda provincia italiana, qui stiamo parlando di un internauta su mille circa e di un elettore su 250.000, che ha cliccato sullo streaming e che potrebbe aver cambiato pagina pochi secondi dopo … mi preoccuperei, piuttosto, dei restanti 999 internauti che hanno accuratamente evitato lo streaming renziano.

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L’appello di Marianna Madia e le primarie del PD

27 Ott

Mentre a Torino in un anno gli iscritti del PD raddoppiano a ‘ben’ trentamila e mentre Matteo Renzi esulta per il bagno di folla della Leopolda, consistente in circa 8.000 persone, balza all’occhio come ‘le primarie’ somiglino sempre più a quelle raccontate da Jules Verne ed il marchese di Tocqueville.

In ogni caso, ci sono due nobili campioni l’uno di fronte all’altro, l’onorevole Kamerfielde l’onorevole Mandiboy.  Una specie di flusso e riflusso agitava ora la marea di teste su cui le bandiere ondeggiavano, sparivano a tratti per ricomparire poi fatte a brandelli.
Ad un certo momento, mentre Fix stava per chiedere ad un vicino quale fosse la precisa ragione di tanta effervescenza popolare, un movimento più vivo si determinò. Gli «urrà» conditi di improperi raddoppiarono. L’asta delle bandiere si trasformò in arma offensiva. Non più mani: pugni dappertutto. Dall’alto delle carrozze e degli “omnibus” bloccati era uno scambio di insulti e un lancio di corpi contundenti: stivali e scarpe descrivevano in aria traiettorie molto tese.
Anche qualche colpo di revolver si frammischiò all’urlio assordante che pareva la voce del mare in tempesta. La calca si fece più sotto alla scalinata e rifluì sui primi gradini. Uno dei due partiti evidentemente era stato respinto, senza che peraltro ai semplici spettatori fosse dato capire se il vantaggio rimanesse a Mandiboy o a Kamerfield.” (Jules Verne – Il giro del mondo in 80 giorni)
“Durante i preparatvi elettorali, si registra costante agitazione dei partiti, nel tentativo di attirare gli elettori dalla propria parte.
Già molto prima del giorno prefissato, l’elezione arriva ad essere la più grande, e si potrebbe dire l’unica, vicenda che occupa le menti degli uomini … Il presidente, da parte sua, è assorbito nel compito di difendersi dinanzi alla maggioranza.” (A. de Tocqueville – Democrazia in America)
Intanto, sono circa quattro mesi che circolano on line le dichiarazioni di Marianna Madia, giovane deputata Pd alla sua seconda legislatura e veltroniana di ferro: “Nel PD a livello nazionale ho visto piccole e mediocri filiere di potere. A livello locale, e parlo di Roma, facendo le primarie dei parlamentari ho visto, non ho paura a dirlo, delle vere e proprie piccole associazioni a delinquere sul territorio”. (Fatto Quotidiano) “Spero che questa ipocrisia non ci sia nel futuro congresso. L’ipocrisia è pensare di parlare di linea politica senza capire che abbiamo un grossissimo problema di costituzione materiale del partito”.
Un caso che Fabrizio Barca, chiudendo la serata, ebbe ad avvalorare: “Quello che racconta Marianna Madia – in Calabria, ad esempio – lo vedi benissimo, assume toni drammatici. In quella terra il partito è diviso tra veri e propri capibastone che vengono dal passato e un 25% di partito straordinario. Quello che ci hai detto in modo molto libero la gente lo vede. Le persone a quel punto scelgono altri”.
Un esempio, quello del PD calabrese che ben viene evocato dal commento di Ferdinando Cosco, capolista nel Collegio di Soverato, per il risultato elettorale nel Collegio XII di Rosy Bindi, oggi Presidente della Commissione Antimafia : “Nel ringraziare per l’ampio consenso ricevuto, gli amici e i sostenitori che, con i candidati della lista, hanno creduto nel progetto vincente e vittorioso di Agazio Loiero, intendo assicurarli di un permanente impegno in direzione di una politica operativa e veramente prossima ai problemi della gente”. (fonte QuiCalabria)
Peccato che Agazio Loiero abbia perso le elezioni del 28 e 29 marzo 2010 e che il 2 febbraio 2011 annunciava l’abbandono del PD …
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Naples is calling under an unbelievable enviromental disaster

8 Ott

Hurry for Naples! – (Andy Wahrol)

Read also The declassified hearing of a mafia turncoat on waste traffic, envitomental disaster and political connections

.

In the town of Caivano (Italy) , cabbages are yellow and not white , as normal. ‘It was polluted everything: groundwater, wells , land and even the cabbage. We found , in particular, cadmium , arsenic and lead with parameters of 4-500 times that exceeded the maximum allowed’. (General Giovanni Costa , head of the Forest Guard of Naples and its province, interviewed by Corriere del Mezzogiorno) .

The boundaries do not fare better : Qualiano, Villaricca and Giugliano towns are the industrial triangle of illegal dumping of toxic waste , which is managed by the Mallardo  clan, while Casalesi Clan control the territories of Caserta . ” (Italia24ore)

But the Land of Fires (this is the nickname of that territory of Campania by the hundreds of illegal fires of industrial garbage done by Camorra) is not limited to these populous towns or to the ‘triangle of death’ of Acerra , Nola and Marigliano , where in last years an exponential increase of tumors , especially in children , and mortality is growing.
47 municipalities are officially ‘ contaminated ‘ , including Afragola, Arzano, Aversa, Caivano, Calvizzano, Cardito, Carinaro, Casal di principe, Casaluce, Casandrino, Casapesenna, Casavatore, Casoria, Cesa, Crispano, Frattamaggiore, Frattaminore, Frignano, Giugliano, Gricignano di Aversa, Grumo Nevano, Lusciano, Marano, Melito, Mugnano, Orta di Atella, Parete, Qualiano, San Cipriano d’Aversa, San Marcellino, Sant’Antimo, Sant’Arpino, Succivo, Teverola, Trentola-Ducenta, Villa di Briano, Villa Literno, Villaricca.

To these towns three districts of Naples have to be added: Bagnoli and Cavalleggeri, where the dismantling of the former Eternit factory has turned into a huge pile of asbestos few meters far from the houses , and Pianura, where is a landfill hotly contested by the population.

Eternit Bagnoli Process: Some relatives of the more than 500 victims – so far proven.

At a guess we are talking about two million people daily exposed to industrial products or their smogs that are toxic, mutagenic, harmful to health.

Not for particular sins of the people that lives there, but for the gangs acting in plain sight, for a local political class selected elsewhere and for an Italian Republic which intervenes little and badly , unless it is distracted and busy in a completely different .
Needless to say, the costs of health are becoming increasingly unsustainable for the Campania Region and one of the richest agricultural production in Europe will be thrown away for years and years, relegating those territories to subsidiaryty.

Map of the Land of Fires for hazard index of the buried/ burned waste

The causes of an environmental disaster of so large and so dramatic consequences are few: the Camorra, the Italian Republic, the Italian Parliament.

In fact, the root of all evils is the traffic of hazardous wastes, which began in 1982 , thanks to an Italian law that deregulated the treatment of industrial waste, without – as tragically proved – adequate controls on the sites and on the certifiers .
In the 80s , long ago, we report the first investigation, ‘Adelphi’,  for international traffic of industrial bins and sewage buried in the quarries of Caserta and in the plains of Terra di Lavoro (today Land of Fires).
Only then (it was 1991 ) Italian Republic established an observatory and a parliamentary commission of inquiry , but not a comprehensive inspectorate and not a stricter rule on sites and certifications .

Today, it is a fact that the legislation and control systems were inadequate, as demonstrated by the process of Eternit Bagnoli which ended in the first instance with the sentencing to 16 years of the Swiss tycoon Stephan Schmidheiny and the Belgian Baron Louis De Cartier, former leaders of the multinational, (con)damned for environmental disaster and malicious willful default of safety precautions , but … the sentences are gone in prescription and asbestos is still there, in open air not so far from houses.

A sieve, which benefits – imposing it as dominant thanks to a billion- euro business – the Casalesi Clan, legal dealers for the construction of fish tanks from Lago Patria up to Mondragone, used for the extraction of sand and … the burying more of everything .

Burial of toxic waste in a quarry

Still, the principal dealer of the Casalesi Clan, Carmine Schiavone – already during the interrogation of ’93 , ’94 and ’96 – had described the whole illegal chain for the spillage of waste, stemming in large part ‘outputs’ from North Italy companies,  on time untouched by all the investigations .

Then, at the beginning of the second millennium, while the Italian Republic and its Parliament  were managing a disaster with unexplainable ease, the Campania Felix was wasted also by the vainglory of the Policy.
So it happened that the national news, in those years – rather than to make pressure on the Casalesi Camorra and the regional misrule, all twisted the question like ‘ incinerator yes-no ‘ as suggested by Minister Pecoraro Scanio and flashed the general attention on popular uprisings against legal landfills ( there have been convictions ) but not against those abusive …
Meanwhile , our companies of the North Italy continued to send their industrial wastes at unbeatable prices … why would they suspect of those who offered them it without problems?
Meanwhile, while tons of harmful waste are coming from northern Italy to Naples and Caserta, the same Italy refused to place in its landfills  the relatively few tons of garbage that invaded the city of Naples (without legal landfills) and created a global healthcare alarm even to WHO in New York.

Since then it goes on with a dozen fires per day, organized by small gangs employed by the Camorra around the provinces of Naples and Casert , to burn waste, solvents, tires, harmful products come from everywhere. And now even the wind is the enemy , in Terra di Lavoro aka Land of Fires , because it takes anywhere dioxins , heavy metals, toxic or mutagenic compounds.
Who  can is leaving  fine owned homes or work activities to take refuge in the few ‘safe’ areas. A silent, desperate exodus with no return.

Burning of toxic materials – Photo from Giornalettismo.it

The Italian Republic, its Parliament, its national Media? Absent or at least silent.

Not seen if , until 31 December 2007, the Province of Caserta – with an  international alarm for environmental disaster in progress – legislated to certify every wells with any statement provided by its owner and only from that date it was needed certain checks to be allowed to create and use a pit. Actually, ’60-70% of the wells used to irrigate the land is outlawed ” (CampaniaNotizie.com)

An Italy that stalls, sipping resources and responsibilities, if ” the third largest city in Campania, one of the most populous regions of Italy, is the ‘capital of poisons’. In Giugliano town is taking place in plain sight and in the general silence, one of the the most serious disasters in Europe.
In the almost ninety-five km square area – that extends from Marano to Aversa  stretching up into the Domitian coast, three of the four elements of nature are – in some cases – irreparably compromised : the dioxin breathed by the air, the leachates gone in many agricultural wells as the the (in)famous ponds where the Camorra has spilled the impossible, the industrial poisons filling the earth.

Photo by Il Mattino di Napoli

The Giugliano ecosystem  is so devastated that – few months ago – Prosecutor Alessandro Milita, author of a complex investigation into the Resit landfill (note: as big as 2,600 football fields ), told the parliamentary committee on waste cycle that exponential growth of pollution ‘can only be compared to AIDS , because in the coming years it will be extended again. Among forty years will inevitably come to terms. According to the expertise of the geologist Giovanni Balestri, in 2064 the aquifer under the Resit will be compromised by thousands of tons of poisons leached through the tuff’.
In Resit – by the initiative of the clan but behind a facade of legality represented by false claims – 341,000 tonnes of hazardous waste have been downloaded over the years, including 30,600 tons of all kinds of waste from chemical factory Acna Cengio, actually found less than twelve feet below ground. The landfill in Scafarea is the head of the monster that has already polluted twelve exploration wells in the surrounding countryside planted with vegetables and fruit and spits out , day after day, streams of toxic leachate.’ ( Il Corriere del Mezzogiorno)

Photo by Today.it

A distracted Parliament while invoking the fight against tax evasion and undeclared work, if the prefectural Commission found that the  city of Giugliano in Campania denotes a ‘lack of control and serious administrative problems at the vegetable market’, which is the second in Italy after Milan with a movement of one million tons per year of fruit and vegetables.

Even plans to introduce tougher sentencing, mandatory arrest for environmental crimes, summary trials on the basis of biochemical tests of the police.
No notice on the evidence that it is thanks to his laws and his (deficient) controls that Camorra has been able to achieve a kolossal environmental disaster, which otherwise continues unabated .
Not even wonders how it can still be fully asserted its jurisdiction in so abandoned lands in hands of  Camorra Clan, where citizens, rather than conspiratorial, are quite intimidated and deeply disheartened .

Not even a prominent politician in the sit ins as in the events promoted by parish priests and bishops , the ones remained in the forefront among the people.
Not a national front-page for a carnage – if unintended – is a massacre , and an ethnic cleansing – if still tolerated.

Event by Football Team S.S.C. Naples – Photo by La Repubblica

So, in this unfunny game, it happened that – few weeks ago – a well-known Italian newspaper  asked why the Neapolitan people does not rebel. A quite paradoxical question: against the Camorra or against the State – that claims taxes and does not guarantee safety and health – or both?

Do not blow on the embers which may be fire, if anyone does not recall the facts and/or forgets our history, after having spoken and written with contempt – and with impunity for decades – ‘on the Neapolitan people’ , starting from the stands of stadiums, as if racism could be everything else than racism.
Rather, we should ask whether the state exists in the provinces of Naples and Caserta or whether, as seems just , something has failed.

Meanwhile, hurry.
To save those who are still alive and help those who have nothing … to believe .

Read also The declassified hearing of a mafia turncoat on waste traffic, envitomental disaster and political connections

In

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Terra dei Fuochi: FATE PRESTO

8 Ott

Fate presto testata

A Caivano, i cavoli sono gialli e non bianchi, come normale. “Era inquinata la falda, i pozzi, la terra e pure i cavoli. Abbiamo trovato in particolare cadmio, arsenico e piombo con parametri che superavano di 4-500 volte il limite massimo consentito.” (Generale Giovanni Costa, capo della Guardia Forestale di Napoli e provincia, intervistato dal Corriere del Mezzogiorno).

I comuni limitrofi non se la passano meglio: “Qualiano, Villaricca e Giugliano sono il triangolo industriale dello sversamento illegale dei rifiuti tossici, gestito dal clan Mallardo, mentre i casalesi controllavano i territori del casertano.” (Italia 24ore)

Ma la Terra dei Fuochi non si limita a queste popolose cittadine o al triangolo della morte” di Acerra, Nola e Marigliano, dove si registra da anni un aumento esponenziale dei tumori, soprattutto nei bambini, e della mortalità.
Sono 47 i comuni ufficialmente ‘contaminati’, tra cui Afragola, Arzano, Aversa, Caivano, Calvizzano, Cardito, Carinaro, Casal di principe, Casaluce, Casandrino, Casapesenna, Casavatore, Casoria, Cesa, Crispano, Frattamaggiore, Frattaminore, Frignano, Giugliano, Gricignano di Aversa, Grumo Nevano, Lusciano, Marano, Melito, Mugnano, Orta di Atella, Parete, Qualiano, San Cipriano d’Aversa, San Marcellino, Sant’Antimo, Sant’Arpino, Succivo, Teverola, Trentola-Ducenta, Villa di Briano, Villa Literno, Villaricca.

A questi si aggiungono i quartieri di Bagnoli e Cavalleggeri di Napoli, dove lo smantellamento dell’ex fabbrica Eternit si è trasformato in un enorme ammasso di amianto a pochi metri dalle case, e di Pianura, dove esiste una discarica molto contestata dalla popolazione.

Parenti delle oltre 500 vittime finora accertate al Processo Eternit

Ad occhio e croce parliamo di due milioni di persone quotidianamente esposte ad agenti tossici, mutageni, nocivi per la salute.
Non per particolari loro colpe, ma per il malaffare che agisce alla luce del sole, per una classe politica le cui liste elettorali sono scelte altrove e per uno Stato italiano che interviene poco e male, sempre che non sia distratto ed in tutt’altro affaccendato.
Inutile aggiungere che le spese per la Sanità diventano sempre più insostenibili per la Regione Campania e che una delle più ricche produzioni agricole d’Europa sarà da buttare per anni e anni, relegando quei territori alla sussidiareità.

Mappa della Terra dei Fuochi per indice di pericolosità dei rifiuti interrati/bruciati

Le cause di un disastro ambientale di così ampie dimensioni e di così drammatiche conseguenze sono poche, la Camorra, lo Stato, il Parlamento.

Infatti, all’origine di tutti i mali c’è il traffico di rifiuti speciali, iniziato nel 1982, grazie ad una normativa italiana che deregolava il trattamento dei rifiuti industriali, senza – come tragicamente dimostratosi – prevedere controlli adeguati sui siti dichiarati e sugli enti certificatori.
Agli Anni ’80, tanto tempo fa, risale la prima inchiesta, “Adelphi”, per traffico internazionale di bidoni e liquame industriale sotterrato nelle cave del casertano e nelle pianura della Terra di Lavoro.
Solo allora (era ormai il 1991) furono  istituiti un Osservatorio e una Commissione parlamentare d’inchiesta, ma non un corpo ispettivo capillare e non una norma più rigida sui siti e sugli enti certificatori.

Che la normativa ed i sistemi di controllo fosse indaguati e insufficienti è dimostrato dal processo Eternit di Bagnoli che si è concluso in primo grado con la condanna a 16 anni del magnate svizzero Stephan Schmidheiny e del barone belga Louis De Cartier, ex vertici della multinazionale, per disastro ambientale doloso e omissione volontaria di cautele antinfortunistiche, ma … i reati sono finiti in prescrizione e l’amianto sta ancora lì, a cielo aperto.

Un sistema colabrodo, di cui si avvantaggiano – imponendosi come Clan dominante grazie ad un business da miliardi di euro – i Casalesi, concessionari per la realizzazione delle vasche ittiche dal Lago Patria fino a Mondragone, utilizzate per l’estrazione della sabbia e … l’interramento di tutto di più.

Interramento di rifiuti tossici in una cava

Eppure, il pentito Carmine Schiavone già durante gli interrogatori del ’93, ’94 e ’96 aveva descritto tutta la catena illegale per lo sversamento dei rifiuti, provenienti in larga parte da aziende del Nord uscite puntualmente intonse da tutte le indagini.

Poi, all’inizio del II Millennio, all’inspiegabile leggerezza con cui Stato e Parlamento italiani stanno gestendo un disastro annunciato si aggiunge anche la vanagloria della Politica.
Così accadde che le news nazionali di quegli anni, piuttosto che di occuparsi della Camorra casalese e del malgoverno regionale, si attorcigliavano tutte nel ‘termovalorizzatore si-no’ del ministro Pecoraro Scanio e sulle sommosse popolari eterodirette (ci sono state delle condanne) contro le discariche legali ma non contro quelle abusive …
Intanto, le nostre aziende del Settentrione continuavano a smaltire scarti industriali ed intere aziende dismesse in Campania a prezzi imbattibili …perchè mai avrebbero dovuto dubitare di chi gliele offriva sull’unghia e senza problemi?

Da allora, si va avanti con una dozzina di roghi al giorno, organizzati da piccole bande criminali alle dipendenze della Camorra in giro per le provincie di Napoli e Caserta, per bruciare scarti, solventi, gomme, prodotti nocivi arrivati da chissà dove. Ed ormai anche il vento è nemico, in Terra di Lavoro aka Terra dei Fuochi, perchè porta dovunque diossine, metalli pesanti, composti tossici o mutageni.
Chi può sta lasciando anche belle case di proprietà o attività di lavoro per rifugiarsi nelle poche aree ‘sicure’. Un esodo silenzioso, disperato, senza ritorno.

Rogo di materiali dannosi per la salute – Foto da Giornalettismo

Lo Stato? Assente o quanto meno silente.

Non interviene se, fino al 31 dicembre 2007, la Provincia di Caserta – con un allarma internazionale per il disastro ambientale in corso – provvedeva ancora a sanare i pozzi con qualsiasi dichiarazione fornita dal suo proprietario e solo da quella data in poi, per essere autorizzati a creare e usare un pozzo superare una serie di controlli, in un territorio dove “il 60-70% dei pozzi utilizzati per irrigare la terra è fuorilegge” (CampaniaNotizie.com).

Un’Italia che temporeggia, centellinando risorse e responsabilità, se “la terza città della Campania, una delle più popolose d’Italia, è la capitale dei veleni. A Giugliano si sta consumando sotto i nostri occhi, e nel silenzio generale, una delle più gravi catastrofi del Paese.
Nei quasi novantacinque chilometri quadrati di un’area che va da Marano ad Aversa, estendendosi fino al litorale domizio, tre dei quattro elementi della natura sono compromessi in qualche caso irrimediabilmente: la diossina è entrata nell’aria, i percolati in molti pozzi agricoli, nei famosi «laghetti» la camorra ha sversato l’impossibile, i veleni industriali riempiono la terra.

Foto da Il Mattino

L’ecosistema giuglianese è così devastato che il pm Alessandro Milita, autore di una complessa indagine sulla discarica Resit (ndr. grande come 2600 campi di calcio), pochi mesi fa ha spiegato alla Commissione parlamentare sul ciclo rifiuti che la crescita esponenziale dell’inquinamento «può essere paragonata soltanto all’Aids», perché nei prossimi anni esso si estenderà ancora. Tra quarantun anni dovranno per forza di cose farci i conti. Secondo la perizia del geologo Giovanni Balestri, nel 2064 la falda idrica sotto la Resit sarà compromessa da migliaia di tonnellate di veleni colati attraverso il tufo.
Nella Resit a iniziativa dei clan, e dietro una facciata di legalità rappresentata da false attestazioni, sono state scaricate nel corso degli anni 341.000 tonnellate di rifiuti pericolosi, tra questi 30.600 tonnellate di ogni sorta di schifezze chimiche provenienti dall’Acna di Cengio che si trovano ora sotto terra a meno dodici metri. La discarica in località Scafarea è la testa del mostro che ha già inquinato dodici pozzi nelle campagne circostanti coltivate a ortaggi e frutta e che rilascia, giorno dopo giorno, fiumi di percolato tossico.” (Il Corriere del Mezzogiorno)

Foto da Today.it

Un Parlamento distratto, pur invocando la lotta all’evasione fiscale e al lavoro nero, se la Commissione prefettizia ha scoperto che il Comune di Giugliano in Campania denota una «assenza di controlli e gravi disfunzioni amministrative presso il mercato ortofrutticolo», che è il secondo  d’Italia dopo quello di Milano con una movimentazione di un milione di quintali l’anno di frutta e verdura.

Neanche pensa di introdurre un inasprimento delle pene, l’arresto obbligatorio per i reati ambientali, il processo per direttissima sulla base dei test biochimici delle forze dell’ordine.
Neanche si pone il problema che è grazie alle sue leggi ed ai suoi (carenti) controlli che si è potuto realizzare un tale disastro ambientale, che per altro prosegue senza sosta.
Neanche si chiede come possa ancora affermare pienamente la propria giurisdizione in terre abbandonate al potere camorristico e mafioso, dove i cittadini, più che omertosi, sono decisamente intimiditi e profondamente sfiduciati.

Neanche un esponente politico di spicco alle manifestazioni promosse da parroci e vescovi, che solo loro son rimasti in prima linea tra la gente.
Neanche una prima pagina nazionale per quella che – se non voluta – è una mattanza e che – se fosse ancora tollerata – somiglia molto ad una pulizia etnica.

Iniziativa della squadra S.S.C. Napoli – Foto da La Repubblica

Così è accaduto che – qualche settimana fa – un noto giornale italiano si chiedesse perchè i campani, i partenopei, non si ribellino. Un quesito davvero paradossale: alla Camorra, allo Stato che pretende tasse e non garantisce sicurezza e salubrità, a tutt’e due?

Non soffiamo sulla brace che può farsi incendio, se non si rammentano i fatti e si dimentica la Storia, dopo averne dette e scritte impunemente di tutti i colori sui ‘napoletani’, a partire dagli spalti degli stadi, come se il razzismo non fosse altro che razzismo.
Piuttosto, chiediamoci se lo Stato esiste nelle provincie di Napoli e Caserta o se, come proprio sembrerebbe, qualcosa è venuto a mancare.

Intanto, fate presto.
Per salvare chi è ancora vivo e aiutare chi non ha più nulla … in cui credere.

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Laura Prati: un’italiana decente, mentre il debito ci affonda e i kazaki imperversano

22 Lug

L’ex governatore dell’Abruzzo, Ottaviano Del Turco, è stato condannato a nove anni e sei mesi di reclusione, mentre veniva annunciata la morte cerebrale dell’ennesimo martire italiano, Laura Prati, sindaco di Cardano al Campo (Varese), a causa dei colpi esplosi contro di lei dall’ex capo dei vigili urbani, licenziato per aver truccato gli straordinari.


Più o meno nelle stesse ore, nel Lazio, finiva sotto inchiesta il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) per tangenti e sentenze pilotate, convolgendo Franco De Bernardi, magistrato della seconda sezione quater, Giovannino Antonini, ex presidente della Popolare di Spoleto, Franco Clementi e Claudio Salini, rispettivamente amministratore delegato e socio fondatore dell’impresa di costruzioni ICS Grandi Lavori, Marcantonio Trevisani  e Luciano Callini, ammiragli e parte dello stato maggiore della Difesa.

Quanto alle attività delle autorità kazake, riguardo le quali Emma Bonino temporeggia nell’allontanare l’ambasciatore, i media confermano che è almeno dal 28 maggio scorso che l’ambasciatore Yelemessov tempestava di telefonate i massimi decisori istituzionali, ma passa in sordina che Muxtar Qabılulı Äblyazov, oltre ad è stato il Ministro dell’energia, dell’industria e del commercio del suo paese dal 1998 al 2001, quando fondò il partito di opposizione Scelta Democratica e venne prima arrestato e poi scarcerato, nel maggio 2003, a condizione, però, che rinunciasse all’attività politica.
Bene sapere anche che la BTA Bank era sì insolvente per errate esposizioni creditizie, ma anche che Ablyazov volò dal Kazakhstan a Londra solo dopo che, nel settembre 2009, un fondo sovrano kazako, Samruk-Kazyna, aveva immesso ingenti capitali nella BTA Bank a garanzia della solvibilità, diventando così il suo azionista di maggioranza.
Che ‘gatta ci covi’ è reso palese dalla sentenza del novembre 2012, nella quale una corte britannica ha ingiunto a Mukhtar Ablyazov di pagare 1,63 miliardi di dollari, oltre agli interessi maturati, ma ha anche disposto contro Mr. Ablyazov nuovi blocchi post-giudizio di beni per un ammontare illimitato …

Anche perchè EurasiaNet – di base a New York – sta riferendo da tempo un incremento del social gap in Kazakhstan, mentre i profitti derivanti dalle risorse naturali sono concentrati nelle mani di pochi clan vicini al presidente Nursultan Nazarbayev. Nell’aprile scorso, il Council of Entrepreneurs of Kazakhstan ha ufficializzato che nel paese vivono 1,5 milioni di personi con un reddito mensile inferiore ai 76 euro, mentre il 55.6% della popolazione guadagna mediamente 183 euro al mese.
Secondo gli analisti, il costo delle risorse primarie (acqua e benzina) viene gestito in modo da scoraggiare le attività impreditoriali locali, specie in alcune regioni del paese etnicamente diverse dalla maggioranza dominante.

Una situazione scandalosa ed illiberale, che l’Europa vorrebbe ignorare a tutti i costi, come Der Spiegel raccontava, giorni fa, rivelando che, se Silvio Berlusconi è amico personale del presidente kazako di Nazarbayev, altri noti politici ne sono consulenti o dipendenti, come gli ex cancellieri tedesco e austriaco Gerhard Schröder e Alfred Gusenbauer, gli ex primi ministri britannico e italiano Tony Blair e Romano Prodi, così come l’ex presidente polacco Aleksander Kwaniewski e l’ex ministro degli interni tedesco Otto Schily. Tutti costoro sono membri nei loro paesi di partiti socialdemocratici. Gusenbauer, Kwaniewski e Prodi sono ufficialmente membri dell’Intenarnational Advisory Board di Nazarbayev. S’incontrano spesso ogni anno – nella più recente occasione due settimane fa nella capitale kazaka Astana – e ciascuno di loro percepisce onorari annuali che raggiungono le sette cifre.”

Una chiamata in causa per Emma Bonino e Laura Boldrini, se Viola von Cramon, deputata dei Gruenen, deve stigmatizzare come accada che politici come Schröder, Schily, Prodi e Blair si lascino coinvolgere nei giochetti di Nazarbayev, “specialmente perché ora il suo regime è impegnato in un giro di vite. Ma grazie all’influenza dei lobbisti occidentali, poco di quello che succede oltrepassa i confini.”

Un segnale d’allarme, se ricordiamo che Unicredit ha annunciato solo 3 settimane prima (2 maggio 2013) dell’espulsione dall’Italia di Alma e Aula che la controllata Bank Austria aveva competato la vendita del 99,75% della seconda banca kazaka, la JSC ATFBank, alla KazNitrogenGaz, interamente controllata da Galimzhan Yessenov, genero del sindaco di capitale Almaty e magnate sel settore estrattivo dei fosfati.
Un’operazione di cui comprenderemo le ripercussioni a breve, per la quale l’Ufficio Studi del Gruppo SACE precisa un Country Risk Update: “secondo alcuni fonti il prezzo pagato per ATF Bank è pari al patrimonio netto della banca, circa USD 500 milioni. Unicredit aveva acquisito ATF Bank prima della crisi finanziaria internazionale, per un importo di USD 2,1 miliardi.”

Un Kazakistan ed un oligarca, Nazarbayev, che hanno ricevuto – oltre all’ex candidato alla Presidenza della Repubblica Romano Prodi – le visite di Luciano Violante, Giorgio Napolitano, Emma Bonino, Lamberto Dini, Massimo D’Alema, Tiziano Treu, secondo quanto riporta il quotidiano Libero di Maurizio Belpietro.

Visite di Stato, ne vorremmo esser sicuri, come quella, nel 2007, di Emma Bonino, in occasione dell’incontro per la centrale estrattiva di Kazakhstan fra il primo ministro kazako Karim Masimov , il ministro dell’Energia Sauat Mynbayev e l’Amministratore Delegato di Eni Paolo Scaroni, poi indagato per corruzione internazionale, mentre Human Rights Watch accusa da quasi un anno l’Ente nazionale Idrocarburi di violazione dei diritti umani proprio in Kazakhistan, dopo che numerosi operai vennero uccisi dalla polizia durante scioperi contro le multinazionali del petrolio

eni-kasakistan-bonino

Intanto – a Roma, ma non in Italia – anche Papa Francesco vuole vederci chiaro nella finanza pubblica ed ha istituito una commissione, che dovrà raccogliere «puntuali informazioni sulle questioni economiche interessanti le amministrazioni vaticane», preposte «ad evitare dispendi di risorse economiche, a favorire la trasparenza nei processi di acquisizione di beni e servizi, a perfezionare l’amministrazione del patrimonio mobiliare e immobiliare, ad operare con sempre maggiore prudenza in ambito finanziario, ad assicurare una corretta applicazione dei principi contabili ed a garantire assistenza sanitaria e previdenza sociale a tutti gli aventi diritto».
Eh già, se la spesa pubblica tracima, sono Sanità, Welfare e Infrastrutture a farne le spese.

Un’ora fa, ADN-Kronos annunciava che, “secondo Eurostat, il rapporto debito/Pil ha raggiunto quota 130,3%, contro il 127% dell’ultimo trimestre del 2012 e il 123,8% del primo trimestre dello scorso anno. In termini assoluti, il debito pubblico italiano nei primi tre mesi del 2013 è stato di 2.034.763 miliardi.”
Peggio di noi , in Europa, sta solo la Grecia, con la differenza che ogni greco è esposto per ‘solo’ 24.000 euro di debito pubblico pro capite, mentre noi italiani ce ne ritroviamo poco meno di 40.000.

Debito%PIL ITALIA 2010 2013

E non ci salverà – nella fiducia che ormai pochi, all’estero, si azzardano a riporre sull’Italia – l’uscita di Emma Bonino: ‘Allontanare l’ambasciatore kazako? Devo tutelare i nostri interessi là’. Nostri starebbe per ENI, Impregilo e tante altre aziende italiane andate ad investire all’estero …

Purtroppo, varrebbe la pena di convincersi che l’affaire kazako, come dichiara Gustavo Zagrebelsky intervistato da La Repubblica, “è l’umiliazione dello Stato. Ammettiamo che nessun ministro ne sapesse qualcosa. Sarebbe per questo meno grave? Lo sarebbe perfino di più. Vorrebbe dire che le istituzioni non controllano quello che accade nel retrobottega e che il nostro Paese è terreno di scorribande di apparati dello Stato collusi con altri apparati, come già avvenuto nel caso simile di Abu Omar, rapito dai “servizi” americani con la collaborazione di quelli italiani e trasportato in Egitto: un caso in cui s’è fatta valere pesantemente la “ragion di Stato”.

E se uno dei paesi ‘membri titolari’ dei G8 deve ritrovarsi, oggi, a subire il ricatto di qualche ‘benzinaio’ e di qualche corrotto lobbista, non è che le cose andranno meglio, domani.
Anzi, il sacrificio di Laura Prati sarà stato del tutto inutile e, forse, è proprio da lei e dal suo esempio che dovremmo ripartire.

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Caso Ablyazov … e i ministri Alfano, Bonino, Cancellieri

17 Lug

Come accade da decenni, La Repubblica entra a gamba tesa sul governo ‘moderato di sinistra’ e pone la questione, gravissima, di Alma Shalabayeva e la piccola Alua private della libertà, separate per due giorni, espulse e deportate in tutta fretta in  Kazakistan.

E, come al solito, vengono attaccati gli ‘esecutori materiali’, ovvero la Polizia e il ministro degli Interni, nella fattispecie Angelino Alfano.

Peccato che dello status di rifugiato internazionale – concesso in Gran Bretagna a madre e figlia – la competenza è del ministero degli Esteri, guidato da Emma Bonino, e peccato che si stia parlando dell’unica espulsione di ‘immigrati irregolari’ attuata in tre giorni tre dalla nostra magistratura, che dipende dal ministro Cancellieri.

Dunque, se c’è da prendersela con qualcuno, gli Interni appaiono a qualunque persona di buon senso l’anello finale di una catena di errori ed orrori: lo status era noto altrove (Esteri) e la sentenza frettolosa di espulsione è stata decisa altrove (Giustizia). E se c’è da prendersela con qualcuno, invece che con i ministri, perchè non puntare l’attenzione verso quegli apparati ministeriali che da 60 anni lasciano lettera morta quando c’è da attuare una riforma o anche una semplice direttiva, come Il Sole 24 Ore ha definitvamente dimostrato.

Perchè La Repubblica stia portando avanti questa battaglia è cosa nota, anzi è orami Storia e noia, oltre che confilitto di interessi, dato che l’antiberlusconismo del Gruppo L’Espresso deriva anche (soprattutto?) da questioni di concorrenza commerciale con le sue testate e da un’antica lotta per il controllo dei media da parte di due editori.

Se l’Italia non dovesse andare alle elezioni in tempi brevi, il sogno ulivista, con Renzi premier, sarebbe definitivamente accantonato, come andrebbe persa l’illusione (a sinistra) di cavalcare ‘ma anche’ la tigre del Movimento Cinque Stelle, come da Libretto rosso del Presidente Mao … perchè ‘l’importante è esserci’ eccetera eccetera …
Un sogno che una certa parte delle redazioni e dei salotti romani insegue dal 1976/8, quando l’ostentata apertura di Berlinguer ai ceti medi moderati non fu sufficiente a garantire il successo al disegno politico del compromesso storico. Anzi, contribui notevolmente alla sua crisi, con progressivo esaurimento delle sue basi d’appoggio e significative resistenze in settori importanti dello stesso apparato sindacale.

Del resto, a sessanta come ad ottant’anni si vive di ricordi e di rimpianti …

D’altra parte, come stiano le cose realmente ce lo spiega a chiare lettere Massimo D’Alema, sempre più impopolare, che nell’intervista rilasciata al magazine francese “SoFoot”, parla di Francesco Totti, chiarendo che «la sua figura oltrepassa il mondo del calcio» e precisando, con lungimiranza politica, che «nessuno è in grado di sfidarne l’immagine. Andare contro Totti vuol dire mettersi contro l’opinione pubblica e sarebbe impossibile da sopportare».

Totti for President con la benedizione di Eugenio Scalfari?

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Spesa pubblica: due conti in croce

29 Giu

I dati forniti da SIOPE e diffusi mesi fa dall’Unione Province Italiane (link) descrivono la distribuzione della Spesa Pubblica italiana e forniscono – nell’estremo tentativo di salvare gli enti politici provinciali – un quadro alquanto desolante, per quanto relativo alla situazione generale, e fin troppo deludente per quanto inerente l’azione di governo esercitata da Mario Monti ed i suoi prescelti.

Infatti, mettendo in tabella i dati SIOPE-UPI sul 2011 insieme ai dati forniti dal Ministero dell’Interno e dal MIUR – riguardo le proprie spese (2010) – e dalle Regioni e Province – relativamente al numero dei consiglieri – ecco cosa ne viene fuori.

Dati che vanno letti considerando che un consigliere comunale del Comune di Sassari ci costa solo 13.338 Euro all’anno, trasferte e rimborsi inclusi. (leggi anche sui CdA, Lo scandalo degli Enti Strumentali)

Se questo è il costo dei cosiddetti ‘apparati’, ovvero dei consiglieri-parlamentari e dei rispettivi gruppi consiliari, non è che con la sommatoria – incompleta- della spesa pubblica si vada meglio.

Fatti salvi circa 11 miliardi di Euro spesi per il Ministero dell’Interno e palesemente insufficienti, non è chiaro per quali motivi l’Italia abbia una spesa per l’Amministrazione Centrale di quasi 200 miliardi a fronte di una spesa complessiva delle Amministrazioni locali di ‘soli’ 135 miliardi, in cui rientrano strade, porti, reti locali, ambiente eccetera.

Quanto ai due soli servizi (istruzione e sanità) dove Stato e Regioni hanno competenze condivise, i dati raccontano che per la scuola si spende troppo poco, mentre per la salute si spenda troppo e male.

Male non solo per i servizi scarsi o inutili che arrivano ai cittadini, ma soprattutto perchè, se le Regioni spendono tre volte tanto per ASL e ospedali di quanto spendano per tutto il resto, è presto spiegato il disastro italiano.

Infatti, con una sproporzione tale – in termini di volume finanziario e di bisogni dei cittadini da soddisfare – non è improbabile che non pochi consigli regionali siano ‘dominati’ da lobbies afferenti al settore sanitario, come non pochi scandali dimostrano, dalla Regione Puglia agli ospedali cattolici romani o milanesi.

D’altra parte, 116 miliardi di spesa sanitaria annui sono una cifra enorme che richiederebbe ben altro che una spending review, in questi tempi di crisi. Infatti, non saranno i 246.691 infermieri (10 mld di spesa annua?), i 46.510 medici di base ed 7.649 pediatri (altri 5-6 miliardi) coloro che inabissano la spesa del Servizio Sanitario Nazionale.

Dei restanti 100 miliardi va cercata e chiesta ragione ai medici ospedalieri ed ai consigli di amministrazione delle ASL, non ad altri.

Sarebbe interessante sapere anche perchè quei 300 miliardi di previdenza siano congelati nelle casse dello Stato, anzichè diventare denaro circolante, con un sistema di previdenza privata sotto controllo pubblico come in Germania.

Come anche, ritornando alle ‘spese dell’Amministrazione Centrale’ per 182 sonanti miliardi di euro, sarebbe bello sapere in cosa consistano, visto che i beni monumentali languono e le infrastrutture attendono.

Sarebbe importante sapere, anche e soprattutto nell’interesse di Roma Capitale, quanta parte di questi miliardi siano andati a costituire lo strabiliante PIL che per anni fu vanto di Walter Veltroni e delle sue giunte e di cui, da che c’è crisi, non sembra esserci più l’ombra. Ma questa è un’altra storia.

Leggi anche Tutti i numeri delle Province

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Programma di governo: una montagna di chiacchiere?

14 Mar

Il programma di governo, annunciato da Mario Monti mesi fa e sostenuto da PdL, PD, FLi e UDC, si propone di “riconciliare cittadini ed istituzioni“, non considera i “vincoli europei come imposizioni“,  vuole “rendere meno ingessata l’economia“, riconosce “l’esistenza di una questione meridionale“, “garantirà la natura strutturale della riduzione delle spese dei Ministeri” e “conterrà i costi di funzionamento degli organi elettivi“, che annuncia un “piano di dismissioni e di valorizzazione del patrimonio pubblico“, auspica “merito individuale” per i giovani e “piena inclusione” per le donne, “riduzione del peso delle imposte e dei contributi“, “aumento del coinvolgimento dei capitali privati nella realizzazione di infrastrutture“.

Secondo il discorso pronunciato al Senato, a novembre scorso, Il mercato del lavoro è da riformarsi “con il consenso delle parti sociali” e l’età di pensionamento, già a novembre scorso, “superiore a quella dei lavoratori tedeschi e francesi“, con un “sistema pensionistico caratterizzato da ampie disparità di trattamento tra diverse generazioni e categorie di lavoratori, nonché da aree ingiustificate di privilegio“.

Avete visto voi?

Quelli che seguono sono degli stralci dal discorso di insediamento di Mario Monti al Senato (link testo integrale). Parole pronunciate solo qualche mese fa, promesse che costituirebbero il corrente programma di governo.

“Spero che il mio Governo ed io potremo, nel periodo che ci è messo a disposizione, contribuire in modo rispettoso e con umiltà a riconciliare maggiormente i cittadini e le istituzioni, i cittadini alla politica.
Il Parlamento è il cuore pulsante di ogni politica di Governo, lo snodo decisivo per il rilancio e il riscatto della vita democratica. Al Parlamento vanno riconosciute e rafforzate attraverso l’azione quotidiana di ciascuno di noi dignità, credibilità e autorevolezza.

Non vediamo i vincoli europei come imposizioni.
Dobbiamo porci obiettivi ambiziosi sul pareggio di bilancio, sulla discesa del rapporto tra debito e PIL. Ma non saremo credibili, neppure nel perseguimento e nel mantenimento di questi obiettivi, se non ricominceremo a crescere.
… provvedimenti rivolti a rendere meno ingessata l’economia, a facilitare la nascita di nuove imprese e poi indurne la crescita, migliorare l’efficienza dei servizi offerti dalle amministrazioni pubbliche, favorire l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani e delle donne, le due grandi risorse sprecate del nostro Paese.

Maggiore sarà l’equità, più accettabili saranno quei provvedimenti e più ampia sarà la maggioranza che in Parlamento riterrà di poterli sostenere. Equità significa chiedersi quale sia l’effetto delle riforme non solo sulle componenti relativamente forti della società.

Esiste una questione meridionale: infrastrutture, disoccupazione, innovazione, rispetto della legalità. I problemi nel Mezzogiorno vanno affrontati non nella logica del chiedere di più, ma di una razionale modulazione delle risorse.
Ciascun Ministro esporrà alle Commissioni parlamentari competenti le politiche attraverso le quali, nei singoli settori, queste azioni verranno avviate.

Nell’immediato daremo piena attuazione alle manovre varate nel corso dell’estate, completandole attraverso interventi in linea con la lettera di intenti inviata alle autorità europee.
Verrà definito un calendario puntuale per i successivi passi del piano di dismissioni e di valorizzazione del patrimonio pubblico.

Assicurare la piena inclusione delle donne in ogni ambito della vita lavorativa ma anche sociale e civile del Paese è una questione indifferibile.
Dobbiamo porci l’obiettivo di eliminare tutti quei vincoli che oggi impediscono ai giovani di strutturare le proprie potenzialità in base al merito individuale indipendentemente dalla situazione sociale di partenza.
L’Italia ha bisogno di investire sui suoi talenti. Per questo la mobilità è la nostra migliore alleata, mobilità sociale ma anche geografica, non solo all’interno del nostro Paese ma anche e soprattutto nel più ampio orizzonte del mercato del lavoro europeo e globale.

Per garantire la natura strutturale della riduzione delle spese dei Ministeri, decisa con la legge di stabilità, andrà definito rapidamente il programma per la riorganizzazione della spesa, previsto dalla legge 14 settembre 2011, n. 148.
Di fronte ai sacrifici che sono stati e che dovranno essere richiesti ai cittadini sono ineludibili interventi volti a contenere i costi di funzionamento degli organi elettivi. I soggetti che ricoprono cariche elettive, i dirigenti designati politicamente nelle società di diritto privato, finanziate con risorse pubbliche, più in generale quanti rappresentano le istituzioni ad ogni livello politico ed amministrativo, dovranno agire con sobrietà ed attenzione al contenimento dei costi, dando un segnale concreto ed immediato. Per quanto di mia diretta competenza, avvierò immediatamente una spending review del Fondo unico della Presidenza del Consiglio.

Coerentemente con il disegno della delega fiscale e della clausola di salvaguardia che la accompagna, una riduzione del peso delle imposte e dei contributi che gravano sul lavoro e sull’attività produttiva, finanziata da un aumento del prelievo sui consumi e sulla proprietà, sosterrebbe la crescita senza incidere sul bilancio pubblico. Dal lato della spesa, un impulso all’attività economica potrà derivare da un aumento del coinvolgimento dei capitali privati nella realizzazione di infrastrutture.

Con il consenso delle parti sociali dovranno essere riformate le istituzioni del mercato del lavoro, per allontanarci da un mercato duale dove alcuni sono fin troppo tutelati mentre altri sono totalmente privi di tutele e assicurazioni in caso di disoccupazione.

Già adesso l’età di pensionamento, nel caso di vecchiaia, tenendo conto delle cosiddette finestre, è superiore a quella dei lavoratori tedeschi e francesi. Il nostro sistema pensionistico rimane però caratterizzato da ampie disparità di trattamento tra diverse generazioni e categorie di lavoratori, nonché da aree ingiustificate di privilegio.”

Nota bene, il programma che non fa menzione di RAI e giustizia.

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Trattativa Lavoro spiegata con semplicità

13 Mar

A quanto pare, il ministro Fornero avrebbe precisato che i soldi per gli ammortizzatori, due miliardi, “potrebbero essere dai risparmi sulle pensioni, o meglio che “non saranno presi dal fondo sociale”.

Risparmi sulle pensioni? Ma non erano indispensabili ed inderogabili per salvare l’Eurozona?

Ed infatti, Elsa Fornero avrebbe precisato che “non sono in grado di dirvi dove saranno trovate le risorse, il governo è impegnato a ricercarle, ma non saranno sottratte “ai capitoli del welfare: il governo si impegna a trovare le risorse al di fuori dei capitoli di spesa sociale”.

Ammortizzatori sociali che non vertono sulla spesa sociale e sul welfare? Ed a cosa andrebbe destinato, allora, il Fondo Sociale Europeo se non, innanzitutto, ai disoccupati ed ai poveri?

“Indennità di disoccupazione a 1.119 euro”, questo l’ultimo annuncio attribuito al ministro del Welfare, che avrebbe anche promesso che “la cassa integrazione straordinaria resterà e non scompare. Sarà eliminata solo la causale per cessazione attività.” (La Repubblica)

Tutto ed il contrario di tutto, con l’aggiunta dell’abrogazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori ed il proseguimento dell’esclusione dai sussidi di giovani e casalinghe.

Non è un caso che si parli “passo indietro” (Camusso) , “ecatombe sociale” (Bonanni), “il ministro non abbia fretta” (Marcegaglia), l’articolo 18 è “una norma antidiscriminazione” (Bersani).

E, mentre LA7 con il suo TG “tira la volata al ministro”, annunciando un’accelerazione che esiste solo nelle intenzioni di Elsa Fornero, accade che solo il Corriere della Sera (link) dia una spiegazione abbastanza chiara di quante e di quali riforme si stia parlando.

Riordino dei contratti: meno tipologie, incremento d’aliquota per i contratti a termine (+1,4%), stabilizzazione dell’apprendistato ( se entro il 25 aprile le Regioni  vareranno le leggi di loro competenza).

Ammortizzatori sociali su due livelli: cassa integrazione ordinaria pagata dalle aziende e dai lavoratori secondo gli schemi attuali, assegno di disoccupazione solo per chiusure o ristrutturazioni aziendali, condizionato da verifiche come in Gran Bretagna.

Assicurazione sociale: consiste nella creazione di un istituto (simile all’ Inail) per la disoccupazione universale per tutti i lavoratori dipendenti privati e ai lavoratori pubblici con contratto a tempo determinato a partire dal 2015.  L’importo massimo del sussidio sarà circa di 1.119 euro mensili iniziali per un massimo di 18 mesi.

Licenziamenti: Elsa Fornero, dopo l’innalzamento dell’età pensionabile, chiede che i lavoratori rinuncino all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per tutti i licenziamenti non discriminatori. In tutti gli altri casi, il governo offfre un indennizzo economico non superiore a 18 mesi di retribuzione, ovvero meno di 20.000 Euro se parliamo di un lavoratore non specializzato, La Cisl propone, invece, di escludere dall’articolo 18 solo i licenziamenti per motivi economici (come per i licenziamenti collettivi). La CGIL di Camusso (c’è anche quella di Landini ormai) si oppone all’abrogazione, ma è favorevole alla semplificazione dei giudizi ed all’introduzione e rafforzamento dell’istituto dell’arbitrato.

Ovviamente, nessuno sa quanto costerà tutto questo, visto che la disoccupazione è in aumento e che le riforme potrebbero far emergerne molta altra, tra contratti a termine e lavoro nero.

Preso atto che Bersani si appella all’ONU od alla Croce Rossa, con il suo “una norma antidiscriminazione”, mentre arriva Gasparri alla carica ricordandoci arcani debiti ed astrusi impegni europei, non possiamo non notare che Mario Monti insiste con Alfano per “parlare di RAI” …  e, visto che la “vicenda lavoro” è  – più o meno come avete letto – “semplice semplice”, ditemi voi se non sarebbe primo dovere della televisione pubblica informarci sulle diverse proposte e sul significato dei diversi interventi.

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Un PD senza uscita

8 Mar

Il Partito Democratico da molto tempo mostra di non essersi emancipato dal proprio passato “primo repubblicano”, anzi, di averne fatto la propria quintessenza.

Non è un mistero per nessuno la pregressa militanza democristiana, socialista, comunista che annovera la maggior parte dei suoi quadri politici in Parlamento, nelle Regioni, nelle Provincie e nei grandi Comuni.

Un partito nato vecchio, che, finora, ha potuto andare al governo – nazionale ma lo stesso vale per quelli locali – per ben due volte solo grazie all’alleanza, se non all’abbinamento, con l’estrema sinistra, che in Italia è sia rigidamente poststalinista sia libertariamente postmoderna.
Un intellighentzia partitica che – basta andare ad un convegno per saperlo – è convinta d risolvere “tutto” con tecnologie e servizi, che hanno un costo e non generano un granchè di PIL.
Una base elettorale molto “retrò”, che “ragiona con la pancia”, come per 20 anni di antiberlusconismo fine a se stesso o come per “l’opposizione dei comici RAI”, da Guzzanti e Crozza, oppure come per la “mano libera” di cui gode qualunque manifestante sventoli una bandiera rossa.

Di questo passo, il futuro è già scritto ed, a quanto pare, il più realistico sembra essere Walter Veltroni che agogna un’ammucchiata (tradotta Grosse Koalition in tedesco) con i “centristi in sella”.

Molto lontano dalla realtà delle cose, viceversa, appare Pierluigi Bersani, che da un lato s’affida ad un Patto di Vasto, che cancella i suoi candidati alle Primarie ed inficia future alleanze “centriste”, dall’altra scalpita a sostegno di Monti e del salvataggio delle lobby finanziarie del Centroitalia.

Il risutato è, tra l’altro, l’inoperatività del governo Monti, impedito a riformare, ovvero liberalizzare, il sistema contributivo, assicurativo e cooperativo, che rappresentano alcuni dei principali ed “eterni” fattori di “stallo” dell’economia italiana, assieme alla superfetazione delle autonomi locali ed alla lentezza ed imprevedibilità della giustizia.

Allo stesso modo, non stiamo rilanciando il sistema di trasporto su rotaia e quello aereoportuale, riducendo progressivamente quello su gomma, mentre la benzina vola verso i 2 euro al litro, vuoi per la “priorità metalmeccanica” (leggi occupazione industriale al nord), vuoi per gli enormi interessi del Gruppo Marcegaglia (leggi guardrail), vuoi per mantenere la “centralità logistica” bolognese.
Per non parlare della patrimoniale, necessaria per fare cassa e, soprattutto, immettere sul mercato meno titoli e ad interessi più bassi, ovvero rassicurando l’Eurozona e rafforzando il sistema-Italia, ma anche “non impellente”, mentre Unicredit, in cui confluì Unipol, andava a salvarsi acquistando titoli con rendite elevate.

Un Partito Democratico abbinato a troppi processi ed inchieste, partendo dallo scandalo rifiuti che coinvolse Bassolino, al caso Lusi, che coinvolge anche il PD, od al caso Penati, tutto da giudicare, fino ai troppi indagati per mafia o corruzione al Sud o, peggio, al “disastro agroalimentare” italiano, che vede trusts al centronord e mafia, desviluppo e sfruttamento al sud.
Per non parlare, più in generale, del sistema consortile o dello spoil system o delle esternalizzazioni, come denuncia indirettamente anche Saviano, chiedendo una legge anticorruzione anche “tra privati”.

Cosa fare?

Dividere le strade di chi s’abbarbica al vecchio e chi ricerca il nuovo sembra essere una scelta inevitabile, anche se dovesse provocare un’implosione: la sommatoria dei voti raccolti dalle varie componenti derivanti (partiti tra loro alleati e non) sarebbe comunque maggiore di quanti raccoglierebbe il partito oggi e, peggio, tra un anno, andando di questo passo.
Una scelta che, prevedibilmente, andrebbe a scompaginare anche la saldezza del PdL, specie se parliamo di giunte locali, e permetterebbe di evitare l’abbraccio “fatale” con SEL o spezzoni dell’IDV (che non sembra essere in grande armonia interna).

Una scelta che potrebbe comportare buoni risultati, forse sul medio periodo, se il PD “finalmente” si decidesse ad aprire le proprie liste a molti, tanti, troppi potenziali candidati e “seconde file” che la “società civile”, le imprese e le professioni hanno già apprezzato per il saper fare governance e welfare.
Un “popolo” di sinistra o comunque affine, fatto di persone con elevate professionalità e ligie a leggi e regolamenti, che, però, “esistono” solo per il giorno delle elezioni.

Probabilmente, il problema non è (mai) stato il “dover dire qualcosa di sinistra”, bensì il “dover dire” sia qualcosa di rapidamente realizzabile, ovvero “non troppo ambizioso”, sia qualcos’altro (leggasi “riforme”) che abbia lungimiranza ed una chiara visione dello Stato che si va ad innovare.

Ad ogni modo, con Monti al governo, il PD sta vedendo crollare il proprio consenso e, per una parte dell’elettorato, la cosa potrebbe essere irreversibile, visto cosa è passato per le pensioni od il montante dissenso del comparto “università e scuola”.

Altrettanto sicuramente, nessun Partito Demcoratico – nè presente nè futuro – può permettersi il rischio di andare al voto tra un anno, per “giocarsi” in pochi mesi politiche, amministrative, europee e presidenziali: non sono tempi di “big slam”, di “asso pigliatutto”, come profetizzavano “certi” sondaggisti pochi mesi  or sono.

E, magari, si potrebbe incominciare accantonando la “bozza Violante” e puntare su una legge elettorale “più lungimirante”, ovvero che consenta di individuare un partito “di governo” ed una maggioranza che aderisca sul programma, con il premier indicato dal Presidente della Repubblica, qualche percentuale di sbarramento ed un paio di commi “anti inciucio”.

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