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Le gambe corte del contratto Salvini-Di Maio

14 Mag

Proprio mentre Matteo Salvini tentava di formulare con i Cinque Stelle il suo governo leghista, allo Stadio Marassi di Genova riecheggiavano quei cori razzisti antipartenopei, che lo stesso Salvini cantava anni fa ad un convegno della Lega.

Intanto, prendiamo atto che  nei Cinque Stelle sono napoletani Luigi Di Maio, Roberto Fico e Carla Ruocco , mentre sono meridionali Barbara Lezzi, Nicola Morra, Carlo Sibilia, Manlio Di Stefano, Alfonso Bonafede, Vito Crimi, Giulia Grillo, Riccardo Fracarro e Mario Michele Giarrusso.

Salvini definì quei cori una ‘goliardata’, ma sta di fatto che nel Meridione la Lega continua a non essere particolarmente gradita agli elettori, più o meno quanto l’elettorato settentrionale non ha votato i Cinque Stelle.

E proprio nelle ore in cui Salvini si appresta a governare tramite un ‘premier terzo’ e con i Cinque Stelle al seguito, al Marassi la questione Nord-Sud si ripresenta, non come momentaneo coro da curva, bensì come litania razzista urlata per decine di minuti da decine di migliaia di persone a reti unificate.

Cosa accadrà quando Salvini (e Di Maio) dovranno metterci la faccia per le norme  potenzialmente inique o sprecone se non dannose che si profilano all’orizzonte, alcune più gradite a Nord ed altre più volute a Sud ?

Inique, se la flat tax fosse ‘uguale per tutti’, sapendo che il reddito disponibile al Sud è di un quarto sotto la media, se  si attesta a 20.800 euro per abitante sia nel Nord-ovest che nel Nord-est, è pari a 19.300 euro nel Centro, mentre scende a 13.400 nel Mezzogiorno.

Sprecone, se il reddito di cittadinanza sarà superiore all’assegno con cui ‘campa’ un invalido o di un pensionato minimo e se è concesso per due anni anche a chi il lavoro non lo cerca, finanziandolo con il divieto di cumulo pensionistico dei redditi autonomi e dipendenti, altri tagli alla spesa della P.A., eliminazione del Fondo per il sostegno alla povertà, eliminazione di ogni contributo pubblico all’editoria.

Dannose, se il combinato flat tax / reddito di cittadinanza finisse per stabilizzare lavoro nero ed evasione fiscale, e/o povertà e criminalità, andando non solo ad incrementare spesa e debito, ma anche a contrarre il PIL e la produttività nominale.

Muhammad Yunus, l’economista inventore del microcredito, ricorda che: «I salari sganciati dal lavoro rendono l’uomo un essere improduttivo, ne cancellano la vitalità e il potere creativo».

Se si finisse per stabilizzare lavoro nero ed evasione fiscale, povertà e criminalità, in un paese dove già esistono sostanziosi sussidi agli agricoltori, enormi facilitazioni per le cooperative e persino la ‘cassa integrazione’, cosa ne sarà del divario Nord-Sud nel 2020, non appena l’effetto delle riforme leghiste a cinque stelle si sarà fatto sentire?

I cori di Marassi annuncio di una Nemesi? Speriamo davvero di no, ma Salvini e la Lega dovrebbero opporsi apertamente al razzismo, se vogliono (loro e i Cinque Stelle) credibilità e consenso il giorno che ci sarà il popolo scontento. Specialmente al Sud.

Intanto, tra i problemi più urgenti ci sono le pensioni e non sarà una grande svolta pensionarsi a quota 100 dal 2020, se la rendita si aggira intorno ai mille euro dopo una vita di lavoro, e ci sono l’istruzione e la formazione, con una Buona Scuola incompiuta e le Università da riformare (insieme alla Sanità), mentre nel 2020 sarà ufficiale che l’Italia ha meno laureati e diplomati d’Europa, senza parlare dei voti e della quantità di anni serviti per conseguire i titoli e di quanti tecnici ci ritroviamo.

Cosa pensano, di arrivare giusto giusto al 2019, dopo aver speso e spaso con la flat tax, il reddito di cittadinanza più tot norme a pioggia per mille casi particolari e poi si vede? E – senza parlare della miriade di cose in cui Lega e Cinque Stelle sono in disaccordo – quale Italia vogliono realizzare?

“L’ozio avvilisce ed il lavoro nobilita: perché l’ozio conduce uomini e nazioni alla servitù; mentre il lavoro li rende forti ed indipendenti: questi buoni effetti non sono già i soli. L’abitudine al lavoro modera ogni eccesso, induce il bisogno, il gusto dell’ordine; dall’ordine materiale si risale al morale: quindi può considerarsi il lavoro come uno dei migliori ausiliari dell’educazione.” (Massimo d’Azeglio)

Demata

Che rapporto c’è tra lavoro nero e stranieri irregolari?

5 Feb

Silvio Berlusconi racconta che «con noi al governo nel 2011 arrivarono 4.400 immigranti». In realtà, i 4.402 sbarchi (Ministero degli Interni) avvennero nel 2010, quando al governo c’era anche Romano Prodi che già l’anno prima li aveva ridotti a 9.573, accordandosi con Gheddafi.
Inoltre, proprio nel 2011 i cittadini stranieri residenti  incrementarono di circa 230.000 unità, passando da 3.648.128 nel 2010 a 3.879.224 nel 2011 (dati Istat).

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Fondazione Ismu – Ministero dell’Interno

 

Sempre Silvio Berlusconi, riguardo gli sbarchi di questi ultimi tre anni, aggiunge che «altri 600mila sono bomba sociale pronta a esplodere, perché pronti a compiere reati».
In realtà, fino alle crisi libica e siriana, la media annuale era di circa 25.000 ingressi via mare, e nel triennio recente gli sbarchi ‘in eccesso’ sono stati oltre 350.000, di cui solo poche decine di migliaia sono profughi con status di rifugiato.

Nei fatti, però, gli irregolari rimpatriati sono di media il 45%  dei censiti e, tenuto conto anche di quelli che sono diretti da parenti in altri paesi europei o di quanti rimpatriano spontaneamente, nonostante un incremento sensibile degli sbarchi, gli immigrati irregolari in Italia sono stati stimati entro 500.000 anche per il 2017 (fonte ISPU).

Aggiungiamo che gli stranieri regolari rappresentano il 10,5% dell’occupazione complessiva, «in netta prevalenza» di tipo operaio (76,6% rispetto al 30,7% degli italiani), mentre i maschi in età lavorativa che risultano inattivi e non iscritti all’Università sono circa 250.000, di cui circa 50.000 di etnia Rom.

Ma cosa fanno gli stranieri invisibili per campare?

Di sicuro, oltre 50.000 donne sono prostitute ed altrettanti tanti saranno quelli che le sfruttano o che spacciano. Il resto, regolari ed irregolari, vanno cercati tra i lavoratori ‘in nero’ dipendenti (quasi 3 milioni in totale), in crescita costante tra sottodichiarazione e lavoro irrregolare, specie se parliamo di agricoltura, costruzioni e servizi alla persona, con un indotto di oltre 200 miliardi di euro e un’incidenza sul Prodotto interno lordo pari al 12,6%.

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Fonte: elaborazione dati Ministero del lavoro

 

Quanto alle notizie che circolano, c’è solo da prender atto che – ad esempio – Il Giornale o Il Tempo raccontano che per “molti tipi di reati sono gli stranieri a detenere il record: il 55% dei furti con destrezza è loro così come il 45% dei furti in abitazione”, ma … secondo i dati del ministero degli Interni i ladri acciuffati sono in tutto una decina di migliaia e restano ignoti gran parte degli autori degli oltre 1,3 milioni di furti denunciati?

Difficile che Berlusconi e Salvini – caso mai al potere – intendano lasciare tanti italiani senza lucciole sulle strade e tante imprese (tra cui le mafie) senza manodopera, a parte i tanti italiani che finirebbero in carcere e quant’altri che dovrebbero pagar tutte le tasse dovute.

Piuttosto … e se tutta questa xenofobia che anima il Centrodestra pre-elettorale non fosse altro che l’interesse ad mantenere semilegali milioni di lavoratori stranieri (ed anche italiani), con un indotto di oltre 200 miliardi di euro e un’incidenza sul Prodotto interno lordo pari al 12,6%?

Demata

Le ‘Fake News’ che vi sorprenderanno

23 Gen

L’Italia è piena di informazioni non ‘esattamente vere’ che condizionano profondamente la pubblica opinione e, soprattutto, la percezione di cosa va e non va.

Non ci sono abbastanza soldi per la Sanità pubblica. Non vero, la Costituzione  (art. 32) “garantisce cure gratuite agli indigenti”, ma i Servizi Sanitari regionali gratuiti sono estesi  anche che ai lavoratori che – viceversa – dovrebbero (art.38)  essere “assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia”.

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Non ci sono i soldi per le pensioni. Discutibile, all’incontrario dei Servizi Sanitari, che si reggono sull’IVA e le accise sulle benzine, l’Inps incassa  premi assicurativi dal 95% dei lavoratori e questi sono pari a circa il 33% del reddito lordo  (aliquota contributiva pensionistica di finanziamento), cioè ben più  del 12% del PIL che eroga annualmente come pensioni da lavoro.

L’evasione fiscale ci dissangua. Discutibile, sarebbe più oggettivo parlare di corruzione, se almeno il 5% di tutto sembra muoversi sotto forma di ‘bustarelle’, e di lavoro nero degli immigrati, se in alcuni settori produttivi, sembra essere piuttosto diffuso, anzi  talvolta si legge di riduzione in schiavitù o di mafia.

I servizi sociali non funzionano. Discutibile, se c’è uno strato sociale che – dopo aver ricevuto casa, esenzioni, sussidi – continua a pretendere senza accettare le ‘regole’, andando a discapito delle esigenze emergenti e di quanti in condizioni di disagio.

Non vedremo la pensione neanche a 70 anni. Falso: nessuno può essere obbligato a lavorare più di tot anni nella vita. Ad esempio, chi avesse iniziato a 18 anni – Fornero o non Fornero – mantiene il diritto a pensionarsi entro il 60esimo anno d’età.

La scuola deve essere statale, lo dice la Costituzione. Non vero: è scritto solo che lo Stato può finanziare esclusivamente le proprie scuole. I Comuni e le Regioni possono imporre persino tributi per finanziare la proprie scuole o convenzionarsi con privati.

In Italia c’è carenza di operatori sanitari. Discutibile, oltre al personale pubblico andrebbe considerato il privato (dove si riversa ormai quasi il 40% della spesa sanitaria) per scoprire che – forse, in totale – sono davvero tanti.

L’Italia è il paese dei falsi invalidi. Non vero: il numero di cause che vede l’Inps soccombente per aver negato (spesso per anni) i diritti essenziali a malati gravi è di gran lunga maggiore a quello dei falsi invalidi che finiscono sulle cronache e che potrebbero essere molti meno di quelli coinvolti in frodi assicurative degli altri paesi.

Le tasse che paghiamo sono esorbitanti. Discutibile, se nelle tasse c’è anche il costo della Sanità e della Previdenza alla quale ogni lavoratore dovrebbe contribuire e beneficiare versando un premio di assicurazione.

Con il contributivo, addio pensioni. Falso: l’inconfessabile problema è che a causa della bassa e tardiva contribuzione anche il lavoro di una vita corrisponderà a rendite poco più che minime. E c’è poco da fare se nel Belpaese i titoli di studio servono per ‘cultura’, se si cerca lavoro tramite amici e parenti e si resta con mamma & papà fino a quarant’anni.

I giovani preferiscono restare degli eterni adolescenti. Discutibile, sarebbe più corretto dire che sono indotti. Perchè diventare adulti se non si possono apportare cambiamenti e non c’è mobilità sociale, in un paese ingessato ed antimeritocratico?

Gli invalidi sono depauperati a causa delle pensioni oltre i 3.000 euro mensili. Falso: le pensioni per invaldi e anziani poveri non attingono ai fondi per le pensioni dei lavoratori. Inoltre, sono le circa 80.000 che superano (di gran lunga) i 4.000 euro mensili ad essere del tutto sproporzionate rispetto ai contributi versati.

Gli stranieri delinquono più degli italiani. Falso: se una parte di noi riesce puntualmente ad evadere obblighi e pagamenti per i quali in altri paesi veniva condannato per direttissima al primo tentativo. Obblighi e pagamenti, cioè leggi.

Molti italiani delinquono per cause sociali. Falso: la qualità di vita ed il benessere – altre alle infrastrutture ed ai servizi – sono quelli di un paese avanzato e ben migliori di quelle di altre nazioni meno ricche e avanzate, come della stessa Italia degli Anni ’50, dove i tassi di criminalità e l’insicurezza della popolazione sono molto più bassi.

La Politica è marcia e non funziona. Discutibile,  se proprio noi preferiamo affidare  decine e centinaia di miliardi delle nostre tasse ad ‘eletti dal popolo’, anzichè a manager responsabili ed esperti, cioè con il criterio della ‘preferenza’ e della ‘fazione’ anzichè della ‘meritocrazia’ e del risultato.

Demata

Jobs Act, il lavoro nero e il conflitto di interessi di Renzi

22 Feb

In un curriculum del 2004 Matteo Renzi racconta che era “un dirigente d’azienda, nel 1994 ha fondato la Chil S.r.l., società di marketing diretto”, dove si occupava di “coordinamento e valorizzazione della rete, nella gestione di oltre duemila collaboratori occasionali in tutta Italia“.

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(“Lavoro «nero» e irregolare. Percorsi giurisprudenziali” – Salvatore Dovere, ‎Antonio Salvati)

Collaboratori ‘occasionali’ per il nostro presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ma ‘coordinati e continuativi’ per il tribunale … come nel caso della Speedy, “rappresentata dal liquidatore Tiziano Renzi”, e la Chil, “nella persona dell’amministratore Laura Bovoli”, padre e madre di Matteo?
Infatti, le aziende della famiglia Renzi – attive nel settore “strillonaggio e ispezioni nelle edicole per i giornali ma anche di eventi e ideazione di campagne” – nel 1998 incappavano nei controlli dell’Inps, pervenendo a sentenza nell 2000: i collaboratori “sottoscrivevano un modulo-contratto, nel quale la loro prestazione era definita di massima autonomia, ma il contributo è sicuramente dovuto. I venditori ambulanti sono da considerarsi collaboratori coordinati e continuativi”.
Questione confermata e conclusa il 23 dicembre 2004 quando la Corte di Cassazione (sent. 23897) ha ravvisato gli elementi di ‘parasubordinazione’ nel lavoro di strillonaggio.

Come mai, allora,  FirenzeToday  raccontava ancora nel 2012 che “la vita degli ‘Strilloni’ ai tempi di internet: paghe da fame, a volte in nero. Sveglia all’alba, tanta fatica ma poco guadagno. Per di più, pagato a cottimo. Che piova o ci sia il sole, a 40 gradi come sotto la neve“?
A quali controlli sono sottoposte aziende di strillonaggio e volantinaggio?

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Oggi, quindici anni dopo, ‘giustizia è fatta’:  Matteo Renzi – ‘ope legis’ con il Jobs Act – trasforma milioni di lavoratori dipendenti in collaboratori occasionali che – si spera – potranno diventare continuativi per poi essere assunti – caso mai – come dipendenti, mentre non si sa bene chi provvede al loro sostentamento e alla loro contribuzione quando sono ‘flessibili’, cioè disoccupati. Ovviamente, di norma, un Jobs Act si occuparebbe proprio di questa ‘quisquilia’ come di quella dello stauts dei sindacati, ma in Italia no …

Ma trattandosi del lavoro di tutti e della moralità di un pesonaggio pubblico come lo è un premier, resta sempre da chiederci che responsabilità aveva Matteo nei casi in cui l’Inps notificò le infrazioni poi sentenziate, con un ‘sistema’ che ben conoscono i ‘collaboratori’ del settore marketing, call center inclus, se le aziende (e l’arricchimento) della famiglia Renzi si  erano fondate anche sul lavoro di migliaia di persone mai assunte – per le quali non venivano pagati contributi neanche quando glielo imponeva l’Inps nè è certo che fossero sempre e comunque ‘in regola’.

Come non considerare che a ‘gestire oltre duemila collaboratori’ c’era dichiaratamente Matteo Renzi, che, ove cascasse il governo, quello ritornerebbe a fare?
Già, perchè il buon Matteo ha ancora un lavoro come dirigente che lo attende presso la Eventi 6 srl – rediviva fenice della fallimentare Chil – ed un salato Tfr – pagato con i nostri soldi, mica i loro – che lo attendono dal 2004 …

Come non ravvisare il pieno conflitto di interessi se, nell’emanare una norma che trasforma radicalmente i rapporti di lavoro, troviamo a capofila un uomo che è dirigente di un’azienda di strillonaggio e marketing già finita sotto i riflettori delle cronache per pratiche scorrette e sotto inchiesta per un paio di fallimenti?

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Matteo Renzi: le frodi, il lavoro nero ed i troppi ‘affari’ di famiglia

15 Feb

Un vecchio curriculum di Matteo Renzi racconta che era “un dirigente d’azienda, nel 1994 ha fondato la Chil S.r.l., società di marketing diretto”, dove si occupava di “coordinamento e valorizzazione della rete, nella gestione di oltre duemila collaboratori occasionali in tutta Italia“.

Curriculum RenziTecnicamente parliamo di “strillonaggio e ispezioni nelle edicole per i giornali ma anche di eventi e ideazione di campagne”, ma, per chi non lo avesse capito, sono quei simpatici imprenditori che per anni ci hanno riempito le cassette postali, i parabrezza delle automobili e le tasche della giacca con volantini e giornalini, utilizzando per 4-500 euro al mese scarpinatori di condomini e parcheggi o strilloni tristi e silenti agli angoli di qualche alba di periferia .

Infatti, l’azienda di famiglia Speedy, creata nel luglio 1984 e poi liquidata nel 2005, venne multata dall’Inps il 25 maggio 1998 dall’Inps per 995mila lire e sempre l’Inps multava la Chil per quasi 35 milioni di lire, perché non erano stati pagati i contributi agli strilloni, come v’erano altre cause per ‘lavoro nero’, come riporta Panorama.

Ed a comandare c’era anche il futuro premier, come conferma “Giovanni Donzelli, all’epoca studente, oggi consigliere regionale in Toscana con Fratelli d’Italia:  “Arrivava sul furgoncino bianco, da solo o con il padre, per consegnare i giornali e coordinare noi strilloni. Era come adesso: svelto, cordiale e brillante”. Peccato che il “verdetto spiega pure come venivano contrattualizzati i collaboratori: “Sottoscrivevano un modulo-contratto, nel quale la loro prestazione era definita di massima autonomia” dettaglia il giudice Bronzini. “Ma il contributo è sicuramente dovuto. I venditori ambulanti sono da considerarsi collaboratori coordinati e continuativi” … mica ‘occasionali’ come recita il curriculum del dirigente Matteo …

matteo-renzi-schiavista-by-baraldi-612580Era questa “l’Italia che vogliamo” di Romano Prodi, alla quale aderì Matteo proprio mentre ‘valorizzava’ i suoi volantinatori – strilloni – sherpa? Non lo sappiamo, ma fatto sta che è stato proprio Matteo Renzi ad attuare la deregulation del Jobs Act.

Se già così la vicenda sembra tratta da un film di … vampiri, ‘arrivati in città per succhiar sangue fresco’ con il solito cerchio magico di contorno, il resto della storia non fa altro che confermare il peggio.

Infatti, a fondare la Chil S.r.l. ci sono anche suo padre Tiziano Renzi e sua madre Laura Bovoli, mentre Matteo Renzi – otto mesi prima di entrare in politica – cede le sue quote trasformandosi in ‘dipendente’ e, in tal modo, finisce che le quote previdenziali quale dirigente vadano a carico della Provincia prima e del Comune di Firenze, dopo.

Intanto, c’è tutto un andirivieni di quote cedute in famigliae nel 2006 le ‘padrone’ sono Laura Bovoli (anche Amministratore Unico) con  Benedetta Renzi e Matilde Renzi. Sempre loro, nel 2007, costituiscono la Chil Promozioni S.r.l., che ha identica attività e identica sede della prima società e che nel giro di tre anni assorbe gran parte del mercato della Chil/Chil Post, che a tal punto sembra già destinata a fallire come poi accadrà con un buco da un milione e 200 mila euro.

Caso chil post. Raffronto fatturati Chil

Fonte ilcappellopensatore.it

Entrambe le società erano detenute da Laura Bovoli (madre di Matteo), Benedetta e Matilde Renzi (sorelle di Matteo) e la “vecchia” Chil S.r.l., a mano a mano depauperata della sua clientela e del suo fatturato, chiede un prestito alla Banca Cooperativa di Pontassieve e, contestualmente, la garanzia che Fidi Toscana ha in programma di concedere alle imprese femminili.

Il tutto con Marco Carrai (l’ombra di Matteo Renzi) nel CDA della Cassa di Risparmio di cui la Fidi Toscana è una partecipata e con il presidente della Banca cooperativa di Pontassieve, Matteo Spanò, compagno di infanzia di Matteo e che non era certo una “garanzia di terzietà”, essendo già sotto i riflettori perchè in soli tre anni (dal 2006 al 2009) la Florence Multimedia finanziata dalla Provincia di Renzi pagò ben 9,2 milioni di euro alla Arteventi di Spanò, mentre  era la “DotMedia” di Spanò e di Alessandro Conticini, cognato di Matilde Renzi, ad organizzare le “Leopolde” che hanno lanciato un oscuro politico di provincia alla ribalta politica nazionale.

In soldoni,

  • il 15 giugno 2009 viene concesso il finanziamento (80% del totale) – o meglio la concessione della garanzia di Fidi Toscana alla Chil S.r.l. – in quanto impresa femminile e toscana. Ad erogarlo è la banca ma – in caso di insolvenza o fallimento – a garantire c’è Fidi Toscana, la finanziaria della Regione, ovvero soldi pubblici.
  • Il 29 Luglio 2009, però, viene redatto un unico atto notarile in cui Laura Bovoli, Benedetta Renzi e Matilde Renzi cedono le loro quote della Chil S.r.l. a Tiziano Renzi che diventa socio unico della (nuova denominazione) Chil Post S.r.l.
  • Il 13 Agosto 2009 la Banca Cooperativa di Pontassieve di Matteo Spanò delibera l’erogazione di 437mila euro, senza essere ufficialmente a conoscenza degli atti societari, che avevano trenta giorni utili per il deposito presso il Registro delle Imprese delle Camere di Commercio che avviene solo il 27 Agosto 2009.
  • L’8 Ottobre 2010 la Chil Post S.r.l. di Tiziano Renzi cede a Chil Promozioni S.r.l. di Laura Bovoli, Benedetta e Matilde Renzi quello che è considerato “il ramo sano” (auto, furgoni, muletti, capannoni e altri beni per 173mila euro complessivi e uno stato patrimoniale con 218.786 euro in attivo e 214.907 in passivo, i contratti in essere per la distribuzione dei giornali tra cui Il Messaggero e il gruppo L’Espresso), mentre i debiti restano tutti alla ‘vecchia’ azienda ad eccezione del TFR  di Matteo Renzi per 28.326,91 Euro, che secondo il papà ‘non sa nulla’.
  • Il 14 Ottobre 2010 – solo sei giorni dopo – Tiziano Renzi trasferisce la Chil Post S.r.l. – ormai depauperata – a Genova e si dimette da Amministratore Unico. Dopo pochi giorni cede l’intera partecipazione sociale ad un venditore ambulante di «mercerie,chincaglierie, scampoli e tessuti» sessantacinquenne, Gianfranco Massone, che si ritiene sia un prestanome, almeno stando al suo avvocato Vincenzo Vittorio Zagami, secondo quanto riporta Libero.
  • Il 24 Agosto 2011 la Chil Promozioni S.r.l. cambia la denominazione sociale in  “Eventi 6 S.r.l.” e si aggiunge un quarto socio, proprio quell’Alessandro Conticini cognato di Matilde Renzi e socio di Matteo Spanò in DotMedia. Proprio in quell’anno, la  Chil Post S.r.l. cessa di onorare i ratei con regolarità.
  • Il 7 Febbraio 2013 per la Chil Post S.r.l. verrà poi emessa sentenza dichiarativa di fallimento, il 19 aprile del 2013 l’ultimo atto del sequestro dei beni della Chil Post ad Alessandria, ultima sede della società, che si rivolge a Fidi Toscana per coprire ben 263.114,70 euro a carico di fondi pubblici.
  • Il 18 settembre 2014, il Fatto Quotidiano annuncia l’iscrizione di Tiziano Renzi e altri, nel registro degli indagati per bancarotta fraudolenta. Secondo il procuratore aggiunto Nicola Piacente e il pm Marco Airoldi lo snodo della vicenda è la vendita del ramo d’azienda sano della Chil alla Eventi 6, società della madre del premier Laura Bovoli, avvenuta l’8 di ottobre del 2010, per soli 3800 euro.
  • Il 30 ottobre 2014, nonostante l’ipotesi di reato in corso, il ministero dell’Economia restituisce a Fidi Toscana 236.803,23 euro attraverso il Fondo centrale di garanzia. 
  • 20 marzo 2015 – La procura di Genova ha chiuso le indagini per la vicenda che vedeva coinvolto il padre del premier, Tiziano Renzi, accusato di bancarotta fraudolenta e ha chiesto l’archiviazione per il papà del Premier ed il Gip deciderà se accoglierla o meno.
    Per gli inquirenti, Renzi negli anni in cui era amministratore avrebbe gestito correttamente la società madre e non avrebbe contribuito al fallimento, ma solo ceduto alla Eventi6, già Chil Promozioni S.r.l. di proprietà della moglie Laura Bovoli praticamente tutti i beni disponibili della Chil Post srl, nata perà Chil srl e finanziata come Chil S.r.l. – in quanto impresa femminile e toscana.
    Per gli altri due amministratori subentrati nella gestione societaria nel 2010, Antonello Gabelli e Mariano Massone, è stata viceversa confermata l’accusa.

A questo punto potremmo chiederci tantissime cose.

Ad esempio, se i rapporti tra l’azienda di famiglia ed il gruppo L’Espresso siano iniziati prima o dopo l’adesione di Matteo al progetto prodiano.
Oppure, come stiano i conti di Leopolda, di Dotcom e di tante altre operazioni ‘politiche’ di Matteo Spanò o … della Provincia e del Comune di Firenze … dato che – a tal punto della storia e ricordando anche i ‘fasti’ del berlusconiano Verdini o del democrat Della Valle – la Toscana non sembra essere meno omertosa della Sicilia.

“Nel 2008 Dotmedia fatturava 9 mila euro, nel 2009 con Renzi sindaco si sale a 137 mila euro. 215 mila euro fatturati dal 2009 (ndr al 2012) alle quattro partecipate del Comune: Firenze Parcheggi, Mukki, Publiacqua e Ataf. II Fatto ha scoperto che Dot Media ha un legame societario con la Eventi 6, la società dei Renzi (amministrata da Matilde Renzi, 28 anni, che ne controlla come l’altra sorella maggiore di Matteo, Benedetta il 36 per cento mentre la mamma, Laura, ne detiene solo l’8 per cento)”. (Fatto Quotidiano)

tiziano renzi bovoliEra l’8 ottobre 2012 quando il nucleo di polizia tributaria di Firenze, Gruppo tutela spesa pubblica, sezione accertamento danni erariali raccoglieva la testimonianza di Alessandro Maiorano, dipendente comunale, riguardo spese della provincia e delle fatture menzionate da Luigi Lusi “nei confronti della Web and Press, società che era di Patrizio Donnini, persona – come ha scoperto Il Fatto Quotidiano – in rapporti di affari con un socio delle sorelle e della mamma di Matteo Renzi. Majorano avrebbe consegnato molte fatture dal 2004 al 2009 della Provincia e di Florence Multimedia”.

Appare impossibile che Renzi ‘non sapesse’, come era stato ‘impossibile non sapere i fatti di famiglia’ per Silvio Berlusconi e/o Gianfanco Fini. E non poteva non sapere dei “contributi non pagati, lavoro irregolare, licenziamenti illegittimi, danni materiali” di cui racconta Panorama ed avvenuti proprio quando lui era lì, alla Chil srl con il padre Tiziano ed il resto della famiglia.
Specialmente se – come ha scritto il Fatto Quotidiano – la Mail Service srl, una società di cui il padre del premier era socio di maggioranza con il 60% del capitale, nel 2011 è stata dichiarata fallita con un passivo di ben 37 milioni di euro, passata nell’ottobre 2006 dalle mani di Renzi senior a quelle di Mariano Massone, figlio dell’ambulante Gian Franco, e anche lui indagato nell’inchiesta genovese per bancarotta.

Dunque, visto da ‘dove’ arriva, non resta che chiedersi ‘come’ abbia fatto Matteo Renzi ad arrivare alla Presidenza del Consiglio senza essere eletto e ‘cosa’ intenda farsene degli italiani, specie se la capacità di mantenere i patti e gli impegni politici dovesse dimostrarsi del tutto evanescente come finora è stato.

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M5S a convegno per governare?

4 Mar

Non era difficile non dare per scontato che centonove deputati e cinquantaquattro senatori avessero bisogno di un «conclave» del neonato Movimento Cinque Stelle, per decidere insieme le strategie ed i margini di accordo che vogliono attuare in Parlamento e, innanzitutto, la governabilità.

Altrettanto facile immaginare che la Premiata Ditta Grillo & Casaleggio si faccia scippare ‘al mercato delle vacche’ quelle due dozzine circa di senatori che mancano al Partito Democratico per governare.

Nel ‘conclave’ dei parlamentari del M5S, verranno chiarite anche alcune questioni essenziali, sulle quali non loro, ma gli italiani tutti stanno facendo una gran confusione.

La richiesta da parte di Grillo di un governo di minoranza senza una fiducia preventiva che contratta, di volta in volta, l’appoggio su singole leggi porrebbe inevitabilmente l’Italia in balia del Parlamento e delle Lobbies.

Anche se Bersani intima a Grillo: «Decida cosa fare o tutti a casa», il caso del capo dello Stato in scadenza – “semestre bianco” – impedisce che egli sciolga subito le Camere.

Come probabilmente sperano i sostenitori di Mario Monti, una prosecuzione “a tempo” del mandato presidenziale al Quirinale non rientra nei ‘parametri’ previsti dalla Costituzione.

Malgrado quanto sostenuto da una parte della Sinistra, nonostante il Procellum, spetta solo al Presidente della Repubblica, e solo a lui, scegliere in piena autonomia, al termine delle consultazioni, a chi affidare l’incarico per formare il governo.

Dunque, esistono solo due strade.

La prima via – quella che comunemente è chiamato ‘governo tecnico per le riforme’ – è quella che di un governo a tempo con un programma di riforme, sul genere di quelli ‘tecnici’ guidati da Dini e Amato per traghettare il Paese dalla Prima alla Seconda Repubblica, che si concluda con delle elezioni con un nuovo sistema elettorale e con le autonomie locali riformate.
Nella sostanza è quello che sta chiedendo – con poca chiarezza – Beppe Grillo e che, ragionevolmente, chiederà il Movimento Cinque Stelle di Casaleggio.

Il secondo percorso – quello che comunemente è chiamato ‘governissimo’ -è quello che di un governo a tempo con un programma di riforme, sul genere di quello guidato da un ‘tecnico’ come Mario Monti per salvare il sistema finanziario italiano, che si concluda con delle elezioni con un nuovo sistema elettorale e con il Welfare riformato.
Nella sostanza è quello che serve alla Seconda Repubblica per guadagnare qualche anno di vita ed avere il tempo, secondo loro, di lavorarsi ai fianchi il movimento dei Grillini.

In tutto ciò, c’è da insediare il Parlamento ed eleggere, anche con una certa rapidità, sia i Presidenti della Camera e del Senato, si individuare i candidati alla presidenza della Repubblica e darsene uno.

Dunque, che Bersani la smetta di portar fretta, che non ce ne è se non per lui, che, a breve, dovrà rendere ragione ai suoi sodali di partito in ordine all’ennesima cantonata presa e conseguente bastosta incassata, illudendosi di governare con il 33% ed un voto.

Tanto, finchè non si eleggerà ed insedierà il nuovo Presidente della Repubblica, c’è il Governo Monti per ‘l’ordinaria amministrazione’ e per la buona pace di banche, governi esteri e mercati vari.

Il Movimento Cinque Stelle è a convegno ed è la loro prima prova del nove. Avranno idee, condivisione e lungimiranza per resistere al canto delle sirene democratiche-democristiane? Riusciranno a stendere un decalogo delle priorità e delle negoziabilità, con cui sostenere un governo di programma per le riforme?
Probabilmente si, ma lo sapremo tra due giorni soltanto.

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Governabilità, ma come?

27 Feb

I dati elettorali e lo stallo parlamentare sono sotto gli occhi di tutti, il mondo della politica è sgomento, i cittadini un po’ meno, M5S ha annunciato che voteranno le leggi che ritengono giuste, all’estero pazientano. Allo stesso tempo, la Lega è egemone nelle tre regioni che contano (Piemonte, Lomnbardia E Veneto), mentre la Puglia e la Campania hanno abbandonato Vendola e De Magistris.

Già questo dato dovrebbe darci una chiave di lettura della exit strategy in cui dovrebbero dedicarsi il Quirinale ed il sistema partitico, salvo apporti ed interferenze da parte del sistema giudiziario e dai media, cui siamo notoriamente avezzi.

Il PD con SEL ha alla Camera più o meno gli stessi voti del PdL-Lega e del M5S, grazie ad una legge iniqua a dire di tutti, il Porcellum, ha, però, la maggioranza assoluta. Rivendicare una primazia o, addirittura, una sorta di diritto a governare è un atto classificabile – agli occhi di un elettore che badi alle regole ed non solo alla fazione – come un enorme atto di arroganza.
Per giunta, proponendo al M5S un abbraccio suicida per non pochi motivi, visto che tra ‘ruggine storica’ e ‘pastoie governative’ Beppe Grillo rischierebbe di perdere un’enorme massa di consensi nel giro di pochi mesi da un elettorato che aborrisce il consociativismo, i capibastone, le scuderie eccetera eccetera.

Inoltre, c’è la disponibilità già dichiarata dei Grillini ad operare nel pieno, vero mandato cui ogni parlamentare dovrebbe adempiere: votare le leggi secondo coscienza.
Questo significa che esiste ampio spazio per un governo di minoranza.

Certo, in politica mai dire mai, ma la via del governo di minoranza è la prima balzata gli occhi, dato che l’abbraccio di Bersani con il Giaguaro Berlusconi è improponibile agli elettori di sinistra, come è impensabile un Mario Monti premier con un Scelta per l’Italia che è ‘quasi’ l’UDC ma ‘non è l’UDC’ e con la carenza di carisma e di opportunità politica dimostrate in quest’anno.
E’ però improponibile anche che il PdL sostenga un governo di minoranza guidato da Bersani: una comprensibilissima questione di principio.

Ed, allora, non resta che Casini, che a guardarlo bene, ha tutte le caratteristiche per assolvere alle funzioni di un Premier di minoranza o di un governo a termine, che abbia i poteri di programma e non solo tecnici, onde intervenire su alcuni aspetti costituzionali.
Le caratteristiche così ‘rare’ sono quelle di non essere sgradito all’elettorato di sinistra, non incassa troppa ostilità dal PdL, fa parte della compagine montiana, così rassicurante per i ‘mercati’, ha interesse a riformare la legge elettorale, conosce a menadito i regolamenti parlamentari, conosce molto bene vezzi e difetti di tanti suoi colleghi.
I limiti sono quelli noti: non aver mai dimostrato un carisma ‘non solo fotogenico’, non avere un gruppo di ‘cavalli di razza’ nel partito, essere indirettamente legato ad una certa ‘romanità’ di cui il cinema ha raccontato fatti e misfatti ed in tanti si è imparato a diffidare, essere additato dai Montiani come la causa del loro flop.

Ad ogni modo, Casini o non Casini ed acclarato che M5S non farà bieco ostruzionismo parlamentare, di alternative ad un governo di minoranza non sembra che se ne vedano all’orizzonte, salvo quella del Partito Democratico che forma un governo con SEL e Cinque Stelle. Ma, in tal caso, di quanto e per quanto saremo sballottolati, piallati, compressi, svalutati, massacrati, disfatti dai mercati e dalle diplomazie di mezzo mondo?
E chi si prende una responsabilità storica del genere? Pierluigi Bersani a cui, forse, il partito dovrebbe chiedere le dimissioni?

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