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Anche le Cayman cambiano, l’Italia no

18 Gen

Il Bollettino della Bce di gennaio contiene un duro e preoccupato monito all’Italia, dove, finora, “l’accresciuta incertezza politica in Italia è stata all’origine di alcuni flussi di capitali, con l’obiettivo di ricercare investimenti più sicuri, verso i titoli emessi dai paesi con rating AAA.”
Infatti, “continuano a pesare le persistenti incertezze e gli aggiustamenti di bilancio in atto nei settori finanziari e non finanziari e solo nella seconda parte del 2013 è attesa una graduale ripresa.”

Nelle previsioni della Banca Centrale Europea, la situazione è preoccupante anche perchè “gli aggiustamenti di bilancio necessari nei settori finanziario e non finanziario, nonchè la persistente incertezza, seguiteranno a gravare sull’attività economica“.

Al calo dello spread dei BTP rispetto ai Bund tedeschi, corrisponde sostanzialmente una situazione di stagnazione, con ‘bassa inflazione‘ e ‘debole attività economica‘.

Non a caso, da Francoforte si ricorda che “per quanto concerne le politiche di bilancio, il forte calo dei rendimenti sui titoli di Stato evidenziato di recente dovrebbe essere sostenuto da ulteriori passi avanti nel risanamento delle finanze pubbliche in linea con gli impegni assunti nel quadro del Patto di stabilità e crescita“.

Infatti, “nell’area dell’euro il clima del mercato obbligazionario ha risentito dell’influsso negativo esercitato dalle revisioni al ribasso delle previsioni di crescita. Tra la fine di novembre del 2012 e il 9 gennaio del 2013 i rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine con rating AAA dell’area dell’euro sono rimasti su livelli prossimi ai minimi storici, sebbene verso la fine del periodo siano cresciuti di circa 10 punti base, portandosi all’1,8 per cento circa.

Intanto, mentre l’Italia la crescita è ferma in nome della Casta, delle sue prebende e delle sue ipocrisie, invocando la solita caccia inutile all’untore/evasore, dalle Cayman arriva la svolta: un’ampia riforma che intende creare un database pubblico dei fondi con domicilio nell’isola.

Forse, sarebbe il momento di abbassare la pressione fiscale, grazie ad una spesa pubblia virtuosa, e, magari, avviare un condono fiscale per i fondi che rientrano in Italia, visto che stiamo per assistere ad una ‘fuga dalle Cayman’ da parte di tanti evasori.

Una questione da non sottovalutare, dato che da Italia, Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda, nell’ultimo anno, sono aumentati esponenzialmente  i trasferimenti verso i paesi forti dell’Unione Europea, come Germania, Olanda e, soprattutto, Lussemburgo, che è un ‘quasi’ paradiso fiscale.

Una pressione ed invasività fiscale, in corso in Italia, cui andrebbe posto rapidamente rimedio, dato che un paradiso fiscale ce l’abbiamo alle porte (Svizzera) e, soprattutto, che un altro l’abbiamo in casa nostra e si chiama IOR, Istituto Opere di Religione, la banca vaticana che proprio non riesce a recepire le norme antiriciclaggio che l’Unione Europea richiede per accedere ai propri circuiti finanziari.

Una situazione molto ambigua, visto che la Deutsche Bank che (s)vendette i BTP italiani era governata da un banchiere svizzero, Josef Ackermann, e che, ad esempio, lo stesso governo Monti, che si è scagliato contro gli evasori fiscali, ha anche preso la ‘”decisione di tacere davanti al Consiglio di Europa sulle inadempienze di Oltretevere in materia bancaria’, mentre ‘il direttore dell’UIF Giovanni Castaldi ha ritirato i suoi due dirigenti dalla delegazione che rappresentava il nostro Paese a Strasburgo per non essere complice di una posizione sbagliata“. (Il Fatto Quotidiano – 05-07-2012)

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Lo Squalo, uno svizzero alla Deutsche Bank

31 Gen

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Josef Ackermann non è un cittadino europeo, ma svizzero.
Incredibilmente, si trova a governare la Deutsche Bank, ovvero l’entità finanziaria che maggiormente determina le politiche dell’Euro. Non del Franco Svizzero …

Herr Ackermann è un privato, ragiona da privato, viene dal privato, attualmente è ai massimi livelli di Siemens AG (energia) e Shell (petrolio).
Eppure,  si trova a governare la Deutsche Bank, ovvero l’entità finanziaria che maggiormente determina le politiche degli stati membri dell’Unione. Non del suo Cantone svizzero …

Josef Ackermann è stato accusato, in una recente intervista diffusa dal periodico NoviDen, di “usare il suo potere per avidità e non rispettare la gente comune”.
Affermazione non improbabile, se Financial Times Deutschland riporta che dichiara redditi per circa 9 milioni di euro annui.

Ma non solo. Il giornalista Peter Odintsov, in un’intervista ad un altro banchiere svizzero, riporta accuse verso Achermann ed altri “plenipotenziari” di banche svizzere ed internazionali, facenti parte di una “fazione” nel Bildberger Group.

Personaggi che avrebbero occultato “enormi quantità di denaro disponibile e lo utilizzano per distruggere interi paesi. Distruggono la nostra industria e la ricostruiscono in Cina. Dall’altra parte hanno aperto le porte a tutti i prodotti cinesi in Europa. La popolazione attiva europea guadagna sempre meno. Il vero obiettivo è quello di distruggere l’Europa.”

Incredibile a crederci, se non fosse che i mercati stanno straspeculando, la nostria industria è allo sbando, i prodotti cinesi sono dovunque, la popolazione attiva è agli sgoccioli e l’Europa se ne va in pezzi.

E se non fosse che si tratta di un uomo, figlio di un medico di montagna, che, dopo un PhD presso la Saint Gallen University entra in Credit Suisse, nel 1977, direttamente come corporate banker … e che non si ferma neanche dopo esser diventato un uomo ricchissimo.

Ad ogni modo, chi sia “realmente” Josef Ackermann non è dato saperlo.
Vale la pena di ricordare, però, che quello che lo riguarda è stato l’ultimo articolo pubblicato on line da Noviden e che l’8 dicembre scorso è stato oggetto di un attentato, una lettera bomba disinnescata prima che facesse danni.

Come è il caso di sottolineare che il misterioso banchiere “pentito”, intervistato per Noviden, conferma quanto asserito da John Perkins nel suo libro “Confessioni di un sicario economico”, riguardo la compartecipazione delle banche svizzere per finanziare rivoluzioni o per l’uccisione di persone.

Una sola cosa è certa: non è affatto il caso che un cittadino svizzero con forti interessi speculativi possa sedere a capo della Deutsche Bank fino alla fine del 2013.

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