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Scuola, infrastrutture, legge elettorale, pensioni: mutare tutto per cambiare nulla

5 Mag

E’ o non è un ‘inciucio’ approvare una riforma elettorale con soli 19 voti di vantaggio (334 su 630) in una Camera dei Deputati eletta con un premio di maggioranza incostituzionale e un voto blindato dalla fiducia al Governo o tutti a casa?

renzi boschi

E’ o non è una vergogna trovare una dozzina di miliardi per i diritti di chi è già gode di una pensione tre volte superiore al minimo, mentre persino gli invalidi gravi che dovevano andare in pensione da quest’anno si troveranno ad attendere il 2018 o forse mai?

E’ pura demagogia convocare i soliti scioperi per ‘salvare la scuola italiana’ dalla cancellazione del precariato, come dal diritto dei presidi di scegliersi i diretti collaboratori (ed essere sostituiti se si ammalano) oppure dal diritto degli alunni ad essere valutati uniformemente su tutto il territorrio nazionale?

E’ tutta ‘una chiacchiera’ quella dei conti dello Stato, se manco sappiamo quanto costerebbero sanità, pensioni e welfare ‘a regime’ o – peggio ancora – quanto costa rinnovare e manutentare le ‘infrastrutture’ lasciateci da 40 anni di saccheggio e spreco?

E’ sbagliato prendere atto che ormai siamo governati da partiti che non abbiamo eletto (Renzi senza Bersani e Letta ma con i Montiani; Alfano con i transfughi di UDC e Lega)?

E, soprattutto, è il caso di dirlo, se i media si preoccupano di cosa faranno i pensionati con il gruzzoletto che gli arriverà, mentre ignorano del tutto percchè e per cosa serva una ‘buona scuola’, dimenticando che l’Inps è ormai un ‘crollo annunciato’ e che risistemare il Belpaese significa prima ripristinarlo?

Demata (blogger since 2007)

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Renzi, Mattarella e il golpe democratico

21 Apr

Giorgio Napolitano, quando era presidente, affidò l’incarico di governo a Matteo Renzi perchè era il leader del partito che aveva vinto le elezioni senza avere una maggioranza per governare, sostituendo Enrico Letta che era il leader di una colizione legittima seppur frastagliata.

Un’operazione ‘politica’ in pieno stile monarchico-costituzionale che lascerà perplessi storici e giuristi per tanto tempo, specialmente tenuto conto di quanto da ‘nascondere’ avesse il Partito Democratico due anni fa e quante vergogne ancora non conosciamo.

Matteo Renzi, preso il potere, porta con se il ‘meglio’ di quel mondo tosco-emiliano (Madia, Poletti, Del Rio), che a contraltare sta dimostrando il ‘peggio del peggio’ con le sue Coop corrotte e le carriere d’assalto dei soliti provinciali. Nessuno vede un nesso imbarazzante, nessuno ulula dimissioni, neanche per Poletti che di Coop  se ne intende, specie se – mentre si riforma il ‘suo’ Lavoro e Welfare (Jobs Act) – davvero non ha nulla da dire.

Intanto, il Leader (Matteo) in un anno e due mesi non perviene alla riforma parlamentare ed elettorale che sembrava avesse in tasca già pronta da venire, ma riesce a riformare profondamente Finanza pubblica, Lavoro, Scuola, Infrastrutture.

Ovviamente, le maggiori urgenze dei cittadini, dell’UE e persino di Papa Francesco (Giustizia, Welfare, Sanità, Enti Locali e Corruzione) sono argomenti da ‘deviare’ ed, infatti, vengono inabissate in Commissioni e Autorithy, mentre dovremmo sentir chiedere “Fate Presto!” come dinanzi a qualunque emergenza.

Oggi, con l’epurazione di tutti coloro che rappresentavano il Partito Democatico fino a pochi mesi fa (Bersani, Lanzillotta, Bindi ecc.), Matteo Renzi usa il suo potere di Leader di governo – ottenuto perchè Leader del Partito – per epurare il Partito che non è affatto contento del Leader …

Sembra di leggere la biografia di Putin o di Kim il coreano.

Intanto, le Riforme istituzionali di cui Renzi straparla si rivelano essere la ‘sfida all’OK Corral’ di una tormentosa ‘faida’ interna alle Sinistre (ndr. mica una o due soltanto …), che è esattamente quella cosa di cui l’80% degli italiani è stufa da molti anni.

Tenuto conto che il Presidente della Repubblica si è associato recentemente ai bei discorsi di Papa Francesco su giovani, disoccupati e malati, oltre che sulla corruzione, si potrebbe far presente tutti che l’invito era per Matteo Renzi e lui manco risponde?

Demata (blogging since 2007)

Più soldi per colf, badanti e bambinaie, nulla per disoccupati, esodati e invalidi

20 Apr

Inps, Boeri: «Allarme povertà, la nuova emergenza sono i 55-65enni. Presto proposta di reddito minimo per gli over 55», che anche grazie al Jobs Act e alla Deregulation della Pubblica Amministrazione verranno licenziati in massa per far spazio ai giovani.

Jobs Act: fino a 7.000 euro annui a prescindere dal reddito, per tutte le famiglie che assumono una colf, una badante o una baby sitter.

Ma siamo impazziti?

Cosa ne dite di un Paese che garantisce la badante a chi già percepisce una più o meno lauta pensione, oltre a tutto il welfare che è gia speso per loro tramite le Coop e le Onlus così amate dai nostri Partiti?
E che vogliamo scherzare se un briciolo degli stessi diritti dovesse toccare che nacque dopo di loro .. prima degli esodati, dei disoccupati, dei precari, degli invalidi … ci sono colf, onlus, coop, badanti, bambinaie … nani e ballerine.

Riuscite ad immaginare voi una famiglia esodata o disoccupata, che non raccatta un centesimo di Welfare anche dopo una vita di contributi, ma che tra pochi giorni potrebbe permettersi la colf grazie ai 7.000 euro annui che Renzi sta legiferando?

Magari, avremo un mondo più solidale dove assumo la moglie del vicino come colf ed in cambio mia figlia fa da badante al loro nonno; settemila a testa e passa la paura.
O forse finalmente le casalinghe, assumendosi l’un l’altra come colf, riusciranno a raccattare uno stipendio.

Prendiamo atto che il PD di Renzi, Del Rio e Poletti  è ben attento alle esigenze delle famiglie con colf, badanti e bambinaie, mentre è per nulla interessato a disoccupati, esodati e invalidi.
Come Tito Boeri, che – dopo aver dimenticato che la Sanità e il MEF sarebbero debitori di una cinquantina di miliardi di euro all’ex Inpdap e dimendicando che qualcuno dovrebbe pagare per il buco di miliardi dell’ex Inpdai – sembra aver dimenticato di esser nato nel 1958 e che i suoi coetanei stanno a tirar la cinghia per le pensioni pazzesche e del tutto immotivate che l’Inps versa e everserà a chi nacque prima del 1952 …

originale postato su Demata (blogger dal 2007)

Pensioni: arrivano i licenziamenti per gli over55?

21 Mar

Che sulle pensioni ci fosse da intervenire già con il subentro di Enrico Letta a Mario Monti lo sapevamo tutti, come sapevamo che – introdotte le norme sugli esodati e il jobs act – c’era da avviare quelle sul ‘salario minimo’ o ‘reddito di cittadinanza’ che dir si voglia.

E, invece, non si è fatto nulla, assolutamente nulla. Neanche del processo Mastrapasqua si sa nulla ed è incredibile che si sappia tutto di tutto sull’ex comandante Schettino, che guidava il Costa Crociere, ma non sull’ex direttore dell’Inps, che sta morendo per dissanguamento.

Cosa doveva riformare il PD? Poco, molto poco.

Innanzitutto, c’erano da abrogare alcune circolari dell’Inps, che escludono tutte le malattie rare dagli scivoli (due mesi per anno per massimo cinque anni) riservati alle malattie congenite dalla nascita. Oppure c’era da ricordarsi che il Contratto di oltre un milione di docenti contiene l’obbligo di residenza per i parenti invalidi, cosa che la stessa Inps dovette ritirare perchè illegittima, ma ‘sfuggita’ agli agguerritissimi sindacati della scuola. Invece, approfittando del fatto che non c’è tribunale di riferimento per una mostruosità simile, restano iniquità a macchia di leopardo e chissenefrega …

old-workersPoi, c’era da mettere fine alle pensioni d’oro, incluse quelle già in erogazione, ma … figuriamoci se Renzi, Maida & co. andavano a tagliare il gruzzoletto che, dopo babbo e/o mamma, stanno accumulando anche loro … bastava questo per rimettere in sesto la barca …

Infine, la questione sociale: anche nella Germania o nel Giappone degli Anni 80  accadde che il lavoro dei giovani del dopoguerra mondiale venisse protratto fino a 48 anni di servizio, come oggi lo si chiede ai reduci degli ‘Anni di Piombo’ e della ‘Pantera’ che già hanno pagato un prezzo altissimo all’Italia di allora, spartita com’era tra Mafia e Comintern. L’attuale direttore dell’Inps, Tito Boeri, parla di ‘reddito minimo’ tra i 55 ed i 65 anni (link), preavvisando – dunque – il licenziamento in massa nel corso dei prossimi anni di chiunque raggiungerà quell’età … ed una pensione da fame comunque per tutti coloro che oggi hanno uno stipendio ‘normale’.

Così, tra non molto, l’Italia sarà tra i primi paesi al mondo ad ‘abituarsi alla diseguaglianza’ come preannunciava al Daily Telegraph nel 2009 Lord Griffith, il numero due della Goldman Sachs. Da un lato gli ex Sessantottini, saldamente pensionati, ed i  loro figli, ormai ultraquarantenni e ‘sistemati’; dall’altro i ragazzi del ’77 e della Pantera, che vedono la pensione allontanarsi mese su mese, ed i loro figli ventenni in cerca di un lavoro che sarà a diritti progressivi … magari mai.

Facile per qualunque analista prevedere che – esauritosi tra 5-10 anni il serbatoio dei (post)comunisti ultra sessantenni – tra due legislature il Partito Democratico e l’Italia dovranno confrontarsi con la propria sudditanza ai ‘grandi vecchi’ del nostro Paese ed i misfatti che inevitabilmente combineranno i loro figli, dato che ‘solo chi non fa non sbaglia’.

Oggi siamo ancora nella Seconda Repubblica, quella che proprio il neopresidente Sergio Mattarella creò con il Mattarellum, e per veder nascere la Terza ce ne vorrà ancora.

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Innanzitutto Innanzitutto

Il Jobs Act e i giovani

7 Mar

Facciamo finta di essere un giovane, uno qualunque purchè ‘vero’, non di quelli ultratrentenni con prole a carico che ci propinano i media, ma qualcuno tra i 17 ed i 25 anni che vorrebbe lavorare, farsi una strada ed una famiglia, conquistandosi la sua pensione a sessant’anni, forse anche un tot prima.

Facciamo solo finta, che lo sappiamo che per uno così proprio non c’è spazio qui da noi, ma facciamolo. E mettiamo che il giovanotto o la signorina di turno decidano di informarsi su come funzioni il sistema del lavoro in diversi paesi europei.

Senza troppi ghirigori vengono subito a galla molte differenze tra l’Italia e il resto dell’Europa, ad esempio:

  1. i Jobs Act si occupano prevalentemente di tutele per chi resta disoccupato o si ammala o viene discriminato o vuole reinserirsi o eccetera, il nostro no. Anzi, le tutele si applicano solo a chi permane con lo stesso datore di lavoro;
  2. di tutte queste tutele altrove se ne occupa il corrispettivo dell’Inps italiano, dato che altrove esiste ancora la ‘previdenza sociale’ mentre da noi è una Public Company del ramo assicurativo in condizioni di palese monopolio
  3. il datore di lavoro ed il dipendente come il disoccupato sono tutelati da norme semplici, praticamente dei regolamenti, e da una giustizia veloce, piuttosto che da lunghe enunciazioni di diritti e formule giuridiche.

I sondaggi raccontano che i ‘veri giovani’ sostengono Renzi per il Jobs Act. Vedremo …

Cosa ne sarà d questi ‘contratti tutelati’ se dopo Natale quale sentenza del lavoro o qualche quesito costituzionale oppure un atto di bilancio (c’è sempre il Fiscal Compact …) andranno a riaprire la questione?

Infatti con i 300 milioni del fondo specificamente costituito (Asdi) non ha trovato impiego a due anni dal licenziamento basta appena per 20.000 persone per un anno. Come una dozzina di mesi ancora potrà durare il blocco delle pensioni di Fornero e la mattanza fiscale di Monti. E poi, cosa accadrà?

E’ forse per questo che le banche non ci credono e tengono duro sui mutui casa ai ‘lavoratori a tutela crescente’? E l’Inps? Quando toccherà all’Inps di essere risanato e riportato agli scopi originari di ‘spesa’ e non di ‘cassa’?

Da oggi i nostri giovani, veri e meno veri, hanno un Jobs Act grazie al quale chiunque cambi ditta un paio di volte in cinque o sei anni – magari per migliorare – si ritrova ‘ancora precario’ a quaranta per finire esodato a cinquanta …

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Meloni, Salvini, Tsipras, Saviano, Bersani: tutti contro Renzie?

2 Mar

Giorgia Meloni a Piazza del Popolo con Matteo Salvini dipinge la situazione in un attimo: “Renzi? Il figlio segreto di Wanna Marchi” … la battuta non è sua, credo di Gasparri o Cicchitto,  ma ‘calza bene’ e ‘spacca’.
Certo, è solo una battuta, ma racconta in un flash quale sia la ‘visione’ di tanti italiani sullo ‘status quo’ determinato dall’ex Presidente Giorgio Napolitano, prima con Monti e poi con Renzi.

Roberto Saviano dalla prima pagina di Repubblica lancia un “Non andate a votare” per le Primarie Pd in Campania. Le primarie Pd avrebbero dovuto essere strumento di apertura e partecipazione, ma così non è stato (vedi il caso Liguria). Queste elezioni saranno determinate da voti di scambio. Non legittimiamole, non andate a votare”.
Eccco cosa rimane della ‘gioiosa’ macchina elettorale di Romano Prodi e delle ‘mani pulite’ dopo venti anni di fusione a freddo tra democratici ‘cristiani’ e  riformisti ‘post comunisti’.

Nel complesso, un mondo ‘ribaltato’ rispetto all’immagine mediatica che ci propina un Matteo Renzi vincente e promettente e che evidenzia a caratteri cubitali “da Salvini offese a Fornero” …

Quanto al ministro Fornero e al direttore dell’Inps, Mastrapasqua, le offese quelle vere sono ben altre … basta frequentare qualche bar in prossimità di qualche grossa sede pubblica o qualche CAAF o sala d’attesa qualsiasi per sentirne di tutti i colori davvero da parte di … educati ed anziani dipendenti pubblici e privati.

A Piazza del Popolo erano proprio gli ‘antifascisti’ quei ‘fascisti’ che – occupando persino una chiesa – volevano impedire un comizio autorizzato di due partiti (Lega e Fratelli d’Italia), a loro avviso ‘fascisti’ ed ‘intolleranti xenofobi’, nonostante ad intervenire ci fossero parlamentari italiani ed europei ed un governatore regionale.

In Campania (ed in Italia tutta), deve essere Saviano a rivelare – dopo venti anni di Prodi(smo) e Veltroni(smo) con il noto D’Alema ed il ‘buon’ Fassino al fianco – che le Primarie, “sino a quando non esisteranno leggi in grado di governarle, saranno solo scorciatoie per gruppi di potere” … Liguria inclusa.

Se a Roma gli iscritti sono davvero nel novero delle migliaia e alle primarie votavano a centinaia di migliaia, di quale ‘democrazia’ e di quale ‘base elettorale’ stiamo parlando?
Se l’Europa on Tsipras (N.B. alleato con la destra popolare) abbozza e con Renzie (N.B. alleato con la destra affaristica) pretende, se il Jobs Act è partorito da un dirigente di una azienda condannata per lavoro nero, se il Sole24Ore racconta, chiede e ribadisce su ‘chi controlla il controllore’ ovvero Bankitalia, se Matteo S. spacca in televisione come fosse Zorro e Matteo R. fa la figura del fratello bugiardo come Gollum rispetto a Frodo, se sulla Libia e Is cosa aspettiamo – il fuoco in casa – prima di decidere quel che è ormai per tutti ovvio, se persino Bersani non ne può più delle promesse mancate del suo segretario, se con l’età pensionabile arrivata ormai a 68 anni si possa derogare ancora agli errori madornali fatti, se … tanti se, troppi se …

Se si votasse domani?

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Jobs Act, il lavoro nero e il conflitto di interessi di Renzi

22 Feb

In un curriculum del 2004 Matteo Renzi racconta che era “un dirigente d’azienda, nel 1994 ha fondato la Chil S.r.l., società di marketing diretto”, dove si occupava di “coordinamento e valorizzazione della rete, nella gestione di oltre duemila collaboratori occasionali in tutta Italia“.

lavoro nero strilloni

(“Lavoro «nero» e irregolare. Percorsi giurisprudenziali” – Salvatore Dovere, ‎Antonio Salvati)

Collaboratori ‘occasionali’ per il nostro presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ma ‘coordinati e continuativi’ per il tribunale … come nel caso della Speedy, “rappresentata dal liquidatore Tiziano Renzi”, e la Chil, “nella persona dell’amministratore Laura Bovoli”, padre e madre di Matteo?
Infatti, le aziende della famiglia Renzi – attive nel settore “strillonaggio e ispezioni nelle edicole per i giornali ma anche di eventi e ideazione di campagne” – nel 1998 incappavano nei controlli dell’Inps, pervenendo a sentenza nell 2000: i collaboratori “sottoscrivevano un modulo-contratto, nel quale la loro prestazione era definita di massima autonomia, ma il contributo è sicuramente dovuto. I venditori ambulanti sono da considerarsi collaboratori coordinati e continuativi”.
Questione confermata e conclusa il 23 dicembre 2004 quando la Corte di Cassazione (sent. 23897) ha ravvisato gli elementi di ‘parasubordinazione’ nel lavoro di strillonaggio.

Come mai, allora,  FirenzeToday  raccontava ancora nel 2012 che “la vita degli ‘Strilloni’ ai tempi di internet: paghe da fame, a volte in nero. Sveglia all’alba, tanta fatica ma poco guadagno. Per di più, pagato a cottimo. Che piova o ci sia il sole, a 40 gradi come sotto la neve“?
A quali controlli sono sottoposte aziende di strillonaggio e volantinaggio?

lavoro-nero strilloni firenze

Oggi, quindici anni dopo, ‘giustizia è fatta’:  Matteo Renzi – ‘ope legis’ con il Jobs Act – trasforma milioni di lavoratori dipendenti in collaboratori occasionali che – si spera – potranno diventare continuativi per poi essere assunti – caso mai – come dipendenti, mentre non si sa bene chi provvede al loro sostentamento e alla loro contribuzione quando sono ‘flessibili’, cioè disoccupati. Ovviamente, di norma, un Jobs Act si occuparebbe proprio di questa ‘quisquilia’ come di quella dello stauts dei sindacati, ma in Italia no …

Ma trattandosi del lavoro di tutti e della moralità di un pesonaggio pubblico come lo è un premier, resta sempre da chiederci che responsabilità aveva Matteo nei casi in cui l’Inps notificò le infrazioni poi sentenziate, con un ‘sistema’ che ben conoscono i ‘collaboratori’ del settore marketing, call center inclus, se le aziende (e l’arricchimento) della famiglia Renzi si  erano fondate anche sul lavoro di migliaia di persone mai assunte – per le quali non venivano pagati contributi neanche quando glielo imponeva l’Inps nè è certo che fossero sempre e comunque ‘in regola’.

Come non considerare che a ‘gestire oltre duemila collaboratori’ c’era dichiaratamente Matteo Renzi, che, ove cascasse il governo, quello ritornerebbe a fare?
Già, perchè il buon Matteo ha ancora un lavoro come dirigente che lo attende presso la Eventi 6 srl – rediviva fenice della fallimentare Chil – ed un salato Tfr – pagato con i nostri soldi, mica i loro – che lo attendono dal 2004 …

Come non ravvisare il pieno conflitto di interessi se, nell’emanare una norma che trasforma radicalmente i rapporti di lavoro, troviamo a capofila un uomo che è dirigente di un’azienda di strillonaggio e marketing già finita sotto i riflettori delle cronache per pratiche scorrette e sotto inchiesta per un paio di fallimenti?

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