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Ucraina, Siria, Libia: come dire Europa meno Usa uguale Nato

9 Feb

In Ucraina, la storia è molto semplice, come lo era in Siria e come lo sarà – ahimé – in Libia.

L’identità territoriale ucraina, per come è oggi, esiste solo dal 1921. In realtà, il paese è per due quinti russofono e sede del complesso industrial-militare postsovietico, altri due quinti sono ‘ucraini’ e parliamo dell’enorme distesa rurale che si estede da Chernobyl ad Odessa, un alro quinto sarebbe ‘polacco’. Quanto a Moldavia e Crimea, sono già ‘altrove’, Romania o Russia che sia.

Ukraine Territorial Evolution
L’azione di Obama, incalzato dai Reps al Congresso, nel fornire armi agli ‘patrioti ucraini’ antirussi si è risolta in una azione uguale e contraria da parte di Putin a favore dei secessionisti filorussi, con il risultato che questi ultimi sono, oggi, pesantemente arrmati, mentre otto mesi fa proprio no.
La tensione neell’area ha costretto i paesi Nato dell’area mediterranea a sottrarre interi squadroni e trasferirli sul Baltico.

L’identità nazionale siriana è sempre stata il principale problema di chi volesse ‘ristrutturare’ il Medio Oriente, dato che questa include non solo la Siria, ma anche il Libano, l’Irak, la Palestina e la Giordania. Anzi, è proprio un Husseini di Giordania ad essere il ‘legittimo’ regnante di Damasco e Baghdad.

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L’azione di Obama, ispirato dai salotti Dem di Nancy Pelosi, è stata quella di sostenere il solito compound di “generali – mercanti – democratici” per creare degli ‘insorti antiAssad’, il Free Syrian Army, con il solo risultato di regalare metà della Siria e gran parte del Kurdistan allo Stato Islamico e ad al Quaeda.
E’ nei fatti che, finchè Usa e Nato hanno ‘gestito’ a distanza la resistenza agli Jihadisti non se ne è cavato un ragno da buco, mentre, non appena la Giordania ha attaccato massivamente, le retrovie di IS sono andate in tilt e, come Anonymous ha vendicato Charlie Hebdo, sono andati giù milioni di ip e account filointegralisti.

L’identità nazionale libica non è mai esistita: prima della invasione italiana c’era la Cirenaica costiera con ‘capitale’ a Bengasi, la striscia non desertica sulla Sirte denominata Tripolitania italiana, l’enorme area interna semidesertica chiamata Fezzan dalla notte dei tempi e Al Kufrah verso l’Egitto..

L’azione di Obama, seppur incalzato da Hillary Clinton, ha trascurato del tutto la ‘primavera araba’ contro Gheddafi, fortemente integralista, ed oggi sembra che ci ritroviamo con un esercito islamico ‘a tiro’, almeno per quanto riguarda i missili Scud, con una retrovia ‘infinita’, visto che parliamo del Sahara e di piste che arrivano fino a Boko Haram in Nigeria o –  ad Al Qaeda tramite il Sudan e il Maghreb.

LYBIAN JIHAD 2015  FEB

In realtà, parliamo di gas e del petrolio di cui deve approvvigionarsi l’Europa, di un presidente USA che cambierà a breve dopo otto anni davvero mediocri, del suo vice Biden che lavora ormai per il successore, rep o dem che sarà, Francia e Germania che ‘ricominciano da due’, visto che il terzo (l’Italia di Matteo Renzi) segue a ruota Obama ed infatti gli Eurofighter li abbiamo schierati contro i Russi e non verso la Libia … da cui IS promette di lanciare la nuova offensiva.

A proposito, persino a leggere USA Today si capisce che Putin, Merkel e Hollande ‘lavorano per il summit della prossima settimana‘ e che  l’accordo l’avrebbero felicemente trovato, se non fosse per la Casa Bianca che irresoluta è e tale rimane. Chissà perchè i giornali italiani raccontano di pessimismo e scetticismo … ma la ‘colpa’ è del cattivo Putin, del fesso Hollande e della diabolica Merkel.

Al massimo, la ‘colpa’ è del buon Obama che è riuscito a compattare – senza davvero volerlo – i presupposti di una difesa comune europea … russi inclusi, visto che i loro piloti si stanno ‘esercitando’ con i nostri.

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Terrore a Parigi: chi sono i mandanti

9 Gen

Secondo la stampa francese, sarebbe Nasser al-Wuhayshi, il fondatore di al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP), ad aver ispirato, se non addestrato, i fratelli Kouachi, mentre  il loro ‘mentore’ sarebbe Boubaker al-Hakim, già Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento e da almeno un anno al servizio del Daesh /stato islamico.

Nasser al-WuhayshiAl-Wuhayshi – yemenita, 37 anni e una taglia da 10 milioni di dollari sulla testa – è il capo di al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP), il ramo più temuto della rete fondata da bin Laden, ed, in un video nel mese di aprile 2014, faceva appello a continuare la guerra contro “i crociati” occidentali “per quanto possibile” .
E Said Kouachi , uno dei due fratelli autori della strage presso la sede di Charlie Hebdo, aveva ricevuto addestramento militare durante un soggiorno in Yemen nel 2011 e aveva chiesto all’uomo a cui ha rubato l’autovettura durante la fuga, di “dire ai media che si tratta di al-Qaeda in Yemen”.
Nessuno sa se Said abbia incontrato personalmente al-Wuhayshi, ma, già nel 2013, l’intelligence Usa aveva intercettato una comunicazione tra al-Wuhayshi e Ayman al-Zawahiri, l’attuale leader di al-Qaeda dove si parlava di un attacco destinato a “cambiare il volto della storia.”

Nel 2009, Nasser al-Wuhayshi tentò di far esplodere un aereo di linea da Amsterdam a Detroit, ma il suo uomo con esplosivi nascosti nelle mutande venne sopraffatto dagli altri passeggeri, e cercò di assassinare il Vice Ministro degli Interni saudita, ma il kamikaze, che aveva inserito esplosivi nel retto, espolse prima del tempo. Nel 2010, aveva nascosto due bombe in una stampate per far esploder un cargo in volo, ma il piano era stato scoperto.
Ma, se la pista yemenita sarà confermata, al-Wuhayshi avrà firmato il suo primo eccidio fuori dallo Yemen ed è una ‘bella carriera’ per uno che era “il servo che portava l’acqua per le abluzioni” di Bin Laden ed il cui merito du solo quello di aver organizzato la sua evasione dalla prigione di Sana’a nel 2006, come ha confermato Nasser al-Bahri, ex guardia del corpo del defunto leader di al Quaeda.

Nel 2014, sfidò Abu Bakr al-Baghdadi a capo del Califfato dall’organizzazione proclamato Stato islamico, ma oggi gli attentati di Parigi indicherebbero un avvicinamento delle due organizzazioni.

Infatti, gli analisti francesi sembrano essere d’accordo sul fatto che la strage di Charlie è stato probabilmente il punto di partenza di una più ampia ondata di attentati in Francia.
Anche Amedy Coulibaly, autore di due attacchi e morto nell’assedio della drogheria kosher di Porte de Vincennes, era conivolto con il più giovane dei due fratelli Kouachi, Cherif, nel piano di fuga di Smain Ait Ali Belkacem ed ambedue erano rapinatori abituali.

Tutti e tre i trentenni appartenevano alla cosiddetta filiera jihadista  “des Buttes Chaumont”, la cui figura carismatica era l’Imam Farid Benyettou, ed avevano probabilmente avuto contatti con Boubaker al-Hakim, francotunisino nato a Parigi nel 1983 e coinvolto nel 2013 negli omicidi ‘assassinio di due personalità tunisine di sinistra, Chokri Belaid e Mohamed Brahmi.

Boubaker al-HakimIn particolare, l’esperto sul radicalismo islamico Jean-Pierre Filiu, che ha indagato su questo piccolo gruppo, ritiene che Cherif Kouachi  ha probabilmente seguito al-Hakim Boubaker nella transizione da al Quaeda verso Daesh / stato islamico. In particolare, ricordiamo che al-Hakim Boubaker era un amico d’infanzia dei fratelli Kouachi  e che suo fratello Redhouane El Hakim è morto in Irak nel 2004 a Falloujah, combattendo per quel Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento, che l’anno successivo confluirà in al Queda e che ispirarà gli attentati di Madrid.

Una visione che – dopo gli attacchi congiunti di Coulibaly, condividono varie forze di polizia e di intelligence: la strage di Charlie Hebdo è stato “il segnale di partenza per una ondata di operazioni terroristiche molto più ampia” e da questo l’enorme allarme che c’è in Francia: i documenti sequestrati nel corso delle prime indagini dimostrebbero l’esistenza di una  rete per fare il maggior numero di vittime, sulla falsariga dei ‘guerrieri ghazi’ islamici, che venivano infiltrati dietro le linee cristiane per eseguire azioni sanguinarie e terrorizzanti.

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11 settembre a Parigi: dove va l’Occidente?

8 Gen

Dopo New York, Londra e Madrid è toccata a Parigi ed anche stavolta la Jihad contro i ‘crociati’ ha attaccato i simboli della laicità. Ieri dei vignettisti satirici, in USA furono la Borsa e le aereolinee, a Londra e Madrid le metropolitane.

Intanto, tutti hanno a ricordare – ma allora perchè non l’hanno fatto prima – che l’Occidente è troppo permeabile, infiltrabile, esposto … anche se non si è ancora ben capito chi è in guerra con chi.
Da un lato ‘noi’ siamo ancora fedelmente amici delle dinastie saudite, madri di tutti gli integralismi islamici, mentre che l’istigazione all’odio sia un reato ce lo ricordiamo solo contro gli ultrà e qualche neonazista. Dall’altro gli Jihadisti si guardano bene dall’attaccare luoghi cristiani fuori dai ‘loro’ territori, mentre quello che puntualmente viene attaccato è il Villaggio Globale, persino in quel Nord Europa che fu pagano fino tot secoli fa e che – poco dopo la cristianizzazione forzata – si staccò da Roma per ‘protestando’ … e trasferendosi in parte nel Nuovo Mondo alla ricera della Friede.

Non è il presepe di Gesù ad essere sotto attacco, ad essere nel mirino è l’Albero di Natale dedicato a Yule ed al Consumismo. E, ci attaccano ‘per il nostro bene’, finchè non avremo abbandonato la via del peccato e saremo ritornati al dio unico: che il profeta da seguire sia Gesù o Maometto è una questione di second’ordine.

Cosa dovrebbe fare l’Occidente?

Innanzitutto, sarebbero da vietare tutti i culti che non accettino la coesistenza e la pari dignità degli altri come  andrebbe vietato agli enti religiosi sia di ricevere donazioni occulte sia di poter utilizzare i propri fondi in investimenti o speculazioni, cosa che è di per se un ginepraio, dato che sono i cattolici e non gli islamici a dare puntualmente questo problema ab origine, ne sanno qualcosa gli imperatori succedutisi a Roma per tre secoli.
In secondo luogo, sempre riguardo l’affermazione di ‘valori’, dovremmo rivedere i nostri sistemi fiscali e di giustizia: siamo un poco difendibile esempio morale, se le nostre democrazie sono così afflitte dalla corruzione e dal degrado.

Infine potremmo davvero passare per grulli a voler continuare i nostri rapporti con i sauditi così come sono oggi, come anche potremmo dar ‘ragione’ a coloro che dicono che ‘Charlie non doveva provocare gli islamici’ ed … interrompere le nostre benevolenti politiche verso Israele …

Dunque, è possibile che l’Occidente non farà un bel resto di nulla di tutto questo, ma è altrettanto possibile che tra cinque o dieci anni tali questioni saranno ineludibilmente sul tavolo della Storia.

Quello che, viceversa, sarebbe fattibile nel corso di quest’anno è l’opzione militare /umanitaria: ricollocare gli inglesi in Palestina e Yemen, i francesi in Libano, i russi in Siria, gli statunitensi in Iraq, gli italiani in Libia ed Eritrea, eccetera.
Un conto è l’autodeterminazione dei popoli, un altro è proteggerli da ‘predatori internazionali’.

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Charlie Hebdo, un attacco alla libertà: quali conseguenze politiche

7 Gen

veil-charlie-hebdo1-217x300Sono quasi duemila anni che le religioni del ‘dio unico’ perseguitano i popoli indoeuropei (Celti, Sassoni, Norreni eccetera) a causa della schiettezza, della temerarietà e dell’irriverenza, della ‘laicità’ e dello spirito di libertà che erano intrinseci alle culture pagane dei ‘barbari’.

Non parliamo di quattro gatti, ma della cristianizzazione dei Franchi e dei Sassoni ad opera di Carlo Magno o di quella degli Scandinavi ad opera di Harald Bella Chioma oppure di quell’altra dei Vandali e dei Burgundi ad opera del Califfo Abdalrahman, che comportarono la cancellazione di intere etnie.
Per non parlare di quello che accadde a Scoti e Gaelici, Ugonotti ed Albigesi, Catari e gnostici eccetera eccetera fino agli Sciti iraniani o ai Gupta indiani … a causa della loro schiettezza, irriducibilità, libertà, eccetera eccetera.

Nessuna superiorità ‘ariana’, ma il problema – diciamocelo – è tutto lì, da sempre. Le prime tracce le troviamo in Leonida o Cicerone …

Così non può meravigliare che la Jihad, in nome di uno dei tanti ‘dei unici’, decida di far strage a Parigi di uomini schietti, irriducibili e liberi.

Oggi, alcuni fanatici hanno fatto irruzione nella sede del settimanale satirico Charlie Hebdo, a Parigi, facendo 12 vittime e 8 feriti, di cui 5 gravissimi. Si tratta sia di persone uccise a casaccio a raffiche di kalashnikov sia vere e proprie esecuzioni con i redattori chiamati per cognome. Poi, la fuga con gli agenti accorsi travolti dai proiettili e poi freddati mentre erano a terra. Tra le vittime,  il direttore del settimanale, Stephan Charbonnier, detto Charb, l’economista Bernard Maris e tre noti vignettisti: Cabu, Tignous e Georges Wolinski, molto famoso anche in Italia.
Dopo di che il commando si è dileguato, abbandonando l’autovettura nel XIX Arrondissement, alla periferia nord-est della città.

charlie-hebdo-coverPoco prima di Natale, in due distinte azioni, due furgoni erano stati lanciati a velocità folle sulla folla dei mercatini natalizi: a Nantes un morto e dieci feriti di cui 5 gravi, a Digione 13 feriti. Senza contare l’irruzione di uno sconosciuto nel commissariato di Joué-les-Tours, con tre agenti accoltellati. In tutti i casi l’assalitore gridava «Allah Akbar» (Dio è grande).

«Non si può parlare di un atto terroristico», aveva frettolosamente dichiarato il Procuratore di Nantes, Brigitte Lamy, seguita a ruota dal presidente francese Francois Hollande, che invitava il Consiglio dei Ministri «a non farsi prendere dal panico» e dal premier francese Manuel Valls che minimizzava «Siamo preoccupati per queste tragedie in serie».

Il presidente Hollande – ad attacco concluso – è andato sul posto per annunciare che «è terrorismo, un attacco contro la libertà» e ammette che «molti attentati erano stati evitati, sapevamo di essere minacciati perché siamo un paese di libertà».

Si – caro Hollande, ma anche cari Renzi e Obama – ‘noi’ siamo minacciati perché amiamo la libertà e perchè le nostre società  rappresentano – per oscurantisti, integralisti e conformisti – un ‘pessimo’ esempio per le loro donne e i loro figli.
copertina-charlie-hebdo-3Oscurantisti, integralisti e conformisti come gli Jihadisti di oggi e come ben ricodano i francesi, erano i cattolici del 23 ed il 24 agosto 1572, la notte di San Bartolomeo in cui vennero massacrati gli Ugonotti di Francia, o come durante crociata cattolia contro gli albigesi ebbe luogo tra il 1209 e il 1229, per non parlare delle Guerre Sassoni (772-804) iniziatesi con l’invasione del territorio sassone da parte dei Franchi e con la distruzione del simbolo sacro di Irminsul presso Eresburg da parte di Carlo Magno, che avvio vere e proprie persecuzioni contro i pagani.

Dunque, in attesa che la Sinistra prenda esempio da Angela Merkel e ci offra ‘as soon as possible’ qualcosa di più ‘europeo’ dei vari Obama, Renzi e Hollande, si spera solo che Marine Le Pen e sodali si astengano dallo sbraitare contro ‘tutti gli stranieri a partire dagli arabi o dai maghrebini’, ricordando che quel che oggi fanno i fanatici del Califfato ieri lo fecero i seguaci del Papato.

Intanto, dopo quello che è successo oggi al Charlie Hebdo, speriamo che i nostri governanti si rendano conto che – atti isolati di terrore od azioni militari di terrorismo che siano – non è (solo)  l’Europa della ‘fede’ ma soprattutto quella dei Lumi e dei Diritti è ad essere sotto attacco: non lo Stato sociale, che paternalisticamente isprira tutti i regimi, ma lo Stato Liberale, che tenta almeno di lasciare quel minimo spazio privato, personale, che chiamiamo Libertà.

92866720_oLa libertà di pensiero e di espressione, come ha appena precisato Ban Ki-Moon, segretario dell’ONU, porgendo il suo cordoglio al popolo francese sulle Breaking News USA. Dunque, si spera solo che la Sinistra postcomunista e sodali si astengano dall’appropriarsi di un lutto continentale, in nome della fede politica di alcune vittime, ricordando che quel che oggi fanno i fanatici del Califfato ieri lo fecero gli ‘eroi’ di qualche cruenta rivoluzione.

La chiave di questa escalation sta tutta nel relativo ‘gradimento’ degli islamici verso le proposte politiche isolazionistiche: cosa meglio dei mondi separati che sia il Muro di Berlino sovietico sia la Fortezza Europa lepeniana rivendicano parimenti?
Dunque, il target di questo vero e proprio attacco militare ad una sede giornalistica nel cuore di Parigi è la prossima sequel elettorale: in Francia si voterà per le elezioni dipartimentali il 22 marzo (primo turno) e il 29 marzo (secondo turno tra le coppie di candidati, un uomo e una donna, che avranno superato il 12,5% degli elettori, non dei votanti, al primo turno) con gli occhi puntati sul Front National di Marine Le Pen, che resta in testa ai sondaggi.

Ma non solo.
In Olanda, il 18 marzo si voterà in tutte le dodici province del paese per il rinnovo delle rispettive amministrazioni, che provvederanno, al loro interno, a eleggere il 26 maggio successivo i 75 componenti del Senato. Nel Regno Unito, le elezioni governative si svolgeranno giovedì 7 maggio, con l’Ukip di Nigel Farage, vincitore delle ultime elezioni europee, che continuerà ad erodere voti, come si prevede farà, in Scozia, il partito nazionalista. Sempre a maggio, in Italia, si andrà al voto in sette regioni (Liguria, Veneto, Toscana, Marche, Umbria, Campania e Puglia) e in numerosi comuni, ma soprattutto ci sarà da votare per il Presidente della Repubblica, che – ricordiamolo – ha il comando delle forze armate in caso di guerra … per non parlare degli USA che quest’anno scegliaranno il nuovo imperatore della Casa Bianca.

In USA molte cose cambiarono con l’attacco alle Torri Gemelle, probabilmente ne cambieranno molte in Francia e in Europa dopo la strage del Charlie Hebdo.

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Decapitazioni: perchè? Cosa prescrive il Corano? Perchè Obama non attacca via terra?

7 Ott

“Quando, sul campo di battaglia, incontrerai i miscredenti, taglia loro via la testa fino a quando non li avrai completamente annientati. Dopo di che lega (i sopravvissuti) strettamente. In seguito liberateli graziosamente o in cambio di un riscatto, finché la guerra non abbia fine”. (Corano – Sura 47)

Questo è il versetto del Corano al quale si ispirano i combattenti islamici che – finora – hanno decapitato nemici, prigionieri e ostaggi.

Una norma che fa inorridire oggi gli occidentali, ma che all’epoca costituiva una ordinaria regola bellica:

  1. il nemico resistente veniva giustiziato
  2. il nemico in resa veniva imprigionato fino a fine della guerra
  3. il nemico con compiti di comando veniva liberato in cambio di un riscatto.

Una regola ‘integralista’ e ‘barbara’ che anche noi occidentali abbiamo osservato fino 150 anni fa nella Guerra di Secessione o Guerre Indiane, come fino a duecento anni fa se parliamo delle esecuzioni di piazza.

Il punto – in termini di interpetazione coranica – è che gli jihadisti stanno decapitando non solo i ‘soldati irakeni’ o le ‘spie del Mossad’. Perchè? Su cosa fondano tale ‘legittimità’ di esecuzione capitale contro civili inermi?

La risposta è semplice: ritengono che almeno una parte del nostro sistema culturale e di ‘diritti’ sia in realtà un’arma psichica di massa volta a manipolare le coscienze. Per loro – ma non per noi – le organizzazioni umanitarie, le agenzie d’informazione, alcuni diritti civili e, persino, le onlus di soccorso sanitario non sono altro che elementi di propaganda e di infiltrazione.

“I miscredenti seguono il falso, mentre i credenti seguono la verità [proveniente] dal loro Signore. Così Allah propone il loro esempio agli uomini“. (Corano – Sura 47)

Un reporter ‘pacifista’ o la testata che sbatte in prima pagina le condizioni in cui sono tenute le donne è un nemico, come lo è il volontario che si afferma come elemento carismatico di esempio laico o cristiano: lupi vestiti da agnelli, secondo l’Islam integrale.
Un punto di vista che – senza decapitazioni e spesso senza violenza alcuna – vediamo condiviso anche da una parte degli antagonisti o dei neonazisti se i reporter descrivono lo squadrismo o se i volontari predicanoo contro l’odio.

Ma non è solo questo il motivo di queste incalzanti decapitazioni.

Ve ne è uno ben peggiore: sgozzano per superare con l’orrore il silenzio cui erano stati finora relegati per nascondere gli errori di Obama in Medio Oriente oggi alla luce del sole e, anche, nel timore che potessero far proseliti o innescare le azioni di terrorismo.

L’intento del ‘sangue e orrore in prima pagina’ è chiaro: costringere gli USA ad accettare il ‘guanto di sfida’, inviando un enorme contingente di terra (non meno di 3-400.000 uomini) a combattere una guerra che si prevede sanguinosa e brutale come e più di tante precedenti.
Tanti ne serviranno, solo per parte statunitense, di soldati se nel 2004 gli USA – che potevano contare sull’appoggio della popolazione contro Saddam – inviarono un contingente di poco superiore ai 130.000 fanti in Irak e circa 60.000 ‘mercenari’ contractors che si rivelò dell tutto insufficiente: al 15 febbraio 2010 i morti in combatttimento erano oltre 5.000, circa 50.000 i feriti, almeno diecimila i suicidi.
Non è un caso che gli unici a combattere sul terreno contro IS siano i Peshmerga curdi, parola che indica letteralmente un combattente guerrigliero che intende battersi fino alla morte.

IS tutto questo lo sa bene e pian piano alza il tiro, mentre le sue milizie cercano di arrivare alle autostrade dell’oro nero che partono dall’Arabia e dal Mar Caspio e arrivano al Mediterraneo, ma questa è un’altra storia.

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Stato Islamico: perché gli USA di nuovo impreparati?

11 Set

La gestione di Obama delle politiche verso i paesi islamici e Israele trova origine in una chiara incapacità nell’interpretare  motivazioni, strategie e fenomeni. Molto più che durante la gestione di G.W. Bush.

L’elenco è lungo: la fuga dall’Iraq, il congedo dall’Afghanistan e dall’Asia centrale, le rivolte “secolari” (Day of Rage) in Nord Africa, il uprise islamica in Egitto e Libia (mentre nelle ‘francesi’ Algeria e Tunisia le cose andarono diversamente), la sconfitta della ambasciata a Bengasi, l’indebolimento di Assad in Siria con i cattivi risultati che conosciamo, l’ostracismo ingiustificato verso l’Iran (che come al solito si comporta in modo responsabile), la mano libera di Israele nei Territori palestinesi, la tardiva e insufficiente decisione di utilizzare i droni solo quando è stato alle porte di Baghdad e dopo aver lasciato loro di saccheggiare arsenali e le riserve auree delle banche, così come prendere il controllo delle miniere e pozzi di petrolio e oleodotti.
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Oil fields into action area of ISIS

Oil fields into action area of ISIS

Non è possibile che una tale serie di errori non sia dovuta solo all’incompetenza (affermata persino da Bill Clinton e Gore Vidal) e dobbiamo capire quale sia la fonte di tale ostinazione a ‘non fare nulla’, o quello che potrebbe essere il punto di vista di Barak Obama sulla religione e più in generale sul comportamento umano.

La formazione religiosa di Barack Obama è variegata: sua madre viene da una famiglia di cristiani non praticanti; suo padre era un musulmano, ma era ateo al momento della sua nascita, il suo patrigno era musulmano, ma animista aperto e le credenze indù.

Da bambino, Obama studiò per due anni in una scuola musulmana e poi altri due in una scuola cattolica.
Come scrive nel suo libro ‘The Audacity of Hope’: “Per mia madre, la religione organizzata troppo spesso nasconde una chiusura mentale nelle vesti di pietà, crudeltà e oppressione sotto il mantello della giustizia. Tuttavia, nella sua mente, una conoscenza pratica delle grandi religioni del mondo era una parte necessaria di qualsiasi formazione. Nella nostra famiglia la Bibbia, il Corano e la Bhagavad Gita stavano sullo scaffale accanto a libri di mitologia greca, nordica e africana.
Insomma, mia madre vedeva la religione attraverso gli occhi dell’antropologo: era un fenomeno da trattare con un rispetto adeguato, ma anche con un certo distacco. “

Secondo Barack Obama, la fede religiosa deve essere utilizzata per “affrontare i problemi morali”, ma non deve “dividere la nazione” e troppo spesso i leader religiosi usano la fede per “sfruttare ciò che ci divide”, dicendo che le uniche questioni che contano sono l’aborto, il matrimonio gay , le scuole di preghiera e il ‘disegno intelligente’.
Ma – aggiungerebbe qualcuno – di cosa mai le religioni dovrebbero occuparsi se non del matrimonio, della preghiera, dell’educazione e degli stili di vita?

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Così, quando Barack Obama ha abbandonato questo scetticismo per essere battezzato da adulto, ha preferito la Trinity United Church of Christ, una piccola organizzazione religiosa che come i Battisti enfatizza la libertà della coscienza individuale rispetto all’autorità gerarchica e il libero rapporto personale con il testo biblico.
Questa “libertà individuale” sull’ adesione a dottrina e teologia – per Barak Obama – è ben chiarita in un discorso del 2007 per le United Church of Iowa: “…  i cosiddetti leader della destra cristiana sono fin troppo ansiosi di sfruttare ciò che ci divide. Io … non so che Bibbia che stanno leggendo. Ma non coincide con la mia versione. ”
Obama ha creato una sua versione della Bibbia? Esiste una parte che gli piace ed un’altra no? E come superare le divisioni, come lui chiede e afferma, se non si è disposti a confrontare diverse versioni?

La questione non è (solo) religiosa, ma politica: è molto difficile capire il contesto del Medio Oriente e in Europa, se si è stati educati a credere che la religione ‘troppo spesso rappresenta una chiusura mentale’ e si segue un Gesù personale.

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Non è un approccio – un metodo di interpretazione della realtà – esclusivo di Barak Obama e il Partito Democratico: lo troviamo anche in Europa sulla riva sinistra della Senna a Parigi o del Tevere a Roma.

L’idea (sbagliata) che l’evoluzione umana e il progresso possano essere sinonimi o che le guerre di liberazione sono sempre ‘sante’ o che una fase di caos sociale deve inevitabilmente portare ad un ordine ‘migliore’ di quella precedente. Oppure che il motore delle relazioni umane è il profitto ed i consumi e non gli affetti personali / privati, come anche che possiamo proteggere i bambini senza prima proteggere la famiglia e la genitorialità ed intervenire sui nostri media.

Purtroppo, il Progresso non ha nulla a che vedere con altro che l’aumento della propaganda e dei consumi, del lavoro quotidiano, dell’inquinamento ambientale e … dell’aspettativa in vita e conseguente crescita demografica incontrollata, che a sua volta comporta inevitabilmente tensioni sociali, epidemie, guerre.

Progress

Negli Stati Uniti d’America, due anni fa, Eastwood ha criticato Obama (“un corpo con un sorriso dietro”) per la sua gestione del conflitto in Iraq, la guerra in Afghanistan, la chiusura del carcere militare di Guantanamo Bay.
Mitt Romney  – durante la Campagn presidenziale nel 2012 – ha ricordato agli americani che: “Barack Obama aveva promesso di salvare il pianeta, io prometto di aiutare voi e le vostre famiglie?”
Aiutare voi e le vostre famiglie, come partiti di destra europei come l’Islam … e come un corretto rapporto tra istituzioni e cittadini dovrebbe implicare ab origine.

E anche in questo – oggi possiamo dire – Obama ha fallito: niente nuovi posti di lavoro e, se non fosse stato per la Fiat a Detroit, neanche quelli che di oggi. Lo spionaggio domestico dei cittadini è aumentato, così come lo sono le tasse imposte sulla classe media. Nel frattempo, Californa e Nevada sono quasi a maggioranza ispanica, mentre i cittadini degli Stati del Middle West e del Sud – che è la ‘vera’ America – hanno quasi nessuna influenza sulla elezione del Presidente e sulle politiche federali.

Oggi, a due mesi dalle mid term del Senato – che andranno prevedibilmente ai Repubblicani come lo fu il Congresso già 4 anni fa – Barak Obama decide di inviare un battaglione di consiglieri militari in Irak e annucia una campagna intensiva di bombardamenti su un territorio dove ribelli e popolazione civile si integrano ..  come Kennedy in Vietnam.

Originally posted on Demata

Obama e l’ultima Guerra Mondiale

11 Set

Molti credono, in Italia, che Barak Obama sia stato l’artefice del ritiro USA dall’Irak, che abbia lavorato per la pace e che sia amato dai suoi elettori. In realtà,  il ritiro e i tempi furono fissati da George W. Bush, l’islamismo integrale si è notevolmente rafforzato militarmente e territorialmente, gli statunitensi hanno ormai voltato le spalle a Mr. President e le prossime mid-term al Senato si preannunciano una debacle, come quelle della Camera dove i Repubblicani sono in maggioranza già da quattro anni.

Un vero e proprio disastro che adesso prende forma tra Irak e Siria, dove l’Islamic State ha radunato una vera e propria armata d’altri tempi – dai venti ai trenta battaglioni almeno con oltre 50.000 effettivi, armamento Nato e difesa antiaerea – che è già pervenuta al controllo dei campi minerari e petroliferi di Mosul, Kirkuk e Samarra e che da due mesi sta tentando di occupare stabilmente la diga di Haditha e di lì controllare l’oleodotto che va dal Golfo Persico al Mediterraneo.

Qualcosa che si sarebbe potuto evitare se, ad esempio, Obama non avesse messo in libertà centinaia di terroristi detenuti a Gauntanamo che hanno operato da reclutatori e strateghi per la nuova Jihad. Oppure il ritiro  inopportuno della ‘forza di transizione’ USA nel 2011 (40.000 effettivi) mentre corruzione e nepotismi estromettevano dall’esercito irakeno i migliori ufficiali, oggi operativi con Islamic State.

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Sempre ad Obama fanno ascritti i black out, i tentennamenti e la manifesta incapacità che portarono all’odissea egiziana (dove i movimenti laici sono stati facilmente sopraffatti da quelli islamisti) o quella libica, dove ancora oggi si combatte asparamente e dove non è affatto chiaro quale sia la presenza integralista, certamente forte. O Boko Haram in Nigeria che può permettersi di rapire migliaia di ragazze senza che accada praticamente nulla.

Per non parlare del maldestro tentativo di sostituire in Siria il presidente Assad – filorusso – con un ‘moderato’, filoamericano e vicino alla potente famiglia Hazzim, che ha creato il vuoto necessario ai Jihadisti irakeni e arabi di creare una prima retrovia.
O dell’agghiacciante silenzio USA quando Israele ha scatenando l’inferno a Gaza, paralizzando e rinviando di almeno due mesi qualsiasi ipotesi di intervento internazionale in Irak, di cui si è approfittato Islamic State con l’offensiva di Mossul.

Oppure la buffa idea di Mr. President di una crociata internazionale in Siria – lo scorso anno – per aiutare i ‘ribelli’ contro il ‘criminale di guerra’ Assad – con tanto di prove false – che diede avvio alle tensioni con Putin (i russi hanno una base navale in Siria) e da cui fu dissuaso solo dopo un appello del Papa.
Le disastrose ingerenze in Ucraina che hanno fatto da pretesto per un utilitaristico embargo antirusso e da scintilla per l’apertura di un fronte bellico in Europa, oltre a causare la frattura di un fronte occidentale contro l’espansione jihadista sulle rive del Mar Caspio e del Mediterraneo.

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Tanti anni fa, era la Gran Bretagna – con il suo esercito e il suo Commonwealth – a dominare il mondo e fu un indeciso e incapace Lord Chamberlain a consentire l’ascesa di Hitler e di Stalin, che cosparsero l’Europa di odio, tombe e macerie.  All’epoca gli USA erano isolazionisti come oggi la Cina Popolare e, accumulate sufficienti risorse, intervennero quando i vari contendenti erano sfiniti, riarmarono i russi trasformandoli in una potenza militare per evitare troppi morti americani, cancellarono intere città tedesche con bombardamenti a tappeto e assunsero il controllo del mondo.

Oggi, ingenuamente, Mr. President vuole annientare una vera e propria armata di terra con bombardamenti intensivi persino in Siria, senza considerare che domani o dopodomani, inevitabilmente, le bombe colpiranno donne e bambini, portando acqua al mulino della Jihad ed aggravando la frattura con Putin, mentre gli unici avalli arrivano dai burned Cameron e Hollande.

E, come tutti sanno, la Storia spesso si ripete.

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Religions and territories in Europe, Africa and Middle East – Maps

25 Ago

Le mappe – come tutte le rappresentazioni pittografiche –  parlano da sole. These maps – as any pictographic representation – speak for themselves.

RELIGIONS EXPANSION 500 aD L

MONOTHEISTIC RELIGIONS EXPANSION 500 aD

RELIGIONS EXPANSION  L

MONOTHEISTIC RELIGIONS EXPANSION 750 aD

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MONOTHEISTIC RELIGIONS EXPANSION 1000 aD

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MONOTHEISTIC RELIGIONS EXPANSION 1750 aD

RELIGIONS EXPANSION 2000 aD L

MONOTHEISTI RELIGIONS EXPANSION 2000 aD

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Islamic State: why USA were (again) caught unprepared?

25 Ago

Obama’s management of policies towards the Islamic countries and Israel – if might seem like a new American isolationism, until last year – could be affected by a very clear inability to understand the motivations, strategies and phenomena. Much more than during the management of G. W. Bush.

The list is long: the Escape from Iraq, the leave from Afghanistan and Central Asia, the ‘secular’ uprisings  (Day of Rage) in North Africa, the Islamic uprise in Egypt and Libya (as in ‘French’ Algeria and Tunisia things are different), the defeat of the embassy in Benghazi, the weakening of Assad in Syria with the bad results that we know, the unjustified ostracism toward Iran (which as usual is behaving responsibly), the free hand of Israel in the Palestinian Territories and, today, the decision to use drones only when IS was at the gates of Baghdad and after having left them to pillage arsenals and gold reserves of the banks, as well as take control of mines and oil wells or pipelines.

World_Muslim_Population_Pew_Forum

It is not possible that such a series of errors is due to incompetence, we have to understand what the source of that stubbornness to ‘do nothing’, or what could be the point of view of Barak Obama on religion and more generally what do our decision maker study and /or mind on human behaviour.

We all remeber that Barack Obama’s religious background is variegated: his mother was raised by non-practicing Christians; his father was raised a Muslim but was an atheist at the time he was born, his step-father was also Muslim, but open animist and Hindu beliefs.

As a child, Obama studied for two years at one Muslim school and then two years at a Catholic school.
As he writes in his book ‘The Audacity of Hope’: “For my mother, organized religion too often dressed up closed-mindedness in the garb of piety, cruelty and oppression in the cloak of righteousness. However, in her mind, a working knowledge of the world’s great religions was a necessary part of any well-rounded education. In our household the Bible, the Koran, and the Bhagavad Gita sat on the shelf alongside books of Greek and Norse and African mythology.
In sum, my mother viewed religion through the eyes of the anthropologist; it was a phenomenon to be treated with a suitable respect, but with a suitable detachment as well.”

According to Barack Obama, religious faith must be used to “tackle moral problems” but not “divide the nation” and too often religious leaders use faith to “exploit what divides us” by saying that the only issues that matter are abortion, gay marriage, school prayer, and intelligent design.
Of what religions should deal if not with marriage, prayer, education and lifestyles?

So, when Barack Obama abandoned this skepticism to be baptized as an adult, he preferred the Trinity United Church of Christ, a little ‘like Baptist’ religious organization that emphasizes the freedom of the individual conscience over adherence to creeds of hierarchical authority.
Where this “individual freedom” over adherence to creeds of theologists – for Barak Obama – is well cleared in a 2007 speech to United Church of Christ’s Iowa conference: “...somehow, somewhere along the way, faith stopped being used to bring us together and started being used to drive us apart. It got hijacked. Part of it is because the so-called leaders of the Christian right are all too eager to exploit what divides us. … I don’t know what Bible they’re reading. But it didn’t jibe with my version.”
Has Obama created an his own version of the Bible, according to what agrees with what is written there?  Have a true believer to trust in the whole ‘Book of God’ (Bible, Gospel, Qur’an, Sutras, Bagavagita etc) or just in the part that he likes? And how to overcome divisions if you are not willing to jibe and to compare different versions?

The question is not (only) religious, but politic (that is more general than the one Mr. President): it is very difficult to understand the context of the Middle East and Europe, if you’ve been brought up to believe that organized religion ‘too often dressed up closed-mindedness’ and you follow a personal Jesus, without even being available to jibe your (own) version.
It is not an approach – a method of interpretation of reality – exclusive of Barak Obama and the Democratic Party: we find it also in Europe on the left bank of the Seine in Paris or of the Tiber in Rome.

The idea (wrong) that evolution and progress can be synonyms or that the wars of liberation are ‘holy’ or that a phase of social chaos must inevitably lead to an order ‘better’ than the previous one, or that the engine of human relations is profit and not the personal /private affections. That we can protect children without first protecting the family and the parenting.

Progress

What is wrong?

Certainly not the idea that men can join into a unique human project, regardless of the religion or the moral and social ideas that they have.
What does not work is – as mentioned – is the very nineteenth century approach to ‘what is the Man’ and how it can be managed at best.

As example, the idea that a peaceful and ‘wealthy’ society can put in place a “natural selection” of a progressive human race, as any organisms interacting with their environment.

This, in a nutshell, the ‘analogic’ idea that came to life in the many last century theories about the social causes of crime trends. Today, even for years, we know that – in reality – a part of us have genes that make them intolerant of the rhythms and lifestyles of our industrial-commercial society, as we know that our media – saturated with sex and violence – and the ‘education in the family – often distracted or inadequate – are the primary causes far more the social /economic status of individuals.

Disappointing hypothesis  – that have raged for nearly two centuries – if we can not pay pensions without imperialism, and if at least two generations Muslims give birth three times as many children as we ‘Caucasians’ do. Islam developes a social system more adaptive than ours, if we have to stay on those last century theories

What to do, then, if you believe that the ‘equal opportunities’ are the key requirement to create a social habitat that allows the best men (peaceful, syncretic and collaborative) to evolve preferentially on the ‘worst’ (violent, integralist and macho)?
Isolate the ‘infected’ area and wait for each other’s throats … is an old political practice.
It was – for example – the choice of Reagan, not shared by George Bush senior, to prefer the demagogue Yeltsin to the political Gorbachev , when the USSR fell apart. Well lucky for a decade, embarrassing – having regard to expolit mafia-business – for another ten, and, today, here again the fearsome Russian fleet and here again the ancestral relationship between the people and the soldiers.

Same story for Obama in Irak or Lybia or Afghanistan … and we can see the results: the heads of so many innocent people sent through social networks to our decision-makers look like too much at the head of pig or horse mobsters everywhere left on the doorstep of those who wish to intimidate.

Oil fields into action area of ISIS

Oil fields into action area of ISIS

About the primary causes of crime trends, what is the role of religion and where are ‘civilization and education’, if USA and Europe fail to ensure to their families a society where children are not exposed to violence, sex and familiar abuses as in ours?
Who of us can mind the seeds of a citizen coming from a state where family, old people and children are preserved? Or about movidas, just a river of alcool and – not infrequently – public sex … or corruption, which we exported before and now returns to us magnified by revolving doors and narco-mafia-terror recycled funds. Or  the maze of enormous public agencies created to ‘facilitate’ the democratic participation  and … not rarely do not facilitate anything than corruption and expenses.

In Europe, where these ideas were born and applyed, many citizens are going to vote extreme right parties, in name of the ‘people’ (volk) and of the ‘territory’ (sippe) … as the Indoeuropeans did until a pair of hundred years, maybe minus …   in name of some ‘equal opportunities’ and of an ‘inner but cooperative’ system.

In USA, it is not much time from the success of Clin Eastwood film ‘Gran Torino’ and the debats on the desirability of  ‘old school’ education for our young people. As, two years ago, when Eastwood criticized Obama (“a body with a grin behind”) for his handling of the conflict in Iraq, the war in Afghanistan, the closure of the military prison at Guantanamo Bay, from which a lot of tenacious Jihadist punctually re-come in fight as  in Syria-Irak.
A very ironic speech, in which Eastwood for about a quarter of an hour has “exchanged” words with an empty chair, pretending that there was a sitting President Obama. A return response to Obama via Twitter: “This seat’s taken” …
But can a seat be considered taken if the person who is sitting is also reluctant to make decisions? Or  withdraws its troops and leave prisoners then allows its allies to arm them?

Was just demagogy if Mitt Romney said – during the Presidential Campagn in 2012: “Barack Obama had promised to save the planet, I promise to help you and your families‘? Or is this the real need of the common people in a ‘equal opportunities machine’ where richs become richest and middle class poorest?
I promise to help you and your families‘, as European Right Parties as Islam … as a correct relationship between institutions and citizens
should be.

And in this – today we can say – Obama has failed: nothing new jobs and, if it was not for Fiat in Detroit, not even those. The domestic spying of citizens has increased, as are the taxes imposed on the middle class. Meanwhile, the Californa and Nevada are almost a Hispanic majority, while the citizens of the states of the Middle West and South – that is the ‘real’ Americans – have almost no influence on the election of the President and federal policies. Last years he started a collision route with Putin, because the White House was firmly oriented to support rebels against the Syrian government …

Not only welfare, entertainment and subsidies or renevues: people needs to have education and job opportunities in the place where they were born and according to own talent. Stay home and make yourself useful to your people, what better?

A weak military strategy and absent (or fool) foreign policy now will force the United States to put in place more men and resources, while the relationships with Saudi e Israel have to change because of what is happening in Syria and Iraq.
By the way Obama is due not necessarily intervene until IS was about to take possession of the dam that feeds Baghdad and … in the vicinity of the pipeline that starts from Saudi Arabia and to the Mediterranean.

ISIS Area activity Syria Irak

If, after years of low-profile foreign, was just the first African-American president and the pacifist to trigger World War III – as Pope Francis announced in Korea days ago – not merely a historical nemesis, like Arthur Neville Chamberlain, the British prime minister known for the so-called strategy of appeasement towards Hitler and the intervent in France with a crushing defeat in 1940.

Meanwhile, the stock market rises and the dollar too, Germany talks with Putin, Britain is tired of the mess done by the United States in ‘her own’ Commonwealth, France and Italy – in tow to Obama’s party –  fail again to recover, within a few years there will be elections for Obama, Hollande or Renzi and … I would go very well with the Barak’s mom ideas, but international politics can not afford prejudices or amnesias.

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Alba Dorata: rischi per l’Italia?

4 Nov

In Grecia sale la tensione, dopo l’attentato alla sede di Alba Dorata, con due morti e diversi feriti, che fa seguito ad attentati a giornalisti e uffici avvenuti nel 2013. Una tentata strage attuata proprio mentre la Grecia cercava di fare piazza pulita dei suoi neonazisti e con il solo scopo di gettare in paese nel caos e non per ‘vendetta’, visto che l’omicidio del rapper antifascista era scaturito da una lite da bar e non da un complotto.

In una sua lunga disanima, Harry van Versendaal – noto editorialista della versione inglese del quotidiano greco I Kathimerini – invita non solo la Destra neonazista, ma anche la Sinistra antagonista a “sviluppare una comprensione più inclusiva della violenza, condannandola in ogni sua forma: sia essa razziale, sessuale o politica“.

Un invito che andrebbe esteso anche all’Italia, dove i nostri media in questi anni ci hanno poco o punto informati sull’escalation anarco-insurrezionalista e della sinistra radicale, cui fanno da contraltare (come a Weimar) i neonazisti di Alba Dorata.

Intanto, in Italia non possiamo di certo dire che stiamo al sicuro da rischi simili, ma, nel nostro caso,  di neonazisti o neofascisti non è che se ne vedano tanti come in Grecia. Anzi, all’ennesimo anniversario mussoliniano c’erano forse 5.000 nostalgici.

E’ la minaccia anarco-insurrezionalista che rimane «estesa e multiforme», in grado di tradursi in una «gamma di interventi» che può comprendere anche «attentati spettacolari», questo il report dei servizi segreti nella Relazione annuale consegnata al Parlamento nel marzo 2013.
La sola nDrangheta, secondo il rapporto Eurispes 2008, avrebbe un giro d’affari di 44 miliardi di euro annui e potremmo stimare in almeno 150 miliardi annui il PIL (ndr. attivo o passivo?) derivante da attività crimine organizzato. Il disastro ambientale campano, le fabbrichette della moda o le rivolte degli immigrati schiavizzati comprovano una dimensione ‘messicana’ dei rapporti tra governance nazionale, sistema produttivo e cartelli locali.

La nostra governance – a differenza di quella spagnola – non è riuscita a far altro che congelare il debito interno e quello estero, mentre il Parlamento è in ostaggio di una legge elettorale indecente e di un’informazione pubblica che Freedom House nel suo report annuale considera ‘semilibera’, collocandoci alla stregua degli stati ex-satellite dell’URSS (Ungheria, Romania, Bulgaria, Serbia eccetera) o delle traballanti repubbliche africane (Egitto, Tunisia, Benin, Namibia eccetera).

Indice di Competitività UE 2013

Aggiungiamo che un malgoverno durato 150 anni ha ormai creato e sigillato tre aree geografiche ben distinte: un Settentrione con una produttività paragonabile a quella tedesca, un Meridione ormai ridotto a vicereame ispanico (come il Messico, Columbia e quant’altri), un Centro che sopravvive – oggi come ieri – di speculazioni finanziarie e immobiliari in nome del ‘paesaggio italiano’ e della ‘bona fidae’.

PIL pro capite UE 2009
Tenuto conto dell’irriducibilità di Silvio Berlusconi e di Matteo Renzi nell’anteporre una visione personale all’interesse generale, oggi, come durante la Guerra Fredda, l’Italia sta andando a porsi al centro di una serie di ‘affari internazionali’, di cui un ‘assaggio’ sono state le montagne russe dello spread del 2011.

Dunque, se la Grecia prendesse fuoco, l’Italia potrebbe non esserne esente.

In assenza di un sufficiente numero di ‘fascisti’, per ora, la furia del ‘tanto peggio tanto meglio’ non avrebbe che prendersela con le istituzioni – che non sono nè i partiti nè gli speculatori – e con chi le difende, a danno di gran parte della popolazione, che è ‘moderata’, ‘conformista’, ‘populista’ …

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