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Debito pubblico, ancora peggio del 2010

13 Dic

Secondo quanto reso noto dalla Banca d’Italia a ottobre 2013 il debito pubblico italiano ha raggiunto quota 2.085.321 milioni di euro, rispetto ai 2.016.042 milioni di ottobre 2012. Un aumento che Bankitalia in agosto scorso imputava principalmente al crescente fabbisogno delle amministrazioni pubbliche (57,8 miliardi).
Nel primo trimestre 2013, inoltre, l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche é stato pari al 7,3% del Pil. Nello stesso trimestre del 2012 era stato pari al 6,6%. (fonte Il Sole 24 Ore)

Intanto, nonostante tutte le tasse che paghiamo, nei primi dieci mesi del 2013, il gettito gennaio-ottobre 2013 si è attestato a 307,8 (dati Bankitalia) miliardi, mentre nel  periodo gennaio-ottobre 2012 le entrate tributarie si erano attestate a 322,8 (dati MEF) miliardi di euro, rispetto (dati MEF) ai 310,5 dell’Anno Horribilis – il 2011 – ed i 253.5 (dati MEF) milioni di euro del 2010.

Ad ottobre del 2010, allorchè iniziava la Crisi, il debito pubblico era di 1.867,4 (dati Bankitalia) miliardi di euro a fronte di un PIL di 1.548,8 (dati ISTAT) miliardi di euro, che oggi calato a soli 1506,9 (dati FMI) miliardi di euro in valuta corrente.

Dunque, in questi tre anni, nonostante l’Austerity imposta da Mario Monti il debito pubblico italiano è aumentato di 217,9 miliardi di euro (+ 11,5%), le entrate fiscali sono calate di almeno due punti in percentuale, nonostante la pressione fiscale effettiva (dati Confcommercio)  è stata calcolata equivalente al 54-55% del Pil emerso sia nel 2012 sia nel 2013, mentre nel 2010 era al 44,3%.

Proprio ieri la BCE avvisava che l’Italia non e’ riuscira’ a centrare gli obiettivi stabiliti a suo tempo di un rapporto deficit/Pil al 2,9% per il 2013 a causa “principalmente a un peggioramento delle condizioni economiche”, mentre il risanamento strutturale varato “e’ inferiore allo sforzo richiesto”.  Il rapporto BCE preavvisa che che l’Italia difficilamente potrà raggiungere per il 2014 un rapporto disavanzo/Pil entro quell’1,8 per cento fissato nell’aggiornamento del programma di stabilità.
Anzi, vista la serie storica di questi ultimi tre anni, il rapporto disavanzo/Pil potremmo tranquillamente (si fa per dire) ritrovarcelo al doppio del limite concordato, cioè intorno al 3,2%.

Male, malissimo. Peggio.

E dire che, stando al Regional Economic Outlook 2010, il Fondo Monetario Mondiale prevedeva che “il Pil (Prodotto interno lordo) italiano crescerà sia nel 2010 sia nel 2011 dell’1%, con il deficit che quest’anno si attesterà al 5,1% per poi scendere al 4,3% il prossimo.” (fonte Il Sole 24 Ore)

In poche parole ci troviamo con una pressione fiscale abnorme, un PIL che arranca contro ogni previsione ed una spesa pubblica insostenibile, visto che con le autonomie e deregolazioni in realtà abbiamo quasi raddoppiato spese e tempi di lavorazione della pubblica amministrazione, demandando la lotta agli sprechi e alla corruzione a future e improbabili sentenze, visto lo smantellamento dei ispettorati interni alle PA.

Più che di ribellismo, iniziarei a parlare – riguardo M5S o i così detti Forconi – di una popolazione che non sa più a che santo rivolgersi, mentre anche dai sondaggi di La Repubblica viene fuori uno spaccato italiano che quasi sembra non accorgersi della gravità della situazione, non sanabile da una mera legge elettorale o da un tot di cultura in più, dopo il collasso dei pensionamenti e dei turn over, mentre i servizi pubblici ci costano sempre di più.

Qui ormai siamo a questioni di ‘massa effettivamente circolante’ di denaro e di gente stremata perchè senza lavoro o perchè obbligata, anziana e malata, al lavoro oppure perchè sempre in bilico di perderlo. I giovani? Che attendano o emigrino, as usual.

Almeno lor signori ammettessero che si sono ‘incartati’ e, in nome della stabilità, sgombrassero il campo …

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Obamacare: cosa proprio non funziona? Un monito per l’Italia

19 Nov

In USA lo chiamano Obamacare, è il progetto di riforma sanitaria che la Casa Bianca sta cercando in ogni modo di introdurre da sei anni a questa parte. Probabilmente non se ne verrà a capo, ma il tentativo di Barak Obama ed i suoi fallimenti dovrebbero e potrebbero far riflettere le pubbliche amministrazioni di mezzo mondo.


Innanzitutto, per buona parte degli statunitensi il sistema assicurativo privatistico regge, va bene, vogliono continuare così, è migliore e più tutelato di quello pubblico. Obiezioni che arrivano sia dai ‘soliti’ Repubblicani sia da non pochi Democratas e soprattutto da sindacati e associazioni è ben sintetizzato in un articolo di “L’indipendensa – Quotidiano Online’.

Come molte cose che sembrano nuove, l’Obamacare è per molti versi vino vecchio in bottiglie nuove. Ad esempio, quando si confronta con il fatto che a seguito dell’ Obamacare milioni di americani rischiano di perdere la loro assicurazione medica esistente, i difensori dell’Obamacare affermano che questo è vero solo quando queste persone hanno una “scadente” assicurazione.

Chi decide cosa è “scadente”? Cosa c’è di più vecchio dell’idea che alcune élite esaltate sappiano cosa è bene e meglio per noi stessi più di noi medesimi?

Persone diverse hanno rischi diversi e diversa propensione nel prendersi cura dei loro rischi, invece di pagare per trasferirli ad una compagnia di assicurazioni. Ma i politici di turno nello Stato ad ogni tornata hanno definito quello che deve essere coperto da assicurazione, indipendentemente da ciò che gli assicurati e le compagnie di assicurazione potrebbero concordare se lasciati liberi di fare le proprie scelte.”
E, tra l’altro, come stanno denunciando da anni – con scioperi e sit in – gli operatori del sistema sanitario ‘pubblico’ statunitense (Medicare e Medicaid), gli interventi degli spin doctors di Obama per ‘migliorare la qualità’ sono sostanzialmente consistiti nella chiusura di centri di cura.
Non a caso uno dei ‘goal’ promessi dall’Obamacare c’è la diminuzione della spesa governativa per la sanità di circa 500 miliardi di Euro.

Se per gli assicurati il sistema attuale è quello giusto, le cose cambiano per chi l’assicurazione non ce l’ha e deve ricorrere al sistema pubblico, che non dovrebbe aver motivo di negare a tutti le cure essenziali, se, nel 2003 il servizio sanitario nazionale copriva in media il 17,7% delle spese totali, senza contare circa 30 milioni di cittadini privi di assistenza sanitaria.

Ricordiamo che Medicare è il programma nazionale universalistico di assistenza agli anziani e che Medicaid è gestito dai singoli Stati (contributo federale del 60%) per le famiglie con bambini, donne in gravidanza, anziani e disabili.
Purtroppo, come sono venuto a sapere per fonte diretta, accade che – Medicaid od Obamacare che sia –  ad una donna incinta priva di assicurazione sanitaria ma ‘coperta’ dal Medicaid venga diagnosticata una malattia rara trasmessa anche al nascituro, ma, dopo tre mesi dal parto, madre e figlio non abbiano più neanche uno specialista a cui rivolgersi via Email.

Dunque, la diffidenza degli statunitensi deriva dal fatto che non è ben chiaro come funzioni sia il ‘vecchio’ Medicare sia il ‘nuovo’ Obamacare.
Il sospetto è che la lobby dei sanitari (e dei loro amministratori ‘pubblici’) non offra più sufficienti garanzie di trasparenza e deontologia è forte, se giorni fa persino l’editoriale di Ezra Klein, columnist del “Washington Post”, ex blogger ‘radicale’, parla di “perdita di credibilità con i democratici al Congresso e con chiunque altro” riguardo l’approvazione di una “legge basandosi su promesse che non potevano mantenere. Hanno clamorosamente pasticciato nell’implementazione. E ora sembra che persino le modifiche al sito Healthcare.gov non saranno effettuati entro la deadline che loro stessi avevano predeterminato. I democratici al Congresso si sentono ingannati.”

In effetti, sarebbe innanzitutto da capire se più che di riforma sanitaria, il problema non sia che Obamacare non sia un progetto troppo ambizioso.

Da un lato  il desiderio inconfessato di introdurre il Welfare State anche in USA non tanto per sostenere le persone affette da malattie croniche, che avrebbero equo diritto alle cure, ma soprattutto per tutelare una trentina di milioni di americani che, prima che di necessitare di cure e terapie, hanno il problema di non arrivare a fine mese pur vivendo in un paese ha talmente tanto lavoro da offrire da assorbire ancora oggi tanti e tanti immigrati.
Dall’altro, è molto difficile mettere ordine al Medicaid  (garantito anche agli immigrati con regolare permesso) perchè è un programma amministrato dai singoli stati, e non dal governo federale, con diversi criteri di reddito, età, invalidità per accedere al servizio d’assistenza. che evidentemente i sistemi sanitari dei diversi stati amministrano senza sufficienti standard e controlli.

E questo spiegherebbe ampiamente l’insuccesso della riforma e la diffidenza dei cittadini, visto che staremmo parlando di assistenzialismo puro, oltre che di calo qualitativo della sanità in generale. Non a caso Bill Clinton, ex presidente e probabile primo “first-husband” degli USA, ha sollecitato invitato Obama a tenere fede alle proprie promesse, tra cui quella ai cittadini americani che già possedevano un’assicurazione sanitaria, che avrebbero potuto mantenerla in ogni caso.

Non dimentichiamo che già oggi il Governo Federale USA spende circa il 4% del Prodotto Interno Lordo e un ulteriore 2% arriva da singoli stati e contee. Un 6% totale del PIL non lontano da quel 7% che l’Italia spende per i suoi cittadini.

Con una sola differenza: gli USA – già prima di Obama – spendevano il 6% del PIL per curare il 15-20% dei propri cittadini, privi di assicurazione, l’Italia spende praticamente lo stesso, in percentuale, ma per tutti gli italiani, che assommano più o meno al 20% degli statunitensi.
Con l’unica differenza che tanti e tantissimi italiani versano allo Stato e alle Regioni – ogni mese e in contanti – ‘contributi’ per il sistema sanitario che se fossero premi assicurativi avremmo (quasi) tutti un’assistenza a quattro stelle.

Nel 2003 il servizio sanitario nazionale USA copriva in media il 17,7% delle spese totali, ovvero una percentuale che corrisponde più o meno a quel 15-20% di cittadini invalidi o indigenti.
Se in America 32 milioni di persone (circa il 10% della popolazione) non fruiscono di alcuna assistenza sanitaria è evidente che il problema non è nei finanziamenti, bensì nella malasanità pubblica.
In USA coma altrove.

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Alba Dorata: rischi per l’Italia?

4 Nov

In Grecia sale la tensione, dopo l’attentato alla sede di Alba Dorata, con due morti e diversi feriti, che fa seguito ad attentati a giornalisti e uffici avvenuti nel 2013. Una tentata strage attuata proprio mentre la Grecia cercava di fare piazza pulita dei suoi neonazisti e con il solo scopo di gettare in paese nel caos e non per ‘vendetta’, visto che l’omicidio del rapper antifascista era scaturito da una lite da bar e non da un complotto.

In una sua lunga disanima, Harry van Versendaal – noto editorialista della versione inglese del quotidiano greco I Kathimerini – invita non solo la Destra neonazista, ma anche la Sinistra antagonista a “sviluppare una comprensione più inclusiva della violenza, condannandola in ogni sua forma: sia essa razziale, sessuale o politica“.

Un invito che andrebbe esteso anche all’Italia, dove i nostri media in questi anni ci hanno poco o punto informati sull’escalation anarco-insurrezionalista e della sinistra radicale, cui fanno da contraltare (come a Weimar) i neonazisti di Alba Dorata.

Intanto, in Italia non possiamo di certo dire che stiamo al sicuro da rischi simili, ma, nel nostro caso,  di neonazisti o neofascisti non è che se ne vedano tanti come in Grecia. Anzi, all’ennesimo anniversario mussoliniano c’erano forse 5.000 nostalgici.

E’ la minaccia anarco-insurrezionalista che rimane «estesa e multiforme», in grado di tradursi in una «gamma di interventi» che può comprendere anche «attentati spettacolari», questo il report dei servizi segreti nella Relazione annuale consegnata al Parlamento nel marzo 2013.
La sola nDrangheta, secondo il rapporto Eurispes 2008, avrebbe un giro d’affari di 44 miliardi di euro annui e potremmo stimare in almeno 150 miliardi annui il PIL (ndr. attivo o passivo?) derivante da attività crimine organizzato. Il disastro ambientale campano, le fabbrichette della moda o le rivolte degli immigrati schiavizzati comprovano una dimensione ‘messicana’ dei rapporti tra governance nazionale, sistema produttivo e cartelli locali.

La nostra governance – a differenza di quella spagnola – non è riuscita a far altro che congelare il debito interno e quello estero, mentre il Parlamento è in ostaggio di una legge elettorale indecente e di un’informazione pubblica che Freedom House nel suo report annuale considera ‘semilibera’, collocandoci alla stregua degli stati ex-satellite dell’URSS (Ungheria, Romania, Bulgaria, Serbia eccetera) o delle traballanti repubbliche africane (Egitto, Tunisia, Benin, Namibia eccetera).

Indice di Competitività UE 2013

Aggiungiamo che un malgoverno durato 150 anni ha ormai creato e sigillato tre aree geografiche ben distinte: un Settentrione con una produttività paragonabile a quella tedesca, un Meridione ormai ridotto a vicereame ispanico (come il Messico, Columbia e quant’altri), un Centro che sopravvive – oggi come ieri – di speculazioni finanziarie e immobiliari in nome del ‘paesaggio italiano’ e della ‘bona fidae’.

PIL pro capite UE 2009
Tenuto conto dell’irriducibilità di Silvio Berlusconi e di Matteo Renzi nell’anteporre una visione personale all’interesse generale, oggi, come durante la Guerra Fredda, l’Italia sta andando a porsi al centro di una serie di ‘affari internazionali’, di cui un ‘assaggio’ sono state le montagne russe dello spread del 2011.

Dunque, se la Grecia prendesse fuoco, l’Italia potrebbe non esserne esente.

In assenza di un sufficiente numero di ‘fascisti’, per ora, la furia del ‘tanto peggio tanto meglio’ non avrebbe che prendersela con le istituzioni – che non sono nè i partiti nè gli speculatori – e con chi le difende, a danno di gran parte della popolazione, che è ‘moderata’, ‘conformista’, ‘populista’ …

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La Grecia (di nuovo) sull’orlo del caos

4 Nov

Due morti e un ferito in condizioni gravissime: questo il bilancio di una sparatoria avvenuta questa sera ad Atene, nel quartiere periferico di Neo Eraklio, davanti alla sede del partito Chrysi Avgì (Alba Dorata) due uomini su una moto di grossa cilindrata hanno aperto il fuoco sulle persone presenti: due, per ora, le vittime, due ragazzi di 20 anni, più i feriti di cui uno in sala di rianimazione.

L’attentato terroristico arriva dopo l’omicidio di Pavlos Fyssas, un rapper antifascista ucciso il 18 settembre da Georgos Roupakias, simpatizzante di Alba Dorata, che ha confessato di aver accoltellato il musicista. Dalle intercettazioni telefoniche era emerso che Yannis Lagos, uno dei 18 deputati del partito neonazista, la notte del 18 settembre era stato informato dell’imminente omicidio del rapper Pavlos Fyssas.

Squadristi di Alba Dorata – Greekreporter.com

A tal punto, il governo del primo ministro Antonis Samaras si è deciso finalmente ad agire contro Alba Dorata, partito esplicitamente neonazista. Non sorprende nessuno che durante una perquisizione a casa di Christos Pappas, deputato e numero due di Alba dorata, sarebbero state trovate nella casa una bandiera con la svastica e foto di Adolf Hitler, assieme ad alcuni cimeli nazisti.

Le indagini hanno portato all’arresto di quattro deputati di Alba Dorata, per “costituzione e appartenenza ad una organizzazione criminale” – tra cui Nikos Michaloliakos, “Führer” del partito – ma solo Yannis Lagos è rimasto in carcere con accuse di riciclaggio di denaro, ricatto e possesso illegale di armi.
Inoltre, due membri di Alba dorata hanno ottenuto la libertà condizionale con l’accusa di appartenenza a gruppo criminale, omicidio e riciclaggio, (fonte I Kathimerini), ma uno dei due, Dimitris Frangakis, ha negato di avere qualsiasi “legame politico o ideologico” con Alba Dorata, come Georgos Roupakias, l’assassino reo confesso, aveva negato di avere dei complici, mentre gli atti comprovano che l’accoltellamento avvenne in conseguenza di un alterco tra i due in una taverna dove la gente stava guardando una partita una partita di calcio di una squadra greca in Europa League.

Quel che sembra è che l’establishment e la società greci abbiano deciso che metter fine ad una lunga serie di azioni criminali, perpetuate da aderenti di Alba Dorata, sull’onda dell’omicidio del rapper Pavlos F, che, però, sembra essersi originato in quel sottobosco di criminalità comune ed antagonismo sociale tipico, ormai, di ogni grande città.

Scontri ad Atene – Voanews.com

Una mossa ‘a metà’ – essendo i consensi per Alba Dorata al 10% circa e nel timore che la situazione degeneri – come reso evidente dal fatto che a dieci suoi deputati non sia stato contestato il reato di ‘organizzazione criminale’, nè le perquisizioni a tappeto hanno trovato il presunto arsenale segreto del partito. Non ci sono altri arresti, salvo quelli dei quattro deputati. Allo stesso modo, Chrysi Avgì non è stata dichiarata fuorilegge nè è stato sciolto il suo gruppo parlamentare. Anzi, Il vice premier greco Evangelos Venizelos ha escluso la possibilità di elezioni anticipate e ha attaccato il partito di sinistra Syriza, che aveva chiesto di tornare al voto dopo l’arresto dei militanti di Alba dorata. Secondo Venizelos, il governo vorrebbe convincerli a lasciare il loro incarico al parlamento greco, nel rispetto della costituzione.

Ricordiamo che la Grecia aveva trovato un po’ di pace sono nel maggio 2012, dopo due anni di crisi e di ‘stato d’assedio’ a causa dei disordini, quando i conservatori di Nuova democrazia, i socialisti del Pasok e il centrosinistra filoeuropeo del partito Dimar trovarono un’intesa su un governo della durata di due anni, con all’opposizione la destra neonazista di Alba Dorata e la sinistra radicale di Syriza.

Dal 2008, la Grecia ha subito un intensificarsi di azioni anarco-insurrezionaliste, sia spontanee per effetto di una crisi economica di portata mondiale, con aggressioni nei confronti delle forze di polizia e di cittadini comuni, sia su base internazionale con incendi dolosi, atti di vandalismo e guerriglia urbana, durati molti mesi con morti e feriti tra passanti e residenti.
Da anni le indagini della polizia greca si imbattono in un’organizzazione anarchica che agisce come cellula locale di una rete anarco-terroristica internazionale, che, di recente, ha attuato tre attentati incendiari ad Atene.

Arriva, dunque, come un fulmine a ciel sereno l’attentato di Neo Eraklio, che ha il palese scopo di fomentare tensioni e reazioni nel già instabile contesto greco. Tra l’altro, il commando ha operato con notevole freddezza utilizzando un’arma, l’AKM versione Zastava, che richiede un certo addestramento.

Zastava M77

Chi ha organizzato l’attentato?

La solita CIA, puntualmente quanto inspiegabilmente impegnata a destabilizzare i paesi amici? Un’improbabile ex Unione Sovietica, con la sua ricerca di uno sbocco nel Mediterraneo (leggasi Siria), mentre il Pireo parla ormai cinese? Una Jihad islamica che agli attentati di massa e alle operazioni finanziarie sta affiancando azioni di destabilizzazione politica e valutaria?
Sempre possibile, ma difficile da credersi.

I Cartelli del narcotraffico che vedono nelle aree ‘Euro sofferenti’ (Grecia, Italia e Spagna meridionali) un potenziale ‘arcipelago pirata’ da consolidare, usando – come da tradizione consolidata – l’antagonismo sociale come arma di ricatto verso i Palazzi del Potere?
Una fazione anarchica mondiale che ‘vuole fare a pezzi questa società, perchè non ne teme le rovine’ – come Buenaventura Durrutti ebbe a dire quasi ottanta anni fa – e non si rende conto che siamo già dinanzi alle rovine e non c’è bisogno di peggiorarle?
O ambedue?

Pochi mesi fa, sono stati deposti ordini esplosivi sulle porte di casa di cinque noti giornalisti (Giorgos Oikonomeas, Antonis Liaros, Antonis Skyllakos, Christos Konstas e Petros Karsiotis) e l’azione è stata rivendicata dalla ‘Cellula degli Amanti di un Mondo senza leggi’.

In una sua lunga disanima, Harry van Versendaal – noto editorialista della versione inglese del quotidiano greco I Kathimerini – ha invitato non solo la Destra neonazista, ma anche la Sinistra antagonista a “sviluppare una comprensione più inclusiva della violenza, condannandola in ogni sua forma: sia essa razziale, sessuale o politica“.

Chi vuole che il Sud Europa s’infiammi come il Nord Africa o il Medio Oriente?

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Angela Merkel chiede più rigore nell’Eurozona

21 Ott

Per chi si era illuso che un’Italia presentabile – in vece di quella ‘impresentabile’ di Silvio Berlusconi – ottenesse sconti e premi di ‘produzione’ dai banchieri e dai cittadini della Mitteleuropa, stanno per arrivare le prevedibili smentite.

Angela Merkel apre il negoziato tra Cdu-Csu (Popolari) e Spd (Socialdemocratici) chiedendo un ulteriore irrigidmento della politica tedesca verso il resto dell’Eurozona, secondo quanto anticipa il Der Spiegel.
Addirittura, il governo tedesco prossimo venturo si accingerebbe a chiedere una modifica del Trattati dell’Unione Europea per ottenere sanzioni ‘immediate’ per gli Stati poco virtuosi, tra cui anche qualche Land germanico.

Secondo alcuni osservatori i Socialdemocratici sarebbero pronti ad abbandonare le politiche ‘solidali’ – come gli Eurobonds) verso l’Europa latina (Francia, Italia, Spagna eccetera) pur di ottenere più finanziamenti per crescita, occupazione e welfare in Germania.

Secondo il Der Spiegel, il ministero delle Finanze tedesco – il quota Spd nel futuro governo – starebbe già elaborando le regole di controllo di gestione/bilancio da inserire nel Protocollo 14 dei Trattati europei.
Una mossa determinata anche e soprattutto da un ‘problema interno’ tedesco: l’attesa sentenza della Corte di Karlsruhe sulla costituzionalità del Fiscal Compact, che si prevede se non contraria, quanto meno poco affermativa. Una questione interna della Germani, dicevamo, con molti Land dell’originaria Repubblica Federale, che si sentono sempre più a disagio sotto il duopolio svevo-prussiano di Monaco e Berlino e che rivendicano la centralità della Deutsche Bank, come organo costituzionalmente preposto al controllo, che, da anni, ha assunto lo status di banca privata …

Follie germaniche in un’Europa incatenata dai suoi vizi ad un Euro che sembra più un indice di borsa o un rating d’agenzia, piuttosto che un elemento effettivamente unificante dei diversi sistemi finanziari.

Un rischio ulteriore per la stabilità degli Stati con sistemi di bilancio obsoleti (Francia, Italia e Spagna), se c’è da entrare nell’anno nuovo con il fiato dell’Eurozona sul collo, mentre il pericolo ‘default’ incombe come consueto su Barak Obama e gli Stati Uniti, la Francia di Hollande è – anche lei come l’Italia –  impantanata nelle riforme istituzionali e le monarchie del Mar del Nord (UK, Svezia, Danimarca e Norvegia) guardano ormai al trattato di libero commercio transatlantico, che andrà a creare un ‘sistema unico’ dal Messico alla Romania.

Un quadro di grande mutamento internazionale che vede nascere enormi aree di libero commercio, più o meno coincidenti con l’espansione di quel popolo (gli Han cinesi) o di quella ‘cultura’ (gli Europei cristianizzati o gli arabi/i turchi islamizzati) o da quel bacino post coloniale (Grande Columbia, Brasile, Maghreb, Repubbliche ex-sovietiche, eccetera).

Un panorama internazionale che ormai da anni vede l’Europa latina – abbarbicata alle proprie tradizioni, rivendicandole come ‘innovazioni’ –  perdere pian piano terreno, ritagliandosi un’immagine di partner velleitario e di cattivo pagatore.

D’altra parte come non pensarlo se c’è stato l’intero mondo politico e mediatico a crogiolarsi per oltre un anno, sulla possibilità di una Germania più comprensiva, allorchè Angela Merkel fosse stata rieletta?

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Merkel vince, ma l’Eurozona perde

25 Set

Arriva l’annunciato successo di Angela Merkel in Germania e del contestuale sprofondamento sotto il 4% del Partito Liberale tedesco, nonché dell’eterno flirt con i socialdemocratici, chiamato Grosse Koalition.

Mario Monti, da Lilli Gruber, afferma sorpendentemente che in Germania non c’è un partito ‘populista di destra’, ma resta – allora – da capire cosa sia la CSU bavarese e chi sia Angela Merkel che arrivò ai Cristiano – Democratici dritta dritta dall’ufficio propaganda del partito comunista della DDR.

Ancor più soprendentemente, Mario Monti parla di una ‘larga coalizione’ italiana contro gli interessi lobbistici. Un idea difficilmente applicabile un parlamento eletto con il Porcellum e le liste predeterminate dai partiti.

Ma Mario Monti, come sappiamo, è bravissimo a far l’indiano, precisando – sempre su La7 – che il grande merito del suo governo è stato quello di evitare il ricorso ad un prestito del FMI – a differenza di Spagna e Grecia – ed aver così evitato una sorta di ‘commissariamento’.

Come se equivalesse ad un commissariamento l’aver nominato un banchiere a senatore a vita per dargli il governo del paese sull’onda delle speculazioni di mercato e permettere un drammatico fund dragging per sostenere banche private ed enti finanziari pubblici.

Ritornando alla Germania – ed alle possibili previsioni sui destini italici –  la maggioranza che sosterrà il governo Merkel potrebbe rivelarsi molto ‘egoista’, visto che nei Lander il populismo cristiano demosociale certamente non vede di buon occhio ‘le cicale  del meridione d’Europa’ e che l’alleato SPD crolla anche nelle roccaforti storiche come Berlino e, secondo i magazine tedeschi, ha perso l’appoggio dei manager e dei tecnici.

Cattive notizie, dunque, per Quirinale e Palazzo Chigi, che speravano in una ripresa della SPD, in modo da portare la Germania su posizioni più morbide, alla stregua di Hollande.

Le pessime notizie per l’Italia arrivano, però, da un altro dato tedesco.
In Germania, l’attuale governo (CSU+CDU+SPD) rappresenterà solo 3/5 dell’elettorato tra astenuti, voti dispersi ed i postcomunisti di Linke o l’estrema destra di AFD.
E così andando le cose accadrà che per altri 4 anni, dopo altri precedenti otto, la Germania sarà governata dalla Partitocrazia contro ‘tutti’: cos’altro pensare se la maggioranza dei partiti diventa stabilmente la maggioranza di governo, ricordandosi della necessità di una qualche contrapposizione solo il giorno prima delle elezioni?

Angela Merkel – Giovane Comunista in DDR

Qualcuno pensa che una roba del genere possa assicurare all’Europa (e all’Italia) la marcia in più che servirebbe da tempo? O che possa tenere insieme il giocattolo dell’Eurozona se non tollerando corruzione e speculazioni, che da noi italici si chiamano mafie e caste?

E come la metteremo tra quattro anni – o forse prima – quando anche in Germania, come in Italia, il governo potrà contare su un’ampia maggioranza parlamentare, ma anche su una diffusa opposizione nei diversi ceti della popolazione?

La Germania ha scelto l’uovo oggi, difficile che ci saranno galline domani …

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Giustizia: l’ora del Buon Senso

7 Ago

E’ difficile non chiedersi se il processo Mediaset, conclusosi con la condanna di Silvio Berlusconi, non abbia bisogno di un’attenta revisione, se salta fuori che la condanna è stata emessa perchè ‘non poteva non sapere’.
Una sentenza ‘indiziaria’, documentata per ‘relata refero’? Una motivazione, non ancora consegnata, che già mostra falle inconfessabili?

Speriamo di no, speriamo che la nostra Giustizia non si dimostri la stessa dello scandalo della Banca Romana e del caso Giolitti, dopo un secolo e mezzo di Trasformismo e Cleptocrazia ampiamente sfuggiti a processi e sentenze.

E’, però, sorpendente scoprire tramite La Repubblica che il Presidente della Sezione Feriale della Corte di Cassazione, Antonio Esposito, che ha emesso la sentenza Mediaset, sia anche fratello e padre di altri magistrati. Un fenomeno già diffuso tra docenti e medici e già notoriamente deleterio.
Come è sorprendente che un così emerito magistrato pretenda che un cronista pubblichi non  l’intervista rilasciata e debitamente registrata, ma un testo diverso, concordato ex post.

Disdicevole, poi, è il pasticciaccio della norma Cancellieri, da applicarsi, secondo alcuni, anche alla sentenza Berlusconi, facendolo decadere da senatore. Infatti, è davvero poco ‘liberale’ applicare una norma ad eventi pregressi e giudicati, anche se in corso di revisione del giudizio, come è ‘iniquo’ che Silvio Berlusconi, come al solito, vada via impunito.
Incredibile, infine, è che la frode fiscale non venga applicata a tutti i processi per corruzione, concussione, malversamento di denaro pubblico, eccetera.

Dunque, ritorniamo alla questione ‘vera’ del serio problema istituzionale in cui l’Italia viene a trovarsi: l’effettiva forza del Parlamento, ovvero del Popolo Sovrano.

Un Parlamento che non ha solo bisogno di una legge elettorale decente, ma anche di processi celeri e fondati esclusivamente sulle prove, che chiariscano agli elettori chi, tra gli eletti, è ladro od incauto o marpione.
Basterebbe ricordare che Silvio Berlusconi è diventato il tycoon ed il politico che è stato grazie ad un mostruoso inviluppo della nostra magistratura, durato due generazioni di italiani, nonostante più di venti anni fa fosse già provato e giudicato che s’era fatto cartello tra i due principali concorrenti e che s’erano corrotti dei giudici: il Lodo Mondadori.

Un processo non può e non deve durare più di un quinquennio e benchè meno dieci anni od una generazione intera, le cause civili vanno gestite secondo una Common Law, le carriere vanno separate e deve esserci un organo che sanzioni chi causa danni a cittadini innocenti, la Corte Costituzionale dovrebbe essere di sola nomina parlamentare/presidenziale.

Scrive Angelo Panebianco sul Corriere della Sera che “la magistratura è l’unico «potere forte» oggi esistente in questo Paese e lo è perché tutti gli altri poteri, a cominciare da quello politico, sono deboli. Non permetterà mai al potere debole, al potere politico, di riformarla. Certo, si potranno forse fare – ma solo se i magistrati acconsentiranno – interventi volti ad introdurre un po’ più di efficienza: sarebbe già tanto, per esempio, ridurre i tempi delle cause civili. Ma non ci sarà nessuna «riforma della giustizia» se per tale si intende una azione che tocchi i nodi di fondo“.

Speriamo si sbagli.

Anche perchè – alla ricerca di un po’ di buon senso – la luce in fondo al tunnel ci arriva proprio dall’accusatore finale di Silvio Berlusconi, il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati, che ha dichiarato a L’Espresso che «la procura di Milano non chiederà il carcere per Silvio Berlusconi», precisando che non si tratta di una decisione ad personam, ma della semplice applicazione di un principio generale, valido per tutti gli imputati e condannati.

Un approccio che ‘tutelerebbe’ Silvio Berlusconi dal carcere, anche a seguito di altre sentenze che lo colpirebbero senza lo scudo di parlamentare. Qualcuno potrebbe chiamarlo ‘salvacondotto’, in realtà è solo la legge che va applicata.

L’agibilità politica di Silvio Berlusconi? Non riguarda nè i magistrati nè il Presidente della Repubblica … è una questione ‘inter pares’ … la discutano in Senato.

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La carta di Giorgio Napolitano: è l’ora dei Saggi

5 Ago

Un partito non è un fan club, bisognerebbe spiegarlo a tanti italiani, e non è neanche una setta, cosa che altrettanti italiani dovrebbero accettare.

Il sit in dei sostenitori di Silvio Berlusconi non equivale ad un partito, come non può esserlo la Sinistra del ‘siamo solo noi’. Ed una coalizione – vale per ambedue le parti passando per il centro –  non è un assemblato di comitati o di grandi elettori. Di qui la conseguenza che un governo non è un matrimonio e neanche un fidanzamento, ma solo un compromesso tra interessi potenzialmente convergenti.

Resta, poi, il fatto che tanti elettori di Centrodestra non votino, perchè ‘Silvio è ormai impresentabile’ e ‘troppi hanno fatto i fatti propri nella sua ombra’ e che tanti elettori di Centrosinistra non votino, perchè vorrebbero sentire qualcosa di Sinistra e non necessariamente estremista, velelitaria o comunista.

I sostenitori di Silvio Berlusconi dovrebbero rendersi conto che una sentenza passata in giudicato non è controvertibile, reveresibile. Gli antiberlusconiani dovrebbero prendere atto che la condanna dell’avversario non è una fine, ma solo l’inizio di un’ecatombe dei ‘luoghi comuni’, se si vuole riformare la Costituzione e quant’altro.

Quel che manca – dicono – è la riforma della giustizia, la definizione di conflitto di interessi, la trasparenza finanziaria, la regolazione della rappresentatività sindacale, la riforma elettorale e dei poteri politici (Parlamento, Regioni, Governo e Presidenza della Repubblica).
Probabilmente, manca una riforma costituzionale e, poi, tutto il resto: se la nostra Costituzione fosse stata atta a regolare il Paese, non saremmo, oggi, nella situazione in cui siamo.

La situazione contingente è pessima, con un Partito Democratico che gioca su due fronti: il Patto di governo con il PdL e la tenuta internazionale del sistema Italia, da un lato, le ‘affinità elettive’ con il Movimento Cinque Stelle e SEL e ‘localistiche’ con la Lega e UDC, dall’altro.
Dall’altra parte, le esperienze di De Magistris, Crocetta e, di recente, Marino dimostrano che larga parte della società italiana diffida della Sinistra a causa dell’eccessiva attenzione data alle minoranze che la sostengono e di un certo ‘settarismo/snobismo’, ereditato dal fu Partito Comunista e dalle intelighentzie che riempivano gli scaffali di edicole e librerie.
Anche la diffidenza verso la Magistratura e i Sindacati è diffusa: basterebbe ascoltare cosa dice la gente comune, per rendersene conto.

Un contesto che presenta forti analogie con quanto accadde a Weimar. Un’ennesima volta che il sistema politico italiano viene (d)epurato per via giudiziaria, nella migliore tradizione totalitaria. Una crisi politica nazionale ed internazionale evitabile con una commutazione della pena per Silvio Berlusconi, come già accaduto per l’ex direttore del Giornale, Alessandro Sallustri.

Non resta, dunque, che la carta del Presidente.

Infatti, Giorgio Napolitano aveva messo al lavoro un gruppo di saggi per concertare e stilare l’impianto delle riforme più urgenti per il Paese. E, teniamone conto, sia i falchi berlusconiani che la sinistra sindacalizzata, come Beppe Grillo e i suoi, tengono in gran conto l’autorevole posizione del Presidente della Repubblica.

Perchè non portare direttamente al voto di fiducia in Parlamento le bozze dei Saggi presidenziali, riforma della giustizia inclusa? Sarebbe così irrituale che al Parlamento, per tramite del Governo, arrivassero al voto delle proposte originatesi per iniziativa del Quirinale?

Non saranno, tra l’altro, le elezioni tedesche a risolvere il problema della ‘giustizia’, come quello del ‘sindacato’ e della ‘casta apicale’ della pubblica amministrazione (medici e universitari inclusi).

Dunque, se il tempo è tiranno – e lo è da mesi e anni – perchè ridurci, come al solito, all’ultimo momento per ricorrere al buon senso, seguendo la strada che Napolitano sta indicando da mesi?

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Cassazione vs. Berlusconi: le conseguenze

1 Ago

Strano ma vero, la sentenza Berlusconi avrà una ricaduta maggiore a sinistra, piuttosto che a destra. Infatti, qualunque ne fosse stato l’esito questa sentenza rappresenta la ‘sfida all’OK Corral” che tanto immaginario collettivo – semplificando il proprio universo come fosse un film di Volontè e Leone – ha voluto prefigurarsi fin dall’inizio di questa storia.
I cattivi sempre e comunque moralmente inferiori: brutti, rozzi, corrotti, incapaci, ridicoli, fredifaghi, infedeli. I buoni ben distinguibili per la loro superiorità morale: affabulanti, trendy, curricolati, tutti casa e lavoro.

berlusconi assolto

Va da se che il tema unico dell’opaco Enrico Letta alleato con i cattivi (PdL e UdC) sarà quello che convegni, cortei, scioperi e scandali ci propineranno fino a novembre, quando il convegno del PD dovrà dirimere aspetti immobiliari e finanziari, interessi lobbistici, frazionismi, immobilismi e avventurismi, aspettative politiche delle diverse basi elettorali.

Puntare su Matteo Renzi, che, pur avendo un buon seguito di esperti e tecnici, potrebbe risultare ‘leggerino’, se il Centrodestra iniziasse ad attaccarlo, anzichè elogiarlo e/o la CGIL e l’estrema sinistra emettessero una ‘fatwa’ di ‘affamatore del popolo’?
Oppure tenersi ben stretto l’elettorato ottuagenario e appenninico, gli apparati pubblici, la lobby sanitaria e l’universo ‘giustizia’, le partecipazioni statali? O ritornare alla mediazione veltroniana ed all’ipotesi maggioritaria e, soprattutto, ‘moderata’?
E La Repubblica – trentennale deus ex machina della sinistra – riuscirà a non essere determinante per gli equilibri di partito?

Se la Sinistra, prevedibilmente, si avviterà nella dinamica precongressuale e nel dibattito pro-M5S – con tutti gli antagonismi NoTAV, No Jus Soli, No Euro, Si Gay, eccetera – molto va a cambiare nel Centrodestra, con l’uscita di scena di Silvio Berlusconi, che comunque determina questa sentenza.

Infatti, le principali aziende ‘made in Italy’ sono ormai globalizzate e rispondono ad interessi non solo nazionali, il capitale italiano si sta ristrutturando, come dimostrano le varie rotture di patti di sindacato che avvengono da qualche mese a livello di Mediobanca, e la situazione di Unicredit e dello stallo immobiliare di Roma, sulla quale verte oltre il 30% dei mutui immobiliari italiani.
Allo stesso tempo, il pontificato di Papa Francesco appare saldamente indirizzato a salvaguardare il Vaticano dai piccini interessi italici e ad enunciare una visione ispanica e populista dei rapporti tra potere e cittadini.

Non è improbabile che, avendone il tempo, il PdL si evolva/dissolva in chiave liberal-populista e questo è il principale motivo per cui lo tsunami ‘sentenza Berlusconi’ potrebbe colpire in modo più vistoso e drammatico il Partito Democratico, alimentando le convulse spinte che lo agitano dall’interno.

Intanto, con la sentenza della Corte di Cassazione ed il giudizio definitivo di Silvio Berlusconi si chiude un’epoca. Non cambierà nulla, come al solito, ma anche questo Ventennio è finito.

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Laura Prati: un’italiana decente, mentre il debito ci affonda e i kazaki imperversano

22 Lug

L’ex governatore dell’Abruzzo, Ottaviano Del Turco, è stato condannato a nove anni e sei mesi di reclusione, mentre veniva annunciata la morte cerebrale dell’ennesimo martire italiano, Laura Prati, sindaco di Cardano al Campo (Varese), a causa dei colpi esplosi contro di lei dall’ex capo dei vigili urbani, licenziato per aver truccato gli straordinari.


Più o meno nelle stesse ore, nel Lazio, finiva sotto inchiesta il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) per tangenti e sentenze pilotate, convolgendo Franco De Bernardi, magistrato della seconda sezione quater, Giovannino Antonini, ex presidente della Popolare di Spoleto, Franco Clementi e Claudio Salini, rispettivamente amministratore delegato e socio fondatore dell’impresa di costruzioni ICS Grandi Lavori, Marcantonio Trevisani  e Luciano Callini, ammiragli e parte dello stato maggiore della Difesa.

Quanto alle attività delle autorità kazake, riguardo le quali Emma Bonino temporeggia nell’allontanare l’ambasciatore, i media confermano che è almeno dal 28 maggio scorso che l’ambasciatore Yelemessov tempestava di telefonate i massimi decisori istituzionali, ma passa in sordina che Muxtar Qabılulı Äblyazov, oltre ad è stato il Ministro dell’energia, dell’industria e del commercio del suo paese dal 1998 al 2001, quando fondò il partito di opposizione Scelta Democratica e venne prima arrestato e poi scarcerato, nel maggio 2003, a condizione, però, che rinunciasse all’attività politica.
Bene sapere anche che la BTA Bank era sì insolvente per errate esposizioni creditizie, ma anche che Ablyazov volò dal Kazakhstan a Londra solo dopo che, nel settembre 2009, un fondo sovrano kazako, Samruk-Kazyna, aveva immesso ingenti capitali nella BTA Bank a garanzia della solvibilità, diventando così il suo azionista di maggioranza.
Che ‘gatta ci covi’ è reso palese dalla sentenza del novembre 2012, nella quale una corte britannica ha ingiunto a Mukhtar Ablyazov di pagare 1,63 miliardi di dollari, oltre agli interessi maturati, ma ha anche disposto contro Mr. Ablyazov nuovi blocchi post-giudizio di beni per un ammontare illimitato …

Anche perchè EurasiaNet – di base a New York – sta riferendo da tempo un incremento del social gap in Kazakhstan, mentre i profitti derivanti dalle risorse naturali sono concentrati nelle mani di pochi clan vicini al presidente Nursultan Nazarbayev. Nell’aprile scorso, il Council of Entrepreneurs of Kazakhstan ha ufficializzato che nel paese vivono 1,5 milioni di personi con un reddito mensile inferiore ai 76 euro, mentre il 55.6% della popolazione guadagna mediamente 183 euro al mese.
Secondo gli analisti, il costo delle risorse primarie (acqua e benzina) viene gestito in modo da scoraggiare le attività impreditoriali locali, specie in alcune regioni del paese etnicamente diverse dalla maggioranza dominante.

Una situazione scandalosa ed illiberale, che l’Europa vorrebbe ignorare a tutti i costi, come Der Spiegel raccontava, giorni fa, rivelando che, se Silvio Berlusconi è amico personale del presidente kazako di Nazarbayev, altri noti politici ne sono consulenti o dipendenti, come gli ex cancellieri tedesco e austriaco Gerhard Schröder e Alfred Gusenbauer, gli ex primi ministri britannico e italiano Tony Blair e Romano Prodi, così come l’ex presidente polacco Aleksander Kwaniewski e l’ex ministro degli interni tedesco Otto Schily. Tutti costoro sono membri nei loro paesi di partiti socialdemocratici. Gusenbauer, Kwaniewski e Prodi sono ufficialmente membri dell’Intenarnational Advisory Board di Nazarbayev. S’incontrano spesso ogni anno – nella più recente occasione due settimane fa nella capitale kazaka Astana – e ciascuno di loro percepisce onorari annuali che raggiungono le sette cifre.”

Una chiamata in causa per Emma Bonino e Laura Boldrini, se Viola von Cramon, deputata dei Gruenen, deve stigmatizzare come accada che politici come Schröder, Schily, Prodi e Blair si lascino coinvolgere nei giochetti di Nazarbayev, “specialmente perché ora il suo regime è impegnato in un giro di vite. Ma grazie all’influenza dei lobbisti occidentali, poco di quello che succede oltrepassa i confini.”

Un segnale d’allarme, se ricordiamo che Unicredit ha annunciato solo 3 settimane prima (2 maggio 2013) dell’espulsione dall’Italia di Alma e Aula che la controllata Bank Austria aveva competato la vendita del 99,75% della seconda banca kazaka, la JSC ATFBank, alla KazNitrogenGaz, interamente controllata da Galimzhan Yessenov, genero del sindaco di capitale Almaty e magnate sel settore estrattivo dei fosfati.
Un’operazione di cui comprenderemo le ripercussioni a breve, per la quale l’Ufficio Studi del Gruppo SACE precisa un Country Risk Update: “secondo alcuni fonti il prezzo pagato per ATF Bank è pari al patrimonio netto della banca, circa USD 500 milioni. Unicredit aveva acquisito ATF Bank prima della crisi finanziaria internazionale, per un importo di USD 2,1 miliardi.”

Un Kazakistan ed un oligarca, Nazarbayev, che hanno ricevuto – oltre all’ex candidato alla Presidenza della Repubblica Romano Prodi – le visite di Luciano Violante, Giorgio Napolitano, Emma Bonino, Lamberto Dini, Massimo D’Alema, Tiziano Treu, secondo quanto riporta il quotidiano Libero di Maurizio Belpietro.

Visite di Stato, ne vorremmo esser sicuri, come quella, nel 2007, di Emma Bonino, in occasione dell’incontro per la centrale estrattiva di Kazakhstan fra il primo ministro kazako Karim Masimov , il ministro dell’Energia Sauat Mynbayev e l’Amministratore Delegato di Eni Paolo Scaroni, poi indagato per corruzione internazionale, mentre Human Rights Watch accusa da quasi un anno l’Ente nazionale Idrocarburi di violazione dei diritti umani proprio in Kazakhistan, dopo che numerosi operai vennero uccisi dalla polizia durante scioperi contro le multinazionali del petrolio

eni-kasakistan-bonino

Intanto – a Roma, ma non in Italia – anche Papa Francesco vuole vederci chiaro nella finanza pubblica ed ha istituito una commissione, che dovrà raccogliere «puntuali informazioni sulle questioni economiche interessanti le amministrazioni vaticane», preposte «ad evitare dispendi di risorse economiche, a favorire la trasparenza nei processi di acquisizione di beni e servizi, a perfezionare l’amministrazione del patrimonio mobiliare e immobiliare, ad operare con sempre maggiore prudenza in ambito finanziario, ad assicurare una corretta applicazione dei principi contabili ed a garantire assistenza sanitaria e previdenza sociale a tutti gli aventi diritto».
Eh già, se la spesa pubblica tracima, sono Sanità, Welfare e Infrastrutture a farne le spese.

Un’ora fa, ADN-Kronos annunciava che, “secondo Eurostat, il rapporto debito/Pil ha raggiunto quota 130,3%, contro il 127% dell’ultimo trimestre del 2012 e il 123,8% del primo trimestre dello scorso anno. In termini assoluti, il debito pubblico italiano nei primi tre mesi del 2013 è stato di 2.034.763 miliardi.”
Peggio di noi , in Europa, sta solo la Grecia, con la differenza che ogni greco è esposto per ‘solo’ 24.000 euro di debito pubblico pro capite, mentre noi italiani ce ne ritroviamo poco meno di 40.000.

Debito%PIL ITALIA 2010 2013

E non ci salverà – nella fiducia che ormai pochi, all’estero, si azzardano a riporre sull’Italia – l’uscita di Emma Bonino: ‘Allontanare l’ambasciatore kazako? Devo tutelare i nostri interessi là’. Nostri starebbe per ENI, Impregilo e tante altre aziende italiane andate ad investire all’estero …

Purtroppo, varrebbe la pena di convincersi che l’affaire kazako, come dichiara Gustavo Zagrebelsky intervistato da La Repubblica, “è l’umiliazione dello Stato. Ammettiamo che nessun ministro ne sapesse qualcosa. Sarebbe per questo meno grave? Lo sarebbe perfino di più. Vorrebbe dire che le istituzioni non controllano quello che accade nel retrobottega e che il nostro Paese è terreno di scorribande di apparati dello Stato collusi con altri apparati, come già avvenuto nel caso simile di Abu Omar, rapito dai “servizi” americani con la collaborazione di quelli italiani e trasportato in Egitto: un caso in cui s’è fatta valere pesantemente la “ragion di Stato”.

E se uno dei paesi ‘membri titolari’ dei G8 deve ritrovarsi, oggi, a subire il ricatto di qualche ‘benzinaio’ e di qualche corrotto lobbista, non è che le cose andranno meglio, domani.
Anzi, il sacrificio di Laura Prati sarà stato del tutto inutile e, forse, è proprio da lei e dal suo esempio che dovremmo ripartire.

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