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Angelino Alfano: quali margini di manovra?

21 Ago

Angelino Alfano, nuovo leader del PdL, sta lavorando tenere in piedi questo goveno, che oltre l’80% degli italiani, secondo le statistiche di La Stampa, non ritiene adeguato alla situazione.
Intervistato da Lucia Annunziata su La Stampa, ha ben chiarito quali siano le posizioni del suo partito.

“La riduzione dei tagli agli enti locali può essere bilanciata da un intervento sulla riforma delle pensioni”, cosa che potrebbe equivalere ad un mantenimento dei costi della politica (appalti e servizi esternalizzati) a carico dell’età pensionabile, dei TFR e delle pensioni.

“A noi del Pdl le nuove tasse procurano l’orticaria”, come se i servizi pubblici e le infrastrutture si creassero dal nulla …

“La Iva è di sicuro una tassa. Su questo tema bisognerà essere concreti e poco ideologici” … vincerà l’orticaria od il buon senso?

“Il mio primo incarico è stata la Commissione Bilancio per sette anni”, … e abbiamo tutti sotto gli occhi come sia aumentato il debito ed il deficit. Inoltre, il suo primo provvedimento come neoministro della Giustizia, il cosiddetto “Lodo Alfano”, è poi stato dichiarato illegittima dalla Corte Costituzionale.

“La famiglia è un tema centrale, tutelando la famiglia possiamo rendere ancor più equa la manovra”, belle parole che si traducono come meno interventi per i giovani, disoccupati e, dunque, poco inclini a prolificare, meno interventi per gli anziani, che (soprav)vivono di pensione, e meno interventi per investimenti ed infrastrutture, ovvero per il Sud.

“Sulle dismissioni di immobili dello Stato non si tratta di un intervento strutturale, ma di una una tantum”, che è un’idea molto rassicurante che quegli inquilini di case popolari (magari di epoca fascista in centro città), ormai lì da generazioni ad equo (per loro) canone.

“Negli anni ci sarà uno spegnimento progressivo di quelli che ora appaiono grandi casi, come la P3 e la P4” … insabbiamento tramite leggi ad hoc, come per Tangentopoli, colpo di spugna, come per la P2, o cos’altro?

Questo è quello che passa il governo.

Edilizia Residenziale Pubblica: uno spreco da almeno 30 miliardi di Euro

20 Ago

Secondo quanto riportato da La Stampa, “l’Edilizia Residenziale Pubblica può contare su un patrimonio valutabile fra i 50 ed i 150 miliardi” e “la parte dell’Edilizia Residenziale Pubblica che ha perso le finalità sociali per cui era stata realizzata, circa il 60% del totale.”

Questo significa che, solo dalla vendita delle case popolari affittate a persone che non ne avrebbero più la “necessità sociale”, potremmo racimolare dai 30 ai 90 miliardi di Euro, ovvero coprire  buona parte se non tutta, la manovra che dovrà recuperare 80 miliardi in 3 anni.

Un’operazione finanziaria che sarebbe risolutiva, specie se  aggiunta alla patrimoniale fissa, all’abolizione delle pensioni di anzianità, alla messa in busta paga dei TFR ed all’abolizione delle Provincie, come propone da molto tempo questo blog.

Un atto di equità e giustizia verso i contribuenti e di liberazione di risorse attualmente sprecate.

Cosa stiamo aspettando?

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