Tag Archives: Irap

Sanità fuori bilancio: cosa fare?

15 Set

Il finanziamento del Servizio Sanitario è fondato sul D.Lgs. 56/2000 che ha previsto un sistema fondato su quattro fonti di risorse: l’IRAP, l’addizionale regionale all’IRPEF, la compartecipazione all’IVA e la compartecipazione all’accisa sulle benzine.

L’IRAP – ricordiamolo – è l’imposta regionale sulle attività produttive a carico delle imprese ed è proporzionale al fatturato e non all’effettivo utile di esercizio.
In pratica, equivale ad una sorta di ‘Danegeld’ (balzello) medievale sulla capacità produttiva, che – come da dottrina economica e prassi confermata – deprime la spinta all’innovazione e agli investimenti, mentre fomenta l’evasione fiscale, il contrabbando e il plagio.

L’addizionale Regionale all’Irpef è una quota tributaria aggiuntiva (0,9%) per sostenere la spesa sanitaria applicata su qualsiasi reddito delle persone fisiche. E’ incrementabile dalle singole regioni anche del doppio (es. Puglia 1,8%). Opportunamente ricalibrata, appare essere – con la compartecipazione dell’IVA – una buona forma di finanziamento del sistema sanitario pubblico di base (servizi essenziali e per gli indigenti), come la Costituzione prevede.

La compartecipazione all’IVA è una quota annuale che compete a ciascuna regione, determinata sulla base della media dei consumi finali delle famiglie e di parametri riferiti alla popolazione residente, alla capacità fiscale, ai fabbisogni sanitari ed alla dimensione geografica di ciascuna regione. Importante ricordare che, nel caso in cui la quota spettante ad una regione risulti inferiore a quanta necessaria, interviene la solidarietà interregionale che preleva dalle regioni con “surplus di IVA”, le quali, in tal modo, vedono frenata la propria capacità di migliorare i servizi o ridurre la pressione dei tributi locali, mentre quelle sussidiate restano sotto il giogo della sovratassazione dell’Irpef e del regressivo consociativismo localistico.
Allo stato attuale (settembre 2016), l’applicazione delle disposizioni, atte a definire ed assicurare il livello minimo assoluto sufficiente al finanziamento dei livelli minimi essenziali delle prestazioni (i così detti ‘costi standard’ per sanità, assistenza sociale, istruzione scolastica, spesa in c/ capitale) attende di entrare in vigore al 2013.

L’accisa sulle benzine che rappresenta un’importante entrata dello Stato Italiano e delle Regioni. Nel 2011, valeva oltre 20 miliardi di Euro, cioè il 5% di tutte le entrate a bilancio dello Stato, più una somma equivalente derivante dall’IVA.
L’accisa è un tributo indiretto perché il produttore, che paga il tributo sulla quantità, invece che sul prezzo, la gira al consumatore. Solitamente, rappresenta un’alta percentuale del prezzo al consumatore finale. Nel caso delle benzine, la ricaduta delle accise incide non solo sul costo dei mobilità su gomma, quanto sul quelli delle merci, specie le derrate alimentari, e ad esserne intaccati sono maggiormente i redditi più bassi.
Utile ricordare che finanziare un servizio essenziale come la sanità di base attingendo prevalentemente da accise equivale a voler garantire spese in conto capitale ricorrendo alla cassa corrente e lo stesso discorso potrebbe esser fatto per la compartecipazione dell’IVA.

A latere, ricordiamo che nell’accisa benzine, che destiniamo alla Sanità, ci sarebbero 0.0071 euro/litro per il finanziamento alla cultura e 0,04 euro/litro per l’emergenza migranti dal 2011, 0.02 euro /litro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri dal 2014, 0.005 euro/litro per l’acquisto di autobus ecologici dal 2005, 0.000981 euro/litro per il finanziamento della guerra d’Etiopia dal 1936 e tanto altro ancora.
Ad esempio, nell’accisa sulle benzine ci sono anche 0.0387 euro/litro per la ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia dal 1980, 0.0511 euro/litro dal 1976 per quello del Friuli, 0.00516 euro/litro dal 1963 per la ricostruzione post disastro del Vajont, che avremmo potuto (dovuto?) usare per mettere in sicurezza sismica almeno gli edifici pubblici.

La Sanità ed il corrispettivo Comparto Assicurativo vanno ricondotti nel mandato costituzionale, perchè “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti” e non a tutti, perchè “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” e non per ragioni di bilancio, perchè “l’iniziativa economica privata è libera” e non un monopolio di aziende a capitale e controllo pubblico.

Il finanziamento del Servizio Sanitario Regionale deve fondarsi esclusivamente sull’addizionale regionale all’IRPEF e sulla compartecipazione all’IVA in base a ‘costi standard’ e deve servire a fornire cure gratuite agli indigenti e, nel caso volessero servirsene, ai cittadini assicurati. A riguardo, il riferimento non è dato dal sistema vigente in USA, quanto da quello tedesco delle Versicherung o, anche, delle ‘Casse’ in auge fino agli Anni ’70 ed in alcuni casi (vedi i giornalisti) ancora esistenti.

Il Servizio Sanitario Nazionale deve fondarsi su specifiche voci di bilancio a vertere sull’Erario e – oltre ad avere poteri di subentro commissariale – deve servire a funzioni di monitoraggio, controllo e prevenzione, come alla gestione delle patologie epidemiologiche e delle malattie rare, in particolare nel garantire su tutto il territorio nazionale l’accesso universale e gratuito  ai farmaci sperimentali e/o ‘orfani’.

La spesa assicurativa e sanitaria dei cittadini va dedotta dalle tasse entro un tetto proporzionale al reddito ed un criterio analogo è utile anche per determinare quale pressione fiscale serva per garantire i servizi essenziali ed universali. In brevis ed a titolo esemplificativo, potrebbe riconsiderarsi il 9,9% del reddito, come previsto prima del D.Lgs. 56/2000.

Non farlo significherà solo andare avanti con tagli su tagli, mentre l’onere della spesa, grazie alle accise sui carburanti, graverà proporzionalmente di più tra chi ha un minor reddito e l’aggravio strutturale finirà sulle imprese, grazie soprattutto all’Irap non finalizzata alla ripresa e alla crescita produttiva della Nazione.

Demata

Salva Roma, salvi tutti? O solo alcuni?

23 Dic

Il Governo Letta era nato grazie ad una meticolosa applicazione del redivivo Manuale Cencelli – di democristiana memoria – e arriva alla fine (dell’anno) ponendo la fiducia su un decreto ‘Salva Roma, salvi tutti’ degno del miglior/peggior Amintore Fanfani.

Tra la ‘tanta roba’ contenuta nel ‘Salva Roma’, troviamo spese incompatibili – almeno nelle logiche e nella sostenibilità – con una sana pianificazione economica. Ad esempio,

  • 864 milioni per i ‘nuovi’ debiti nei conti di Roma Capitale,
  • 20 milioni per ‘vecchi’ debiti del trasporto pubblico calabrese e 23 milioni per i treni valdostani,
  • 1/2 milione per il Comune di Pietrelcina, paese di Padre Pio, e altrettanto per la torre anticorsara di Porto Palo,
  • 1 milione per le scuole di Marsciano, in Umbria, come anche per il restauro del palazzo municipale di Sciacca e per Frosinone, 3 milioni a Pescara, 25 a Brindisi,
  • 50 milioni di euro dal 2014 per rifinanziare il Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio,
  • 30 milioni di euro per il 2014 e di 50 milioni dal 2015 per le scuole di specializzazione in medicina.

Ma il ‘Salva Roma, salvi tutti’ di trasformista memoria, contiene di tutto di più: norme per il Teatro San Carlo di Napoli e la Fenice di Venezia, una minisanatoria per i chioschi sulle spiagge, disposizioni sulle slot machine, sulle isole minori, sulla Croce Rossa, sul terremoto dell’Emilia-Romagna, sui beni sequestrati alla criminalità organizzata, sull’istituzione di una sezione operativa della Direzione investigativa antimafia all’aeroporto di Milano Malpensa per prevenire le infiltrazioni mafiose nell’Expo 2015, … per inserite lampadine a basso consumo energetico nelle «lanterne semaforiche».

E se può sembrare strano che serva una legge per cambiare le lampadine ai semafori, vogliamo parlare della necessità di dotarsi della partita Iva per il diritto d’autore online? Oggi, nel mondo di WordPress e gli aggregatori di blogger oppure in quello di Flicker ed Istagram, per non parlare di Youtube, Myspace eccetera?

Una follia o, meglio, una iattura. Specialmente se andiamo a guardare cosa accade alle famose ‘misure di risanamento finanziario e per la ripresa dell’occupazione’.

Infatti, se per ‘salvare Roma’ si prevedono più di 850 milioni, sono solo 55 i milioni stanziati per il triennio 2014-2016, per sperimentare “nuove forme di politiche attive per il lavoro”. Giust’appunto si legifera l’assunzione di 120 “figure per gestire correttamente gli interventi finanziati dai fondi europei” e il tetto al cumulo di redditi da lavoro e da pensione per chi svolge un incarico nella pubblica amministrazione non dovrà superare i 302mila euro.
Utile sapere che il Segretario Generale del Ministero degli Esteri britannico percepiesce annualmente 261.338 euro, al tasso di cambio di 1.1615 euro per sterlina.

Un’elemosina agli esodati – 950 milioni di euro tra il 2014 e il 2020 – con soli 17.000 beneficiati, ma le pensioni oltre i 3.000 euro mensili godranno di un adeguamento pari al 95% del costo della vita e non al 90% come precedentemente previsto.

Sul fronte lavoro si registra anche  una spesa di 126 milioni di euro, in favore dei lavori socialmente utili (da non confondersi affatto con i disoccupati) nei territori di Napoli, Palermo e della regione Calabria. Inoltre, si prevede un massimo di 50 milioni per aumentare il trattamento salariale dei contratti di solidarietà ed incentivi per la stabilizzazione dei precari dei call center. Tutto qui.

C’è, poi, la norma che permette di revocare gli affitti d’oro, inserita nel Decreto Salva Roma, ma resa vana da un emendamento nella Legge di Stabilità che cancella la norma prim’ancora che sia emanata … come anche accade per il il “Fondo per la riduzione della pressione fiscale”, alimentato dai risparmi che derivano dalla spending-review e dagli introiti della lotta all’evasione fiscale, che, però, risultano già riservati alla razionalizzazione della spesa pubblica in nome della Stabilità …
Inoltre, “i fondi derivanti dall’attività di contrasto all’evasione (per il biennio 2014-2015) dai quali attingere sono al netto di quelli derivanti dal recupero svolto da Comuni, Province e Regioni” e, secondo Squinzi, ‘sono insufficienti’ già ora. Secondo il governo, con questi fondi faremo miracoli con l’Irap e gli esodati …

Intanto, per Banca d’Italia e Cassa depositi e prestiti si va con il passo del gambero ed il il periodo transitorio passa da 24 a 36 mesi, mentre arriva la specificazione dell'”italianità” dei quotisti e l’abbassamento del tetto dal 5% al 3% per le quote.

Dulcis in fundo, troviamo l’ennesima follia iniqua su tasse e tributi locali.

Infatti, la tassa sui Servizi indivisibili dei Comuni (come l’illuminazione e la manutenzione stradale)  potrà raggiungere il 2,5 per mille del valore catastale per la prima casa, come per la seconda casa, colpendo prioritariamente i residenti dei grandi agglomerati urbani, che sono pravalentemente lavoratori dipendenti e piccoli imprenditori. Allo stesso tempo, la proprietà terriera esulta per l’Imu, dove cala la base imponibile per i terreni e vengono esentati i fabbricati strumentali, i quali godranno di un tetto massimo della Tasi all’1 per mille.

Ciliegina sulla torta, arriva il megasconto anche per i canoni non pagati da parte dei gestori di stabilimenti balneari. Incredibile, ma vero: basterà pagare il 30% entro la fine di febbraio o, se si vuole un rateizzo, il 60% in nove rate.

Quanto sia diversa – tra i comuni cittadini ed i decisori – la percezione delle cose, dello stato dell’arte e del successo possibile, è ben delineata da una frase detta da Enrico Letta, pochi minuti fa, durante la conferenza stampa di fine anno: ‘Nel 2013 la svolta dei 40enni. Non possiamo fallire‘ …

originale postato su demata

Iva, Imu, Irperf, Irap, Cis: arrivano altre tasse?

4 Giu

Per comprendere la situazione recessiva in cui Mario Monti ed Elsa Fornero ci hanno portati, dopo Padoa Schioppa e Tremonti, basta accorgersi che, con un PIL da 2.000 miliardi di dollari, l’Italia debba soffrire e sobbalzare perchè non riesce a far cassa neanche per lo 0,5% del valore totale del paese, che, intanto, crolla del 5% tra 2012 e 2013.

Due miliardi e mezzo per un punto d’IVA, altrettanti per le Casse Integrazioni, circa tre per l’IMU prima casa: sette miliardi in tutto da ‘giostrare’, mentre di IRPERF e IRAP – la nostra follia quotidiana – neanche se ne parla.

Intanto, un incremento dell’IVA suonerebbe come il de profundis per il nostro mercato interno, di cassa integrazione neanche dovremmo parlare, se avessimo un Welfare, di IMU è vietato discutere, dato che la sua abolizione è il prezzo da pagare ad un governo mediocre, la Germania è anch’essa ferma al palo, dopo aver scaricato sul Sud Europa i propri guai.

Forse, erano e sono eccessivi i parametri rigidissimi che l’Europa si accinge a rinnegare. Forse, è necessario intervenire sul sistema di bilancio e spesa degli stati – per uniformarlo – piuttosto che fissare tetti e ricette intollerabili.
Forse, sarebbe da bandire qualunque economista e politico – italiano o straniero – facesse riferimento a Mario Monti, alle sue politiche, al suo rigore a senso unico, ai suoi conti che, ormai si sa, non tornano affatto.
Il Fondo Monetario ha annunciato, ieri, la situazione potenzialmente recessiva della Germania e la sua opacità finanziaria, tre mesi fa la Camera dei laender (alta) ha respinto il Fiscal Compact, da un mese è ufficialmente in crisi il settore manifatturiero cinese ed è troppo tardi per quella svalutazione dello Yuan attesa da un decennio.

C’è un mondo dell’economia che, anche quando ha operato con correttezza, ha fornito ipotesi e soluzioni errate alla politica ed ai poteri forti europei, specialmente nel corso dell’ultimo biennio.

I cittadini, un po’ dovunque, ne hanno una netta percezione; i media ed i partiti no. Non ancora.

originale postato su demata