Tag Archives: iniquo

Conti pubblici, la matematica non mente

11 Gen

I dati Istat pubblicati oggi rilevano il miglioramento dei conti pubblici italiani, nei primi nove mesi del 2011, quelli del governo Berlusconi, cogliendo il miglior risultato dal 2008.

Incredibile, ma vero.

Secondo i dati dell’Istat, nel terzo trimestre 2011 il rapporto tra deficit e Pil è stato pari al 2,7%, inferiore di quasi l’1% a quello dello stesso periodo del 2010 (era al 3,5%), mentre nei primi nove mesi 2011 il rapporto tra deficit e Pil è stato pari al 4,3%, inferiore di 0,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2010 e miglior risultato dal 2008.

I dubbi relativi alla correttezza delle informazioni che riceviamo ed alla legittimità del governo Monti aumentano e le ipotesi speculative sul baillamme politico-finanziario di novembre si confermano. 

originale postato su demata

Vuoti di stampa, vuoti di memoria

10 Gen

Il 2011 che è appena terminato ha visto l’Italia annaspare nel marasma finanziario e mediatico a causa “degli sprechi”, causati dalla casta politica e dall’inefficienza pubblica, dal “difetto di democrazia”, dato dal Berlusconismo, e dal “conflitto di interessi” generalizzato, che aleggia sui partiti italiani.

Almeno questo è quello che riportavano giornali e televisioni.

Il 2012 appena iniziato vede l’Italia fronteggiare il marasma finanziario e mediatico intervenendo su pensioni, contratti di lavoro, ordini professionali, farmacie e tassinari.

Questo è quanto la libera stampa diffonde.

Di “sprechi”, “difetto di democrazia”, “conflitto di interessi” non se ne sente più parlare, come non si parla più di “corruzione”, aumentata del 30% nell’ultimo anno,  secondo la Corte dei Conti.

Ci siamo persi qualcosa? C’è qualcosa che dovremmo sapere?

originale postato su demata

Elsa Fornero tra lacrime e contraddizioni

22 Dic

Il bello del ministro Fornero è che riesce a dire tutto ed il contrario di tutto. Il brutto è che, poi, quando legifera, è il contrario del contrario ad essere appioppato agli italiani, o meglio ad una precisa parte di essi.

“Un primo criterio per valutare le nuove misure di aggiustamento, in discussione in questi giorni, riguarda perciò il loro grado di coerenza con l’impianto complessivo, a evitare incongruenze che, nascoste dietro un vantaggio “di cassa” di breve termine, potrebbero invece creare intoppi al funzionamento del sistema nel medio-lungo termine.” (Giugno 2011 – Sole24Ore)
“Non si può prescindere dall’abolizione delle ingiustificate posizioni di privilegio che perdurano per molte categorie”. I “principi, che sembrano banali, sono stati spesso largamente disattesi, nel periodo preriforma, ma anche successivamente, sia con la riforma Amato (1992), sia con la riforma Dini (1995), in modo particolare con la scelta di tutelare i “diritti acquisiti” dei lavoratori meno giovani, scaricando invece sulle nuove generazioni l’onere dell’aggiustamento. E hanno continuato a essere disattesi nel periodo successivo, a ogni nuovo intervento sulla transizione.” (Novembre 2011 – La Repubblica)

Sappiamo tutti come è andata a finire: colpiti i lavoratori dipendenti nati dopo il 1950, i lavoratori “precoci”, le donne, l’indicizzazione delle pensioni “intermedie”. Allo stesso tempo, salve le casse previdenziali dei professionisti, le pensioni d’annata e quelle di militari e magistrati.
Il tutto condito da qualche lacrima (di coccodrillo) e dalla quasi esultante rassegnazione degli elettori del Partito Democratico dinanzia ad una manovra “ingiusta ma inevitabile”, come hanno suggerito i sondaggi.
Peccato anche che inevitabile non fosse e che, se c’era da far cassa per 3-4 miliardi di Euro, bastava decretare che le tredicesime del pubblico impiego fossero pagate in titoli di Stato, come la legge consente, con un impatto positivo sullo spread …

Passano pochi giorni e ci risiamo con “Crocodile” Fornero.

Riguardo l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, “non voglio dire che ci sia una ricetta unica precostituita, ma anche che non ci sono totem e quindi invito i sindacati a fare discussioni intellettualmente oneste e aperte”. (dicembre 2011 – Corriere della Sera)
Pochi giorni dopo, dinanzi ai rumours di scarsa legittimità di tali norme se emesse da un governo tecnico, “il lavoro e la creazione di posti di lavoro sono la mia prima e unica emergenza. L’articolo 18 manco lo conosco, c’è tanto da fare sul mercato del lavoro prima di arrivare lì”. (dicembre 2011 – Leggo)

Intanto, le richieste di cassa integrazione (speciale o in deroga) aumentano e, guarda caso, vanno a vertere proprio su quell’INPS, che la manovra sulle pensioni avrebbe “messo a posto”. Come fare, se le aziende non possono licenziare (con “equo indennizzo) quando le commesse e la produzione calano, visto che l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori questo vieta?

Quale sarà la prossima “uscita” del ministro Fornero, visto che di questo passo, tra qualche anno ci sarà da metter di nuovo mano alle pensioni, dato che l’INPS, da sempre, non si occupa solo di pensioni e previdenza ma anche di assistenza e welfare, destinando a sostegno cassaintegrati e disoccupati le risorse accantonate dai lavoratori per la propria pensione?

E, soprattutto, se la disoccupazione aumenta, perchè farne un problema di “solo” welfare, scaricando tutto sulla Fornero e sui lavoratori, mentre la soluzione è sul fronte della ripresa infrastrutturale, di cui dovrebbe occuparsi il ministro Passera, e della Conferenza Stato-Regioni in carico al ministro Barca?

originale postato su demata

Pensioni – Fornero, pessime idee

26 Nov

Che il Governo Monti non abbia i numeri per durare è un dubbio che inizia a serpeggiare tra gli osservatori.

Sono già troppe le “buche” che questo governo ha mostrato di non saper evitare, dal protrarsi delle scelte per i ruoli di governo minori, ma “politici”, alla quasi assenza di esposizione mediatica, ovvero di attenzione al consenso popolare.
Per non parlare delle età e delle professioni rappresentate nel governo, che mostrano una squadra vecchia e lontanissima dal mondo del lavoro e delle imprese medio-piccole, per non parlare della gente: un esecutivo che mai è stato esecutivo.

Crepe già vistose, di cui torneremo a parlare, che la proposta del ministro Fornero sulle pensioni non fa altro che confermare, deludendo profondamente le aspettative di chi aveva sperato in una vera riformatrice.

Infatti, non era difficile comprendere cosa chiedono a viva voce gli italiani: stop pensioni d’annata e privilegi, meno anziani al lavoro più spazio ai giovani, sistema contributivo per tutti.

Basterebbe, per far sentire garantiti i lavoratori italiani, legiferare che nessuna pensione possa superare lo stipendio iniziale dell’ultima/migliore professione svolta. Facile come bere un bicchier d’acqua.

Cosa offre il ministro? Più anziani al lavoro, meno spazio ai giovani, sistema contributivo solo per chi è ancora al lavoro.

In due parole, potrebbe esserci uno scarto anche del 15%  sulla pensione tra un lavoratore pensionatosi lo scorso anno ed uno che sta andando via oggi con la stessa entità contributiva.

Rieccoci con le pensioni d’annata …

L’incredibile è che la motivazione di un intervento così iniquo sia dato dal fatto che, come annuncia lo stesso ministro Fornero su La Repubblica, i “principi, che sembrano banali, sono stati spesso largamente disattesi, nel periodo preriforma, ma anche successivamente, sia con la riforma Amato (1992), sia con la riforma Dini (1995), in modo particolare con la scelta di tutelare i “diritti acquisiti” dei lavoratori meno giovani, scaricando invece sulle nuove generazioni l’onere dell’aggiustamento. E hanno continuato a essere disattesi nel periodo successivo, a ogni nuovo intervento sulla transizione.”

Ma non finisce qui: non è solo un problema di equità.

Infatti, il neoministro del Welfare sarebbe anche dell’idea di “non si può prescindere dall’abolizione delle ingiustificate posizioni di privilegio che perdurano per molte categorie difficilmente annoverabili tra i bisognosi, come i liberi professionisti con le loro casse.
E dire che eravamo tutti d’accordo, tempo fa, che nell’additare il duopolio INPS-INPDAP come l’elemento sistemico che ha messo in ginocchio il sistema pensionistico italiano, oltre a creare una commistione pericolosa tra previdenza, assistenza e politica.

Dunque, la ricetta del governo Monti per le pensioni è sostanzialmente quella di colpire “i lavoratori nati tra il 1950 e il 1962”, di fare cassa tramite l’assorbimento delle poche forme assicurative “privatistiche” esistenti.

Magari, il prossimo passo, dopo aver accorpato tutte le pensioni nell’INPS-INPDAP, sarà di trasformarli in aziende di Stato e metterli sul mercato …

Ecco il “progetto Monti” per noi più giovani di loro: niente equità, ma, soprattutto, tanto statalismo, a cui potrebbe far seguito  un’enorme cessione del sistema previdenziale, visto che siamo nelle mani di banche e sindacati.

Un’idea involutiva, visto che se i giovani in Italia avessero un sistema sbloccato, potrebbero iniziare a lavorare e versare contributi prima dei 25 anni, risolvendo il problema all’origine, e visto che, con un sistema assicurativo libero, ogni lavoratore può negoziare individualmente il proprio pensionamento.

L’avevo detto io che se non era pan cotto era pan bagnato …

(leggi anche Pensioni, quelle d’annata non si toccano e Pensioni, quel che propone Confindustria)

originale postato su demata

Equitalia: è ora di dire basta!

16 Giu

Oggi alle 15 in Piazza Montecitorio a Roma le associazioni a difesa dei cittadini e numerosi comitati spontanei hanno convocato un sit in contro Equitalia.

Nel 2010, i diversi tentacoli della piovra hanno emesso oltre 3 milioni di solleciti, 1,6 milioni di preavvisi di fermo amministrativo di autoveicoli, 577mila fermi esecutivi e … “solo” 133mila pignoramenti verso terzi.
Il tutto senza controlli adeguati, vista l’enorme quantità di ricorsi, senza opportune verifiche sulla legittimità dei crediti vantati dalle aziende pubbliche che li cedevano, visto il successo di tante sentenze.
Solo i ricorsi confermati da Equitalia sono 18mila e i dati non tengono conto degli avvisi bonari errati inoltrati ai contribuenti e successivamente annullati da parte degli enti impositori, ne’ degli atti errati annullati in autotutela e neppure di tutti i ricorsi giudiziali presentati dai contribuenti italiani avverso le cartelle di pagamento. (fonte Contribuenti.it)

Ma c’è dell’altro …

Innanzitutto, Equitalia è una compartecipata delle Agenzie delle Entrate (51%) e dell’INPS (49%).
E’ davvero difficile capire quale sia la ragione sociale che permette all’INPS di investire nel factoring (ndr. riscossione crediti) …

E, come se non bastasse, la “Sintesi del risultato economico del Gruppo 2010” annuncia “ricavi da attività” pari a 1.297 milioni di Euro a fronte di costi di produzione di 1.490 milioni.
Morale della favola, Equitalia, nel 2010, ha reso allo Stato Italiano solo 28 milioni di Euro a fronte di una enorme, voluminosa e, non di rado, iniqua attività amministrativa.

Avete letto bene: riscuotono tasse e tributi inevasi con l’unico risultato di riuscire a pagare “solo” i propri stipendi e le spese aziendali …