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Debiti PA: quello che proprio non vogliono cambiare

19 Giu

La Commissione europea ha aperto la procedura di infrazione contro l’Italia inviando al governo una lettera di messa in mora per violazione della direttiva europea sui ritardi di pagamento entrati in vigore il 16 marzo 2013 per «il fatto che in Italia le autorità pubbliche impiegano in media 170 giorni per effettuare pagamenti per servizi o merci fornite e 210 giorni per i lavori pubblici».

La polemica infuria e a sentire politici ed esperti in consesso mediatico, la colpa è di tutto e di nulla, persino dell’Europa, che giustamente reclama.

In realtà, le cose starebbero in un altro modo e dovremmo saperlo tutti.

Innanzitutto le tempistiche, dato che il ritardo dei pagamenti è solo la punta dell’iceberg.
Per fare un esempio, parliamo di ‘scuola’ – un settore molto più semplice delal Sanità o degli EE.LL, dove tra l’altro circolano davvero pochi soldi – e facciamo conto che nell’anno X venga finanziata una formazione interna da parte del competente ministero. Il percorso contrattuale integrativo, per ben che vada, comporta che l’operatività a livello regionale si avvi nell’anno X+1, che nelle scuole l’iniziativa arrivi nell’anno X+2, che venga completata nell’anno X+3 (se va bene), che venga rendicontata nell’anno X+4 e  messa a consutivo con revisione dei conti nell’anno X+5, per arrivare in Corte dei Conti nell’anno X+6.
Qualunque commento è superfluo, specialmente se si tiene conto che per Sanità ed Enti Locali il percorso è ancora più tortuoso. O no?

C’è poi il sistema delle assegnazioni e dei residui contabili, che dovrebbe impedire l’accumulo di somme inevase e che in realtà è la causa di molti mali.
In pratica, un’amministrazione può spendere solo se ha avuto un’assegnazione da un ‘ufficio centrale’, che, però, può essere anche meramente ‘nominale’, cioè arriva una lettera che assegna i fondi, ma non il bonifico, che comunque deve arrivare entro l’anno solare. Nel caso non arrivi, la somma viene iscritta a residuo, ma soprattutto deve essere messa a riscossione, prima con un sollecito per arrivare alla denuncia per omissione, a seconda del caso.
Possiamo tutti immaginare che sia piuttosto difficile per un ufficio periferico denunciare il dirigente superiore o per il sindaco di un piccolo comune il potente ministro competente. Specialmente se questo ‘superiore’ non si premura di monitorare le altre somme che il ‘sottoposto’ tiene ferme per inerzia o incapacità.
E possiamo capire tutti che sia risibile che la revisione dei conti pubblici consista spesso nella mera verifica del pareggio tra residui attivi (somme esistenti non spese) e residui passivi (somme inesistenti già spese).

Arrivati a questo punto, è facile notare che i così detti ‘debiti della Pubblica Amministrazione’ siano la rilevanza esterna dei ‘residui passivi della Pubblica Amministrazione’, che rappresentano una patologia antica del sistema italiano, ereditata dallo Stato Sabaudo e dal Vaticano.

Dunque, non si tratta solo di sbloccare somme o di semplificare procedure: misure inderogabili, ma pannicelli caldi per un problema che è strutturale.

Va, innazitutto, riqualificato il sistema di Revisione dei conti della P.A.. Anzi, è davvero singolare che non si sia già provveduto, mentre da anni si parla di sprechi, di debito e deficit incrementali, di crisi e sostenibilità e … mentre ogni sei mesi assistiamo a rettifiche dei conti precedenti.
Tenuto conto che il compito potrebbe già oggi essere affidato alla Guardia di Finanza, proprio non si comprende cosa stiano aspettando.

Inoltre, non è possibile che – con la situazione economica e occupazionale che ci troviamo – non si intervenga sui dirigenti degli uffici che non intervengono fattivamente per riassorbire i residui attivi e passivi, ovvero richiedere il dovuto e spendere il ricevuto: in caso di residui passivi protratti va determinata una procedura che tuteli le piccole amministrazioni, nel caso di residui attivi persistenti, gli uffici superiori devono intervenire.

Se, poi, visto che esiste la fatturazione elettronica, non sarebbe una cattiva idea legiferare che vengano automaticamente trasmesse al MEF, in modo da avere il polso della situazione in tempo reale.
Magari, riusciremmo anche a capire perchè il debito italiano cresce pari passo con i tagli che applichiamo da anni …

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Renzi e le riforme che farà

14 Feb

I dati delle elezioni del 1992 furono l’ultimo atto della Prima Repubblica ed in essi è sugellato alla Storia il quadro – ferale ma bellamente ignorato – di una egemonia di consensi tanto ‘riformista’ quanto poco  ‘di apparato’, visto che i consensi ‘a sinistra’ videro, alla Camera, Occhetto (PDS) fermo a 6,3 milioni di voti, il PSI di Craxi a 5,3 e il PRC a 2,2 milioni, i Verdi poco oltre il milione.

Da lì prese avvio la Seconda Repubblica, erano almeno 14 milioni di voti, dopo 20 anni – nel 2013 – erano poco più di 10 milioni …

L’odierna Sinistra Ecologia e Libertà è riuscita a dilapidare un patrimonio di oltre 3 milioni di voti (PRC + Verdi nel 1992), divenuti meno di un milione nel 2013, mentre alle ultime elezioni tedesche Linke e Grunen – nonostante la batosta – hanno assommato comunque il 20% delle preferenze. Praticamente quanto oggi raccolto dal Movimento Cinque Stelle …

Quanto al Partito Democratico, oggi raggiunge circa 10 milioni di preferenze, più dei sei del 1992, ma molto meno di quanto raccogliessero PDS e PSI. In Italia, come in Germania per l’odierna SPD, quella che risulta determinante è l’incapacità di attrarre il voto moderato e di formulare strategie di politica economica.

Jean Ziegler – allorchè cadde il Muro di Berlino ed ebbe inizio la Globalizzazione – preannunciò questa crisi della ‘sinistra’, sia in ragione dell’ampio spread di diritti, tutele e benefit di cui godono i lavoratori europei (ma non nel resto del mondo) sia perchè la fine dei ‘blocchi ideologici’ avrebbe affievolito il ‘legante’ che finora aveva accomunato ceti medi e ‘dananti della terra’.

Enrico Letta poteva essere il protagonista di questo cambiamento, traghettando le istituzioni (e la Sinistra che ne ha fortemente condizionato l’attuale status) verso un sistema di governance che permetta la cosiddetta ‘alternanza’ senza escludere le minoranze di una certa entità e verso un  Progetto Italia che non pensi solo a consolidare il denaro ma anche e soprattutto a farlo circolare.

C’era da far la voce grossa in Europa – con ottimi alleati in Gran Bretagna, Francia e Strasbourg – e c’era da por mano alla ridondante questione romana (INPS, Alitalia, debiti comunali, legge sui rifiuti, Bankitalia, vendite e concessioni demaniali, eccetera), c’era da dar respiro ad un’Italia che produce e arranca, senza che vi sia almeno un termine prefissato per misure (ndr. quelle di Monti e Fornero) che non possono essere ragionevolmente durevoli, e c’era da dar speranza a quanti – troppi – non hanno il lavoro, la cura o la pensione che gli spetterebbe con le tasse che ci fanno pagare.

Enrico Letta non l’ha fatto e, in mancanza di altri parlamentari proponibili, arriva Matteo Renzi.

Per fare cosa?
L’agenda è già scritta dagli errori e dalle esitazioni di chi l’ha preceduto, ovvero dall’urgenza:

  1. risolvere il brutto pasticcio delle pensioni e del conseguente blocco del turn over e dell’innovazione
  2. alleggerire l’impianto dei contratti nazionali e della filiera negoziale, per facilitare gli sgravi fiscali, il sistema di premialità, gli accordi locali, la flessibilità sull’export
  3. riformare la legge elettorale in modo che sia garantita l’alternanza, ma anche la democraticità, ovvero le minoranze politiche di rilievo ed il federalismo
  4. riformare -per riequilibrarlo con il nuovo parlamento – il livello apicale della governance (sindacati, CSM, INPS, Bankitalia, Regioni, Provincie e Comuni)

Il passaggio politico più difficile non è il primo – come qualcuno cerca ancora di convincerci – ma l’ultimo, visto che cambiare sistema elettorale per davvero e pervenire ad un parlamento diverso per accesso e poteri significa dover mutare tutto quello che a Roma è immutabile da un secolo e passa: la Pubblica Amministrazione.

Non sarà difficile sbloccare previdenza, lavoro e investimenti, incassando consensi prima e dopo le elezioni europee. E non dovrebbe essere difficilissimo concertare una legge elettorale.

Vedermo, però, se Matteo Renzi riuscirà a riportare nei limiti sostenibili quell’antico Male che si impossessò di Roma nell’arco di soli 10-15, già negli anni di poco precedenti la Breccia di Porta Pia … ma potrebbe farcela.

Serviranno l’azzeramento delle prebende, gli scivoli pensionistici, l’innovazione tecnologica, la meritocrazia e il controllo di gestione: tutte cose che i Sindacati confederali italiani avversano come fosse il fumo negli occhi …

Dunque, a prescindere da Renzi, riuscirà l’Italia a dotarsi di un partito riformista?

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La fine del governo Letta (pre)annunciata dai media

13 Feb

Lucia Annunziata, dall’Huffington Post, scrive di ‘crisi drammatica, gestione ridicola’.

Come non darle torto, dinanzi ad un Partito Democratico che si presenta alle elezioni con SEL e candidando Pierluigi Bersani, per poi governare con Enrico Letta e il Nuovo Centrodestra – un partito che ancora non c’è – e adesso, in soli 12 mesi, proponendo l’avvicendamento con Matteo Renzi – che non è un parlamentare – e con una porta aperta al Movimento Cinque Stelle ed un’altra per Forza Italia.

Come non darle ragione, se l’immobilismo di Enrico Letta – rispetto al tracciato montiano e cencelliano che ha adottato – non lascia altre alternative all’Italia che Matteo Renzi e le sue promesse di attivismo riformatore, visto che proprio le opposizioni (Berlusconi, Salvini, Casaleggio) non disdegnerebbero la soluzione.

Sarà per questo che  “il Presidente Napolitano da parte sua aggiunge a questo percorso, insieme privatistico e confuso, il paletto di un nonchalant “parlare di elezioni è una sciocchezza“, se come sembra esistono le premesse per una legislatura riformatrice.

Per Matteo Renzi, come fu per Mario Monti, esiste il problema del “distacco totale da qualunque mandato elettorale” ed, infatti, Lucia Annunziata ha gioco facile per ricordare a tutti che “non c’è bisogno di essere costituzionalisti per dire che è arrivato il momento di dichiarare che siamo di fronte a una crisi del governo, che c’è un presidente del consiglio sfiduciato sia pur non in aula ma via media e streaming del suo partito ed altri, e che è in corso una sorta di auto-mandato esplorativo.”

Ben memori di come avvenne il subentro di Mario Monti, “è necessario, obbligatorio direi, dunque che questa successione torni nell’unico luogo autorizzato a gestirla: il Parlamento. Che la crisi venga ufficializzata e affrontata con mozioni, discussione pubblica, e voto. Ritornando poi sul tavolo di Napolitano per consultazioni ufficiali ed eventuale nuovo incarico.”

Ma per Enrico Letta andare in Parlamento ed ufficializzare una crisi di governo – ovvero seguire l’invito di Lucia Annunziata – già sarebbe uno smacco e l’anticamera delle dimissioni …

Intanto, in questi minuti, il Corriere della Sera titola “Governo, l’ultima mediazione del Pd , la La Repubblica “Delegazione dem offre a Letta l’Economia” , La Stampa “Renzi tenta un’ultima mediazione” , Sole24Ore “Da Letta buona analisi ma non le risposte attese“.

Proprio oggi, Toni Servillo, alla Scuola Normale di Pisa, ha dichiarato: «A me sembra che siamo vittime di un secondo dopoguerra morale: credo che il problema del Paese sia sostanzialmente morale. Nonostante Tangentopoli, le stragi di mafia, vere e proprie tragedie nazionali, la questione morale continua a essere una questione irrilevante».

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L’immobilismo di Letta e la forza di Matteo Renzi

12 Feb

Erano mesi che ad Enrico Letta si chiedeva una ‘svolta. Forse dal primo giorno  di governo, certamente da quest’estate, quando s’era capito che la maggioranza ‘teneva’ nonostante le vicende giudiziarie di Berlusconi e che il Movimento Cinque Stelle non era in grado di promuovere e, soprattutto, concertare con gli altri partiti le riforme che chiede.

Ma Letta non l’ha fatto.
Si è affidato alle ‘direttive montiane’ (ndr. il sacro tabù europeo conclamatosi nel Fiscal Compact) in attesa di ‘sistemare’ Bankitalia, Finmeccanica, Alitalia, Cassa Depositi e Prestiti, INPS e poco più, (e)seguendo il tracciato cencelliano indicato dalla ‘old school’ del Partito Socialista (ndr. i vari Giuliano Amato, Bassanini e Cicchitto).

E così è accaduto che Letta proseguisse sulla via recessiva tracciata da Mario Monti, con una Camera in cui praticamente tutti i deputati eccetto quelli di Scelta Civica hanno fatto campagna elettorale, promettendo la riduzione della pressione fiscale e gli interventi per l’occupazione e il welfare.
Così accentuando ed attirando i fulmini su un sostanzialmente incolpevole Presidente Napolitano – ma forse intempestivo  – per la caduta del governo Berlusconi (ndr. secondo la Corte dei Conti anche a causa di azioni speculative internazionali) e la nomina di Mario Monti, legato a Goldmann Sachs e Bilderberg, prima a senatore a vita e poi a capo del governo.
Altrove si sarebbe parlato di Caudillo …

Ed è accaduto che la spesa pubblica continuasse a crescere, mentre la ripresa industriale stenta anche nel raccogliere le briciole della (ri)crescita altrui e mentre scopriamo che gli esodati sono almeno il doppio (ndr. come previsto dalla CGIA allorché Elsa Fornero estrasse l’asso di picche sulle pensioni) e che già da quest’anno le pensioni sono andate del tutto in stallo in un Paese dove circa la metà dei lavoratori pubblici ha più di 50 anni (dati ARAN 2009) e dove la disoccupazione e il precariato degli under40 è da record.

Dunque, a seguir le prediche dei ‘padri fondatori dell’Europa’ – alcune giuste, altre datate, altre ancora dimostratesi errate – il buon Enrico si è ritrovato al capolinea.
Anche perchè – in meno di 12 mesi di governo – si è ritrovato con troppi i ministri per i quali si sono richieste le dimissioni (Idem, Alfano, Cancellieri, Carrozza), mentre i Presidenti di Camera e Senato entravano più volte – per inesperienza dei lavori parlamentari probabilmente – suu questioni prettamente ‘politiche’.

Di qui l’esigenza di una leadership di governo ‘forte’, che esprima una ‘politica del fare’, che si serva di quei tecnici che l’Italia ha ancora, a volte isolati nella ‘notorietà’ di una vita blindata (ndr. vedi il caso Ichino), a volte ai margini di un sistema di carriere clientelari fondate sul mantenimento dello status quo.

Matteo Renzi ha queste caratteristiche ed ha la capacità di dialogare con Forza Italia, che – a prescindere dalle vicende giudiziare di alcuni leader – è comunque la maggiore aggregazione di elettori di Centrodestra, sia in Italia sia per quanto riguarda gli italiani in UE.

E, se avrà la premiership, Renzi dovrà dimostrare subito la sua forza, perchè in estate ci sarà da varare una manovra finanziaria diversa da quelle degli ultimi due anni e da subentrare nella presidenza UE.
C’è da fare una legge elettorale, ma non basta, se poi regolamenti e prebende restano intatti …

… se la macchina ‘pubblica’ impiega anni per attuare banali norme di spesa e intervento (ndr. nell’attuale un finanziamento impiega di media oltre cinque anni da quando viene legiferato in Parlamento a quando viene messo a consuntivo dall’amministrazione erogante), se i processi restano interminabili ed aleatori, se le scuole e le università non iniziano a formare gli italiani con lo scopo di primeggiare, se continuiamo a voltarci dall’altra parte dinanzi ai malati e agli invalidi, pur sapendo di che malasanità e di quale welfare parliamo, se le Authority non hanno poteri e gli ispettori che sopralluogano scarseggiano, se si denuncia un buco di 31 miliardi nell’ex-Inpdap (ndr. i soldi dei lavoratori) senza dire che è stato creato dal MEF (ndr. lo Stato) sotto forma di anticipazioni, se tra finanziamenti  pubblici, reti pubbliche e sistema di raccolta pubblicitaria abbiamo una pessima informazione, se non viene risolta la sabauda questione delle concessioni demaniali e degli affitti pubblici, per non parlare della dispersione sull territorio delle sedi direzionali, se ci ostiniamo a costruire costosi bombardieri che (per ora) mal funzionano mentre scuole, strade, ferrovie e reti profonde cadono a pezzi, se i sindacati continueranno a far proteste senza portare proposte, se non si interviene sulla malasanità con i dati allarmanti che arrivano da anni e decenni, eccetera eccetera …

Tutte cose per le quali ci sarà da spendere (1-200 miliardi nel biennio?), se si vuole raccogliere occupazione giovanile, innovazione e spinta alla crescita. E ci sarà da farsi qualche ‘nemico’ se si vuole tagliare in prospettiva (3-400 miliardi nel quadriennio?) per ottenere trasparenza, efficienza, equità, gestione responsabile.
Magari, assumendo un ruolo da protagonisti nella politica europea, dove da tempo la Gran Bretagna e i Paesi Scandinavi sollecitano una posizione italiana meno filogermanica e più attenta – a ben vedere – agli interessi nazionali e mediterranei.

Matteo Renzi è riuscito a rottamare il vecchio PCI e l’anziana DC in casa propria, mentre dialoga con Forza Italia e non dispiace ad una parte dei M5S, avanzando tra l’altro proposte di buon senso di riforma su questioni cruciali.
La forza c’è, ‘si può fare’. Bisognerà vedere se basterà e, soprattutto, se sarà accompagnata dalla solidità delle soluzioni.

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L’amletico Enrico Letta e l’Europa che va a cambiare

4 Feb

Dinanzi alla lentezza e alle esitazioni del governo Letta è difficile non correre con la memoria agli Anni Venti tedeschi,  alla debolezza congenita del governo di Gustav Stresemann, che – tra l’altro – ad Enrico somigliava un bel po’.

Gustav Stresemann (premier tedesco 1929) – Enrico Letta (premier italiano 2013)

E, come per Weimar, anche per il nostro attuale governo la debolezza non è causata nè dalla congiuntura economica, nè dalla pochezza del panorama politico, nè da una carenza di voti o di consensi.

Enrico Letta può contare alla Camera su una larga maggioranza del Partito Democratico, mentre al Senato solo un accordo con Forza Italia garantirebbe ampiamente la stabilità necessaria.
Un accordo ‘perfetto’ non solo nei numeri al momento del voto, ma soprattutto in conto del fatto che Scelta Civica si sta liquefacendo e che Pierferdy Casini riabbraccia Silvio Berlusconi, dopo lo sdoganamento di Renzi sulla legge elettorale.

Le urla dei Grillini contro la Casta? Da verificarne l’esistenza – sempre nel 2018 – dopo aver posto un limite a benefit e prebende del pubblico impiego e dell’Alta Dirigenza.
La diffidenza dei mercati? Vedremo se sarà tale tra tre anni dopo aver riformato il sistema giustizia, garantendo la conclusione in sei mesi di un processo per frode od un debito, ed il sistema fiscale e autorizzativo, affinchè chi investe possa avere un bilancio previsionale accettabile … in banca.
I mal di pancia della Sinistra e della CGIL? Da verificarne la sussistenza – nel 2018 sia chiaro – dopo aver (ri)legiferato le riforme di Cesare Damiano e dopo aver rilanciato l’occupazione pagando i debiti pubblici.

Il consenso in Italia e in Europa?
Iniziamo ad affermare che Mario Monti ed Elsa Fornero hanno prodotto norme da rivedere con urgenza e che il Fiscal Compact è insostenibile … tenuto conto che “Italia, Spagna, Grecia e Portogallo, insieme alla Francia, dovrebbero smettere di fare finta di non avere un interesse in comune da tutelare. Questi paesi hanno i voti necessari per forzare un cambiamento. La Bce oggi non sta rispettando gli obblighi previsti dai trattati e non solo per il target del 2%, dato che nei trattati non si parla solo d’inflazione, ma anche di crescita e di occupazione.” (Ambrose Evans Pritchard – International Business Editor of The Daily Telegraph – 9.11.2013)

Non farlo significherà avallarre il malcontento e la rabbia, oltre che mantenere  in una condizione di debolezza internazionale l’Italia, che è – a ragione o per eccesso – una vera e propria ingovernabile Cleptocrazia agli occhi di tanti stranieri.

“Essere, o non essere, ecco la questione: se sia più nobile nella mente soffrire i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna o prendere le armi contro un mare di affanni e, contrastandoli, porre loro fine.(The Tragedy of Hamlet, Prince of Denmark – William Shakespeare – 1602)

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Italia corrotta e cattiva pagatrice?

4 Feb

Il 50% della corruzione europea è Made in Italy, con un volume di ‘affari’ nell’ordine dei 50 miliardi di euro.

Una corruttela che passa attraverso un sistema di reato, di giudizio e di sanzione a dir poco farraginoso – secondo l’UE fatto ad arte – che poggia su una percezione radicata: l’80% degli italiani è convinto che ‘con le mazzette si ottengano risultati, che il sistema vada così.

Più o meno il 2% del nostro PIL, 10  volte il gettito dell’IMU, quanto basterebbe per pensionare tutti a Quota 96 e garantire un salario minimo, … per sanare i debiti della pubblica amministrazione.

Anche in questo caso l’UE ha da ridire ed anche in questo caso dopo attese decennali. Arriverà una multa milardiaria per l’Italia e continueremo a strangolare aziende e sviluppo, incrementando la quota di disoccupati o esodati.

L’indicazione che arriva dall’Europa è – dunque – quella di semplificare e attualizzare il sistema dei reati e delle pene, ma soprattutto i sistemi ispettivi della Pubbliche amministrazioni. Inoltre, arriva anche una precisa indicazione a ‘spendere’, almeno saldando i debiti dovuti alle imprese ed alimentando ripresa e occupazione, oltre agli effetti della Riforma Fornero che vanno contenuti.

Intanto, i nostri Politici ci raccontano che la ripresa può essere alimentata dalla lotta ‘all’evasione’ ed agli ‘sprechi’: sembra che non servano riforme strutturali.

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Decreto Fare, 80 punti su cui prendere le misure

16 Giu

Arrivano le 80 misure del Decreto Fare. Enrico Letta: «Sono misure per rilanciare l’economia», ma di soldi ‘freschi’ non se ne vede l’ombra. Se la cava meglio, il vicepremier e ministro dell’Interno, Angelino Alfano: «Il cittadino deve percepire lo Stato come amico, per questo abbiamo riequilibrato il rapporto tra cittadini e fisco».

Infatti, uno dei provvedimenti annunciati è la revisione dei poteri di Equitalia, che impedisce la messa all’asta della prima casa e, per i contribuenti in difficoltà economica o con momentanea carenza di liquidità, la rateizzazione dei debiti tributari fino a 120 rate e la possibilità di rinviare il pagamento fino a otto rate consecutive.
Un intervento ‘giusto’ che, per come è formulato, rischia di innescare un circolo vizioso di morosi e di ‘meno abbienti’ che accumulano debiti ed interessi sempre più avviluppati in una morsa creditizia.

Saranno destinati 3 miliardi di euro ai cantieri ed ai lavori in infrastrutture e in piccole, medie e grandi opere, recuperando circa 30.000 posti di lavoro.
Non è molto, ma almeno è meglio di niente. Servirà a dare ossigeno al settore edile, a completare opere ed a … garantire equilibri, prebende e accordi vetusti. Niente nuovi investimenti per nuovi interventi.

Si promettono prestiti ad un tasso agevolato per 5 miliardi di euro complessivi per favorire l’acquisto di nuovi macchinari da parte delle imprese, con un massimale fino a 2 milioni di investimenti per ciascuna azienda.
Serviranno a sostenere l’export, che è l’unico settore in attivo che abbiamo, oppure faranno la stessa fine di tanti contributi europei del passato, oggi capannoni vuoti, agriturismi deserti, aziende agricole in passivo, false fatturazioni eccetera?

In tema di giustizia, viene introdotta la mediazione obbligatoria nei contenziosi civili, con la previsione di smaltire un quarto delle pratiche arretrate, che sono oltre un milione.
Arriva la Common Law, finalmente. Non è proprio la Common Law, bisognerà vedere come funzionerà l’arbitrato e con quali poteri, ma è piuttosto improbabile che possa avere successo se “si farà reclutando 400 giudici onorari, che lavoreranno guadagnando 200 euro a sentenza”, come annuncia il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri. Si tratterà, a quanto pare, di meritevoli neo laureati in giurisprudenza con stage presso tribunali e Corti d’appello …

Si annunciano sgravi energetici per le famiglie o, meglio, per l’energia elettrica prodotta con impianti alimentati da fonti rinnovabili e “assimilate”, come conferma il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, che annuncia «misure che consentono di ridurre le bollette energetiche degli italiani di 550 milioni, con l’utilizzo del biodiesel e con la modifica del Cip6».
Nei grandi cenri urbani, dove vive gran parte degli italiani, il problema ‘bolletta’ resta.

E’ anche previsto un investimento straordinario di edilizia scolastica finanziato dall’Inail fino a 100 milioni di euro all’anno dal 2014 al 2016.
Una miseria, considerato che gli edifici sono almeno 50.000 e che, fino a pochi anni fa, in Legge Finanziaria, veniva inserito un ‘fondo’ di 500 milioni di euro a cui gli Enti Locali potevano attingere.

Come anche è annunciato lo sblocco del turn over nelle Università, fino al 50%.
Apparentemente una norma contro i ‘baroni’ e a favore dei ‘precari’. In realtà, è un maggior costo per l’INPS e consolida la spesa di personale delle Università, a tutt’oggi un po’ sprecone, come le statistiche dimostrano … se, poi, tra i ‘precari’ si annidassero un tot di ‘nepoti’, il quadro sarebbe completo, visto che noi li assumiamo a vita ed all’estero i professori ed i ricercatori hanno tutti contratti a termine.

Ed arriva il pagamento di un indennizzo da parte degli uffici pubblici inadempienti nei confronti di un cittadino.
Una norma che, si spera, inciderà su tanti andazzi, visto che pagare un indennizzo per ‘negligenza’ comporterà – gioco forza – la rilevanza giuridica per maggiore spesa erariale. Ci sarà, dunque, da intervenire sulla disciplina del pubblico impiego, sui contratti di lavoro della P.A. e delle scuole, sui poteri ed i doveri di quadri e dirigenti. Chissà se Enrico Letta ha messo in conto l’urgenza di intervenire di concerto con i sindacati dei dipendenti pubblici …

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

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