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Destinazione delle imposte versate da horror: l’Italia ha da crescere

8 Giu

Su 10.000 € di imposte ben 1.100 € sono destinate a saldare gli interessi sul debito, altre 1.900  € vanno alla copertura sanitaria, ben 2.100  € sono prelevati per pensioni e welfare. Difesa e sicurezza assorbono meno di 900 € annui. Trasporti, ambiente, territorio, abitazioni, cultura, sport si dividono altri 1.200 €.

L’Agenzia delle Entrate fornisce un Quadro riassuntivo della destinazione delle imposte versate. Per scaricarla basta andare alla sezione “dichiarazione precompilata” del Modello 730, alla quale si accede anche tramite dal sito Inps dove lavoratori e pensionati sono registrati.

Vediamo cosa succede delle tasse versate da una persona con 10.000 euro annui di imposte, cioè che abbia un reddito dichiarato intorno ai 25.000 euro annui lordi.

Destinazione imposte 10000

In parole povere, su circa 1.200 euro netti al mese si pagano circa 1.100 euro l’anno di interessi sul debito pubblico.
Incredibile, vero?

E cosa dire allora dei circa 180 euro mensili che versa alla Previdenza ed Assistenza o gli oltre 150 euro al mese per ritrovarsi con un pugno di mosche in mano e dover anche pagare di tasca propria i servizi?

Vogliamo parlare dei trasporti, dell’ambiente, della cultura e del territorio che sono tanto diversi di Comune in Comune come di Regione in Regione … eppure la somma detratta dallo stipendio non varia granchè da un posto all’altro.

E non parliamo di benestanti o ricchi, 10.000 euro l’anno li versa il Popolo che lavora e produce per poco più di mille euro al mese …

Chiarito perchè i “partiti tradizionali” non seducono più gli italiani, mi chiedo se con quei numeri in tabella … il problema maggiore sono proprio i 20 euro al mese di Contributo al Bilancio UE?

Demata

N.B. La proiezione su 10.000 euro è fatta su una base di calcolo ‘media’ di 50.000 imponibili.

La spesa pubblica spiegata facile

25 Gen

Molti di noi, specie i meno informati e i non-addetti ai lavori, potrebbero pensare che la dinamica tra Entrate dello Stato e Spesa Pubblica sia lineare, come un tubo in cui da un lato entra l’acqua e dall’alro capo esce.

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In realtà, il ‘tubo’ sarebbe  una rete complessa di tubi, rubinetti, serbatoi e contatori, ma – ragionando con semplicità – molti, non ottenendo  servizi pubblici adeguati a quanto versiamo al Fisco, si sono convinti che il tubo sia ‘marcio’, che faccia acqua da tutte le parti e, cioè, si parla di sprechi.

Il punto è che si sbagliano.

Infatti, solo il 17% degli sprechi deriva dalla corruzione, mentre l’83% degli sprechi va attribuito  a norme inadeguate od obsolete ed a personale poco ligio o non competente: il problema non è tanto il “marciume”del tubo, ma quanto sia ‘contorto’, ‘disaccoppiato’, ‘depotenziato’, obsoleto’, ‘esoso’, incompleto’, ‘fuori standard’ eccetera.

Provate ad immaginare ad un capannone di una fabbrica il cui impianto idraulico (ma potremmo parlare anche dell’elettricità o della rete dati) che ha nelle pareti tubi e tubi di materiali, dimensioni ed epoche diverse, di cui non per tutti è dato sapere se siano connessi, sconnessi o apribli e chiudibili secondo la volontà di chi sul posto, mentre qualcuno ruba anche un tot del prezioso liquido per se stesso  e per i suoi famigli.

Probabile che a fine anno ci si ritrovi con una spesa d’acqua ben superiore ad ogni previsone e che la produzione aziendale e la motivazione del personale siano stati indeboliti dalla più o meno costante erogazione.
Possibile anche che ‘un problema del tubo’ così apparentemente banale possa nell’arco degli anni inficiare l’eccellenza dei prodotti, la professionalità degli addetti, la credibilità dell’azienda.

Ma questo sarebbe il meno.

Il problema maggiore è che per far funzionare alla meno peggio questo intricato sistema di tubi, servono delle cassette di distribuzione e di compensazione.
Possiamo immaginarle come un enorme pallottoliere dove arrivano solo palline bianche o nere, da cui escono palline di tanti colori, ma … non è dato sapere quale colore prenderà la pallina bianca o nera che entra e neanche quale colore aveva ogni pallina colorata che esce.

Specialmente, se alcuni tubi pompano acqua al contrario, grazie alle  … erogazioni dilazionate anche di anni,  alle così dette anticipazioni di cassa, alle operatività per dodicesimi, i bilanci e i consuntivi che di norma sono approvati mesi e mesi dopo l’inizo o la fine dell’esercizio più tante altre ‘diavolerie’ dei Regi Decreti Contabili ideati ai tempi del Trasformismo e, poi, della Banca Romana.

O le ‘bolle d’aria’ che immettiamo nel sistema ogni volta che rinviamo, deroghiamo, modifichiamo a posteriori, integriamo. Già ci sono anche quelle …

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Infatti, la riprova è che l’unica cosa controllabile ‘all’istante’ nei conti pubblici dei singoli punti di erogazione dei servizi è se il peso delle palline in entrata è pari a quello in uscita (pareggio di bilancio).

Persino conoscere la situazione di cassa potrebbe rivelarsi alquanto complesso. Ed anche solo per acclarare la legittimità delle spese o la correttezza degli accantonamenti in dare o avere (residui attivi e passivi) è necessario analizzare l’intera operatività del servizio in questione, dato che ad ogni delibera e ad ogni trascrizione contabile (ad ogni raccordo tra più tubi) può verificarsi una deviazione.

E  – secondo l’idraulica – può anche accadere che una parte dell’acqua giri semplicemente a vuoto nei tubi senza uscire se non molto a rilento, come ad esempio accade se tra la decretazione di un finanziamento e la sua spesa rendicontata trascorrano in media dai 4 ai 6 anni.

Dunque, non è vero che stiamo parlando di tubi e neanche che ‘quello che entra deve essere pari a ciò che esce’.

Anzi, con una roba del genere potremmo persino dubitare di star applicando non la dinamica dei fluidi (idraulica volgarmente detta) e scoprire che siamo entrati nel mondo della ‘termodinamica’, in cui si deve tener conto anche delle interazioni tra le singole palline e dell’effetto domino dato dall’intrico di tubi.

Un esempio semplice? Le disgrazie di cui leggiamo sui giornali riguardo alunni disabili nelle scuole come negli ospedali … impossibili da evitare, se quel che gli serve ricade in una dozzina di capitoli di spesa “ministeriali” più una manciata di unità previsionali europee, gestita da 6-7 istituzioni o enti diveri, con corrispettivi contratti di lavoro e sistema di appalti.
Ancora più semplice – ad esempio – chiedersi se tagliando acqua da un lato non vada a finire che ne sprechiamo il doppio da un altro … come sembra che accada spesso e volentieri.

C’è solo da prendere atto che – quando parliamo di Entrate e di Spesa pubbliche – siamo dinanzi ad un sistema di per se complesso e stratificato in modo disomogeneo, che va affrontato nel suo insieme.

Senza un’infrastruttura di Spesa pubblica lineare e trasparente, che opera per ‘atti dovuti’ e per ‘standard’ sulla base di risorse certe e non derogabili, è del tutto impossibile governare le Entrate.

Dunque, non basta occuparsi solo di fisco o di imprese, come è insufficiente preoccuparsi dei diritti se poi si sa come garantirli: è necessario innanzitutto entrare nel merito di come funzionano le scuole, gli ospedali, i lavori pubblici, i servizi sociosanitari, la sicurezza, cioè sapere come funziona una nazione, come ‘funziona’ un sistema sociale, di cosa vive la gente.

P.S. Prossimamente parleremo della Coesione Sociale, quella cosa molto diversa dal Welfare, per cui tanto tempo fa abbiamo inventato lo Stato.

Demata

 

Senato: la minoranza promette battaglia … agli italiani

1 Ott

Oggi, su La7, Cesare Damiano ha chiarito che “non credo che una situazione di tal genere possa essere recuperata con i palliativi”; “dipende molto da quello che offre l’Italia in termini di risorse e di ripresa … quello he conta è che si pone un problema di credibilità del Paese e di lanciare un paino di riforme” aggiungeva Irene Tinagni.

Sono trascorsi quattro anni da quando Mario Monti promise all’Europa un piano di rientro in quattro e quattr’otto, rifiutandosi di fare una Patrimonale, bloccando il Welfare e, in pratica, raddoppiando le tasse.
E son trascorsi quattro anni da quando si iniziò – questo blog tra i primi – a paventare la recessione, la stagnazione e la deflazione che ne vennero.

Intanto, mentre stanno per arrivare le prime sanzioni UE per infrazione del deficit, sentiamo ancora in televisione ‘autorevoli esperti’ che ci raccontano che si tratta di una ‘fase’ … mentre lo scenario è fosco.

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L’economia reale, però, racconta tutt’altro:

  • la disoccupazione e la povertà sono in aumento da cinque anni e – in un paio d’anni – avremo ‘bruciato’ la generazione degli attuali ventenni
  • la spesa pubblica è ancora in crescita e i turn over pubblici restano bloccati per almeno altri cinque anni, grazie alle norme di Elsa Fornero sulle pensioni e al MEF che non vuole ripristinare il buco da 45 miliardi che creò nell’ex Inpdap
  • l’Istat che annuncia nel 2012 come iniquamente stiamo trattenendo al lavoro – pur con 30 e passa anni di contribuzione – centinaia di migliaia di lavoratori senior (over55) che sono in ‘condizioni di salute non buone’ mentre gli invalidi che risultano all’Inps sono praticamente la metà (in media) di quelli che Francia o Germania riconoscono e mentre i nostri media scatenano selvagge campagne contro i ‘falsi invalidi’, ovvero i soliti tot truffatori del sistema previdenziale che esistono dovunque. Intanto, almeno due milioni – tanti sarebbero in base alle medie UE – di disabili ‘sommersi’ attendono …
  • il valore delle case degli italiani è crollato di 500 miliardi di euro in pochi anni e c’è chi ha visto l’unico proprio investimento (il ‘mattone’) anche del 40%
  • lo sbilanciamento commerciale e tecnologico con la Germania è tale che – ad esempio – una Opel GTC usata del 2008 oggi vale quasi il 10% in più rispetto ad un paio di anni fa, mentre una Opel Corsa nuova costa quasi il 30% in più di una Seat Ibiza o di una Fiat Punto, mentre anni fa erano nella stessa fascia di prezzo
  • ogni anno in Italia si diploma il 21% dei diciottenni, mentre in Polonia i laureati sono al 43% ed entro sette anni in tutta Europa (eccetto che da noi) sarà così, come in tutta Europa (eccetto che da noi) le scuole sono linde, ben organizzate e soprattutto finanziate
  • solo per i TFR teniamo bloccati almeno 25 miliardi di euro per dare liquidità alle imprese, mentre potrebbero /dovrebbero andare in busta paga ai lavoratori, ovvero genererebbero consumi, ma non possono essere toccati perchè i sindacati dell’industria li hanno fatti reinvestire in fondi vari
  • la sovraspesa ‘fiscale’ per gas e luce che le famiglie povere devono affrontare equivale a meno della metà del bonus energetico che gli offriamo, serve in discreta parte per finanziare il fotovoltaico e a causa di questi ‘balzelli’ – rispetto ad un britannico – gli vengono sottratti almeno un mese di consumi alimentari

D’altra parte siamo il Paese di Pinocchio, che ammazza a scarpate chi potrebbe insegnargli qualcosa, che si affida al duopolio del Gatto e della Volpe per rimediare fregature a giorni alterni, ove l’umiltà e la pazienza di Geppetto si antepongono al giusto esercizio dei propri diritti, dove le istituzioni giudicano distrattamente e curano ancor peggio e dove – puntualmente – c’è qualcuno che promette il Paese del Bengodi a dei ciuchini ignoranti pronti a seguirlo … e dove l’unica brava persona (oltre alla Madonna – Fata Turchina) è quel Mangiafuoco circense apolide e burattinaio di professione …

Acclarato il perchè NON si studia Collodi (Carlo Lorenzini, 24 novembre 1826 – 26 ottobre 1890) nelle scuole superiori, mentre Pinocchio è forse il primo ‘personaggio italiano’ nel mondo, sarebbe bello capire chi sono gli elettori che si sentono rappresentati dalla minoranza del PD che ha creato e vuol mantenere il ‘declino italiano’, rallentando da oltre un anno gli interventi che erano urgenti già 5 anni fa.

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Gas e luce, altri aumenti … altra iniquità. A chi vanno i rincari?

30 Set

L’Autorità per l’energia, il gas e il sistema idrico ha annunciato che  dal primo ottobre l’elettricità costerà l’1,7 per cento in più, mentre per il gas il rincaro sarà del 5,4 per cento, con una spesa media – stimata su base annua per una famiglia di tre persone –  di ben 521 euro per l’elettricità e di oltre 1.100 euro  per il gas.

Un aumento senza motivo, visto che una buona parte del gas che circola in Europa è estratto da aziende italiane o arriva tramite i nostri gasodotti. Una buona parte che – tra l’altro – sarebbe tanta parte se in Puglia non fossero impazziti e se lasciassero costruire il gasodotto che collegherebbe l’Europa ai giacimenti del Mar Caspio.

Dunque, non è il costo del gas che ci rovina, lo conferma anche la stessa Autorità per l’Energia, sia come materia prima e sia nella distribuzione in linea: come al solito, in Italia, ci rovinano le tasse e le imposte.

Sul gas che consumiamo grava ben il 37% della spesa totale, mentre in Gran Bretagna i cittadini pagano solo l’11%, cosa che in parole povere significa che noi lo paghiamo a 90,02 c€/smc (standard per metro cubo), mentre in gli inglesi lo pagano a 63  c€/smc e mentre la media europea è di 75,83c€/smc.

Peggio ancora se parliamo dell’energia, che ci vede pagare un bel tot per una voce in bolletta piuttosto ambigua: “oneri generali di sistema”,  che “per ragioni di semplificazione” viene dettagliata  solo una volta l’anno.
Secondo i calcoli pubblicati da Monica Rubino di La Repubblica, su una spesa annua totale di 512 euro per l’utente medio, 252 euro coprono i servizi di vendita, a 149 euro rappresentano l’IVA e ben 111 euro sono oneri di sistema, cioè  94 euro per gli incentivi alle fonti rinnovabili, 5 euro circa per smantellare le centrali nucleari dismesse, 7,5 euro per  le agevolazioni alle imprese a forte consumo di energia elettrica e 3,5 euro vanno per la Rete Ferroviaria Italiana, la promozione dell’efficienza energetica, le compensazioni per le imprese elettriche minori, il sostegno alla ricerca e il bonus elettrico per le famiglie disagiate.

Riepilogando:

  1. in Baviera usano il gas che arriva dalla Tunisia tramite l’Italia, ma i bavaresi lo pagano almeno il 15% in meno che da noi e più o meno avviene lo stesso nel resto d’Europa dove il PIL pro capite è però  superiore del 10% – ormai – a quello italiano
  2. in Italia  il 12,6% delle famiglie che è in condizione di povertà relativa e il 7,9% che lo è in termini assoluti, su un consumo di gas di circa 1000 euro annui pagano di tasse per circa 370 euro, ma gliene diamo tra i 70 e i 90 di bonus elettrico, mentre in Inghilterra, Galles e Scozia anche i ricchi pagano per gli stessi consumi meno di 700 euro
  3. le stesse famiglie in condizione di povertà (su una spesa di 500 euro annui) pagano in bolletta ‘elettricità’  oltre 90 euro (cioè più del bonus che ricevono) per incentivare il collocamento di lucrativi pannelli fotovoltaici in ville, case di campagna e appezzamenti agricoli
  4. gli stessi poveri devono lesinare ai propri figli calore e luce per contribuire allo smantellamento delle centrali nucleari dismesse,  per  sostenere i consumi energetici delle imprese, della Rete Ferroviaria Italiana e – persino – il sostegno alla ricerca e … il proprio bonus elettrico.

Tenuto conto che una famiglia italiana senza troppe pretese con 50 euro fa la spesa per una settimana …

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