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Quote Rosa: perchè no?

7 Mar

In Italia la tutela dalle discriminazioni è sancita, dall’articolo 3 della Costituzione, primo comma: « Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali ».

Dunque, introdurre una distinzione di sesso addirittura in sede di eleggibilità è incostituzionale.

Questo il principale ostacolo giurisprudenziale all’introduzione delle Quote Rosa ed il ricorso ad artifici come quello del voto ‘doppio’ o ‘parallelo’, indicando sia un candidato maschio sia una candidata donna.

Artifici perchè a nessun elettore può essere imposto di apporre due preferenze anzichè una sola.

L’introduzione delle Quote Rosa si profila come una innovazione di dubbia costituzionalità, comunque vada, e – soprattutto – una forzatura palese, visto che di donne candidate ne abbiamo avute tante e tante in quasi 70 di repubblica, ma non altrettanto si può dire se si parla delle elette.

gender_gap_posterQuale sia la causa di tutto questo nessuno è riuscito a chiarirlo, ma è evidente che viene a mancare un ‘mutuo riconoscimento’ tra elettori e candidate, come è evidente che sono pochissime le donne che occupano posizioni apicali nella Sanità, nella Giustizia, nei Partiti e nei Sindacati, settori da cui proviene larga parte dei nostri parlamentari.

A cosa servono le Quote Rose se nei salotti buoni italiani saranno sempre i maschi a dominare la scena?

E a cosa serve una presenza femminile d’elite ope legis, se poi dovesse andare a finire come le vicende francesi di Sarkozy e Hollande ci hanno dimostrato?

Quello di cui ha bisogno l’Italia è un ruolo diverso nella società delle donne voluto dalle donne. Non un maquillage elettorale in base a sondaggi che raccontano a qualche partito una maggiore attrattività ‘al femminile’ …

originale postato su demata

Napoli, l’immondizia e le best practices

24 Giu

L’aspetto più scandaloso del disastroso sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti a Napoli è l’aleatorietà e la superficialità con cui è stato, di volta in volta, affrontato il problema.

La questione di fondo, irrisolta, è data dalla densità sia demografica sia criminale della provincia di Napoli: l’affollamento abitativo impedisce la dislocazione “safe” dei centri di raccolta o stoccaggio e la ramificazione camorristica ostacola una attività molto delicata che può essere gestita solo se si rimane nella legalità.

A questo livello, è evidente che le responsabilità, le miopie e le ignavie ricadono solo ed esclusivamente sui diversi  Parlamenti e i Governi, che non hanno voluto e non vogliono tener conto delle peculiarità dell’area partenopea e che, a differenza di molti altri paesi, non sono mai riusciti ad attuare una strategia vincente contro le organizzazioni mafiose o quanto meno di contenimento al loro espandersi al di fuori della Calabria e Sicilia a partire dagli Anni ’70.

Vale anche la pena di prender nota che non c’è anima viva (tra redazioni, ministeri e sedi di partito) che ricordi come  il problema dei siti di raccolta o stoccaggio riguardi la Provincia di Napoli e non semplicemente il Sindaco di Napoli, come anche che lo smaltimento dei rifiuti sia responsabilità della Regione Campania, prima ancora che del Comune di Napoli.

Poi, ci sono Napoli, i napoletani ed i politici che Roma decide di mettergli in lizza.

Riguardo i napoletani, c’è un aspetto che molti ignorano e che delinea tutta la faccenda sotto un’altra luce: percorrono molti metri, anche centinaia per deporre il proprio sacchetto, visto che i siti dove collocare cassonetti sono pochi, in una città millenaria con un reticolo stradale ancora medioevale, se non latino. Siti dove, tra l’altro, spesso non c’è abbastanza spazio per disporre un numero sufficiente di cassonetti.

In tutte le altre città i cittadini protestano se non hanno i cassonetti a 50 metri, mentre a Napoli gli “sporchi e disordinati” partenopei accettano tranquillamente di adattarsi al contingente.

Detto questo, quali best practices possono risolvere la situazione?

Innanzitutto, va evitato in futuro che procedure e protocolli vadano in tilt, come a Napoli, dove le competenze, le responsabilità, le infrastrutture, le burocrazie e, temo, gli intralci sono ormai di tutti: Governo, Regione, Provincia e Comune. E’ anche un problema costituzionale e, forse, la Suprema Corte potrebbe essere proficuamente coinvolta, se solo una delle istituzioni coinvolte volesse.

I sindaci, entro budget prefissati o per motivi di emergenza, devono poter spedire (o vendere) l’immondizia altrove. In Padania, se i gestori dei loro termovalorizzatori vorranno far affari,  o in Europa, dove lo smaltimento è un business come altri ed opera in libero mercato. A contraltare, una giunta comunale che non riuscisse a garantire l’igiene minima nel proprio territorio andrebbe dimissionato e commissariato: il disasrtro Iervolino è un monito per tutti, a Napoli, come a Milano, Roma o Bari.

I siti di raccolta e di stoccaggio vanno posti sotto il controllo diretto dell’autorità pubblica, visti i danni ambientali ed alla salute che possono provocare o le infiltrazioni criminali che ogni tanto emergono, a Napoli come a Roma o Milano.

L’aspetto cruciale, emerso anche nella Parentopoli di Alemanno o in Padania con allarmante frequenza, è che lo smaltimento dei rifiuti genera un enorme business nel settore del  trasporto su gomma. Ogni singolo sacchetto può percorrere anche centinaia di chilometri prima di essere definitivamente smaltito, tra centri di raccolta, stoccaggio, smaltimento eccetera fino al “mitologico” termovalorizzatore. Una riforma del sistema è essenziale se si vuole consentire sia l’emersione e la legalizzazione di un sommerso al momento tutto da comprendere sia una pianificazione finanziaria e gestione credibile.

Alla fine di tutto, c’è Napoli ed i napoletani.

Parlando della città, senza differenziata, non c’è via d’uscita: l’umido deve essere raccolto con quotidianita e nei giusti orari, se si vuole evitare di strabordare dai cassonetti, gli imballi dovrebbero essere accumulati e raccolti in un giorno specifico. Riguardo la plastica, visto anche che parliamodi una città e di una cultura antiche oltre 2500 anni, dovrebbero esserci gli elementi (anche a livello di normativa europea, di Unesco e chi più e ha ne metta), per  regolamentarne l’immissione sul mercato come imballi ed articoli usa e getta.

Quanto ai partenopei, è inutile organizzare una raccolta dei rifiuti umidi senza tener conto delle abitudini alimentari e, soprattutto, degli orari: il sacchetto della sera, ad esempio, è pronto, spesso, a mezzanotte, non alle 19,30, e basta, come nei paesi freddi.

Ma soprattutto è impensabile che, attaccando un sindaco eletto con una forte maggioranza, l’Italia possa venir fuori da una brutta situazione che inizia a degenerare con “roghi”, “blocchi stradali” e “scorte armate”, come riportano un po’ tutti i media.

Purtroppo, nell’Italia del governo della Lega, viene quasi il sospetto che l’ipotesi di una “Napoli insorgente” appaia più come un’opportunità che una tragedia … e su questo De Magistris come Berlusconi dovrebbero davvero meditare.

Napoli, l’assedio

21 Giu

Ero a Napoli la sera che venne perla prima volta acclamato sindaco Bassolino.
La città era invasa dall’immondizia, non come oggi, ma abbastanza per parlare di assedio.
Erano da mesi in agitazione gli “spazzini”, come si chiamavano allora, vuoi per stipendi e diritti, vuoi per l’inconsistenza della gestione, vuoi per le infiltrazioni criminali di cui si lamentava già allora.

La mattina dopo, la città era uno specchio, incredibilmente, tra l’entusiasmo della gente e la diffidenza di pochi verso un tale prodigio.
I fatti dettero ragione ai pochi malfidati, ma non furono presi provvedimenti per evitare il disastro.

Il PD, allora PdS, continuò a candidare Bassolino, prima a sindaco e poi a governatore regionale.
I governi ed i parlamenti fecero leggi sullo smaltimento a base federale, ovvero provinciale, senza tener conto dell’esistenza di una delle aree più densamente abitate del mondo.
Bassolino non venne fermato, anzi fu “riconfermato” da Roma quale Commissario Straordinario, nonostante tutto quello che è scritto negli atti di processi che annunciatamente stanno andando in prescrizione.

Allorchè arrivati sul baratro del disastro ambientale e salutistico, arrivò Berlusconi con le leggi pseciali, l’esercito e le ricette da bar dello sport della Lega.
Risultati pressochè zero, nonostante sia prima che durante che dopo, nell’arco di un ventennio, si siano occupate della “problematica” ditte piemontesi, lombarde e venete. Tutte o quasi puntualmente finite in tribunale.

Oggi, la città ha finalmente un sindaco suo, mentre il disastro si ripresenta e mentre la calura estiva incalza.
Già due anni fa, ONU, Unione Europea ed Organizzazione Mondiale della Sanità incalzarono il governo Berlusconi (ed il suo ministro Maroni) ad intervenire in soccorso della popolazione.

Oggi, siamo punto e accapo, ma la colpa, ovviamente, è dei napoletani, come documenta questo video di una ruspetta che libera un  vistoso blocco stradale spacciato per “così raccolgono la monnezza a Napoli”.

Peccato che Bassolino e Iervolino fossero casertani, che le maggiori aziende chiamate a rispondere sia settentrionale e che è a Roma che operano ancora oggi i principali artefici di questo disastro.

Ovviamente, la colpa è dei napoletani … e del loro spirito di sopportazione.

FOTO serie 1 (da Repubblica)

FOTO serie 2 (da Repubblica)

FOTO serie 4 (da Repubblica)

Foto  serie 3 (da Republica)

Elezioni, democrazia ed astensionismo

3 Mag

Uno degli aspetti più controversi, dal punto di vista socio-politico, consiste nel riconoscimento, più o meno corretto, dei processi antidemocratici nell’evolversi e nell’adattarsi dello Stato liberale ai tempi, alle etnie, ai territori.

L’esempio principe è la congrua partecipazione al voto, ovvero il caso in cui si possa convalidare un’elezione con meno della metà degli elettori che si reca alle urne: a rigor di logica, è evidente che la volontà popolare non esprime un consenso od un’adesione adeguati alle proposte politiche formulate. Una “regola” chiara ed ovvia che, come tutti sanno, è applicata ai referendum, ad esempio.

Nel sistema statunitense, dove vota meno del 50% dei cittadini, le elezioni sono legittimate grazie al fatto che, per diventare elettori, è necessario iscriversi ad un seggio elettorale: gli aventi diritto che non si iscrivono per tempo non entrano a far parte del corpo elettorale.

In Europa, dove si è iscritti di diritto, sono le leggi elettorali, ma non le costituzioni, a legittimare un parlamento eletto dalla minoranza dei cittadini ed un premier o un sindaco che rappresentano gli interessi di una limitata porzione della società. Questa eventualità, considerata improbabile fino a qualche anno fa, potrebbe a breve diventare una realtà.

Già oggi i nostri governanti (Berlusconi, Alemanno, Formigoni, Cota, Zaia, Iervolino, Loiero, Zingaretti, Caldoro eccetera) governano, si e no, con il 30% dei consensi, visto che i voti validamente espressi sono al limite del 60% degli elettori.

E già oggi si vedono i risultati di questa diaspora dell’elettorato, in parte recuperato dalla Lega, ieri, e da Sinistra e Libertà, nell’attuale.

Cosa accadrà se a Napoli od a Torino oppure a Milano dovesse votare meno del 50% degli elettori? Mica è credibile che  un sindaco ed una giunta possano poi amministrare una città di 1,5 milioni di abitanti con solo 100.mila preferenze, ovvero con l’80% dei cittadini che non li ha scelti  …

Non sarebbe meglio, per la democrazia e per la stabilità,  ritornare alle urne nel più breve tempo possibile, se si verificasse una tale eventualità?

Primarie PD tra brogli e capibastone

26 Gen

Anni addietro, il Partito Democratico inventò le primarie italiane con il pretesto di scegliere il candidato premier dal basso.

Pretesto, per altro evidente, dato che il risultato era scontato (Prodi) e che partecipavano anche partiti e movimenti estranei al PD (Di Pietro e Bertinotti).

Nella sostanza, le primarie servivano a due scopi: fornire una dote di voti personali ad un candidato senza partito, collegarsi con altri partiti di sinistra senza modificare i rapporti egemonici ereditati dal vecchio PCI.

Che un’idea del genere avesse le gambe corte ed il naso lungo, anzi lunghissimo, doveve essere evidente, ma, come spesso accade a sinistra, così non è stato. Anzi, nonostante le anomalie verificatesi un po’ in tutta Italia alle ultime primarie, si è voluto continuare con questo metodo.

Così andando, è accaduto che i napoletani che hanno aderito alle primarie sono stati solo 44.000 in una città dove gli elettori sono 800mila, ma dove l’anno scorso, alle Regionali, il PD ha ricevuto solo 100mila voti pochi anni dopo i roboanti 70% di Bassolino.

Considerato che, tra i candidati alle primarie, non c’era un personaggio di spicco in città, 44mila votanti sembrano anche troppi ed, infatti, sembra proprio che lo siano, viste le accuse di brogli e le incongruenze statistiche.

Il PD gioca col fuoco in una città stremata dove, lo scorso anno, su  815.875 iscritti al voto i votanti erano solo 441.863 ( 54,16%)  ed il Centrosinistra raccoglieva solo 150mila voti in tutto.

Un gioco al massacro all’interno dell’ex-PCI che potrebbe vedere, se aumentasse come probabile la defezione degli elettori, i candidati Cozzolino (PD) e Mancuso (SEL) egemoni in un centrosinistra ridotto al lumicino, forse ad un risicato 20%.

Napoli, l’Italia e la Sinistra italiana non possono reggere ad una tale anomalia democratica: le Primarie vanno annullate e, se proprio servono a qualcosa, ripetute, possibilmente con candidati più cristallini.
Chissà perchè nessun partito candida Roberto Saviano a sindaco di Napoli od a parlamentare a Roma …

Italia: maglia nera per l’ambiente

10 Gen

E’ proprio vero che per l’ambiente l’Italia non si è mai distinta?

Rispetto agli altri paesi industrializzati ed al tipo di territorio abbiamo avuto un “solo” incidente chimico di rilievo (Seveso), una “sola” area a forte percentuale di tumori alla vescica (Pero) ed una “sola” area (Marghera) in condizioni di “waste”.

Sarà stato per la limitata industrializzazione “pesante” del paese, ma cose così nelle “verdi” democrazie industriali mitteleuropee, se le sognano e se c’era un posto dove l’arte del manutentare e del riciclare, dell’arrangiarsi, era ben viva erano proprio le nostre aree rurali e le città del sud.

Poi, abbiamo visto crescere un consumismo “preconfezionato”, i cui rifiuti in PVC, polistirolo e cartone sono la maggior parte di quanto troviamo nei cassonetti. E, con i Verdi che facevano concorrenza “a sinistra” della Corazzata Rossa, da noi si è affermato, purtroppo, una sorta di agro-ambientalismo da diporto.

La grande massa degli Italiani focalizza la salvaguardia dell’ambiente in due o tre scenari ridondanti: la macchia mediterranea, ovvero la fraschetta, la bruschetta e la pennichella, la spiaggia semi-libera, con il parcheggio, il bar ed il noleggio barche esentasse, il cibo saporito a tavola, come mamma l’ha fatto, ma anche con il PVC e l’etichetta UE di qualità.

Intanto, l’Italia ha già del tutto capitolato sul traffico, sul rumore e sullo smog in città. Se parlassimo, poi, di attività produttive, lagnarsi è inutile, c’è sempre una logica di qualche emergenza, c’è sempre un’urgenza “sociale” prioritaria.

Ma, intanto, arriva la maglia nera per l’ambiente.

 

Sotto il fuoco “amico”

9 Gen

Tante tonnellate di monnezza puzzano per davvero, e nessuno le vuole.

Molte Regioni si rifiutano, al pari degli abitanti di Pianura, di accogliere questi rifiuti, ma questo era ovvio: la legge l’hanno fatta apposta.


Di sicuro quest’enorme cumulo di “monnezza” non può, ma soprattutto non doveva, essere stipato nè tra le case nè tra i fertilissimi campi del luogo.

Sarebbe importante, nell’interesse nazionale, rendersi conto che questa “frittata” è tutta italiana, non napoletana: i ben sei Commissari Governativi li ha nominati lo Stato, cioè i Governi, e non la Regione.


Già adesso il questore parla di “una specie di guerriglia”, i pompieri non sono completamente al sicuro ed ormai i facinorosi operano e sconvolgono un territorio enorme e strategico per i trasporti Nord-Sud e le forniture agro-alimentari di mezza Italia.
Gli stessi imprenditori sono disposti a “rinunciare” a diversi milioni di Euro, dovuti dalla Pubblica Amministrazione, se contribuissero ad evitare la riapertura della discarica di Pianura.

Non è una “semplice” questione di Camorra.
E’ la tragedia di tanta gente come noi, che siamo altrove, che dovrà traslocare, a proprie spese e chissà dove, per il puzzo che arriverà dalle discariche.
Di contadini che vedranno crollare il valore dei propri terreni e dei propri raccolti, di perdite d’immagine per le aziende oneste e per le tante istituzioni che resistono in frontiera.
Di morti di tumore per la monnezza troppo vicina, troppo concentrata, troppo bruciata, troppo abusiva.

E peccato che fino a 15-20 anni fa a Napoli ci fossero autentici disgraziati o perfetti artigiani che recuperavano e riciclavano di tutto.

L’arte d’arrangiarsi è l’arte del riciclare.

Cos’è che non ha funzionato, i napoletani?

Ma vogliamo scherzare?

Napoli sotto assedio

8 Gen

Forse, l’Italia ha deciso di intervenire nel disastro ambientale del millennio ed è un “bene” che l’Esercito sia il “protettore” del contesto civile che si preveda l’utilizzo di siti, mezzi e personale militare, che impedirà infiltrazioni camorristiche.

La Protezione Civile è ormai troppo conpromessa con gli affari di regime.
Malissimo che si sia dovuti arrivare  all’Esercito in queste condizioni
di tensione e non prima, cosa che esporrà i militari a potenziali
provocazioni.
Peggio ancora, se l’Esercito da “extrema ratio” diventasse … “ultima ratio” oppure se il governo decidesse di usare le prerogative, demaniali e territoriali, per aggirare il problema od imporre scelte intollerabili.

Infatti, le uniche pertinenze militari attualmente esistenti in quei comuni sembrano essere:
– San Felice a Cancello Parco Veicoli Inefficienti
– Carditello Deposito Munizioni Esplosivi
– Gricignano di Aversa Magazzino Materiali Artiglieria e Nbc

Tutti i siti presenti problematicità simili a quelle di Pianura, come questi tre particolari di foto aeree da Google dimostrano.

San_felice_4

Carditello_4

Gricignano_5

 

 

 

 

Quali siti ancora esistono in provincia di Napoli di competenza del demanio militare? Mica i Lumbàrd al governo staranno pensando ai fertili campi sequestrati alla camorra?

Ecomostri italiani

6 Gen

A Napoli, da alcuni giorni, un intero quartiere (100.000 persone?) è completamente isolato dagli stessi cittadini, che impediscono addirittura l’accesso di ambulanze e di pattuglie.

Questa notizia è solo la punta dell’iceberg, ma i media del Settentrione non ne parlano.

Ricikla_3Condanne miliardarie ed infamanti in arrivo (forse) per il Governatore della Campania, un disastro ambientale perpetrato in una delle regioni più belle e fertili del mondo, un’emergenza che dura da 14 anni e durerà per almeno altri 4-5, l’accesso a fondi UE senza esito e per giunta con l’infiltrazione delle narcomafie.
Tutto questo mentre il Governo è “in ferie”, con diversi milioni di cittadini che davvero non sapranno a chi votare alla prossima tornata elettorale e con diverse migliaia di giovani antagonisti (ultras, centri sociali, forze nuove) che sta convergendo nell’area.

Ce ne è abbastanza per vedere questa “storia” sulle agenzie internazionali.
E ce ne sarebbe abbastanza per leggere sulla nostra stampa non le dichiarazioni postume della politica “in ferie”, ma i fatti, gli atti dei processi in corso, gli “inciuci” eccetera.
Magari conoscere le cause e magari di questi 14 anni di emergenza si fossero fatte campagna stampa come per Cuffaro o Berlusconi.

Napoli_muori_2
Le cause odierne dell’ennesimo “disastro Napoli”, una della più fiorenti città europee all’epoca dell’Unificazione ed ancora terzo polo industriale alla nascita delal Repubblica Italiana?


Lo smantellamento industriale dell’IRI (Cirio, Alfasud, Italsider ecc.), la Riforma del Titolo V della Costituzione “senza paracadute e salvagente”, il ritardo ventennale sulle Aree Metropolitane ed il soffocamento di Napoli e Milano, la contrarietà “tutta comunista” alla richiesta 40ennale di rendere Napoli “porto franco” (duty free) e rilanciarne l’economia con un turismo “alto”, un agri-ambientalismo assoggettato alle logiche del consenso, la pericolosa contiguità, ideologica e de facto, tra consorzi temporanei e narcomafie.

Dunque, leggendo le news europee on-line capita di farsi
un’idea “leggermente diversa” rispetto a quella che si sta strutturando
tra i media italiani, interni.

Ca_murra

1-
I cittadini napoletani sono vittime della situazione e sarebbe incauto,
sia per la loro reazione sia per l’opinione pubblica straniera,
risolvere la cosa con “ordine pubblico e corpi speciali”, come qualcuno
chiede.
2- Il nodo del problema non sta “nell’atavica incapacità dei
partenopei a risolvere i propri problemi”, come vorrebbero tanti
razzisti nostrani, ma nell’occupazione della politica locale da parte
della Camorra, come comprovato dallo scioglimento di un’infinità di
consigliature.
3- La questione da risolvere non è a Napoli, ma a
Roma. Sia per le cause (IRI, riforma della Costituzione, Aree
metropolitane, leggi sulle coop e sui consorzi, ecc) sia per le
soluzioni di cui è responsabile sopratutto verso i Napoletani, oltre
che verso il Paese e l’UE.

Cioè, come al solito, dovremmo ricominciare parlare di diritti e
doveri dei cittadini, di costituzione e di rappresentanza del consenso
e, last but not least, di senso dello Stato.

Argomenti fuori luogo e fuori tempo?
Ecco, ad esempio, cosa scrivevano gli Inglesi (riportando i nomi degli intervistati) 6 mesi fa.

The Guardian: “Investigators suspect some local politicians are in the pocket of Camorra organised crime clans … The controls here are zero and they even stuffed waste into the illegal quarries dug into the nearby mountains”

The Independent: “An ecological and health disaster, with serious economic and labour repercussions

Reuters: “Italy declared a state of emergency for waste in Campania”

E, mentre oggi le nostre agenzie “battono” i commenti di Napolitano e di Dimas, questo è quanto “gira in rete”.

Reuters: “Television pictures showed policemen charging protesters with batons.”

BBC: “The US embassy in Rome has warned American tourists that they may face health risks if they travel to Naples … the rubbish may give off toxic fumes”

Focus: “Die Politik scheint machtlos

N24: Die Umweltorganisation WWF sprach von einem “Zustand des Bürgerkriegs“.

El Pais: “La incapacidad de la política de crear instalaciones suficientes para la gestión de la basura es debida también, según muchos analistas, a los intereses en el sector de la mafia local, la Camorra”

Liberation:
Les habitants s’organisent. Barricades, actions en justice pour exiger la fermeture de certaines décharges. Les gens mettent eux-mêmes le feu aux ordures qui s’entassent devant leurs immeubles.”

Le Monde: “Quelque 2.000 tonnes d’ordures se sont accumulées dans les rues de Naples et ses environs ces derniers jours en raison notamment de dysfonctionnements des centres de traitement, un problème récurrent depuis 1994.”