Tag Archives: Guzzanti

PD a San Giovanni: una manifestazione pacifica

6 Nov

A due settimane dalla guerriglia dei Blck Bloc, Piazza San Giovanni è tornata a riempirsi di gente, il popolo del PD, dimostrando che si può manifestare per ore anche senza sfilare in corteo, come il sindaco Alemanno aveva imposto.

Un primo ed evidente dato che dovrebbe convincere anche i non pochi politici del PD accorsi, 24 ore prima, in soccorso di 500 studenti romani, bloccati dalla polizia per un corteo non autorizzato.

Speriamo che questo sia l’inizio d una riflessione e di una moratoria generalizzata sulla necessità (in un mondo di 7 miliardi di persone, di manifestare la propria opinione senza turbare l’attività di quei cittadini che la pensano diversamente.
A prescindere da vandalismi e violenze, bloccare strade, treni, ambulanze, persone al lavoro non è più tollerabile: i danni per la società intera sono troppo elevati rispetto al “diritto” (presunto) di una limitata parte dei cittadini di sfilare nelle zone strategiche delle nostre metropoli per ore ed ore.

La Costituzione garantisce lo sciopero, la libertà di riunione, il diritto d’opinione, cose che non richiedono necessariamente sfilare in corteo, che dovrebbe rimanere un evento straordinario, rispetto ad un’ordinarietà fatta di incontri pubblici, di scambi d’opinioni, di resistenza eventualmente passiva (lo sciopero).

originale postato su demata

Annunci

Tutti precari? Facciamo qualche distinzione …

23 Ott

Come tutti abbiamo potuto constatare in questi giorni, dietro la “denominazione” precariato, convivono realtà piuttosto diverse.

I precari propriamente detti sono solo i laureati ed il personale tecnico under40, vittime di una eccessiva flessibilità del lavoro nei settori di riferimento, che, in realtà, sarebbero perfettamente in grado di assorbirli e stabilizzarli, se non fosse per la pessima legge sulle pensioni che ci ritroviamo a causa dell’immantinenza degli enti di Stato di fascista memoria.

Poi ci sono, da una parte i lavoratori senior poco qualificati, che soffrono a causa della crisi ma soprattutto dell’arretratezza del paese, di cui sono loro stessi concausa, e tanti under30 che stentano a trovare un lavoro stabile e sono pressochè privi di qualifica, con lo striminzito diplomino da 60/100esimi che si ritrovano dopo anni di promozioni facili ed autogestioni bimestrali.

I lavoratori precari sono un’altra cosa: sono qualificati, hanno esperienze consistenti di lavoro, cercano di migliorare la propria posizione e di tenersi il lavoro.

Tre mondi diversi, di cui uno solo, quello dei veri precari, andrebbe tutelato, ma non lo è, mentre per gli altri due non esiste una legge che includa, come generalmente in Europa,  l’accesso alla formazione ed al volontariato, oltre che un’effettiva ricerca di lavoro, come conditio sine qua non per accedere a sussidi e status protetti.

E’ corretto e legittimo definire “precari”, persone che in realtà non studiano e non hanno studiato per “imparare un mestiere” o migliorare una qualifica, che non cercano lavoro in base a cosa sanno fare realmente, che, pur stando senza far nulla, non chiedano di esser aiutati/coinvolti in quel sistema di volontariato che ci costa un occhio della testa in tasse?

originale postato su demata

Roma, la Val di Susa ed il Fight Club

23 Ott

Ad una settimana dalla manifestazione convocata dal Partito della Rifondazione Comunista ed altri, che ha coinciso con l’ennesima devastazione di Roma a causa di “black bloc infiltrati”, gli arresti si contano ancora sulla punta delle dita.

In tutto tredici, incluso un gruppetto di amici dei Castelli Romani dall’aspetto dark e che poco sembra avere a che fare con gli scontri, l’ormai arcinoto Er Pelliccia, lanciatore di estintori in Mondovisione, ed un antiTAV, già noto alle forze dell’ordine. Dimenticavo, c’è anche un giovane lavoratore rumeno, forse lì senza scopi violenti, pensando che a Roma sarebbe stato come a Madrid o Londra.

Arresti tutti da perfezionare, sia per gli aspetti legati alle indagini sia per quanto relativo il dato antropologico generale .

Da un lato è impensabile che chi si vesta di nero, per altro colore principe della moda e delle discoteche, debba cambiarsi d’abito prima di andare ad una manifestazione. Sono i black bloc ad aver trasformato “il nero” in una divisa, ma è la polizia a cadere, eventualmente, in equivoco.

In secondo luogo, Er Pelliccia. Un ragazzo a modo per i genitori, un pericoloso soggetto a vedere le foto. Ventiquattro anni ed, a leggere gli articoli, non sembra lavorasse o studiasse. Non ho capito perchè i genitori siano così stupiti di ritrovarsi, purtroppo per loro, il “mostro” in prima pagina.

Un “non sembra lavorasse o studiasse” che ritorna con persistenza dalle tante interviste televisive di questi giorni, fatte a leader di base della cosiddetta “rivolta sociale”. Un ripetersi di “lavoro che non c’è”, “di crisi che affama il popolo”, “di abbandono da parte dello Stato”; mai un dire “ho studiato non mi trovo nulla”, “ho cercato di inserirmi”, “ho fatto corsi”, “ho perso il lavoro perchè …”.

Una marginalità che vuole lavoro ma non cerca qualificazione e meritocrazia. Qualcosa di molto, molto diverso dagli “operai specializzati” della FIOM di Landini, questo va detto, e non si capisce perchè e per come Ferrero o Maroni vogliano metterli tutti assieme.

E qui arriviamo all’antiTAV arrestato ieri a Chieti, in procinto di partire, dopo Roma, per andare in Val di Susa, che si spera proprio venga condannato con severità se non collaborerà con la giustizia, facendo i nomi di tutto il network cui appartiene. Qualcosa di simile potrebbero, forse, fare gli abitanti della Val di Susa, dove finora i violenti hanno potuto contare sulla “non ostilità” della popolazione.

E’ dal G8 di Genova che abbiamo dovuto prendere atto dell’esistenza di questi personaggi. All’epoca, l’attenzione fu distolta dalla morte di Carlo Giuliani e dai pestaggi avvenuti nella scuola media, ma pochi ricordano, ormai, che i fatti degenerarono anche perchè le Tute Bianche rifiutarono, ad assalti già iniziati più avanti, il momentaneo alto là delle forze dell’ordine.

Oggi, abbiamo un piccolo network di “teste calde” che si ispirano al noto film “Fight Club”, è da lì che prendono la “divisa nera”, è quello lostile dei piccoli devastatori di scuole medie e superiori, è quella la divisa in black che “sfoggia” Er Pelliccia con i due amici ai giardinetti.

Fight Club è una parola a doppio senso, ricordiamolo, e significa sia Circolo del Combattimento sia Fascio (mazza fasciata per l’esattezza) da Combattimento …

Siamo partiti col legittimare gli Antagonisti e con il coccolare Ultras e Centri Sociali ed, oggi, siamo ai piromani ed agli iconoclasti.

Ci siamo persi qualcosa?

originale postato su demata

Black Bloc a Roma e la Sinistra divisa

18 Ott

La Repubblica riporta che, riguardo l’aiuto da dare alle forze dell’ordine, la posizione di Ateneinrivolta: “Assolutamente no, siamo contro ogni tentativo di repressione e criminalizzazione del movimento”.

Va da se che un’organizzazione che non intende collaborare con le forze dell’ordine non può convocare cortei e manifestazioni, in un paese democratico e legalitario. Qualcuno dovrebbe spiegarlo agli studenti degli atenei in rivolta …

Una posizione che non trova una netta e legalitaria contrapposizione a Sinistra, dato che, tra le tante organizzazioni che hanno emesso comunicati, solamente la Rete Universitaria Nazionale e la Federazione degli Studenti non mostrano  “sulla necessità di aiutare le forze dell’ordine, nessun tentennamento: “Si, le aiuteremo”. Le motivazioni: “Chi ha sfregiato la giornata di sabato sapeva di non poter convivere con questo movimento, dunque ha preso piazza S. Giovanni con la forza.”

Riguardo le devastazioni e gli incendi di sabato scorso a Roma, ricordiamo che si sono così espressi:

  • Valentino Parlato sul Manifesto, “A Roma ci sono stati anche scontri con la polizia e manifestazioni di violenza. Meglio se non ci fossero state, ma nell’attuale contesto, … aggiungerei: è bene, istruttivo che ci siano stati. Sono segni dell’urgenza di uscire da un presente che è la continuazione di un passato non ripetibile”;
  • Pierluigi Bersani, segretario del Pd, “E’ indispensabile un rigoroso isolamento dai movimenti che hanno manifestato pacificamente di chi si è reso protagonista di questi gesti inaccettabili”;
  • Nicky Vendola, Sinistra e Libertà: “Minoranze di teppisti, di black bloc che sono in azione per togliere la scena agli ‘indignati”;
  • Beppe Grillo, leader a 5 stelle: “E’ andata esattamente come previsto. Bersani e Vendola hanno la stessa dignità di Ponzio Pilato”;
  • Paolo Ferrero, di Rifondazione Comunista: “Il movimento è stato stritolato da un’aggressione politica e anche fisica”;
  • Alberto Perino, leader No-TAV: “Io a Roma non c’ero. Non mi fido di quello che ho letto sui giornali”;
  • Antonio Di Pietro, leader Italia dei Valori: “Si deve tornare alla Legge Reale. Anzi bisogna fare la legge Reale bis”.

Posizioni a di poco contrastanti, specialmente se consideriamo che, da Perino a Di Pietro, passando per Grillo, Bersani, Vendola e Ferrero, si tratta di un’unica coalizione se solo andassimo a guardare come sono composte le giunte dei comuni.

D’Alema, intanto, parla di una possibile vittoria elettorale al 60% …

originale postato su demata

Indignati, con sdegno e senza rabbia

17 Ott

Se un osservatore alieno dovesse inviare un brief report sulla nostra Italia non avrebbe affatto l’imbarazzo della scelta nel condensare la situazione in alcuni fatti che parlano da se.

Il paese non ha attualmente una centrale di spesa e di monitoraggio autonoma rispetto al Governo, dato che non viene nominato il Governatore. Intanto, nonostante sia una nazione ricca e sostanzialmente operosa, la scadenza del default (insolvenza dello Stato) non è, forse, così lontana come si potrebbe credere.

Il Governo non ha una politica finanziaria visto che è andato sotto, giorni fa, proprio sul bilancio generale dello Stato. Tra l’altro, ricordiamolo, ha negato la crisi finanziaria, non ha tenuto fede al programma elettorale in materia di fiscalità e di infrastrutture e stava andando in ferie agostane, se non fosse arrivata l’Europa a ricordarci che c’era un disastro in corso.

Il Parlamento non ha una maggioranza, dato che il tutto, da un anno, si regge su una dozzina di voti ed anche meno. Il principale partito d’opposizione, il Partito Democratico, è alla paralisi e, salvo il gruppo che fa capo a Zingaretti, non avanza proposte e programmi da molto tempo. Anzi, ha recentemente fatto capire a chiare lettere che non intende agevolare la nascita di un governo tecnico per la legge elettorale e la finanziaria.

Il Presidente della Repubblica, un nobiluomo, non può sciogliere le Camere perchè non si può andare a votare con una legge elettorale che non funziona e non può avvicendare il Governo senza la collaborazione del Premier perchè glielo impedisce, naturalmente, la legge elettorale che non funziona.

I Sindacati non riescono a darsi una veste unitaria, oltre che garantire la democrazia interna, e, stando così le cose, non possono rappresentare unitariamente i lavoratori. La Confindustria continua a pensare agli investimenti ed alle infrastrutture senza chiedere anche interventi per garantire maggiore legalità nel paese, più celerità nei processi penali, più certezza della pena/sanzione per i disastri ambientali e gli infortuni sul lavoro.

La Società Civile ed i cittadini indignati vengono oscurati, nella piazza e nei media, prima da una torma di bandiere rosse, che protestavano “contro i tagli” (alla maniera greca, non in quella spagnola o inglese per intenderci), e poi da una banda di teppisti lasciati liberi di vandalizzare Roma e di assaltare i due o  tre esigui avamposti di polizia che c’erano, giusto per confermare ai media internazionali che di indignados in Italia non ce ne sono e che la drammatica deriva greca sta ispirando almeno una parte dei nostri giovani e meno giovani.

Naturalmente, in un dissesto del genere, una sentenza definitiva per un banale prestito non restituito può durare anche dieci anni, le Tasse sono al limite massimo sostenibile, la Sanità e l’Istruzione sono molto decadute, l’Agricoltura ci costa in sussidi quasi più di quanto produce, le strade sono scassate, pericolose e stracolme di cartelli,  i trasporti pubblici erano, ma non lo sono più, l’orgoglio del paese, i morti sul lavoro sono tanti e troppi, buona parte della dirigenza apicale è corresponsabile del disastro insieme alla classe politica. Ovviamente, le Mafie sono ben presenti in una buona metà del Paese, i fondi per l’Antimafia vengono decurtati ed alcuni accusati di rapporti con la criminalità organizzata o con dei cartelli finanziari occulti sono coperti dall’immunità parlamentare.

This is Italy, the Pizza Republic …

Questo, più o meno, è il quadro generale che un lettore straniero, acculturato e non superficiale, riceve dai media del suo paese e possiamo immaginare cosa stiano “captando” i ceti meno istruiti delle altre nazioni riguardo l’Italia ed il nostro “stile di vita”: mafia, disastri ambientali, donnine facili, corruzione diffusa, sanzioni poche e differite.

Dopo il (prevedibilissimo) fallimento della manifestazione romana degli autonominatisi Indignati, convocata però da anarchici e comunisti, all’Italia non resta altro che lo sdegno e l’indignazione, non la rabbia, della gente comune, che, ricordiamolo, non ama manifestare sotto la bandiera di alcuno e che in Italia non è ancora scesa in piazza, a differenza degli altri paesi europei.

Ed è proprio di queste persone che si sta nutrendo l’istanza di rinnovamento nelle altre nazioni: le persone comuni, quelle che facendo dei lavori ordinari sanno come funzionano le cose e come andrebbero cambiate.

Lo sdegno non può essere fermato da un manipolo di ragazzini violenti o da un legislatore inadeguato oppure dai media che non danno voce alle istanze concrete di riforme.

Ordinary people, common law: la Storia siamo noi, la Storia continua.

originale postato su demata

Indignati a Roma? Nulla di nuovo

15 Ott

Oggi, è il Giorno dell’Ira. In tutto il mondo si prevedono manifestazioni sostanzialmente pacifiche alle quali, si prevede, parteciperanno cittadini qualunque sdegnati dalla incipiente cleptocrazia, che si sta affermando in molti stati.

In Italia, le cose vanno un po’ diversamente.

Innanzitutto, non è il Giorno dell’Ira, ma il “giorno della rabbia”.  L’ira è lucida, concreta, efficiente, produttiva. La rabbia è emotiva, impulsiva, confusa, distruttiva. Dies Irae è il “giorno del giudizio”, del render conto: non della resa dei conti, come qualcuno vorrebbe.

Due modi del sentire “personale” molto diversi tra loro anche in termini “collettivi”: l’ira è “etica”, la rabbia è “sociale” …

E così andando le cose, non risulta affatto strano che, solo in Italia, si siano già verificati “assalti” e tentativi di “occupazione” molto più affini alle prassi dei black bloc e dei centri sociali, piuttosto che ai sit in newyorkesi o spagnoli.

Non è un caso che la manifestazione romana di oggi sia stata convocata, in larga parte, da organizzazioni del “solito e noto” arcipelago postcomunista italiano, con l’adesione di Bertinotti e Ferrero: Popolo Viola, Indignati, Draghi Ribelli, A Sud, Action, Altramente, Arci, Atenei in Rivolta, Attac Italia, CIB – Unicobas, COBAS, Comitato 1° ottobre, Controlacrisi.org, Costituente dello Sciopero Precario, CPU – Coord. Precari dell’Università, CUB – Confederazione Unitaria di Base, Democraziakmzero, ESC, Fair Watch, Federazione Anarchica Italiana – Roma, Federazione della Sinistra, FGCI – Federazione Giovanile Comunisti Italiani, Flare, Forum Diritti Lavoro, Giovani Comunisti, Gruppo Abele, Il Popolo Viola, Laboratorio Politico “Alternativa”, Legambiente, Liberazione, LINK – Coordinamento Universitario, Lunaria, Osservatorio Europa, PCL, P. CARC, PDCI, PRC, Radio Vostok, R@P – Rete per l’Autorganizzazione Popolare , Rete@Sinistra, Rete 28 Aprile – CGIL, Rete dei Comunisti, Rete della Conoscenza, Rete Salernitana per il 15 ottobre, Rete Viola, RIBALTA – Alternativa Ribelle, SEL, Sinistra Critica, Sinistra Euromediterranea, Snater, Terra del Fuoco, Tilt, Uisp, UDS – Unione degli Studenti, Un ponte per, Unicommon, Uniti per l’Alternativa, USB.

Non è, dunque, un mero errore di trasposizione linguistica, parlare di “rabbia” anzichè di “ira”: sono sempre “loro”.

E tra “loro”, oltre a tantissime brave persone, ci sono anche quelli di Genova e quelli della Val di Susa, quelli degli edifici danneggiati a colpi di vernice e quelli dei bancomat sfasciati, quelli che credono che gli edifici pubblici possano essere occupati e quegli altri che son convinti che i parlamenti possano essere invasi.

Compagni che sbagliano … per troppa rabbia …

C’è anche De Magistris, in nome di una città, Napoli, forse adirata, ma certamente non rabbiosa, e di un Popolo Viola, che ancora non ha un riferimento per le elezioni nazionali, ma non si comprende davvero quale sia il nesso che può unire un liberale ed un meridionale come il nuovo e promettente Sindaco di Napoli ad un Ferrero, rigidamente ancorato ad un approccio millenaristico.

Una presenza “sana” ma, probabilmente, minoritaria in questa manifestazione piena zeppa di bandiere rosse e di cappucci neri, che si preannuncia “a rischio”, visto cosa è già accaduto a Milano e Roma nei giorni scorsi.

Come andrà a finire? Lo sapremo tra poche ore, perchè, come fa notare il capo della polizia, Antonio Manganelli, “il problema è che non comanda nessuno e dunque bisognerà vedere chi prevarrà tra le diverse anime”.

Come a Genova …

originale postato su demata

Sondaggi elettorali: tanta voglia di novità

28 Feb

Sono di questi giorni alcuni sondaggi politico-elettorali abbastanza significativi, che confermano che il consenso per Berlusconi e, soprattutto, per la Lega è molto minore di quanto voglia farci credere il premier Berlusconi.
Orientamenti ed inclinazioni dell’elettorato di cui questo blog scriveva in tempi non sospetti, ovvero quasi due anni fa.
Poco male, vediamo di cosa si tratta.

Innanzitutto, è significativo il dato di IPR Marketing per RAI – L’ultima parola, che vede l’elettorato di sinistra fortemente oppositivo a qualsivoglia alleanza od accordo con la Lega di Bossi.
Una posizione piuttosto monolitica degli elettori che mette all’angolo sia i big come Veltroni e D’Alema sia “giovani” come Chiamparino e come Renzi.
Il dato è confermato  dal sondaggio Coesis Research che vede un 44% dei milanesi ancora indecisi per le prossime comunali, mentre la maggioranza di chi andrebbe a votare è fortemente scontenta della Moratti.

C’è, infine, il corposo sondaggio di Demos & Pi, curato da Ilvo Diamanti, insieme a Fabio Bordignon e Roberto Biorcio, pubblicato oggi da Repubblica.
Un sondaggio che cerca di indagare sulle intenzioni di voto degli “indecisi” che ormai sfiorano il 50% degli elettori.

Il primo dato, esorbitante, è che circa un quarto degli italiani ha serie difficoltà ad identificarsi in qualunque colaizione si presenti.
Il secondo, piuttosto marchiano, è che l’attuale maggioranza è in realtà l’espressione di una minoranza, visto che circa due terzi degli italiani esclude di sostenere un’alleanza PdL-Lega alle prossime elezioni.

C’è poi un terzo dato di fatto, che Repubblica e gli analisti di Demos & Pi evidenziano: la coalizione berlusconiana sarebbe sbaragliata se i centristi corressero uniti e lo stesso accadesse a sinistra.
Peccato che tutto il sondaggio si basi sull’ipotesi di una contrapposizione bipolare tra due coalizioni.

Considerato che la destra italiana è storicamente populista, sarebbe il caso che analisti e sondaggisti iniziassero a prendere atto che una parte consistente degli italiani sente l’esigenza di sostenere una coalizione moderata e di stampo liberale.

Voglia di novità e di ripresa.