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Mario, Silvio ed il programma che non c’è

30 Ott

Se Silvio Berlusconi è riuscito ad essere il dominus della politica italiana per quasi venti anni, uno dei motivi deve essere stato necessariamente la capacità di percepire e rappresentare il mood di un certo numero degli italiani. Non a caso, finchè Re Silvio era sul trono, mercati e potenze straniere poco o nulla hanno potuto, allorchè hanno tentato – come consueto in politica e finanza internazionale – di interferire con i fatti fattaci degli Italiani.

Un anno fa, un governo regolarmente eletto ha dovuto cedere il passo. L’ha dovuto fare per diversi motivi, tra cui il primo in assoluto era la situazione della Cassa Depositi e Prestiti del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Se si rischia di non pagare le tredicesime, un cambio è necessario, specialmente se gli elettori sono stufi di un’Italia che non cresce, degli sprechi e dei latrocini pubblici, dei figli della gerontocrazia imperante che vorrebbero governare con ‘un click’.

Mancata crescita, pressappochismo e cleptocrazia che, però, coinvolgono non solo il governo, ma praticamente tutti i partiti e tutti i livelli dell’amministrazione, con una buona parte dei pubblici impiegati ed un tot di politici, di ogni ceto e partito, che continuano a fare il proprio dovere.

Dunque, dopo un anno, a prescindere dai fatti personali di Silvio Berlusconi, sarebbe più che lecito che il capo del governo ‘defenestrato’ chieda il conto a chi l’ha sostituito, specialmente se l’iniquità è cresciuta, gli sprechi son tutti lì come le tasse, la crescita può attendere, c’è una legge di stabilità a dir poco confusa ed ambiziosa.

Dovrebbe farlo Angelino Alfano – fosse solo per strategia elettorale – come lo sta già facendo Maroni per motivi più nobili: è il giusto diritto degli esclusi.

E dovrebbero, forse, presentare il conto a Mario Monti un po’ tutti i partiti, se la risposta a Silvio Berlusconi è la seguente.

«Le minacce di ritirare la fiducia a questo governo non possono essere fatte perchè non le vivremmo come una minaccia. Siamo stati richiesti di dare un contributo a un momento difficile di questo paese. Non posso chiamare minaccia qualche cosa che a noi non toglierebbe niente.
Credo che la cosa migliore sia che noi continuiamo a fare il nostro lavoro con orizzonte 2013, come è sempre stato nei nostri intendimenti. In ogni caso, questa domanda potreste rivolgerla a tutti, ai partiti, ai mercati, ma non a me».» (fonte Corsera)

Una risposta pessima.

Innanzitutto, se non sono ‘minacce’ quelle di Silvio Berlusconi, allora non possono essere altro che ‘promesse’. Le minacce si ritirano o si mediano, le promesse si possono e si devono mantenere. In termini di comunicazione, quella di Mario Monti sembra una vera e propria sfida a mettere in atto la sfiducia al suo governo.

Un esodo, quello del governo Monti, che toglierebbe a chi ne fa parte la ‘cosa più bella del mondo’, il Potere. Altro che niente, come afferma l’ex consulente di Goldman Sachs, che presiede – niente poco di meno che – il Consiglio dei Ministri di uno degli stati del G8.

Quanto a ‘lavorare con orizzonte 2013’, prendiamo atto che siamo a 60 giorni da Capodanno, meno di sei mesi dall’obiettivo di fine legislatura e che noi italiani non sappiamo neanche se questa nave, su cui andiamo per perigliosi mari, è diretta alle Samoa oppure punta verso il Mare Glaciale Artico. Di veder terra, poi, neanche l’ombra.

Se non si trattasse di Mario Monti, ci sarebbe da pensare che si tratti di un ‘conducente’ (in tedesco fuhrer) qualunque che blandisce popolo ed investitori senza sapere a che santo voltarsi. Nel caso in questione, trattandosi di Mario Monti, è evidente siamo noi ad essere gli ‘indigeni della repubblica delle banane’ che non comprendono la grande architettura.

Fatto sta che i mercati – definiti dal nostro premier ‘un po’ sempliciotti’ – di comunicazione e marketing ne sanno anche troppo e, forse, questi flash d’agenzia non fanno bene al nostro spread. Ma al peggio non c’è mai fine ed anche noi italioti – che ne digeriamo tante e troppe – potremmo restare stupefatti.

Infatti, da Madrid, dove ha incontrato il premier spagnolo Mariano Rajoy, Mario Monti precisa che la durata del suo governo è una ‘domanda (che) potreste rivolgerla a tutti, ai partiti, ai mercati, ma non a me.”

Se un premier non sa quanto dura, almeno nelle sue aspettative, dobbiamo prendere atto che è un uomo che non sa dove va, che non conosce il proprio domani, che non può essere da guida per nessuno.

Se, poi, la sua durata è determinata dai mercati ma non dagli italiani, dal popolo sovrano, cosa aspetta Giorgio Napolitano a chiedere dei chiarimenti, visto che è stato in nome del popolo e non del Parlamento o della BCE, che ha incaricato Mario Monti di formare un governo tecnico poi divenuto di programma?

A proposito, ad un anno di distanza, i nostri media potrebbero iniziare ad ammettere che il programma di Mario Monti non c’è, che quello che è stato legiferato è molto diverso dalle promesse fatte in Senato, che il debito pubblico è salito, il personale politico è sempre lo stesso e le nostre casse non sono affatto salve, dato che la pressione fiscale dovrà calare ed il ‘tappo’ dei pensionamenti rendera disoccupati i giovani per anni.
Se poi i nostri media iniziassero a fare domande come quelle che puntualmente arrivano quando i nostri premier viaggiano all’estero sarebbe davvero meraviglioso.

originale postato su demata

Silvio fino a gennaio … No, grazie.

22 Set

Umberto Bossi propone che Silvio Berlusconi resti premier fino a gennaio.

Perchè?

Per portare, con questo escamotage, la legislatura fino al termine, ribaltando, magari, lo stato del consenso fortemente compromesso?

Per avere tempo di emanare qualche decreto federalista, ovvero “democraticamente secessionista”?

Per poter condizionare pesantemente la nuova legge elettorale, dopo la sconcezza del Porcellum di Calderoli & altri, che consegnò e consegnerà alla Lega ed alla Sinistra estreme (Rifondazione ieri, SEL oggi) l’ago della bilancia, oltre che alle lobbies affaristiche?

Per affardellare l’ultima razzia di risorse a danno del Sud, ovviamente con il placet di Roma che incassa anche lei?

Per prendere il tempo necessario a strutturare qualche accordo sotto banco con il Partito Democratico “del nord”?

Per trattenere, un anno di più ed in posizioni apicali presso altri ministeri, le migliaia di semplici impiegati del MEF di Tremonti, frequentemente settentrionali e che nessuno sa come smaltire sia se dovessero tornare al mittente sia se dovessero rimanere al loro posto senza un concorso?

Il declino italiano in tre foto

21 Set

L’arretratezza culturale, tecnologica, economica del nostro Paese è tutta in queste tre foto.

La prima raffigura Matthew Wheeler, delegato alla conferenza dei liberal democratici inglesi in corso a Birmingham. Attenzione, un liberale, non un black bloc od uno spacciatore.

La seconda immagine è stata scattata ad Heathrow e mostra le nuove navicelle con guida laser che porteranno passeggeri a bagagli dagli aerei all’hub e viceversa. Attenzione, navicelle elettriche, autoguida laser, niente facchini, niente emissioni, niente salvataggio dell’Alitalia.

La terza foto arriva dalla Cina, da Taiwan (New Taipei),  capitale dell’omonimo stato, e ne mostra il centro direzionale. Attenzione. La città ha circa 4 milioni di abitanti, come Roma e provincia, ma è la capitale di Formosa (36,008 km2 e 23,061,689), non dell’Italia (301.338 kme 60.681.514 abitanti).

Governo Berlusconi? Staccare la spina

21 Set

Era quasi un anno fa che, mentre stava per arrivare lo scandalo del Bunga Bunga ed era già emerso quello delle escort, il nostro Presidente, Giorgio Napolitano, dovette preder atto che Gianfranco Fini e FLi avevano abbandonato il PdL e che c’era da verificare la maggioranza.

Così accadde che, tra veementi proteste dell’opposizione (escluso il PD naturalmente), a Berlusconi e sodali venne concesso un lasso di tempo enorme per ricostituire maggioranza e governo, cosa che avvenne puntualmente. Ricordate Scilipoti ed i Responsabili? Ecco di questo stiamo parlando.

Passa un anno, il Governo continua a negare la crisi economica finchè l’UE non ci “commissaria” ed i mercati non iniziano la picchiata.

Un anno durante il quale gli scandali, a luci rosse e non, aumentano, mica diminuiscono, delegittimando definitivamente il Premeir Berlusconi, ormai raffigurato dalla stampa nazionale ed estera come una sorta di satiro in balia di donne che hanno l’età per essergli nipoti.

Un anno parlamentare che ha visto la Commissione bicamerale non approvare la proposta di federalismo fiscale perchè i conti non erano attendibili.

Un anno sprecato? Sembrerebbe proprio di si.

Così accade che, oggi, leggendo con occhio distratto i primi strilli giornalistici on line, m’è parso di vedere un “Giorgio Napolitano: ditemi che la maggioranza tiene”, mentre, come pochi secondi dopo ho realizzato,  il testo corretto era “ditemi se la maggioranza tiene”.

Caro Presidente Napolitano, capisco che esiste una ragion di Stato, che l’instabilità dei mercati impone cautela, che sono da evitare delle elezioni al buio, ma guardi che, da un anno a questa parte, Lei è uno dei pochi ad esser convinto che possa ancora esistere una maggioranza atta a governare ed una opposizione che sappia contrapporsi e far proposte.

Non c’è molto da fare, ormai: se si fosse staccata la spina un anno fa, forse potevamo permetterci un governo di transizione (o di unità nazionale), ma, oggi, non resta altro spazio che il governo tecnico istituzionale che vari una legge elettorale.

L’alternativa, ovvero il proseguimento dell’agonia, comporterebbe dei rischi gravissimi per la Repubblica, vista la secessione popolare riaffermata dalla Lega, visti i pesanti coinvolgimenti del PD in fatti di corruzione su scala nazionale e la promessa, impossibile da mantenere, di “meno tagli più diritti” che la Sinistra propone.

Bisogna staccare la spina.