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Procedura per deficit eccessivo: una road map per l’Italia

29 Mag

Rafforzare l’efficacia del sistema giudiziario,  garantire tempi brevi per i processi civili, adottare «pratiche di buona gestione» nelle banche, prevedere bilanci più trasparenti, semplificare la governance delle ‘aziende pubbliche’ a partire dalle fondazioni, facilitare l’accesso ai capitali e al private equity, varare la localizzazione della contrattazione salariale.

Incrementare i servizi alle giovani famiglie e all’infanzia (tra cui più asili e tempi pieni), agire tramite gli uffici di collocamento e «servizi extrascolastici» per la formazione permanente, rivedere le esenzioni Iva, rendere più trasparenti i bilanci bancari e la governance del credito, flessibilizzare il mercato occupazionale, spostare «a saldi invariati» il gettito dal lavoro alle proprietà e ai consumi.

Ristrutturare il sistema dei servizi, semplificare il quadro amministrativo, snellire le regole per la creazione di imprese, attuare misure efficaci contro la corruzione, rivalutare il catasto ai valori di mercato, liberalizzare interconnessioni, trasporti, energia e professioni.

Questo è quello che l’Unione europea si aspetta che l’Italia realizzi nel prossimo triennio, senza parlare delle criticità sulla riforma delle pensioni di Elsa Fornero che INPS e Corte dei Conti hanno già annunciato..
Questo è quello a cui si sono impegnati a realizzare il presente ed i futuri governi italiani ed è quanto tra tre anni – non cinque come una legislatura – qualcuno tra Francoforte e Brusselles si premurerà a controllare.

Questo, oltre ad uno speranzoso non incremento del deficit, è quanto promesso dal governo Letta  alla Commissione per ottenere la chiusura della proceduta di deficit eccessivo (Edp) in cui l’Italia si è ritrovata nel 2009.

Niente paura … lo sanno già che siamo il paese di Pinocchio.

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IMU: Alemanno trova la soluzione?

10 Mag

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha comunicato che le domande di anticipazione di liquidità superano l’importo delle disponibilità del Fondo dedicato agli Enti locali dalla Cassa depositi e prestiti. Parliamo di un fabbisogno stimato in sei miliardi di euro a fronte di soli quattro distribuiti su due rate per l’esercizio corrente e per quello del 2014.

Dunque, sono ancora aperti i nodi per i quali si dovette intervenire d’urgenza, un anno e mezzo fa, proclamando Mario Monti a salvatore della Patria e lasciando Elsa Fornero libera di usare il Welfare per salvare la cassa.

Se qualcuno cerca il ‘tesoretto di Mario Monti’ è meglio che lasci perdere, anzi sarebbe bene che si preparasse al peggio: la Corte dei Conti ha bocciato il DL Sviluppo, la Legge di Stabilità e, persino, la fiscalità che Monti e chi lo sosteneva hanno voluto.

Le norme di carattere fiscale “risultano prive di clausole di salvaguardia per fronteggiare il minor gettito rispetto alle stime”.  La legge di Stabilità “viene svuotata della sua componente fondamentale, non si realizza la manovra.” Il Decreto Legge per lo Sviluppo costituisce “un provvedimento disorganico, che reca i più disparati interventi; molti emendamenti approvati in sede parlamentare sono privi di relazione tecnica o registrano un visto negativo”.

Per il resto, “coperture improprie”, “gettito non affidabile”: un’ennesima voragine nei conti pubblici?

Intanto, la ‘pacificazione’ passa attraverso il taglio dell’IMU (voluto da Berlusconi) ed il rinnovo della Cassa integrazione speciale (voluta dalla CGIL), mentre è più che evidente che non la copertura finanziaria, andando avanti con questo metodo, non c’è.
L’IVA non aumenta, forse, ma, di sicuro, non cala, eppure c’è recessione. L’Irperf viene lasciata libera di crescere in balia della malasanità e della malagestione, come se non contribuisse ad aumentare il carico fiscale di tutti.

E, per non farsi mancare nulla, anche i parlamentari del Movimento Cinque Stelle scoprono che vivere a Roma con seimila euro al mese è difficile, chissà come faranno i residenti che vanno avanti con 1.000-4.000 euro mensili per nucleo familiare …
Dunque, niente interventi sui costi della Casta o della P.A., i piccoli comuni e le Province son tutti lì, la magistratura ha avuto il periodico aumento stipendiale, i nostri media neanche più ricordano che i mercati e gli stati esteri ci guardano ancora con attenzione, sorpresa e sospetto.

Tornando all’IMU, c’è l’esempio della Giunta di Roma Capitale, presieduta dal sindaco Alemanno, che ha dato il via libera all’esenzione totale dal pagamento dell’Imu sulla prima casa per le famiglie con un reddito Isee non superiore a 15.000 euro.
La copertura finanziaria sarà assicurata dai maggiori introiti garantiti dalla rivalutazione delle rendite catastali degli immobili situati nelle zone di pregio di Roma, che rappresentano il 7,49% delle prime case.  La stima di incremento di gettito derivante dalle nuove rendite in base alle stesse aliquote IMU dello scorso anno è di un gettito di 116,2 milioni di euro. In questo modo, non saranno penalizzate le attività produttive, come, viceversa, sembra prevedere il decreto al vaglio del Governo Letta.

Saranno 376.000 le  famiglie romane, in particolari situazioni di disagio economico-sociale, che beneficieranno di questi provvedimenti di solidarietà sociale.

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