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Ancora suicidi. La recessione uccide. Il Governo è allo stallo. I partiti? No comment.

13 Apr

Andiamo verso un week end uggioso, come se il clima quasi volesse anche lui associarsi al profondo dissenso che ormai ha fatto suoi pressochè tutti gli italiani.

La piaggieria di Mario Monti verso i grandi poteri europei e statunitensi, l’ostinazione di Fornero nello stangare lavoratori e bisognosi anzichè supportarli.
L’attesa perdurante di una proposta di Patroni Griffi per limitare la spesa della pubblica amministrazione, quella di Balduzzi riguardo sprechi e disastri sanitari, l’effimera attività diplomatica di Terzi visto cosa accade agli italiani in India.
L’invisibilità di Gnudi, agli affari regionali, o di Barca, per la coesione territoriale, il mancato rilancio. I mancati investimenti che le piccole e medie aziende attendono ancora “buone nuove” da Renato Passera.

Intanto, tutti hanno capito che i mercati vanno male non per colpa nostra, ma della Germania e degli USA che ci scaricano addosso la crisi, sotto forma di “derivati”, “moral suasons”, “incorporamenti”.

Riguardo i partiti, nulla da dire, nel senso che nulla accade. Solo scandali e protervia – il tempo dell’ostinazione è finito – nel mantenere denari, privilegi ed impunità.

Tutto come al solito, insomma. Non proprio.

C’è una lista che sta girando in rete. Una lista che, ahimé, giorno su giorno si allunga.

  • 21/03/2012: Cosenza, 47 anni, disoccupato si spara
  • 23/03/2012: Pescara, 44 anni, imprenditore si impicca
  • 27/03/2012: Trani: 49 anni, imbianchino disoccupato si getta dalla finestra
  • 28/03/2012: Bologna: 58 anni, si dà fuoco davanti all’Agenzia delle entrate
  • 29/03/2012: Verona, 27 anni, operaio si da fuoco
  • 01/04/2012: Sondrio: 57 anni, perde lavoro, cammina sui binari, salvato in tempo
  • 02/04/2012: Roma: 57 anni, corniciaio, si impicca
  • 03/04/2012: Catania, 58 anni, imprenditore si spara
  • 03/04/2012: Gela,78 anni pensionata si getta dalla finestra, riduzione della pensione
  • 03/04/2012: Roma, 59 anni, imprenditore, si spara con un fucile
  • 04/04/2012: Milano, 51 anni, disoccupato si impicca
  • 04/04/2012: Roma Imprenditore si spara al petto col fucile. La sua azienda stava fallendo

Appare davvero impensabile tentare di arrivare alle amministrative per poi prender decisioni, che, a tal punto, non potranno altro che essere attuate in settembre, quando sarà troppo tardi, visto che fino ad allora i suicidi saranno centinaia. Ammesso che ci si fermi ai suicidi.

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Soldi e portaborse ai partiti? Davvero troppi

12 Apr

Alfano, Bersani e Casini hanno fatto in fretta a trovare un accordo sul finanziamento ai partiti, pur di mettere a tacere l’annosa questione ed evitare che, con una legge “seria”, si andasse ad intaccare un piccolo tesoro cui attingono i nostri politicastri.

Infatti, gli scandali Luzi e Belsito, in particolare, hanno dimostrato che i soldi che arrivano ai partiti sono davvero tanti, evidentemente troppi se … addirittura “gli cascano dalle tasche”. Troppi anche e soprattutto perchè non sono collegati ad una attività effettiva, ma solo presunta. Ne è un esempio il PdL che ottenne, anni fa, rimborsi superiori (qausi doppi) rispetto alle spese elettorali sostenute.

Ma i “troppi soldi” non sono semplicemente collegati al “cash”, ma anche, come dimostrano le inchieste correnti, all’enorme quantità di portaborse (spesso pubblici dipendenti distaccati) che “stazionano” nelle nostre Pubbliche Ammnistrazioni senza aver nulla da fare, visto che sono il “raddoppio politico” dell’infrastruttura pubblica che già paghiamo.

Personaggi – ben pagati e foraggiati dalle nostre Regioni, Provincie, Comuni, Enti vari – che spesso sono posti a “monitorare”, “coordinare”, “riferire” riguardo l’attività di dirigenti pubblici qualificati, pur avendo si e no una laurea in legge o poco meno … per non parlare della milionata di autisti, scelti ed assunti “direttamente”.

Queste le vergogne di una classe politica decisamente incompetente che non sa far altro che circondarsi di fedeli incompetenti, spendendo e spandendo pur di mostrare (quello gli resta) i “segni del potere”.

Quanti milioni di euro, in questi anni, non sono serviti ai partiti, ma solo ai portafogli dei politici che ne fanno parte? E quante decine di migliaia di “esseri inutili a se stessi” bivaccano nei nostri Enti, locali e non?

Queste sono le domande a cui Mario Monti dovrebbe dare risposta da mesi, visto che il dicastero dell’Economia è a lui assegnato. Queste le domande che le nostre Regioni – ed i Revisori che le vigilano –  dimenticano di porsi.

Domande alle quali, evidentemente, l’onest’uomo Mario Monti – almeno lui – preferisce non dar risposta.

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Rimborsi elettorali, arriva una riforma miserrima

10 Apr

Finalmente, sotto l’onda degli scandali “eccellenti”, i nostri partiti sembrano essersi decisi a limitare la ruberia dei rimborsi elettorali, che ci vede in testa ai paesi civilizzati, seguiti, a quanto sembra, da una insospettabile Germania.

Infatti, i dati diffusi da Linkiesta – indiscutibilmente “macro” ed inappellabilmente “iper” – dimostrano che, se in Italia “piove, governo ladro”, non va molto meglio la Germania della Grosse Ammucchiata e dell’ex-Cancelliere socialdemocratico Schroeder “prestato” alle lobbies dell’energia.

Finanziamento annuale dei partiti

  • Francia: circa 80 milioni di euro
  • Spagna: circa 80 milioni di euro
  • Germania: circa 330 milioni di euro (Fondazioni)
  • Italia: circa 260 milioni di euro

Stipendi dei parlamentari

  • Francia: circa 7.000 euro
  • Spagna: circa 3.000 euro
  • Germania: circa 8.000 euro
  • Italia: circa 12.000 euro

N.B. al netto di diaria, indennità di residenza, spese di viaggio e trasporto, spese di segreteria, spese per assistenza sanitaria, assegno vitalizio e di fine mandato.

Rimborsi Elezioni legislative

  • Francia: circa 44 milioni di euro
  • Spagna: circa 130 milioni di euro
  • Germania: massimo 133 milioni di euro
  • Italia: oltre 470 milioni di euro (dati 2001)
  • Unione Europea: 1,8 miliardi di euro

N.B. I partiti italiani hanno percepito, nel 2009, 250 milioni di euro come rimborsi elettorali per il Parlamento dell’Unione.

Quali conclusioni possiamo trarne? Non poche e piuttosto specifiche.

Innanzitutto, il doppio sistema di finanziamento – per voti raccolti ed “ordinario” alle strutture politiche – che vige in Italia e Germania è la principale causa di sovracosto della politica, oltre che di sudditanza dell’eletto verso il partito. O gli uni o le altre.

In secondo luogo, non è pensabile che un politico italiano possa godere di un “reddito” mensile triplo o quadruplo rispetto ad un collega tedesco o francese.

Inoltre, sia il sistema delle fondazioni – tedesco ma non solo – andrebbe profondamente rivisto sia, soprattutto, non è nota la situazione immobiliare e mobiliare dei singoli partiti.

Infatti, la “situazione finanziaria” dei partiti (e dei sindacati) non è affatto irrilevante.

Ad esempio, è legittimo che un partito usi i rimborsi per ripianare debiti o pignoramenti? Ed è giusto che i partiti “immobilizzino” – ovvero investano – somme derivanti dai rimborsi elettorali? E siamo sicuri che sia legittimo usare i rimborsi elettorali – che non pochi paesi destinano ai “candidati” – per il finanziamento ordinario della struttura partito?

Di tutto questo non sembra che se ne parli. Anzi, di tutta fretta i nostri (clepto)partiti vorrebbero approvare i “pannicelli caldi”, ovvero un miserrimo decreto che porti la certificazione alla Corte dei conti, che metta i bilanci sul web con indicazione dei finanziamenti oltre 5mila euro e basta.

Il “loro” problema sono i “furti interni”, mica altro …

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Politica italiana? Da scandalo …

10 Apr

Andando a fare il punto della situazione, mentre l’Italia riparte, dopo Pasqua, lo scenario è desolante.

Le indagini che coinvolgono i partiti sono ormai ubique e connotanti.
Guardando a sinistra, gli scandali Penati, Luzi si assommano a quelli della Regione Puglia e Calabria, a quello di Bassolino in Campania, gli scandali che hanno coinvolto i sindaci di Genova, Bari e Bologna, per non parlare di quelli, a luci rosse, che hanno coinvolto il consiglio regionale umbro e la segreteria regionale toscana o del brutto affare che coinvolge SEL in Alto Adige.

Guardando a destra, lo scenario è altrettanto desolante. Dagli scandali “personali” di Silvio Berlusconi agli indagati “eccellenti” come Ghedini e Cosentino, ai misfatti del “cerchio magico” della Lega Nord, alle case romane di Scajola e Tremonti, ai tanti comitati d’affari finiti sotto le lenti della Finanza o della Magistratura.

Per finire al “centro”, dove lo scandalo Enav- Finmeccanica ha visto i media parlare di un coinvolgimento dei vertici dell’UDC, senza, poi, da più notizie.

Per non parlare degli interi comuni commissariati per infiltrazioni mafiose, sia al Nord come al Sud, dove troviamo coinvolti tutti i partiti e dove vengono eletti anche parlamentari di un certo rilievo. O dell’ormai onnipresente coinvolgimento di qualche multinazionale o di qualche sua filiale, corporata, collegata o sussidiaria, in qualche storia di corruzione, che sarebbe più esatto chiamare ancora concussione.

Cosa accadrebbe (accadrà) se la magistratura dovesse emettere nel giro di un mese o poco meno – come accadde per Tangentopoli – un migliaio di ordini d’arresto o richieste a procedere, nel caso di parlamentari?

Game over, così si usa dire in terra statunitense, che di default, politici, se ne intende.

D’altra parte, i compiti prioritari di Mario Monti si sono esauriti: titoli venduti, Unicredit salvata, Finmeccanica ha le sue commesse. Ergo, quel poco che resta dell’Italia è salvo.

Non era possibile fare di più, anche se lo “scherzetto delle pensioni” è stato davvero un “fuori onda” come lo è stata l’assenza dello Stato con l’Appennino sepolto di neve.

E, d’altra parte, non è bene fare di più in questa direzione, la recessività dell’intervento di Mario Monti è addirittura maggiore delle peggiori previsioni, dato che i partiti non hanno provveduto a formulare proposte atte a ridurre il costo della politica e della governance.

Dunque, giusto il tempo di incassare una riforma del lavoro con un giudice a dirimere casi obligui e di lasciar scritta una proposta per riformare la Pubblica Amministrazione, poi, via: governo tecnico a termine per la riforma della politica e voto, al massimo, in settembre.

Legge elettorale, rimborsi elettorali, democrazia nei partiti, superamento della “par conditio” subito e, per quanto riguarda la PA, che Monti lasci una legge da votare (o già votata) e vada bene così.

Non c’è molto tempo: sono ormai tanti, troppi, i mandati d’arresto che la magistratura attende di emettere o di eseguire a carico di politici italiani di vario calibro e territorio.

L’Italia non è a rischio default: quello che può arrivare, da un momento all’altro, è un “game over”, come nel caso di uno Stato che si ritrovi “improvvisamente” privo di istituzioni, vuoi perchè non affidabili, vuoi perchè in conflitto, vuoi perchè rese impotenti.

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Feste finite? Bentornati … in Purgatorio, tra cleptocrazia, desviluppo, recessione, disoccupazione e tasse

9 Apr

Fatte le feste, si ritorna all’ordinario e dal sacro si ritorna al profano quotidiano. Un Purgatorio tutto italiano fatto di cenere, lacrime e sangue.

La cenere, quella di un Parlamento in fumo, dopo le dimissioni della Commissione parlamentare sulle retribuzioni di parlamentari e amministratori locali, con i rimborsi elettorali in Canada o altrove e ruberie – leggi “famiglie” – sul posto, mentre di legge elettorale proprio non se ne parla.

Le lacrime, quelle da coccodrillo, che i vari Monti, Fornero, Passera, Bersani, Alfano, Casini, Vendola stanno versando e quelle dei cittadini che vedono praticamente pressoché tutti i partiti coinvolti in gravissimi scandali di corruttela, mentre non si riesce a capire a chi sia affidato politicamente il Paese.

Il sangue è il nostro, che continuiamo a versare nonostante tutto, per gli innumerevoli sprechi e dissesti, che le cronache hanno annoverato in 20 anni, e per l’incremento annuo più alto al mondo del costo della benzina, ad esempio,  ed aspettando l’IMU.

Benvenuti nel Purgatorio delle anime impenitenti, che si ostinano a dar fiducia al Gatto ed alla Volpe o a dar seguito a Lucignolo che promette il Paese del Bengodi.

E speriamo che non diventi l’Inferno dei dannati, se – con quaranta proposte diverse sul finanziamento dei partiti presentate dai partiti stessi che non sono, però, quanranta – dovessimo ad ostinarci a non voler capire che l’unica cosa che ci resta da fare è andare al governo “tecnico” – quello vero – con il Presidente della Camera alla guida ed un mandato ristretto per la formulazione di una legge par andare a votare, di un’altra per il finanziamento dei partiti (pubblico o privato che sia), una ancora per la “par conditio” (letteralmente un bavaglio) ed una, infine, per le prebende dei parlamentari e degli amministratori pubblici.

Solo un pubblico dibattito parlamentare “a reti unificate” può mettere alle strette i partiti ed i media, evidentemente troppo contigui alle lobby che stanno scaricando su noi italiani una crisi dell’Eurozona “made in Germany” e, con l’inazione, avvantaggiando le lobbies finanziarie e partitiche.

E bisogna far presto … sono ormai tanti, troppi, i mandati d’arresto che la magistratura attende di emettere o di eseguire a carico di politici italiani di vario calibro e territorio.

Dunque, che Berlino e Parigi si rendano conto della situazione – ben più compromessa di quella greca – e, se è vero che è “l’Italia che ha salvato l’Euro”, che provvedessero loro a completare il lavoro.

L’Italia non è a rischio default: quello che può arrivare, da un momento all’altro, è un “game over”, come nel caso di uno Stato che si ritrovi “improvvisamente” privo di istituzioni, vuoi perchè non affidabili, vuoi perchè in conflitto, vuoi perchè rese impotenti.

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Lega, Bossi, Padania: lo scandalo

5 Apr

L’elenco che  la non indagata impiegata amministrativa leghista Nadia Dagrada e l’indagato tesoriere leghista Francesco Belsito al telefono hanno sciorinato lo scorso 26 febbraio ai carabinieri in ascolto (e quello che si assomma da altre intercettazioni) comprende, secondo il Corriere della Sera:

  • i costi di tre lauree pagate con i soldi della Lega
  • i soldi per il diploma di Renzo Bossi
  • i 670.000 euro per il 2011 oltre ad altre somme ingenti per gli altri anni
  • le autovetture affittate per Riccardo Bossi, tra cui una Porsche
  • i costi per pagare i decreti ingiuntivi di Riccardo Bossi
  • le fatture pagate per l’avvocato di Riccardo Bo ssi
  • altre spese pagate anche ai tempi del precedente tesoriere Balocchi
  • una casa in affitto pagata a Brescia
  • i 300.000 euro destinati alla scuola Bosina di Varese per Manuela Marrone (moglie di Bossi)
  • l’ultima macchina del “Principe”, 50.000 euro
  • i costi liquidi della scorta di Renzo Bossi  (dai 151.000 ai  251mila euro)
  • le ristrutturazioni del terrazzo nella casa di Gem onio ( 5-6.000 euro)
  • 200.000-300.000 euro dati al sindacato padano Sinpa
  • altre spese pagate anche ai tempi del precedente tesoriere Balocchi
  • altre somme date mensilmente

.

Ce ne è da far inferocire il “popolo padano” ed è arrivata l’ora dei Meridionali e del “l’avevamo detto noi” … e certo è che alle prossime elezioni al Settentrione non sapranno davvero quale partito votare.

Ma la cosa non finisce ai soliti affarucci di bottega dei partiti italiani: sempre secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, “ci sono due operazioni tra società che vengono segnalate come «sospette» dall’Uif, l’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia. Riguardano flussi finanziari tra le società di Bonet, con la «Siram spa» a fare da capofila in uno scambio con «Polare Scarl», «Marco Polo Triveneto» e «Fin. Tecno srl». «Siram, a fronte di tale fatturato passivo, usufruirebbe di un credito d’imposta pari a 6.125.694 euro, costituente il 40 per cento dell’ammontare dei costi fatturati, pari a 15.314.235 euro».

“Le indagini sono in fase cruciale. Anche perché nel mirino degli inquirenti di Reggio Calabria ci sono una serie di operazioni «improduttive» che dimostrerebbero l’attività di riciclaggio svolta da Belsito con Romolo Girardelli, il suo socio, ritenuto il referente finanziario della «cosca De Stefano», con l’imprenditore Stefano Bonet. È il filone che porta alla ‘ndrangheta e al reimpiego dei soldi in Italia e all’estero.”

Dunque, esistono altri filoni d’inchiesta che coinvolgono la Lega dei “padani”, oltre all’inchiesta dei PM di Napoli, Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e John Henry Woodcock.

Uno scandalo che riguarda sia la capacità di “penetrazione commerciale” dei grandi fornitori pubblci sia il sistema “di finanziamento e di spesa” dei partiti sia la “semplicità” con cui entità criminali riescano a far affari con gli investitori del Nord se non con quelli europei. Questo lo stato dell’arte, dopo il caso Penati a Milano, le due giunte regionali in Puglia, l’eterno affaire Formigoni a Milano, l’appaltone comunale di Roma, la gestione rifiuti in Campania, lo scandalo PD-Margherita del tesoriere Lusi, la “strana storia” Finmeccanica-UDC.

Da molti anni, ai bambini del Sud viene insegnato – da un nonno o da una zia un po’ anziana – che “la Mafia sta al Nord”, ma questo resta un concetto relegato alle memorie infantili di cui si dubita, visto che sono 150 anni che ci raccontano il contrario.

Ma come non dubitare se puntualmente accade che toscani, romani, veneti, lombardi, piemontesi, tedeschi, francesi preferiscano gli affari facili alla gente onesta, consolidando nel Meridione un potere malvagio ed un’oppressione insopportabile come solo la Mafia sa essere?

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Siram e lo scandalo delle risorse energetiche

5 Apr

“Sanità e Pubblica Amministrazione sono tradizionalmente i due principali settori del portafoglio clienti Siram rappresentando tuttora una parte importante del fatturato dell’Azienda.  220 enti tra cui la Presidenza del Consiglio e i Ministeri dell’interno, dell’economia, della giustizia, delle telecomunicazioni e della comunicazione.

A livello locale, infine, sono oltre 250 i clienti Siram tra comuni (ad esempio Roma, Venezia, Trieste, Piacenza), province (Bari, Firenze, Genova, Milano) ed enti (le Università di Pavia e Napoli, la Sapienza e l’Ente Poste di Roma).” Questo il comunicato che spicca alla pagina “enti pubblici” del sito della Siram, “un’azienda italiana con quasi 100 anni di esperienza nella gestione energetica di edifici complessi pubblici e privati”.
Ad essere esatti, Siram gestisce “770 strutture sanitarie, pubbliche e private, per un totale di 65.061 posti letto, 457 strutture sportive, culturali e di intrattenimento, 76 stabilimenti industriali, 93.050 alloggi residenziali, 2.222 edifici dedicati al terziario e al commercio pari a 4.186.140 mq, 6.300 siti di telecomunicazione, 6 reti di teleriscaldamento”.
Dal 2004 al 2010, Siram ha gestito gli impianti che producono calore al Pio Albergo Trivulzio, proprio l’edificio milanese “madre di tutte le tangenti”, come raccontano cronache e processi.

Siram nasce nel 1912 ed il suo primo contratto importante, dal 1927, è come gestore degli impianti di riscaldamento del Comune di Venezia, per poi estendersi ad altri clienti pubblici nel Veneto, in un settore (carbone) tradizionalmente controllato dai Rothschild.
Divenuta nel corso degli anni azienda leader in Italia nei servizi energetici e multitecnologici nei settori della sanità, dell’amministrazione pubblica, dal 2002 Siram, tramite Dalkia International, è controllata da Veolia Environnement, il più grande gruppo al mondo nel settore dei servizi ambientali (energia, acqua, rifiuti e trasporti), presente in 72 paesi con circa 312mila dipendenti e un fatturato 2009 di 34,5 miliardi di Euro.

Dalkia International opera a livello mondiale, gestendo tra l’altro circa 24.000 strutture sportive o culturali e oltra 6.000 centri di cura. La maggioranza del pacchetto azionario di Dalkia International è controllata – come detto – da Veolia Enviroment, ma il 37% appartiene a EDF (Électricité de France S.A.) azienda energetica di rilevo mondiale, che gestisce nella sola Francia 58 reattori nucleari ed in Italia controlla Edison Spa tramita Transalpina di Energia.

Utile sapere che Électricité de France S.A. è il principale concorrente in Francia di GDF Suez, la supercompagnia energetica che vede ai propri vertici Étienne Davignon, socialista ex padre fondatore dell’Europa e attuale presidente di quel Gruppo Bilderberg di cui Mario Monti è stato membro del comitato direttivo. Gerhard Schröder, socialista ex Cancelliere tedesco, alcuni mesi dopo la fine del mandato politico, accettò la nomina di Gazprom a capo del consorzio Nord Stream AG. Con la sua uscita dalla politica Angela Merkel ebbe campo libero per la formazione della Grosse Ammucchiata.

Andando a Veolia Acqua Srl, holding del’omonimo gruppo in Italia, possiamo osservare che controlla Compagnia Generale delle Acque Spa (Veneto ed Emilia-Romagna), Sagidep Spa (nord-ovest), Società dell’Acqua Potabile Srl (Liguria), Sicea Spa (Piemonte, Lazio, Emilia-Romagna, Toscana e Marche).
Veolia è anche in partnership con pubbliche amministrazioni, come Siba, (servizi di ingegneria), Veolia Water Solutions & Technologies Italia Srl (acque reflue), Acqualatina Spa (Latina), Geal (Lucca), Mediterranea delle Acque (Genova), Sorical (acqua all’ingrosso Calabria), Siciliacque (acqua all’ingrosso Sicilia).

Una coincidenza: dalle carte dell’inchiesta di Reggio Calabria, emergono contatti tra la Siram e Romolo Girardelli, vicino a Paolo Martino, il boss della nDrangheta arrestato nel 2011 dalla Dda di Milano.


Dunque, mentre apprendiamo che la “libera Francia” ha “esemplarmente” privatizzato acqua ed energia, che fino a 20 anni fa erano pubblici, potremmo anche chiederci se “agli squali” interessi anche l’acqua pubblica italiana ed il gas asiatico dell’ENI.

E, forse, se volessimo un’Italia meno corrotta, meno sprecona, più efficiante, più “fiscalmente” contributiva, dovremmo spostare la nostra attenzione dai commercianti di Cortina d’Ampezzo alla rendicontazione dei partiti ed al mercato dell’energia e, perchè no, delle telecomunicazioni.

Forse … ma da come è andata con lo scandalo Finmeccanica-UDC, scomparso dai notiziari, c’è ben poco da sperare. Liberatisi di Bossi e del suo entourage, ritornerà tutto come prima, o peggio, (s)venderemo le nostre risorse “al miglior offerente” perchè l’Europa lo chiede?

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Monti: l’Italia fa la differenza. Voi ci credete?

4 Apr

Mario Monti, dopo i pessimi giudizi espressi sui partiti e l’Italia nei giorni scorsi, insiste, adesso, con dichiarazioni mellifue e davvero poco credibili: «E’ importante non perdere il momentum. All’estero c’è la chiara sensazione che l’Italia oggi possa fare la differenza».

Beh, allora prepariamoci al peggio, se le speranze del Mondo sono affidate all’Italia recessiva e sprecona, quella degli evasori e dei sussidiati, di cui si legge tutti i giorni, ed a quella, di cui si parla da mesi, della Casta eterna e della finanza politico-mafiosa.

In tutto ciò, chi mai a Piazza Affari potrà mai credere a “così rassicuranti” dichiarazioni, mentre il PIL crolla, la leva fiscale corre verso il 60% e gli investimenti (vedi Centro Richerche Alfa Romeo) si smontano e li si mandano all’estero?

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Le colpe di Mario Monti

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IMU: andare indietro invece che in avanti

2 Apr

Una cosa che proprio i “liberisti” non riescono a spiegare è perchè non siamo rimasti con un sistema finanziario e produttivo come era quello antecedente alle Reaganomics e del Tatcherismo degli Anni ’80, che qualcuno vorrebbe storicizzare come “modelli di successo”.

Infatti, all’incirca tra il 1975 ed il 1980, il mondo “avanzato” – sono i dati pro capite a raccontarcelo – consumava molto di meno, i balzelli e le burocrazie erano meno tortuose, il cibo più naturale, il tempo destinato al lavoro ed allo stress era minore, il salari in proporzione migliori.

Anche il cibo era migliore e, soprattutto, più fresco, la gente sembrava più felice, il “sistema” era più semplice, i diritti più chiari, le sentenze più rapide e certe, la scuola più formativa e di treni ce n’erano di più.

I servizi non erano molto migliori di oggi, ma erano a misura d’uomo, le opportunità di un lavoro con delle prospettive forse maggiori ad oggi. Buche stradali, sicurezza, traffico e trasporti pubblici tanti di meno e senza il balzello dell’IMU.

L’unica cosa che è migliorata è l’aspettativa in vita per i malati di tumore, ma solo grazie ad una ricerca che sosteniamo privatamente, con le donazioni alle fondazioni apposite.

Intanto le tasse aumentano, anzi si sovrappongono come per l’IMU, le ore di lavoro pure, se ne si ha uno, e gli anni di contributi necessari a pensionarsi anche, sempre che non facciate parte dei 4 milioni di malati cronici e “rari” del nostro paese.

Dunque, non sembra affatto che il Liberismo abbia ottenuto degli effetti benefici nel trentennio trascorso, se non per aver dilazionato il giorno in cui Cina e Terzo Mondo potranno raggiungere un benessere paragonabile al nostro, innescando una competizione “pericolosa” per i mercati e per la pace.

Anzi, perchè non chiederci se la via intrapresa “dai liberisti” non sia del tutto “errata”, visto che la tendenza appare inversa, a tener conto che Cina, India e Germania liberisti non sono. I consulenti finanziari delle oligarchie saranno anche bravissimi, faranno anche arricchire pochi a discapito di tanti, ma il “dono profetico” è un’altra cosa ed errare humanum est.

D’altra parte, a chi mai può sembrare sensato portare il prelievo fiscale italiano a circa il 60% del reddito, come accadrà con l’inroduzione dell’IMU non accopagnata dalle dovute riduzioni di aliquota su quanto dovuto allo Stato?

A Mario Monti e colleghi, oltre che a non si sa ancora quanti parlamentari … magari per, poi, anunciarci che c’è recessione.

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Le colpe di Mario Monti

29 Mar

Non ho capito perchè “dovremo aspettare fino a luglio” per verificare se Mario Monti è in grado di fare qualche riforma per, poi, essere costretti comunque ad arrivare al 2013.

Infatti, a circa 5 mesi dall’incarico di governo, noi italiani dobbiamo iniziare a prendere atto che s’è fatto poco, nulla o male. Sarà che ha sbagliato ha scegliere i ministri, sarà che è un buon suggeritore e non un frontman, sarà che per sistemare l’Italia s’è partiti dal lato sbagliato, fatto sta che Mario Monti finora non ha concluso nulla se non una marea di norme inique e le maggori spese per gli F-35, mentre i tagli, ricordiamolo, li aveva già programmati Tremonti.

Entriamo nei dettagli.

Innanzitutto, va rilevato che gli andamenti dei mercati sono stati in questi circa 150 giorni del tutto autonomi ed indipendenti dal “lavoro” di questo governo: date, spread, interventi di legge sono lì, basta un calendarietto per verificare.
Dunque, non sono Monti e colleghi “l’alternativa” che serve all’Italia, se la TV ci (ri)annuncia qualche “dramma finanziario” del nostro paese.

Inoltre, l’aspetto che, con maggiore gravità balza all’occhio, Mario Monti non sta mantenendo praticamente nulla di quanto promesso nel discorso al Senato su cui ha ottenuto la fiducia. Anzi, riguardo pensioni e lavoro le norme proposte o votate vanno esattamente nella direzione opposta.

Terzo, per gravità, nessuno dei ministeri, ad eccezione del Welfare, ha prodotto finora altro che l’applicazione dei tagli lineari determinati da Giulio Tremonti e maggiore spesa per il codazzo di consulenti e personale politico che ogni ministro ha portato con se. Eclatante il caso del MIUR, dove il ministro Profumo nomina consulenti su consulenti, mentre si lesina su una supplenza.

Quarto, dopo aver annunciato il rischio “recessione” ed il rischio “populismo”, il premier ed il suo “vice” Passera, non fanno altro che cavalcare queste due tigri, come se non sapessimo tutti che la recessione era evitabile con una patrimoniale sui redditi (ndr. Renato Passera dichiara ooltre 4 milioni l’anno) e che il populismo lo mette in atto chi esautora i partiti ed il parlamento.

Spesa pubblica e casta politica intatte, a 150 giorni dall’incarico. Come per la lotta alla Mafia “del Nord” od in Campania e Sicilia, dove non accade nulla di nuovo, ma i “cartelli” restano. Di riforma della giustizia e sentenze rapide, neanche a parlarne.

La scuola deve soffrire la fame, ma le università sono intoccabili, anche con disastrosi deficit, che lo Stato ripiana. Riformare il CNR per ottenere anche qualche brevetto utile al paese, ovviamente nulla.

Nessuna riforma strutturale per le cooperative e le onlus, che sono ancora lì senza che in 20 o 30 anni siano mai riuscite a diventare aziende produttive, ovvero in grado di andare avanti senza aiuti o sussidi e, soprattutto, di dare a parità di spesa un servizio “europeo” ai cittadini.

L’incostituzionalità dell’ICI per le prime case, furbescamente “riassorbita” nell’IMU, mentre perdurerà l’esenzione per il Vaticano. I controlli bancari che il Garante per la Privacy ha condannato. L’assenza di interventi sulle licenze televisive e sul costoso carrozzone RAI.

Demanio e beni pubblici, così utili per abbattere spese e fare cassa, non sono “in programma”, visto che toccarli andrebbe ad intaccare tante rendite di posizione. Spesa sanitaria, solo sprechi, caste e tagli lineari, così colpiamo i malati più gravi, che, dopo il loro trapasso, potremo annunciare economie …

Nulla di nulla sui lauti stipendi dei dirigenti degli enti locali, tra cui ricordiamo, per ricchezza delle e consulenze, gli ospedalieri e gli uffici tecnici. Le liberazioni? Incredibile, i monopolisti erano i tassisti e i farmacisti …

Le uniche spese, finora previste da questo governo, in ben cinque mesi trascorsi dall’incarico, sono state quelle per i cacciabombardieri F-35 della Finmeccanica.

Non è una spietata lista quella che avete letto: è la realtà di questi 150 giorni.

Sarebbe davvero terribile, ritrovarci, tra un anno o due, con Mario Monti e colleghi ormai rientrati tra le oligarchie finanziarie che li hanno partoriti ed i nostri partiti sgomenti dal disastro da loro stessi causato, mentre la gente batte padelle (e si spera solo quelle) per istrada.

E sarebbe davvero il caso che tutti – politici e partiti in prima fila – iniziassimo a tener conto di come ridusse l’Argentina il presidente liberista Carlos Saúl Menem, anche lui un uomo particolarmente gradito alla finanza mondiale. O di come hanno ridotto troppe nazioni i tanti colleghi di Mario Monti che, all’ONU come al WTO e del FMI, le hanno obbligate a disastrosissimi “piani di rientro”, come ormai la Storia inizia ad appuntare.

Sarebbe il caso che anche Mario Monti riflettesse, fosse solo per onestà intellettuale, visto che i fatti sono fatti.

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