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Dittatura Monti?

18 Dic

C’è una sola definizione per quello che si sta preparando a fare l’Italia: dittatura. Non quella di Mussolini, ma quella di Cincinnato, che sempre dittatura è.

A partire da un senatore a vita che si candida a premier, alla possibilità che venga incaricato senza aver partecipato alle elezioni, al paradosso che fino all’altro ieri era un tecnico, ieri il candidato del centrosinistra, oggi o domani quello del centrodestra.

Zuppa o pan bagnato che sia, sempre Mario Monti ci toccherà e sempre a condizione che non sia il popolo a sceglierlo.

La dittatura italiana (quella di Cincinnato e non di Mussolini) la vogliono tutti – Napolitano, Bersani, Hollande, Merkel, Obama, Berlusconi – ma non gli italiani e, sembrerebbe, neanche Monti.

Un ennesimo disastro annunciato della politica italiana, di cui, almeno questa volta, noi italiani possiamo dirci vittime e non protagonisti. Una dittatura di cui, prima o poi nell’arco dei cinque anni che ci attendono, dovremo presentare il conto a Roma, Berlino e Parigi, che la vollero, pur di salvare prebende imperiali e clericali, mentre il nostro sistema industriale e finanziario viene spoliato e defraudato.

Intanto, il ministero del Lavoro tedesco annuncia che a partire dal 2030, un terzo dei pensionati riceverà circa 688 euro lordi al mese, pur trattandosi di ex dipendenti a tempo pieno che per 35 anni hanno guadagnato 2.500 euro al mese. In Italia, sarà molto peggio, specialmente a causa di quei 700.000 pensionati attuali che divorano 20 miliardi all’anno per cui non hanno versato contributi sufficienti.

La soluzione? Per smantellare uno stato di diritto ci vuole un ‘comitato di salute pubblica’, che garantisca gli interessi stranieri, ed un dittatore, ma … non è facile trovare qualcuno così ambizioso da voler passare alla Storia come tale.

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Monti al Quirinale, il commissariamento continua

16 Nov

E’ di queste ore la balzana idea di destinare Mario Monti al Quirinale, allorchè Giorgio Napolitano terminerà il mandato. A quanto pare, Partito Democratico e Terzo Polo sarebbero già d’accordo, mentre il PdL potrebbe convergere, non appena liberatosi dall’ormai ingombrante presenza di SIlvio Berlusconi.

Un’idea balzana, visto che Mario Monti ha certamente più appeal, più consenso, di tutti i partiti del quadro parlamentare messi insieme, ma, altrettanto certamente, è quanto meno mal visto da più della metà degli italiani. Non dimentichiamo che sotto Mario Monti l’atensionismo ha guadagnato almeno 10 punti in percentuale e che, con l’attuale governo, M5S e SEL starebbero facendo man bassa di voti, mentre la destra estrema dilaga tra i giovani.

Ma non solo.
Quanto tempo durerebbe la credibilità di un presidente della Repubblica targato Goldman Sachs, esperto in banche che operano in regime di monopolio, pressoché privo di esperienza politica e sostanzialmente avulso alle tematiche sociali?

E cosa avrebbe da dire il furuto presidente Monti agli italiani alla prossima super nevicata, al prossimo sciame sismico, alla prossima calamità o disastro annunciati? Arrangiatevi, come già accaduto?

Oppure, cosa accadrebbe se nostri imilitari in ‘missione di pace’ dovessero trovarsi nei guai? Lo stesso travaglio che stanno sperimentando i nostri marò in India?
E, soprattutto, cosa penserebbe la gente se accadesse che Mario Monti si rifiutasse di firmare leggi ‘sociali’, mentre SEL, M5S, Lega e CGIL dovessero strillare al ‘golpe bianco’? Che l’Italia è eterodiretta e che il commissariamento continua?

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La leggenda della spending review

4 Mag

Difficile scrivere qualcosa di serio in giornate in cui cronaca, informazione e governance decidono di darsi all’intrattenimento ed al varietà. Stiamo parlando della spending review.

Innanzitutto, con “revisione della spesa”, si intende quel processo diretto a migliorare l’efficienza e l’efficacia nella gestione della spesa pubblica che annualmente la Gran Bretagna attua da tempo. Come riporta l’apposito sito istituzionale britannico, “The National Archives” (of spending review), la “revisione di spesa” fissa un piano triennale di spesa della Pubblica Amministrazione, definendo i “miglioramenti chiave” che la comunità si aspetta da queste risorse. (Spending Reviews set firm and fixed three-year Departmental Expenditure Limits and, through Public Service Agreements (PSA), define the key improvements that the public can expect from these resources).

Niente tagli, semplicemente un sistema di pianificazione triennale con aggiustamenti annuali, che si rende possibile, anche e soprattutto, perchè la Camera dei Lord e la Corona britannica non vengono eletti, interrompendo eventualmente il ciclo gestionale o rendendosi esposte (nel cambio elettorale) a pressioni demagogiche o speculative.

Di cosa stia parlando Mario Monti è davvero tutto da capire, di cosa parli la stampa ancor peggio.

Venendo al super-tecnico Enrico Bondi, la faccenda si fa ancor più “esilarante” a partire dal fatto che, con tutti i professori ed i “tecnici” di cui questo governo si è dotato (utilizzandoli molto poco a dire il vero), è necessario un esterno per fare la prima cosa che Monti-Passera-Fornero avrebbero dovuto fare per guidare il paese: la spending review e cosa altro?
Il bello è che, dopo 20 anni di “dogma” – per cui di finanza ed economia potevano occuparsene solo economisti, matematici e statistici (ndr. i risultati si son visti) – adesso ci vuole un chimico (tal’è Enrico Bondi) per sistemare le cose, visto che sono gli ultimi (tra i laureati italici) ad avere una concezione interlacciata dei sistemi, una competenza merceologica e, soprattutto, la capacità di fornire stime affidabili con sveltezza.

Dulcis in fundo (al peggio non c’è mai fine) l’appello ai cittadini a segnalare sprechi.

Quante decine o centinaia di migliaia di segnalazioni arriveranno? Quanti operatori serviranno solo per catalogarle e smistarle? Quale è il modello (se è stato previsto) con cui aggregare il datawarehouse delle segnalazioni?

E quanto tempo servirà per un minimo di accertamenti “sul posto”? E chi mai eseguirà gli accertamenti?
Quante di queste segnalazioni saranno doverosamente trasmesse alla Magistratura, visto che nella Pubblica Amministrazione italiana vige ancora l’obbligo di denuncia, in caso di legittimo dubbio riguardo reati?

Una favola, insomma.
Beh, in tal caso, a Mario Monti preferisco Collodi: fu decisamente più aderente alla realtà italiana.

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L’agenda politica di maggio

2 Mag

Arriva il mese di maggio, quello maggiormente funesto, insieme all’autunno, per governi iniqui e regimi infausti. Niente paura, siamo in Italia, l’andamento è lento.

Giorni fa, si accennava alle “provincie” ed al nulla di fatto delle Regioni, nella non riposta speranza che Mario Monti si attenesse a tempi, leggi e promesse. Ed infatti, salvo una BCE (ovvero Mario Draghi?) che suggerisce di “accorpare” anzichè eradere, nulla s’è detto o s’è sentito.

Intanto, l’agenda c’è, l’ha fissata Monti stesso per decreto, ed è scaduta.

Non a caso, a fissare il viatico dei 30 giorni futuri, arrivano segnali di insofferenza dal Senato, dove una leggina “salva pensioni d’annata” è caduta su un emendamento della (nuova)Lega con 124 voti a favore, 94 contrari, 12 le astensioni.

Esiste, almeno al Senato, una “maggioranza” diversa dall’attuale non disponibile (in parte) a votare le mattanze sociali della Fornero o gli F-35 di Finmeccanica, ma propensa a legiferare in favore di minori prebende per la Casta e minore spesa pubblica?

Sarebbe interessante saperlo e, forse, lo sapremo a breve, con quello che c’è da votare in Parlamento.

Una “congiuntura interessante”, perchè un cambio di passo di Mario Monti – con rimpasto di governo, visto che stragiura da mesi che “i conti sono a posto” – rappresenterebbe un’ottima via d’uscita per Mario Monti, Giorgio Napolitano ed i partiti per restare saldi in sella mentre si avvia la tornata elettorale del 2013, per licenziare qualche ministro “ingombrante” e, soprattutto per noi, metter mano a quello che spread, default e speculatori hanno interrotto: la nascita della III Repubblica.

Del resto, i tempi sono pronti.

Tra qualche giorno conosceremo gli esiti delle elezioni locali e gli pseudomaghi di partito consulteranno le loro sfere di cristallo e detteranno alleanze e strategie.

Tra un mese circa esploderà (è il caso di dirlo) il “panico” da IMU, che verrà incassato anche da enti che la legge ha già cassato, pur senza attuare. E dopo un po’, con la chiusura delle scuola, le grandi città inizieranno ad esser piene di gente disoccupata e ragazzini senza meta, mentre le località turistiche dovranno aspettarsi i minimi storici.

Entro luglio bisognerà capire come uscire dallo “spremiagrumi fiscale impazzito” che Prodi, Visco, Padoa Schioppa, Tremonti e Monti hanno creato in questi 20 anni, portando la leva fiscale sul “cittadino onesto” ben oltre il 60% del PIL da lui prodotto.

Da settembre, forse prima, saremo in campagna elettorale per le politiche e bisognerà trovare soldi da spendere per rattoppi e ripristini, se i partiti vogliono le urne piene.

Dulcis in fundo, l’idea – cara ad una certa Roma – di riaggregare intorno Pierferdinado Casini la vecchia Democrazia Cristiana ed i comitati d’affari d’altri tempi, sembra inabissarsi dopo le esternazioni del leader dell’UDC ed il proseguire delle sue frequentazioni con Totò Cuffaro, detenuto per mafia a Regina Coeli. Dopo il fondo il “de profundis” con l’ennesima caduta del Partito Democratico che votava a favore delle “pensioni d’oro”, mentre il PdL sosteneva l’emendamento di Lega e IdV.

Mario Monti non sembra un uomo da “cambio di passo”, come non sembra anteporre l’italianità a tutto tondo, quella “popolare” come quella “laica”, agli ambienti bocconiani e “protagonisti” dai quali proviene.

Ma, d’altra parte, sono già sei mesi sei che l’Italia non ha un ministro dell’economia a tempo pieno, quello del welfare sembra quasi che levi ai poveri per dare ai ricchi, agli esteri “vorremmo vincerne una”, alla giustizia serve sempre, da 20 anni almeno, una legge per snellire, semplificare, accelerare le procedure giudiziarie, dateci un ministro delle infrastrutture che faccia costruire o manutentare qualcosa.

Mai dire mai, però. Il trasformismo è un’arte italiana.

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Il debito non è pubblico: è dello Stato

20 Apr

Ferdinando Imposimato, 76 anni portati bene, è il Presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione. Nella sua lunga carriera si è occupato della lotta alla mafia, alla camorra e al terrorismo, tra cui il rapimento di Aldo Moro (1978), l’attentato al papa Giovanni Paolo II (1981), l’omicidio del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Vittorio Bachelet, e dei giudici Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione.

Di seguito, sono riportati ampi stralci di una lunga disanima pubblicata dal “cittadino” Ferdinando Imposimato sulla sua pagina Facebook, che dovrebbero davvero far riflettere non solo l’Italia – lo “Stato” italiano non i cittadini esausti – ma l’Unione Europea tutta.

“Il debito non e’ pubblico: e’ dello Stato. Riguarda il complesso delle spese sostenute dallo Stato, che costituiscono un insieme da definire con precisione: investimenti diretti quali grandi opere pubbliche, infrastrutture nei settori strategici, costate cento volte piu’ di quello che sarebbe stato giusto spendere.”

“Il debito pubblico e’ cresciuto enormemente per alimentare la corruzione e finanziare la criminalita’ organizzata, che si e’ aggiudicata il 90 per cento degli appalti di grandi opere pubbliche.
E non e’ giusto che quel debito debba essere pagato da poveracci che di quelle spese non hanno goduto minimamente.

“Non sono state costruite scuole pubbliche, non sono stati creati fondi per i non abbienti, non sono state sostenute le piccole e medie imprese, non sono stati migliorati i servizi pubblici, non sono stati assicurati salari tali da garantire una vita libera e dignitosa.”

Nella voragine-debito bisogna inserire i fondi per gli appalti con spese dilatate a dismisura a favore delle imprese del post terremoto, la costruzione di grandi ed inutili infrastrutture per i mondiali di nuoto del 2009, la moltiplicazione per mille delle spese per le autostrade e l’Alta Velocita’, il pagamento dei debiti contratti dall’Alitalia, e gli investimenti indiretti come i finanziamenti pubblici dei partiti (usati anche per acquisti di immobili privati), crediti agevolati, le assunzioni clientelari nelle Autorithy, la pletora delle burocrazie inutili nelle Regioni, nelle provincie e nei comuni, oltre che nel Parlamento italiano. Fino alle spese per gli impegni militari in Afghanistan, in Iraq e in Libano.

Tutte spese che non producono alcun vantaggio per la comunita’ nazionale nel suo insieme, ne’ assicurano la pace nel mondo.”

“Intanto la crisi travolge milioni di persone, i dati testimoniati dalle ricerche della Caritas sono drammatici: piu’ di 8 milioni di poveri e un aumento del 20 per cento della poverta’ tra i giovani sotto i 35 anni. E le speranze di lavoro si riducono sempre piu’. “

“Nessuno ci dice la verita’ su quello che sta accadendo e sui nuovi sacrifici che ci vogliono imporre con il pretesto di dovere ridurre il debito pubblico, con il pericolo del fallimento, della bancarotta che travolgerebbe solo i piu’ deboli.”

“Il movimento degli indignati e’ stato oggetto dell’attacco di persone estranee ad esso, ed e’ stato ingiustamente delegittimato dalla violenza di pochi mascalzoni, che sono i principali alleati di questa maggioranza, responsabile di una politica scellerata e ingiusta. Noi siamo solidali con le Forze dell’Ordine e condividiamo la loro protesta, ma sarebbe un errore confondere i delinquenti che hanno sconvolto Piazza San Giovanni e altre vie di Roma mediante aggressioni e incendi, con coloro che stavano protestando pacificamente.”

“Orbene una minoranza di teppisti non puo’ oscurare le ragioni del dissenso. Essi fanno solo gli interessi di questo Governo che se ne deve andare a casa.

I movimenti, nell’assenza dei partiti, sono oggi i protagonisti di una democrazia diretta, mobilitano milioni di cittadini a sentirsi protagonisti e a spingere il governo verso scelte che non penalizzino ancora una volta i poveri e i diseredati.”

leggi anche Eroi civili? No, colonnelli

broken English version Italy? A cleptocracy, as a Supreme Court judge wrote

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Eroi civili? No, colonnelli

20 Apr

Piercamillo Falascia, su Libertiamo, scriveva ieri che “rispetto al 2001 abbiamo meno dipendenti pubblici, ma stipendi molto più sostanziosi, senza peraltro un corrispettivo aumento della produttività degli stessi. All’interno del mare magnum del pubblico impiego ci sono ovviamente situazioni molto sperequate, con sfacciati fannulloni ben remunerati accanto ad autentici “eroi civili” sottopagati.

Una descrizione dello stato dell’arte essenziale ed impeccabile che ci indica la “strada” della ripresa e del rilancio: gli “eroi civili” sottopagati.

Perchè nessuno, neanche il Governo Monti, il Presidente Napolitano, il Governatore BCE Draghi non ne vanno a caccia onde servirsi della loro competenza e del comprovato senso dello Stato?

Forse perchè bisognerebbe ricercare curriculum molto diversi da quelli “graditi” all’establishment e molto meno portentosi di quelli cui la famiglia Fornero è abituata.

Quali, dunque, i profili degli “eroi civili” sottopagati?

Parliamo di laureati tecnici spesso ex studenti lavoratori, nella dirigenza pubblica con esperienza almeno ventennale nel settore, lungo servizio in territori di mafia o disagiati, qualche incarico di elevata responsabiità finito nel dimenticatoio a “lavoro compiuto”, militanza pregressa nel sociale, conflittualità lavorativa con sindacati ed enti locali, zero condanne.

Sono i cinquantenni, i cinquantenni  ex-giovani degli Anni Ottanta, che, avendone le capacità, hanno avuto le carriere bloccate da un sistema antimoderno e simil-mafioso, dove cooptazione e negligenza hanno regnato sull’innovazione e la buona volontà.

Una generazione che non ha mai avuto un posto al sole, dato che il Boom economico era finito ed i pregiudizi ottocenteschi dei Sessantottini erano diventati dogmi.

Un’Italia di “colonnelli” e non di “generali”. L’Italia di coloro che sono “emersi” per bravura e capacità e che per onestà e tenacia sono stati discriminati.
Gli unici in grado di prendere in mano le cose quando in un Paese che si risveglia dopo 20 anni di cleptocrazia ed azzeramento democratico.

E non saranno i i partiti logori nè l’antipolitica arraffona a dar loro spazio. Avrebbe dovuto farlo Mario Monti, ma i ministri di cui si è voluto circondare erano di tutt’altro avviso, come stiamo vedendo.

Come andrà a finire non è dato saperlo, ma, male che andasse, una cosa è certa: gli “eroi civili”, i “colonnelli” della democrazia, hanno carisma, coraggio e competenze. I “generali” proprio no.

Che ora, dunque, il dado venga tratto, che il Call Up!” si inizi, che un nuovo partito nasca.

Come? Permettendoci di vedere uniti da una “missione” e da un programma i vari personaggi di primo piano “inspiegabilmente” destinati ad essere un “numero bis”. Imposimato, De Magistris, Saviano, Baldassarri, Lanzillotta, Gabanelli, Aprea, Cirielli, lo stesso Gianfranco Fini od il coraggioso Giuseppe Lumia, forse Maroni, forse Zagrebelski, forse Santoro e Fazio o Mentana … lo stesso Giorgio Napolitano o Luca di Montezemolo?

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Ancora suicidi. La recessione uccide. Il Governo è allo stallo. I partiti? No comment.

13 Apr

Andiamo verso un week end uggioso, come se il clima quasi volesse anche lui associarsi al profondo dissenso che ormai ha fatto suoi pressochè tutti gli italiani.

La piaggieria di Mario Monti verso i grandi poteri europei e statunitensi, l’ostinazione di Fornero nello stangare lavoratori e bisognosi anzichè supportarli.
L’attesa perdurante di una proposta di Patroni Griffi per limitare la spesa della pubblica amministrazione, quella di Balduzzi riguardo sprechi e disastri sanitari, l’effimera attività diplomatica di Terzi visto cosa accade agli italiani in India.
L’invisibilità di Gnudi, agli affari regionali, o di Barca, per la coesione territoriale, il mancato rilancio. I mancati investimenti che le piccole e medie aziende attendono ancora “buone nuove” da Renato Passera.

Intanto, tutti hanno capito che i mercati vanno male non per colpa nostra, ma della Germania e degli USA che ci scaricano addosso la crisi, sotto forma di “derivati”, “moral suasons”, “incorporamenti”.

Riguardo i partiti, nulla da dire, nel senso che nulla accade. Solo scandali e protervia – il tempo dell’ostinazione è finito – nel mantenere denari, privilegi ed impunità.

Tutto come al solito, insomma. Non proprio.

C’è una lista che sta girando in rete. Una lista che, ahimé, giorno su giorno si allunga.

  • 21/03/2012: Cosenza, 47 anni, disoccupato si spara
  • 23/03/2012: Pescara, 44 anni, imprenditore si impicca
  • 27/03/2012: Trani: 49 anni, imbianchino disoccupato si getta dalla finestra
  • 28/03/2012: Bologna: 58 anni, si dà fuoco davanti all’Agenzia delle entrate
  • 29/03/2012: Verona, 27 anni, operaio si da fuoco
  • 01/04/2012: Sondrio: 57 anni, perde lavoro, cammina sui binari, salvato in tempo
  • 02/04/2012: Roma: 57 anni, corniciaio, si impicca
  • 03/04/2012: Catania, 58 anni, imprenditore si spara
  • 03/04/2012: Gela,78 anni pensionata si getta dalla finestra, riduzione della pensione
  • 03/04/2012: Roma, 59 anni, imprenditore, si spara con un fucile
  • 04/04/2012: Milano, 51 anni, disoccupato si impicca
  • 04/04/2012: Roma Imprenditore si spara al petto col fucile. La sua azienda stava fallendo

Appare davvero impensabile tentare di arrivare alle amministrative per poi prender decisioni, che, a tal punto, non potranno altro che essere attuate in settembre, quando sarà troppo tardi, visto che fino ad allora i suicidi saranno centinaia. Ammesso che ci si fermi ai suicidi.

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